Ho sempre avuto delle urgenze, delle cose che non potevo proprio aspettare e che cercavo di far accadere con ogni mezzo e il prima possibile.
Una storia che sta finendo e che io ammazzo senza pietà prima del tempo perché non sopporto le agonie, un libro che ho visto in vetrina o di cui ho letto una buona recensione che non posso attendere a comprare, un cibo che ho voglia di mangiare e che a qualunque costo mi procurerò.
In tante situazioni mi accontento, non pretendo, lascio correre, fingo di non vedere, ma a volte non ce la faccio.
Una delle cose che per me hanno l'urgenza è scrivere: se ho bisogno di tirare fuori un pensiero, di mettere nero su bianco un ricordo, di raccontare un'esperienza, io la scrivo. E' così che è nato questo blog, per buttare giù sensazioni, arrabbiature, paure, storie, parti di me. Non sempre mi riesce di parlare, scrivere invece funziona ogni volta. Ho scritto poesie che ero ancora alle elementari, ho tenuto un diario, ho conservato quaderni pieni di sogni notturni da ricordare, ora scrivere è diventato anche un piccolo lavoretto. Nulla di più semplice per me.
Qualcuno in passato mi ha rimproverato di non scrivere mai di lui, poi ho rimediato. Spesso mi sento dire che scrivo cose troppo tristi, che sono troppo negativa, salvo poi essere ricordata dal mio professore di italiano del liceo come una delle più solari della classe. E lui di tema mi dava dieci.
Oggi ho chiacchierato del mio modo di scrivere con un amico e questo mi ha ricordato che dopo la settimana appena trascorsa c'era l'urgenza:
casini vari, visite mediche più serie del previsto e per la persona più cara che ho (queste sì che sono cose che poi mi fanno crollare), allagamenti nella casa nuova che se avessi potuto evitare lo avrei fatto proprio volentieri, imprevisti lavorativi, momenti di sconforto vero, mancanze che sento già con largo anticipo, difficoltà logistiche ad affrontare giornate stra complicate abitando in un posto meraviglioso ma di una scomodità imbarazzante.
Sento l'urgenza di un lettino al sole, di un libro e di riuscire a pensare che si aggiusterà ogni cosa, magari anche abbastanza velocemente, che i mille lavori da fare nell'Albero della Coccagna siano meno impegnativi e costosi di quello che temo, che la situazione precaria a livello economico in cui mi trovo si risollevi un pochino, che la mia incapacità a trovare un'uscita da questo loop di sconforto venga presto sostituita da una botta di vita positiva che mi illumini anche il viso spento.
Vorrei avere più forza per accogliere serate di chiacchiere senza vederle come momenti duri, vorrei ridare spazio agli amici che non riesco a frequentare, vorrei passare ore a farmi guardare da quegli occhi tagliati con l'accetta che ancora oggi sembrano capire tutto.
E' urgente.
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sabato 28 luglio 2012
L'urgenza
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domenica 29 gennaio 2012
4

4 gradi fuori.
4 gradi dentro. Di me.
E' finalmente arrivato l'inverno, siamo a gennaio e nevica un po' ovunque. Giorni di divano e coperta, ma anche di passeggiate fredde e ombrello.
Vince il lavoro, su tutto e tutti, anche su di me.
Lunghi turni al Belleville, ore in ufficio, migliaia di battute per l'articolo e animazioni in programma. Va bene così, io sono anche questo.
Io sono anche i cinque minuti che mi ritaglio per un tè con i biscotti, le telefonate con le amiche innamorate, le confidenze tra coinquiline sul divano e il pavimento del bagno da lavare. Sono la scatola di plastica con la frittata e il formaggio per il pranzo di domani davanti al pc, sono questo post che scorre sotto alle mie dita, sono l'insonnia della notte passata e la fame che non ho.
I caloriferi roventi accanto a me e la voglia di leggere un po', le chiacchiere col vicino-vicino in chat e il poncho di lana che mi punge il collo nudo.
La luce va e viene, anche i pensieri fanno così. Non ho paura, per una volta, forse è rassegnazione oppure è consapevolezza. So di essere fortunata e so che questa condizione la sto scegliendo io, con piccole azioni quotidiane, una su tutte scendere dal letto e uscire. Camminare a lungo, arrampicare, guardare il tramonto, ascoltare le corde delle barche attraccate, parlare guardando negli occhi e gustarsi una milonga in penombra. E' fortuna questa qui e non è peccato accorgersene.
E' fortuna anche passare un pomeriggio con mia madre e una sera con me stessa, ricevere messaggi inaspettati e mangiare anatra con gli amici, è fortuna mantenere forti legami con persone in viaggio e segnare un futuro come lo vorrei io.
Mi accorgo che questo post non è altro che una specie di mantra, che mi accompagna da giorni, continuamente, con dolcezza. Elena, sei fortunata. Perché ti conosci, ti rispetti, ti sfrutti, ti ami, ti aspetti e ti domandi. Sei fortunata perché fuori ci sono 4 gradi e 4 gradi sono dentro di te, farai meno fatica a superare l'inverno. Pian piano la tua temperatura risalirà, questo è certo, ma magari nel frattempo avrai imparato ad accorgerti ancora più facilmente di quanto sei fortunata.
Arrivederci gennaio...
domenica 18 dicembre 2011
Piccolo vs Grande
Per il titolo andava bene anche "Sacchetti", ma faceva troppo Natale o troppo spesa alla Basko. Il succo è comunque quello: tante cose piccole in sacchetti enormi, e oggetti giganti in mini-borsine. Non è facile rendere l'idea, lo so, ma sono in quella situazione in cui vorrei avere degli spazi dove mettermi in ordine, delle federe vuote per la roba sporca come fanno gli scout, dei pensili nudi su cui posarmi, degli astucci liberi porta-pensieri. Invece, ovviamente, non è così. Tutto si mescola e sui pensili dell'amore c'è ancora un sacco di roba appoggiata, nel sacchetto della biancheria da lavare ci sono anche i calzini puliti, l'astuccio dei pensieri non è vuoto ma anzi è così pieno che non si chiude quasi più, nelle stanze della mia vita mobili inutili ovunque, che si mescolano con cassettiere nuove e sgombre.
Non riesco a iniziare percorsi felici senza zavorre, voltare pagine e chiudere libri senza tornare indietro a leggere frasi importanti, buttare via soprammobili orrendi per lasciare spazio a fiori colorati.
Ho pensato che forse il problema potrebbe essere nella sostituzione, ogni cosa che elimino la penso immediatamente rimpiazzata da qualcos'altro e probabilmente il guaio è proprio questo: stanza vuote da arredare piano piano, biancheria nuova ancora nelle scatole da scartare al bisogno, pensieri negativi (ma pure quelli positivi, perché no) lontani nella mente, mensole pulite che rimangono libere per future presenze. Questo per me è impossibile, mai fatto: finisce un amore e io attivo lo sgombro forzato, muore un gatto e ne miagola subito un altro, si rompe una scarpa e ho già il paio nuovo nella borsa, alla terzultima pagina di un libro entro da Feltrinelli per comprare il prossimo, le pastiglie non finiranno mai perché ho sempre la scatola di scorta. E così dove rimane Elena? In un perenne trasloco sentimentale, in cui non c'è spazio per il lutto della fine, per annusare un cuscino profumato o un maglione che conta, per riflettere su quale lampada potrebbe stare meglio in soggiorno, per comprare il libro che ci ispira nel momento in cui ci ispira, per ascoltare musica sul divano senza pensare a niente.
E' quasi Natale e io ho deciso di non leggere il post sui propositi 2011 almeno ancora per un po', oggi ho comprato qualche regalo che mancava e stasera cena dalla Ale come tradizione vuole. In questo anno che finisce ho comprato una casa, ora si può dire, andrò a vivere nel 2012 in un piccolo appartamento abbracciato dai vicoli di Genova dove dovrò risparmiare più luce possibile, ma dove potrò osservare spazi vuoti che mi aspettano. Nel 2012 comincerò anche un nuovo lavoro, o forse due: avrò la fortuna di passare i pomeriggi con un paio di bimbette dalla frangia nera e gli occhi scuri e scriverò qualche articolo per una rivista che mi garba assai. Ci sono progetti belli anche in Università e cercherò di seguire anche quelli, così da raggiungere, se tutto andasse in porto, le sette attività contemporanee...non male!
In tutto questo scrivere ho perso i sacchetti dell'inizio e voglio provare a ritrovarli ora completamente vuoti, per riempire quelli piccoli con cose piccole ma meravigliose come una colazione venezuelana tra amici e quelli grandi con con cose grandi come una mezza luna gigantesca in un giardino freddo d'inverno.
domenica 31 ottobre 2010
These boots are made for walking
Ultimo post di ottobre.
Poi, almeno secondo l'autorevolissimo oroscopo di glamour, tutto cambierà:
"pronta per la tua trasformazione? sì, stai cambiando essenza e comportamenti, ma è un processo lungo e non sempre indolore. e c'è un elemento di casualità che non puoi controllare, adesso. ma ti assicuro che da metà novembre arriveranno rassicurazioni e conferme. sul lavoro, sii diplomatica anche e soprattutto se sai di aver ragione: il potere autentico è non avere bisogno di alzare la voce. la tua vera ricchezza non ha a che fare con quello che possiedi ma con l'esperienza. allora, comincia ad aumentare il tuo capitale prendendo nuove iniziative"
Quindi è il mio corpo che cambia nella forma e nel colore?
No, mi sa di no (cioè, nella forma può essere, visto quello che mangio e nel colore pure, visto che lavorerò per dieci giorni col ferrocianurodipotassio).
Però, mettiamo che non sia solo fisico il cambiamento, qui si parla di "essenza e comportamenti", beh, vorrei, se fosse possibile, che la mia essenza la lasciaste un pò stare. A me piace. Sono una testa di cazzo, mi arrabbiano le cose stupide e non affronto le questioni gravi, mi lascio intristire dal tempo atmosferico e dalle mancanze di rispetto di persone che non dovrei neppure lontanamente considerare, mi rendo disponibile per fare cose e tenere ritmi per me impossibili e poi mi demoralizzo se non riesco.
Però sono così io, è questa la mia essenza, non mi arrabbio per le cose serie perchè ho paura che lasciandomi andare potrei perdere il controllo ed esagerare, mi faccio massacrare dalla gente che non conta perchè fermarmi a guardare quanto male mi fa quella che conta è troppo difficile, dico di sì ad ogni proposta perchè il no deve essere sempre, nella mia testa, giustificato.
Quindi la mia essenza è così, ma ci sono delle motivazioni che la rendono così. Per quanto riguarda i comportamenti...ben venga una mutazione! Che magari tenga lontano le coliche e che se anche si porta dietro un pò di dolore fa lo stesso, basta vedere un risultato, anche piccolo, di questo cambiamento.
Metà novembre dice l'oroscopo...
Intanto c'è da finire il Festival della Scienza (di cui mi sono ripromessa di non scrivere nulla fino al termine, anche se come si fa a non dire che i bimbi ti scrivono "é stato belisimo grazzzie").
Poi c'è da risolvere qualcosa al lavoro (dove non devo alzare la voce ma essere diplomatica no?) e poi c'è da abbracciare nuove iniziative...che faccio?
Provo a cantare? Mi iscrivo a una scuola di ballo? Prendo un cane? Mi faccio un tatuaggio (e questo è l'unico pensiero reale)?
Intanto ho già la nuova frangia alla Betty Page e ho portato in Campopisano i miei boots gialli fatti per camminare sotto la pioggia di Novembre...
giovedì 22 aprile 2010
Run baby Run
Un post per correre...un paio di sneakers per scappare veloce dalle cose che succedono contro la mia volontà. E anche da quelle che capitano perchè l'ho voluto io.
In mezzo alle novità, sempre di corsa, senza avere il tempo di soffermarmi su qualcosa e godere di una conquista. C'è subito il fallimento dietro l'angolo, la difficoltà, l'imprevisto. "Incontri" poco costruttivi che condizioneranno parecchio i miei prossimi mesi (senza contare quanto stanno già condizionando la mia salute psicofisica...), case in cui fare un salto veloce, giusto per una pastasciutta in piedi o una carezza al gatto, uffici caotici dove si rischia di accoltellarci per la troppa stanchezza.
Telefonini che suonano presto, telefonini che non suonano affatto. Persone che non rispondono alle chiamate, decine di mail nella posta se non accendo il computer per più di ventiquattro ore.
Piove pure.
Due autobus e un treno da prendere nelle prossime 4 ore, dell'insalata di riso vecchia da mangiare stasera. Una lavatrice da fare, delle cose da comprare, un seminario da seguire, dei chiarimenti da ascoltare e una lezione da tenere.
Voglia zero di parlare.
Per una volta però mi fermo e penso: è sempre così necessario affrontare? Cercare di risolvere? Non si potrebbe, ogni tanto, infilarsi le scarpe e correre?
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