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domenica 23 luglio 2023

Fare spazio



Inizio a scrivere questo post sul divano di casa, in centro, alle 7.30 di mattina, dopo essere stata svegliata per il secondo giorno consecutivo dai vicini che facevano l'amore.

Il nostro vicoletto ci regala, da anni, amplessi a tutte le ore: prima e dopo cena, a notte fonda o all'alba, nel week end e in giorni feriali. Le esternazioni variopinte arrivano sempre da finestre diverse, hanno ritmi e durate differenti, voci maschili e femminili, qualche frase di senso compiuto, tanti versi a volte preoccupanti.

Io ne sono felice, perché, l'amore, è sempre una bella cosa.

Ne sono felice anche stamattina, preludio di una lunga giornata lavorativa, poiché questa sveglia anticipata mi ha dato lo spazio necessario per scrivere qui, dove volevo tornare da un po'.

Dall'ultimo elenco è trascorso parecchio tempo, sono successe tante piccole-grandi cose e ho voglia di metterle nero su bianco. Cominciamo!

1) Le ultime letture
In questo momento sto leggendo Tenera è la notte di Fitzgerald, l'ho recuperato dalla libreria di mia madre, ha le pagine ingiallite e il numero della sua ginecologa scritto a matita, sulla prima pagina. Non è per me una lettura consueta: anche se (o forse proprio perché) è un classico della letteratura americana, sono lenta a procedere, ma lo apro sempre volentieri. Il mese scorso, però, ho divorato due libri: I miei stupidi intenti di Bernardo Zannoni e Poverina di Chiara Galeazzi. Il primo credo fermamente che dovrebbero leggerlo tutti (cit. Stefania Andreoli), il secondo, sicuramente, dovevo leggerlo io.

Non amo raccontare le trame dei libri ma amo consigliarli: leggeteli, vi piaceranno!

2) L'orto
Anche quest'anno abbiamo fatto l'orto, ma a sto giro ci siamo organizzati con criterio: abbiamo comprato due cassoni coloratissimi da Il giardino delle idee e li abbiamo riempiti di verdure. I primi giorni tutto stentava a partire, ora, che è arrivato il caldo, non riusciamo a stare dietro alle melanzane e trascorriamo le serate a legare cetrioli e pomodori impazziti. 
Nel frattempo ci hanno contattati dall'azienda per regalarci un'altra struttura e, dopo aver preso un paio di misure, abbiamo deciso dove posizionarla e abbiamo accettato la proposta. Qualche giorno fa abbiamo montato i tre contenitori a forma di podio e, presto, li stiperemo di fiori... seguiranno aggiornamenti!

Riprendo il post, quasi un mese dopo e, nel frattempo, l'orto è così:


3) Come sta il mio corpo?
In equilibrio precario.
Gambe/schiena/pelle /stomaco e, la new entry di quest'anno: denti.
Un'otturazione andata male, che è diventata una pulpite, che ha richiesto una devitalizzazione, che ha fatto infezione (con conseguente dolore insopportabile e antibiotico indispensabile).
Un balletto di quasi cinque mesi di cui, posso dirlo? Facevo volentieri a meno.

3) E la mia mente?
Questa è grossa: ho cambiato approccio terapeutico.
Dopo quasi 19 anni di analisi transazionale, su consiglio della dottoressa che mi ha sempre seguita, ho iniziato un percorso diverso, in un altro studio.
Si tratta dell'EMDR, una tecnica che, in realtà, non è così recente (la si usava già per trattare il PTSD dei veterani), ma negli ultimi anni, in particolare post Covid, se ne sente parlare sempre più spesso.
Come sta andando?
Benone, direi.
Ho pianto.
Di un pianto incontrollato, ma composto, come un piccolo fiume che rompe gli argini e comincia a scorrere lento, fuori dal suo letto.
Un'esperienza particolare, dove non occorrono, stranamente (per me), molte parole, dove serve "solo" stare e fare spazio. Ai traumi, ai ricordi, alle emozioni, al dolore, alla paura, al passato, a quello che c'è, incastrato laggiù, in una stanza che sembra lontana e polverosa e, invece, è la stanza dei bottoni.
Non è una passeggiata, anche fisicamente, esco dalle sedute piuttosto spossata, ma sembra stia dando i suoi frutti.
Se volete saperne di più, lascio uno dei tanti link che ho consultato prima di intraprendere questa nuova strada.

4) Agata
Agata è qui, che lotta insieme a noi.
La routine estiva sembra farle meglio di sempre, dorme moltissimo sulla vecchia poltrona della camera, un nuovo posto mai esplorato prima. Ultimamente pure la cesta di vimini vicina pare interessarle parecchio.
Abbiamo affrontato il semestrale taglio delle unghie con un'aggressività senza eguali: in tre per tenere meno di un chilo di gatto così soffiante e urlante, che un certo punto ho temuto l'infarto.
Non necessariamente il suo.
Nonostante l'ambiente natale, noto per inselvatichirla, se fosse possibile, più del solito, questa estate è anche l'estate delle coccole, sempre più richieste ed elargite, a suon di pasta, testate e gorgoglii vari.
Che tipa.

5) Ferie
Questa estate sta volando, me ne accorgo quotidianamente, basti pensare che il post che sto scrivendo mi pareva di averlo iniziato ieri e, invece, avevo cominciato a buttarlo fuori a giugno.
Ancora due settimane di lavoro e poi ferie, per un bel po', a sto giro.
Andremo via? Sì, direzione Londra.
Non staremo tanto, giusto una settimana scarsa, ma i prezzi non proprio economici del posto, la necessità di non lasciare Agata troppo a lungo e, diciamolo, la voglia di trascorrere del tempo calmo qui al paesello, hanno indirizzato le nostre scelte.
In più, abbiamo dato un'occhiata alle attuali temperature londinesi e la speranza che, a sto giro, troveremo veramente il fresco, si fa più concreta che mai.

6) Meal prep
Abbiamo preso l'abitudine di preparare un menù settimanale in tempo di Covid. Dovendo programmare la spesa e soffrendo particolarmente le consegne a domicilio, avevamo consolidato un metodo che ci permettesse di ottimizzare il più possibile gli acquisti.
Questo rito è rimasto invariato e, anzi, si è strutturato perfettamente nella nostra routine.
Complici le verdure del nostro mini orto e di quello di Maurone, riusciamo a immaginare piatti super bilanciati e pure super buoni, che, certo, necessitano di un (bel) po' di preparazione in più e, di conseguenza, di tempo dedicato. Ma a me, il tempo del cibo, non è mai sembrato sprecato e nonostante gli spostamenti quotidiani per raggiungere i rispettivi lavori rosicchino tanto spazio delle nostre giornate, la sera, in cucina, spazzo via i pensieri e costruisco volentieri i piatti dei giorni a venire.

7) Vestirsi
Dopo anni di impegno posso dire di avere un armadio al 90% sostenibile.
Ci è voluto parecchio tempo e per ora restano fuori dagli acquisti ragionati sempre le solite due categorie: sport e intimo.
La sostenibilità, quest'anno, arriva però da due consapevolezze fondamentali:
1) Faccio scelte sostenibili quando sono sostenibili anche per me (acquistare mutande a 20 euro l'una, con la poca attenzione che ripongo nei lavaggi, per ora non è un'opzione, ad esempio).
2) L'acquisto più sostenibile che si possa fare è quello che non si fa. 
Ormai non compro quasi più nulla, rovisto nel mio armadio, cerco nuovi abbinamenti che mi facciano percepire meno vecchi i capi che indosso e vendo quello che mi pare in buone condizioni, ma che non mi rientrerà più.
Ed ecco fare capolino la novità (per me) di quest'anno: Vinted. Ho iniziato a vendere sulla popolarissima piattaforma e, pian piano, mi sto liberando di tantissime cose. Non ho mai acquistato nulla e sto conservando il gruzzoletto che via via cresce per provare a comprare abiti tecnici per fare sport. Ci riuscirò? Lo scopriremo nella prossima puntata.

8) Fare spazio
Eccoci all'ultimo punto, che, in verità, potrebbe pure essere il primo visto che ha regalato il titolo a questo post.
A fine giugno ho partecipato al mio primo yoga retreat.
Ho praticato a lungo intorno ai vent'anni, poi il mio rapporto con lo yoga si è arrestato (molto) bruscamente. Ho continuato a fare pilates per tantissimo tempo, prima con la mia Deborah del cuore e dopo in una palestra vicino casa.
Poi mi sono fermata e, solo durante il lockdown, ho ripreso con le lezioni di yoga on line. Ho cercato, o forse ho trovato per caso, nemmeno mi ricordo, qualcuno che offrisse delle pratiche brevi la mattina e mi sono imbattuta in Carola. Per mesi ho provato così, davanti a uno schermo, poi, appena si è potuto uscire, sono andata in presenza. Ho frequentato sia le lezioni di Carola (sul suo mitico terrazzo prima, in studio poi) sia quelle della bravissima Manu, che purtroppo non sono riuscita a far conciliare con gli orari lavorativi.
Perciò, dopo mesi in cui il mio corpo cambiava per l'ennesima volta, togliendosi di dosso qualche chilo e riacquistando un poco di forza, ho proseguito il mio percorso con Carola, principalmente on line perché ho scelto di dare spazio a una pratica non incastrata tra gli impegni e raggiunta con affanno, ma, al contrario, a una pratica seguita dandole il giusto spazio.
Ed è così che sono arrivata ad iscrivermi al ritiro di giugno scorso, nel Monferrato: tre giorni di lezioni con l'obiettivo di fare spazio. Con me anche Andrea, che è venuto per godersi quel posto meraviglioso, fare cianotipie (anche con i partecipanti al retreat!) e supportare, amore santo, questo mio tentativo di uscire dalla comfort zone e fidarmi del mio corpo.
Ero convinta che mi sarei fatta male. Ore e ore di pratica per le mie gambe senza equilibrio, la mia schiena sempre tesa, le mie braccia deboli, la mia testa priva di fiducia. 
E invece.
Nessuna lezione, né quelle del mattino presto, quando ancora ogni parte di me dormiva profondamente, né quelle della sera, che arrivavano a chiudere intere giornate di movimento, sono state percepite negativamente dal mio corpo.
Ho retto tutto, non ho avuto nessun dolore, non mi sono fermata: e non perché volevo dimostrare di farcela, anzi, ma perché, semplicemente, ce l'ho fatta. E ora come si accetta un corpo che funziona? Sarebbe stato più facile gestire una piccola contrattura ai lombi o una caviglia dolorante?
Probabilmente sì, ma se l'intento di questo retreat era quello di "fare spazio" io l'ho fatto, alla mia capacità di stare, senza dolore, nelle cose belle.
Un successo enorme.
Per me.








venerdì 7 dicembre 2018

Istinto di sopravvivenza

Ho lasciato questo blog con un post pieno degli animali che sogno nell'ultimo periodo, oggi ho deciso di cominciare dallo stesso argomento elencando gli ultimi arrivati nella mia fattoria notturna: un serpente lunghissimo (si parla di almeno dieci metri), tre o quattro pipistrelli neri enormi, un porcospino molto vecchio e molto assonnato, una manciata di gattini grigi, minuscoli come al solito. Se qualcuno in ascolto sapesse interpretare la presenza semi costante di bestie varie ed eventuali nei miei sogni commenti pure qui sotto, sono curiosa come una scimmia (appunto).

Ultimamente le giornate procedono simili le une alle altre e questo è un bene, perché, dice il saggio: "nessuna nuova buona nuova". Qualche novità, in verità, c'è stata: la chemio è saltata di nuovo causa emoglobina bassa, ma i valori sono rientrati presto da soli e i dolori sono sotto controllo. Le transaminasi sono più basse e tutte le varie operazioni per migliorare la situazione di mamma sono diventate meno frequenti perché meno necessarie. Oggi è così, domani non lo so, perciò, a costo di diventare di una banalità imbarazzante, dichiaro che l'unica cosa buona non terribile che mi ha portato questo maledetto cancro al pancreas è la capacità di godermi l'istante, così com'è. Parlo per me eh, perché se fossi in mamma sarei sicuramente molto più arrabbiata.

Il lavoro continua ad essere un'ancora di salvezza, le serate finiscono prestissimo causa stanchezza ai massimi storici, i primi mal di gola di stagione sono arrivati puntuali come le tasse a fine Novembre.

L'istinto di sopravvivenza di cui scrivo nel titolo è, fondamentalmente, fatto da tutto questo tran tran protettivo e da una serie di acquisti più o meno sostenibili in previsione del futuro, cosa che, di questi tempi e in questi luoghi, non è affatto scontata. Li scrivo qui sotto, non sia mai che possano interessare a qualcuno che, semplicemente, sta cercando qualcosa di simile e non sa che pesci pigliare:

- Giacca Skunkfunk verde per affrontare l'inverno che non arriva, nel tentativo di salvare capra, cavoli e animali da pelliccia (e pure un po' di ambiente, va). Ora come ora è fin troppo calda, ma confido che le temperature, prima o poi, scendano sotto i 10 gradi, così come sarebbe buono e giusto.
- Prodotti Saponaria, che volevo provare da un po' perché il prezzo mi allettava e il made in Italy pure. Qualcosa già lo conoscevo bene (lo scrub per il corpo è ottimo), qualcosa mi ha piacevolmente colpita (siero opacizzante e deodorante roll on super!), qualcosa voto ni, ma solo causa odore troppo intenso per i miei gusti (crema viso).
- Agenda 2019 Inchiostro and Paper, nonostante ne avessi già una ampiamente usabile anche l'anno prossimo, ma con le agende notoriamente non ho quiete, ne ho acquistata un'altra con cui vorrei entrare a piè pari nel mood bullet journal (vedi punto successivo). L'occasione è stato il Green Friday, grazie al quale con l'acquisto avrei contribuito al rimboschimento delle foreste trentine, piegate dalla tempesta di poche settimane fa. Impossibile resistere.
- Occorrente per il Bullet Journal (vedi punto precedente), acquistato un po' ovunque e recuperato nei fondi dei cassetti di casa. Il primo timido tentativo è stato un fiasco e mi sono subito sentita catapultata negli anni delle medie, quando l'aver sbagliato sulle prime pagine del diario mi dilaniava per giorni. Credo non mi restino altro che i tutorial su YouTube, ma non avendo né tempo né voglia di seguirli conviene fare pace con me stessa e con le sbavature di inchiostro nero (AAARGGGH).
- Prodotti CasaGIN, perché finalmente ho trovato un produttore sostenibile di intimo et similia e perché quest'anno ho riscoperto la comodità infinita dei body. Le loro stoffe sono di una morbidezza mai vista prima, non ho ancora indossato tutto ma la fiducia è altissima. Persino i calzini sono stati promossi da mamma e dalle sue gambe gonfie: dieci più!
- Body The Nude Label, perché lo puntavo da un po', perché ho avuto il coraggio di prenderlo nonostante la scollatura, perché il colore melanzana-mattone era bellissimo. L'ho trovato da Paccottiglia.
- Sciarpe di Lo fo Io, super calde (soprattutto il simil scialle nero) e passpartout, ad un prezzo davvero competitivo. Io le ho prese qui, ma ho visto che sul sito ce ne sono molte altre. I filati sono per la maggior parte rigenerati e a me sembra già un ottimo motivo per sceglierle.
- Libri vari ed eventuali. Un regalo per mamma, un libro indispensabile, un regalo per me, un libro che uso anche per lavorare (ottima scusa, eh).

Ci sarebbero anche un sacco di cose nella wishlist, ma credo occorrerebbe un post a parte e le finanze attuali non mi permettono di sognare oltre (se qualcuno però volesse regalarmi un maglione di Gaia Segattini non mi offendo!)
Torno a sopravvivere.
Alla prossima!

P.S. Foto bretone. Perché di alta e bassa marea qui ne sappiamo qualcosa...

domenica 1 dicembre 2013

A forza di essere vento

Fino a due minuti fa Agata sonnecchiava sulle mie ginocchia. Sono da mamma, è domenica, primo giorno dell'ultimo mese. Da ieri c'è un vento che porta via, sono uscita pochissimo questo fine settimana, reduce dalla febbre ho preferito riposare. L'idea, per questo pomeriggio alle porte, è scrivere un po' di tesi...come al solito mille altre cose prendono il sopravvento sui buoni propositi e persino il post su ilmareingiardino ha la precedenza.
Ho male al collo, forte. Mi spavento, soprattutto la sera, ma mi aggrappo al briciolo di razionalità che mi resta dopo il tramonto per non andare in paranoia, così il sonno anche questa volta non è mancato e sono riuscita a dormire a lungo. Ho sognato un fiume, una ragazza straniera con i riccioli biondi, una casa che non conosco, un affetto che non ho più e, soprattutto, ho sognato alberi. Mi sembravano cercis siliquastrum, dalle foglie, ma non ci giurerei. Ricordo che stavo lì, sulla spiaggetta di ciottoli vicino all'acqua che scorreva veloce e cercavo di fotografare grappoli di rami in controluce. Il cellulare faceva cilecca e ogni volta che scattavo le foglie del mio albero avevano cambiato colore, prima tutte rosa, poi verdi e viola, poi rosse, gialle, fucsia e azzurre. Parevano palloncini colorati, forse lo erano, ed è buffo, pensandoci adesso, che abbia sognato l'albero di Giuda (detto anche albero dell'amore) così pieno di sfumature, con le sue foglie cuoriformi ognuna di un colore diverso, a seconda del vento.
Un vento che in questi giorni, come si diceva all'inizio, è forte, è freddo, alza la superficie del mare come fosse un torrente veloce e non rallenta mai.
Ho iniziato un libro nuovo, Verde Brillante s'intitola, e come sottotitolo ha "Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale". Per ora mi piace, un punto di vista nuovo su quello che ho sempre sostenuto, senza saperlo davvero. Io non sono vegana e neppure vegetariana. Le attenzioni alimentari che ho (a parte il delirio di diete e intolleranze degli ultimi mesi) sono sempre state accorgimenti di stampo egoista: non evito il pollo perché "povero pollo", né scelgo la carne di provenienza certa (= del contadino dietro casa o dell'allevatore che conosco) perché "povero vitello", prendo queste decisioni principalmente per la mia salute e per quella del pianeta in generale. Ho la fortuna di poter comprare le uova bio (e per bio intendo dei ragazzi del gas a cui mamma ordina le verdure) o, addirittura, di averle gratis dalle galline di mio zio. Sono privilegiata a potermi permettere una fettina di carne buona, allevata allo stato brado e non gonfia di ormoni, piena di coloranti e proveniente da un essere nato cresciuto vissuto e morto nella sporcizia, nella paura, nel dolore, nel buio e nella costrizione. Certo che ho a cuore cosa sente una mucca, cosa pensa un maiale, cosa provano un pulcino, una scrofa, un agnello e un fagiano, ma non sono così coerente nella vita, non faccio abbastanza attenzione, tutti i giorni, ai vestiti che compro (spesso confezionati dalle mani di un essere nato cresciuto vissuto e morto nella sporcizia, nella paura, nel dolore, nel buio e nella costrizione), agli oggetti con cui arredo casa, alle piccole scelte quotidiane che purtroppo non sempre sono all'altezza del mio predicare bene.
Nel libro che sto leggendo per ora sono arrivata al capitolo sulla vista delle piante, uno dei molti sensi che queste meraviglie naturali hanno a disposizione. Oltre alla vista hanno anche i quattro sensi rimasti, come li abbiamo noi, più un'infinità di altri, indispensabili per svilupparsi, crescere e lottare non avendo la possibilità di muoversi, spostarsi e fuggire. Le piante non sono mica così stupide da concentrare quasi tutti gli organi di senso in un solo punto, il medesimo punto dove sta il centro di controllo di questi stessi organi...chi mai lo farebbe? L'uomo, per esempio (e molti altri animali). Nella testa noi teniamo le orecchie, il naso, la bocca, gli occhi e il cervello: bastano dunque una sprangata, una zuccata seria, un cancro, una bella meningite e via, tanti saluti. Se invece, io pianta, incontro un ruminante di passaggio, magari pure parecchio affamato, che mi mangiucchia tutto il verde...probabilmente non morirò, anzi, ricrescerò ancora più rigogliosa. E quindi, nelle mie idee alimentari e non, nelle decisioni che io mammifero onnivoro e comodo prendo ogni giorno, per ora preferisco mettere insieme l'acquisto di carta ecologica all'assenza di carne avicola dal mio piatto (per lo meno finché non troverò un rivenditore che mi farà ricredere), unire la scelta di detersivi biologici alla spina a quella di acquistare olio e riso da cascine familiari con un concetto etico di produzione e distribuzione, affiancare l'abitudine di comprare pasta, caffè e cioccolata da organizzazioni eque e con una storia critica alle spalle al tentativo di privilegiare frutta e verdura a Km 0, vino buono da "niente mal di testa", spesa al mercato con poco imballaggio piuttosto che al super. Perchè in qualche modo sento che la mia impronta ecologica, sicuramente pesante e dannosa, può alleggerirsi un poco se il mio pensiero ha una partenza ampia, un abbraccio grande, seppur costruito su gesti piccolissimi, scelte minime e quotidiane, istinti verdi arrivati pian piano, crescendo.
Poi però sono mortale, mangio sushi se mi va, compro magliette economiche per la vita di tutti i giorni, ho un cellulare e un computer Samsung e lo shampoo proprio no, non riesco a comprarlo biologico perché mi fa sembrare i capelli uno sputo di mucca.
E' diventato un post impegnato, volevo solo scrivere qualcosa su questo libro piccolo, in carta riciclata, che mi porterò dietro per un po' e che mi fa volere più bene a un geranio che a un picchio. Forse, però, il fatto che mi abbia svegliato tante riflessioni, di domenica, a stomaco vuoto, è già un buon segno.

martedì 4 giugno 2013

Menti Perdute

Sono a Rimini per lavoro.
Sto scrivendo su un foglio di carta riciclata, con una penna riciclata, consegnata direttamente attaccata a un quaderno riciclato chiuso in una valigetta di cartone riciclato. Sono a un congresso di chimica applicata all'ambiente e ai beni culturali e tutto questo riciclo è dovuto al taglio green del convegno. Lunch e coffee break al limite del biologico compensano un albergo in cui doccia e wc sono spaventosamente sinonimi. Il tempo fa schifo e Rimini, senza sole, mi sta deprimendo non poco.
Il ciclo in arrivo, la puzza di disinfettante ospedaliero che c'è in camera, le infradito ricoperte di polvere in vendita ad ogni isolato, la sensazione ormai nota di essere un pesce fuor d'acqua, rendono questo soggiorno una bella fatica.
Per fortuna che la mia collega silenziosa condivide con me queste ore di seminari interessanti e di alto livello, cibo, caldo ai piedi e inadeguatezza. Mal comune...
Ora un bell'intervento sul recupero delle pellicole cinematografiche distrae il mio sguardo dalle decine di scritte sui muri dell'aula, tra le quali “Menti Perdute” ha rapito la mia attenzione. “Menti Perdute”.
A parte il caldo insopportabile, il lungo viaggio in treno di ieri mi ha permesso di arrivare quasi alla fine del romanzo leggero cominciato qualche tempo fa, così, le prossime sere, tra un report e un progetto, potrò iniziare il volume sugli alberi che ho comprato da poco.
Ora parla una ragazza mora, occhi neri, con l'accento del sud, Napoli mi pare. Ha una bella maglia e una bella presentazione. E io mi sento sempre più fuori posto.
Nel cortile si vede un poco di sole, stasera ci sarà una specie di aperitivo legato al convegno, argomento: lavoro, ricerca e chimica. Bah.
Il programma è cambiato all'ultimo e, non avendolo controllato in tempo, resteremo qui quasi un giorno in più. Se il meteo rispetterà le previsioni pioverà. Il Tempio Malatestiano è chiuso per manutenzione, il Castello oggi era chiuso perchè é lunedì. Gli interventi della sessione scorsa hanno scatenato arrabbiate riflessioni sulla figura del chimico per i beni culturali, ma le soluzioni non mi sembrano solo lontane, mi sembrano impossibili.
Nella mia ricerca di spazio, nel mio tentativo di individuare una strada futura in cui praticare l'amore per me, per le mie cose, per le mie persone, io mi sento ancora una “Mente Perduta”.


P.S. Per dovere di cronaca: questo post è stato scritto ieri. Alla sera, tornando in albergo, mi hanno rubato il cellulare. Così, “perduto” pure questo. Ora me ne sto qui, più libera del solito, a leggere il mio nuovo bellissimo libro su cui scriverò presto qualcosa.

sabato 9 febbraio 2013

Arts & crafts

Fai da te, era un po' che non ci ragionavo su, ma in questi giorni, carica di buoni propositi e voglia di fare, partorisco idee a tutto spiano.
Questo esperimento, riuscito alla prima e nato (come al solito) per necessità, fa bella mostra di sé sul mio comò-fasciatoio turchese e si conferma idea utile 2013. Dove metto tutti gli orecchini che ho? In una scatola si intrecciano e poi non si vedono, un peccato visto che sono colorati, di mille forme e dimensioni diverse.
Un tempo li tenevo appesi a una sciarpa, a sua volta attaccata al muro, quest'anno un po' la voglia di cambiare e un po' l'impossibilità di bucare per l'ennesima volta le pareti di casa mi hanno spinta a cercare una soluzione alternativa meno traumatica.
Cosa ho usato?
- Rametti secchi
- Ciottoli di mare
- Barattolo di vetro
Raccolti i legnetti (possibilmente contorti e robusti), li ho inseriti in un barattolo di vetro grande (a Genova si dice arbanella), di quelli che si usano per le conserve. Per riempire gli spazi vuoti all'interno del contenitore, stabilizzarlo e immobilizzare il "mazzo di legno" ho inserito pietre raccolte in spiaggia (lo so, non si potrebbe, ma ne ho prese poche poche e mi servivano anche per un altro laboratorio che magari pubblico tra un po').
Una volta preparato "l'espositore", appendere gli orecchini è un attimo e il risultato è un albero carico di colori, che rende disponibili in un secondo piccoli oggetti che prima impiegavo una vita a trovare, scegliere e abbinare.
Immagino che questa soluzione possa funzionare bene anche con collane (leggere magari) e braccialetti, non so. Sicuramente secondo me è una buona idea anche per chi vende le proprie creazioni su una bancarella, in fiera, al mercato e vuole trovare un modo alternativo per mostrare i prodotti.
E poi è facilissimo e a costo zero.

mercoledì 19 dicembre 2012

Snowglobe e febbre

Quarto giorno di febbre, divano e mal di testa.
Oggi forse va leggermente meglio, ma guarire è un'altra cosa.
Questa mattina impegni di forza maggiore mi hanno tirata giù dal letto: un pezzo di vita da chiudere, non si può dire senza rimpianti, di sicuro senza rimorsi.
Poi di corsa al supermercato a comprare tutto l'occorrente per preparare le mie celebri Bombe di Natale (di cui ho già scritto pure qui, troverete il post sotto le Feste di due anni fa, direi) e avere così il pomeriggio pieno.
Negli ultimi giorni di isolamento forzato mi sono messa a costruire regali di Natale home made, con oggetti che trovavo in casa e che potevo comprare a prezzi ultra modici.
L'idea di quest'anno (l'anno scorso, se non sbaglio, erano gli alberelli in feltro e due anni fa i segnaposto personalizzati) ha previsto la realizzazione, in serie, di una decina di palle di vetro natalizie, di quelle con la neve dentro che usavano tanto quando ero piccola.
La spinta me l'hanno data diversi fattori: il racconto di un amico che aveva incontrato un oggetto simile sulla sua via qualche anno fa, la mancanza completa di soldi per comprare i regali, la voglia che si rinnova ogni anno di usare le mani e costruire qualcosa di personale, la semplicità con cui in rete ho trovato informazioni utili per reperire il materiale e realizzare la pallina, la necessità di stare chiusa in casa al caldo.

Ecco cosa occorre per una pallina:
- 1 barattolo di vetro con chiusura ermetica (qui a Genova si chiamano arbanelle)
- acqua distillata
- glicerina (si trova in farmacia)
- glitter o neve finta (io ho faticato a trovarla, ormai è quasi tutta spray)
- pupazzetti, possibilmente in plastica e di piccole dimensioni
- colla idrofuga
- feltro

Procedimento:
La parte più difficile in assoluto per me è stata...la rimozione delle etichette dai barattoli! Ormai il bisogno di "brandizzare" tutto porta ad usare colle super resistenti in ogni occasione, affinché la marca, il simbolo, insommma la pubblicità, siano pressoché eternamente appiccicate dove devono stare. Quindi, con l'aiuto di un toglicolla chimico che ha reso il mio bagno una camera a gas in 30 secondi, acqua calda, sapone per i piatti, sapone per le mani e spazzole varie ed eventuali, ho tolto le etichette e reso così neutro il mio barattolo.
La prima fase si svolge sul coperchio: occorre infatti coprire la base esterna con uno strato di feltro, cosìcché la palla appoggi sulla stoffa e non scivoli. Poi si scelgono i personaggi da attaccare all'interno del coperchio e che finiranno quindi immersi nell'acqua. Qui ci si può sbizzarrire con omini dei presepi (la mia condizione di atea mi ha fatto ripiegare per un'altra scelta ma l'idea comunque non é male), pupazzetti dei cartoni animati (decisamente più costosi), oggetti acquistabili presso i negozi di hobbistica (tipo miniature o simili) oppure, come ho fatto io, piccoli addobbi da appendere all'albero di Natale. Io ho trovato e preso al volo un'offerta di un grande magazzino, che vendeva a metà prezzo una scatola di Babbi Natale, pupazzi di neve, angioletti, abeti, campanelle e compagnia bella, pieni di colori e atmosfera festante. Unico difetto: sono di legno. Visto che l'acqua lavorerà sul suo contenuto temo che i pupazzi inseriti quest'anno non dureranno fino a Natale 2013, però chi può dirlo, ci si prova.
Quindi, una volta scelti i protagonisti occorre attaccarli, con una colla che non tema l'umido, alla base interna del tappo. Intanto che la colla asciuga bisogna riempire il barattolo d'acqua distillata, aggiungere un goccio di glicerina (poca!) e i glitter, io li ho scelti semplici color argento, ma si può optare per altri colori e forme.
Una volta che i pupazzi sono ben saldi e la colla è asciugata basta chiudere il barattolo...e scuotere!
L'effetto è antico, come l'idea che ho io della sfera di neve e di molte altre cose. Per coprire bene il tappo magari si può usare una striscia di feltro da chiudere attorno al barattolo con un fiocco, ma queste sono tutte idee che vengono in corso d'opera.
Il bello di questo regalo è la magia, il cosiddetto "effetto wow", ma anche la possibilità di personalizzarlo al massimo, sia sui propri gusti sia su quelli del destinatario. A partire dalla scelta del barattolo, forma e dimensioni sono variabilissimi (nella foto, a sinistra, la bottiglia di succo alla pera fatto in casa che ho restituito a Sturm), per arrivare ai personaggi inseriti all'interno e al colore della stoffa. L'unica miglioria per l'anno prossimo sarà costruire una base, non so ancora con che materiale di recupero, pensavo al "culetto" dei vasetti di yogurt che intanto io consumo in grandi quantità, per rialzare un po' i pupazzetti e renderli più visibili.
Tutto qui e Buon Natale, vado a farcire i datteri.




sabato 9 gennaio 2010

C'è un orto in ognuno di noi...


Sull'onda dell'entusiasmo ecco il mio secondo post...in un solo giorno!
Faccio parte, da qualche mese ormai, dell'Associazione Terra! Onlus, che porta avanti progetti di ecosostenibilità, sensibilizzazione al riciclo e al vivere naturale, promozione dell'autosostentamento. Quest'ultimo aspetto viene affrontato organizzando corsi di agricoltura sinergica (di cui vorrei tornare a scrivere presto) e laboratori di diverso genere, per esempio quello per la costruzione di compostiere da giardino o da terrazzo usando materiali di recupero. Inoltre Terra! partecipa spesso a iniziative "più grandi", come l'edizione 2009 di Fà la cosa giusta, al Porto Antico di Genova, dove noi volontari abbiamo allestito un piccolo "Orto Sinergico Mobile" su un porter. Questo campo in miniatura ha attratto molti visitatori alla fiera ed è poi circolato liberamente per vie della città, suscitando la curiosità dei passanti stupiti. Visto che quella genovese è una succursale del gruppo italiano più grande, le campagne appoggiate e sostenute sono anche le medesime di Terra! nazionale, e dunque le lotte all'emissione di CO2, le battaglie contro l'invasione insensata di SUV e macchinoni giganti utilizzati in città senza alcuno scopo e l'importanza dello sfruttamento di energie alternative nella vita di ogni giorno.
Il nostro piccolo gruppo di attivisti ha in programma sempre nuove idee, discusse davanti a cene senza fine, ricche di buon cibo autoprodotto (a Natale ho magiato le mie "patate novelle sinergiche"!) e di vino a cui io non riesco mai a resistere (ma le ragazze ormai lo sanno, dopo un goccetto la mia mente lavora velocissima). Il prossimo passo sarà cercare di presentare un progetto per il Festival della Scienza 2010, sfruttando i festeggiamenti dell'Anno della Biodiversità e di cominciare la sistemazione di un sentiero sulle alture della città, al termine del quale verrà costruita una compostiera collettiva che servirà tutto il paesino.
Il titolo di questo post non è affatto casuale, perchè se ho iniziato a militare tra le fila verdi di Terra! è proprio grazie a questa certezza (un pò alla Voltaire): io sono fermamente convinta che in ognuno di noi ci sia un piccolo orto (o giardino, perchè no) pronto per essere coltivato, innaffiato e curato ogni giorno, bastano un pò di buona volontà e di pazienza. Se poi questo "orto immaginario" riuscissimo anche a realizzarlo davvero e a cibarci dei suo prodotti...cosa vorremmo di più?
Il mio obiettivo è quello di cercare, per quanto possibile, l'indipendenza dall'acquisto ordinario, soprattutto nell'alimentazione e nella cura della casa e del corpo, comprando le cose di cui ho bisogno direttamente dai produttori locali e dai GAS, ai quali stiamo anche cominciando a pensare come Associazione.
Io abito in un paese che si può definire di campagna e ho sempre avuto la fortuna di poter mangiare i prodotti della mia terra, facendo parte anche del Comitato per la Salvaguardia del Territorio in cui vivo posso cercare di incentivare lo sviluppo di Gruppi d'Acquisto Solidale (i GAS appunto), nei quali chi come produttore, chi come consumatore e chi come entrambe le cose, possa trovare uno spazio.
Ecco tutto, spero di non aver parlato troppo di me, ma di essere riuscita a fare una fotografia delle cose a cui chi ha voglia di natura, semplicità e cibo sano può cominciare a pensare.

Per informazioni più dettagliate su Terra! ci sono i siti:
http://www.terraonlus.it/
http://www.terraonlus.it/genova/

P.S. Quello che vedete nella foto è naturalmente il famoso "Orto Mobile" e ai suoi piedi due "terrestri" sempre in prima linea: Ciobi (il piccoletto) e Nuvola (che timida come al solito si nasconde dietro al porter)