Visualizzazione post con etichetta QB. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta QB. Mostra tutti i post

martedì 12 agosto 2014

QB: una goccia nonostante

Qualcosa di brutto.
Oggi la mia lotta con la chimica mi vede in netto vantaggio. Anzi quasi pareggio. 1 a 0 per lei. Una goccia. Poi basta.
E mi sento bene.
Però nel frattempo sono diventata una fragilona. Passano gli anni e le cose peggiorano, negli ultimi mesi poi...piango anche per quello che, effettivamente, dovrebbe farmi piangere. I morti per esempio.
Ne ho visti tanti senza versare una lacrima, anche di molto vicini a me. Di giovani. Di vecchi. Di morti bene (ammesso che si possa morire bene). Di morti male. Ora patisco pure per quelli che non conosco, pure per quelli famosi.
Oggi, per esempio, è uscita la notizia che è morto Robin Williams, l'attore. S'è ammazzato.
E io, che non sopporto le frasi sui Social Network, le foto, i pezzi di film, i saluti e le cose così, non ho letto nulla. Poi stasera mamma mi chiama e mi dice che si è impiccato e che aveva il polso sinistro un po' tagliato.
Io, davanti a questo, non ce la faccio. Non che un altro suicidio sia meno grave, non che annegarsi, lanciarsi sotto al treno, bersi tutta la boccetta di gocce, sia diverso, assolutamente no. Ma non faccio che pensare a quest'uomo che si taglia un polso, che magari era destro e che quindi quando ha dovuto impugnare il coltello con la sinistra ferita non è riuscito ad andare avanti. E che comunque non ha rinunciato. Ha avuto tempo e ha continuato. Cintura, porta. 911.
Cosa succede in quei minuti?
Non lo sa nessuno credo.
Né ho intenzione io, che lotto ormai solo con una goccia (yeeee!), di scrivere un pensiero qualunque sull'argomento.
Parlavo poco fa con il vicino-vicino di quell'insegna luminosa che dice EXIT e per fortuna che lui, come sempre, ha trovato il modo per affrontare un argomento serio e per fornirmi/ci all'improvviso una via di fuga veloce. E pure divertente (molto divertente).
E alla fine, se ci penso bene, questo QB: qualcosa di brutto, forse non è così terribile, perché si porta con sé una nuova capacità: soffrire per quello che è sofferenza vera. Come fanno tutti, o quasi.
In questo giorno di lavoro nonostante le ferie, di tempo grigio nonostante l'estate, di acquisti vintage nonostante il negozio fosse un centro estetico, in questo giorno di nonostante voglio essere felice. Nonostante.
E magari rivolgere un pensiero volante a una persona che non è riuscita a continuare, che ha aperto quella maledetta porta EXIT, nonostante fosse famosa o lo fosse stata, nonostante fosse conosciuta, amata, apprezzata.
Quel nonostante l'ha fregata.
Che peccato.




giovedì 31 luglio 2014

QB: che fatica...

Che fatica, signori miei.
Questo è uno dei pochi (forse l'unico?) QB dedicato a Qualcosa di Brutto. Che poi non è neppure una tragedia, intendiamoci, semplicemente sono affaticata. Da cosa? Da tutto. Principalmente dalla lotta con la chimica.
Quando parlo di fatica intendo fisica, non mentale, a quella sono più che abituata. Come l'anno scorso qualche chilo in più ha deciso di venirmi a trovare proprio ora (il mio tempismo con la prova costume è sempre perfetto) e immagino che in parte siano colpevoli i soliti alimenti incriminati che d'estate mi concedo più spesso. La chiusura del dipartimento e quindi l'arrivo delle pseudo ferie si avvicinano, le possibilità di stare a riposo aumentano, eppure sono terribilmente stanca. Ho scoperto che se alla mattina riesco a dormire un poco di più la giornata è gestibile, meno svarioni, meno disagio. Resta il fatto che sempre più spesso sento la necessità di chiudermi nel mio personalissimo "rehab" a ritagliare, dipingere, cucinare, scrivere. Il lavoro è come al solito un argomento un po' delicato, ai rapporti cerco di non pensare, mi compro taccuini bellissimi per organizzare le idee e sogno vacanze al mare o in mezzo alle nebbie del nord.
Sopra a tutto questo è arrivata Lei, prepotente come non mai: la voglia di camminare. Che vista la situazione della mia gamba sinistra non sono neppure abbastanza in forma per darci dentro quanto vorrei, anzi, ma lo sapevo che prima o poi sarebbe successo e avrei cominciato a contemplare l'ipotesi di ricominciare a macinare chilometri in salita, anche da sola se necessario. Se poi qualcuno avesse voglia di dirmi "Ehi, fatti lo zaino che si va" io sarei ancora più contenta!
Poi è vero che due scale mi uccidono, che di correre per ora non se ne parla (domani ci riprovo, a costo di svitarmi il femore) e che tutto quello che il mio corpo sembra desiderare è un materasso. Pure al mare non nuoto, resto sdraiata lì, un po' inutile e un po' in crisi, con un libro da leggere e la borraccia dell'acqua ormai tiepida.
Quindi oggi, dopo un'ora di terapia e un'altra ora dall'osteopata, mi pare di avere un collo lunghissimo e un peso meno duro (o magari semplicemente ormai noto) da sopportare, mi pare di possedere qualche piccolo strumento in più per arrivare a fine giornata, anche quando sono così stanca da non riuscire neppure a scrivere un post o a dipingere una lampadiyna.
[...]
Ecco, per darvi un'idea della stanchezza, mi sono addormentata mentre scrivevo (!) e ho ripreso questa pagina solo dodici ore dopo.
Adesso è mattina, indosso un paio di pantaloni a pois e tra un attimo esco a mangiare all'aperto. Ecco. Sono stanca come non mai, mascara e smalto rosso tentano timidamente inutilmente di darmi un tono, ma io me ne frego e vado avanti. Cià.

sabato 28 giugno 2014

QB: 10 piccoli indiani

Che non sono quelli di Agatha Christie eh, in realtà non so nemmeno io cosa siano, ma se ci penso mi viene in mente un libro che lessi alle medie, o forse erano le elementari, quando il pulmino-biblioteca si fermava sulla piazza vicino alla scuola e noi uscivamo correndo per prendere in prestito il libro del mese. In quel libro c'erano dei piccoli personaggi che uscivano solo di notte e non mi ricordo altro, se non che mi piacque e mi fece anche un po' paura. Ed evidentemente mi rimase dentro.
Oggi i dieci piccoli indiani sono un QB: Qualcosa di Bello e sono dieci cose che vorrei fare. Non è una wishlist, non è un insieme di propositi, non è un cesto di obiettivi sbilenchi che difficilmente raggiungerò, è solo un mazzo di idee che mi vengono e spesso mi lasciano così come sono arrivate.
Sono a casa da mamma adesso, ascolto buonamusica e aspetto che sia l'ora di salire sotto l'albero grande per mangiare focaccette fritte e non pensare a nulla. Che qui alla fine è difficile non pensare a nulla, quando è sera e c'è la spiaggia vuota, quando tutto sembra lontano e in realtà non lo è per niente.
Comunque questo è un QB positivo e questi sono i miei dieci piccoli indiani:
1) Imparare assolutamente a lavorare con l'uncinetto. Giuro che mi impegnerò, nel frattempo sbavo guardando questi
2) Migliorare nella fotografia e avviare almeno uno dei tre progetti che ho in mente (che se mi sforzo me ne vengono in mente solo due...mannaggia, ne ho già perso uno per strada)
3) Continuare a leggere tanto quanto sto facendo in questo periodo, ricordando di recensire tutto e magari fare le foto ai pantoni dei libri...uh! Ecco qual'era il terzo progetto fotografico!
4) Andare ad un concerto entro la fine dell'estate, io vorrei tanto tantissimo essere qui, ma mi accontento anche della silent disco di Sestri Levante eh...
5) Organizzare una festicciola delle mie sull'Albero, che intanto è bello fresco in questo periodo e io ho voglia di passare ore a preparare finger food e tovaglioli a forma di airone
6) Trovare la tinta perfetta per la mia bad head, che non ne vuol sapere di restare in ordine e continua a farsi i fattacci suoi, colore compreso
7) Continuare con i collage degli amici, per ora è nato solo il prototipo del vicino-vicino, apprezzato assai ma pur sempre di prototipo si tratta
8) Assecondare l'improvvisa passione per i dinosauri, prossimo passo: voglio disegnarne (incollarne? cucirne?) uno su una maglietta
9) Andare in vacanza, che sia Parigi, che sia altrove, ma l'importante è che sia vacanza
10) Superare questa piccola battaglia con la chimica, e non parlo di quella con cui lavoro

E ora ciao, che devo andare a ingozzarmi di lievito fritto.



mercoledì 16 aprile 2014

QB: senza sapere da che parte sono

Senza sapere da che parte sono vuol dire che non so se sto scrivendo un QB su qualcosadibello oppure su qualcosadibrutto.
In un giorno cambio umore mille volte, perché mille sono gli avvenimenti, piccoli e grandi, che si alternano tra angoscia, nervosismo, tristezza, paura e gioia, entusiasmo, ottimismo e tranquillità.
Sono stanca, ma questo poco conta. Conta il fatto che non riesco a trovare il tempo per fare cose che mi mettono in pace con il mondo e che in passato facevo spesso, come leggere una rivista (di leggere un libro per ora non se ne parla), come mettere a posto casa, come cucinare e come andare a correre.
Per facilitarmi un po' il compito di questa sera, scrivere un post che mi aiuti innanzi tutto a riordinare le idee, potrei affidarmi ad un mezzo infallibile per la mia organizzazione mentale: l'elenco.
Provo pure a dividerlo in due parti, qualcosadibello e qualcosadibrutto.
Qualcosa di Bello
- Il riscontro che ha avuto il mio post sulla lettera al nostro sé adolescente, ne ho parlato con tante persone e alcune continuano a scriverne. Come Andrea, per esempio
- Il corso di fotografia che ho appena iniziato e che promette benissimo, perché mi diverto, sperimento e imparo (uno dei miei primi scatti sta proprio quassù)
- Il sole che almeno fino a domani dovrebbe durare e che mi tira su il cuore anche quando sembra essere pesantissimo
- La pasta con le sarde che ho mangiato (e cucinato) ieri sera, buonissimissima!
- Questo film che non vedo l'ora di vedere
- Questa iniziativa a cui voglio assolutamente provare a partecipare
- Un bel po' di idee hand made che mi frullano per la testa e che prevedono collage, cornici, fettucce, dita, colla, forbici, timbri e robe che fanno piangere
- La Pasquetta che sarà fatta di amici, pioggia, cibo, chiacchiere, musica, risate, nanne e scodinzolii
- Un sacco di blog nuovi che seguo e che mi riempiono gli occhi e il cuore di idee, bellezza e possibilità
- Questo libro, che sta già di là nel mio bagno tra i volumi di psicologia, di flora e fauna regionali, di viaggio, di fai da te
- Questo pezzo che ho deciso essere la canzone di Aprile, anche se l'ho risentita stasera dopo un sacco di tempo. Ma mi ha ridato un po' di allegria e quindi merita il mese.
Qualcosa di Brutto
- Un po' di persone attorno a me che si prendono un tantino sul serio e complicano tutto, che peccato
- Il mio edicolante morto all'improvviso che però fino a ieri era lì fra i suoi giornali e oggi il cardinale in persona diceva il rosario per lui e i vicini in piazzetta piangevano dinanzi alla serranda abbassata
- La mia attuale incapacità di leggere, che mi pesa da matti e mi intristisce, ma è così: Haruki a sto giro dovrà aspettarmi
- La lontananza da prati e boschi di casa, dettata da tante cose e pesante come un sasso
- Le feste in arrivo che come al solito rischiano di trascinarsi appresso malumori, nostalgie e fatiche assortite
- Un acciacco duro a morire, fastidioso e assai indicativo, che palle
- La mollezza diffusa di cui ho scritto all'inizio del post, che mi tiene distante dalle tante cose che vorrei fare, compreso correre e prendermi cura di ciò che più amo
- La ricrescita :-)


domenica 9 marzo 2014

Speed of silence


Mercoledì 5 marzo, sera.

Quassù c'è il sole, di quello che brucia gli occhi anche con gli occhiali.
Queste montagne non le conosco, non hanno la punta, sono spaccate con l'ascia come pezzi di legno. Anche i colori sono diversi, roccia rossa nelle valli basse, grigia sempre più chiara man mano che si sale. Oggi abbiamo camminato e pedalato, ognuno con i suoi tempi e i suoi silenzi, in mezzo a un'enorme quantità di neve, di abeti e di luce.
A un certo punto ho anche visto uno scoiattolo, piccolo, scuro, con i peletti a punta sulle orecchie, che saltando veloce attraversava un pianoro e si arrampicava svelto, non senza soffermarsi un poco a guardare, pure lui, quella strana bici dalle grandi gomme. Siamo rossi, gialli, grigi e azzurri, ci muoviamo con poca fatica e mangiamo tantissimo. Salumi, formaggi, selvaggina, polenta, vino e dolci come se non ci fosse un domani, qualcuno dimagrirà e qualcuno prenderà peso, non ho dubbi su chi ingrasserà.
Ho visto alberi contro il sole oggi, neve illuminata da mille cristalli, licheni caduti dai rami, pipì gialle su sentieri bianchissimi, pale piantate accanto alle baite, tetti ricoperti più di quanto si possa immaginare, slitte veloci e molestissime (almeno per me), cani felici, orme piccole e tracce grandi, fiumi nel bosco, vette accese, nonni e nipoti insieme sul bob.
Ho usato le racchette e i miei scarponi nuovi, ho cercato inutilmente di abbronzarmi e mangiato la torta di ricotta più buona del reame. Ho sudato tanto da puzzare come mai nella vita, mi sono sciolta sotto una doccia bollente e cenato con i miei primi canederli in brodo. Ho conosciuto alberi che avevo solo sentito nominare per anni, ho camminato sotto la luna cercando caldo per le mani, ho attraversato un ponte illuminato sul fiume avvolto nel buio, ho schivato il ghiaccio e ho pensato alla cena trentina per gli amici.
Vivo in modo strano queste camminate, davanti ho i passi di sempre, ma intorno è tutto nuovo.
E pure io un po' lo sono, disabituata al viaggio, a regalarmi un piacere, a pensare a me e solo a me. Ieri al Muse, posto meraviglioso che desideravo visitare da mesi, mi sono sentita persa, persa tra le cose che amo e che non so se avrò mai il coraggio di inseguire davvero, persa tra scolaresche e bimbi curiosi, tra borracce, lepri impagliate e colate di neve, persa tra caschi di banane, pesci blu e poiane appese, persa tra le possibilità che presto o tardi sarò costretta a guardare in faccia.
Quindi adesso, mentre Andrea è andato a prendere l'acqua in camera e io scrivo nel salotto del garnì che ci ospita ascoltando Speed of sound e scrivendo questo post, chiudo gli occhi e mi sento bene, non potrebbe essere altrimenti.

P.S: E' ovvio che questo post sia un QB, qualcosa di bello. Ma non è tutto oro quel che luccica giusto? Mezza schiena incriccata, un'oretta abbondante di paura ad ascoltare il rumore più spaventoso del mondo, una crisi isterica d'alta quota, la febbre da sole del ritorno...QB, qualcosa di brutto.
Poi però ho visto i mufloni, femmine brune che saltavano la staccionata come le pecore che si contano prima di dormire, controllate dal maschio e felici nel loro bosco. E tutto si è fatto bellissimo.

martedì 18 febbraio 2014

QB: sei amici, tre giorni e un botto di neve.

Non posso farci nulla se da quando ho deciso di istituire la "rubrica" QB (Qualcosa di Bello, Qualcosa di Brutto) non fanno altro che capitarmi cose meravigliose. Una di queste è fresca fresca, come la neve caduta a La Magdeleine.
Non andavo in vacanza con gli amici dal 2009, salvo una capatina di un weekend con Sturm, un paio di anni fa. E ne avevo bisogno, parecchio.
Reduce dal delirio dottorato e da un anno complicato per quanto riguarda il mio equilibrio, sono partita con una borsa di scarponi, pile, maglie termiche e voglia di ridere senza pensieri. Un'auto da sette posti, dodici gambe, un'autoradio, un paio di sci sul tetto, un barattolo di ragù, due frittate, mille biscotti, una torta, un contenitore di zuppa di ceci, due teglie di gnocchi alla romana, un barattolo di cioccolata spalmabile, un ciuffo bianco, dei piedi da modello (di piedi) e una cascata di riccioli di tutti i colori.
Direzione Val D'Aosta, intenzione relax.
In viaggio con me il vicino-vicino, i vicini fotografi matematici pasticceri e gli sposi bellissimi dell'anno scorso (questi).
Le canzoni di Elio, la temperatura che scende pian piano, la neve che aumenta a vista d'occhio. Arriviamo a La Magdeleine incredibilmente senza pause pipì, i tetti sono coperti di bianco per un metro almeno e raggiungere la porta significa affondare nella neve, entrare in casa vuol dire restare con la giacca fino a che i cinque gradi dentro non cominciano a salire un poco, cenare diventa scaldare la zuppa e una teglia di gnocchi, divorare la frittata superstite (i porri sono periti al confine col Piemonte), scolare una bottiglia di rosso.
Partita a Dixit e tutti a nanna, che il giorno dopo si cammina e si scia.
Il sabato dal tempo incerto e le temperature alte lo passiamo immersi in sentieri di neve e sulle piste da sci, ci mangiamo la polenta, perdiamo soldi e berretti, prendiamo la seggiovia, l'ovovia e la galleria, facciamo la spesa, cuciniamo la salsiccia e la seconda teglia di gnocchi, giochiamo a un gioco nuovo che non ricordo assolutamente come si chiama ma so solo che Balletti ha perso e che io non ho capito come funziona e andiamo di nuovo a dormire, nel silenzio totale della neve.
La mattina fiocca, restiamo al caldo a leggere, a rincoglionirci con l'Ipad, a mangiare le tagliatelle e a gasarci come matti per le terme in arrivo, partiamo subito dopo pranzo alla ricerca dei formaggi d'alpeggio da portare a casa e con un anticipo mostruoso ci fiondiamo all'entrata di quella meraviglia che sono le Terme di Pré Saint Didier. E da lì sono piscine calde, saune profumate, torce a bordo vasca, musica sotto il pelo dell'acqua, grissini al cioccolato, accappatoi fregati al primo tuffo, materassi morbidi, caminetti, ghiaccio, sale, fieno e mele renette.
Il ritorno è rilassato al limite del coma, solo le minacce della Fra al guidatore assonnato echeggiano nel buio, arriviamo a casa che la strada è piena di neve e abbiamo giusto la forza di metterci a letto.
E poi è notte azzurra, di luna, di sonno, di bellezza.
Ci si sveglia con la voglia di restare, di fare gli scemi ancora un po', di respirare l'aria fredda e di guardare tutta quell'ovatta bianca che ricopre e silenzia ogni cosa.
Si parte, si canta, si arriva.
Ed è bello così.



sabato 8 febbraio 2014

QB: PHD

Oggi primo QB, tentativo numero uno di mettere in pratica l'idea di postare, ogni tanto, Qualcosa di Bello e Qualcosa di Brutto. Si capisce già dalla foto quale sia il lato della medaglia di questa partenza: come potrebbe essere Qualcosa di Brutto??? E poi, chi mi legge e segue le vicende ben poco varie della mia vita, sa che giorno è oggi.
The day after.
Oggi è il giorno dopo.
Oggi sono dottorata.
Echissenefrega.
Perché in realtà ciò che è cambiato e cambierà è che nel mio cervello aleggerà un'ansia in meno, che le uscite economiche diminuiranno (basta tasse universitarie), che sul mio curriculum si aggiungerà un titolo. Tutto qui.
E non è poco, lo so, è un traguardo raggiunto tra sacrifici, dubbi, paure, frustrazioni e, in proporzione, poche soddisfazioni.
Allora cos'è questo Qualcosa di Bello?
Qualcosa di Bello è la giornata di ieri, iniziata all'alba perché di dormire non se ne parlava proprio, doccia, vestito nuovo, tesi verde, cappotto rosso e rossetto fuxia. Colazione al solito posto con girella, caffé e "in bocca al lupo, bimba", ombrello trasparente sotto al diluvio, bus strapieno, cravatte e Aula Magna.
Il resto è stato semplice ed è stato Qualcosa di Bello. Perché la commissione la tesi l'ha letta (davvero), perché ha preso appunti mentre spiegavo, perché ha sorriso davanti alle slide colorate quanto me, perché mi ha posto domande intelligenti, perché ha fatto considerazioni giuste, anche dure magari, ma giuste. Per una volta.
Per una volta sono stata vista nella fatica di parlare una lingua diversa, sono stata compresa nella difficoltà di un lavoro ancora poco capito, sono stata spronata a non arrendermi (e questo non lo posso proprio garantire).
Di sicuro per me ieri è stato Qualcosa di Bello, come la battuta dell'ultimo commissario "E ora ci dica la cosa più importante signorina: chi è questo Andrea?", come la primula bianca di Anna, piena di affetto, come il pinot grigio bevuto al volo con il tutor dopo la discussione, come la telefonata orgogliosa del co-tutor, come la stretta di mano della coordinatrice, come le foto della Vale, come mamma seduta tra il pubblico, come papà seduto tra i miei pensieri.
Ieri sono stati belli anche il male ai muscoli, il sonno boia, i messaggi degli amici, la grigliata di selvaggina, le chiacchiere e i sorrisi sinceri. Ma l'aspetto più bello di tutti è che Qualcosa di Bello rimane ancora oggi: c'è la gatta sulle mie ginocchia da stamattina, ci sono i libri nuovi da leggere, c'è la coperta, ci sono i biglietti del festival di montagna, c'è il dopo cena davanti a una birra e c'è pure un sorriso abbozzato su questa faccia ultimamente sempre pallida e stanca. Io, che i ringraziamenti nella tesi non li ho messi, scriverò a tutti uno per uno, e le persone che dimenticherò non si arrabbieranno perché sapranno di avermi aiutata.
Anche con un silenzio, uno sguardo, una zuppa, una porta aperta, un caffè, un bicchiere d'acqua, una cornetta sollevata, un commento qui sotto.
Grazie.




giovedì 6 febbraio 2014

L'acquario

In questi giorni si parla di acquari, di giusta distanza (questa) e di ascensori che salgono e scendono obliqui.
Ho comprato quattro libri, non tutti per me in verità, ma tra gli sconti, la voglia di ricominciare a tuffarmi tra pagine e storie, il bisogno di passare direttamente a domani sera, non ho saputo resistere.
Sono andata per libri nello stesso modo in cui vado per cibo. Con la fame, quando mi accorgo di aver finito le scorte, di aver mangiato tutto quello che potevo e letto ogni cosa, comprese le etichette degli shampoo.
In realtà qualche cecio in dispensa, un po' di pasta nel barattolo e un paio di yogurt nel frigo c'erano ancora, come del resto, ad essere sinceri, non ho letto proprio tutto tutto, ma ci sono libri che vanno presi a pezzi, una pagina ogni tanto, un capitolo qua e là e io ora ho proprio bisogno di storie da divorare in una notte, di vite raccontate in duecento pagine e di personaggi nuovi.
In questo periodo sto seguendo blog interessanti, come questo e questo, trovando in quest'ultimo un sacco di spunti, sogni e letture stimolanti: uno degli acquisti di oggi arriva proprio da lì.
Da dietro il mio vetro spesso guardo gli altri che guardano me, immagino mondi miei di serenità e naturalezza, coltivo distacchi necessari, utili e (spero) definitivi, libero vicinanze spontanee, dolci e piene di tranquillità.
Ascolto il mio corpo parlare, senza ignorarlo come un tempo, lo curo con tutte le armi che ho mescolando la chimica alla corsa, la terapia al pilates, i lunghi sonni alle coccole, l'alimentazione attenta al vino buono.
Ho paura che il vetro si rompa e che tutto si mescoli di nuovo, temo confusione e dolore, ma quando mi rilasso, quando lascio andare le cose così come vogliono loro, allora tutto mi appare più facile, più mio, senza dovermi per forza arrendere alla freddezza, alla diffidenza, al rancore, ma semplicemente vivendo la vita. VIVENDO LA VITA. Cosa c'è di più banale? Cosa c'è di più difficile?
Sono tutti pensieri in libertà questi, mi rendo conto, sono le riflessioni che mi scopro a fare ad alta voce mentre preparo la cena o stendo il bucato, ma per me sono traguardi importanti, obiettivi che ho provato a raggiungere mille volte (in quanti post parlo di queste difficoltà???), motivi di frustrazioni grandi e di crisi lunghe e faticose.
Per questo mi piacerebbe inserire delle sane abitudini anche qui, qualche appuntamento fisso, come la canzone al mese che ho istituito con l'anno nuovo, un'idea che alleggerisca i toni, o che mescoli un po' le carte ogni tanto.
Ho in mente qualcosa in effetti, voglio pensarci ancora un po' su (magari questa voglia di novità mi passa, chissà) e non voglio decidere nessun calendario stabilito: nel mio nuovo acquario i tempi sono dilatati e pure parecchio casuali.
Per ora quello che so è che vorrei seguire il filo di un'idea che da qualche tempo mi si è attorcigliato a un dito, vorrei scrivere sotto al segno di QB, Qualcosa di Bello e Qualcosa di Brutto. Mi spiego meglio, in sostanza quaggiù non cambierà nulla, ci sarà solo un'etichetta in più, ma mi piacerebbe raccontare con cadenza più o meno regolare un'esperienza piacevole e una negativa, provando ad analizzarle nelle loro caratteristiche più visibili e pure in quelle più nascoste. Cosa rende una cosa bella o brutta per me? Senza limiti...potrà trattarsi di un piatto, di uno spettacolo teatrale, di un vestito, un libro, un film, un paio di orecchini, una domenica, una colazione o un concerto. QB.
Vedremo.