"...Mastica e sputa da una parte il miele, mastica e sputa dall'altra la cera..."
Ascolto Faber e scrivo, per la prima volta da una settimana, senza troppo dolore al collo. La temperatura è scesa di nuovo un sacco oggi e la pioggia cade da ore, mentre Nina vola sull'altalena e la lampada illumina piano le mie dita, io mi rilasso, ancora.
Mastica e sputa...
Stamattina c'era la prova scritta del corso da barista sociale, una cosa di cui non ho ancora detto nulla, un progetto lungo, che se tutto va bene durerà fino a luglio, con tanta teoria, tanta pratica e tanto stage. Finito questo percorso avrò la qualifica di barista, con un occhio in più all'organizzazione di eventi, al consumo consapevole, al lato umano di questo mestiere così in contatto con le persone. La prova scritta l'ho passata, tra un paio di giorni avrò l'orale.
Prima che venga neve...
La settimana appena trascorsa è stata durissima, bella ma difficile. Ho provato una serie di emozioni, dalla paura dell'incendio alla gioia delle risate, dalla serenità di una serata dedicata agli affetti, alla pressione del lavoro che la mia strizzacervelli mi avrebbe detto "non è un'emozione", ma che secondo me dopo un pò lo diventa.
L'ombra che mi fa il verso...
Antinfiammatori che mi permettevano di rispettare appuntamenti e appuntamenti che venivano rispettati. Notti quasi insonni e incubi al solito troppo reali.
Solo oggi, dopo una domenica sospesa, mi sento meglio. Ieri ho sciolto il collo, come ho fatto? Piangendo. Tutte le lacrime che non ho pianto mentre Vesima bruciava, che non ho pianto mentre lavoravo con una stanchezza addosso allucinante, che non ho pianto quando a un funerale ho ricordato papà, che non ho pianto quando ho avuto paura di sbagliare e quando ho cominciato a fare pensieri irrazionali e dolorosissimi sulla mia salute.
Ieri mi sono scoperta.
La mia maschera di gelso...
E ho pianto in stazione mentre arrivava il treno che mi portava nel mio "giardino incantato", ho pianto sul treno mentre attraversavo la città, ho pianto in macchina e ho pianto a casa.
Poi ho smesso.
Con lo zucchero e il latte detergente mi sono fatta uno scrub, come una quindicenne ad un pigiama party. Mi sono infilata sotto la doccia calda. Ho riempito i capelli di balsamo. Ho preso la gatta in braccio e ho dormito tre ore filate.
Ho indossato un maglione comodo, un paio di jeans e sono salita su un'auto azzurra che profumava di legna tagliata, di Cirmolo per la precisione. In tranquillità e chiacchierando piano mi sono bevuta una tisana alla menta, ho salutato amici giunti da lontano e amiche in attesa di un nuovo arrivo. Ho passeggiato.
Ho passeggiato ridendo, facendo battute, guardando un grosso gatto su una barca e un aeroplano che solcava il cielo.
Sono tornata a casa che un tasso correva goffo sulla strada, forse spinto dall'incendio a cercare cibo tra noi, mentre una mucca si spostava lenta verso gli orti dei vicini.
Quando ho spento la luce era da poco passata la mezzanotte e io ero tranquilla.
Oggi il collo si muove di nuovo, non so quanto durerà ma è bellissimo...
Mastica e sputa.
