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mercoledì 31 dicembre 2014

P di prezzemolo

Ultimo post del duemilaquattordici.
Sono in cucina e sto preparando la cena per stasera, o meglio, una parte di tutto quello che mangeremo la notte di Capodanno, io, i vicini-matematici-pasticceri, la famiglia di Martins (con Martins) e qualche altro avventore che non so ancora chi sia.
Anche stavolta non cedo ai propositi, per fortuna, e la P del titolo non è l'iniziale di questa maledetta parola, che si porta con sé inevitabili delusioni, sensi di colpa, fatiche, corse, tristi bilanci finali.
La P del titolo è la P di Prezzemolo, perché l'ho raccolto più volte stamattina per cucinare, dal mio mini orto sul balcone. Ma la P del titolo è anche la P di progetti, che ancora non ho (anzi, uno piccolo su instagram c'è e guarda caso è di nuovo P, di Pititti e uno più grande pure c'è, ma ancora non si dice niente). Poi c'è la P di oPPortunità, che lo so che inizia per O ma è addirittura doppia e le opportunità sono molto importanti, soprattutto nell'anno della disoccupazione e dell'incertezza.
P di Paura? No, non voglio averne.
P di Passione? Beh, quella sì, per forza. Perché è il motore delle cose.
P di Piangere? Sarebbe anche l'ora, ma non solo per i film o i libri d'amore, sarebbe anche l'ora di piangere per le cose che mi fanno soffrire. Perché è sano, bello, buono, giusto e ultimamente che mi è capitato di farlo più spesso...accidenti che liberazione!
P di Pazienza? La qualità che non mi manca mai e a me piace essere così, pronta a dedicare del tempo alle persone, alle loro incertezze, ai loro momenti dilatati, così come alle cose, alle costruzioni con le mani, agli oggetti piccoli e preziosi che nascono da un pensiero (Piccoli-Preziosi-Pensiero, quante P piene di valore).
P di Pienezza, Pilates, Piacere, Potere, Potenza...mentre scrivo e rileggo quello che compare sullo schermo mi accorgo di una cosa: ma questi, alla fine, non somigliano moltissimo a dei Propositi?
E allora mi fermo, vi dico cosa ho preparato per questa sera, che sono ricette semplici e veloci da mangiare prima di tutto il resto, mentre si comincia a brindare per un anno che rimane lentamente indietro e l'altro che arriva svelto, come il treno quando rende più lieve la sua corsa per far passare il rapido in coincidenza.
Stasera porterò con me, costruendo una improbabile e pericolosissima piramide di piatti e ciotole:
Una crema di patate e fagioli cannellini che si può spalmare sul pane (e quello lo abbiamo fatto in casa dai vicini-matematici-pasticceri, cosa vogliamo di più?!) e che si prepara mixando patate lesse, fagioli, yogurt, coriandolo e lime. Io non avevo il coriandolo e ho usato il cumino, ce ne faremo una ragione. E poi infilo nella sacca un secchio di insalata fresca, con foglie verdi, finocchi, arance, carote, semini, pinoli, noci e nocciole, ma anche degli involtini di speck ripieni di pere e pecorino (conditi con un goccio di balsamico e, per l'appunto, di prezzemolo). E porto pure i miei famosi datteroni, di cui potete leggere qui la ricetta completa. Infine viene con me anche un esperimento, che si tiene dentro gli ingredienti di un'altra cosa persa sul nascere, più una manciata di paprika di troppo: torta di bietole, carote, ricotta, parmigiano e robiola (e paprika), in cui tutto è mescolato a due uova e messo in forno in un letto di sfoglia per il tempo che ci vuole.
Ah, nello zaino metto anche una bottiglia di Prosecco (con la P!), che non guasta mai.
Chiudo il post con una canzone, che forse ho già citato, non mi ricordo mai, ma questa versione del video la trovo perfetta per me e per il mio ultimo giorno dell'anno, nella speranza che già da domani qualche casella cominci a trovare un Posto sicuro.


domenica 31 agosto 2014

I magnifici 5: gustare

In realtà questo post avrebbe potuto intitolarsi 7000 caffè, il numero che mi ci vorrebbe (ma non so se basterebbe) oggi per svegliarmi.
Eppure ho dormito tanto, ho dormito profondamente, ho dormito bene. Boh.
In fondo in fondo io lo so che il problema è la bilancia e il fatto che i chili aumentino senza che io stia facendo nulla perché questo accada. Mangio abbastanza poco, mangio bene, ma questo stavolta non basta e prima o poi pure a me doveva capitare, un metabolismo inutile e disattivato.
Allora provo ad esorcizzare questa situazione scrivendo qualcosa sul senso del gusto, così come se descriverlo possa aiutarmi ad allontanarlo, possa servire a sentirmi meglio, soprattutto con il mio corpo pieno d'acqua.
Cosa mi piace mangiare?
Tutto. Non ho mai fatto storie, piantato capricci lunghi chilometri, rifiutato un cibo a priori. Amo mangiare e amo altrettanto cucinare. Per me, per gli amici, per la persona del mio cuore.
Le coccole della tavola sono preziose, racchiudono il sentimento di chi ha cucinato: quante volte una torta preparata in un momento difficile non mi è levitata? Decine. Quante volte un piatto sperimentato per la prima volta in un'occasione speciale è risultato buonissimo? Decine di nuovo.
Naturalmente anche io ho i miei gusti e certi cibi se posso evitarli è meglio. Quindi non mi vedrete mai ordinare ostriche (che definisco sempre "uno sputo che sa di mare"), anice (e gli associati Pastis e Sambuca) e cervella (perché i pensieri della mucca proprio no, non mi riesce). Difficilmente sceglierò cocomeri e melone, purtroppo non mi preparerò mai un pomodoro crudo a fette (ma lo mangerò se me lo offrirete) ed eviterò con cura il latte caldo, pellicola di panna in superficie compresa.
Quando ero piccola non c'era verso di farmi mangiare il formaggio fuso, sulla pizza, sulla pasta, sulla brace. Ora figurati, non ordinerei una quattroformaggibianca ma la focaccia di Recco è l'amore mio assoluto.
Quindi, tornando alle modalità solite e rassicuranti dell'elenco ecco di seguito le cose che gusto più volentieri:
- Il caffè (rigorosamente espresso, siano maledetti gli inventori di quello all'americana)
- La pizza (possibilmente margherita con lo stracchino al posto della mozzarella)
- La cioccolata (extrafondente, please)
- Il vino (mai dolce, va bene bianco, magari con le bolle, va bene rosso, va bene rosè)
- La carne e il pesce crudi (tartare, sashimi, carpaccio...una goduria)
- I formaggi (senza esclusione di colpi, dal più stagionato alla ricotta)
- Le pesche bianche (in assoluto, insieme ai fichi neri, il mio frutto preferito)
- Il pesto (sì, lo so, ogni scarrafone...)
- Le verdure (davvero, tutte o quasi, persino il cavolo, persino lesse. Se poi sono fritte non rispondo di me)
- Le caramelle Rossana (quelle che mi comprava la nonna, indicandole nel vaso di vetro della drogheria sulla piazza, impacchettate nella carta a fiorellini rossi)
- Il comfort food in generale (per eccellenza vincono pane-burro-acciughe, pane-olio-sale, pane-burro-zucchero, pane-cioccolata)
- Il classico piatto di pasta (che risolve l'ultimo minuto, che se è aglio-olio-peperoncino fa subito infanzia, che si scola al dente e si mangia bollente)
- Le patate (che lo so, le verdure le ho già dette, ma le patate sono oltre: lesse, fritte, al forno, purea, peccato non si possano mangiare pure crude)
- Le zuppe (tutte, perché prima ancora del gusto mi conquistano il gesto del mestolo che le distribuisce, il calore che sale dai piatti, la sensazione di protezione che provo ad ogni cucchiaio)
- Il gelato (creme, senza ombra di dubbio, il limone lo preferisco sul frittomisto)
- La cheesecake (in assoluto il mio dolce preferito, potrei mangiarne fino ad uccidermi e non credo sia nemmeno troppo difficile)
- Il risotto (per conquistarmi preparatemelo con i porri, per farmi felice va bene ad ogni modo)
E poi potrei continuare in eterno, frittate, torte salate, panna, frutta secca, birra, selvaggina, non sono un buon soggetto a cui chiedere "Cosa vuoi per cena?", rischierei di non avere una risposta!

P.S. La foto fa parte del progetto Oneleafadayproject, di cui ho scritto nell'ultimo post.


mercoledì 20 agosto 2014

Maddeché

A sto giro ilmareingiardino lo avevo veramente.
Che in realtà qui non è successo nulla (o quasi), mentre nella cittadina di mare subito accanto è stato devastato tutto.
Questo è accaduto ieri, oggi non piove ma poco ci manca, io ho i capelli nuovi rossi-rossissimi e stasera dalle 18.30 il "mio giardino incantato" verrà invaso dagli amici per l'Aperestivo dal tema marinaro.

Menu:
- Hummus di ceci
- Tartine pesto/burro e salmone
- Salame
- Parmigiano Reggiano
- Pasta fredda
- Verdure grigliate e crude
- Gazpacho andaluso nei bicchieri
- Polpettone di patate e fagiolini
- Frittata di bietole
- Macedonia
- Stracchino condito
- Focaccia, pizza, dolci e mille schifezzine da sgranocchiare nell'attesa

E da bere mojito, spritz, negroni giusti e sbagliati, vino, birra, succhi, digestivi e latte materno. Perché ci sarà anche Martins, ovvio.
Da qualche giorno ho disattivato il mio account Facebook, cause di forza maggiore.
Le letture di questo piccolo blog sono colate a picco, a dimostrazione che senza marketing non funziona una cippa. Ma io, come al solito, me ne frego e provo il metodo instagram per vedere come va.
Sabato, il mio giretto (infinito) al pronto soccorso ha aggiunto stress allo stress ma si è concluso tutto bene (se non contiamo la mancanza di diagnosi e le previsioni infauste del Merolone di turno che mi ha visitata).
Il lavoro da cui dovrei essere in ferie mi tormenta comunque, ma la giornata alle terme che mi aspetta, i libri bellissimi che sto leggendo, la buona abitudine ad essere felice che ho preso da qualche tempo, rendono ogni cosa bella, anche la più semplice.
E quindi mi viene in mente il titolo del post: l'esclamazione rubata ad una ragazza romana incontrata in un viaggio di studio, che quando non capiva qualcosa o si arrendeva davanti ad una spiegazione che sottintendeva ovvietà per nulla ovvie, mi guardava, sgranava gli occhi, e diceva: "Maddechè???"
Dinanzi all'ansia per l'ennesimo bando in scadenza, alla paura di restare sola che comunque c'è pure quando non si vede, all'ultima goccia di chimica che mi aspetta domani, mi fermo, sorrido, e dico "Maddechè???".
Doppia colonna sonora di oggi in cucina: 1 e 2




domenica 20 aprile 2014

Una domenica

Oggi è Pasqua, quindi è domenica.
E' pomeriggio e c'è ancora tanta luce, io sono a casa che cucino e ascolto musica.
C'è odore di porri ovunque, mentre la torta di spinaci si gonfia fiera nel vecchio forno buio.
Mamma è andata via da poco, abbiamo pranzato insieme sull'Albero, come avevamo fatto l'anno scorso a Natale. Forse passare le feste qui è la soluzione giusta: in una casa scelta da me, arredata da me, con tutti gli aiuti e i consigli di mia madre, senza fantasmi che si aggirano a ricordarci che non ci sono più.
Ho preparato lo spezzatino, le patate saltate e la macedonia con il gelato, mi sono fatta tenere da parte da Lucadeisalumi una piccola insalata russa e due burratine, ho comprato una mini colomba dal droghiere e una bottiglia di vino rosso, ho apparecchiato con la tovaglia gialla e i bicchieri grandi, ho messo il rossetto.
Abbiamo mangiato tranquille e siamo uscite subito per non addormentarci, abbiamo fatto due passi, preso un caffè, ci siamo sedute sui gradini del Ducale a cucire il coniglio blu per quel progetto di cui scrivevo nel post scorso e abbiamo visto una mostra di fotografie, anzi due. Prima di andare in giro però abbiamo cominciato a piantare i semini che mi ha regalato il vicino-vicino e che tra un paio di settimane dovrebbero darmi zucchine e prezzemolo da davanzale...vedremo!
Ora sono di nuovo ai fornelli perché domani si va dalla famiglia bellissima sul tetto a festeggiare Pasquetta, così mi sono messa a preparare due torte di verdura senza neppure cambiarmi, insomma, sto facendo l'elegantona in cucina.
Mi aspetta un altro giorno bello, in queste settimane di mancanze e pienezze, di sole e freddo, di rabbia e tranquillità.
Ho tanta tanta voglia di camminare ma alla fine non creo mai la situazione per farlo, forse perché da sola non sono abituata, forse perché guardo i chili che aumentano e non mi decido a mandarli via, in questo periodo strano di capelli scuri color prugna e di grandi ritorni tra pentole, spezie, coltelli e taglieri, dopo mesi di cibi già pronti, crudi e noiosi.
Ci sono due libri che voglio comprare, un film che voglio vedere, un vestito che voglio cucire, una festa che non vedo l'ora di preparare. Ci sono persone che voglio guardare, negli occhi. Ci sono posti che voglio visitare, scarpe che voglio indossare, cose che voglio urlare, regali che voglio fare.
E ci sono cose che voglio scrivere, ancora e ancora.
Visto che è l'ora dei porri e che ho un mezzo sorriso, la chiudo qua con la canzone di oggi, colonna sonora di tutta la giornata, e lo so che non è il momento del pezzo del mese ma le regole qui le faccio io, dunque me ne frego.
Eccola.

domenica 2 marzo 2014

Chissà

Oggi c'è il sole, ho comprato delle piante e cucino per i miei amici. Alè!
L'idea (perché tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, si sa, ma soprattutto ci sono di mezzo un sonno boia e un mal di testa importante) è preparare una frittata di boragini e bietole e uno sformato di cavolo rapa. Poi, e qui gli ingredienti sono già pronti e facili facili, vorrei occuparmi dell'aperitivo, portando uno dei miei cavalli di battaglia di qualche anno fa: il cocktail spumante (economica e a mio avviso pure più buona rivisitazione dello champagne cocktail).
Quindi buonamusica, qualche balletto improvvisato tra un'infornata e l'altra e poi tutti dai vicini fotografi-matematici-pasticceri. Si ricreerà il gruppo montagna e si aggiungeranno pure le altre facce del cuore, compresa quella piccola piccola dell'ultimo arrivato. Che bellezza!
Per il resto, chissà. E' il primo weekend di marzo, tra un anno sarò disoccupata, il mio equilibrio sta in piedi nonostante tutto e tutti e io non mi preoccupo troppo per il futuro. E' una condizione a me sconosciuta, quasi eccitante, provare a non programmare e a non obbligarmi a capire subito che accadrà. Cosa spero dal punto di vista lavorativo? Cosa voglio dalla mia vita sociale? Cosa succederà all'amore? Chissà.
Chissà se sarò capace di costruire qualcosa per me, se sarò buona con le mie voglie e i miei desideri più profondi, se troverò un posto sicuro nel mondo dove continuare a vivere. Buffo, essere a questi punti a trentadue anni suonati, ma in fondo penso che ci si possa sentire così anche a quaranta di anni e, perché no, pure a cinquanta, sessanta, cento.
Ascolto Nick Cave e mi rilasso, ripenso agli acquisti di ieri in uno dei miei negozi preferiti che svende tutto e mi regala perle perfette come le ballerine traforate della foto, rileggo i messaggi di neve, bici ciccione e gnocchi al pesto, allungo il solito tendine in perenne lotta con la mia voglia di correre.
Quindi, in questa domenica strana, lontana da tutto, tutti e forse pure da me stessa, la finisco qui con la ricetta dell'aperitivo più buono e sexy del mondo:
Ingredienti
- spumante
- cognac
- zucchero
- limone
- arancia
- angostura
Il bicchiere adatto è il flute, credo.
Il procedimento è di una banalità sconcertante:
Posare la zolletta di zucchero nel bicchiere (va bene anche un cucchiaino, ma la zolletta è decisamente più figa), macchiare con qualche goccia di angostura (che, ho scoperto, una volta aperta conviene conservare in frigo), versare un poco di cognac, lo spumante, spruzzare la scorza del limone e decorare con una piccola fetta di arancia.
Credo sia piuttosto superfluo scrivere le proporzioni esatte di ogni ingrediente, comunque la perfezione sarebbe 90 ml di spumante e 20 ml di cognac e 2 gocce di angostura.
Andata!
Cin Cin!

domenica 12 gennaio 2014

L'amore in tutte le sue forme

Ho preso una strana abitudine ultimamente: vado a leggere con curiosità quali sono le parole o le definizioni chiave attraverso cui viene letto il mio blog. Cosa digitano più spesso gli utenti che finiscono tra queste pagine?
L'amore in tutte le sue forme è una delle frasi che ho trovato. Ed è buffo perché a me non sembra di scrivere d'amore, anzi, questa parola non è nemmeno fra le keywords di ricerca che ho scelto negli anni. Però forse "in tutte le sue forme" è vero che ne parlo. L'amore per la natura, per la cucina, per i miei luoghi, per la lettura e la musica, per la gatta, per quelle mani dure, per l'arte, per il mare, per il vento e per il sole.
E sono pure molte le cose che faccio, quasi senza accorgermene, per amore.
Tra di esse c'è per esempio questo corso, iniziato (e purtroppo concluso causa febbre) ieri pomeriggio. Un workshop di comunicazione teatrale a cui mi sono iscritta perché amo stare con i bambini, imparare con loro, iniziare percorsi e strade comuni cercando di comunicare al meglio piccoli insegnamenti e grandi modi di affrontare le cose che non conosciamo. Per fare tutto questo occorre incontrare il proprio corpo, le sue potenzialità e i suoi limiti e serve imparare come occupare spazi e momenti nel modo più efficace.
Per amore leggo libri, ho già scritto un post a tal proposito, così come l'ultima volta ho parlato della musica che amo ascoltare. Per amore delle cose belle navigo in rete, in luoghi come questo, questo, questo e in tutti quelli che vedete nella sezione "dove navigo?" qui a lato.
Per amore cammino, faccio pilates e cerco di non pensare a quanto sto male in questi giorni, al respiro che manca, alla febbre che va e viene, alle scadenze che se continuo così sarà sempre più difficile rispettare, a questa salute che non va mai come dovrebbe e che sono un po' stufa di pensare in perenne dipendenza dalla mia mente nervosa.
Per amore faccio un sacco di altre cose, per esempio amo. Ma questo è un mondo mio, nostro, che resterà tale...per amore.
Per amore, infine, scrivo. Circa quattro anni fa nasceva questo blog dove ho riversato momenti belli, momenti brutti, cose semplici e difficili, esperienze, ricette, paure e conquiste. L'amore per la scrittura mi ha salvata tante volte, mettere nero su bianco una preoccupazione mi ha spesso aiutata a guardarla in maniera diversa, così come raccontare un viaggio e una gioia rende tutto immediatamente più reale e grandioso.
Non so per quanto questa avventura continuerà, non ho ancora sentito la necessità di smettere, le foto che scatto e conservo trovano sempre un post adeguato per loro (questa ad esempio è amore puro) e io, almeno nei pochi minuti che dedico a ilmareingiardino, mi regalo tregua...e un po' di amore.


sabato 7 dicembre 2013

Basta un poco di zenzero...

Direbbe Mary Poppins. Oggi lo dico io, perché in effetti, in questa giornata di tesi, tesi e ancora tesi, prepararmi la cena di stasera mi ha dato una scusa per alzarmi dalla postazione di lavoro, una complessa struttura di cuscini, vassoi, libri, computer, quaderni e vari caricabatterie che ha trasformato il mio letto in un ufficio, con buona pace di chi inorridisce solo al pensiero che si possa studiare sotto al piumone.
Fuori dalle coperte ho freddo, la mia lotta con il termostato che vive di vita propria e che la notte si autoprogramma a meno otto gradi non è ancora conclusa, perciò preferisco starmene qui, come in Campopisano mi appollaiavo sulla tana soppalcata a scrivere articoli e leggere racconti.
Per pranzo ho mangiato un hamburger veg (soia verdure e cose simili credo) con una manciata di riso in bianco, ma il mal di stomaco in questi giorni vince sui pasti leggeri, troppo deboli per contrastare il pieno di glutine e lieviti che sono costretta a fare in vista degli esami. Quindi la cena l'ho preparata nel tentativo di riposare la pancia e ho cercato il poco che la tundra nel mio frigo poteva offrirmi: patate, cavoli, cipolle. Meglio di un quadro di Van Gogh sull'indigenza della classe contadina.
Con quello che avevo a disposizione ho optato per una zuppa, anzi, una vellutata...che fa più radical chic.
Dopo mesi di assenza dal blog, metto qua sotto una mini ricetta, dalla facilità imbarazzante.

Ingredienti (per una persona):
- 1 patata
- 1 scalogno
- 1 cavolfiore piccolo
- pepe
- sale
- zenzero in polvere

Procedimento:
Cuocere la patata fatta a pezzi, il cuore bianco del cavolfiore, lo scalogno in una pentola d'acqua bollente (e salata) fino a che la forchetta riesce a bucare le patate con facilità. Eliminare quasi tutta l'acqua e continuare a cuocere ancora un poco a fuoco vivo. Aggiungere pepe e zenzero quanto piace (a me piace, ma con parsimonia). Frullare tutto con il minipimer a immersione fino ad ottenere una crema pannosa e soffice. Io penso la mangerò con del pane nero e un filo d'olio sopra.

Difficoltà: facilissimissima
Cottura: tra il bollore dell'acqua e tutto il resto ci vorrà una mezz'ora massimo
Costo ingredienti: quasi nullo




mercoledì 27 novembre 2013

Mancanze

Sono a casa con la febbre oggi, poco male. Sotto al piumone, con pigiama, maglia, felpa e maglione con gli alamari mi godo i primi timidi effetti del paracetamolo. Il mal di testa persiste ma quel senso di oppressione su zigomi, fronte, occhi e nuca sembra attutirsi pian piano.
Ieri sera sono andata a cena fuori, solo donne, nella nuova zupperia accanto a casa. Per mesi ho visto quel locale riempirsi di operai, mattoni, conche di materiali, mobili e ho temuto si trattasse di un pub serale, pronto a tuffarsi nella movida genovese e a tenermi sveglia, soprattutto d'estate. Invece qui attorno non fanno che aprire posti da albero: una zupperia, un panificio per celiaci, il "mio" ristorante dell'estate, quello in cui lavorai per comprarmi il frigorifero, nella sua versione invernale, una mini cartoleria "tuttoauneuro" o anche meno, dove sono esposti, nel vicolo, anche gli animali di plastica. Dinosauri, granchi, serpenti, zebre, galline, topi, elefanti, di gomma dura, colorata, un po' brutta anche, ma che fa tanto anni '80, banchi di scuola, spiaggia, odore di plastica.
Ogni giorni che passa, in questa piccola casa verde e bianca, sto sempre meglio. Fa per me, lo sento. Anche se a volte la guardo in maniera lontana e distaccata, anche se spesso mi sento ospite tra i miei stessi muri, credo che la pace, il silenzio e la protezione che ho trovato qui fossero proprio quelli che mi mancavano. Basta spulciare in un robivecchi e portarsi a casa una seggiola verde bosco o trovare dei piccoli funghi rossi da piantare nel vasetto chiuso in serra, per sentirsi amati, per sentirsi a casa.
Ieri pomeriggio ho parlato tanto di mancanze, di controllo dell'assenza, di quanto questo mio nuovo rapporto con il cibo sia bello, importante e pericoloso al tempo stesso, o di quanto, per lo meno, io lo viva così. Mangio cose che mi fanno bene, mi concedo rarissimamente degli sgarri, delle "coccole" alimentari, sottoforma principalmente di lieviti e latticini. Non bevo quasi più nulla di alcolico, ho reintrodotto il glutine per capire se davvero la celiachia sarà una nuova compagna di giochi oppure no, ma per il resto persevero nella mia rigida dieta senza regali, tanto da portare a casa degli esami del sangue in cui colesterolo, trigliceridi, glicemia e transaminasi sono in certi casi addirittura sotto norma. Io, come sempre propensa alle dipendenze, ho le orecchie a punta in questo momento, tese a captare qualcosa che magari non c'è ma che è meglio vedere subito in caso ci fosse. Controllo quello che mangio, la quantità di coccole che ricevo, che mi concedo. In un momento in cui non ho proprio nulla di cui lamentarmi, in cui tutti i campi della mia vita mi offrono qualcosa di buono, di fortemente voluto, di tanto cercato, io mi tolgo del piacere dove posso. E mi piace, mi fa sentire forte, perché ho acquistato energia, perché ho perso i chili accumulati, perché non ho più mal di stomaco, perché la mia pelle è luminosa e perché ho di nuovo il controllo della situazione. Ho provato diverse mancanze, di persone che sono morte, di persone che sono passate nella mia vita e se ne sono andate facendomi soffrire, di soldi, di amici, di salute, di stimoli e soddisfazioni, ma non avevo mai provato mancanze alimentari, non avevo mai dovuto rinunciare a nulla. Anche in questo caso mi sono adattata con una velocità imbarazzante di fronte a questa assenza, ho tolto tutto quello che mi hanno detto di togliere esattamente nello stesso modo in cui dieci anni fa ho indossato la prima calza elastica e ingoiato la prima pastiglia per la coagulazione: non ho più smesso. Non ci sono ancora abbastanza elementi per capire quale meccanismo metto in pratica ogni volta, dove arrivi una semplice propensione caratteriale all'obbedienza e dove cominci uno spirito di sacrificio poco sano e legato al concetto di punizione. Tutto questo non l'ho capito per adesso, mi pare già una buona cosa ragionarci su e non prendere automaticamente per giusto ogni mio comportamento. Poi si vedrà.

P.S. Ho scattato questa foto domenica, durante una bella pessaggiata d'inverno con un'amica. Era l'ora del tramonto, c'era un cielo bellissimo. Ieri sera ho terminato il libro di Mauro Corona che mi ha regalato Andrea (Confessioni Ultime), tra le mille frasi che ho sottolineato c'è questa, che mi fa pensare alla foto lassù:
"La betulla piega il ramo fino a terra e scarica la neve altrimenti il peso glielo spezza. Cedendo vince."

domenica 3 marzo 2013

A sunday smile

E' domenica, c'è il sole e sono sull'albero.
Reduce dalla settimana di immobilità, ora va molto meglio, ma non mi sento granché di camminare e sforzare la gamba.
Ieri mi sono regalata un ciuffo dal parrucchiere e un giro nei vicoli, la sera ho pagato un po' questa botta di vita e al concerto al circolo ho dovuto preferire il divano di casa.
Questa mattina colazione da Feltrinelli coi vicini, pranzo con mamma alle Ombre e un'occhiata al mercatino vintage di De Ferrari, dove figuriamoci se non mi sono portata a casa una mini enciclopedia delle piante spontanee.
Spesa veloce e ora nel forno cuoce l'ennesimo esperimento vegetale, che dovrà fungere da pranzo in ufficio per i prossimi giorni: torta di verza e hemmental.
L'idea me l'ha (come sempre) data Sturm, passando di qua qualche tempo fa. Ho provato a prepararla a modo mio, senza alcuna ricetta in mano, nè cercando in rete come faccio di solito.
L'aspetto, al di là del vetro giallo del forno, mi sembra bello...il gusto chi lo sa.

Ingredienti:
- pasta sfoglia (solita, già pronta)
- 2 uova
- 250 gr di ricotta
- 1 verza (non troppo grande)
- 3 scalogni
- un pezzo di hemmental (o similari)
- poco parmigiano grattugiato
- capperi (una manciatina, io uso quelli sotto sale)
- olive taggiasche
- olio
- sale

Procedimento:
Mentre i tre scalogni tagliati fini (con la mezzaluna) rosolavano in padella, ho pulito e tritato (occhio alla venatura centrale, se troppo dura meglio toglierla) la verza.
Aggiunta in padella con i capperi e le olive privati rispettivamente di sale e nocciolo l'ho lasciata appassire e insaporire con un pizzico di sale. Nel frattempo, in una terrina, ho unito le uova, la ricotta, poco parmigiano e una generosa (molto) grattata di hemmental.
Cotta e intiepidita la verza ho amalgamato le verdure al resto degli ingredienti e ho riempito la teglia foderata di sfoglia con il composto. Un filo d'olio in superficie e poi forno a 180° per mezz'ora. Un altro quarto d'ora (ma questo è necessario solo per il mio forno credo), lo dedico a cuocere la torta solo sotto, onde evitare che la sfoglia resti cruda.

La domenica mi mette sempre tristezza, in questo periodo persino più del solito, un buon modo per pensare poco a tutto è cucinare e impegnare la testa in gesti meccanici, ripetitivi e poco impegnativi.
Ora vado a controllare la torta e poi letto, libro, sonno.

Difficoltà: facile
Cottura: 30 min a 180° più 15/20 min in modalità solo sotto.
Costo: basso


martedì 5 febbraio 2013

Scarola day

Post serale e veloce perché sono stanca, una ricetta al volo su una torta che volevo provare da un po'.
L'avevo mangiata tempo fa da Sturm e mi era piaciuta un sacco, l'ho rifatta stasera e, come si può vedere dalla fettina mancante, l'ho pure assaggiata: buona!
In questo periodo di ufficio all day long e mal di stomaco la cosa migliore da fare è trovarmi la mattina un pranzo pronto fatto in casa, senza schifezze indigeribili dentro e abbastanza nutriente da arrivare viva alla cena o addirittura alla palestra, magari aiutandomi con una mezza merenda al pomeriggio.

Ecco gli ingredienti:
- Pasta Brisée (io la compro pronta)
- Scarole (oggi erano pure in offerta...destino!)
- Pinoli
- Uvetta
- Capperi (io ho usato quelli sotto sale, li preferisco)
- Olive nere (taggiasche the best, anche se per snocciolarle è un rosario)
- Sale
- Olio

Come si legge già dall'elenco qui sopra, niente formaggio, né uova, ma inspiegabilmente la torta sta insieme lo stesso.

Il procedimento è semplice:
Prima di iniziare accendere il forno a 200° C e mettere l'uvetta a bagno in acqua tiepida.
Bollire per 10 minuti, in acqua salata, la scarola (io ne ho comprati due cespi belli grossi perché una volta cotta "sparisce"). Togliere il nocciolo alle olive e il sale ai capperi.
Tritare (facoltativo, si posso lasciare anche interi) capperi, olive e pinoli e nel frattempo scolare la scarola.
E' importante privarla il più possibile dell'acqua assorbita, io per questo l'ho strizzata a mano, occhio però che brucia tantissimo.
Passare in padella la verdura con il trito pronto, l'uvetta ammorbidita e un po' d'olio fino a che il composto è completamente asciutto. Io ho aggiunto un pizzico di sale alla fine.
La pasta va srotolata in una teglia tonda, le scarole adagiate al centro e i bordi risvoltati.
Le varianti trovate in rete per questa ricetta sono moltissime, qualcuno mette della pasta d'acciughe, altri le acciughe direttamente in filetto, io ho evitato. Forse si potrebbe rosolare il ripieno con uno spicchio d'aglio ma mi pare già abbastanza saporito.
La cottura dipende molto dal forno, io ho impiegato un'oretta a 180°, ma l'ultima mezz'ora ho cotto solo la parte sotto.
Buon appetito!

Difficoltà: facile
Cottura: 1 ora circa
Costo degli ingredienti: medio (sicuramente la tipica pasqualina con bietole e ricotta costa meno, qui olive, capperi e soprattutto pinoli fanno salire un po' la cifra, ma si tratta pur sempre di una semplice torta salata!)

venerdì 18 gennaio 2013

Mimetismo

Un tagliere verde, un coltello verde e una tavoletta di cioccolato nero.
Nonostante l'immagine sia pessima (a breve entrerò in possesso di una macchina vera e accantonerò la fotocamera del cellulare), si capisce quali siano le intenzioni della mia serata. Poca voglia di uscire, il freddo non aiuta, perciò a chi è in cerca di un rifugio caldo offro una tazza di cioccolata con una fetta di torta di ricotta.
Qualche amico pare arriverà e quel che avanzerà sarà ottimo domani, quando le temperature saranno ancora più basse e la voglia di divano, coperte e musica mi avvolgerà completamente.
Il titolo di questo post ha una motivazione ben precisa, che non risiede naturalamente solo nella foto, ma è una condizione fisica, uno stato d'animo, una sensazione.
Mi mimetizzo qui a casa ormai quasi perfettamente, come un camaleonte, un insetto stecco, un serpente nel deserto.
Merito mio che ho riflettutto su ogni singolo angolo di questo appartamento per quasi un anno, tanto che al momento dell'acquisto e della disposizione mobili avevo già in mente tutti i dettagli. Il merito però va anche a chi questi mobili li ha scelti con me, li ha comprati e li ha montati. Lo Sminatore su tutti, che con pazienza, silenzio totale e tranquillità ha assemblato un divano, un letto e, finalmente, un comò.
Qui nasce il mistero, sul mio mobile da camera azzurro turchino made in IKEA. Tutti sostengono sia un fasciatoio, io appoggio la causa cassettiera. Quello che conta penso però che sia il risultato finale, spazioso nei cassetti, nei fori laterali e sul piano d'appoggio dove la mia ossessione per le scatole e la passione per il fai da te hanno già avuto il sopravvento. Per quanto riguarda un porta orecchini home made spero di riuscire nell'impresa e postare qui, prossimamente, i vari passaggi per realizzarlo.
Ora sono in cucina, con la torta in forno, un bicchiere di Morellino di Scansano sul tavolo, i Goldfrapp in sottofondo e mi mimetizzo perfettamente nel mio ambiente caldo, pieno di legno e di colori allegri. Sono giorni felici, con tanti pensieri da ordinare, cose da capire, bivi all'orizzonte, confusione e insicurezze, ma va bene così.
Mi mimetizzo.
http://www.youtube.com/watch?v=p7Ptai9I6eo&list=AL94UKMTqg-9AeY6FQ6ebZqi0cgUn7cn_S

venerdì 7 dicembre 2012

Fake and Pie

Primo post scritto sull'Albero della Coccagna.
Prima torta di mele preparata nel forno.
Chissà come sarà...il profumo sembra buono e vederla lì, fumante sul tagliere, è comunque una piccola soddisfazione. MI sono persino comprata il gelato alla crema da mettere accanto, con una spolverata di cannella sopra.
Seduta qui sul divano, finalmente, mi riposo un po'. Giornata, ennesima giornata, di adempimenti burocratici e studio di argomenti incomprensibili: frustrazione diffusa e faticosa. Poi però sono uscita dall'ufficio che si gelava e come al solito il freddo freddissimo mi avvicina a chi ama questo clima per me così difficile. Sentire mani, naso e orecchie intirizziti mi fa pensare allo Sminatore immerso nella neve, felice, con gli occhi pieni di montagna.
Arrivata a casa mi sono infilata una felpa e un paio di leggings al volo per provare una lezione di pilates nella palestra dove vorrei iscrivermi, l'impressione è stata ottima e mi è parso di entrare in contatto con me stessa dopo tanto tempo. Se non riesco a parlare con il mio cervello almeno provo a farlo con il mio corpo.
Poi la spesa e via in cucina: cous cous e torta di mele.
Con quelle grandi mele rosse che fanno tanto inverno, comprate e messe nella ciotola di legno vicino a un melograno, troppo bello per lasciarlo nella cesta del supermercato.

Ecco gli ingredienti:
- 700 gr di mele
- 200 gr di zucchero
- 200 gr di farina
- 100 gr di burro
- 200 ml di latte
- 2 uova
- 1 bustina di lievito
- zucchero a velo
- cannella
- sale
- limone

Procedimento:
Tagliare a fette le mele, lasciandole in una terrina piena di succo di limone, per evitare che si anneriscano. Grattugiare la scorza del limone e aggiungerla allo zucchero, alle uova, al latte, al burro sciolto a bagnomaria e alla farina (che setacciata è meglio). Mescolare tutto con una frusta, io ho usato un cucchiaio di legno con il buco e mi pareva andasse bene lo stesso. Una bustina di lievito (la ricetta parlava anche di vanillina, io ho preso direttamente il lievito vanigliato e buonanotte), un pizzico di sale e un poco di cannella. Una volta immerse le mele in questa crema si cosparge di zucchero a velo e cannella e si inforna tutto a 180° per 50 o 60 minuti. Se poi il timer è buffo come la mia gallina accovacciata...tanto meglio.
Qui è sorto per me l'unico problema: dopo 40 minuti l'ho tolta perché mi pareva si bruciasse, magari ora scoprirò che è cruda, pazienza, devo prendere confidenza con il nuovo forno!

Difficoltà: media
Cottura: chilosà
Costo degli ingredienti: medio-basso (sono tanti, quindi alla fine un pochino si spende, soprattutto se si intende aggiungere il gelato)

La mia serata in cucina è stata accompagnata dai The National, che in verità sono con me da questa mattina. In particolare Fake Empire...

Stay out super late tonight picking apples, making pies
Put a little something in our lemonade and take it with us
We're half awake in a fake empire
We're half awake in a fake empire

Tiptoe through our shiny city with our diamond slippers on
Do our gay ballet on ice, bluebirds on our shoulders
We're half awake in a fake empire
We're half awake in a fake empire

Turn the light out say goodnight, no thinking for a little while
Let's not try to figure out everything at once
It's hard to keep track of you falling through the sky
We're half awake in a fake empire

We're half awake in a fake empire


e direi che non mi sarà difficile imparare a memoria l'ultima strofa...


lunedì 19 novembre 2012

Accoglienza

Post breve, troppi impegni e scadenze da rispettare, poco tempo e nessuna connessione internet a casa.
Cosa significa la parola Accoglienza?
Da uno dei tanti dizionari on line: Azione e modo dell'accogliere, del ricevere qualcuno.
Questo è quello che vorrei per la mia casa. Che fosse un luogo dove tutti si sentano accolti, dove gli spazi siano condivisi ma anche privati, dove chi desidera tranquillità possa trovare un divano comodo e un dondolo che lo culli, dove chi ha fame possa sedersi in cucina e guardarsi attorno, tra colori, piante e tazze che fumano.
Vorrei che la mia camera da letto fosse mia, l'indispensabile tana per curare i miei momenti difficili, quando scostare il piumone sembra impossibile.
Vorrei stare sola. Con me.
Per le stesse ragioni che mi hanno spinto a fare il trasloco da sola, svuotare le scatole da sola, scegliere i colori, i mobili, i piatti e le stoffe da sola.
Perché pochi anni fa, quando uscire dal pantano pareva un'impresa disperata, non avrei mai creduto di farcela. Perché grazie a mia mamma, alla sua generosità, ma anche grazie al mio coraggio e alla voglia di provare a misurarmi con me e con la mia incapacità a tenere in piedi relazioni durature o convenzionali, ho deciso di andare via e di farlo da sola. Gondendo dei privilegi dell'indipendenza certo, ma anche ritrovandomi davanti allo specchio con la voglia di parlare a qualcuno che ascolti cosa sento, infilando le chiavi nella toppa con la consapevolezza che la casa sarà fredda come l'ho lasciata alla mattina quando sono uscita e che la cena sarà ancora da preparare. In compenso però avrò più tempo per me, che significherà dare spazio ai miei bisogni e trovare carburante per i miei affetti.
Iniziando da un pezzo di legno chiaro e profumato posato sul comodino...

P.S. Nella foto un'immagine all'ESEM, un brandello dell'esame di dottorato preparato durante il Festival e sostenuto pochi giorni fa, con grande soddisfazione.


lunedì 24 settembre 2012

Ho imparato a sognare

Non so da che parte cominciare.
Inizio magari spiegando il titolo: un pezzo di canzone dei Negrita che a Cecilia piace tanto. Chi è Cecilia? Cecilia è una mia amica, che si è sposata sabato, con Gabriele.
Oggi scrivo del loro matrimonio, con la gioia vera nel cuore.
Una giornata di festa, una sfida, un gruppo di persone, una famiglia-tribù.
A me piacciono gli elenchi, chi mi legge lo sa, perciò anche stavolta (come credo in ogni post pubblicato quaggiù) tante parole in fila mi aiuteranno a raccontare il week end appena trascorso.
Intanto circolo, come circolo ARCI che è quello che siamo per gli altri, ma anche come circolo di amici, che è quello che siamo per noi.
Gli sposi ci hanno chiesto, pochi mesi fa, di occuparci del loro pranzo di nozze, che più che un pranzo è stato una festa, una grande abbuffata con musica, giochi, balli, fotografie, filmati e amore.
Io, Elli, Silvia, K e KK abbiamo iniziato a cucinare venerdì mattina al Belleville e finito sabato durante il buffet: è stato faticoso e divertente, impegnativo e stimolante, lungo e veloce al medesimo tempo.
Torte di zucca, di bietole, di cipolle e di riso, lasagne al pesto, farinata, roast beef, salumi, porchetta, carne cruda, formaggi, caprese, pasta con salsiccia e funghi, salmone al forno...tutto innaffiato da vino abbondante e servito con un misto di apprensione, gioia e soddisfazione.
Non siamo cuochi, siamo forse (il forse è per me, per gli altri è certezza!) portati per la cucina, ma quello che sicuro non ci manca è la voglia di provarci.
Cecilia qualche settimana addietro mi aveva chiesto di trovare per lei delle frasi che sapessero di sole, campagna, amicizia e amore, mi ha domandato di scriverle e distribuirle qua e là il giorno del suo sì, cosicché gli invitati alla festa potessero leggerle, portarle a casa o lasciare a loro volta un pensiero, con l'aiuto dei tanti pennarelli colorati usati come centri tavola insieme a lanterne di carta e gerbere lunghe.
Fare questo "lavoro" per la sposa mi ha permesso di guardarmi dentro, di cercare, innanzi tutto nella memoria, qualcosa che mi facesse tornare alla felicità di un giorno grande come quello di ieri, senza retorica e con una buona dose si sincero sentimento. Poi, scrivere su pezzi di carta straccia con un pennarello bianco, appendere i fogli su spago da cucina, usare piccole mollette colorate e cercare quelle di legno per il bucato quando le prime terminavano, è stato un gioco da ragazzi!
L'effetto, già romantico quando le pagine giacevano ancora a casa mia (vedi foto), sul posto era ancora più bello, tra il verde dei prati, l'arancio dei muri, le risate della gente. Quindi, un'altra parola di questo elenco sarà, appunto, parole. Come quelle scritte sulla carta e quelle dette dagli sposi durante il taglio della torta: parole di ringraziamento, elenchi di nomi, racconti di viaggio, tutto davanti alle centinaia di frutti di bosco adagiati dalla Fra sulla crema pasticcera della torta di nozze più bella del mondo, mentre il vicino-vicino scattava milioni di foto. Accanto ai flute c'erano angurie decorate con un piccolo coltello e un'enorme pazienza, spiedini di ananas, grappoli d'uva, fragole pucciate nella cioccolata, ciotole di mescolanza e confetti bianchi e verdi. Nell'angolo del gioco, dedicato ai più piccoli (tanti!) invitati alla festa, il mio albero disegnato ad acquerello è stato ricoperto di foglie coloratissime da piccole mani intinte nei colori a dita e chissà che Cecilia e Gabriele non decideranno di appenderlo a casa loro...
Questo post rischia di diventare lunghissimo, ma non posso non parlare dei fiori, dal bouquet di tulipani arancioni, ai crochi viola che spuntavano ovunque tra l'erba chiara, dall'erica bianca a quella rosa, dalle primule gialle alle gerbere di tre colori, dai fiori di vetro bianchi ai ranuncolini selvatici così delicati...Un posto magnifico, pieno di pace, di animali, di dolcezza. Un gruppo di amici, come scrivevo all'inizio, che non hanno mai perso la calma, che si sono divertiti, che hanno gioito con gli sposi, che hanno mangiato e bevuto, parlato in genovese, imprecato contro gli asini e il loro verso, prestato coperte, fatto battute, parlato seriamente, raccontato viaggi recenti, immaginato futuri possibili.
Non resta che augurare agli sposi di incontrare spesso sulla loro strada emozioni così belle, di avere sempre il calore degli amici attorno alle loro vite, di continuare a crescere come persone singole, ma trovando rifugio nell'abbraccio della parola due.

sabato 21 luglio 2012

A gambe incrociate

Da ieri sera alle cinque ho le chiavi di casa. Dopo aver salutato con un "a presto" i vecchi proprietari mi sono seduta al centro della sala nuova, a gambe incrociate sul parquet, con mezzo sorriso e tanti pensieri.
La prossima settimana mille corse negli uffici, volture per le utenze, cambi di residenza, sopralluoghi del muratore, misure da prendere. Poi scatole. Libri, vestiti, piatti, tazze, cd, creme, lenzuola, asciugamani, quadri...tutto impacchettato e portato via da qui.
Bisognerà arredare una sala, una camera da letto, una cucina, una dispensa e un bagno. Dovrò scegliere il letto, il comò, il divano, le librerie, il frigorifero, la credenza, le tende, lo specchio, il tavolo, le lampade. Per non parlare delle cose piccole come i copriletti, i vasi, il microonde, il porta sapone, lo scolapasta, i cuscini, l'appendiabiti, le pentole e tutte quelle robe inutili che sono sempre le prime a venirmi in mente.
Proverò, per gioco, ad aggiornare il mio blog con i vari acquisti, ad aggiungere foto degli oggetti comprati, regalati o trovati nella spazzatura che diventeranno gli abitanti della mia nuova, grande, tana.
Dovrò:
- dovrò decidere se portarmi dietro il primo stereo della mia vita, quello che mi regalò papà così tanti anni fa che ormai è equiparabile ad un grammofono;
- dovrò cercare il posto adatto per la sedia a dondolo, rigorosamente vicina ad una piantana per leggere in tranquillità;
- dovrò comprare la vernice-ardesia per dipingere una parete in cucina e trasformarla in una lavagna;
- dovrò scegliere il colore per il muro dietro al letto, tra mille sfumature di verde;
- dovrò trovare il punto giusto dove appendere le mie seggiole da campeggio;
- dovrò pensare a una soluzione per appoggiare diecimila vasi di fiori sulla finestra della cucina;
- dovrò scegliere uno zerbino per l'ingresso di casa che ricordi a tutti dove stanno entrando;
Dovrò pensare a tante cose ed ognuna mi servirà a pensare a me stessa, senza fare l'errore di considerare questo l'inizio di una nuova vita, ma semplicemente una crescita, fatta di passato, ricordi, bisogni e possibilità.

P.S. Nella foto i saluti della mia campagna, che mi regala libellule affettuose per dirmi ciao.

domenica 9 ottobre 2011

Ettore & co.


Più di una settimana dall'ultimo post. Perchè?
Perchè ho avuto un sacco di lavoro da fare (per fortuna!) e un esame da preparare...nemmeno un minuto per fermarmi e scrivere qualcosa di me.
Oggi però è domenica, una bellissima domenica di ottobre, col cielo blu, la tramontana e la casa vuota. Per la prima volta dopo tanto tempo ho passato il week end in Campopisano, per recuperare un pò di forze e prepararmi a una partenza. Ma cominciamo dall'inizio: il senso di inadeguatezza dell'ultimo post è pian piano dimuito e ora latita dentro di me, quando non si hanno momenti liberi è difficile pensare...per fortuna. Dal lunedì al giovedì non ho fatto altro che lavorare e studiare, studiare e lavorare, lasciandomi due sere per riunione del Belleville e dell'IMG e una per tirare un respiro in palestra e a cena dalla Ale. Come sempre le serate con la mia sorella mancata sono carburante per lo spirito, davanti a due mini sformatini caldi e due belle rosse fresche abbiamo chiacchierato di tutti i nostri casini e della bellezza, tutto sommato, di amare qualcosa o qualcuno comunque, nonostante le difficoltà di lavori precari o uomini distanti. Le giornate in ufficio sono state dense di telefonate, e-mail e analisi da interpretare e mettere per iscritto in report conclusivi super importanti, fino a giovedì dove alternavo la correzione di un preventivo al ripasso per l'esame, una telefonata alla commercialista all'elaborazione di uno spettro Raman. Il venerdì è arrivato e, sostenuto l'esame con buonissimi risultati, sono corsa dal cliente dove insieme a Vale ho smanettato tutta la mattina con la nostra super pistola a raggi X e giocato con il meraviglioso gatto birmano della padrona di casa. Rientrate in ufficio con l'autista (adoro lavorare con i ricchi...) è scattato il pomeriggio relax: un pò di pulizie, una bella doccia e un'uscita romantica, per non parlare del giorno dopo. Il sabato iniziato con una super spesa di pesce per la cena di questa sera è continuato con un pò di lavoro a domicilio a casa di Lucia e finito con una cena da leccarsi i baffi al Belleville e un'altra uscita romantica. Ora è domenica, sveglia tardissimo e mille lavori di casa con Bon Iver, Beirut e Lou Reed che suonavano per me, la borsa per andare a Siena tre giorni che pian piano si riempiva e il terrazzo che aspettava l'acqua. Corsa fuori per comprare il gelato e la coca zero per il mio fratellone in arrivo e poi innaffiata selvaggia prepartenza, con Ettore che mi guardava dal suo ulivo e il sole che tramontava. Ora, mentre scrivo, Andrea che cucina con Marta, odore di stocafisso ovunque, pistacchi in mano e sorriso sulle labbra. Che meraviglia...

giovedì 8 settembre 2011

LimoniAmo?


Oggi ricetta.
Crostata al limone, ma non una crostata qualunque di limoni qualunque, bensì una crostata con crema di ricotta e marmellata di limoni. La marmellata del vicino di sotto e i limoni dell'uomo dai mille spaghetti (vedi ultimo post).
La ricetta è rintracciabile anche sul web, la mia necessità era quella di rendere più delicata questa marmellata molto amara e aspra, insomma buona ma forte. Perciò, addizionando la ricotta che è praticamente insapore si ottiene una crema morbida e molto gustosa, effetto cheesecake.
Come di consueto, prima gli ingredienti e poi il procedimento.

Ingredienti:
- Pasta frolla (io la prendo surgelata, sono ancora poco cuoca)
- 3 cucchiai di marmellata (in questo caso di limoni, ma penso possa andare bene anche di arance e agrumi vari)
- 250 gr di ricotta
- 1 uovo

Procedimento:
Stirare la frolla per renderla sottile (aiutatevi con un pò di farina). Amalgamare in una terrina la ricotta e la marmellata, insieme al tuorlo dell'uovo. Stendere la frolla sulla teglia e distribuire un velo di marmellata sul fondo della pasta. Aggiungere alla crema l'albume dell'uovo montato a neve. Mescolare bene e versare il composto nella teglia. Decorare a piacere la superficie, io di solito faccio la classica griglia da crostata ma credo vadano bene stelle, cuori e altre amenità di pasta frolla.
Infornare a 180° fino a che la frolla non risulta dorata.
Una volta cotta è buona calda e anche fredda, io l'ho mangiata a colazione con un bicchiere di latte e con il caffè, e mi è piaciuta! (Buone recensioni anche da parte di zii e parentame vario).

Difficoltà: facilissima (contando che la frolla è già pronta e la marmellata è in
regalo!)
Cottura: almeno 20 minuti
Costo degli ingredienti: medio (si paga la frolla già pronta, non si può avere
tutto!)

venerdì 26 agosto 2011

Il sonno della ragione genera mostri


La mia frase preferita. Di sempre.
Un'opera di Goya in verità, che amo molto, ma più ancora dell'opera in sè amo il titolo. E' verissimo, quando la mente abbandona la ragione, o meglio, quando la ragione abbandona la mente arrivano i mostri.
Non per tutti è così, chiaro, per me sì. Ogni volta che penso che vorrei farmi un tatuaggio questa frase è la prima cosa che inciderei sulla mia pelle.
Oggi la mia mente è andata a dormire, la conseguenza...un bell'attacco d'ansia.
Dall'ultimo post è successo di tutto, in una settimana un calcolo renale (con terribili coliche annesse) mi si è piantato nell'uretere e non ne vuole sapere di uscire. Mille medicine, riposo forzato, dolore allucinante e continuo, stanchezza e paura. Oggi soprattutto paura. Un antibiotico che reagisce e mi infiamma i tendini, come se non bastasse tutto questo. Rischio di rottura, riposo a letto o quasi. E il calcolo resta lì, tranquillo e stronzo.
Nel frattempo zio in ospedale e nonno moribondo, quindi mamma distrutta, poverina.
A tutto questo come si reagisce? Ho ripetuto tipo mantra tibetano che tutto si sarebbe aggiustato, ho insegnato alla zia il detto cinese "se hai un problema che puoi risolvere perchè ti arrabbi, se hai un problema che non puoi risolvere perchè ti arrabbi?" (o qualcosa di simile), ho continuato a sorridere, sono andata a lavorare con due toradol in corpo. Ma oggi sono crollata. Appena ho percepito che erano le gambe il problema, con tutto quello che significa per me, sono crollata come una pera marcia. Aria che manca, testa che pulsa, battiti che accelerano.
Poi, come è giusto, la ragione si sveglia e caccia i mostri, la dottoressa mi rassicura e interrompe subito l'antibiotico, la mamma si tranquillizza e restano solo un gran mal di testa e i tendini che tirano.
Ora, per cercare ancora un pò di relax, potrei preparare la mitica salsina all'aglio per le verdure grigliate che mangeranno il vicino-vicino e la Vale in visita domattina. Non ho una foto, ma ho la ricetta:

Ingredienti:
- Olio
- Aglio
- Prezzemolo
- Limone
- Pepe
- Sale

Procedimento:
L'aglio è meglio spremerlo, a pezzetti coprirebbe il gusto delle verdure grigliate che tutto sommato hanno un sapore delicato.
Il prezzemolo si frulla o si taglia fine fine con la mezzaluna.
Tutto mescolato.
Siate generosi col pepe se vi piace.

Difficoltà: facilissima
Cottura: zero!
Costo degli ingredienti: bassissimo

Buon appetito.

sabato 26 febbraio 2011

The Best Cischeic


In un sabato tranquillo, un post tranquillo. L'occasione me la dà un compleanno speciale che ricorre oggi, perciò è spontaneo un pensiero a chi, in un modo o nell'altro, è nei miei pensieri ogni giorno.
Per festeggiare ecco una torta, ma non una torta qualsiasi: ricotta e cioccolata, la mia torta preferita di sempre, la mangio da quando ero bambina e la adoro dopo cena, per colazione, a merenda...
Come al solito, ecco ingredienti e procedimento, più semplice di così non si può.

Ingredienti:
- 500g di ricotta
- 2 uova
- 100g di zucchero
- 100g di cioccolato fondente
- 2 cucchiai rasi di farina
- 1 pizzico (1/4 di bustina) di lievito
- uvetta
- liquore (io uso il brandy di solito)

Procedimento:
La prima cosa da fare è spezzettare grossolanamente la cioccolata e mettere a bagno nel brandy (o in acqua se volete evitare la componente alcolica) l'uvetta.
In un contenitore capiente unire la ricotta ai tuorli delle uova, alla farina e allo zucchero, amalgamare bene. Montare gli albumi a neve (con un pizzico di sale), aggiungerli al resto degli ingredienti insieme al lievito, alla cioccolata e all'uvetta passata nella farina.
Mescolare tutto facendo un poco si attenzione ai grumi. Infornare a 180° finchè la superficie non risulta essere dorata.
Questo dolce è molto buono freddo, come una vera e propria cheese cake.
Buon appetito (e buon compleanno)

Difficoltà: facilissima
Cottura: almeno 30 minuti
Costo degli ingredienti: medio/basso

giovedì 30 dicembre 2010

Le bombe di Natale


Questa sì che è una tradizione.
Faccio i datteri ripieni nel periodo natalizio da anni ormai. Ero ancora al liceo quando cercavo di uccidere i miei commensali con questa bomba calorica senza precedenti. Non occorre che piacciano i datteri, io per esempio non li amo granchè.
I datteri ripieni di mascarpone e ricoperti di cacao sono buoni. Punto.
Perchè sono ripieni di mascarpone e ricoperti di cacao.
Mi sono ripromessa di prepararli solo nelle feste natalizie, un pò perchè è decisamente più semplice reperire il maxi datterone necessario, un pò perchè la pesantezza di questo veloce dolcino non permette un consumo più assiduo.
Iniziamo, come sempre, dagli ingedienti (per 4 persone):

- 8/12 datteri grandi (si vendono sfusi e sono enormi, diffidate delle imitazioni)
- mascarpone (una vaschetta normale)
- zucchero
- cacao amaro

Preparazione:
Occorre che vi procuriate una siringa per dolci o una saccapoche (io uso la siringa).
Mescolando poco zucchero al mascarpone ottenete una crema morbida. Togliete i noccioli dai datteri, basta estrarli con pollice e indice, è un'operazione piuttosto semplice. Riempite i datteri con il mascarpone, fino a renderli belli gonfi di crema.
Fateli rotolare sul cacao.
Fine.
Incredibile no? Ci vuole un attimo a farli, anche a mangiarli, un pò di più a digerirli!

Difficoltà: facilissima
Cottura: zero!
Costo degli ingredienti: medio (i datteri costicchiano)

Buon appetito!