Visualizzazione post con etichetta Festa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Festa. Mostra tutti i post

venerdì 11 gennaio 2019

Senza fare troppo rumore

Il duemiladiciannove è iniziato, senza fare troppo rumore.
Abbiamo brindato sotto al nostro grande albero, siamo andati a letto presto.

Fortunatamente dopo un paio di giorni sono tornata al lavoro, così il mio compleanno è trascorso in sordina, tra mail a cui rispondere, caffè al bar, pianificazione e programmazione futura.
Mi aspetta ancora una cena come si deve al ristorante e poi anche questi festeggiamenti saranno passati, senza fare troppo rumore.
La sera prima dell’Epifania un aperitivo semplice tra amici si è trasformato in una pizza al bancone e in uno scambio regali improvvisato, da cui sono uscita carica di meraviglie.

La prima meraviglia è stata il calore degli abbracci.
Chi mi conosce sa che non sono molto brava a condividere con gli altri le mie difficoltà, per anni mi è stato più facile scriverle qui (e questo fatto è stato spesso, comprensibilmente, motivo di scazzi), appuntarle su carta, raccontarle alla psicoterapeuta e ogni tanto a mia madre. Ora le cose stanno cambiando, credo: da quando abbiamo scoperto la malattia di mamma sono andata in analisi solo un paio di volte, non so nemmeno io dire il perché, ma la situazione è questa. Quindi, oltre a non parlare delle mie difficoltà con gli amici, adesso non ne parlo nemmeno nella stanza gialla rosa, qui scrivo sempre più raramente e non sto tenendo nessun diario privato.

Cosa sta succedendo?
Sicuramente la chimica aiuta, ma non credo che basti.
Sicuramente una sorta di accettazione attiva degli eventi favorisce il mantenimento di un seppur precario equilibrio mentale.
Sicuramente sono stata pervasa da una sorta di rabbioso fatalismo che sarebbe stato decisamente molto più saggio tirare fuori qualcosa come dieci anni fa, minimo.
Sicuramente il lavoro quotidiano mi sta dando una stabilità psicofisica che nemmeno lo yoga.
All’appello mancano alcune cose che purtroppo ora non sono possibili, come le camminate nel bosco, le corse al tramonto, le ore di pilates in palestra. Ma quando sotto le vacanze mi sono concessa il lusso di passeggiare lungo il mare l’anima e gli occhi mi hanno ringraziata un sacco.

Tra i bellissimi regali che ho ricevuto per il compleanno, oltre agli abbracci che ho anticipato quassù, ci sono state tante cose che mi hanno fatto sentire amata e che hanno confermato una sensazione che ho avuto da sempre: scegliere un regalo per me è facilissimo!
Cosa mi piace lo sanno tutti, ammorbo mezzo mondo con handmade, foglie, cartoleria, libri, moda sostenibile e natura, quindi nei pacchetti che ho scartato c’ero proprio io. Nonostante io sia decisamente trasparente riguardo ai gusti, non immaginavo ci fossero, attorno a me, persone così capaci di leggermi dentro e capire non solo come sono fatta, ma anche quale momento sto attraversando. Che siano le coccole di una crema o di una sciarpa calda, che siano collane, stampe e foglie di ceramica, tutti i pensieri hanno colto nel segno.
Potrei mostrarvi il contenuto di ogni pacchetto ma non basterebbe un post intero, perciò vi lascio il link a questa meraviglia e una frase veloce tratta dalle sue pagine a fiori:

Fiorire quando nessuno
ricorda la Primavera


P.S. A proposito di fiori, domani ci sarà il mio primo laboratorio all'Orto Botanico (gioia!). Ecco spiegata la foto quassù.


lunedì 24 dicembre 2018

A Natale (non) puoi

È arrivato un altro Natale.
Quaggiù non era poi così scontato.
E invece siamo tornate al paesello per svernare qualche giorno, in casa è un andirivieni di vicini in visita, io sto persino riuscendo a leggere e a riprendere possesso della mia persona (leggi depilarmi, darmi lo smalto...).
Ieri abbiamo addirittura fatto l'albero, come i vecchi tempi, raccogliendo un ramo vicino a casa e addobbandolo con poche cose, ma buone. Quest'anno, in particolare, c'erano le decorazioni di ceramica prodotte al corso, a mamma piacevano un sacco e allora le abbiamo usate tutte senza pensarci su.

Detto ciò, non so nemmeno io perché stia scrivendo un post.
Se dovessi essere istintiva chiuderei il pc all'istante e lo riaprirei solo per lavoricchiare un po', come ho fatto stamattina. Allo stesso tempo, però, sto cercando di mantenere una parvenza di normalità e di pensare alle cose positive che ci circondano, nonostante sia sul punto di scoppiare dalla rabbia un minuto sì e l'altro anche.

Se mi concentro sul qui e ora, che più qui e più ora non si può, c'è il tramonto arancione dietro alle sagome nere più familiari del mondo, c'è la passeggiata del dopo pranzo a vedere il mare, camminando una accanto all'altra, c'è Agata che dorme sul divano dopo aver passato in rassegna le piante sul terrazzo più e più volte, ci sono i datteri giganti nel frigo che aspettano solo di essere farciti, ci sono i fiori fucsia in giardino esplosi come fuochi d'artificio, ci sono i pantaloni di velluto marrone di quando andavo all'università che mi rientrano perfettamente, c'è il libro di Haruf appena terminato che vabbè, cosa ve lo dico a fare, c'è il libro di Paasilinna appena iniziato che mi garba parecchio, c'è il berretto nuovo che cresce sferruzzato da mamma, ci sono i ciclamini bianchi da piantare a Natale, c'è il mio pile Patagonia che mi scalda un sacco anche se non serve (grazie L'Altrosport!), ci sono le foto delle gite fatte come se ci fossi anche io, ci sono i menu che forse verranno disattesi o forse no, c'è l'opportunità così rara di cambiare piani anche all'ultimo minuto, ci sono le notti quasi tranquille e le colazioni in due, ci sono i pandolci con il latte per la sera, c'è il pilates sul pavimento del soggiorno.

Ci sono anche tante altre cose, in particolare c'è un senso di distacco enorme (e probabilmente tanto ipocrita quanto scontato) da tutto ciò che non conta un cazzo. Non che in passato fossi molto legata al Natale, mio padre è morto quasi quattordici anni fa e da allora abbiamo "festeggiato" in sordina una giornata che, quando la famiglia era ancora al completo, spesso portava con sé crisi, litigate e barcate di ansia.
Probabilmente è destino che proprio per me, che amo allestimenti, festoni, tavole decorate, inviti, pacchetti, biglietti, mazzi di fiori, candele e lucine, la vita abbia in serbo una sorta di educazione siberiana, di drastica conversione al sottotono, portata avanti senza pietà regalandomi periodicamente motivi enormi per non festeggiare mai una mazza.
Quest'anno poi, cara vita, ti sei davvero superata.
Buon Natale anche a te.

domenica 14 maggio 2017

Mamma

Non sono brava a scrivere per delle occasioni speciali, non sono nemmeno brava a leggerle le cose scritte per le occasioni speciali.

Vivo accanto a tante persone, una in particolare, che la mamma non l'hanno più. Io, del resto, non ho più mio padre da molti anni ormai e ad ogni festa del papà, per quanto sia cinica e nonostante questa ricorrenza non l'abbia festeggiata mai, nemmeno da bambina, sussulto sempre un po' davanti a baffi finti, cravatte impacchettate e vignette sui padri gelosi delle figlie.
Oggi, tutte le volte che apro Facebook trovo post di auguri, post nostalgici che pensano a chi non c'è più, post di neo mamme che festeggiano, post che incoraggiano le donne che madri non riescono ad esserlo, post che si scusano per i comportamenti irrispettosi dell'adolescenza, post che si incazzano contro tutti i post che ho appena elencato.

Io, in questa domenica di recupero dopo settimane di lavoro ed evitabili (evidentemente non per me) preoccupazioni, ho deciso di provare a scrivere qualcosa su di lei, mia mamma. Perché proprio ora? Perché non cinque anni fa? Non lo so, ma credo, in fondo, di riuscire a intuirlo.
La fine del duemilasedici e l'inizio del duemiladiciassette non sono stati lievi per la signora che vedete nella foto quassù (datata 1984, se non sbaglio): tanto dolore fisico, tanta pazienza, tanta rassegnazione. Io, come figlia, ho provato a fare molto e ho potuto fare poco. Nessuna delle due era pronta ad affrontare questa situazione, perché da sempre ci siamo occupate, insieme, degli altri componenti della famiglia e quando le cose non giravano giuste per me lei era lì pronta a darmi una mano... il contrario non è quasi mai capitato.

Quando ero bambina avevamo un buon rapporto, trascorrevamo un sacco di tempo nei posti che entrambe amavamo frequentare (la montagna, le mostre, i cinema...) e tutto quello che so credo di averlo imparato da lei, che mi ha sempre insegnato molte cose e permesso di andare a conoscere da sola quello che non poteva o sapeva insegnarmi. Non ho mai avuto limiti dal punto di vista culturale: concerti, musei, corsi, libri, film... dove non andavo con lei andavo grazie a lei, che mi prestava i soldi, che intercedeva con mio padre, che chiudeva un occhio (a volte pure due), che mi incoraggiava davanti ai mille dubbi di ragazzina fifona.

Durante l'adolescenza le cose sono inevitabilmente cambiate: io ho iniziato a frequentare persone per lei incomprensibili e a fare scelte così assurde che la donna che mi aveva vista curiosa e piena di vita fino a pochi mesi prima proprio non poteva comprendere. Beh, anche in questo caso non mi ha ostacolata: ha lasciato che rovinassi i miei anni migliori senza allontanarsi da me e senza impedire che sbattessi la faccia sugli errori. Non è mai stata mia amica (ricordo perfettamente il momento in cui le chiesi di esserlo e lei rifiutò categorica) e per questo la ringrazierò in eterno, perché soprattutto ora che lavoro con i bambini ogni giorno (e lei da brava insegnante ben lo sapeva) non faccio che incontrare situazioni difficili alimentate proprio dalle amicizie genitori-figli. Credo sia la persona a cui racconto più cose di me (nonostante per molto tempo da questo punto di vista l'abbia protetta) e, malgrado mi confidi con lei ogni volta che posso, non la reputo affatto un'amica: è "semplicemente" mia madre.

Temo ancora di deluderla, vorrei tanto vederla serena da sola o in compagnia, spero ogni giorno di ritrovarla ulteriormente migliorata nella sua riabilitazione e mi auguro con tutto il cuore che non si debba mai sentire abbandonata da me, come credo che invece si senta spesso. Abitiamo relativamente vicine, ma i miei tempi sono cambiati: lavoro nel weekend, faccio mille cose e non riesco più a trascorrere intere giornate a casa sua. Mi dispiaccio, mi sento una persona orribile, ma poi penso a quanto negli ultimi dieci anni il nostro rapporto si sia rafforzato e mi tranquillizzo subito. Dodici estati fa mio padre moriva e noi ci legavamo indissolubilmente in una lotta silenziosa contro tutto ciò che ci sembrava ingiusto, contrario o lontano dagli insegnamenti che lui ci aveva lasciato. Combattiamo ogni giorno contro l'incoerenza, la prepotenza e l'arrivismo non accorgendoci quasi mai che lo facciamo per lui, per rimanere in contatto con l'integrità in cui abbiamo vissuto finché papà ha abitato insieme a noi. Era un uomo complicatissimo, senza dubbio, ma era puro, proprio come sappiamo essere noi davanti alle piccole grandi scelte.

Per questo oggi volevo scrivere di lei, perché è vero, assomiglio sempre di più a mio padre, ma spero comunque di conservare quello sguardo curioso sul mondo che mi ha insegnato mamma, indicandomi ogni volta dove guardare.





domenica 4 gennaio 2015

Trentatrètrentini

Niente foto con i calzini a righe sull'uscio di casa quest'anno. Un po' perché ho scordato i calzini a righe, un po' perché ho scatti ben più belli tra cui scegliere, un po' perché basta, è l'anno del cambiamento (volente o nolente) e magari cominciare a scegliere io qualcosa può essere un piccolo passo avanti. Quindi oggi quattro gennaio duemilaquindici ecco un'immagine di questa mattina al rifugio Prato Rotondo, dove ho festeggiato il mio compleanno con mamma e due vicini di Vesima e da dove sono poi rientrata a casa, a piedi.
Trentatré anni, come Gesù, e i miei amici ieri sera ci hanno tenuto a ricordarmelo!
Non ricordo di aver trascorso delle vacanze natalizie così belle. Davvero.
Sarà che dopo tutta la pioggia che abbiamo patito questo autunno, svegliarsi quasi ogni mattina con il cielo blu, il sole (troppo) caldo, e intere giornate da poter passare fuori, camminando, correndo, guardandosi intorno, è stato meraviglioso.
Cosa ho fatto in due settimane a casa dal lavoro?
Cucinato
Mangiato
Camminato
Di solito proprio in quest'ordine.
E ho festeggiato con tutte le persone che avevo voglia di vedere, ho preparato piatti nuovi come la zucca marinata e piatti vecchi come la pasta e fagioli, ho corso attorno alla casa dove sono cresciuta e attorno a quella in cui sto crescendo, ho camminato a Ponente e ho camminato a Levante, in compagnia e da sola, con la luce e con il buio, senza trascurare un momento.
Così, un'euforbia a picco sul mare incontrata a Punta Manara diventa il mio attimo felice del due gennaio, mentre in mezzo alla sera che arrivava (troppo) svelta tra i pini ho trovato un secondo tutto mio solo poche ore fa. E mi sono sentita felice.
Quanto ieri che ho festeggiato il mio compleanno semplicemente non dandomi tempi, dilatando tutto, facendo colazione all'ora di pranzo, chiacchierando con le amiche, passando a salutare nel mio negozio vintage del cuore, perdendomi in drogheria alla ricerca di qualche fetta di zenzero candito che mi togliesse la nausea. Ma anche cucinando per gli ospiti della sera, stanchi e reduci da un trasloco, pronti ad appendermi un paio di quadri da troppo tempo posati lì, a riempirmi di regali e a mangiare tutto quello che avevo preparato con calma, e affetto. Tantissimo affetto.
Ora non resta che:
- prendere in mano la situazione cibo e la mia totale incapacità di digerirlo, aspetto che ben conosco (perché mi capita assai spesso) e che immagino possa risolversi smettendola di sfondarmi di latticini e lieviti e ricominciando a riflettere sugli acquisti utili davanti al banco ortofrutta.
- rimettermi nell'ottica di sedermi al pc per lavorare, che altrimenti il sette mi prende una sincope.
- passare un sei gennaio di sole degno di tutte le feste appena trascorse. E perciò bellissimo.

mercoledì 31 dicembre 2014

P di prezzemolo

Ultimo post del duemilaquattordici.
Sono in cucina e sto preparando la cena per stasera, o meglio, una parte di tutto quello che mangeremo la notte di Capodanno, io, i vicini-matematici-pasticceri, la famiglia di Martins (con Martins) e qualche altro avventore che non so ancora chi sia.
Anche stavolta non cedo ai propositi, per fortuna, e la P del titolo non è l'iniziale di questa maledetta parola, che si porta con sé inevitabili delusioni, sensi di colpa, fatiche, corse, tristi bilanci finali.
La P del titolo è la P di Prezzemolo, perché l'ho raccolto più volte stamattina per cucinare, dal mio mini orto sul balcone. Ma la P del titolo è anche la P di progetti, che ancora non ho (anzi, uno piccolo su instagram c'è e guarda caso è di nuovo P, di Pititti e uno più grande pure c'è, ma ancora non si dice niente). Poi c'è la P di oPPortunità, che lo so che inizia per O ma è addirittura doppia e le opportunità sono molto importanti, soprattutto nell'anno della disoccupazione e dell'incertezza.
P di Paura? No, non voglio averne.
P di Passione? Beh, quella sì, per forza. Perché è il motore delle cose.
P di Piangere? Sarebbe anche l'ora, ma non solo per i film o i libri d'amore, sarebbe anche l'ora di piangere per le cose che mi fanno soffrire. Perché è sano, bello, buono, giusto e ultimamente che mi è capitato di farlo più spesso...accidenti che liberazione!
P di Pazienza? La qualità che non mi manca mai e a me piace essere così, pronta a dedicare del tempo alle persone, alle loro incertezze, ai loro momenti dilatati, così come alle cose, alle costruzioni con le mani, agli oggetti piccoli e preziosi che nascono da un pensiero (Piccoli-Preziosi-Pensiero, quante P piene di valore).
P di Pienezza, Pilates, Piacere, Potere, Potenza...mentre scrivo e rileggo quello che compare sullo schermo mi accorgo di una cosa: ma questi, alla fine, non somigliano moltissimo a dei Propositi?
E allora mi fermo, vi dico cosa ho preparato per questa sera, che sono ricette semplici e veloci da mangiare prima di tutto il resto, mentre si comincia a brindare per un anno che rimane lentamente indietro e l'altro che arriva svelto, come il treno quando rende più lieve la sua corsa per far passare il rapido in coincidenza.
Stasera porterò con me, costruendo una improbabile e pericolosissima piramide di piatti e ciotole:
Una crema di patate e fagioli cannellini che si può spalmare sul pane (e quello lo abbiamo fatto in casa dai vicini-matematici-pasticceri, cosa vogliamo di più?!) e che si prepara mixando patate lesse, fagioli, yogurt, coriandolo e lime. Io non avevo il coriandolo e ho usato il cumino, ce ne faremo una ragione. E poi infilo nella sacca un secchio di insalata fresca, con foglie verdi, finocchi, arance, carote, semini, pinoli, noci e nocciole, ma anche degli involtini di speck ripieni di pere e pecorino (conditi con un goccio di balsamico e, per l'appunto, di prezzemolo). E porto pure i miei famosi datteroni, di cui potete leggere qui la ricetta completa. Infine viene con me anche un esperimento, che si tiene dentro gli ingredienti di un'altra cosa persa sul nascere, più una manciata di paprika di troppo: torta di bietole, carote, ricotta, parmigiano e robiola (e paprika), in cui tutto è mescolato a due uova e messo in forno in un letto di sfoglia per il tempo che ci vuole.
Ah, nello zaino metto anche una bottiglia di Prosecco (con la P!), che non guasta mai.
Chiudo il post con una canzone, che forse ho già citato, non mi ricordo mai, ma questa versione del video la trovo perfetta per me e per il mio ultimo giorno dell'anno, nella speranza che già da domani qualche casella cominci a trovare un Posto sicuro.


mercoledì 20 agosto 2014

Maddeché

A sto giro ilmareingiardino lo avevo veramente.
Che in realtà qui non è successo nulla (o quasi), mentre nella cittadina di mare subito accanto è stato devastato tutto.
Questo è accaduto ieri, oggi non piove ma poco ci manca, io ho i capelli nuovi rossi-rossissimi e stasera dalle 18.30 il "mio giardino incantato" verrà invaso dagli amici per l'Aperestivo dal tema marinaro.

Menu:
- Hummus di ceci
- Tartine pesto/burro e salmone
- Salame
- Parmigiano Reggiano
- Pasta fredda
- Verdure grigliate e crude
- Gazpacho andaluso nei bicchieri
- Polpettone di patate e fagiolini
- Frittata di bietole
- Macedonia
- Stracchino condito
- Focaccia, pizza, dolci e mille schifezzine da sgranocchiare nell'attesa

E da bere mojito, spritz, negroni giusti e sbagliati, vino, birra, succhi, digestivi e latte materno. Perché ci sarà anche Martins, ovvio.
Da qualche giorno ho disattivato il mio account Facebook, cause di forza maggiore.
Le letture di questo piccolo blog sono colate a picco, a dimostrazione che senza marketing non funziona una cippa. Ma io, come al solito, me ne frego e provo il metodo instagram per vedere come va.
Sabato, il mio giretto (infinito) al pronto soccorso ha aggiunto stress allo stress ma si è concluso tutto bene (se non contiamo la mancanza di diagnosi e le previsioni infauste del Merolone di turno che mi ha visitata).
Il lavoro da cui dovrei essere in ferie mi tormenta comunque, ma la giornata alle terme che mi aspetta, i libri bellissimi che sto leggendo, la buona abitudine ad essere felice che ho preso da qualche tempo, rendono ogni cosa bella, anche la più semplice.
E quindi mi viene in mente il titolo del post: l'esclamazione rubata ad una ragazza romana incontrata in un viaggio di studio, che quando non capiva qualcosa o si arrendeva davanti ad una spiegazione che sottintendeva ovvietà per nulla ovvie, mi guardava, sgranava gli occhi, e diceva: "Maddechè???"
Dinanzi all'ansia per l'ennesimo bando in scadenza, alla paura di restare sola che comunque c'è pure quando non si vede, all'ultima goccia di chimica che mi aspetta domani, mi fermo, sorrido, e dico "Maddechè???".
Doppia colonna sonora di oggi in cucina: 1 e 2




domenica 20 aprile 2014

Una domenica

Oggi è Pasqua, quindi è domenica.
E' pomeriggio e c'è ancora tanta luce, io sono a casa che cucino e ascolto musica.
C'è odore di porri ovunque, mentre la torta di spinaci si gonfia fiera nel vecchio forno buio.
Mamma è andata via da poco, abbiamo pranzato insieme sull'Albero, come avevamo fatto l'anno scorso a Natale. Forse passare le feste qui è la soluzione giusta: in una casa scelta da me, arredata da me, con tutti gli aiuti e i consigli di mia madre, senza fantasmi che si aggirano a ricordarci che non ci sono più.
Ho preparato lo spezzatino, le patate saltate e la macedonia con il gelato, mi sono fatta tenere da parte da Lucadeisalumi una piccola insalata russa e due burratine, ho comprato una mini colomba dal droghiere e una bottiglia di vino rosso, ho apparecchiato con la tovaglia gialla e i bicchieri grandi, ho messo il rossetto.
Abbiamo mangiato tranquille e siamo uscite subito per non addormentarci, abbiamo fatto due passi, preso un caffè, ci siamo sedute sui gradini del Ducale a cucire il coniglio blu per quel progetto di cui scrivevo nel post scorso e abbiamo visto una mostra di fotografie, anzi due. Prima di andare in giro però abbiamo cominciato a piantare i semini che mi ha regalato il vicino-vicino e che tra un paio di settimane dovrebbero darmi zucchine e prezzemolo da davanzale...vedremo!
Ora sono di nuovo ai fornelli perché domani si va dalla famiglia bellissima sul tetto a festeggiare Pasquetta, così mi sono messa a preparare due torte di verdura senza neppure cambiarmi, insomma, sto facendo l'elegantona in cucina.
Mi aspetta un altro giorno bello, in queste settimane di mancanze e pienezze, di sole e freddo, di rabbia e tranquillità.
Ho tanta tanta voglia di camminare ma alla fine non creo mai la situazione per farlo, forse perché da sola non sono abituata, forse perché guardo i chili che aumentano e non mi decido a mandarli via, in questo periodo strano di capelli scuri color prugna e di grandi ritorni tra pentole, spezie, coltelli e taglieri, dopo mesi di cibi già pronti, crudi e noiosi.
Ci sono due libri che voglio comprare, un film che voglio vedere, un vestito che voglio cucire, una festa che non vedo l'ora di preparare. Ci sono persone che voglio guardare, negli occhi. Ci sono posti che voglio visitare, scarpe che voglio indossare, cose che voglio urlare, regali che voglio fare.
E ci sono cose che voglio scrivere, ancora e ancora.
Visto che è l'ora dei porri e che ho un mezzo sorriso, la chiudo qua con la canzone di oggi, colonna sonora di tutta la giornata, e lo so che non è il momento del pezzo del mese ma le regole qui le faccio io, dunque me ne frego.
Eccola.

sabato 12 ottobre 2013

70

La mamma oggi sta preparando lo stoccafisso accomodato e, conoscendola, sta pensando che non è venuto bene, che tu l'avresti fatto diverso, che il tuo sarebbe stato più buono.
1943-2013: 70 anni. Oggi è, era, il tuo compleanno, mi sono svegliata incazzata, continuo ad essere incazzata e spero che in giornata, passando a trovarti, sto nervoso se ne vada.
Sono giorni, in verità, che mi lascio avvolgere e guidare dalla rabbia, con il mio modo maldestro di tirarla fuori non mi sto confortando granché, ma sicuramente il non rimuginare in silenzio un poco aiuta a sentirsi meno stupidi e meno immobili. C'è da dire che questa cosa della rabbia inespressa non l'ho proprio presa da te, capace a inveire contro chiunque, dicendo le peggio cattiverie, magari per delle cavolate senza senso, per poi sparire qualche giorno e tornare come se non fosse assolutamente accaduto nulla. Io zero. Io istintivamente faccio il contrario, non dico niente per mesi, me ne sto zitta zitta e poi bon, chiudo tutto e non ci sono richieste di spiegazioni che tengano. Bel modo di merda pure il mio, di risolvere le cose e i conflitti.
In mezzo ci sta, come al solito, il comportamento virtuoso, tipo quello di mamma che se qualcosa non va te lo dice, magari anche male, magari anche straccionandoti, ti fa capire (molto chiaramente) il suo punto di vista e poi se ti sei offeso pace, ti passerà.
Io invece sembro quei cani che si arrabbiano con la loro coda: me la guardo furente e lascio montare la rabbia per poi scagliarmici contro e cominciare a roteare su me stessa come un'idiota, sbattendo a terra stremata dopo aver inutilmente provato ad strappare quella cosa lunga attaccata alla mia stessa schiena. Perché ce l'ho con me in realtà, con le mie modalità, che piano piano lo so, stanno migliorando, ma che mi costano ancora una fatica immane e producono pochi risultati se li compariamo al disagio che provo ogni volta che dico cosa penso.
Se tu vedessi il modo in cui gestisco i miei rapporti di lavoro, per esempio, ti uscirebbe senza dubbio una delle tue più tipiche frasi della domenica: "Come fai ad essere così scema?" oppure, ancora più in linea con il tuo stile, mi diresti candidamente che sono troppo "abelinata" e che mi sta bene se vengo trattata a pesci in faccia senza che chi si raffronta con me abbia il minimo scrupolo di coscienza.
E scrivo dei rapporti di lavoro perché sono quelli su cui ritengo di dover agire con la testa, nell'amore l'ho fatto fin troppo in questi anni, il mio compito ora è quello di usare pancia e cuore per vivere gli affetti, l'Affetto, senza freni stupidi e con più spontaneità possibile.
Non so cosa penseresti di me se fossi ancora qui, chissà se comprenderesti la mia totale incapacità a gestire i guai di salute miei e degli altri (io dico di sì, visto che in questo eri davvero una frana), non so se staresti invecchiando in maniera un po' più serena o avresti continuato a rimanertene chiuso con i tuoi fantasmi.
Io, putroppo, ti sento sempre più lontano, ti sogno ormai poco, è come se avessi voltato l'angolo e fossi sparito in mezzo alla gente. E per quanto sia consapevole che è giusto così, che lasciarti andare è un gesto sano e pieno di speranza, che chiudere un poco con il passato vuol dire aprirsi al futuro, nonostante tutto questo, mi dispiace.

sabato 23 marzo 2013

Fili

Non so da che parte cominciare per scrivere questo post.
Qualche mese fa a Genova è nevicato forte, o così avevano previsto. In realtà la bufera non è arrivata e io, insieme al vicino-vicino, sono uscita a fare colazione e a disturbare un altro vicino al lavoro. Quella mattina, a Palazzo Ducale, ho trovato un volantino azzurro, che parlava di intrecci, bombing e cose simili a me sconosciute (o quasi). Chiesti lumi ai preparatissimi amici presenti ho scoperto questa iniziativa: "Intrecci Urbani, Yarn Bombing a Genova". Cos'è? Un modo semplice per spiegarlo è invitarvi a immaginare gruppi di persone (donne per lo più), di qualunque età (dalle adolescenti alle anziane), di qualunque ceto sociale (dalle radical chic alle pensionate di periferia), in qualunque luogo (scuole, cafè, biblioteche, carceri) che con periodicità si incontrano per lavorare a maglia e creare intrecci. Ma intrecci in che senso? Intrecci nel senso di relazioni, ma anche nel vero senso del termine, quindi intrecci di fili, punti, calature, ricami, accostamenti. Però in questo modo ricado nella stessa situazione di prima: accostamenti in che senso? Nel senso di accostamenti di colore ma anche di vicinanze di vite, di comunione di intenti, di finalità comuni. Per non perdere il filo del discorso mi attacco a quest'ultimo concetto: le finalità comuni. Dove vanno a finire i chili di lana tessuta da queste belle signore sparse in città? Nel posto forse più famoso, visibile e rappresentativo di Genova: il Porto Antico. Ma è prevista una mostra? Un mercatino? Un'esposizione? No, è prevista un'istallazione. Un bombardamento di filati (yarn bombing, appunto) coloratissimi, pelosi, lisci, eleganti, kitsch, complicati, semplici, divertenti, difficili...con un obiettivo comune: rivestire panchine, palme, ringhiere, alberi, gru, colonne, trenini, lampioni, statue e fontane del porto. Da Palazzo S. Giorgio all'Acquario, da Eataly al Mandraccio, dal Bigo a Porta Siberia...il mare vicino a centinaia di fili azzurri come lui, pesci in acqua e pesci al sole, polpi e seppie, fiori e foglie, giraffe, gufi, leoni, ombrelli, conchiglie, coralli, nuvole, gocce, gatti e verdure. Improvvisamente, in mezza giornata o poco più, sugli alberi di fronte ai Magazzini del Cotone sono nati strani frutti a righe, i tronchi si sono illuminati di colori, le panchine rivestite di morbidi plaid, le ringhiere ricoperte di lana lasciano intravvedere la Bolla di Renzo Piano sulla sponda opposta, Gandhi ha acquistato un paio di scalda muscoli della pace e le fredde colonne dell'Acquario ora fioriscono vivaci.
Naturalmente viene istintivo parlare dell'effetto visivo sorprendente che hanno questi lavori esposti al primo sole di primavera, così come è facile riferirsi al post installazione, quando queste piccole/grandi opere d'arte saranno rifilate per realizzare coperte destinate ad aiutare persone senza fissa dimora, canili e gattili.
Il grande significato di questa iniziativa, però, io penso stia "nel mentre". Nel periodo intercorso tra la nevicata di qualche mese fa e ieri. Inutile che vi dica dove sia finito il volantino trovato al Ducale, tra le mani di mamma il mio invito a partecipare è diventato subito realtà (la foto è un particolare della sua coperta marina, rivestimento di ringhiera sotto al Bigo), portandola ogni giovedì mattina a incontrare altre volenterose signore nella Biblioteca Benzi di Voltri. Qui, le Yarn Bombers de' noantri, pronte a dare il loro personale e creativo contributo a questo festival di proporzioni enormi (pare migliaia di partecipazioni, il più grande evento del genere mai realizzato in Italia), si sono scambiate esperienze, consigli, idee e hanno condiviso il proprio tempo.
Come nel caso di mamma, anche in altri posti le donne si sono date appuntamento per creare qualcosa insieme, qualcosa di gioioso e (per una volta, finalmente) staccato dalle "pesanti azioni di volontariato" che si praticano di consueto, indispensabili e meravigliose, per carità, ma ogni tanto credo sia bello anche fare del bene stando bene.
E quindi, riacciuffo il filo e penso alle ragazze dell'Istituto Duchessa di Galliera che preparavano le loro belle opere con le insegnanti, alle signore anziane che sferruzzavano insieme invece che stare a casa e che due giorni fa si aggiravano per il Porto alle 8.30 di mattina cariche di borse colorate e allestivano felici aiutate da mariti volenterosi e nipoti divertiti, alle donne del carcere di Pontedecimo che contribuivano a questo grande progetto con la loro abilità e con i loro cuori pieni e a tutte le persone che si sono ritrovate, come me, ad emozionarsi e scattare foto nel pieno sole caldo del primo giorno di Primavera.

venerdì 8 marzo 2013

Io (non) l'8 ogni giorno

Il titolo è una frase che oggi trovo ovunque, slogan dell'8 marzo di quest'anno.
Su facebook tante amiche l'hanno condivisa, io non me la sono sentita, non credo di lottare granché. Sono fortunata. Oltre che fortunata, però, sono sempre piuttosto a disagio quando si parla di festa della donna, parità e uguaglianza tra i generi.
Certo, avere gli stessi diritti, non essere considerate inferiori all'uomo, viaggiare attraverso la vita con le medesime opportunità: questi sono concetti sacrosanti.
Per il resto noi siamo diverse dagli uomini, vivaddio! Ma siamo diverse anche tra noi. La lotta vera, secondo me, dovrebbe riguardare la parità di diritti tra le persone, non (solo) tra i generi. Una donna che vive in ristrettezze economiche o in contesti culturali diversi da me non avrà le mie stesse opportunità di affermazione sociale, scolastica, per non parlare dell'aspetto lavorativo. Queste mi sembrano le grosse difficoltà del nostro tempo, i grandi limiti di oggi. Quante donne se vogliono fare figli si scontrano con l'impossibiltà di carriera, si trovano di fronte altre donne che hanno rinunciato alla maternità (o non l'hanno mai desiderata, perché no) e che sono pronte a calpestarle o isolarle.
Forse queste mie riflessioni possono sembrare scontate o retoriche, ma io, i soprusi più grandi, quelli che hanno tentato di soffocare i miei pensieri, che hanno colpevolizzato il mio modo di essere, che mi hanno fatta sentire in minoranza, li ho subiti prevalentemente dalle donne. E dire che di conti in sospeso con gli uomini ne ho abbastanza...
Però, nonostante abbia sempre cercato di soddisfare le richieste dei maschi della mia vita, anche quando mi parevano esagerate, orribili o ingiuste, non ho mai pensato di essere io quella in errore, ho piuttosto sempre ritenuto corretta (sbagliando ovviamente) l'accondiscendenza. Con le donne, forse perché dalle compagne di lotta mi aspettavo maggiore vicinanza, le delusioni sono invece sempre state più cocenti, così come le rabbie e le profonde sconfitte. Critiche, giudizi, consigli non richiesti, voltafaccia, sentenze, cattiverie, ripicche, soprusi, mancanze di rispetto e, soprattutto, incomprensione. I social network e il web (unica forma di comunicazione "tecnologica" che ormai possiedo, insieme alla radio, non vedendo la TV) sono pieni di ragazze che rivendicano l'emancipazione totale, la libertà di espressione, la forza della femmina, per poi vestirsi da prostitute d'alto bordo nel tentativo di aizzare gli uomini e sminuire le amiche magari meno belle, meno ricche o semplicemente meno spavalde. Queste cose mi spaventano, mi pare che le battaglie di mia mamma e delle sue coetanee siano finite nel peggiore dei modi, in semplici chiacchiere sulla donna che ormai sa usare il trapano come l'uomo o il maschio che ha imparato a cucinare. In casa però ci si ammazza ancora di botte e le vicine di pianerottolo, pronte a scrivere di dignità su twitter, "non hanno sentito nulla".
Ieri al Circolo si è parlato di differenza di generi e, a parte qualche riflessione che ho sentito troppo antica o come diceva Ceci troppo distante da noi (come si fa a rivendicare il diritto al congedo di paternità in un momento storico in cui i padri il lavoro lo perdono, ce l'hanno precario o non lo posseggono affatto?), alcuni concetti mi sono piaciuti.
Quello di "conflitto" per esempio, che non è litigio o violenza ma confronto e ricerca di armonia. Armonia intesa non come complementarietà, anzi, ma come cammino verso un equilibrio. Una parola bellissima equilibrio.
Un altro termine che ho sentito subito fare effetto sui miei pensieri è stato "alleanza" e stamane, cercando in rete, ho trovato questa intervista ad Erri che ne parla subito, a proposito del suo rapporto con le donne:
http://errideluca.free.fr/Intervista%20isabella.htm
Bellissimo, a mio parere, il passaggio in cui dice "...due estranei più o meno coetanei che non vengono dalla stessa famiglia, che non si conoscono e che si scelgono, stabiliscono alleanza e futuro".
Con questo mio post non voglio, intendiamoci, sparare a zero sull'universo femminile (del quale per altro sono fiera di fare parte), solo mi pare alquanto riduttivo inscatolare tutte le difficoltà che le donne affrontano ogni giorno in un problema di differenze tra maschio e femmina.
Sempre ieri sera si parlava, con una punta di disapprovazione, della risposta che le più giovani danno (ancora) oggi alla domanda "cosa cerchi in un uomo?". Di solito è "protezione". So bene che la donna dovrebbe proteggersi da sola, accettarsi, vivere la propria vita nel rispetto di se stessa e delle sue esigenze, ma perché, in tutto questo, non può desiderare due antiche braccia forti pronte ad aiutarla nelle prove in cui si sente perduta? Mica è reato dire "non ce la faccio, aiutami tu". Io credo che le difficoltà più grosse, per me, nel vivere le cose di ogni giorno, siano state causate proprio dal non saper chiedere aiuto, dal non saper dire ho bisogno di te, di qualcosa di più, di una mano sicura. Con la convinzione di dover diventare l'emancipata ragazza "che non deve chiedere mai" ho passato anni a cercare la protezione che non ho avuto dai maschi di casa, senza però domandarla mai. Una fatica e una frustrazione continue quando sarebbe stato più semplice dire "mi aiuti?"...che non significa "sono donna, quindi inferiore, non è che puoi coccolarmi e proteggermi tu uomo virile?", significa semplicemente accettare in prima persona i propri bisogni, prendersene cura e non chiuderli in un cassetto.
L'8 marzo quindi, penso dovrebbe rimanere la festa della donna in quanto essere umano che ha il diritto di scegliere, perché è questa la vera lotta: il diritto ad una vita dignitosa che in molti paesi è ben lontana, il diritto a scegliere un lavoro che ti permetta di desiderare un figlio e costruire una famiglia continuando a lavorare, il diritto allo studio, il diritto a vivere la propria religione liberamente, il diritto ad avere una sessualità spontanea (né forzata né repressa), il diritto a coltivare passioni e momenti privati senza dover giustificare il proprio comportamento, il diritto a scegliere, appunto, a scegliere se stesse come persone e non come donne.
http://www.youtube.com/watch?v=5-_BIpb-dDc (qui un lungo e bel filmato, un progetto in cui i bimbi, come spesso accade, ci insegnano molto)



mercoledì 19 dicembre 2012

Snowglobe e febbre

Quarto giorno di febbre, divano e mal di testa.
Oggi forse va leggermente meglio, ma guarire è un'altra cosa.
Questa mattina impegni di forza maggiore mi hanno tirata giù dal letto: un pezzo di vita da chiudere, non si può dire senza rimpianti, di sicuro senza rimorsi.
Poi di corsa al supermercato a comprare tutto l'occorrente per preparare le mie celebri Bombe di Natale (di cui ho già scritto pure qui, troverete il post sotto le Feste di due anni fa, direi) e avere così il pomeriggio pieno.
Negli ultimi giorni di isolamento forzato mi sono messa a costruire regali di Natale home made, con oggetti che trovavo in casa e che potevo comprare a prezzi ultra modici.
L'idea di quest'anno (l'anno scorso, se non sbaglio, erano gli alberelli in feltro e due anni fa i segnaposto personalizzati) ha previsto la realizzazione, in serie, di una decina di palle di vetro natalizie, di quelle con la neve dentro che usavano tanto quando ero piccola.
La spinta me l'hanno data diversi fattori: il racconto di un amico che aveva incontrato un oggetto simile sulla sua via qualche anno fa, la mancanza completa di soldi per comprare i regali, la voglia che si rinnova ogni anno di usare le mani e costruire qualcosa di personale, la semplicità con cui in rete ho trovato informazioni utili per reperire il materiale e realizzare la pallina, la necessità di stare chiusa in casa al caldo.

Ecco cosa occorre per una pallina:
- 1 barattolo di vetro con chiusura ermetica (qui a Genova si chiamano arbanelle)
- acqua distillata
- glicerina (si trova in farmacia)
- glitter o neve finta (io ho faticato a trovarla, ormai è quasi tutta spray)
- pupazzetti, possibilmente in plastica e di piccole dimensioni
- colla idrofuga
- feltro

Procedimento:
La parte più difficile in assoluto per me è stata...la rimozione delle etichette dai barattoli! Ormai il bisogno di "brandizzare" tutto porta ad usare colle super resistenti in ogni occasione, affinché la marca, il simbolo, insommma la pubblicità, siano pressoché eternamente appiccicate dove devono stare. Quindi, con l'aiuto di un toglicolla chimico che ha reso il mio bagno una camera a gas in 30 secondi, acqua calda, sapone per i piatti, sapone per le mani e spazzole varie ed eventuali, ho tolto le etichette e reso così neutro il mio barattolo.
La prima fase si svolge sul coperchio: occorre infatti coprire la base esterna con uno strato di feltro, cosìcché la palla appoggi sulla stoffa e non scivoli. Poi si scelgono i personaggi da attaccare all'interno del coperchio e che finiranno quindi immersi nell'acqua. Qui ci si può sbizzarrire con omini dei presepi (la mia condizione di atea mi ha fatto ripiegare per un'altra scelta ma l'idea comunque non é male), pupazzetti dei cartoni animati (decisamente più costosi), oggetti acquistabili presso i negozi di hobbistica (tipo miniature o simili) oppure, come ho fatto io, piccoli addobbi da appendere all'albero di Natale. Io ho trovato e preso al volo un'offerta di un grande magazzino, che vendeva a metà prezzo una scatola di Babbi Natale, pupazzi di neve, angioletti, abeti, campanelle e compagnia bella, pieni di colori e atmosfera festante. Unico difetto: sono di legno. Visto che l'acqua lavorerà sul suo contenuto temo che i pupazzi inseriti quest'anno non dureranno fino a Natale 2013, però chi può dirlo, ci si prova.
Quindi, una volta scelti i protagonisti occorre attaccarli, con una colla che non tema l'umido, alla base interna del tappo. Intanto che la colla asciuga bisogna riempire il barattolo d'acqua distillata, aggiungere un goccio di glicerina (poca!) e i glitter, io li ho scelti semplici color argento, ma si può optare per altri colori e forme.
Una volta che i pupazzi sono ben saldi e la colla è asciugata basta chiudere il barattolo...e scuotere!
L'effetto è antico, come l'idea che ho io della sfera di neve e di molte altre cose. Per coprire bene il tappo magari si può usare una striscia di feltro da chiudere attorno al barattolo con un fiocco, ma queste sono tutte idee che vengono in corso d'opera.
Il bello di questo regalo è la magia, il cosiddetto "effetto wow", ma anche la possibilità di personalizzarlo al massimo, sia sui propri gusti sia su quelli del destinatario. A partire dalla scelta del barattolo, forma e dimensioni sono variabilissimi (nella foto, a sinistra, la bottiglia di succo alla pera fatto in casa che ho restituito a Sturm), per arrivare ai personaggi inseriti all'interno e al colore della stoffa. L'unica miglioria per l'anno prossimo sarà costruire una base, non so ancora con che materiale di recupero, pensavo al "culetto" dei vasetti di yogurt che intanto io consumo in grandi quantità, per rialzare un po' i pupazzetti e renderli più visibili.
Tutto qui e Buon Natale, vado a farcire i datteri.




giovedì 27 settembre 2012

Fingers and love

Chissà se il matrimoio di Cecilia smetterà mai di essere ispirazione per il mio blog...
Questo post è di nuovo collegato alla meravigliosa festa della settimana scorsa, stavolta però il tema principale sarà il fai da te.
E' passato parecchio tempo dall'ultimo guizzo di creatività descritto qui, forse il mio compleanno era stata l'ultima occasione (http://ilmareingiardino.blogspot.it/2012/01/feltro-mon-amour.html)
Come al solito, il filo conduttore delle mie botte artistiche è il recupero dei materiali, l'uso "diverso" delle cose, la rinascita di oggetti, stoffe, pezzi di carta che andrebbero altrimenti perduti (http://ilmareingiardino.blogspot.it/2010/01/segnaposti-personalizzati-con-materiali.html).
La natura e i colori vincono sempre, anche in questo caso: la foto ben rappresenta quello che normalmente mi frulla per la testa quando si tratta di creare qualcosa, un albero, dei pennelli, della carta da pacchi e il fondamentale aiuto dei più piccoli.
L'idea è nata cercando in rete qualche ispirazione per gli addobbi della festa, in un sito specializzato in creazioni per matrimoni e ricorrenze con molti invitati ho trovato qualcosa di simile al mio albero. Usando i colori a dita le persone presenti all'evento possono lasciare un segno del loro passaggio, una vera e propria impronta digitale che ricorderà sempre ai festeggiati chi si è unito alla loro gioia.
Visto che al matrimonio era prevista la presenza di tanti bimbi, ho pensato che disegnare un albero e un prato, due simboli facili e molto affini al posto in cui Cecilia e Gabriele hanno scelto di riunire gli amici, potesse essere un buon modo per coinvolgere anche i più piccoli nell'allestimento.
Ma non credevo di riuscire così tanto nel mio intento.
Innanzi tutto perché la sera prima non avevo i colori. Poi, cercando in vecchie scatole polverose ho recuperato un indelebile nero e degli acquerelli mezzi secchi. La carta da pacchi mi è stata di aiuto, per le sue capacità di assorbenza e "cammuffamento" errori/difetti. Un piccolo foglio in linea con gli altri sparsi qui e là alla festa spiegava come fare, il resto è opera dei bambini: foglie, petali, frutti, gocce fluo hanno ricoperto i rami e i fili d'erba, hanno decorato il tronco e riempito il cielo. L'effetto finale, almeno secondo me, è bellissimo. E tanto commovente (ma su questo non faccio testo, piango per molto meno!).

Cosa serve?
- Un foglio carta (normale, da pacchi, riciclata...)
- Dei colori per la sagoma (vanno bene tutti, nel mio caso ho usato pennarello e acquerelli). Per la scelta della forma io ho optato istintivamente per un albero, ma è molto carino anche il mazzo di palloncini, per esempio.
- Dei colori a dita

E' molto facile, più di quanto si immagini, anche perché il vero lavoro creativo, come sempre, lo fanno i bambini.


P.S. Per la foto, grazie a Balletti!

lunedì 24 settembre 2012

Ho imparato a sognare

Non so da che parte cominciare.
Inizio magari spiegando il titolo: un pezzo di canzone dei Negrita che a Cecilia piace tanto. Chi è Cecilia? Cecilia è una mia amica, che si è sposata sabato, con Gabriele.
Oggi scrivo del loro matrimonio, con la gioia vera nel cuore.
Una giornata di festa, una sfida, un gruppo di persone, una famiglia-tribù.
A me piacciono gli elenchi, chi mi legge lo sa, perciò anche stavolta (come credo in ogni post pubblicato quaggiù) tante parole in fila mi aiuteranno a raccontare il week end appena trascorso.
Intanto circolo, come circolo ARCI che è quello che siamo per gli altri, ma anche come circolo di amici, che è quello che siamo per noi.
Gli sposi ci hanno chiesto, pochi mesi fa, di occuparci del loro pranzo di nozze, che più che un pranzo è stato una festa, una grande abbuffata con musica, giochi, balli, fotografie, filmati e amore.
Io, Elli, Silvia, K e KK abbiamo iniziato a cucinare venerdì mattina al Belleville e finito sabato durante il buffet: è stato faticoso e divertente, impegnativo e stimolante, lungo e veloce al medesimo tempo.
Torte di zucca, di bietole, di cipolle e di riso, lasagne al pesto, farinata, roast beef, salumi, porchetta, carne cruda, formaggi, caprese, pasta con salsiccia e funghi, salmone al forno...tutto innaffiato da vino abbondante e servito con un misto di apprensione, gioia e soddisfazione.
Non siamo cuochi, siamo forse (il forse è per me, per gli altri è certezza!) portati per la cucina, ma quello che sicuro non ci manca è la voglia di provarci.
Cecilia qualche settimana addietro mi aveva chiesto di trovare per lei delle frasi che sapessero di sole, campagna, amicizia e amore, mi ha domandato di scriverle e distribuirle qua e là il giorno del suo sì, cosicché gli invitati alla festa potessero leggerle, portarle a casa o lasciare a loro volta un pensiero, con l'aiuto dei tanti pennarelli colorati usati come centri tavola insieme a lanterne di carta e gerbere lunghe.
Fare questo "lavoro" per la sposa mi ha permesso di guardarmi dentro, di cercare, innanzi tutto nella memoria, qualcosa che mi facesse tornare alla felicità di un giorno grande come quello di ieri, senza retorica e con una buona dose si sincero sentimento. Poi, scrivere su pezzi di carta straccia con un pennarello bianco, appendere i fogli su spago da cucina, usare piccole mollette colorate e cercare quelle di legno per il bucato quando le prime terminavano, è stato un gioco da ragazzi!
L'effetto, già romantico quando le pagine giacevano ancora a casa mia (vedi foto), sul posto era ancora più bello, tra il verde dei prati, l'arancio dei muri, le risate della gente. Quindi, un'altra parola di questo elenco sarà, appunto, parole. Come quelle scritte sulla carta e quelle dette dagli sposi durante il taglio della torta: parole di ringraziamento, elenchi di nomi, racconti di viaggio, tutto davanti alle centinaia di frutti di bosco adagiati dalla Fra sulla crema pasticcera della torta di nozze più bella del mondo, mentre il vicino-vicino scattava milioni di foto. Accanto ai flute c'erano angurie decorate con un piccolo coltello e un'enorme pazienza, spiedini di ananas, grappoli d'uva, fragole pucciate nella cioccolata, ciotole di mescolanza e confetti bianchi e verdi. Nell'angolo del gioco, dedicato ai più piccoli (tanti!) invitati alla festa, il mio albero disegnato ad acquerello è stato ricoperto di foglie coloratissime da piccole mani intinte nei colori a dita e chissà che Cecilia e Gabriele non decideranno di appenderlo a casa loro...
Questo post rischia di diventare lunghissimo, ma non posso non parlare dei fiori, dal bouquet di tulipani arancioni, ai crochi viola che spuntavano ovunque tra l'erba chiara, dall'erica bianca a quella rosa, dalle primule gialle alle gerbere di tre colori, dai fiori di vetro bianchi ai ranuncolini selvatici così delicati...Un posto magnifico, pieno di pace, di animali, di dolcezza. Un gruppo di amici, come scrivevo all'inizio, che non hanno mai perso la calma, che si sono divertiti, che hanno gioito con gli sposi, che hanno mangiato e bevuto, parlato in genovese, imprecato contro gli asini e il loro verso, prestato coperte, fatto battute, parlato seriamente, raccontato viaggi recenti, immaginato futuri possibili.
Non resta che augurare agli sposi di incontrare spesso sulla loro strada emozioni così belle, di avere sempre il calore degli amici attorno alle loro vite, di continuare a crescere come persone singole, ma trovando rifugio nell'abbraccio della parola due.

domenica 19 febbraio 2012

L'amore ai tempi del Belleville


love, love, love.
Cantavano i Beatles.
Bella, direbbero i Tozzi.
Un week end al circolo dedicato all'amore, a questo sentimento così complicato, espresso in tutte le sue forme. Il venerdì pentolaccia del Controsanvalentino, riempita con coriandoli e caramelle ma anche con preservativi e perizomi. Una provocazione, per tenersi lontano dalla commercializzazione di un sentimento delicato e forte allo stesso tempo, per ridere insieme tra bende e bastoni nonostante i trent'anni suonati e lo stress del lavoro.
Ma la giornata dell'amore, dell'amore quello vero, è stata quella di ieri: il matrimonio di Manu e Tozzo. Una coppia arrivata al circolo con la creatività e l'allegria che questi ragazzi mettono in ogni cosa, una coppia giovane e innamoratissima che ha voluto il Belleville al completo alla cerimonia, al pranzo e alla festa della sera.
E come potevamo mancare?
Con Sex e la Elli fotografi d'eccezione c'erano Ste e Silvia in rosso eleganza, c'erano i tacchi verdi (brava!) della Nessie, c'erano i coriandoli tra i riccioli di Betta, c'erano gli invitati foresti in giro per i vicoli della Maddalena, c'era la dog sitter, c'era Cecilia elegantissima, c'erano dei bimbi meravigliosi e sempre sorridenti, c'era una canzone importante scaricata all'ultimo minuto e c'era l'amore.
Tra tutto questo c'erano loro, gli sposi: un mago blu in perenne movimento e simpatico come e più di sempre con il suo cappello calcato sui riccioli neri e una fata in bianco e azzurro, con le margherite tra i capelli, un bouquet gigante e il sorriso più bello del mondo.
Una cerimonia semplice e partecipatissima, dagli sposi che non trattenevano gli abbracci, dai parenti emozionati, dagli amici che applaudivano ogni due per tre, dai funzionari comunali in vena di prediche romantiche e da Kalinka, terribilmente bisognosa di attenzioni.
Dopo il pranzo tranquillo e pieno di brindisi e festeggiamenti ognuno ha avuto la sua pausa, il corso di fotografia o il divano, la passeggiata o le chiacchiere davanti ad una tisana di montagna, ma dalla sera...di nuovo festa! Aperitivo alla Lepre e notte al Belleville, con il filmino degli amici di una vita e l'apertura dei nostri regali, tutti pensati per la futura casa di questi due ragazzi, arrivati all'improvviso e da subito così vicini a noi, con i loro colori accesi e con l'amore che circola dai loro sguardi ai nostri come un bellissimo contagio.
Auguri ragazzi...anzi...bella!

domenica 15 gennaio 2012

Verde speranza


Domenica sera.
Domani si torna al lavoro dopo un week end di amicizia, quella che ti riempie il cuore e non ti lascia pensare. Ieri sera, al Belleville, il Green Party è stato un successone: l'albero di cartone all'ingresso del circolo su cui i post-it a forma di foglia hanno catturato auguri e cazzate scritti dagli invitati, spritz e torta alle more, piatti e bicchieri rigorosamente verdi, addobbi color foresta in stile festa delle medie e, soprattutto, braccialetti fluo illuminati nel buio della sala danze mentre le mani di tutti salivano al cielo. Io, come previsto e promesso, ho indossato l'improbabile parrucca verde acido che si intravvede in foto, dono della coinquilina meravigliosa Dj per una sera, ho ballato un sacco, ringraziato tutti e aperto i mille regali ricevuti:
- un libro illustrato bellissimo, con animali e animaletti che salgono sull'arca di Noè, grazie a Nessie, Manu e Tozzo.
- una collana molto elegante, grazie a Giuli e Pilotti.
- una bacchetta magica e un pacco di tè (verde!), grazie a Clara.
- un "gioiello" da commozione che non si può spiegare: una scatola da aprire per trovare un po' della natura che in centro mi mancherà, grazie a Dobby.
- una sorta di calendario, con spille e ciondoli appropriati per ogni stagione dell'anno, grazie a Sturm.
- Un libro di metamedicina da consultare ogni due per tre, grazie a Dè.
- Un quadro che più mio non si può, grazie a Andre.
- Un tostapane a forma di porcellino rosa, desiderio inconfessabile ma confessato al vicino-vicino, donatore in comunità con Vale, Lucia, il Prof...
- Un libro di Neruda per scaldarmi il cuore e un maglione-pile splendido, verde e viola, per scaldarmi il corpo, grazie a X.
Ma in questo compleanno sono stati belli anche e soprattutto i biglietti, pieni di affetto e di bene, pieni di chi me li ha regalati e di me che li ho ricevuti.
Tanti altri sono i regali già consegnati prima di ieri: la scatola di Betta che finirà dritta accanto all'alberello di Dobby, il quadro col sasso, le foto e la campana tibetana di Claudio e Marina, il vestito bellissimo di Fonso, la festa verde finanziata da mamma.
Stasera, ancora stanca per la serata, coccolata dalla lunga colazione mensile da Nessie, penso a chi è arrivato da un'altra città per festeggiarmi, per donarmi innanzi tutto affetto e sorrisi, a chi mi sta vicino comunque, a chi mi conosce bene e non sbaglierà mai un regalo, a chi abiterà accanto a me per molto tempo, a chi ha fatto rinunce per esserci, a chi si comporta da sempre come un fratello, a chi temeva di farmi fare brutta figura e invece ha animato la festa al meglio, a chi ha portato con se il compagno e ha ballato senza sosta le mie musiche anni 90, a chi è passato per un saluto molto presto o molto tardi, a chi ha portato amici, a chi ha fatto turno al Belleville fino alle tre, a chi ha preparato lo Spritz e ha tagliato la crostata, a chi ha cucinato la torta di mele per questa mattina, a chi ha bevuto il tè con me oggi pomeriggio pur avendo unicamente bisogno di totani fritti, a chi mi ha fatto gli auguri solo per il gusto di farmi sorridere.
A tutte queste persone penso adesso, e poi penso a chi non sarebbe venuto ma c'era, comunque.
Grazie

domenica 8 gennaio 2012

Feltro mon amour


Sabato prossimo ci sarà la festa dei miei trent'anni, al Belleville.
Tema della serata: il colore verde. In tutte le sue innumerevoli declinazioni. Ogni invitato avrà "l'obbligo" di indossare qualcosa di verde, calzini o mutande, guanti o cravatta, gonna o foulard, stringhe o cerchietto, l'importante è che sia green.
Qualcuno medita di comprare occhiali da sole con una montatura color foresta un tantino improbabile, qualcun altro addirittura ordina su internet tinture verdi per colorare la barba. Io, ancora immersa nell'organizzazione dell'allestimento, ho però completato la mise della serata: vestito nero con mega albero di feltro dalle foglie verdissime, scaldamuscoli di lana verde e la fantastica parrucca a caschetto in stile Pulp Fiction, dono della mia coinquilina e ovviamente verde speranza.
In questo post un po' art and craft scriverò della serata di ieri, passata a tagliare e cucire foglioline...
Innanzi tutto è stata un'impresa trovare il vestito adatto, fino a che, in fondo all'armadio, ho riesumato un abitino di cotone con tanto di gonna a ruota degno della migliore festa da liceale. Poi c'è stata la ricerca del feltro, invece che comprare le foglie già pronte ho optato per un pezzo di stoffa da ritagliare sul momento, così da poter scegliere volta per volta la forma e la dimensione che preferivo. Insieme al feltro verde ho comprato anche lo spaghetto di lana cotta marrone per cucire il tronco e i rami del mio bellissimo albero e, armata di forbici, spilli, ago, filo, mamma e tanta pazienza ho trascorso la serata a realizzare quello che vedete in foto.
Come si fa?
Intanto occorre stendere bene il vestito (o la maglia, la gonna, insomma quello che avete scelto) su un piano d'appoggio, l'ideale è inserire all'interno un pezzo di cartone rigido per evitare, cucendo, di acchiappare anche il retro dell'abito. Il secondo passaggio prevede la "prova tronco", ovvero, appoggiando il filo di lana cotta cercate di creare la forma dei rami come immaginate vorreste vederla una volta terminato il lavoro. Bloccate la sagoma con degli spilli, aiutatevi con le forbici per tagliare lo spago e sistemate i pezzi come preferite. Con tanta pazienza (tranquilli, bastano pochi punti), cucite il tronco e iniziate a pensare alle foglie. Io ho preferito non tagliarle troppo grandi, ma nemmeno troppo piccole, ho scelto una forma semplice e le ho distribuite un po' su tutti i rami, lasciandone una in caduta libera. Per attaccarle ho usato un filo marrone che facesse contrasto e fatto passare i punti in mezzo alla foglia, come fossero la nervatura centrale. Per realizzare il prato ho semplicemente tagliato una striscia di feltro a zig zag e l'ho fissata alla base del tronco.
Può sembrare complicato, ma alla fine non lo è e il risultato ottenuto è un bel alberone colorato sul vestito della festa, in stile Cenerentola prima del ballo, ma con una marcia in più: si sa infatti che chi di verde si veste di sua beltà si fida...

domenica 1 gennaio 2012

Start


Troppo stanca per scrivere affido il mio brindisi ad Erri e alle sue parole spesso così vicine ai miei pensieri. Dopo aver ballato fino all'alba e salutato gli amici ecco a chi va il mio prosit:

Prontuario per il brindisi di Capodanno

bevo a chi è di turno, in treno, in ospedale,
cucina, albergo, radio, fonderia,
in mare, su un aereo, in autostrada,
a chi scavalca questa notte senza un saluto,
bevo alla luna prossima, alla ragazza incinta,
a chi fa una promessa, a chi l’ha mantenuta,
a chi ha pagato il conto, a chi lo sta pagando,
a chi non è invitato in nessun posto,
allo straniero che impara l’italiano,
a chi studia la musica, a chi sa ballare il tango,
a chi si è alzato per cedere il posto,
a chi non si può alzare, a chi arrossisce,
a chi legge Dickens, a chi piange al cinema,
a chi protegge i boschi, a chi spegne un incendio,
a chi ha perduto tutto e ricomincia,
all’astemio che fa uno sforzo di condivisione,
a chi è nessuno per la persona amata,
a chi subisce scherzi e per reazione un giorno sarà eroe,
a chi scorda l’offesa, a chi sorride in fotografia,
a chi va a piedi, a chi sa andare scalzo,
a chi restituisce da quello che ha avuto,
a chi non capisce le barzellette,
all’ultimo insulto che sia l’ultimo,
ai pareggi, alle ics della schedina,
a chi fa un passo avanti e così disfa la riga,
a chi vuol farlo e poi non ce la fa,
infine bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera
e tra questi non ha trovato il suo.


Erri De Luca

domenica 10 luglio 2011

The Wedding


C'erano le more, tantissime more verdi. C'erano le margherite piccole, c'era la salvia. C'erano le rose col bordino fuxia, c'erano le foglie lunghe e sottili. C'erano le dalie bianche e c'erano i ranuncoli, bianchi pure quelli.
Di bianco c'era anche la luce sul piazzale della chiesa, c'era il vestito della sposa, c'erano i barattoli di polpa di pomodoro smaltati e usati come vasi, c'era la camicia di lino del vicino-vicino, c'erano i tovaglioli del ricevimento, c'era il sottogiacca della mamma, c'erano le candele sul tavolo, c'erano le zampette del gattino nero nato nel granaio.
E' durato pochissimo, come un esame studiato per mesi. E nulla è andato storto, come quando si arriva davanti al professore davvero preparati. Ogni volta che i miei occhi curiosi incontravano un dettaglio, nel mio cervello compariva la frase "eh beh certo, non potevano che esserci quel vaso, quel colore, quella luce, quella stoffa...". Ad una appassionata organizzatrice di cenette curate e festicciole ragionate, i coni del riso di carta da pacchi, la stessa usata per rifasciare i libri accatastati sui tavoli, non potevano passare inosservati.
L'atmosfera era la stessa di un film, di un sito on line per nozze super trendy, di una rivista di design di quelle che ti fanno innervosire guardando soluzioni semplici e d'effetto e pensare: "Ma cavoli, è vero! Perchè non ci ho pensato prima???". L'atmosfera era la stessa di un film, ma le persone eravamo noi. Noi che lavoriamo insieme tutti i giorni da due anni, noi che ci scriviamo spesso e ci telefoniamo ancora di più. Noi che ieri ci siamo truccate per due ore ridendo come pazze, che abbiamo sudato nei nostri vestiti, che abbiamo perso la strada e ci siamo arrampicate sui monti, che abbiamo mangiato benissimo, bevuto ancora meglio, riso, ballato, guardato satelliti e stelle. Ogni cosa è andata come doveva: c'è stato un discorso di gran valore per chi portava il vestito bianco, c'è stata una cena fenomenale, c'è stato uno sposo/David Bowie in all star, c'è stato un tavolo lungo con tante scarpe col tacco nascoste sotto e altrettanti piedi nudi che accarezzavano l'erba, c'è stato l'open bar con la frutta che piaceva tanto al vicino in bretelle e l'angolo dolci bello da morire. In tutta questa perfezione, fatta di fatiche, pensieri, calcoli, organizzazioni, preparativi...c'erano loro, gli sposi, che da oggi cammineranno ancora più vicini, costruendo ogni giorno una festa curata nei dettagli ma solo per loro, cercando di non perdere mai di vista quello che conta davvero: il loro amore.

P.S. Per la foto, grazie al vicino-vicino (in bretelle).

mercoledì 27 aprile 2011

Critical


Le ultime energie che ho in corpo le riverso qui, oggi.
Di ritorno dal Critical Wine 2011, l'anno scorso non scrissi nulla su questa manifestazione, chissà poi perchè...
In realtà è una sorta di grande ricorrenza, un anno fa conoscevo il vicino-vicino e andavo ad abitare in Campopisano, proprio la notte di Pasquetta, con la febbre alta e le tonsille gonfie.
Questa volta sono stati tre giorni strani, sospesi su un altro pianeta, lunghi ma brevissimi, dove il lavoro si è mescolato al volontariato, dove Terra! c'è stata meno del previsto ma Elena c'è stata tantissimo. Pur essendo sempre circondata da facce amiche e sconosciute sono riuscita a ritagliarmi parecchio spazio, pisolini pomeridiani in ostello, letture serali in tenda, dormite nell'erba. Come al solito mi ha caratterizzata una discreta narcolessia, dettata non solo dall'alcool, ma poco invalidante visto che i turni del mattino non me li ha tolti nessuno.
Ora ascolto Pyro dei Kings of Leon e sfoglio vecchie lettere e vecchie foto, giornata di nostalgia, ma non per Montaretto: a differenza dei miei compagni di viaggio è il passato che mi manca in questo giorno di lavoro a ciclo continuo. La faccia di mio padre, che ricordo sempre pochissimo, nonostante la mia proverbiale memoria fotografica, mi guarda qui sul tavolo e io vorrei dirgli un sacco di cose. Vorrei raccontargli che ho scritto un lungo e dettagliato preventivo, che il vino che ho bevuto gli sarebbe piaciuto tanto, che qualche amico che capisce ciò che provo forse esiste, che la gatta farà l'ultimo vaccino venerdì e che anche se non vado mai a trovarlo lo penso ogni giorno.
La foto che ho scelto è l'unica, in questo blog, dove si intuisce un poco la mia faccia, ma sta lì perchè mi rappresenta, con i miei anelli: quelli delle nonne, quello al pollice che ho comprato l'anno scorso con l'intento di sposarmi con me stessa e quello tortile, semplice e complesso come me, l'ultimo arrivato.
Nell'immagine sono a Critical Wine, l'ha scattata il solito fotografo, cogliendo un attimo di riposo tra un turno e l'altro e un bicchiere e l'altro...chissà a cosa stavo pensando, con il mare dietro le spalle e le idee complicate nella mente.
Ho delle esigenze in questi giorni, che mi sembrano sacrosante e che devo mettermi in testa di ascoltare, chissà se ne sarò capace o tenderò, come al solito, a soprassedere. Nel frattempo ora è tardi, ho lavorato tantissimo, fatto pilates nonostante la caviglia urlasse e domani ho animazione...perciò ora prendo la gatta sotto l'ascella e mi trascino a dormire.
Domattina ricomincerò a ricordare...

P.S. e per la foto, grazie a Sex.

mercoledì 20 aprile 2011

Il fascino della genetica


Oggi giornata lunghissima...
Mi sono svegliata piuttosto tardi e per ora è ancora presto, ma mi sembra di essere attiva da due giorni, senza sosta!
Le animazioni di questa mattina sono state belle toste, un istituto professionale molto divertente ma piuttosto impegnativo prima e un dopopranzo ancora più difficoltoso: 50 ragazzi francesi con cui interagire per due ore, spiegare, farsi capire e coinvolgere...sia lodato l'interprete!
Dal Science Center di corsa in città: visita tanto attesa dall'ortopedico per avere lumi sul destino della mia povera caviglia. Pare che con tanta bella fisioterapia tornerò come nuova, la botta c'è stata ed è stata grossina, ma pilates a manetta e persino un pò di sana arrampicata dovrebbero aiutare e velocizzare il recupero. Meglio di così!
Meglio di così sarebbe se il medico, controllandomi le gambe, non mi avesse chiesto, con una certa ovvietà nel tono: "ma queste tibie le hai già rotte in passato, vero???". Beh, in realtà, no.
Bene, è seguita la richiesta della mia età, se fossi un'ex ballerina di danza classica e poi, visto che non sono più giovanissima, il verdetto: "se non avessi i problemi di circolazione che hai (ereditati dalla nonna) e avessi 10 anni di meno, ti opererei a entrambe le ginocchia. Visto come stanno le cose, direi che conviene non andarci a cercare complicazioni e ti tieni questa anomalia congenita di rotule e tibie. Metti in conto però, per il futuro, una possibile protesi alle ginocchia".
Yuppie! Indagando un pò pare proprio che questo scherzetto sia un altro dono della genetica, dopotutto il nonno cammina coi bastoni da almeno trent'anni...
A parte questa simpatica novità, basta buchi in pancia, basta stampelle, basta riposo forzato, pronta per il week end di Critical Wine alle porte!
Domani si lavora ancora un giorno e poi via...
Al mio ritorno si comincerà la fisioterapia, o meglio, la ginnastica propriocettiva, "...Stimoli sensoriali di fondamentale importanza nell'apprendimento di un corretto modo di camminare e di correre. Gli esercizi possono essere semplici come quelli di equilibrio e di deambulazione o complessi. Questi ultimi richiedono l'utilizzo di superfici informative (ghiaia, erba, sabbia, palline), piani basculanti (tavolette propriocettive), e tanti altri piccoli attrezzi (penna, carta, clavette e appoggi) necessari allo stimolo dei propriocettori: piccoli sensori situati a livello delle articolazioni in grado di registrare variazioni di pressione, di posizione e di tensione.
Queste preziosi informazioni raccolte durante gli esercizi di propriocettività vengono poi inviate al cervello dove avviene l'elaborazione dei messaggi, l'integrazione con altri dati già in possesso e quindi la memorizzazione..." (http://centroginnasticamedica.jimdo.com/ginnastica-medica/ginnastica-propriocettiva/).

P.S. E comunque, grazie nonnini...