E' domenica, c'è il sole e sono sull'albero.
Reduce dalla settimana di immobilità, ora va molto meglio, ma non mi sento granché di camminare e sforzare la gamba.
Ieri mi sono regalata un ciuffo dal parrucchiere e un giro nei vicoli, la sera ho pagato un po' questa botta di vita e al concerto al circolo ho dovuto preferire il divano di casa.
Questa mattina colazione da Feltrinelli coi vicini, pranzo con mamma alle Ombre e un'occhiata al mercatino vintage di De Ferrari, dove figuriamoci se non mi sono portata a casa una mini enciclopedia delle piante spontanee.
Spesa veloce e ora nel forno cuoce l'ennesimo esperimento vegetale, che dovrà fungere da pranzo in ufficio per i prossimi giorni: torta di verza e hemmental.
L'idea me l'ha (come sempre) data Sturm, passando di qua qualche tempo fa. Ho provato a prepararla a modo mio, senza alcuna ricetta in mano, nè cercando in rete come faccio di solito.
L'aspetto, al di là del vetro giallo del forno, mi sembra bello...il gusto chi lo sa.
Ingredienti:
- pasta sfoglia (solita, già pronta)
- 2 uova
- 250 gr di ricotta
- 1 verza (non troppo grande)
- 3 scalogni
- un pezzo di hemmental (o similari)
- poco parmigiano grattugiato
- capperi (una manciatina, io uso quelli sotto sale)
- olive taggiasche
- olio
- sale
Procedimento:
Mentre i tre scalogni tagliati fini (con la mezzaluna) rosolavano in padella, ho pulito e tritato (occhio alla venatura centrale, se troppo dura meglio toglierla) la verza.
Aggiunta in padella con i capperi e le olive privati rispettivamente di sale e nocciolo l'ho lasciata appassire e insaporire con un pizzico di sale. Nel frattempo, in una terrina, ho unito le uova, la ricotta, poco parmigiano e una generosa (molto) grattata di hemmental.
Cotta e intiepidita la verza ho amalgamato le verdure al resto degli ingredienti e ho riempito la teglia foderata di sfoglia con il composto. Un filo d'olio in superficie e poi forno a 180° per mezz'ora. Un altro quarto d'ora (ma questo è necessario solo per il mio forno credo), lo dedico a cuocere la torta solo sotto, onde evitare che la sfoglia resti cruda.
La domenica mi mette sempre tristezza, in questo periodo persino più del solito, un buon modo per pensare poco a tutto è cucinare e impegnare la testa in gesti meccanici, ripetitivi e poco impegnativi.
Ora vado a controllare la torta e poi letto, libro, sonno.
Difficoltà: facile
Cottura: 30 min a 180° più 15/20 min in modalità solo sotto.
Costo: basso
Visualizzazione post con etichetta verdure. Mostra tutti i post
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domenica 3 marzo 2013
martedì 5 febbraio 2013
Scarola day
Post serale e veloce perché sono stanca, una ricetta al volo su una torta che volevo provare da un po'.
L'avevo mangiata tempo fa da Sturm e mi era piaciuta un sacco, l'ho rifatta stasera e, come si può vedere dalla fettina mancante, l'ho pure assaggiata: buona!
In questo periodo di ufficio all day long e mal di stomaco la cosa migliore da fare è trovarmi la mattina un pranzo pronto fatto in casa, senza schifezze indigeribili dentro e abbastanza nutriente da arrivare viva alla cena o addirittura alla palestra, magari aiutandomi con una mezza merenda al pomeriggio.
Ecco gli ingredienti:
- Pasta Brisée (io la compro pronta)
- Scarole (oggi erano pure in offerta...destino!)
- Pinoli
- Uvetta
- Capperi (io ho usato quelli sotto sale, li preferisco)
- Olive nere (taggiasche the best, anche se per snocciolarle è un rosario)
- Sale
- Olio
Come si legge già dall'elenco qui sopra, niente formaggio, né uova, ma inspiegabilmente la torta sta insieme lo stesso.
Il procedimento è semplice:
Prima di iniziare accendere il forno a 200° C e mettere l'uvetta a bagno in acqua tiepida.
Bollire per 10 minuti, in acqua salata, la scarola (io ne ho comprati due cespi belli grossi perché una volta cotta "sparisce"). Togliere il nocciolo alle olive e il sale ai capperi.
Tritare (facoltativo, si posso lasciare anche interi) capperi, olive e pinoli e nel frattempo scolare la scarola.
E' importante privarla il più possibile dell'acqua assorbita, io per questo l'ho strizzata a mano, occhio però che brucia tantissimo.
Passare in padella la verdura con il trito pronto, l'uvetta ammorbidita e un po' d'olio fino a che il composto è completamente asciutto. Io ho aggiunto un pizzico di sale alla fine.
La pasta va srotolata in una teglia tonda, le scarole adagiate al centro e i bordi risvoltati.
Le varianti trovate in rete per questa ricetta sono moltissime, qualcuno mette della pasta d'acciughe, altri le acciughe direttamente in filetto, io ho evitato. Forse si potrebbe rosolare il ripieno con uno spicchio d'aglio ma mi pare già abbastanza saporito.
La cottura dipende molto dal forno, io ho impiegato un'oretta a 180°, ma l'ultima mezz'ora ho cotto solo la parte sotto.
Buon appetito!
Difficoltà: facile
Cottura: 1 ora circa
Costo degli ingredienti: medio (sicuramente la tipica pasqualina con bietole e ricotta costa meno, qui olive, capperi e soprattutto pinoli fanno salire un po' la cifra, ma si tratta pur sempre di una semplice torta salata!)
L'avevo mangiata tempo fa da Sturm e mi era piaciuta un sacco, l'ho rifatta stasera e, come si può vedere dalla fettina mancante, l'ho pure assaggiata: buona!
In questo periodo di ufficio all day long e mal di stomaco la cosa migliore da fare è trovarmi la mattina un pranzo pronto fatto in casa, senza schifezze indigeribili dentro e abbastanza nutriente da arrivare viva alla cena o addirittura alla palestra, magari aiutandomi con una mezza merenda al pomeriggio.
Ecco gli ingredienti:
- Pasta Brisée (io la compro pronta)
- Scarole (oggi erano pure in offerta...destino!)
- Pinoli
- Uvetta
- Capperi (io ho usato quelli sotto sale, li preferisco)
- Olive nere (taggiasche the best, anche se per snocciolarle è un rosario)
- Sale
- Olio
Come si legge già dall'elenco qui sopra, niente formaggio, né uova, ma inspiegabilmente la torta sta insieme lo stesso.
Il procedimento è semplice:
Prima di iniziare accendere il forno a 200° C e mettere l'uvetta a bagno in acqua tiepida.
Bollire per 10 minuti, in acqua salata, la scarola (io ne ho comprati due cespi belli grossi perché una volta cotta "sparisce"). Togliere il nocciolo alle olive e il sale ai capperi.
Tritare (facoltativo, si posso lasciare anche interi) capperi, olive e pinoli e nel frattempo scolare la scarola.
E' importante privarla il più possibile dell'acqua assorbita, io per questo l'ho strizzata a mano, occhio però che brucia tantissimo.
Passare in padella la verdura con il trito pronto, l'uvetta ammorbidita e un po' d'olio fino a che il composto è completamente asciutto. Io ho aggiunto un pizzico di sale alla fine.
La pasta va srotolata in una teglia tonda, le scarole adagiate al centro e i bordi risvoltati.
Le varianti trovate in rete per questa ricetta sono moltissime, qualcuno mette della pasta d'acciughe, altri le acciughe direttamente in filetto, io ho evitato. Forse si potrebbe rosolare il ripieno con uno spicchio d'aglio ma mi pare già abbastanza saporito.
La cottura dipende molto dal forno, io ho impiegato un'oretta a 180°, ma l'ultima mezz'ora ho cotto solo la parte sotto.
Buon appetito!
Difficoltà: facile
Cottura: 1 ora circa
Costo degli ingredienti: medio (sicuramente la tipica pasqualina con bietole e ricotta costa meno, qui olive, capperi e soprattutto pinoli fanno salire un po' la cifra, ma si tratta pur sempre di una semplice torta salata!)
mercoledì 4 aprile 2012
Piovono polpettoni

Una ricetta, che ha avuto molto successo!
Qualche tempo fa cena in Campopisano: io, Marti, Andre, Marga e il vicino-vicino.
Menu: Torta di verdura con tutti gli avanzi che avevo nel frigo, polpettone di carciofi (la ricetta di oggi), pasta e fagioli, torta cioccolato e pere.
Il polpettone è finito in un lampo, tanto che ho dovuto difenderne con i denti un paio di pezzi per il povero Marga in ritardo.
Inutile dire che per questo piatto è un po' tardi, occorre infatti, perché sia buono, che i carciofi siano freschi e teneri.
Ecco, come sempre, gli ingredienti:
- 6 carciofi
- funghi secchi
- 3 uova
- parmigiano grattugiato
- 1 cucchiaio di maggiorana
- 1 spicchio d'aglio
- origano
- pangrattato
- prezzemolo
- olio
- sale
- pepe
Procedimento:
Ripuliti i carciofi delle foglie più vecchie e tagliati sottili, metterli immediatamente in acqua e limone. In una padella cuocere i carciofi con olio e sale, una volta pronti stendere i più integri sul fondo di una teglia rifasciata con la carta forno e spolverata con del pane grattugiato. Tritare grossolanamente (meglio la mezzaluna dell'incontrollabile frullino) i carciofi rimasti e poi ripassarli in padella con un trito di funghi secchi ammollati in acqua tiepida, aglio e prezzemolo. Una volta insaporito, lasciar raffreddare il composto e successivamente unirlo in una ciotola capiente a uova, parmigiano, maggiorana tritata, pepe e sale. Quando è ben amalgamato, ricoprire lo strato di carciofi messi sul fondo della teglia, spolverare il tutto con abbondante pane grattugiato miscelato con origano. Infornare a 180°C per mezz'ora. Buonissimo come antipasto, come secondo o come piatto unico, caldo o freddo.
Difficoltà: media
Cottura: almeno 30 minuti
Costo degli ingredienti: medio (dipende soprattutto dai carciofi e quindi dal periodo d'acquisto)
sabato 11 dicembre 2010
Smashing Pumpkins

Questa è una delle ricette che ho preparato per la Festa della Zucca.
Una crema spalmabile sul pane, da usare come aperitivo, antipasto, stuzzichino, merenda.
Premetto che fino a pochi anni fa a me la zucca non piaceva granché. Poi, grazie alla festa, ai vari tentativi, ai diversi piatti che ho assaggiato qui e là, ne sono diventata ghiotta.
Quindi, in oggi tenterò di proporre questo colorata verdura d'Autunno in un modo un pò diverso dal solito, in cui il gusto della zucca non è eccessivamente presente e la ricetta può dunque essere apprezzata anche da chi non ama molto il frutto di Cenerentola.
Ecco gli ingredienti per ottenere una bella ciotola di crema:
- 2 fette di zucca (di quelle arancioni e rotonde) piuttosto grosse
- 2 piccole confezioni di robiola (in tutto 1 hg)
- 1 confezione di formaggio caprino fresco (1 hg)
- parmigiano grattugiato
- semi di zucca (una manciata)
- 1 cipolla
- olio
- sale
- pepe
- noce moscata
Preparazione:
Soffriggere la cipolla tagliata sottile e aggiungere la zucca a pezzetti piccoli con i semi di zucca precedentemente tostati (volendo si possono anche spellare, ma io non l'ho fatto). Aggiustare con sale, pepe e noce moscata se piace.
Quando la zucca risulta cotta lasciare raffreddare e nel frattempo lavorare in una terrina la robiola e il caprino con un goccio d'olio e un pò di pepe. Frullare la zucca ormai tiepida e aggiungere la crema ottenuta ai formaggi. Mescolare bene spolverando con il parmigiano fino a rendere il composto saporito.
Mettere in frigo affinchè si rassodi e servire a temperatura ambiente con fette di pane caldo o freddo.
Buon Appetito!
Difficoltà: Facilissima
Cottura: 10 minuti per la zucca
Costo ingredienti: piuttosto basso
sabato 27 novembre 2010
Finocchi e topinam...che???

Sabato sera. Cena dalla Ale.
Giornata pre Festa della Zucca, quindi forno acceso e utilizzabile a ciclo continuo.
Per la cena dalla mia meravigliosa vicina e compagna di sventure ho preparato due terrine mooooolto simili. Ma diverse.
La prima a base di finocchi e besciamella, la seconda a base di topinambur e purea.
Allora, in entrambi i casi la preparazione, seppur lunga, è piuttosto semplice.
Iniziamo con gli ingredienti (per 2 persone):
- 1 Finocchio
- 2 bicchieri di Latte
- 1 pezzetto di Burro
- 2 manciate di Farina
- Parmigiano Reggiano (q.b)
- Pan Grattato (q.b.)
- Sale
- Pepe
- Olio
- Noce Moscata
- 1/2 kg Topinambur
- 3 Patate
- 1 bicchiere di Latte
- 1 pezzetto di Burro
- Parmigiano Reggiano (q.b.)
- Pan Grattato (q.b.)
- Sale
- Pepe
- Olio
- Noce Moscata
Procedimento per il gratin di Finocchi:
Lessare i finocchi ben lavati in acqua salata e scolarli lasciandoli leggermente al dente. Tagliarli a fettine sottili.
Preparare nel frattemo la besciamella con latte, farina, burro, sale pepe e un pizzico di noce moscata. Ungere con olio una terrina e distribuire pan grattato quanto basta sul fondo. Cominciare ad allineare il primo strato di finocchi, spolverare con il parmigiano grattugiato, sovrapporre la besciamella. Ripetere i passaggi e in ultimo, sopra la besciamella, aggiungere parmigiano reggiano e abbondante pan grattato, un pò di pepe e un pò di noce moscata.
Procedimento per il gratin di Topinambur:
Lessare i topinambur ben lavati in acqua salata e scolarli lasciandoli leggermente al dente. Lessare anche le patate senza privarle della buccia, cosicché conservino il gusto e le proprietà nutritive. Spellare sia i topinambur, sia le patate. Preparare una purea di patate e topinambur con latte, burro, sale, pepe e noce moscata, avendo cura di lasciare da parte qualche topinambur.
Ungere con olio una terrina e cospargere pan grattato quanto basta sul fondo. Distribuire uno strato di topinambur (quelli non utilizzati nella purea), aggiungere parmigiano reggiano e un filo d'olio e poi proseguire ricoprendo tutto con la purea. Abbondare di formaggio e pan grattato sopra all'ultimo strato.
Infornare entrambe le terrine a 180° per una mezz'ora, prima coprendole con pellicola di alluminio, poi lasciandole scoperte per gli ultimi 15 minuti.
Una volta dorate in superficie, togliere dal forno e servire calde.
Diccoltà: media
Cottura: nel complesso almeno 1 ora
Costo ingredienti: piuttosto basso
Il lavoro è stato un pò faticoso, considerando che sono alle prime armi. Ma il risultato più che soddisfacente: gli ingredienti usati provenivano tutti dai dintorni, ogni verdura era stata comprata nel GAS (gruppo di acquisto solidale) del sabato mattina e questo ha reso la cena veramente a chilometro zero.
Ognuno ha i suoi gusti, perciò la noce moscata e il pepe possono essere dosati a piacimento, io di solito non sono parsimoniosa!
La Ale è rimasta molto soddisfatta, ma bisogna dire che è di parte, soprattutto considerando i fiumi di alcool che da tradizione accompagnano i nostri pasti...
Comunque, per chi si cimenterà e per chi farà da cavia, buon appetito!
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venerdì 8 ottobre 2010
Le vent nous portera

Un venerdì mattina a casa. Sveglia presto, mercato con mamma: verdure in quantità industriale, formaggi, fiori. Non lo facevo da anni ormai, ma oggi è stato facile e istintivo alzarmi presto, infilarmi una felpa, fare colazione al bar e girare tra le bancarelle.
Non avevamo fretta come al solito, mi sono goduta un paio d'ore tranquille, ho portato le borse di stoffa piene di cibo buonissimo che mangerò tra meno di un'ora, ho scelto il ciclamino con più boccioli e con il colore migliore.
Pensandoci bene anche ieri ho assaporato la quiete dopo la tempesta, ai giorni dell'alluvione sono seguiti mattine e pomeriggi di sole, come nel'70 pare. Perciò ogni mio spostamento, per quanto possibile, lo faccio a piedi, anche se dopo serate di arrampicata strong e pilates il mio fisico è stanco e senza forza.
Ieri camminavo a passo sotenuto, il mare luccicava tantissimo da fare male agli occhi, l'aria era calda e davanti al campeggio c'era un asino. Faccio tante cose in un giorno, ma nessuna mi pesa troppo, anzi. Quando non riesco ad andare a piedi prendo duemila treni e autobus e in quei tragitti penso, rifletto sul tempo che scorre e che cambia, a quanto mi spaventino le novità, ma anche a quanto siano giusti e sani i cambiamenti. Ho imparato però a lasciare i momenti pensierosi ai pezzetti di viaggio trasportata, il resto del giorno lo vivo come viene e se posso esco a comprare formaggi e ciclamini.
Metto un pezzo di una canzone, che se non fosse che l'autore ha ammazzato di botte la compagna qualche anno fa mi sentirei meno in colpa ad ascoltarla con così tanto piacere. La chitarra pare sia Manu Chao. E il testo è appropriato a questo periodo, mi fa pensare al film "Il vento fa il suo giro" e a "Chocolat", quando con l'arrivo del vento da nord cambiava tutto...
"...Je n'ai pas peur de la route
Faudrait voir, faut qu'on y goûte
Des méandres au creux des reins
Et tout ira bien là
Le vent nous portera..."
(Noir Desire - Le vent nous portera)
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domenica 26 settembre 2010
Verdura vera nei giardini di plastica

Sabato Terra! Onlus è stata a Gaia2.
Cos'è Gaia2?
In realtà non lo so, nel senso che so che si tratta di una manifestazione sull'ambiente, sulla sostenibilità, sull'importanza delle buone pratiche, della salvaguardia del territorio, dei prodotti locali e del mondo in senso generale.
L'iniziativa alla quale abbiamo partecipato noi si chiamava "Orti d'oltremare" e prevedeva alcuni dibattiti sul verde cittadino, sulla possibilità di recuperare e valorizzare spazi abbandonati, aree urbane in disuso, zone potenzialmente ricche di biodiversità vegetale e umana, ma lasciate prive di visibilità.
Il mio ruolo è consistito nella vendita delle verdure coltivate nella valle di Vesima dagli amici produttori locali con la tecnica del BRF e dalla Fra negli Orti Sinergici. Non sto qui a spiegare come funzionano queste due pratiche agricole, ma voglio raccontare la giornata di sabato.
Arrivati ai Giardini di Plastica abbiamo scaricato decine di cassette di verdure, frutta, materiale informativo e abbiamo allestito un vero e proprio banchetto sui bordi dei vecchi lavatoi aperti per l'occasione. Nelle nostre cassette offrivamo patate, melanzane, insalata, pomodori, friggitelli, aromi, cetrioli, zucche, basilico, uva fragola, ma anche miele, tisane, limoncello e sciroppo di rosa. Il problema è sorto quando dovevamo cominciare a vendere e preparare l'aperitivo a base di bruschette con i pomodori locali: dove ci posizioniamo noi?
Soluzione: dentro le vasche! E così è stato, per tutto il pomeriggio abbiamo accolto lì curiosi, persone alla ricerca di informazioni e notizie sulla nostra produzione o venuti per comprare verdura fresca.
Intanto nel cortile davanti ai lavatoi sono stati organizzati dibattiti in tema, tra cui un'emozionante e romantica intervista a Libereso Guglielmi, il giardiniere di Italo Calvino.
Col buio abbiamo raccolto tutto e siamo tornati a casa, con le cassette quasi vuote e tanti contatti in più. Una nuove esperienza, divertente e produttiva, che ho vissuto a due passi da casa, circondata dagli amici che sono venuti a trovarmi per un saluto, due chiacchiere e qualche foto.
A tal proposito il consueto grazie ad Andrea, l'immagine del post è sua e avrei potuto fare anche di peggio, mettendo il mio primo piano con un enorme cetriolo in mano...
Presto un post sulla domenica altrettanto bella, di questo strano week end di fine settembre.
mercoledì 8 settembre 2010
Pomodori verdi caramellati alla fermata della metro
Ricetta di recupero per pomodori verdi caduti a causa del vento o di mani maldestre.
Come ormai tutti (o quasi tutti) sanno, nella casetta di Campopisano ho tentato il primo approccio con l'orto sul balcone, piantando pomodori nei vasi.
Ho scelto i vasi dei rampicanti perchè il cannicciato faceva da sostegno e poi per provare la sinergia fiore-pomodoro, pianta ornamentale-vegetale.
Ha funzionato. Anche se a me i pomodori non piacciono.
Sono anni che vorrei imparare a mangiarli, ma non riesco. Da questa estate, partendo dai ciliegini piccoli piccoli sono arrivata a quelli più grandi, moooolto conditi.
Le varietà del terrazzo sono miste, provengono dagli Orti Sinergici della Fra e hanno fruttificato parecchio; all'inizio la peronospora (o come direbbe la mia coinquilina "la zecca") ha fatto numerosi danni, ma ora pare che le piante siano sane.
La ricetta che segue è una mia invenzione, in realtà molto simile ad una marmellata e, se resa piccante come mi è stato consigliato dall'ultimo ospite che l'ha assaggiata, potrebbe sembrare una mostarda.
Ho usato questa specie di crema come accompagnamento a formaggi morbidi e gustosi (tipo robiola) ma penso stia bene anche con tipi più stagionati o semplicemente con il pane.
Ingredienti:
- pomodori acerbi (verdi)
- zucchero di canna
- aceto balsamico
- acqua
Procedimento:
Tagliare a pezzi molto piccoli i pomodori dopo averli lavati accuratamente, metterli in casseruola con abbondante zucchero di canna (per quattro pomodori piccoli almeno tre cucchiai colmi di zucchero), aggiungere un paio di cucchiai di aceto balsamico e far cuocere a fuoco vivace (non troppo!) finchè non perdono consistenza e cominciano ad assomigliare ad una crema.
Se vedete che il caramello inizia a scurirsi troppo o se sentite odore di bruciato, aggiungete un poco d'acqua tiepida.
Potete gustare la ricetta sia fredda che tiepida, in entrambi i casi è molto buona.
Buon appetito!
Difficoltà: facilissima
Cottura: 20 minuti circa
Costo ingredienti: bassissimo
domenica 15 agosto 2010
San Parmigiana
Titolo che sta per parmigiana sana o anche per santa parmigiana...perchè è davvero buona e perchè, a differenza della ricetta classica, non è così terribilmente cicciona e pesante.
In questo Ferragosto sarà il mio pranzo, ho appena infornato la pirofila con mammà e mentre scrivo un odorino niente male mi stuzzica il naso.
E' stato uno dei piatti forte delle mie cene dalla Ale, molto apprezzato e conservato per il giorno dopo, da mangiare freddo in ufficio.
Al solito ecco gli ingredienti per 3/4 persone:
- 1/2 Kg di melanzane
- 1 Hg abbondante di prosciutto cotto
- 1 Hg abbondante di stracchino
- formaggio grana grattuggiato
per il sugo:
- pomodori freschi o polpa di pomodoro
- 1 cipolla
- 1 carota
- qualche foglia di basilico
- peperoncino
- olio
- sale
Come avrete capito dagli ingredienti, è possibile preparare questa ricetta con molte varianti. Inziamo dal sugo: se fatto con pomodori freschi (belli maturi, siamo in estate!) è secondo me consigliabile sbollentarli un poco per togliere la pelle con facilità. Una volta spellati aggiungerli al soffritto fatto con olio, cipolla e carote tagliate sottilissime, lasciare cuocere fino a che il sugo si presenta bello denso (altrimenti, una volta in forno, risulterebbe troppo acquoso), aggiungendo un piccolo peperoncino, sale quanto basta e qualche foglia di basilico.
Se invece si utilizza la passata il procedimento è chiaramente più veloce, basta aggiungere, infatti, il pomodoro al soffritto di cipolla e carota e portare a cottura con sale e sapori.
Le malanzane devono essere tagliate piuttosto sottili e, in questa "sana ricetta", non è prevista la frittura, bensì la cottura alla griglia...molto meno pesante!
Una volta pronte si può cominciare la preparazione della teglia, io di solito uso una pirofila in vetro ma vanno bene, per esempio, anche le confezioni in alluminio.
Procedimento:
1. ungere base e bordi della pirofila con un filo d'olio
2. distribuire poco sugo sul fondo
3. posizionare il primo strato di melanzane
4. aggiungere uno strato di sugo
5. spolverare con il grana grattuggiato
6. posizionare qualche fetta di prosciutto
7. aggiungere di nuovo sugo
8. posare qua e là qualche fiocco di stracchino
Potete continuare questi passaggi all'infinito, potete ribaltarli, eliminare il prosciutto o lo stracchino, metterli insieme...insomma, potete gestire la vostra ricetta come più vi piace. Io confesso di non averla mai preparata uguale alla volta precedente!
Ricordatevi, come ultimo strato, di "chiudere" la teglia con le melanzane ricoperte di sugo (e magari un poco di formaggio) e, almeno per qualche minuto, posate un foglio di carta stagnola sopra a tutto, cosicchè il calore non bruci subito la parte più esterna.
Cuocete in forno caldo a 180° per 30/40 minuti.
Buon appetito!
Difficoltà: media
Cottura: circa 30/40 minuti per la teglia (le melanzane alla griglia impiegano 10
minuti e il sugo 20 minuti)
Costo ingredienti: medio
domenica 21 marzo 2010
Frittata vegan di Giorgia
Come promesso ecco una ricetta. Molto buona, molto facile, molto economica.
Di ritorno dal Corso di Agricoltura Sinergica di Terra! al quale ho partecipato come cuoca, sono piena di idee culinarie da sperimentare e ho imparato moltissimi modi per utilizzare le verdure di stagione in modo sempre diverso.
Per esempio la frittata vegana di cui scriverò in questo post. Premetto che non sono vegana, ma neanche vegetariana...troppe uova e troppo formaggio, però, non fanno bene a nessuno, quindi una ricetta che sia buona e pure piuttosto sana fa sempre piacere!
Un'ulteriore e importante caratteristica di questo piatto è il tipo di cottura: non si tratta infatti di una "frittata fritta", bensì di una sorta di farinata cotta nel forno, il che nuovamente non guasta.
Ecco gli ingredienti:
- farina di ceci
- acqua
- verdure fresche a piacere*
- cipolle, sedano, carote, prezzemolo per il soffritto
- olio extravergine di oliva
- sale
- pepe
- rosmarino
* in realtà è possibile usare anche avanzi del giorno prima, nella frittata della foto, ad esempio, oltre agli spinaci freschi c'è qualche patata al forno della sera precedente, un poco schiacciata e mescolata a tutto il resto.
Preparazione:
Non ho messo volutamente le quantità degli ingredienti, perchè io e Giorgia ci siamo regolate ad occhio, con ottimi risultati comunque.
Sciogliere bene (occhio ai grumi!) la farina di ceci in una bacinella di acqua tiepida precedentemente salata, il composto deve risultare liquido. Lasciare circa 6 ore a riposo. Intanto sbollentare le verdure scelte (con spinaci o bietole per esempio il risultato è molto buono) e saltarle in padella con un trito di carote, sedano, prezzemolo e cipolla. Versare gli ingredienti ben rosolati nel contenitore con la farina di ceci, regolare di sale e aggiungere un pò di pepe. Ungere d'olio una teglia larga e bassa, distribuire la "pastella" in maniera uniforme e infornare. Noi abbiamo usato un forno molto lento, usando un tegame alto 3 cm circa, la frittata ha cotto un'oretta. Per controllare se è pronta è sufficiente assicurarsi che sia dorata in superficie, soda al centro e croccante sui bordi. Prima di servirla spolveratela con un pò di rosmarino triturato finemente e aggiungete un filo d'olio a crudo.
Buon appetito!
Difficoltà: facile
Cottura: dipende moltissimo dalla potenza del forno, navigare a vista!
Costo ingredienti: basso
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