mercoledì 16 novembre 2011

Extremely Loud and Incredibly Close


Le zucche, i gatti, il colore verde, lo zucchero di canna, le maglie con i bottoni, i cappelli, le galosce di gomma, l'arte di Christo, i fiori piccoli, le case accoglienti, le sciarpe che non pungono, gli aironi, la pasta e fagioli, i divani comodi, i viaggi in treno, le panchine al sole, le giornate di pioggia, le passeggiate, il tempo in cui si legge, i film di Von Trier, i tisanuri, le scaloppine al marsala, i vestiti color mattone, gli ombrelli, le abat-jour liberty, i pastelli a cera, il negroni sbagliato, i libri di Murakami, i calzini a righe, i montgomery, la birra bianca, i film dei Coen, le citroen due cavalli color carta da zucchero, Strasburgo, i contenitori di latta, la focaccia, l'odore del legno, le stufe, il pesto, i bruchi, cercare i funghi, Cat Power, la carta riciclata, il vino, le lucine natalizie, i tramonti viola, i licheni, il mare d'inverno, i gomitoli di lana, le calze autoreggenti, i capelli corti, il caffè, i dolci di ricotta, la Germania a novembre, gli spinoni, Erri de Luca, gli anelli vecchi, i jeans, le camicie a quadri, il riso nella minestra, le mulattiere, le luci soffuse, la musica jazz, i libri di Safran Foer, le serie televisive mediche, gli orecchini, il riso coi porri, l'amaro S. Maria al Monte, le sculture di marmo, i satelliti, i legumi, i paguri, l'eclissi di luna, i REM, le tillandsie, il tiramisù, il rimmel, arrampicare, le banane, gli stivali, le borse, l'odore dei libri, le torte di verdura, le vasche da bagno, il pilates, i musei, i tetti, le libellule, il muschio, le mandorle, il miele, le mani sui fianchi, gli orologi, gli stormi di uccelli, l'odore della pipa, le coperte di lana, i tappeti, il suono del violino, il rumore del correre sulla moquette, le campanelle, la panna montata, le poltroncine, il latte condensato, le aquilegie, Palermo, la farinata, il cinabro, i bambini, gli alberi di ginkgo biloba, lo zafferano, i cestini di vimini, il fritto misto, le collanine lunghe, i gialli scandinavi, le agende, le foglie, le tende alle finestre, il bucato steso al sole, pane burro e marmellata, l'ardesia, l'edera, i pavoni che fanno la ruota, la sogliola, il gelato, gli anelli nell'acqua quando tiri un sasso, i quadri di Fussli, scrivere, le stoffe colorate, i matrimoni, lo sciroppo di rose, gli anacardi, i quaderni per gli appunti, le capre, le matite colorate, l'uvetta, i costumi a triangolo, le calamite, gli sformati, la cioccolata, le lenti di ingrandimento, gli accenti, l'idea della Bretagna, le candele accese, i lemuri, Nick Drake, i bicchieri, le tisane, le sottovesti, i cereali, l'erba mossa dal vento...

domenica 13 novembre 2011

Le sagome nere degli alberi


Le sagome nere degli alberi su un cielo giallo e rosa.
Post breve, già lo so.
Sola a casa, a Vesima, febbre improvvisa e alta...prevedibile: troppo stanca, troppo esposta, troppo di corsa, troppo inconcludente, troppo spaventata.
Non avevo ancora finito di avere mal di gola e di tossire tutto il giorno che sono di nuovo qui, seduta su un divano, a guardare fuori. Fuori che c'è? C'è la foto del post, non proprio la stessa perchè non ho la macchina con me, ma la finestra è quella giusta, il panorama pure, gli alberi sono neri e il cielo è giallo e rosa.
Vorrei condividere questi colori, vorrei fare un sorriso grande e una carezza, vorrei essere stanca dopo una lunga passeggiata in Baiarda, vorrei andare a mangiare le castagne dalla Nessie e non avere così tanto mal di testa da non riuscire a studiare. Scelte giganti, la casa, il dottorato, me stessa. Il budino al cioccolato e la gatta sui piedi aiutano, ma non bastano. Non basta nemmeno l'ottimismo sepolto che mi fa dire: beh, per la presentazione hai quasi un mese, i percorsi IMG sono rimadati, il Muvita è organizzato, le persone che ami ora stanno meglio, la mamma è al cinema con le amiche, l'esame in qualche modo lo supererai, il lavoro lo dividerai con le altre, hai ricominciato palestra e ti fa bene, Novembre è il tuo mese preferito.
Come si fa con le diete, comincio domani che è lunedì, da domani sarà tutto più facile, basterà alzarsi al mattino e scandire la giornata con riunioni, animazioni, riassunti, colloqui, telefonate, seminari e si arriverà a sera in un attimo. Per oggi, che è ancora domenica, che ho la febbre, che fuori è giallo e arancione e gli alberi sono neri, che vorrei essere in Baiarda, la frase più vicina a me in questo momento è: sometimes crying in the shower is exactly what you need.

lunedì 7 novembre 2011

Lo sminatore


Oggi un racconto.

"Qualcuno conosce uno sminatore? Io sì.
E' una persona speciale, piena di coraggio nelle cose difficili e terrorizzata nelle più semplici. Ti chiedi ogni giorno come faccia ad affrontare certi rischi in solitaria, come faccia a non avere paura, a bastare a se stesso, a non sentire il peso dell'isolamento. Poi lo vedi seduto al bar, con una birra scura davanti, con i suoi occhi chiari tagliati dritti come fa lo scalpello col legno, con la camicia a quadri e le mani rovinate e solo allora capisci che non può aver paura nelle difficoltà. Quando c'è unicamente lui, quando non è responsabile di altro che non sia la sua stessa vita, lo sminatore non ha mai paura, va avanti tranquillo, ascolta il suo respiro, tiene immagini, ricordi, odori per sè e non teme nulla. Se però ti siedi al tavolo davanti a lui, ordini una birra chiara, intercetti il suo sguardo da faina, provi a non distogliere il tuo (ma sappi che non ci riuscirai mai) e con le mani cerchi le sue dita rovinate, lui tremerà. Il castello di pietre che ha costruito vacillerà, la sua scorza di legno duro si spaccherà, parlerà ancora meno del solito e vorrà essere altrove. Perchè? Perchè sarai arrivata tu, tu con la tua voglia di pensare a domani, tu con la paura delle cose difficili e l'amore per quelle semplici, tu che ti nutri di passione e sentimento, tu che in due è giusto.
Dall'istante in cui ti siederai quelle birre cominceranno ad avere un sapore diverso, una sera saranno amare da far male, quella dopo dolci come il miele, una sera le troverai troppo fredde ed un'altra ti disseteranno. Gli sguardi continueranno ad essere tagliati con lo scalpello, ma le parole diventeranno di più, le camicie a quadri non cambieranno, ma le mani saranno più morbide. Con il tempo lo sminatore forse imparerà a temere meno la compagnia e tu scoprirai che un pomeriggio sola con te stessa non è poi così male, lui saprà che la sua birra scura è più buona accanto alla tua chiara e tu penserai che vali tanto anche in una casa vuota, su un divano comodo, con un libro in mano e un pò di musica"

E io, uno sminatore, lo conosco davvero...

venerdì 4 novembre 2011

Comunanza


Eccomi. Tornata dopo dieci giorni di Festival pieni di tutto.
Non riuscirò ad essere euforica come vorrei in questo mio racconto perchè qui fuori è l'inferno, alluvione terribile che sta facendo vittime e danni spaventosi.
Chiusa nella mia tana, avvolta nel poncho di lana, col termometro sotto all'ascella, penso alla mia bella città devastata e al dolore di chi ha perso tutto.
Nel mio cuore c'è però il calore dei ragazzi del Festival, che da tutta Italia chiedono notizie, offrono letti, aiuto e parole di conforto. Persone che quasi non conoscevo, che ho amato da subito nella loro spontaneità e nel loro essere sempre pronti a condividere progetti, idee e momenti.
Ora ci si scambiano foto, video, ricordi, si ripensa alle bevute in Bottega del Conte, alla festa del Ducale, al compleanno di Sex con tanto di super pizza a domicilio, a posti assurdi come il Nick Masaniello, ai robot che fanno sumo, alla foresta di X, alle favole dei Ranocchi e alle Isole di Fonso.
La mia città annega e gli abbracci delle altre regioni si sentono davvero, amici che su Facebook usano una foto di Genova come foto del profilo, che postano solidarietà ogni due minuti e ti fanno squillare il telefono in continuazione.
Questa è l'aria che si respira durante il Festival, una ricerca costante di contatto e amicizia, dove un gruppo di persone che arrivano da fuori città affitta una casa che chiamerà Comune per due settimane, in cui tutti entrano, mangiano, chiacchierano, cantano e dormono come se fosse casa loro, dove per entrare ti fanno un pass da morire dal ridere, dove se vuoi due coccole dalla X basta girare il campanello e dire buongiorno.
Nonostante la fatica di conciliare tutto, lavoro, casa, impegni e dottorato, lo rifarei da domattina, ricomincerei a sgolarmi per i bimbi, a mangiare un pezzo di focaccia al volo, a strappare un ora al lavoro per vedere il laboratorio di un'amica, a correre al Belleville per una cena improvvisata, a bere cocktails annacquati alla super festa del Ducale, a ripiegare esausta al Conte dispensando sorrisi a chi mi è stato vicino con dolcezza i tutti questi giorni.
Pensando al Festival e alla mia amata città in ginocchio, chiudo questo post con un pò di tristezza nel cuore.

sabato 29 ottobre 2011

Moby Dick


Confesso di non averlo mai letto, non tutto per lo meno. Ma chissà perchè in questi giorni mi sento molto vicina al mitico capitano Achab, alle prese con l'enorme bestione e con le sue paure. Rifletto, mi impegno a superare ostacoli, cerco strategie per recuperare energia, ma ogni volta i problemi si fanno più grandi. C'è una casa in bilico, c'è un sentimento difficile, c'è un lavoro bello ma a volte frustrante, c'è un futuro che dire incerto è dire poco, ma ogni volta provo ad andare oltre. Ce la metto tutta per riuscire in quello che so fare, mi accontento del poco che ho per passare una serata tranquilla, cerco di prendere situazioni forse incomprensibili ai più come un dono. Ma in giorni come oggi, quando ad ogni traguardo raggiunto si alzava un nuovo ostacolo non sempre era facile saltare di nuovo. Hai voglia a indossare la collanina con le forbici, andare comunque a letto presto col sorriso anche se si vorrebbe fare tardi con gli altri, svegliarsi prima per fare la doccia ed essere operativi tutto il giorno, andare a comprare i regali per gli amici che compiono gli anni, organizzare il giro di laboratori del Festival per la mamma, provare a programmare (almeno col pensiero) i prossimi giorni di pseudo-ponte. Mi piacerebbe, ma non solo non riesco a dirlo, faccio fatica persino a scriverlo, che qualcuno mi dicesse "Sai, perchè non ti prendi una pausa tua, in cui leggere un libro, vedere una mostra, andare fuori a cena, passeggiare in questo bel novembre?". Per farlo bisognerebbe però avere i soldi per il libro, la mostra e il cinema e avere la forza di parlare chiaro innanzi tutto con me stessa. Sono una bomba inesplosa e lo so: ho voglia di passare del tempo bello con le persone che amo, tempo in cui dimostrare completamente i miei sentimenti, senza pensare ad altro che a stare bene. Invece sono la prima a dare spazio a mille altre cose, alla ditta, alle lavatrici (!), al secondo lavoro, al terzo lavoro, al dottorato, alla spesa...
E' un post di lamentele ma in fondo, dentro di me, vedo la schiena bianca della balena, so che è lì vicina e so che è solo il coraggio che mi manca. Probabilmente il primo passo è accettare l'invito a cena di quel tesoro della mia coinquilina che mi vede confondermi in mare aperto, per poi dormire un pò di più grazie al cambio dell'ora, spararmi un bel turno-festival di mattina con giro pomeridiano in famiglia, tornare a casa e cercare imperterrita ciò che mi manca, festeggiare con gli altri 700 e ricominciare a pensare a nuovi orizzonti lavorativi. In tutto questo resta sempre da capire dove sta Achab...e dove stanno le sue paure...

mercoledì 19 ottobre 2011

Selezione naturale


Una maglia a maniche lunghe, una felpa, un pile e un sacco a pelo come coperta. Ecco cosa indosso in questo istante. Non sto scrivendo dal polo sud, nè da quello nord. Sto scrivendo dalla mia stanza, Campopisano ovviamente, dopo essere corsa sul tetto per riparare il possibile dal vento e aver chiuso tutte le persiane. Chissà come sta il mio pomodoro dello scarico...
Il pomodoro dello scarico è un classico esempio di selezione naturale: una rigogliosa pianta che nasce e cresce nel tubo di plastica attaccato alla parete nord di questa casa, lo scarico della cucina (o del bagno) dove un coraggioso semino ha messo radici. Mi piace pensare al pomodoro come a un segno, una spinta a sopravvivere o, per non sembrare troppo tragica, un incoraggiamento a mettercela tutta. In questi prossimi giorni avrò bisogno di molta forza di volontà, o meglio, di molta forza e basta, da sabato verrò piacevolmente inghiottita dal Festival della Scienza e anche il mio mareingiardino ne risentirà. In realtà non vedo l'ora di iniziare: persone che ho voglia di vedere, visitatori (piccoli visitatori!) curiosi, serate al Conte, concerti, aperitivi, risate...
Rispetto allo scorso anno avrò meno turni, ho lasciato più tempo possibile alla ditta, giusto così, ma di sicuro mi calerò in atmosfera Festival fino in fondo, per godermi al meglio ogni giornata.
Oggi grandi fatiche, una mattinata intera di XRF al cimitero, la schiena a pezzi e fango ovunque, ma come sempre...meglio così! Meglio tanto lavoro e tanti impegni, meglio IMG domattina e corso al pomeriggio, meglio corso venerdì mattina e formazione animatori venerdì pomeriggio...meglio tutto questo che stare fermi a pensare. L'unico momento in cui ho fatto il grande errore, ovvero mi sono seduta a riflettere, ho scritto una lunghissima e iper contorta e-mail alla mia commercialista, per capire che diavolo sono io dal punto di vista lavorativo e dare un nome alla mia pseudo-povertà! Ancora nessuna novità.
Fuori il vento soffia fortissimo, io mi metterò a studiare prima che la stanchezza me lo impedisca definitivamente e cercherò di preparare un sugo di funghi da congelare per le concitate sere di Festival. Nel frattempo andrò a guardare il mio bel pomodoro coraggioso...

domenica 16 ottobre 2011

Siena, Pisa e il freddo.


Mattina presto, vento gelido, poco tempo per scrivere perchè a pranzo "Festa della Zucca" nel mio meraviglioso paese e devo cucinare.
La settimana scorsa sono andata a Siena con Vale e Serena, per un corso. Non ero mai stata a Siena perciò siamo scese un giorno prima e abbiamo visitato la città: bellissima! Piccola, molto più piccola di quanto pensassi, piccole le strade (ma per chi abita nei vicoli di Genova è semplicemente come essere a casa), piccola la piazza del palio, tanto da chiedersi: ma dove corrono i cavalli?
Una delle cose che mi ha colpito di più è stato il freddo. Un freddo inaspettato, ok che è una città continentale, ma dover chiedere una seconda coperta nel bed and breakfast o uscire con tutti i vestiti della valigia addosso uno sopra all'altro non me lo aspettavo proprio.
Di Siena mi hanno colpito i colori, tre giorni di tempo splendido e di azzurro da fare male agli occhi, uno sfondo turchese per una città arancione. Mattoni, mattoni ovunque e marmo bianco, un duomo lasciato incompiuto, delle mura che diventano vigne e ulivi, pasticcerie ad ogni angolo. Gli archi sono portafoto che incorniciano paesaggi, nelle pizzerie ci sono frasi scritte sui muri: "anche l'orologio fermo segna l'ora giusta due volte al giorno" e ogni contrada ha il suo simbolo che ti aspetta in piazzetta. Finito il corso e finita Siena, una serie di coincidenze fortunate ci hanno portate a Pisa, dove ho potuto finalmente coronare il mio sogno nerd: fare la foto mentre fingo di reggere la torre. Pensavo, magari cerco di capire in quale angolazione mettermi, chissà se ci sarà qualcuno che lo fa e che posso copiare...appena arrivate sui prati, davanti a noi decine di persone immobili, come tanti allievi di tai chi, che si appoggiavano virtualmente alla torre chi con le mani, chi con la schiena, chi con un dito. Io, che devo sempre fare le cose sceme, ho scelto il sedere per tenere su il campanile storto e mi sono guadagnata il soprannome di J.Lo. Finito anche il tempo per questa sosta inaspettata siamo risalite nella nostra Liguria, pronte per preparare la presentazione del convegno sulla maiolica e mangiare cinese a domicilio.
E il freddo è arrivato anche qui.