La Primavera stenta ad arrivare e con essa anche i week end interamente dedicati alle gite.
Poco male, però, se in città c'è il Cotonfioc Festival!
Come ho già ampiamente dimostrato quaggiù io ho una vera e propria adorazione per i mercati handmade, specie se eterogenei, specie se a esporre sono mini realtà indipendenti con un sacco di cose interessanti da dire.
Quindi, domenica scorsa, appena ci siamo resi conto di essere stanchissimi e di non aver voglia di camminare con il rischio imminente di un acquazzone, abbiamo deciso di mangiare un bel piatto di trofie integrali con il pesto, di cucinare la torta di asparagi da portare al lavoro in settimana e di uscire alla scoperta di questo festival di editoria (ma non solo!) allestito in un posto magico e pienissimo di fascino, almeno per me che non c'ero mai stata: l'ex mercato ortofrutticolo di Corso Sardegna.
Ci siamo arrivati a piedi (fermi proprio non riusciamo a stare) e abbiamo cominciato a girare tra i banchi con gli occhi a cuore (parlo per me, ovviamente, sono io quella che perde ogni forma di controllo in questi casi). Come al solito ho adottato la strategia del doppio giro: il primo di ricognizione, il secondo per riempire la mia borsa di stoffa con mille acquisti.
A onor del vero siamo partiti con degli obiettivi sicuri: a giugno andremo a due matrimoni e ci servivano un papillon e degli orecchini da indossare in quelle occasioni. Per il primo non c'erano dubbi, mentre per i secondi avevo già qualche idea ma volevo "toccare con mano"!
Avevo letto, sulla pagina Facebook dell'evento, che avrei trovato tra gli espositori anche Bouquet Transportable e non vedevo l'ora di guardare da vicino i bellissimi gioielli di Silvia, prodotti in collaborazione con Laboratorio Indie.
Ho impiegato una vita per decidere ma alla fine ce l'ho fatta e per il matrimonio numero due, quello in cui probabilmente indosserò un paio di pantaloni color ruggine, ho scelto una coppia di foglioline in bronzo e rame che sembrano fatte apposta per me e per l'occasione (vedi foto quassù).
Alle nozze in Sardegna, invece, credo che metterò un vestito di seta coloratissima e cercavo un paio di orecchini che lo fossero altrettanto e che rispettassero lo stile dell'abito (vintage, recuperato anche lui in un mercatino) e della festa, organizzata sulla spiaggia.
La soluzione che ho trovato mi è sembrata perfetta: i due bottoni di legno a righe viola e gialle sono realizzati da Skate'n'Love lavorando vecchie tavole da skateboard, non vedo l'ora sia il momento di indossarli (pure questi li vedete nella foto del post)!
Naturalmente, una volta portata a termine la missione acquisti ragionati mi sono dedicata alla mia attività preferita: comprare a caso.
In realtà non c'è mai nulla di casuale in quello che scelgo, di norma a decidere è prima il cuore poi il portafoglio e questa volta ho fatto scivolare nella mia borsa a fiori un calendario speciale di StudiOrtica, una stampa di LinEEtte in cui ci sono proprio io e una cartolina di Valeria Cardetti che voglio regalare a mia mamma.
Quindi, come direbbero le vere influencer, questo è stato una specie di post haul, io che dell'influenza ho solo i sintomi invece vi dico che questo è il post dove ho scritto cosa ho comprato al Cotonfioc Festival. Cosa ve ne frega? Non lo so, ma visto che ho sottolineato più volte la necessità di scegliere acquisti sostenibili e supportare il più possibile il fatto a mano, magari italiano, ho pensato fosse corretto e coerente mostrarvi ogni tanto come mi muovo nel magico mondo dell'handmade.
Olè!
Visualizzazione post con etichetta fai da te. Mostra tutti i post
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martedì 9 maggio 2017
venerdì 22 aprile 2016
Una ragazzina sull'Albero
L'unico selfie a cui abbia mai aspirato è di legno ed è una Myselfie: una delle ragazzine di Rita.
Rita lo sapete tutti chi è, ma se non lo sapete Rita è lei e vi consiglio di seguirla anche su Facebook e su Instagram, perché i suoi profili sono pura poesia, come i suoi capelli celesti.
Il mondo di Faccio e Disfo (che poi io non ho mica ancora capito cosa disfi, fa di continuo ed è tutto perfetto!) è un universo parallelo posizionato esattamente tra voi e la vostra infanzia, tra il gusto che avete adesso e la fissazione intramontabile per quaderni, penne e righelli per fare le cornicette con le onde.
Questa ragione, questo filo diretto con la me di trent'anni fa, insieme alla decisione di smetterla di sbavare sullo shop on line del Cottage, mi ha portato a ordinare una Myselfie e una Secret Bag, battendo le mani velocissime non appena è partito il bonifico.
La decisione finale l'ho presa una sera di idee e immaginazione, mentre cercavo di capire come mettere in pratica un progetto e mi servivano dei timbri con cui scrivere, delle lettere minuscole da usare con inchiostro nero e colorato sui quaderni che ho costruito da Papê l'anno scorso. Ho navigato un po' on line e voilà, sul sito di Rita ho scoperto che c'era una scatoletta di legno (meravigliosa) piena di timbri (meravigliosi) che aspettava solo di essere ordinata.
Come è andata poi? Poi è andata che volevo aggiungere qualcosina per ammortizzare le spese di spedizione e mi sono detta: "Perché non ti regali, finalmente, una Myselfie?". E quindi, alla fine della favola come si dice qui a Genova, ho comprato tutto, timbri, collana e sacchetto di stoffa (meraviglioso) pieno di sorprese (meravigliose) scelte dai figli (meravigliosi) di Rita, meravigliosa pure lei, che ve lo dico a fare!
Ho compilato il form sulle mie caratteristiche affinché la ragazzina arrivasse davvero somigliante a me, ho aspettato giusto il tempo che le mani artigiane di Rita la confezionassero ed è arrivata. Non ho potuto ritirare io il pacco, ma non ho saputo resistere e ho chiesto a chi lo aveva preso per me di scartare qualche busta e mandarmi le foto. La Myselfie ha commosso tutti, grandi e grossi compresi.
Perché sono io, senza se e senza ma. Ha i capelli carota, la maglia a righe, le scarpe da maschiaccio e una foglia in mano... che altro?
Ora, come in ogni post haul (è così che si chiama vero?) che si rispetti di ogni blogger che si rispetti, vi elenco tutto quello che ho trovato nel sacchetto del Cottage, partendo dalla foto quassù in rigoroso ordine sparso.
- Sei penne (non quattro, non cinque... sei!) a fiori con la punta tipo tratto-pen: ogni penna ha un piccolo pois del colore del suo inchiostro disegnato sul tappo, per sapere sempre come si scriverà
- Una matita a scatto sottile e leggerissima, perfetta per non appesantire la borsa (inutile che vi dica che io, nella mia borsa, ho messo tutto, noncurante del peso perché CERTAMENTE mi servirà ogni sfumatura di colore)
- Due taccuini verticali, che più romantici di così non credo sia possibile (i fogli all'interno sono liberi da righe o quadretti e sono di una carta paglia bellissima)
- Cinque bustine d'altri tempi, per mandare auguri, amore, foglie secche
- Il sacchetto del Cottage, in stoffa grezza, perfetto per la biancheria quando si viaggia (o per le scarpe se a scuola c'è ginnastica :-) )
- Un timbro a forma di orologio con relativo inchiostro rosso
- Il famoso righello con le onde per fare le cornicette
- Il quadernino di Veronica
- La scatola di legno vintage con le lettere minuscole da timbrare
- Il taccuino ufficiale del Cottage, capiente e utilissimo
- La Myselfie con il suo certificato di autenticità
- Gli adesivi, perché Rita è furbissima e sa che aprendo i mille pacchetti contenuti nel sacchetto il chiodo fisso è non rompere gli adesivi chiudipacco. Impossibile: si rompono tutti e lo struggimento è a mille. Rita lo sa e ti fa trovare una confezione di piccoli adesivi botanici (e non solo), intatti, all'interno della Cottage Secret Bag.
Prima di chiudere questo lungo post c'è un'ultima cosa che vorrei dire sull'ordine che ho fatto a Rita: dovevo farlo prima.
Rita lo sapete tutti chi è, ma se non lo sapete Rita è lei e vi consiglio di seguirla anche su Facebook e su Instagram, perché i suoi profili sono pura poesia, come i suoi capelli celesti.
Il mondo di Faccio e Disfo (che poi io non ho mica ancora capito cosa disfi, fa di continuo ed è tutto perfetto!) è un universo parallelo posizionato esattamente tra voi e la vostra infanzia, tra il gusto che avete adesso e la fissazione intramontabile per quaderni, penne e righelli per fare le cornicette con le onde.
Questa ragione, questo filo diretto con la me di trent'anni fa, insieme alla decisione di smetterla di sbavare sullo shop on line del Cottage, mi ha portato a ordinare una Myselfie e una Secret Bag, battendo le mani velocissime non appena è partito il bonifico.
La decisione finale l'ho presa una sera di idee e immaginazione, mentre cercavo di capire come mettere in pratica un progetto e mi servivano dei timbri con cui scrivere, delle lettere minuscole da usare con inchiostro nero e colorato sui quaderni che ho costruito da Papê l'anno scorso. Ho navigato un po' on line e voilà, sul sito di Rita ho scoperto che c'era una scatoletta di legno (meravigliosa) piena di timbri (meravigliosi) che aspettava solo di essere ordinata.
Come è andata poi? Poi è andata che volevo aggiungere qualcosina per ammortizzare le spese di spedizione e mi sono detta: "Perché non ti regali, finalmente, una Myselfie?". E quindi, alla fine della favola come si dice qui a Genova, ho comprato tutto, timbri, collana e sacchetto di stoffa (meraviglioso) pieno di sorprese (meravigliose) scelte dai figli (meravigliosi) di Rita, meravigliosa pure lei, che ve lo dico a fare!
Ho compilato il form sulle mie caratteristiche affinché la ragazzina arrivasse davvero somigliante a me, ho aspettato giusto il tempo che le mani artigiane di Rita la confezionassero ed è arrivata. Non ho potuto ritirare io il pacco, ma non ho saputo resistere e ho chiesto a chi lo aveva preso per me di scartare qualche busta e mandarmi le foto. La Myselfie ha commosso tutti, grandi e grossi compresi.
Perché sono io, senza se e senza ma. Ha i capelli carota, la maglia a righe, le scarpe da maschiaccio e una foglia in mano... che altro?
Ora, come in ogni post haul (è così che si chiama vero?) che si rispetti di ogni blogger che si rispetti, vi elenco tutto quello che ho trovato nel sacchetto del Cottage, partendo dalla foto quassù in rigoroso ordine sparso.
- Sei penne (non quattro, non cinque... sei!) a fiori con la punta tipo tratto-pen: ogni penna ha un piccolo pois del colore del suo inchiostro disegnato sul tappo, per sapere sempre come si scriverà
- Una matita a scatto sottile e leggerissima, perfetta per non appesantire la borsa (inutile che vi dica che io, nella mia borsa, ho messo tutto, noncurante del peso perché CERTAMENTE mi servirà ogni sfumatura di colore)
- Due taccuini verticali, che più romantici di così non credo sia possibile (i fogli all'interno sono liberi da righe o quadretti e sono di una carta paglia bellissima)
- Cinque bustine d'altri tempi, per mandare auguri, amore, foglie secche
- Il sacchetto del Cottage, in stoffa grezza, perfetto per la biancheria quando si viaggia (o per le scarpe se a scuola c'è ginnastica :-) )
- Un timbro a forma di orologio con relativo inchiostro rosso
- Il famoso righello con le onde per fare le cornicette
- Il quadernino di Veronica
- La scatola di legno vintage con le lettere minuscole da timbrare
- Il taccuino ufficiale del Cottage, capiente e utilissimo
- La Myselfie con il suo certificato di autenticità
- Gli adesivi, perché Rita è furbissima e sa che aprendo i mille pacchetti contenuti nel sacchetto il chiodo fisso è non rompere gli adesivi chiudipacco. Impossibile: si rompono tutti e lo struggimento è a mille. Rita lo sa e ti fa trovare una confezione di piccoli adesivi botanici (e non solo), intatti, all'interno della Cottage Secret Bag.
Prima di chiudere questo lungo post c'è un'ultima cosa che vorrei dire sull'ordine che ho fatto a Rita: dovevo farlo prima.
venerdì 29 gennaio 2016
Thismustbetheblog #6: East Market Milano
Ho iniziato l'avventura di Thismustbetheblog nella primavera scorsa, visitando la splendida Erboristeria di Valeria e conoscendo finalmente dal vivo questa ragazza bellissima, gentile e dallo stile unico che ogni giorno regala foto, ispirazioni e poesia dal suo canale Instagram e dalla sua pagina Facebook.
Il viaggio è proseguito incontrando un'altra Valeria, L'inventore di mostri, con la quale è nata una bella unione a distanza, di quelle che ti fanno pensare che là fuori c'è qualcuno di simile a te, lontano ma vicino.
Poi ho trascorso una giornata in barca insieme a due meraviglie, Cinzia e Paola: con loro gli incontri sono più facili e frequenti (una vive nella mia città e fa un lavoro che in qualche modo ruota attorno a me e l'altra mi viene a trovare un sacco di volte!).
Il tour di Thismustbetheblog era fermo da questa estate, quando La Effe è passata da Genova, tornando da una vacanza al nord, con tutta la sua famiglia. Che bello è stato guardarci negli occhi per la prima volta e riconoscerci senza alcuna fatica!
Visto che ho deciso sin da subito che questi momenti di condivisione non avrei dovuto cercarli per forza ma, semplicemente, lasciare che accadessero, ho aspettato con pazienza fino a domenica scorsa, quando grazie all'East Market di Milano ho fatto il pieno di nuove blogger conosciute di persona. Non era preventivato: con il vicino-vicino abbiamo deciso venerdì di prendere su e andare a visitare la Mostra di Gabriele Basilico nella bellissima area di Porta Nuova, provando a vedere anche quella di Vivian Maier nonostante le code chilometriche e trascorrendo la mattina qui.
Premesso che la mostra di Basilico allo spazio Unicredit è bellissima e che quella della Maier, come previsto, siamo riusciti solo a sbirciarla dall'esterno a causa della fila, la mattina a Lambrate tra bancarelle vintage ed espositori handmade è stata una figata pazzesca. Avevo scoperto, quando ancora ero a casa immersa nel mio divano sputa ospiti, che ci sarebbero state Pretty in Mad, Demodé Lovely Things e Petit Pois Rose, tutte crafter bravissime che seguo da molto tempo. Appena sono riuscita a ritagliare un minuto alla voglia di perdermi tra gli scaffali e comprare tutto (fenicotteri rosa compresi) sono andata a conoscere queste tre ragazze e a regalarmi una creazione di ognuna di loro. Clara, Erika e Silvia non sono solo brave, sono anche molto gentili e mi hanno accolta con tanta premura! EriKa mi ha fatto scegliere gli orecchini a bottone che mi piacevano di più con pazienza e sorrisi, Clara ha cucito sul momento una Claratterina verde apposta per me e Silvia mi ha salutata con un abbraccio pieno di calore.
Mentre curiosavo tra gli zaini, le fasce e le pochette di Pretty in Mad ho conosciuto anche Giui, un'altra (non)artista bravissima che non potete proprio perdervi: trovate qui e qui il suo blog e il suo profilo Instagram.
Alla fine di questa lunga giornata, dopo tredici ora di camminate, stimoli, emozioni e foto, sono tornata a casa morta stecchita e mi sono accorta di aver portato con me un Thismustbetheblog bello da matti, quasi come il Bosco Verticale che vedete quassù.
Perché quando c'è bosco c'è gioia!
Il viaggio è proseguito incontrando un'altra Valeria, L'inventore di mostri, con la quale è nata una bella unione a distanza, di quelle che ti fanno pensare che là fuori c'è qualcuno di simile a te, lontano ma vicino.
Poi ho trascorso una giornata in barca insieme a due meraviglie, Cinzia e Paola: con loro gli incontri sono più facili e frequenti (una vive nella mia città e fa un lavoro che in qualche modo ruota attorno a me e l'altra mi viene a trovare un sacco di volte!).
Il tour di Thismustbetheblog era fermo da questa estate, quando La Effe è passata da Genova, tornando da una vacanza al nord, con tutta la sua famiglia. Che bello è stato guardarci negli occhi per la prima volta e riconoscerci senza alcuna fatica!
Visto che ho deciso sin da subito che questi momenti di condivisione non avrei dovuto cercarli per forza ma, semplicemente, lasciare che accadessero, ho aspettato con pazienza fino a domenica scorsa, quando grazie all'East Market di Milano ho fatto il pieno di nuove blogger conosciute di persona. Non era preventivato: con il vicino-vicino abbiamo deciso venerdì di prendere su e andare a visitare la Mostra di Gabriele Basilico nella bellissima area di Porta Nuova, provando a vedere anche quella di Vivian Maier nonostante le code chilometriche e trascorrendo la mattina qui.
Premesso che la mostra di Basilico allo spazio Unicredit è bellissima e che quella della Maier, come previsto, siamo riusciti solo a sbirciarla dall'esterno a causa della fila, la mattina a Lambrate tra bancarelle vintage ed espositori handmade è stata una figata pazzesca. Avevo scoperto, quando ancora ero a casa immersa nel mio divano sputa ospiti, che ci sarebbero state Pretty in Mad, Demodé Lovely Things e Petit Pois Rose, tutte crafter bravissime che seguo da molto tempo. Appena sono riuscita a ritagliare un minuto alla voglia di perdermi tra gli scaffali e comprare tutto (fenicotteri rosa compresi) sono andata a conoscere queste tre ragazze e a regalarmi una creazione di ognuna di loro. Clara, Erika e Silvia non sono solo brave, sono anche molto gentili e mi hanno accolta con tanta premura! EriKa mi ha fatto scegliere gli orecchini a bottone che mi piacevano di più con pazienza e sorrisi, Clara ha cucito sul momento una Claratterina verde apposta per me e Silvia mi ha salutata con un abbraccio pieno di calore.
Mentre curiosavo tra gli zaini, le fasce e le pochette di Pretty in Mad ho conosciuto anche Giui, un'altra (non)artista bravissima che non potete proprio perdervi: trovate qui e qui il suo blog e il suo profilo Instagram.
Alla fine di questa lunga giornata, dopo tredici ora di camminate, stimoli, emozioni e foto, sono tornata a casa morta stecchita e mi sono accorta di aver portato con me un Thismustbetheblog bello da matti, quasi come il Bosco Verticale che vedete quassù.
Perché quando c'è bosco c'è gioia!
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vintage
sabato 21 febbraio 2015
Papê
Questo post ha un prima e un dopo.
Ecco il prima
Da quando ho aperto la pagina Facebook del mio piccolo blog, ho cominciato a condividere vecchi post che quasi nessuno aveva mai letto (per lo meno a giudicare dagli accessi).
Quanto dolore, quanta sofferenza.
Non ricordo nemmeno di aver patito tanto in passato, e probabilmente la stessa cosa la dirò tra qualche anno rileggendo i post di questi giorni.
Da un paio di settimane, forse anche qualcosa di più, non sto bene. Fisicamente intendo.
Accertamenti in corso. Autodiagnosi senza speranza, come da copione.
Ma non è questo il punto.
Il punto è che mentre anni fa, davanti a vere o presunte malattie, mi sentivo persa e convinta di aver sprecato tempo prezioso, questa volta non va così.
Questa volta so che per lo meno ci ho provato. Ho vissuto quello che ho vissuto fino in fondo, senza limiti, senza barriere, per il solo gusto di farlo.
Mi hanno limitata gli altri, quello sì, tantissimo. Ma si sa, ognuno fa come può, sta a noi scegliere se fermarsi o andare oltre e io mi fermo spesso. Forse troppo, forse il giusto, ma sempre per aspettare qualcuno o qualcosa che resta indietro. Un amore, un'amicizia, un lavoro.
Non sono una persona particolarmente istintiva ma adoro vedere il mondo attorno a me con occhi curiosi, amo godere di quello che la vita mi offre, che si tratti di un giorno di sole, di un libro, di un tuffo in mare, di una notte a ballare, di un pomeriggio di chiacchiere, di una serata di sesso.
E quindi mi iscrivo a un corso di legatoria, mi imbarco in un nuovo ciclo di laboratori di robotica, dico sì a tutte le proposte di lavoro che mi passano a tiro, senza quasi considerare inconciliabilità di orari, argomenti e luoghi.
E sono davvero grata di aver così tanta voglia di fare e vedere.
Ecco il dopo
Oggi ho trascorso una giornata intera qui. Papê è un piccolo negozio delle meraviglie, dove trovano casa cose di carta, stoffe stampate, libri serigrafati, gioielli di cartone, maschere, poster, shopper dai disegni e dai colori meravigliosi. Papê è il classico mondo fatato per tutte le ragazze che da bambine si incantavano davanti alle cartolerie, che non usavano il quaderno nuovo per non sciuparlo, che tenevano la gomma pulita come una reliquia e che avrebbero ucciso per una scatola di Caran d'Ache acquarellabili. Quindi Papê è il classico mondo fatato per tutte le ragazze. Punto.
Nel negozio di Nora, però, nato da poco nel centro storico della mia città, non ci sono solo piccoli spettacoli da comprare. A proposito, a Natale è stato bellissimo contare, durante il mega scambio di regali con i Vicini avvenuto direttamente sul mio parquet, la quantità di sacchettini di carta beige che arrivavano dritti dritti da Papê, con il sottile logo geometrico stampato e i fili di rafia come chiudipacco. Dicevo, in questo spazio dalle pareti verde acqua non c'è solo un'intenzione di vendita, ma c'è anche una riflessione profonda e approfondita sulle realtà artigiane che vengono ospitate, sui prodotti proposti in estremo accordo con i produttori e con la linea di pensiero dei gestori, senza dimenticare mai la passione che ha spinto l'idea fino in fondo, fino alla realizzazione, addirittura fino a organizzare una serie di corsi handmade talmente bella che quando leggi l'elenco non sai davvero cosa scegliere.
Oggi io ho seguito il laboratorio di Legatoria semplice, e mi è piaciuto da matti. Nelle sette ore di concentrazione, cucitura, rifilatura, accostamento dei colori, ho quasi dimenticato Il prima del post e in questo periodo è davvero importante riuscire a scordarmi un attimo di me. Anche se solo per sette ore.
Ecco la ragione per cui mi sono iscritta anche al prossimo corso di Bella Scrittura, nel frattempo mi limiterò a contemplare i sette quadernini che ho costruito oggi, punti storti, nodi molli e pagine unte compresi.
Ecco il prima
Da quando ho aperto la pagina Facebook del mio piccolo blog, ho cominciato a condividere vecchi post che quasi nessuno aveva mai letto (per lo meno a giudicare dagli accessi).
Quanto dolore, quanta sofferenza.
Non ricordo nemmeno di aver patito tanto in passato, e probabilmente la stessa cosa la dirò tra qualche anno rileggendo i post di questi giorni.
Da un paio di settimane, forse anche qualcosa di più, non sto bene. Fisicamente intendo.
Accertamenti in corso. Autodiagnosi senza speranza, come da copione.
Ma non è questo il punto.
Il punto è che mentre anni fa, davanti a vere o presunte malattie, mi sentivo persa e convinta di aver sprecato tempo prezioso, questa volta non va così.
Questa volta so che per lo meno ci ho provato. Ho vissuto quello che ho vissuto fino in fondo, senza limiti, senza barriere, per il solo gusto di farlo.
Mi hanno limitata gli altri, quello sì, tantissimo. Ma si sa, ognuno fa come può, sta a noi scegliere se fermarsi o andare oltre e io mi fermo spesso. Forse troppo, forse il giusto, ma sempre per aspettare qualcuno o qualcosa che resta indietro. Un amore, un'amicizia, un lavoro.
Non sono una persona particolarmente istintiva ma adoro vedere il mondo attorno a me con occhi curiosi, amo godere di quello che la vita mi offre, che si tratti di un giorno di sole, di un libro, di un tuffo in mare, di una notte a ballare, di un pomeriggio di chiacchiere, di una serata di sesso.
E quindi mi iscrivo a un corso di legatoria, mi imbarco in un nuovo ciclo di laboratori di robotica, dico sì a tutte le proposte di lavoro che mi passano a tiro, senza quasi considerare inconciliabilità di orari, argomenti e luoghi.
E sono davvero grata di aver così tanta voglia di fare e vedere.
Ecco il dopo
Oggi ho trascorso una giornata intera qui. Papê è un piccolo negozio delle meraviglie, dove trovano casa cose di carta, stoffe stampate, libri serigrafati, gioielli di cartone, maschere, poster, shopper dai disegni e dai colori meravigliosi. Papê è il classico mondo fatato per tutte le ragazze che da bambine si incantavano davanti alle cartolerie, che non usavano il quaderno nuovo per non sciuparlo, che tenevano la gomma pulita come una reliquia e che avrebbero ucciso per una scatola di Caran d'Ache acquarellabili. Quindi Papê è il classico mondo fatato per tutte le ragazze. Punto.
Nel negozio di Nora, però, nato da poco nel centro storico della mia città, non ci sono solo piccoli spettacoli da comprare. A proposito, a Natale è stato bellissimo contare, durante il mega scambio di regali con i Vicini avvenuto direttamente sul mio parquet, la quantità di sacchettini di carta beige che arrivavano dritti dritti da Papê, con il sottile logo geometrico stampato e i fili di rafia come chiudipacco. Dicevo, in questo spazio dalle pareti verde acqua non c'è solo un'intenzione di vendita, ma c'è anche una riflessione profonda e approfondita sulle realtà artigiane che vengono ospitate, sui prodotti proposti in estremo accordo con i produttori e con la linea di pensiero dei gestori, senza dimenticare mai la passione che ha spinto l'idea fino in fondo, fino alla realizzazione, addirittura fino a organizzare una serie di corsi handmade talmente bella che quando leggi l'elenco non sai davvero cosa scegliere.
Oggi io ho seguito il laboratorio di Legatoria semplice, e mi è piaciuto da matti. Nelle sette ore di concentrazione, cucitura, rifilatura, accostamento dei colori, ho quasi dimenticato Il prima del post e in questo periodo è davvero importante riuscire a scordarmi un attimo di me. Anche se solo per sette ore.
Ecco la ragione per cui mi sono iscritta anche al prossimo corso di Bella Scrittura, nel frattempo mi limiterò a contemplare i sette quadernini che ho costruito oggi, punti storti, nodi molli e pagine unte compresi.
venerdì 5 dicembre 2014
Atti di fede
Ormai al giovedì si parla solo di fiducia.
Nella piazza vicina c'è un tappeto di foglie secche enorme e così alto che quando ci cammino in mezzo affondo fino alle caviglie. Sembrano di carta e fino a qualche settimana fa stavano sugli aceri ormai spogli che si dividono lo spazio con le magnolie ancora cariche e verdissime.
Accanto a questa oasi dove trovo riparo e concentrazione c'è l'appartamento bianco, è lì che si parla di fiducia. Un tempo non avevo per nulla fiducia in me, ma ne riponevo una grande quantità negli altri. Sempre con un velo sottile di sospetto e di attenzione, una sorta di statt accuort di sicurezza, che tenevo a mente come un mantra. Adesso non ho più bisogno di questa velata raccomandazione: non mi fido più. Non solo di me stessa, ma proprio di nessun altro. Ed è davvero impressionante la profondità, la tenacia e la certezza di questa sensazione. E' più forte di qualunque altra cosa dentro di me, e riguarda ogni aspetto della mia vita. Non so nemmeno io come sia successo, solo che è successo. E chi si trova in questa situazione sa bene come sia difficile intraprendere qualsiasi cosa e qualsiasi relazione, quanto sembri lontano e sconveniente abbracciare progetti (e persone), come ogni buona notizia venga bloccata all'ingresso "perché intanto, da qualche parte, ci sta la fregatura".
Detto questo, ci sono azioni che migliorano un poco questa condizione, per esempio le attività ripetitive e di precisione.
Se il cielo vuole, è Natale. Cosa c'è di più ripetitivo che confezionare i regali per una appassionata di fai da te come me? Forse il pilates, che infatti ho finalmente ripreso con somma gioia e (diciamolo piano, per l'appunto) con costanza.
Quindi, in questi giorni di stanchezza infinita (ho ripreso pilates no?) e di serate più o meno sgombre dapensieri impegni, mi sto dedicando alla costruzione. Ho un biglietto per un compleanno importante che mi aspetta sulla scrivania, un erbario monodose (dal quale sto seriamente pensando di trarre un progetto eterno, di quelli che accompagneranno per sempre i miei regali), almeno otto pacchetti da riempire e un pensiero complicato quanto ambizioso da strutturare. Ho il menu di Natale da immaginare, perché quest'anno voglio pranzare qui sull'Albero, lontano da frane e smottamenti, reali o emotivi che siano. Ho la relazione di fine assegno da compilare, il lavoro della tesista da correggere, un laboratorio e un paio di lezioni da preparare, il nuovo progetto robotico da avviare, la partenza da definire.
Un elenco lungo di azioni ripetitive, che non richiedono molta fiducia, solo tempo, costanza, metodo e precisione.
Da me dipendono la fermezza della mano mentre dipingo le lampadiyne, la fantasia mentre scrivo i biglietti di auguri o scelgo i washitape per i pacchetti, la concentrazione quando leggo la tesi e scrivo la relazione, la concretezza mista a creatività per laboratori, lezioni e progetti robotici: probabilmente quest'ultima è la parte più complessa. Lascio fuori la partenza perché quella è difficile ma sempre più possibile e con il tempo ogni tassellino sta magicamente andando al suo posto, poi si vedrà.
Dicevo, tutte queste belle cose dipendono unicamente da me, persona della quale si è detto che mi fido poco, ma so come lavoro, so quando cedo e necessito di una pausa, so quando mi servono aria, gambe e alberi per staccare la spina.
Il problema è là fuori, dove gira il resto del mondo, credo però che finché mi imbatterò in cose come il Secret Santa di Cindy o il PtitZelda di Zelda, sarà tutto più facile. In questo modo riesco a partecipare senza esserci, o anzi, all'opposto, riesco ad esserci senza partecipare, perché per adesso fare tutto il resto è un atto di fede troppo grosso.
Per adesso perché le cose miglioreranno. Lo so.
E lo faranno perché a me fidarmi degli altri piaceva tantissimo.
P.S. Nella foto ci sono i tre cormorani che ho incontrato lo scorso weekend, mentre camminavo svelta sotto una pioggia fine e costante, per andare a trovare mio padre. Quando sono tornata indietro sullo scoglio era rimasto un solo cormorano; mi è dispiaciuto per lui, avrei voluto prestargli qualcuno dei miei amici, che zitti zitti ci sono sempre, anche quando io sono più lontana che mai.
Nella piazza vicina c'è un tappeto di foglie secche enorme e così alto che quando ci cammino in mezzo affondo fino alle caviglie. Sembrano di carta e fino a qualche settimana fa stavano sugli aceri ormai spogli che si dividono lo spazio con le magnolie ancora cariche e verdissime.
Accanto a questa oasi dove trovo riparo e concentrazione c'è l'appartamento bianco, è lì che si parla di fiducia. Un tempo non avevo per nulla fiducia in me, ma ne riponevo una grande quantità negli altri. Sempre con un velo sottile di sospetto e di attenzione, una sorta di statt accuort di sicurezza, che tenevo a mente come un mantra. Adesso non ho più bisogno di questa velata raccomandazione: non mi fido più. Non solo di me stessa, ma proprio di nessun altro. Ed è davvero impressionante la profondità, la tenacia e la certezza di questa sensazione. E' più forte di qualunque altra cosa dentro di me, e riguarda ogni aspetto della mia vita. Non so nemmeno io come sia successo, solo che è successo. E chi si trova in questa situazione sa bene come sia difficile intraprendere qualsiasi cosa e qualsiasi relazione, quanto sembri lontano e sconveniente abbracciare progetti (e persone), come ogni buona notizia venga bloccata all'ingresso "perché intanto, da qualche parte, ci sta la fregatura".
Detto questo, ci sono azioni che migliorano un poco questa condizione, per esempio le attività ripetitive e di precisione.
Se il cielo vuole, è Natale. Cosa c'è di più ripetitivo che confezionare i regali per una appassionata di fai da te come me? Forse il pilates, che infatti ho finalmente ripreso con somma gioia e (diciamolo piano, per l'appunto) con costanza.
Quindi, in questi giorni di stanchezza infinita (ho ripreso pilates no?) e di serate più o meno sgombre da
Un elenco lungo di azioni ripetitive, che non richiedono molta fiducia, solo tempo, costanza, metodo e precisione.
Da me dipendono la fermezza della mano mentre dipingo le lampadiyne, la fantasia mentre scrivo i biglietti di auguri o scelgo i washitape per i pacchetti, la concentrazione quando leggo la tesi e scrivo la relazione, la concretezza mista a creatività per laboratori, lezioni e progetti robotici: probabilmente quest'ultima è la parte più complessa. Lascio fuori la partenza perché quella è difficile ma sempre più possibile e con il tempo ogni tassellino sta magicamente andando al suo posto, poi si vedrà.
Dicevo, tutte queste belle cose dipendono unicamente da me, persona della quale si è detto che mi fido poco, ma so come lavoro, so quando cedo e necessito di una pausa, so quando mi servono aria, gambe e alberi per staccare la spina.
Il problema è là fuori, dove gira il resto del mondo, credo però che finché mi imbatterò in cose come il Secret Santa di Cindy o il PtitZelda di Zelda, sarà tutto più facile. In questo modo riesco a partecipare senza esserci, o anzi, all'opposto, riesco ad esserci senza partecipare, perché per adesso fare tutto il resto è un atto di fede troppo grosso.
Per adesso perché le cose miglioreranno. Lo so.
E lo faranno perché a me fidarmi degli altri piaceva tantissimo.
P.S. Nella foto ci sono i tre cormorani che ho incontrato lo scorso weekend, mentre camminavo svelta sotto una pioggia fine e costante, per andare a trovare mio padre. Quando sono tornata indietro sullo scoglio era rimasto un solo cormorano; mi è dispiaciuto per lui, avrei voluto prestargli qualcuno dei miei amici, che zitti zitti ci sono sempre, anche quando io sono più lontana che mai.
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martedì 25 novembre 2014
Uova, biscotti, arrosto...e un film
Il primo post su questo blog, ormai un sacco di tempo fa, era sul fai da te. Poi, quando vivere la mia vita è diventato un arrangiamento continuo, che più fai da me non si può, le scritture quassù sono diventate introspettive e hanno riguardato maggiormente ricette per stare meglio piuttosto che ricette di cucina. Che poi, se vogliamo dirla tutta, pure le ricette di cucina (per lo meno come le vivo io) sono un modo per stare meglio e così anche le serate passate a costruire, dipingere, incollare, ritagliare o scrivere sono un momento importante che dedico a liberare la mente da tutta la merda accumulata. Di norma faccio queste azioni (costruire, dipingere, incollare, ritagliare o scrivere) anche contemporaneamente, buttando giù un post mentre cuoce la torta nel forno e la colla o la tempera si asciugano.
[ora stacco un attimo, perché se mi riesce, nonostante il diluvio, vado a fare una cosa che non ho mai fatto in vita mia].
Ce l'ho fatta. Sono andata al cinema. Da sola.
A onor del vero lo avevo già provato questa estate, ma era una rassegna estiva, in piazza, con un sacco di gente conosciuta che vagava qua e là. Stasera no, stasera pioveva forte, io ho preso la porta e sono corsa a vedermi un film.
Una banalità per il resto del mondo probabilmente, ma non per me.
Ho visto Due giorni, una notte dei fratelli Dardenne, con la "mia" meravigliosa Marion e sono stata contenta che quello fosse il primo film in compagnia di me stessa, pieno di fragilità che ben conosco.
Ad ogni modo, era di fai dai te che volevo scrivere stasera, e così farò, tra un sorso di camomilla rovente e un biscotto al melograno.
Venerdì all'Altrove, il posto dove ogni tanto mi rintano e faccio turno, ci sarà la Cena delle Fiabe, pensata per i bimbi che potranno mangiare ascoltando racconti e filastrocche, tra una portata e l'altra. Il tema sarà il cibo e io mi sono occupata, insieme alla Ce, di realizzare gli allestimenti.
In particolare ho pensato ai fiori, cercando di richiamare il più possibile la parola chiave della serata.
Ecco gli ingredienti per realizzare i vasetti che vedete in foto:
- Confezioni vuote delle uova
- Spiedini
- Tempere
- Pennelli
- Spago da arrosto
- Scatole di biscotti
- Colla
- Forbici
- Barattoli di conserve ormai vuoti
- Carta velina, da pacchi, da pane (quest'ultima sarebbe l'ideale, per ritornare al tema cibo)
- Spugne da composizione floreale (le trovate dal fioraio, comprate quelle da fiori secchi, che non devono essere imbevute d'acqua)
Come procedimento immagino si capisca già, è piuttosto semplice. Occorre, con l'aiuto delle forbici, ritagliare le confezioni delle uova formando piccoli fiori, anche composti da più parti; la sagoma delle scatole aiuta molto. La colla servirà per attaccare i vari pezzi tra loro e, nel caso in cui sia necessario, a saldare meglio la corolla allo stelo, realizzato piantando uno spiedino al centro del fiore. Sempre sullo stelo andrete ad incollare una (o due, tre, quante ne volete!) foglia, che io ho creato usando la carta pieghettata trovata all'interno delle scatole di biscotti.
Una volta composti i fiori si possono dipingere (anche lasciati al naturale però secondo me rendono molto bene), io ho utilizzato le tempere e ho scelto colori tenui: giallo e rosa per i petali, verdeacqua per le foglie.
Quando sono asciugati potete piantarli nei vasi, rivestiti con carta da pane e riempiti di spugna. Lo spago da arrosto può aiutare per rifasciare i barattoli, abbellirli e, come nel mio caso, appendere un cartellino al vostro vaso. Io per esempio ho lasciato scritti "gli ingredienti" che ho usato, cosicché le famiglie possano riprovare a casa o giocare a indovinare la provenienza dei vari pezzi.
Ecco tutto, un giorno fai da te dall'inizio alla fine.
[ora stacco un attimo, perché se mi riesce, nonostante il diluvio, vado a fare una cosa che non ho mai fatto in vita mia].
Ce l'ho fatta. Sono andata al cinema. Da sola.
A onor del vero lo avevo già provato questa estate, ma era una rassegna estiva, in piazza, con un sacco di gente conosciuta che vagava qua e là. Stasera no, stasera pioveva forte, io ho preso la porta e sono corsa a vedermi un film.
Una banalità per il resto del mondo probabilmente, ma non per me.
Ho visto Due giorni, una notte dei fratelli Dardenne, con la "mia" meravigliosa Marion e sono stata contenta che quello fosse il primo film in compagnia di me stessa, pieno di fragilità che ben conosco.
Ad ogni modo, era di fai dai te che volevo scrivere stasera, e così farò, tra un sorso di camomilla rovente e un biscotto al melograno.
Venerdì all'Altrove, il posto dove ogni tanto mi rintano e faccio turno, ci sarà la Cena delle Fiabe, pensata per i bimbi che potranno mangiare ascoltando racconti e filastrocche, tra una portata e l'altra. Il tema sarà il cibo e io mi sono occupata, insieme alla Ce, di realizzare gli allestimenti.
In particolare ho pensato ai fiori, cercando di richiamare il più possibile la parola chiave della serata.
Ecco gli ingredienti per realizzare i vasetti che vedete in foto:
- Confezioni vuote delle uova
- Spiedini
- Tempere
- Pennelli
- Spago da arrosto
- Scatole di biscotti
- Colla
- Forbici
- Barattoli di conserve ormai vuoti
- Carta velina, da pacchi, da pane (quest'ultima sarebbe l'ideale, per ritornare al tema cibo)
- Spugne da composizione floreale (le trovate dal fioraio, comprate quelle da fiori secchi, che non devono essere imbevute d'acqua)
Come procedimento immagino si capisca già, è piuttosto semplice. Occorre, con l'aiuto delle forbici, ritagliare le confezioni delle uova formando piccoli fiori, anche composti da più parti; la sagoma delle scatole aiuta molto. La colla servirà per attaccare i vari pezzi tra loro e, nel caso in cui sia necessario, a saldare meglio la corolla allo stelo, realizzato piantando uno spiedino al centro del fiore. Sempre sullo stelo andrete ad incollare una (o due, tre, quante ne volete!) foglia, che io ho creato usando la carta pieghettata trovata all'interno delle scatole di biscotti.
Una volta composti i fiori si possono dipingere (anche lasciati al naturale però secondo me rendono molto bene), io ho utilizzato le tempere e ho scelto colori tenui: giallo e rosa per i petali, verdeacqua per le foglie.
Quando sono asciugati potete piantarli nei vasi, rivestiti con carta da pane e riempiti di spugna. Lo spago da arrosto può aiutare per rifasciare i barattoli, abbellirli e, come nel mio caso, appendere un cartellino al vostro vaso. Io per esempio ho lasciato scritti "gli ingredienti" che ho usato, cosicché le famiglie possano riprovare a casa o giocare a indovinare la provenienza dei vari pezzi.
Ecco tutto, un giorno fai da te dall'inizio alla fine.
martedì 22 luglio 2014
La cura
"The comfort zone is a behavioural state within which a person operates in an anxiety-neutral condition, using a limited set of behaviours to deliver a steady level of performance, usually without a sense of risk. A person's personality can be described by his or her comfort zones. A comfort zone is a type of mental conditioning that causes a person to create and operate mental boundaries. Such boundaries create an unfounded sense of security. Like inertia, a person who has established a comfort zone in a particular axis of his or her life, will tend to stay within that zone without stepping outside of it. To step outside their comfort zone, a person must experiment with new and different behaviours, and then experience the new and different responses that occur within their environment"
Questa è la definizione che Wikipedia scrive sul concetto di comfort zone.
Se si cerca in rete si trovano un sacco di altri documenti, tipo questo, che mi fa sorridere perché proprio oggi ho fotografato la tartaruga dei vicini, nella sua vaschetta in bilico sul davanzale della finestra, pensando quanto fosse dura pure per lei la giornata.
Oggi è difficile perché non sto bene, complice un ciclo-devasto e il caldo umidiccio, ho la pressione bassa e la mia lotta con la chimica è stata complicatissima fino alle due, quando finalmente ho toccato il letto e mi sono messa in salvo.
Ho aspettato il bus cercando un po' di ombra e tentando di ricacciare in gola la nausea e le lacrime che salivano alla velocità della luce senza alcun motivo.
E allora, sotto un albero polveroso, in mezzo al traffico, alla puzza e al rumore, ho scattato la foto quassù e mi sono chiusa nella mia comfort zone. Se leggo qua e là non sembra essere granché positivo il concetto di zona di conforto, perché viene immediatamente legato all'essere immobili, al non provare, al rinunciare ad apprendere.
Io non lo so, mi sembra di essere più d'accordo con Wikipedia, perché in questi mesi è l'aver trovato un'area protetta che mi ha salvata davvero. Uscire meno, uscire meglio. Parlare meno, parlare bene. Una sorta di introspezione che è stata invece un'uscita importantissima, una specie di appuntamento con me. Questa scelta, arrivata spontaneamente in verità, è stata indispensabile per la cura, io che già ero bravissima ad ascoltare il mio corpo, ho dovuto affinare la tecnica e tenermi d'occhio più del solito. In questi giorni in cui pian piano sto togliendo le rotelle è tutto più complicato e alla terapia dell'ascolto devo aggiungere, ancora più spesso, le altre medicine che da gennaio sto assumendo in dosi massicce:
- cucinare (oggi ho persino preparato la mia prima maionese, e l'unica impazzita, in cucina, ho continuato ad essere solo io!)
- leggere (due libri alla volta, con il progetto delle foto pantonelibronuovo e le recensioni puntuali)
- fare pilates (con più costanza possibile)
- cimentarmi in piccoli lavoretti fai da te (le lampadiyne ne sono un esempio)
- ascoltare musica ogni volta che posso, accostando il genere giusto al momento giusto
- dormire (tanto, spesso, bene)
- mangiare (con qualche sgarro in più ma con molta cura nella preparazione dei piatti)
- pensare (pochissimo, il meno possibile)
- scrivere (con una costanza commovente, che mi rende felice)
- andare oltre (a tutto quello che mi fa male, a tutte le persone che mi feriscono, a volte pure volontariamente)
Quindi, alla faccia delle teorie che vedono la comfort zone come un'area da cui uscire, come una restrizione che impedisce la crescita, io questa zona di conforto ho deciso che la arredo. Allegria.
Questa è la definizione che Wikipedia scrive sul concetto di comfort zone.
Se si cerca in rete si trovano un sacco di altri documenti, tipo questo, che mi fa sorridere perché proprio oggi ho fotografato la tartaruga dei vicini, nella sua vaschetta in bilico sul davanzale della finestra, pensando quanto fosse dura pure per lei la giornata.
Oggi è difficile perché non sto bene, complice un ciclo-devasto e il caldo umidiccio, ho la pressione bassa e la mia lotta con la chimica è stata complicatissima fino alle due, quando finalmente ho toccato il letto e mi sono messa in salvo.
Ho aspettato il bus cercando un po' di ombra e tentando di ricacciare in gola la nausea e le lacrime che salivano alla velocità della luce senza alcun motivo.
E allora, sotto un albero polveroso, in mezzo al traffico, alla puzza e al rumore, ho scattato la foto quassù e mi sono chiusa nella mia comfort zone. Se leggo qua e là non sembra essere granché positivo il concetto di zona di conforto, perché viene immediatamente legato all'essere immobili, al non provare, al rinunciare ad apprendere.
Io non lo so, mi sembra di essere più d'accordo con Wikipedia, perché in questi mesi è l'aver trovato un'area protetta che mi ha salvata davvero. Uscire meno, uscire meglio. Parlare meno, parlare bene. Una sorta di introspezione che è stata invece un'uscita importantissima, una specie di appuntamento con me. Questa scelta, arrivata spontaneamente in verità, è stata indispensabile per la cura, io che già ero bravissima ad ascoltare il mio corpo, ho dovuto affinare la tecnica e tenermi d'occhio più del solito. In questi giorni in cui pian piano sto togliendo le rotelle è tutto più complicato e alla terapia dell'ascolto devo aggiungere, ancora più spesso, le altre medicine che da gennaio sto assumendo in dosi massicce:
- cucinare (oggi ho persino preparato la mia prima maionese, e l'unica impazzita, in cucina, ho continuato ad essere solo io!)
- leggere (due libri alla volta, con il progetto delle foto pantonelibronuovo e le recensioni puntuali)
- fare pilates (con più costanza possibile)
- cimentarmi in piccoli lavoretti fai da te (le lampadiyne ne sono un esempio)
- ascoltare musica ogni volta che posso, accostando il genere giusto al momento giusto
- dormire (tanto, spesso, bene)
- mangiare (con qualche sgarro in più ma con molta cura nella preparazione dei piatti)
- pensare (pochissimo, il meno possibile)
- scrivere (con una costanza commovente, che mi rende felice)
- andare oltre (a tutto quello che mi fa male, a tutte le persone che mi feriscono, a volte pure volontariamente)
Quindi, alla faccia delle teorie che vedono la comfort zone come un'area da cui uscire, come una restrizione che impedisce la crescita, io questa zona di conforto ho deciso che la arredo. Allegria.
sabato 12 luglio 2014
Lampadiyne
E' una vita che non scrivo un post sul fai da te, e devo dire che ne sentivo la mancanza. Non so perché sia andata così, in verità è un periodo molto produttivo, di sperimentazioni, serate trascorse sul tappeto con la lampada gialla accesa, tra colla, forbici, pinzatrice e, ultimamente, lampadine. Anzi, lampadiyne, con la y che trasforma in diy (do it yourself) un oggetto di uso comune. E' buffo come l'idea di riciclare le lampadine sia venuta a me che ho la casa illuminata quasi esclusivamente a LED, ma forse è un segno distintivo del mio carattere, quello di provare cose che posso trovare solo a fatica. E così vai di messaggi, richieste agli amici, "tenete tutto!", "conservate i contenitori delle uova e le gabbiette dello spumante", "portatemi le vostre lampadine".
In pochi giorni ne sono nate due, quelle che vedete in foto. Un cactus e una mongolfiera che ancora sono prototipi, imprecisi e smandrappati come me, ma il solo pensarli mi ha fatto stare bene. Sotto i pennellini dello smalto in questo momento c'è una lampadina piccola, che come consigliato da MissFletcher potrebbe diventare un'ape, del resto la ex proprietaria sta studiando da apicoltrice e magari riuscirò a farle un bel regalo!
Alla fine non so come andrà, magari sarà una magia breve che si interromperà all'improvviso proprio come è nata. Per ora compro smalti (per le unghie!) e conservo tutto quello che istintivamente butterei nella spazzatura, poi si vedrà.
Non ho tutorial disponibili, anche perché non ho neppure una linea certa da seguire, posso dire però che sto usando:
- smalto per le unghie colorato
- pennellini di diverse dimensioni (che però si seccano usandoli con lo smalto, perciò boh, dovrò trovare un'altra soluzione)
- contenitori per uova di cartone
- gabbiette metalliche dei tappi di spumante
- feltro
- plastica
- colla a caldo
- forbici
- pinzatrice
Ma credo che gli strumenti possano essere i più vari, a seconda delle esigenze e delle idee. Adesso, per esempio, sto pensando a come costruire le ali per la mia ape... :-)
In pochi giorni ne sono nate due, quelle che vedete in foto. Un cactus e una mongolfiera che ancora sono prototipi, imprecisi e smandrappati come me, ma il solo pensarli mi ha fatto stare bene. Sotto i pennellini dello smalto in questo momento c'è una lampadina piccola, che come consigliato da MissFletcher potrebbe diventare un'ape, del resto la ex proprietaria sta studiando da apicoltrice e magari riuscirò a farle un bel regalo!
Alla fine non so come andrà, magari sarà una magia breve che si interromperà all'improvviso proprio come è nata. Per ora compro smalti (per le unghie!) e conservo tutto quello che istintivamente butterei nella spazzatura, poi si vedrà.
Non ho tutorial disponibili, anche perché non ho neppure una linea certa da seguire, posso dire però che sto usando:
- smalto per le unghie colorato
- pennellini di diverse dimensioni (che però si seccano usandoli con lo smalto, perciò boh, dovrò trovare un'altra soluzione)
- contenitori per uova di cartone
- gabbiette metalliche dei tappi di spumante
- feltro
- plastica
- colla a caldo
- forbici
- pinzatrice
Ma credo che gli strumenti possano essere i più vari, a seconda delle esigenze e delle idee. Adesso, per esempio, sto pensando a come costruire le ali per la mia ape... :-)
sabato 28 giugno 2014
QB: 10 piccoli indiani
Che non sono quelli di Agatha Christie eh, in realtà non so nemmeno io cosa siano, ma se ci penso mi viene in mente un libro che lessi alle medie, o forse erano le elementari, quando il pulmino-biblioteca si fermava sulla piazza vicino alla scuola e noi uscivamo correndo per prendere in prestito il libro del mese. In quel libro c'erano dei piccoli personaggi che uscivano solo di notte e non mi ricordo altro, se non che mi piacque e mi fece anche un po' paura. Ed evidentemente mi rimase dentro.
Oggi i dieci piccoli indiani sono un QB: Qualcosa di Bello e sono dieci cose che vorrei fare. Non è una wishlist, non è un insieme di propositi, non è un cesto di obiettivi sbilenchi che difficilmente raggiungerò, è solo un mazzo di idee che mi vengono e spesso mi lasciano così come sono arrivate.
Sono a casa da mamma adesso, ascolto buonamusica e aspetto che sia l'ora di salire sotto l'albero grande per mangiare focaccette fritte e non pensare a nulla. Che qui alla fine è difficile non pensare a nulla, quando è sera e c'è la spiaggia vuota, quando tutto sembra lontano e in realtà non lo è per niente.
Comunque questo è un QB positivo e questi sono i miei dieci piccoli indiani:
1) Imparare assolutamente a lavorare con l'uncinetto. Giuro che mi impegnerò, nel frattempo sbavo guardando questi
2) Migliorare nella fotografia e avviare almeno uno dei tre progetti che ho in mente (che se mi sforzo me ne vengono in mente solo due...mannaggia, ne ho già perso uno per strada)
3) Continuare a leggere tanto quanto sto facendo in questo periodo, ricordando di recensire tutto e magari fare le foto ai pantoni dei libri...uh! Ecco qual'era il terzo progetto fotografico!
4) Andare ad un concerto entro la fine dell'estate, io vorrei tanto tantissimo essere qui, ma mi accontento anche della silent disco di Sestri Levante eh...
5) Organizzare una festicciola delle mie sull'Albero, che intanto è bello fresco in questo periodo e io ho voglia di passare ore a preparare finger food e tovaglioli a forma di airone
6) Trovare la tinta perfetta per la mia bad head, che non ne vuol sapere di restare in ordine e continua a farsi i fattacci suoi, colore compreso
7) Continuare con i collage degli amici, per ora è nato solo il prototipo del vicino-vicino, apprezzato assai ma pur sempre di prototipo si tratta
8) Assecondare l'improvvisa passione per i dinosauri, prossimo passo: voglio disegnarne (incollarne? cucirne?) uno su una maglietta
9) Andare in vacanza, che sia Parigi, che sia altrove, ma l'importante è che sia vacanza
10) Superare questa piccola battaglia con la chimica, e non parlo di quella con cui lavoro
E ora ciao, che devo andare a ingozzarmi di lievito fritto.
Oggi i dieci piccoli indiani sono un QB: Qualcosa di Bello e sono dieci cose che vorrei fare. Non è una wishlist, non è un insieme di propositi, non è un cesto di obiettivi sbilenchi che difficilmente raggiungerò, è solo un mazzo di idee che mi vengono e spesso mi lasciano così come sono arrivate.
Sono a casa da mamma adesso, ascolto buonamusica e aspetto che sia l'ora di salire sotto l'albero grande per mangiare focaccette fritte e non pensare a nulla. Che qui alla fine è difficile non pensare a nulla, quando è sera e c'è la spiaggia vuota, quando tutto sembra lontano e in realtà non lo è per niente.
Comunque questo è un QB positivo e questi sono i miei dieci piccoli indiani:
1) Imparare assolutamente a lavorare con l'uncinetto. Giuro che mi impegnerò, nel frattempo sbavo guardando questi
2) Migliorare nella fotografia e avviare almeno uno dei tre progetti che ho in mente (che se mi sforzo me ne vengono in mente solo due...mannaggia, ne ho già perso uno per strada)
3) Continuare a leggere tanto quanto sto facendo in questo periodo, ricordando di recensire tutto e magari fare le foto ai pantoni dei libri...uh! Ecco qual'era il terzo progetto fotografico!
4) Andare ad un concerto entro la fine dell'estate, io vorrei tanto tantissimo essere qui, ma mi accontento anche della silent disco di Sestri Levante eh...
5) Organizzare una festicciola delle mie sull'Albero, che intanto è bello fresco in questo periodo e io ho voglia di passare ore a preparare finger food e tovaglioli a forma di airone
6) Trovare la tinta perfetta per la mia bad head, che non ne vuol sapere di restare in ordine e continua a farsi i fattacci suoi, colore compreso
7) Continuare con i collage degli amici, per ora è nato solo il prototipo del vicino-vicino, apprezzato assai ma pur sempre di prototipo si tratta
8) Assecondare l'improvvisa passione per i dinosauri, prossimo passo: voglio disegnarne (incollarne? cucirne?) uno su una maglietta
9) Andare in vacanza, che sia Parigi, che sia altrove, ma l'importante è che sia vacanza
10) Superare questa piccola battaglia con la chimica, e non parlo di quella con cui lavoro
E ora ciao, che devo andare a ingozzarmi di lievito fritto.
sabato 3 maggio 2014
Paulonia
Il titolo è strano, lo so, ma ho appena scoperto il nome dell'albero nella foto e mi ha fatto subito pensare a un mondo fantastico, una terra lontana nella quale rifugiarmi in cerca di pace e tranquillità.
A Paulonia sto vivendo da qualche giorno, c'ero già stata in passato ma soltanto per una gita fuori porta. Ultimamente ho piantato le tende in questo posto ovattato, fatto di musica preferita, lavoro, passeggiate, pomeriggi ai fornelli, arte, pagine, lana, tisane, stoffe colorate e bimbi che sorridono.
Sta terminando la serie di festività, arrivate una dietro l'altra, suddivise tra giorni di pioggia seria e sole caldissimo, tra parchi illuminati e mostre surreali, tra feste di primavera e corse al tramonto.
Oggi ho camminato per quasi tutta la mattina, ho spedito Belty, il coniglio per il famoso progetto Sollevalamenteconlemanidelcuore e mi sono lasciata coccolare dal mio mare e dal mio mondo verde.
Stasera turno Altrove, gli amici sono tutti lontani e io ne approfitterò per stare nel silenzio dei pensieri, senza fretta, senza affanni, pronta alla domenica di sole che mi aspetta sui forti. Domattina è prevista l'uscita del corso di fotografia e io sono felice di poter guardare, per tutto il giorno, all'interno di un obiettivo in totale isolamento. Che poi si parla eh, eccome, e ci si diverte pure, ma gli esercizi di concentrazione solitaria sono quelli che ultimamente mi danno maggiore soddisfazione.
Ieri sera ho visto un film con mamma, Ida, la storia di una giovane polacca in procinto di prendere i voti e farsi suora. E' un racconto di ricerca, in bianco e nero, con pochi dialoghi, poca musica e un'attenzione per inquadrature e fotografia davvero eccezionale. Una cosa bella che si è aggiunta alle altre, ai fiori giganti che nascono in ufficio, ai sorrisi meravigliosi dei bimbi che amo, alle nuove avventure in cui mi butto inaspettatamente a capofitto e dalle quali come sempre riesco a trarre qualcosa di buono mantenendo la giusta distanza (Instagram e un'idea formativa per il futuro, per ora, sono tra quelle).
Quindi questa è la mia Paulonia, dove nessuno può entrare e dove devo stare attenta a non trovarmi troppo bene perché rischio di non tornare più.
A Paulonia sto vivendo da qualche giorno, c'ero già stata in passato ma soltanto per una gita fuori porta. Ultimamente ho piantato le tende in questo posto ovattato, fatto di musica preferita, lavoro, passeggiate, pomeriggi ai fornelli, arte, pagine, lana, tisane, stoffe colorate e bimbi che sorridono.
Sta terminando la serie di festività, arrivate una dietro l'altra, suddivise tra giorni di pioggia seria e sole caldissimo, tra parchi illuminati e mostre surreali, tra feste di primavera e corse al tramonto.
Oggi ho camminato per quasi tutta la mattina, ho spedito Belty, il coniglio per il famoso progetto Sollevalamenteconlemanidelcuore e mi sono lasciata coccolare dal mio mare e dal mio mondo verde.
Stasera turno Altrove, gli amici sono tutti lontani e io ne approfitterò per stare nel silenzio dei pensieri, senza fretta, senza affanni, pronta alla domenica di sole che mi aspetta sui forti. Domattina è prevista l'uscita del corso di fotografia e io sono felice di poter guardare, per tutto il giorno, all'interno di un obiettivo in totale isolamento. Che poi si parla eh, eccome, e ci si diverte pure, ma gli esercizi di concentrazione solitaria sono quelli che ultimamente mi danno maggiore soddisfazione.
Ieri sera ho visto un film con mamma, Ida, la storia di una giovane polacca in procinto di prendere i voti e farsi suora. E' un racconto di ricerca, in bianco e nero, con pochi dialoghi, poca musica e un'attenzione per inquadrature e fotografia davvero eccezionale. Una cosa bella che si è aggiunta alle altre, ai fiori giganti che nascono in ufficio, ai sorrisi meravigliosi dei bimbi che amo, alle nuove avventure in cui mi butto inaspettatamente a capofitto e dalle quali come sempre riesco a trarre qualcosa di buono mantenendo la giusta distanza (Instagram e un'idea formativa per il futuro, per ora, sono tra quelle).
Quindi questa è la mia Paulonia, dove nessuno può entrare e dove devo stare attenta a non trovarmi troppo bene perché rischio di non tornare più.
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mercoledì 16 aprile 2014
QB: senza sapere da che parte sono
Senza sapere da che parte sono vuol dire che non so se sto scrivendo un QB su qualcosadibello oppure su qualcosadibrutto.
In un giorno cambio umore mille volte, perché mille sono gli avvenimenti, piccoli e grandi, che si alternano tra angoscia, nervosismo, tristezza, paura e gioia, entusiasmo, ottimismo e tranquillità.
Sono stanca, ma questo poco conta. Conta il fatto che non riesco a trovare il tempo per fare cose che mi mettono in pace con il mondo e che in passato facevo spesso, come leggere una rivista (di leggere un libro per ora non se ne parla), come mettere a posto casa, come cucinare e come andare a correre.
Per facilitarmi un po' il compito di questa sera, scrivere un post che mi aiuti innanzi tutto a riordinare le idee, potrei affidarmi ad un mezzo infallibile per la mia organizzazione mentale: l'elenco.
Provo pure a dividerlo in due parti, qualcosadibello e qualcosadibrutto.
Qualcosa di Bello
- Il riscontro che ha avuto il mio post sulla lettera al nostro sé adolescente, ne ho parlato con tante persone e alcune continuano a scriverne. Come Andrea, per esempio
- Il corso di fotografia che ho appena iniziato e che promette benissimo, perché mi diverto, sperimento e imparo (uno dei miei primi scatti sta proprio quassù)
- Il sole che almeno fino a domani dovrebbe durare e che mi tira su il cuore anche quando sembra essere pesantissimo
- La pasta con le sarde che ho mangiato (e cucinato) ieri sera, buonissimissima!
- Questo film che non vedo l'ora di vedere
- Questa iniziativa a cui voglio assolutamente provare a partecipare
- Un bel po' di idee hand made che mi frullano per la testa e che prevedono collage, cornici, fettucce, dita, colla, forbici, timbri e robe che fanno piangere
- La Pasquetta che sarà fatta di amici, pioggia, cibo, chiacchiere, musica, risate, nanne e scodinzolii
- Un sacco di blog nuovi che seguo e che mi riempiono gli occhi e il cuore di idee, bellezza e possibilità
- Questo libro, che sta già di là nel mio bagno tra i volumi di psicologia, di flora e fauna regionali, di viaggio, di fai da te
- Questo pezzo che ho deciso essere la canzone di Aprile, anche se l'ho risentita stasera dopo un sacco di tempo. Ma mi ha ridato un po' di allegria e quindi merita il mese.
Qualcosa di Brutto
- Un po' di persone attorno a me che si prendono un tantino sul serio e complicano tutto, che peccato
- Il mio edicolante morto all'improvviso che però fino a ieri era lì fra i suoi giornali e oggi il cardinale in persona diceva il rosario per lui e i vicini in piazzetta piangevano dinanzi alla serranda abbassata
- La mia attuale incapacità di leggere, che mi pesa da matti e mi intristisce, ma è così: Haruki a sto giro dovrà aspettarmi
- La lontananza da prati e boschi di casa, dettata da tante cose e pesante come un sasso
- Le feste in arrivo che come al solito rischiano di trascinarsi appresso malumori, nostalgie e fatiche assortite
- Un acciacco duro a morire, fastidioso e assai indicativo, che palle
- La mollezza diffusa di cui ho scritto all'inizio del post, che mi tiene distante dalle tante cose che vorrei fare, compreso correre e prendermi cura di ciò che più amo
- La ricrescita :-)
In un giorno cambio umore mille volte, perché mille sono gli avvenimenti, piccoli e grandi, che si alternano tra angoscia, nervosismo, tristezza, paura e gioia, entusiasmo, ottimismo e tranquillità.
Sono stanca, ma questo poco conta. Conta il fatto che non riesco a trovare il tempo per fare cose che mi mettono in pace con il mondo e che in passato facevo spesso, come leggere una rivista (di leggere un libro per ora non se ne parla), come mettere a posto casa, come cucinare e come andare a correre.
Per facilitarmi un po' il compito di questa sera, scrivere un post che mi aiuti innanzi tutto a riordinare le idee, potrei affidarmi ad un mezzo infallibile per la mia organizzazione mentale: l'elenco.
Provo pure a dividerlo in due parti, qualcosadibello e qualcosadibrutto.
Qualcosa di Bello
- Il riscontro che ha avuto il mio post sulla lettera al nostro sé adolescente, ne ho parlato con tante persone e alcune continuano a scriverne. Come Andrea, per esempio
- Il corso di fotografia che ho appena iniziato e che promette benissimo, perché mi diverto, sperimento e imparo (uno dei miei primi scatti sta proprio quassù)
- Il sole che almeno fino a domani dovrebbe durare e che mi tira su il cuore anche quando sembra essere pesantissimo
- La pasta con le sarde che ho mangiato (e cucinato) ieri sera, buonissimissima!
- Questo film che non vedo l'ora di vedere
- Questa iniziativa a cui voglio assolutamente provare a partecipare
- Un bel po' di idee hand made che mi frullano per la testa e che prevedono collage, cornici, fettucce, dita, colla, forbici, timbri e robe che fanno piangere
- La Pasquetta che sarà fatta di amici, pioggia, cibo, chiacchiere, musica, risate, nanne e scodinzolii
- Un sacco di blog nuovi che seguo e che mi riempiono gli occhi e il cuore di idee, bellezza e possibilità
- Questo libro, che sta già di là nel mio bagno tra i volumi di psicologia, di flora e fauna regionali, di viaggio, di fai da te
- Questo pezzo che ho deciso essere la canzone di Aprile, anche se l'ho risentita stasera dopo un sacco di tempo. Ma mi ha ridato un po' di allegria e quindi merita il mese.
Qualcosa di Brutto
- Un po' di persone attorno a me che si prendono un tantino sul serio e complicano tutto, che peccato
- Il mio edicolante morto all'improvviso che però fino a ieri era lì fra i suoi giornali e oggi il cardinale in persona diceva il rosario per lui e i vicini in piazzetta piangevano dinanzi alla serranda abbassata
- La mia attuale incapacità di leggere, che mi pesa da matti e mi intristisce, ma è così: Haruki a sto giro dovrà aspettarmi
- La lontananza da prati e boschi di casa, dettata da tante cose e pesante come un sasso
- Le feste in arrivo che come al solito rischiano di trascinarsi appresso malumori, nostalgie e fatiche assortite
- Un acciacco duro a morire, fastidioso e assai indicativo, che palle
- La mollezza diffusa di cui ho scritto all'inizio del post, che mi tiene distante dalle tante cose che vorrei fare, compreso correre e prendermi cura di ciò che più amo
- La ricrescita :-)
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giovedì 6 febbraio 2014
L'acquario
In questi giorni si parla di acquari, di giusta distanza (questa) e di ascensori che salgono e scendono obliqui.
Ho comprato quattro libri, non tutti per me in verità, ma tra gli sconti, la voglia di ricominciare a tuffarmi tra pagine e storie, il bisogno di passare direttamente a domani sera, non ho saputo resistere.
Sono andata per libri nello stesso modo in cui vado per cibo. Con la fame, quando mi accorgo di aver finito le scorte, di aver mangiato tutto quello che potevo e letto ogni cosa, comprese le etichette degli shampoo.
In realtà qualche cecio in dispensa, un po' di pasta nel barattolo e un paio di yogurt nel frigo c'erano ancora, come del resto, ad essere sinceri, non ho letto proprio tutto tutto, ma ci sono libri che vanno presi a pezzi, una pagina ogni tanto, un capitolo qua e là e io ora ho proprio bisogno di storie da divorare in una notte, di vite raccontate in duecento pagine e di personaggi nuovi.
In questo periodo sto seguendo blog interessanti, come questo e questo, trovando in quest'ultimo un sacco di spunti, sogni e letture stimolanti: uno degli acquisti di oggi arriva proprio da lì.
Da dietro il mio vetro spesso guardo gli altri che guardano me, immagino mondi miei di serenità e naturalezza, coltivo distacchi necessari, utili e (spero) definitivi, libero vicinanze spontanee, dolci e piene di tranquillità.
Ascolto il mio corpo parlare, senza ignorarlo come un tempo, lo curo con tutte le armi che ho mescolando la chimica alla corsa, la terapia al pilates, i lunghi sonni alle coccole, l'alimentazione attenta al vino buono.
Ho paura che il vetro si rompa e che tutto si mescoli di nuovo, temo confusione e dolore, ma quando mi rilasso, quando lascio andare le cose così come vogliono loro, allora tutto mi appare più facile, più mio, senza dovermi per forza arrendere alla freddezza, alla diffidenza, al rancore, ma semplicemente vivendo la vita. VIVENDO LA VITA. Cosa c'è di più banale? Cosa c'è di più difficile?
Sono tutti pensieri in libertà questi, mi rendo conto, sono le riflessioni che mi scopro a fare ad alta voce mentre preparo la cena o stendo il bucato, ma per me sono traguardi importanti, obiettivi che ho provato a raggiungere mille volte (in quanti post parlo di queste difficoltà???), motivi di frustrazioni grandi e di crisi lunghe e faticose.
Per questo mi piacerebbe inserire delle sane abitudini anche qui, qualche appuntamento fisso, come la canzone al mese che ho istituito con l'anno nuovo, un'idea che alleggerisca i toni, o che mescoli un po' le carte ogni tanto.
Ho in mente qualcosa in effetti, voglio pensarci ancora un po' su (magari questa voglia di novità mi passa, chissà) e non voglio decidere nessun calendario stabilito: nel mio nuovo acquario i tempi sono dilatati e pure parecchio casuali.
Per ora quello che so è che vorrei seguire il filo di un'idea che da qualche tempo mi si è attorcigliato a un dito, vorrei scrivere sotto al segno di QB, Qualcosa di Bello e Qualcosa di Brutto. Mi spiego meglio, in sostanza quaggiù non cambierà nulla, ci sarà solo un'etichetta in più, ma mi piacerebbe raccontare con cadenza più o meno regolare un'esperienza piacevole e una negativa, provando ad analizzarle nelle loro caratteristiche più visibili e pure in quelle più nascoste. Cosa rende una cosa bella o brutta per me? Senza limiti...potrà trattarsi di un piatto, di uno spettacolo teatrale, di un vestito, un libro, un film, un paio di orecchini, una domenica, una colazione o un concerto. QB.
Vedremo.
Ho comprato quattro libri, non tutti per me in verità, ma tra gli sconti, la voglia di ricominciare a tuffarmi tra pagine e storie, il bisogno di passare direttamente a domani sera, non ho saputo resistere.
Sono andata per libri nello stesso modo in cui vado per cibo. Con la fame, quando mi accorgo di aver finito le scorte, di aver mangiato tutto quello che potevo e letto ogni cosa, comprese le etichette degli shampoo.
In realtà qualche cecio in dispensa, un po' di pasta nel barattolo e un paio di yogurt nel frigo c'erano ancora, come del resto, ad essere sinceri, non ho letto proprio tutto tutto, ma ci sono libri che vanno presi a pezzi, una pagina ogni tanto, un capitolo qua e là e io ora ho proprio bisogno di storie da divorare in una notte, di vite raccontate in duecento pagine e di personaggi nuovi.
In questo periodo sto seguendo blog interessanti, come questo e questo, trovando in quest'ultimo un sacco di spunti, sogni e letture stimolanti: uno degli acquisti di oggi arriva proprio da lì.
Da dietro il mio vetro spesso guardo gli altri che guardano me, immagino mondi miei di serenità e naturalezza, coltivo distacchi necessari, utili e (spero) definitivi, libero vicinanze spontanee, dolci e piene di tranquillità.
Ascolto il mio corpo parlare, senza ignorarlo come un tempo, lo curo con tutte le armi che ho mescolando la chimica alla corsa, la terapia al pilates, i lunghi sonni alle coccole, l'alimentazione attenta al vino buono.
Ho paura che il vetro si rompa e che tutto si mescoli di nuovo, temo confusione e dolore, ma quando mi rilasso, quando lascio andare le cose così come vogliono loro, allora tutto mi appare più facile, più mio, senza dovermi per forza arrendere alla freddezza, alla diffidenza, al rancore, ma semplicemente vivendo la vita. VIVENDO LA VITA. Cosa c'è di più banale? Cosa c'è di più difficile?
Sono tutti pensieri in libertà questi, mi rendo conto, sono le riflessioni che mi scopro a fare ad alta voce mentre preparo la cena o stendo il bucato, ma per me sono traguardi importanti, obiettivi che ho provato a raggiungere mille volte (in quanti post parlo di queste difficoltà???), motivi di frustrazioni grandi e di crisi lunghe e faticose.
Per questo mi piacerebbe inserire delle sane abitudini anche qui, qualche appuntamento fisso, come la canzone al mese che ho istituito con l'anno nuovo, un'idea che alleggerisca i toni, o che mescoli un po' le carte ogni tanto.
Ho in mente qualcosa in effetti, voglio pensarci ancora un po' su (magari questa voglia di novità mi passa, chissà) e non voglio decidere nessun calendario stabilito: nel mio nuovo acquario i tempi sono dilatati e pure parecchio casuali.
Per ora quello che so è che vorrei seguire il filo di un'idea che da qualche tempo mi si è attorcigliato a un dito, vorrei scrivere sotto al segno di QB, Qualcosa di Bello e Qualcosa di Brutto. Mi spiego meglio, in sostanza quaggiù non cambierà nulla, ci sarà solo un'etichetta in più, ma mi piacerebbe raccontare con cadenza più o meno regolare un'esperienza piacevole e una negativa, provando ad analizzarle nelle loro caratteristiche più visibili e pure in quelle più nascoste. Cosa rende una cosa bella o brutta per me? Senza limiti...potrà trattarsi di un piatto, di uno spettacolo teatrale, di un vestito, un libro, un film, un paio di orecchini, una domenica, una colazione o un concerto. QB.
Vedremo.
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lunedì 29 luglio 2013
Il peso, la forma e la natura delle cose
Se poi andiamo a vedere, non è vero che portando qui questi tre esperimenti io stia ponendo la giusta distanza fra me e il mondo: il concetto di galleggiamento è infatti uno dei tanti affrontati nel blog, applicando la sensazione sospesa agli stati dell'animo più che alle leggi della fisica vera e propria.
Esperimento N°1
Uovo su o uovo giù?
- Occorrente:
una bacinella (possibilmente trasparente)
acqua
sale
un uovo di gallina (fresco)
- Procedimento:
Riempite la bacinella d'acqua e immergete delicatamente l'uovo...che succede? L'uovo va immediatamente a sdraiarsi sul fondo. Ma se aggiungete del sale nell'acqua? Cosa accade? Provate, dovrete metterne molto (almeno per me è andata così), dovrete farlo sciogliere bene e vi accorgerete che prima l'uovo si posizionerà in verticale e poi comincerà a risalire in superficie.
- Considerazioni:
Una considerazione che si può fare riguarda per esempio il Mar Morto e la sua nota "galleggiabilità", dovuta proprio alla grande quantità di sale contenuta nell'acqua. Potete anche far ragionare i piccoli sulle differenze tra fare il bagno in mare o al lago: dove si galleggia meglio? In ultimo potete fare riferimento all'eventualità che l'uovo utilizzato non sia fresco: cosa accadrebbe in questo caso? L'uovo galleggerebbe anche in acqua dolce, perché la bolla d'aria formatasi al suo interno con l'invecchiamento funzionerebbe come una sorta di "vescica natatoria". Ma che cosa è la vescica natatoria? Noi l'abbiamo? Come funziona? Si potrebbe, naturalmente, continuare all'infinito...i bambini di solito sono in grado di condurre una lezione dove vogliono loro, rendendola spesso molto più interessante di quanto abbiamo immaginato noi nel prepararla.
Esperimento N°2
Tre e tre
- Occorrente:
tre bacinelle (possibilimente trasparenti e uguali, possibilmente con coperchio...credo che quelle a mia disposizione fossero IKEA)
tre candele (rigorosamente uguali, io ho usato ancora una volta quelle piccole IKEA, togliendo stoppino e rivestimento in alluminio)
acqua
alcool
olio (io ne ho usato un tipo molto economico, di semi)
- Procedimento:
Riempite le tre bacinelle (bastano quattro dita di liquido), una con alcool, una con olio, una con acqua, senza che i bimbi vi vedano (potete anche farlo fare a loro e coinvolgerli dall'inizio dell'esperimento, io preferisco sempre l'iniziale effetto sorpresa per catturare l'attenzione stimolando domande e idee). Disponete i tre contenitori su un tavolo senza scoperchiarli e chiedete "cosa c'è dentro?". Facilmente l'acqua verrà indovinata subito, più difficile sarà invece riconoscere gli altri due liquidi, ci sarà chi dirà succo di pompelmo, succo d'arancia, pipì, ma nel mio caso nessuno ha ipotizzato olio e alcool. Il secondo passaggio per l'identificazione è stato provare a stuzzicare un altro senso oltre a quello della vista: l'olfatto. Togliendo il coperchio alle bacinelle l'alcool è stato subito indovinato mentre per l'olio non c'è stato nulla da fare, ho dovuto svelare io il mistero. L'ultimo punto è consistito nel fare previsioni sull'immersione delle tre candele: come si comporteranno? Ognuno ha detto la sua, chi sosteneva sarebbero affondate in ogni liquido, chi era convinto del contrario, chi differenziava a seconda della bacinella. Il risultato dovrebbe vedere una candela galleggiare sull'acqua, una affondare un poco nell'olio e una precipitare completamente nell'alcool...perché?
- Considerazioni:
Questo esperimento permette di introdurre il concetto di peso specifico, il corpo immerso è infatti sempre il medesimo ma cambia il peso specifico del liquido usato, l'acqua ha il peso specifico più alto e l'alcool il più basso. Un buon metodo per spiegare questo concetto con semplicità può essere anche quello di far cadere un po' di gocce d'olio nella bacinella con l'acqua: cosa succede?
Esperimento N°3
Foglio, fagotto o pallina?
- Occorrente:
una bacinella (possibilmente trasparente)
acqua
qualche pezzo di carta stagnola di uguali dimensioni
- Procedimento:
Riempire la bacinella con l'acqua e cominciare a creare forme diverse con i pezzi di alluminio, per esempio un tubicino, una pallina molto schiacciata, un fagottino, una barchetta, un foglio lasciato tal quale...
Immergete le varie forme nella bacinella e osservate cosa accade.
- Considerazioni:
Come si noterà facilmente, il foglio di alluminio lasciato intatto galleggia tranquillamente e va a fondo solo se ricoperto dall'acqua, anche la pallina schiacciata va sul fondo, mentre il fagottino rimane in superficie: questo accade perché l'aria contenuta in esso lo rende galleggiante. E' la forma distesa del foglio di alluminio, invece, a permettergli di galleggiare, così come noi restiamo sul pelo dell'acqua quando ci sdraiamo a stella e facciamo più fatica se raccogliamo per esempio le gambe al petto. Sono quindi molto importanti, ai fini del galleggiamento, anche la forma dell'oggetto immerso e la presenza, al suo interno, dell'aria.
Esperimento N°1
Uovo su o uovo giù?
- Occorrente:
una bacinella (possibilmente trasparente)
acqua
sale
un uovo di gallina (fresco)
- Procedimento:
Riempite la bacinella d'acqua e immergete delicatamente l'uovo...che succede? L'uovo va immediatamente a sdraiarsi sul fondo. Ma se aggiungete del sale nell'acqua? Cosa accade? Provate, dovrete metterne molto (almeno per me è andata così), dovrete farlo sciogliere bene e vi accorgerete che prima l'uovo si posizionerà in verticale e poi comincerà a risalire in superficie.
- Considerazioni:
Una considerazione che si può fare riguarda per esempio il Mar Morto e la sua nota "galleggiabilità", dovuta proprio alla grande quantità di sale contenuta nell'acqua. Potete anche far ragionare i piccoli sulle differenze tra fare il bagno in mare o al lago: dove si galleggia meglio? In ultimo potete fare riferimento all'eventualità che l'uovo utilizzato non sia fresco: cosa accadrebbe in questo caso? L'uovo galleggerebbe anche in acqua dolce, perché la bolla d'aria formatasi al suo interno con l'invecchiamento funzionerebbe come una sorta di "vescica natatoria". Ma che cosa è la vescica natatoria? Noi l'abbiamo? Come funziona? Si potrebbe, naturalmente, continuare all'infinito...i bambini di solito sono in grado di condurre una lezione dove vogliono loro, rendendola spesso molto più interessante di quanto abbiamo immaginato noi nel prepararla.
Esperimento N°2
Tre e tre
- Occorrente:
tre bacinelle (possibilimente trasparenti e uguali, possibilmente con coperchio...credo che quelle a mia disposizione fossero IKEA)
tre candele (rigorosamente uguali, io ho usato ancora una volta quelle piccole IKEA, togliendo stoppino e rivestimento in alluminio)
acqua
alcool
olio (io ne ho usato un tipo molto economico, di semi)
- Procedimento:
Riempite le tre bacinelle (bastano quattro dita di liquido), una con alcool, una con olio, una con acqua, senza che i bimbi vi vedano (potete anche farlo fare a loro e coinvolgerli dall'inizio dell'esperimento, io preferisco sempre l'iniziale effetto sorpresa per catturare l'attenzione stimolando domande e idee). Disponete i tre contenitori su un tavolo senza scoperchiarli e chiedete "cosa c'è dentro?". Facilmente l'acqua verrà indovinata subito, più difficile sarà invece riconoscere gli altri due liquidi, ci sarà chi dirà succo di pompelmo, succo d'arancia, pipì, ma nel mio caso nessuno ha ipotizzato olio e alcool. Il secondo passaggio per l'identificazione è stato provare a stuzzicare un altro senso oltre a quello della vista: l'olfatto. Togliendo il coperchio alle bacinelle l'alcool è stato subito indovinato mentre per l'olio non c'è stato nulla da fare, ho dovuto svelare io il mistero. L'ultimo punto è consistito nel fare previsioni sull'immersione delle tre candele: come si comporteranno? Ognuno ha detto la sua, chi sosteneva sarebbero affondate in ogni liquido, chi era convinto del contrario, chi differenziava a seconda della bacinella. Il risultato dovrebbe vedere una candela galleggiare sull'acqua, una affondare un poco nell'olio e una precipitare completamente nell'alcool...perché?
- Considerazioni:
Questo esperimento permette di introdurre il concetto di peso specifico, il corpo immerso è infatti sempre il medesimo ma cambia il peso specifico del liquido usato, l'acqua ha il peso specifico più alto e l'alcool il più basso. Un buon metodo per spiegare questo concetto con semplicità può essere anche quello di far cadere un po' di gocce d'olio nella bacinella con l'acqua: cosa succede?
Esperimento N°3
Foglio, fagotto o pallina?
- Occorrente:
una bacinella (possibilmente trasparente)
acqua
qualche pezzo di carta stagnola di uguali dimensioni
- Procedimento:
Riempire la bacinella con l'acqua e cominciare a creare forme diverse con i pezzi di alluminio, per esempio un tubicino, una pallina molto schiacciata, un fagottino, una barchetta, un foglio lasciato tal quale...
Immergete le varie forme nella bacinella e osservate cosa accade.
- Considerazioni:
Come si noterà facilmente, il foglio di alluminio lasciato intatto galleggia tranquillamente e va a fondo solo se ricoperto dall'acqua, anche la pallina schiacciata va sul fondo, mentre il fagottino rimane in superficie: questo accade perché l'aria contenuta in esso lo rende galleggiante. E' la forma distesa del foglio di alluminio, invece, a permettergli di galleggiare, così come noi restiamo sul pelo dell'acqua quando ci sdraiamo a stella e facciamo più fatica se raccogliamo per esempio le gambe al petto. Sono quindi molto importanti, ai fini del galleggiamento, anche la forma dell'oggetto immerso e la presenza, al suo interno, dell'aria.
sabato 23 marzo 2013
Fili
Non so da che parte cominciare per scrivere questo post.
Qualche mese fa a Genova è nevicato forte, o così avevano previsto. In realtà la bufera non è arrivata e io, insieme al vicino-vicino, sono uscita a fare colazione e a disturbare un altro vicino al lavoro. Quella mattina, a Palazzo Ducale, ho trovato un volantino azzurro, che parlava di intrecci, bombing e cose simili a me sconosciute (o quasi). Chiesti lumi ai preparatissimi amici presenti ho scoperto questa iniziativa: "Intrecci Urbani, Yarn Bombing a Genova". Cos'è? Un modo semplice per spiegarlo è invitarvi a immaginare gruppi di persone (donne per lo più), di qualunque età (dalle adolescenti alle anziane), di qualunque ceto sociale (dalle radical chic alle pensionate di periferia), in qualunque luogo (scuole, cafè, biblioteche, carceri) che con periodicità si incontrano per lavorare a maglia e creare intrecci. Ma intrecci in che senso? Intrecci nel senso di relazioni, ma anche nel vero senso del termine, quindi intrecci di fili, punti, calature, ricami, accostamenti. Però in questo modo ricado nella stessa situazione di prima: accostamenti in che senso? Nel senso di accostamenti di colore ma anche di vicinanze di vite, di comunione di intenti, di finalità comuni. Per non perdere il filo del discorso mi attacco a quest'ultimo concetto: le finalità comuni. Dove vanno a finire i chili di lana tessuta da queste belle signore sparse in città? Nel posto forse più famoso, visibile e rappresentativo di Genova: il Porto Antico. Ma è prevista una mostra? Un mercatino? Un'esposizione? No, è prevista un'istallazione. Un bombardamento di filati (yarn bombing, appunto) coloratissimi, pelosi, lisci, eleganti, kitsch, complicati, semplici, divertenti, difficili...con un obiettivo comune: rivestire panchine, palme, ringhiere, alberi, gru, colonne, trenini, lampioni, statue e fontane del porto. Da Palazzo S. Giorgio all'Acquario, da Eataly al Mandraccio, dal Bigo a Porta Siberia...il mare vicino a centinaia di fili azzurri come lui, pesci in acqua e pesci al sole, polpi e seppie, fiori e foglie, giraffe, gufi, leoni, ombrelli, conchiglie, coralli, nuvole, gocce, gatti e verdure. Improvvisamente, in mezza giornata o poco più, sugli alberi di fronte ai Magazzini del Cotone sono nati strani frutti a righe, i tronchi si sono illuminati di colori, le panchine rivestite di morbidi plaid, le ringhiere ricoperte di lana lasciano intravvedere la Bolla di Renzo Piano sulla sponda opposta, Gandhi ha acquistato un paio di scalda muscoli della pace e le fredde colonne dell'Acquario ora fioriscono vivaci.
Naturalmente viene istintivo parlare dell'effetto visivo sorprendente che hanno questi lavori esposti al primo sole di primavera, così come è facile riferirsi al post installazione, quando queste piccole/grandi opere d'arte saranno rifilate per realizzare coperte destinate ad aiutare persone senza fissa dimora, canili e gattili.
Il grande significato di questa iniziativa, però, io penso stia "nel mentre". Nel periodo intercorso tra la nevicata di qualche mese fa e ieri. Inutile che vi dica dove sia finito il volantino trovato al Ducale, tra le mani di mamma il mio invito a partecipare è diventato subito realtà (la foto è un particolare della sua coperta marina, rivestimento di ringhiera sotto al Bigo), portandola ogni giovedì mattina a incontrare altre volenterose signore nella Biblioteca Benzi di Voltri. Qui, le Yarn Bombers de' noantri, pronte a dare il loro personale e creativo contributo a questo festival di proporzioni enormi (pare migliaia di partecipazioni, il più grande evento del genere mai realizzato in Italia), si sono scambiate esperienze, consigli, idee e hanno condiviso il proprio tempo.
Come nel caso di mamma, anche in altri posti le donne si sono date appuntamento per creare qualcosa insieme, qualcosa di gioioso e (per una volta, finalmente) staccato dalle "pesanti azioni di volontariato" che si praticano di consueto, indispensabili e meravigliose, per carità, ma ogni tanto credo sia bello anche fare del bene stando bene.
E quindi, riacciuffo il filo e penso alle ragazze dell'Istituto Duchessa di Galliera che preparavano le loro belle opere con le insegnanti, alle signore anziane che sferruzzavano insieme invece che stare a casa e che due giorni fa si aggiravano per il Porto alle 8.30 di mattina cariche di borse colorate e allestivano felici aiutate da mariti volenterosi e nipoti divertiti, alle donne del carcere di Pontedecimo che contribuivano a questo grande progetto con la loro abilità e con i loro cuori pieni e a tutte le persone che si sono ritrovate, come me, ad emozionarsi e scattare foto nel pieno sole caldo del primo giorno di Primavera.
Qualche mese fa a Genova è nevicato forte, o così avevano previsto. In realtà la bufera non è arrivata e io, insieme al vicino-vicino, sono uscita a fare colazione e a disturbare un altro vicino al lavoro. Quella mattina, a Palazzo Ducale, ho trovato un volantino azzurro, che parlava di intrecci, bombing e cose simili a me sconosciute (o quasi). Chiesti lumi ai preparatissimi amici presenti ho scoperto questa iniziativa: "Intrecci Urbani, Yarn Bombing a Genova". Cos'è? Un modo semplice per spiegarlo è invitarvi a immaginare gruppi di persone (donne per lo più), di qualunque età (dalle adolescenti alle anziane), di qualunque ceto sociale (dalle radical chic alle pensionate di periferia), in qualunque luogo (scuole, cafè, biblioteche, carceri) che con periodicità si incontrano per lavorare a maglia e creare intrecci. Ma intrecci in che senso? Intrecci nel senso di relazioni, ma anche nel vero senso del termine, quindi intrecci di fili, punti, calature, ricami, accostamenti. Però in questo modo ricado nella stessa situazione di prima: accostamenti in che senso? Nel senso di accostamenti di colore ma anche di vicinanze di vite, di comunione di intenti, di finalità comuni. Per non perdere il filo del discorso mi attacco a quest'ultimo concetto: le finalità comuni. Dove vanno a finire i chili di lana tessuta da queste belle signore sparse in città? Nel posto forse più famoso, visibile e rappresentativo di Genova: il Porto Antico. Ma è prevista una mostra? Un mercatino? Un'esposizione? No, è prevista un'istallazione. Un bombardamento di filati (yarn bombing, appunto) coloratissimi, pelosi, lisci, eleganti, kitsch, complicati, semplici, divertenti, difficili...con un obiettivo comune: rivestire panchine, palme, ringhiere, alberi, gru, colonne, trenini, lampioni, statue e fontane del porto. Da Palazzo S. Giorgio all'Acquario, da Eataly al Mandraccio, dal Bigo a Porta Siberia...il mare vicino a centinaia di fili azzurri come lui, pesci in acqua e pesci al sole, polpi e seppie, fiori e foglie, giraffe, gufi, leoni, ombrelli, conchiglie, coralli, nuvole, gocce, gatti e verdure. Improvvisamente, in mezza giornata o poco più, sugli alberi di fronte ai Magazzini del Cotone sono nati strani frutti a righe, i tronchi si sono illuminati di colori, le panchine rivestite di morbidi plaid, le ringhiere ricoperte di lana lasciano intravvedere la Bolla di Renzo Piano sulla sponda opposta, Gandhi ha acquistato un paio di scalda muscoli della pace e le fredde colonne dell'Acquario ora fioriscono vivaci.
Naturalmente viene istintivo parlare dell'effetto visivo sorprendente che hanno questi lavori esposti al primo sole di primavera, così come è facile riferirsi al post installazione, quando queste piccole/grandi opere d'arte saranno rifilate per realizzare coperte destinate ad aiutare persone senza fissa dimora, canili e gattili.
Il grande significato di questa iniziativa, però, io penso stia "nel mentre". Nel periodo intercorso tra la nevicata di qualche mese fa e ieri. Inutile che vi dica dove sia finito il volantino trovato al Ducale, tra le mani di mamma il mio invito a partecipare è diventato subito realtà (la foto è un particolare della sua coperta marina, rivestimento di ringhiera sotto al Bigo), portandola ogni giovedì mattina a incontrare altre volenterose signore nella Biblioteca Benzi di Voltri. Qui, le Yarn Bombers de' noantri, pronte a dare il loro personale e creativo contributo a questo festival di proporzioni enormi (pare migliaia di partecipazioni, il più grande evento del genere mai realizzato in Italia), si sono scambiate esperienze, consigli, idee e hanno condiviso il proprio tempo.
Come nel caso di mamma, anche in altri posti le donne si sono date appuntamento per creare qualcosa insieme, qualcosa di gioioso e (per una volta, finalmente) staccato dalle "pesanti azioni di volontariato" che si praticano di consueto, indispensabili e meravigliose, per carità, ma ogni tanto credo sia bello anche fare del bene stando bene.
E quindi, riacciuffo il filo e penso alle ragazze dell'Istituto Duchessa di Galliera che preparavano le loro belle opere con le insegnanti, alle signore anziane che sferruzzavano insieme invece che stare a casa e che due giorni fa si aggiravano per il Porto alle 8.30 di mattina cariche di borse colorate e allestivano felici aiutate da mariti volenterosi e nipoti divertiti, alle donne del carcere di Pontedecimo che contribuivano a questo grande progetto con la loro abilità e con i loro cuori pieni e a tutte le persone che si sono ritrovate, come me, ad emozionarsi e scattare foto nel pieno sole caldo del primo giorno di Primavera.
lunedì 11 febbraio 2013
Sassi dipinti
Nevica. Non molto, meno del previsto, ma l'Università è chiusa e io lavoricchio da casa. In un (lungo) momento di pausa ho preparato le polpette di risotto alla milanese avanzato ieri sera e le ho cotte al forno, alcune le ho pure mangiate.
Ora, in piena digestione e silenzio, butto giù questo post veloce su una nuova avventura che chissà se prenderà piede nelle mie intenzioni o resterà un'idea appesa.
Cercando foto e cose interessanti sul web in questi giorni mi sono imbattuta nei sassi dipinti, ma non i soliti gatti, orsi, paesaggi e casette colorate: ho trovato piccole sagome in bianco e nero, mandala, pezzi di natura, linee e punti, simboli delicati. Forte del week end da mamma in arrivo, mi sono comprata due pennarellini indelebili punta fine, uno nero e uno bianco e, una volta a casa, ho provato a decorare qualche ciottolo di mare.
La scelta delle pietre è facile, occorrono piatte e lisce, dal colore più uniforme possibile (chissà che poi non mi venga in mente qualcosa per i sassi pieni di macchioline e sfumature diverse).
Sulle pietre chiare ho usato il pennarello scuro e viceversa, in qualche caso ho sfruttato le classiche linee bianche tipiche dei ciottoli marini e le ho usate per integrare il mio disegno, per esempio nella foto si vedono bene la corda dove "ho steso" i panni e la terra su cui crescono i fiori. Inutile scrivere cosa serve per realizzarle, per ora pietra e pennarello bastano, poi magari rifletterò sull'opportunità di variare i colori e di usare una vernice protettiva. Il risultato mi ha soddisfatta, la realizzazione mi ha divertita e rilassata, tutto sommato penso possano diventare un buon regalo autocostruito o un pensierino estemporaneo personalizzato a seconda del destinatario.
Torno al mio lavoro, sempre di rocce si tratta...
Ora, in piena digestione e silenzio, butto giù questo post veloce su una nuova avventura che chissà se prenderà piede nelle mie intenzioni o resterà un'idea appesa.
Cercando foto e cose interessanti sul web in questi giorni mi sono imbattuta nei sassi dipinti, ma non i soliti gatti, orsi, paesaggi e casette colorate: ho trovato piccole sagome in bianco e nero, mandala, pezzi di natura, linee e punti, simboli delicati. Forte del week end da mamma in arrivo, mi sono comprata due pennarellini indelebili punta fine, uno nero e uno bianco e, una volta a casa, ho provato a decorare qualche ciottolo di mare.
La scelta delle pietre è facile, occorrono piatte e lisce, dal colore più uniforme possibile (chissà che poi non mi venga in mente qualcosa per i sassi pieni di macchioline e sfumature diverse).
Sulle pietre chiare ho usato il pennarello scuro e viceversa, in qualche caso ho sfruttato le classiche linee bianche tipiche dei ciottoli marini e le ho usate per integrare il mio disegno, per esempio nella foto si vedono bene la corda dove "ho steso" i panni e la terra su cui crescono i fiori. Inutile scrivere cosa serve per realizzarle, per ora pietra e pennarello bastano, poi magari rifletterò sull'opportunità di variare i colori e di usare una vernice protettiva. Il risultato mi ha soddisfatta, la realizzazione mi ha divertita e rilassata, tutto sommato penso possano diventare un buon regalo autocostruito o un pensierino estemporaneo personalizzato a seconda del destinatario.
Torno al mio lavoro, sempre di rocce si tratta...
sabato 9 febbraio 2013
Arts & crafts
Fai da te, era un po' che non ci ragionavo su, ma in questi giorni, carica di buoni propositi e voglia di fare, partorisco idee a tutto spiano.
Questo esperimento, riuscito alla prima e nato (come al solito) per necessità, fa bella mostra di sé sul mio comò-fasciatoio turchese e si conferma idea utile 2013. Dove metto tutti gli orecchini che ho? In una scatola si intrecciano e poi non si vedono, un peccato visto che sono colorati, di mille forme e dimensioni diverse.
Un tempo li tenevo appesi a una sciarpa, a sua volta attaccata al muro, quest'anno un po' la voglia di cambiare e un po' l'impossibilità di bucare per l'ennesima volta le pareti di casa mi hanno spinta a cercare una soluzione alternativa meno traumatica.
Cosa ho usato?
- Rametti secchi
- Ciottoli di mare
- Barattolo di vetro
Raccolti i legnetti (possibilmente contorti e robusti), li ho inseriti in un barattolo di vetro grande (a Genova si dice arbanella), di quelli che si usano per le conserve. Per riempire gli spazi vuoti all'interno del contenitore, stabilizzarlo e immobilizzare il "mazzo di legno" ho inserito pietre raccolte in spiaggia (lo so, non si potrebbe, ma ne ho prese poche poche e mi servivano anche per un altro laboratorio che magari pubblico tra un po').
Una volta preparato "l'espositore", appendere gli orecchini è un attimo e il risultato è un albero carico di colori, che rende disponibili in un secondo piccoli oggetti che prima impiegavo una vita a trovare, scegliere e abbinare.
Immagino che questa soluzione possa funzionare bene anche con collane (leggere magari) e braccialetti, non so. Sicuramente secondo me è una buona idea anche per chi vende le proprie creazioni su una bancarella, in fiera, al mercato e vuole trovare un modo alternativo per mostrare i prodotti.
E poi è facilissimo e a costo zero.
Questo esperimento, riuscito alla prima e nato (come al solito) per necessità, fa bella mostra di sé sul mio comò-fasciatoio turchese e si conferma idea utile 2013. Dove metto tutti gli orecchini che ho? In una scatola si intrecciano e poi non si vedono, un peccato visto che sono colorati, di mille forme e dimensioni diverse.
Un tempo li tenevo appesi a una sciarpa, a sua volta attaccata al muro, quest'anno un po' la voglia di cambiare e un po' l'impossibilità di bucare per l'ennesima volta le pareti di casa mi hanno spinta a cercare una soluzione alternativa meno traumatica.
Cosa ho usato?
- Rametti secchi
- Ciottoli di mare
- Barattolo di vetro
Raccolti i legnetti (possibilmente contorti e robusti), li ho inseriti in un barattolo di vetro grande (a Genova si dice arbanella), di quelli che si usano per le conserve. Per riempire gli spazi vuoti all'interno del contenitore, stabilizzarlo e immobilizzare il "mazzo di legno" ho inserito pietre raccolte in spiaggia (lo so, non si potrebbe, ma ne ho prese poche poche e mi servivano anche per un altro laboratorio che magari pubblico tra un po').
Una volta preparato "l'espositore", appendere gli orecchini è un attimo e il risultato è un albero carico di colori, che rende disponibili in un secondo piccoli oggetti che prima impiegavo una vita a trovare, scegliere e abbinare.
Immagino che questa soluzione possa funzionare bene anche con collane (leggere magari) e braccialetti, non so. Sicuramente secondo me è una buona idea anche per chi vende le proprie creazioni su una bancarella, in fiera, al mercato e vuole trovare un modo alternativo per mostrare i prodotti.
E poi è facilissimo e a costo zero.
venerdì 18 gennaio 2013
Mimetismo
Un tagliere verde, un coltello verde e una tavoletta di cioccolato nero.
Nonostante l'immagine sia pessima (a breve entrerò in possesso di una macchina vera e accantonerò la fotocamera del cellulare), si capisce quali siano le intenzioni della mia serata. Poca voglia di uscire, il freddo non aiuta, perciò a chi è in cerca di un rifugio caldo offro una tazza di cioccolata con una fetta di torta di ricotta.
Qualche amico pare arriverà e quel che avanzerà sarà ottimo domani, quando le temperature saranno ancora più basse e la voglia di divano, coperte e musica mi avvolgerà completamente.
Il titolo di questo post ha una motivazione ben precisa, che non risiede naturalamente solo nella foto, ma è una condizione fisica, uno stato d'animo, una sensazione.
Mi mimetizzo qui a casa ormai quasi perfettamente, come un camaleonte, un insetto stecco, un serpente nel deserto.
Merito mio che ho riflettutto su ogni singolo angolo di questo appartamento per quasi un anno, tanto che al momento dell'acquisto e della disposizione mobili avevo già in mente tutti i dettagli. Il merito però va anche a chi questi mobili li ha scelti con me, li ha comprati e li ha montati. Lo Sminatore su tutti, che con pazienza, silenzio totale e tranquillità ha assemblato un divano, un letto e, finalmente, un comò.
Qui nasce il mistero, sul mio mobile da camera azzurro turchino made in IKEA. Tutti sostengono sia un fasciatoio, io appoggio la causa cassettiera. Quello che conta penso però che sia il risultato finale, spazioso nei cassetti, nei fori laterali e sul piano d'appoggio dove la mia ossessione per le scatole e la passione per il fai da te hanno già avuto il sopravvento. Per quanto riguarda un porta orecchini home made spero di riuscire nell'impresa e postare qui, prossimamente, i vari passaggi per realizzarlo.
Ora sono in cucina, con la torta in forno, un bicchiere di Morellino di Scansano sul tavolo, i Goldfrapp in sottofondo e mi mimetizzo perfettamente nel mio ambiente caldo, pieno di legno e di colori allegri. Sono giorni felici, con tanti pensieri da ordinare, cose da capire, bivi all'orizzonte, confusione e insicurezze, ma va bene così.
Mi mimetizzo.
http://www.youtube.com/watch?v=p7Ptai9I6eo&list=AL94UKMTqg-9AeY6FQ6ebZqi0cgUn7cn_S
Nonostante l'immagine sia pessima (a breve entrerò in possesso di una macchina vera e accantonerò la fotocamera del cellulare), si capisce quali siano le intenzioni della mia serata. Poca voglia di uscire, il freddo non aiuta, perciò a chi è in cerca di un rifugio caldo offro una tazza di cioccolata con una fetta di torta di ricotta.
Qualche amico pare arriverà e quel che avanzerà sarà ottimo domani, quando le temperature saranno ancora più basse e la voglia di divano, coperte e musica mi avvolgerà completamente.
Il titolo di questo post ha una motivazione ben precisa, che non risiede naturalamente solo nella foto, ma è una condizione fisica, uno stato d'animo, una sensazione.
Mi mimetizzo qui a casa ormai quasi perfettamente, come un camaleonte, un insetto stecco, un serpente nel deserto.
Merito mio che ho riflettutto su ogni singolo angolo di questo appartamento per quasi un anno, tanto che al momento dell'acquisto e della disposizione mobili avevo già in mente tutti i dettagli. Il merito però va anche a chi questi mobili li ha scelti con me, li ha comprati e li ha montati. Lo Sminatore su tutti, che con pazienza, silenzio totale e tranquillità ha assemblato un divano, un letto e, finalmente, un comò.
Qui nasce il mistero, sul mio mobile da camera azzurro turchino made in IKEA. Tutti sostengono sia un fasciatoio, io appoggio la causa cassettiera. Quello che conta penso però che sia il risultato finale, spazioso nei cassetti, nei fori laterali e sul piano d'appoggio dove la mia ossessione per le scatole e la passione per il fai da te hanno già avuto il sopravvento. Per quanto riguarda un porta orecchini home made spero di riuscire nell'impresa e postare qui, prossimamente, i vari passaggi per realizzarlo.
Ora sono in cucina, con la torta in forno, un bicchiere di Morellino di Scansano sul tavolo, i Goldfrapp in sottofondo e mi mimetizzo perfettamente nel mio ambiente caldo, pieno di legno e di colori allegri. Sono giorni felici, con tanti pensieri da ordinare, cose da capire, bivi all'orizzonte, confusione e insicurezze, ma va bene così.
Mi mimetizzo.
http://www.youtube.com/watch?v=p7Ptai9I6eo&list=AL94UKMTqg-9AeY6FQ6ebZqi0cgUn7cn_S
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mercoledì 19 dicembre 2012
Snowglobe e febbre
Quarto giorno di febbre, divano e mal di testa.
Oggi forse va leggermente meglio, ma guarire è un'altra cosa.
Questa mattina impegni di forza maggiore mi hanno tirata giù dal letto: un pezzo di vita da chiudere, non si può dire senza rimpianti, di sicuro senza rimorsi.
Poi di corsa al supermercato a comprare tutto l'occorrente per preparare le mie celebri Bombe di Natale (di cui ho già scritto pure qui, troverete il post sotto le Feste di due anni fa, direi) e avere così il pomeriggio pieno.
Negli ultimi giorni di isolamento forzato mi sono messa a costruire regali di Natale home made, con oggetti che trovavo in casa e che potevo comprare a prezzi ultra modici.
L'idea di quest'anno (l'anno scorso, se non sbaglio, erano gli alberelli in feltro e due anni fa i segnaposto personalizzati) ha previsto la realizzazione, in serie, di una decina di palle di vetro natalizie, di quelle con la neve dentro che usavano tanto quando ero piccola.
La spinta me l'hanno data diversi fattori: il racconto di un amico che aveva incontrato un oggetto simile sulla sua via qualche anno fa, la mancanza completa di soldi per comprare i regali, la voglia che si rinnova ogni anno di usare le mani e costruire qualcosa di personale, la semplicità con cui in rete ho trovato informazioni utili per reperire il materiale e realizzare la pallina, la necessità di stare chiusa in casa al caldo.
Ecco cosa occorre per una pallina:
- 1 barattolo di vetro con chiusura ermetica (qui a Genova si chiamano arbanelle)
- acqua distillata
- glicerina (si trova in farmacia)
- glitter o neve finta (io ho faticato a trovarla, ormai è quasi tutta spray)
- pupazzetti, possibilmente in plastica e di piccole dimensioni
- colla idrofuga
- feltro
Procedimento:
La parte più difficile in assoluto per me è stata...la rimozione delle etichette dai barattoli! Ormai il bisogno di "brandizzare" tutto porta ad usare colle super resistenti in ogni occasione, affinché la marca, il simbolo, insommma la pubblicità, siano pressoché eternamente appiccicate dove devono stare. Quindi, con l'aiuto di un toglicolla chimico che ha reso il mio bagno una camera a gas in 30 secondi, acqua calda, sapone per i piatti, sapone per le mani e spazzole varie ed eventuali, ho tolto le etichette e reso così neutro il mio barattolo.
La prima fase si svolge sul coperchio: occorre infatti coprire la base esterna con uno strato di feltro, cosìcché la palla appoggi sulla stoffa e non scivoli. Poi si scelgono i personaggi da attaccare all'interno del coperchio e che finiranno quindi immersi nell'acqua. Qui ci si può sbizzarrire con omini dei presepi (la mia condizione di atea mi ha fatto ripiegare per un'altra scelta ma l'idea comunque non é male), pupazzetti dei cartoni animati (decisamente più costosi), oggetti acquistabili presso i negozi di hobbistica (tipo miniature o simili) oppure, come ho fatto io, piccoli addobbi da appendere all'albero di Natale. Io ho trovato e preso al volo un'offerta di un grande magazzino, che vendeva a metà prezzo una scatola di Babbi Natale, pupazzi di neve, angioletti, abeti, campanelle e compagnia bella, pieni di colori e atmosfera festante. Unico difetto: sono di legno. Visto che l'acqua lavorerà sul suo contenuto temo che i pupazzi inseriti quest'anno non dureranno fino a Natale 2013, però chi può dirlo, ci si prova.
Quindi, una volta scelti i protagonisti occorre attaccarli, con una colla che non tema l'umido, alla base interna del tappo. Intanto che la colla asciuga bisogna riempire il barattolo d'acqua distillata, aggiungere un goccio di glicerina (poca!) e i glitter, io li ho scelti semplici color argento, ma si può optare per altri colori e forme.
Una volta che i pupazzi sono ben saldi e la colla è asciugata basta chiudere il barattolo...e scuotere!
L'effetto è antico, come l'idea che ho io della sfera di neve e di molte altre cose. Per coprire bene il tappo magari si può usare una striscia di feltro da chiudere attorno al barattolo con un fiocco, ma queste sono tutte idee che vengono in corso d'opera.
Il bello di questo regalo è la magia, il cosiddetto "effetto wow", ma anche la possibilità di personalizzarlo al massimo, sia sui propri gusti sia su quelli del destinatario. A partire dalla scelta del barattolo, forma e dimensioni sono variabilissimi (nella foto, a sinistra, la bottiglia di succo alla pera fatto in casa che ho restituito a Sturm), per arrivare ai personaggi inseriti all'interno e al colore della stoffa. L'unica miglioria per l'anno prossimo sarà costruire una base, non so ancora con che materiale di recupero, pensavo al "culetto" dei vasetti di yogurt che intanto io consumo in grandi quantità, per rialzare un po' i pupazzetti e renderli più visibili.
Tutto qui e Buon Natale, vado a farcire i datteri.
Oggi forse va leggermente meglio, ma guarire è un'altra cosa.
Questa mattina impegni di forza maggiore mi hanno tirata giù dal letto: un pezzo di vita da chiudere, non si può dire senza rimpianti, di sicuro senza rimorsi.
Poi di corsa al supermercato a comprare tutto l'occorrente per preparare le mie celebri Bombe di Natale (di cui ho già scritto pure qui, troverete il post sotto le Feste di due anni fa, direi) e avere così il pomeriggio pieno.
Negli ultimi giorni di isolamento forzato mi sono messa a costruire regali di Natale home made, con oggetti che trovavo in casa e che potevo comprare a prezzi ultra modici.
L'idea di quest'anno (l'anno scorso, se non sbaglio, erano gli alberelli in feltro e due anni fa i segnaposto personalizzati) ha previsto la realizzazione, in serie, di una decina di palle di vetro natalizie, di quelle con la neve dentro che usavano tanto quando ero piccola.
La spinta me l'hanno data diversi fattori: il racconto di un amico che aveva incontrato un oggetto simile sulla sua via qualche anno fa, la mancanza completa di soldi per comprare i regali, la voglia che si rinnova ogni anno di usare le mani e costruire qualcosa di personale, la semplicità con cui in rete ho trovato informazioni utili per reperire il materiale e realizzare la pallina, la necessità di stare chiusa in casa al caldo.
Ecco cosa occorre per una pallina:
- 1 barattolo di vetro con chiusura ermetica (qui a Genova si chiamano arbanelle)
- acqua distillata
- glicerina (si trova in farmacia)
- glitter o neve finta (io ho faticato a trovarla, ormai è quasi tutta spray)
- pupazzetti, possibilmente in plastica e di piccole dimensioni
- colla idrofuga
- feltro
Procedimento:
La parte più difficile in assoluto per me è stata...la rimozione delle etichette dai barattoli! Ormai il bisogno di "brandizzare" tutto porta ad usare colle super resistenti in ogni occasione, affinché la marca, il simbolo, insommma la pubblicità, siano pressoché eternamente appiccicate dove devono stare. Quindi, con l'aiuto di un toglicolla chimico che ha reso il mio bagno una camera a gas in 30 secondi, acqua calda, sapone per i piatti, sapone per le mani e spazzole varie ed eventuali, ho tolto le etichette e reso così neutro il mio barattolo.
La prima fase si svolge sul coperchio: occorre infatti coprire la base esterna con uno strato di feltro, cosìcché la palla appoggi sulla stoffa e non scivoli. Poi si scelgono i personaggi da attaccare all'interno del coperchio e che finiranno quindi immersi nell'acqua. Qui ci si può sbizzarrire con omini dei presepi (la mia condizione di atea mi ha fatto ripiegare per un'altra scelta ma l'idea comunque non é male), pupazzetti dei cartoni animati (decisamente più costosi), oggetti acquistabili presso i negozi di hobbistica (tipo miniature o simili) oppure, come ho fatto io, piccoli addobbi da appendere all'albero di Natale. Io ho trovato e preso al volo un'offerta di un grande magazzino, che vendeva a metà prezzo una scatola di Babbi Natale, pupazzi di neve, angioletti, abeti, campanelle e compagnia bella, pieni di colori e atmosfera festante. Unico difetto: sono di legno. Visto che l'acqua lavorerà sul suo contenuto temo che i pupazzi inseriti quest'anno non dureranno fino a Natale 2013, però chi può dirlo, ci si prova.
Quindi, una volta scelti i protagonisti occorre attaccarli, con una colla che non tema l'umido, alla base interna del tappo. Intanto che la colla asciuga bisogna riempire il barattolo d'acqua distillata, aggiungere un goccio di glicerina (poca!) e i glitter, io li ho scelti semplici color argento, ma si può optare per altri colori e forme.
Una volta che i pupazzi sono ben saldi e la colla è asciugata basta chiudere il barattolo...e scuotere!
L'effetto è antico, come l'idea che ho io della sfera di neve e di molte altre cose. Per coprire bene il tappo magari si può usare una striscia di feltro da chiudere attorno al barattolo con un fiocco, ma queste sono tutte idee che vengono in corso d'opera.
Il bello di questo regalo è la magia, il cosiddetto "effetto wow", ma anche la possibilità di personalizzarlo al massimo, sia sui propri gusti sia su quelli del destinatario. A partire dalla scelta del barattolo, forma e dimensioni sono variabilissimi (nella foto, a sinistra, la bottiglia di succo alla pera fatto in casa che ho restituito a Sturm), per arrivare ai personaggi inseriti all'interno e al colore della stoffa. L'unica miglioria per l'anno prossimo sarà costruire una base, non so ancora con che materiale di recupero, pensavo al "culetto" dei vasetti di yogurt che intanto io consumo in grandi quantità, per rialzare un po' i pupazzetti e renderli più visibili.
Tutto qui e Buon Natale, vado a farcire i datteri.
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giovedì 27 settembre 2012
Fingers and love
Chissà se il matrimoio di Cecilia smetterà mai di essere ispirazione per il mio blog...
Questo post è di nuovo collegato alla meravigliosa festa della settimana scorsa, stavolta però il tema principale sarà il fai da te.
E' passato parecchio tempo dall'ultimo guizzo di creatività descritto qui, forse il mio compleanno era stata l'ultima occasione (http://ilmareingiardino.blogspot.it/2012/01/feltro-mon-amour.html)
Come al solito, il filo conduttore delle mie botte artistiche è il recupero dei materiali, l'uso "diverso" delle cose, la rinascita di oggetti, stoffe, pezzi di carta che andrebbero altrimenti perduti (http://ilmareingiardino.blogspot.it/2010/01/segnaposti-personalizzati-con-materiali.html).
La natura e i colori vincono sempre, anche in questo caso: la foto ben rappresenta quello che normalmente mi frulla per la testa quando si tratta di creare qualcosa, un albero, dei pennelli, della carta da pacchi e il fondamentale aiuto dei più piccoli.
L'idea è nata cercando in rete qualche ispirazione per gli addobbi della festa, in un sito specializzato in creazioni per matrimoni e ricorrenze con molti invitati ho trovato qualcosa di simile al mio albero. Usando i colori a dita le persone presenti all'evento possono lasciare un segno del loro passaggio, una vera e propria impronta digitale che ricorderà sempre ai festeggiati chi si è unito alla loro gioia.
Visto che al matrimonio era prevista la presenza di tanti bimbi, ho pensato che disegnare un albero e un prato, due simboli facili e molto affini al posto in cui Cecilia e Gabriele hanno scelto di riunire gli amici, potesse essere un buon modo per coinvolgere anche i più piccoli nell'allestimento.
Ma non credevo di riuscire così tanto nel mio intento.
Innanzi tutto perché la sera prima non avevo i colori. Poi, cercando in vecchie scatole polverose ho recuperato un indelebile nero e degli acquerelli mezzi secchi. La carta da pacchi mi è stata di aiuto, per le sue capacità di assorbenza e "cammuffamento" errori/difetti. Un piccolo foglio in linea con gli altri sparsi qui e là alla festa spiegava come fare, il resto è opera dei bambini: foglie, petali, frutti, gocce fluo hanno ricoperto i rami e i fili d'erba, hanno decorato il tronco e riempito il cielo. L'effetto finale, almeno secondo me, è bellissimo. E tanto commovente (ma su questo non faccio testo, piango per molto meno!).
Cosa serve?
- Un foglio carta (normale, da pacchi, riciclata...)
- Dei colori per la sagoma (vanno bene tutti, nel mio caso ho usato pennarello e acquerelli). Per la scelta della forma io ho optato istintivamente per un albero, ma è molto carino anche il mazzo di palloncini, per esempio.
- Dei colori a dita
E' molto facile, più di quanto si immagini, anche perché il vero lavoro creativo, come sempre, lo fanno i bambini.
P.S. Per la foto, grazie a Balletti!
Questo post è di nuovo collegato alla meravigliosa festa della settimana scorsa, stavolta però il tema principale sarà il fai da te.
E' passato parecchio tempo dall'ultimo guizzo di creatività descritto qui, forse il mio compleanno era stata l'ultima occasione (http://ilmareingiardino.blogspot.it/2012/01/feltro-mon-amour.html)
Come al solito, il filo conduttore delle mie botte artistiche è il recupero dei materiali, l'uso "diverso" delle cose, la rinascita di oggetti, stoffe, pezzi di carta che andrebbero altrimenti perduti (http://ilmareingiardino.blogspot.it/2010/01/segnaposti-personalizzati-con-materiali.html).
La natura e i colori vincono sempre, anche in questo caso: la foto ben rappresenta quello che normalmente mi frulla per la testa quando si tratta di creare qualcosa, un albero, dei pennelli, della carta da pacchi e il fondamentale aiuto dei più piccoli.
L'idea è nata cercando in rete qualche ispirazione per gli addobbi della festa, in un sito specializzato in creazioni per matrimoni e ricorrenze con molti invitati ho trovato qualcosa di simile al mio albero. Usando i colori a dita le persone presenti all'evento possono lasciare un segno del loro passaggio, una vera e propria impronta digitale che ricorderà sempre ai festeggiati chi si è unito alla loro gioia.
Visto che al matrimonio era prevista la presenza di tanti bimbi, ho pensato che disegnare un albero e un prato, due simboli facili e molto affini al posto in cui Cecilia e Gabriele hanno scelto di riunire gli amici, potesse essere un buon modo per coinvolgere anche i più piccoli nell'allestimento.
Ma non credevo di riuscire così tanto nel mio intento.
Innanzi tutto perché la sera prima non avevo i colori. Poi, cercando in vecchie scatole polverose ho recuperato un indelebile nero e degli acquerelli mezzi secchi. La carta da pacchi mi è stata di aiuto, per le sue capacità di assorbenza e "cammuffamento" errori/difetti. Un piccolo foglio in linea con gli altri sparsi qui e là alla festa spiegava come fare, il resto è opera dei bambini: foglie, petali, frutti, gocce fluo hanno ricoperto i rami e i fili d'erba, hanno decorato il tronco e riempito il cielo. L'effetto finale, almeno secondo me, è bellissimo. E tanto commovente (ma su questo non faccio testo, piango per molto meno!).
Cosa serve?
- Un foglio carta (normale, da pacchi, riciclata...)
- Dei colori per la sagoma (vanno bene tutti, nel mio caso ho usato pennarello e acquerelli). Per la scelta della forma io ho optato istintivamente per un albero, ma è molto carino anche il mazzo di palloncini, per esempio.
- Dei colori a dita
E' molto facile, più di quanto si immagini, anche perché il vero lavoro creativo, come sempre, lo fanno i bambini.
P.S. Per la foto, grazie a Balletti!
lunedì 24 settembre 2012
Ho imparato a sognare
Non so da che parte cominciare.
Inizio magari spiegando il titolo: un pezzo di canzone dei Negrita che a Cecilia piace tanto. Chi è Cecilia? Cecilia è una mia amica, che si è sposata sabato, con Gabriele.
Oggi scrivo del loro matrimonio, con la gioia vera nel cuore.
Una giornata di festa, una sfida, un gruppo di persone, una famiglia-tribù.
A me piacciono gli elenchi, chi mi legge lo sa, perciò anche stavolta (come credo in ogni post pubblicato quaggiù) tante parole in fila mi aiuteranno a raccontare il week end appena trascorso.
Intanto circolo, come circolo ARCI che è quello che siamo per gli altri, ma anche come circolo di amici, che è quello che siamo per noi.
Gli sposi ci hanno chiesto, pochi mesi fa, di occuparci del loro pranzo di nozze, che più che un pranzo è stato una festa, una grande abbuffata con musica, giochi, balli, fotografie, filmati e amore.
Io, Elli, Silvia, K e KK abbiamo iniziato a cucinare venerdì mattina al Belleville e finito sabato durante il buffet: è stato faticoso e divertente, impegnativo e stimolante, lungo e veloce al medesimo tempo.
Torte di zucca, di bietole, di cipolle e di riso, lasagne al pesto, farinata, roast beef, salumi, porchetta, carne cruda, formaggi, caprese, pasta con salsiccia e funghi, salmone al forno...tutto innaffiato da vino abbondante e servito con un misto di apprensione, gioia e soddisfazione.
Non siamo cuochi, siamo forse (il forse è per me, per gli altri è certezza!) portati per la cucina, ma quello che sicuro non ci manca è la voglia di provarci.
Cecilia qualche settimana addietro mi aveva chiesto di trovare per lei delle frasi che sapessero di sole, campagna, amicizia e amore, mi ha domandato di scriverle e distribuirle qua e là il giorno del suo sì, cosicché gli invitati alla festa potessero leggerle, portarle a casa o lasciare a loro volta un pensiero, con l'aiuto dei tanti pennarelli colorati usati come centri tavola insieme a lanterne di carta e gerbere lunghe.
Fare questo "lavoro" per la sposa mi ha permesso di guardarmi dentro, di cercare, innanzi tutto nella memoria, qualcosa che mi facesse tornare alla felicità di un giorno grande come quello di ieri, senza retorica e con una buona dose si sincero sentimento. Poi, scrivere su pezzi di carta straccia con un pennarello bianco, appendere i fogli su spago da cucina, usare piccole mollette colorate e cercare quelle di legno per il bucato quando le prime terminavano, è stato un gioco da ragazzi!
L'effetto, già romantico quando le pagine giacevano ancora a casa mia (vedi foto), sul posto era ancora più bello, tra il verde dei prati, l'arancio dei muri, le risate della gente. Quindi, un'altra parola di questo elenco sarà, appunto, parole. Come quelle scritte sulla carta e quelle dette dagli sposi durante il taglio della torta: parole di ringraziamento, elenchi di nomi, racconti di viaggio, tutto davanti alle centinaia di frutti di bosco adagiati dalla Fra sulla crema pasticcera della torta di nozze più bella del mondo, mentre il vicino-vicino scattava milioni di foto. Accanto ai flute c'erano angurie decorate con un piccolo coltello e un'enorme pazienza, spiedini di ananas, grappoli d'uva, fragole pucciate nella cioccolata, ciotole di mescolanza e confetti bianchi e verdi. Nell'angolo del gioco, dedicato ai più piccoli (tanti!) invitati alla festa, il mio albero disegnato ad acquerello è stato ricoperto di foglie coloratissime da piccole mani intinte nei colori a dita e chissà che Cecilia e Gabriele non decideranno di appenderlo a casa loro...
Questo post rischia di diventare lunghissimo, ma non posso non parlare dei fiori, dal bouquet di tulipani arancioni, ai crochi viola che spuntavano ovunque tra l'erba chiara, dall'erica bianca a quella rosa, dalle primule gialle alle gerbere di tre colori, dai fiori di vetro bianchi ai ranuncolini selvatici così delicati...Un posto magnifico, pieno di pace, di animali, di dolcezza. Un gruppo di amici, come scrivevo all'inizio, che non hanno mai perso la calma, che si sono divertiti, che hanno gioito con gli sposi, che hanno mangiato e bevuto, parlato in genovese, imprecato contro gli asini e il loro verso, prestato coperte, fatto battute, parlato seriamente, raccontato viaggi recenti, immaginato futuri possibili.
Non resta che augurare agli sposi di incontrare spesso sulla loro strada emozioni così belle, di avere sempre il calore degli amici attorno alle loro vite, di continuare a crescere come persone singole, ma trovando rifugio nell'abbraccio della parola due.
Inizio magari spiegando il titolo: un pezzo di canzone dei Negrita che a Cecilia piace tanto. Chi è Cecilia? Cecilia è una mia amica, che si è sposata sabato, con Gabriele.
Oggi scrivo del loro matrimonio, con la gioia vera nel cuore.
Una giornata di festa, una sfida, un gruppo di persone, una famiglia-tribù.
A me piacciono gli elenchi, chi mi legge lo sa, perciò anche stavolta (come credo in ogni post pubblicato quaggiù) tante parole in fila mi aiuteranno a raccontare il week end appena trascorso.
Intanto circolo, come circolo ARCI che è quello che siamo per gli altri, ma anche come circolo di amici, che è quello che siamo per noi.
Gli sposi ci hanno chiesto, pochi mesi fa, di occuparci del loro pranzo di nozze, che più che un pranzo è stato una festa, una grande abbuffata con musica, giochi, balli, fotografie, filmati e amore.
Io, Elli, Silvia, K e KK abbiamo iniziato a cucinare venerdì mattina al Belleville e finito sabato durante il buffet: è stato faticoso e divertente, impegnativo e stimolante, lungo e veloce al medesimo tempo.
Torte di zucca, di bietole, di cipolle e di riso, lasagne al pesto, farinata, roast beef, salumi, porchetta, carne cruda, formaggi, caprese, pasta con salsiccia e funghi, salmone al forno...tutto innaffiato da vino abbondante e servito con un misto di apprensione, gioia e soddisfazione.
Non siamo cuochi, siamo forse (il forse è per me, per gli altri è certezza!) portati per la cucina, ma quello che sicuro non ci manca è la voglia di provarci.
Cecilia qualche settimana addietro mi aveva chiesto di trovare per lei delle frasi che sapessero di sole, campagna, amicizia e amore, mi ha domandato di scriverle e distribuirle qua e là il giorno del suo sì, cosicché gli invitati alla festa potessero leggerle, portarle a casa o lasciare a loro volta un pensiero, con l'aiuto dei tanti pennarelli colorati usati come centri tavola insieme a lanterne di carta e gerbere lunghe.
Fare questo "lavoro" per la sposa mi ha permesso di guardarmi dentro, di cercare, innanzi tutto nella memoria, qualcosa che mi facesse tornare alla felicità di un giorno grande come quello di ieri, senza retorica e con una buona dose si sincero sentimento. Poi, scrivere su pezzi di carta straccia con un pennarello bianco, appendere i fogli su spago da cucina, usare piccole mollette colorate e cercare quelle di legno per il bucato quando le prime terminavano, è stato un gioco da ragazzi!
L'effetto, già romantico quando le pagine giacevano ancora a casa mia (vedi foto), sul posto era ancora più bello, tra il verde dei prati, l'arancio dei muri, le risate della gente. Quindi, un'altra parola di questo elenco sarà, appunto, parole. Come quelle scritte sulla carta e quelle dette dagli sposi durante il taglio della torta: parole di ringraziamento, elenchi di nomi, racconti di viaggio, tutto davanti alle centinaia di frutti di bosco adagiati dalla Fra sulla crema pasticcera della torta di nozze più bella del mondo, mentre il vicino-vicino scattava milioni di foto. Accanto ai flute c'erano angurie decorate con un piccolo coltello e un'enorme pazienza, spiedini di ananas, grappoli d'uva, fragole pucciate nella cioccolata, ciotole di mescolanza e confetti bianchi e verdi. Nell'angolo del gioco, dedicato ai più piccoli (tanti!) invitati alla festa, il mio albero disegnato ad acquerello è stato ricoperto di foglie coloratissime da piccole mani intinte nei colori a dita e chissà che Cecilia e Gabriele non decideranno di appenderlo a casa loro...
Questo post rischia di diventare lunghissimo, ma non posso non parlare dei fiori, dal bouquet di tulipani arancioni, ai crochi viola che spuntavano ovunque tra l'erba chiara, dall'erica bianca a quella rosa, dalle primule gialle alle gerbere di tre colori, dai fiori di vetro bianchi ai ranuncolini selvatici così delicati...Un posto magnifico, pieno di pace, di animali, di dolcezza. Un gruppo di amici, come scrivevo all'inizio, che non hanno mai perso la calma, che si sono divertiti, che hanno gioito con gli sposi, che hanno mangiato e bevuto, parlato in genovese, imprecato contro gli asini e il loro verso, prestato coperte, fatto battute, parlato seriamente, raccontato viaggi recenti, immaginato futuri possibili.
Non resta che augurare agli sposi di incontrare spesso sulla loro strada emozioni così belle, di avere sempre il calore degli amici attorno alle loro vite, di continuare a crescere come persone singole, ma trovando rifugio nell'abbraccio della parola due.
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