giovedì 19 agosto 2010

Zombie


Si che lo so cosa sei!
Wikipedia dice così: "L'insonnia è un disturbo del sonno caratterizzato dall'impossibilità di addormentarsi o di dormire per un tempo ragionevole durante la notte...".
La seconda direi, perchè ora mi addormento abbastanza facilmente. Mai prestissimo, certo, ma dopo un pò di libro crollo.
E' orrendo però, aprire gli occhi e non desiderare che sia ancora lontano il mattino, ma sperare, al contrario, che la ragione di tutto questo buio fuori dalle finestre sia un temporale senza precedenti o l'apocalisse. E invece no, è buio perchè sono le 4 e alle 4 è buio.
Proviamo con la pipì, magari è quello. No, non è quello. Cambiamo posizione, respiriamo profondamente, pensiamo a cose belle, contiamo le pecore, recitiamo poesie...sono le 4.15.
Cambiamo posizione, accendiamo il cellulare, leggiamo un paio di sms, spegnamo il cellulare, teniamo gli occhi chiusi, rilassiamo i muscoli...sono le 4.30. Cambiamo posizione, facciamo la lista della spesa, immaginiamo una vasca di acqua calda, pensiamo ad una passeggiata nel bosco, ripassiamo una canzone...sono le 4.45.
Cambiamo posizione, spostiamo il lenzuolo, chiudiamo la finestra, facciamo uscire la gatta, riflettiamo sull'opportunità di leggere un pò, facciamo il calcolo dei soldi che devono ancora arrivare e di quelli che devono uscire...sono le 5.00.
Posiamo i piedi sul pavimento freddo, accendiamo le luci, beviamo un bicchiere di latte, borbottiamo parolacce, accendiamo il pc, cerchiamo la parola insonnia su wikipedia, scriviamo sul blog. Sono le 5.30.
Buongiorno.

domenica 15 agosto 2010

San Parmigiana


Titolo che sta per parmigiana sana o anche per santa parmigiana...perchè è davvero buona e perchè, a differenza della ricetta classica, non è così terribilmente cicciona e pesante.
In questo Ferragosto sarà il mio pranzo, ho appena infornato la pirofila con mammà e mentre scrivo un odorino niente male mi stuzzica il naso.
E' stato uno dei piatti forte delle mie cene dalla Ale, molto apprezzato e conservato per il giorno dopo, da mangiare freddo in ufficio.

Al solito ecco gli ingredienti per 3/4 persone:
- 1/2 Kg di melanzane
- 1 Hg abbondante di prosciutto cotto
- 1 Hg abbondante di stracchino
- formaggio grana grattuggiato
per il sugo:
- pomodori freschi o polpa di pomodoro
- 1 cipolla
- 1 carota
- qualche foglia di basilico
- peperoncino
- olio
- sale

Come avrete capito dagli ingredienti, è possibile preparare questa ricetta con molte varianti. Inziamo dal sugo: se fatto con pomodori freschi (belli maturi, siamo in estate!) è secondo me consigliabile sbollentarli un poco per togliere la pelle con facilità. Una volta spellati aggiungerli al soffritto fatto con olio, cipolla e carote tagliate sottilissime, lasciare cuocere fino a che il sugo si presenta bello denso (altrimenti, una volta in forno, risulterebbe troppo acquoso), aggiungendo un piccolo peperoncino, sale quanto basta e qualche foglia di basilico.
Se invece si utilizza la passata il procedimento è chiaramente più veloce, basta aggiungere, infatti, il pomodoro al soffritto di cipolla e carota e portare a cottura con sale e sapori.
Le malanzane devono essere tagliate piuttosto sottili e, in questa "sana ricetta", non è prevista la frittura, bensì la cottura alla griglia...molto meno pesante!
Una volta pronte si può cominciare la preparazione della teglia, io di solito uso una pirofila in vetro ma vanno bene, per esempio, anche le confezioni in alluminio.

Procedimento:
1. ungere base e bordi della pirofila con un filo d'olio
2. distribuire poco sugo sul fondo
3. posizionare il primo strato di melanzane
4. aggiungere uno strato di sugo
5. spolverare con il grana grattuggiato
6. posizionare qualche fetta di prosciutto
7. aggiungere di nuovo sugo
8. posare qua e là qualche fiocco di stracchino

Potete continuare questi passaggi all'infinito, potete ribaltarli, eliminare il prosciutto o lo stracchino, metterli insieme...insomma, potete gestire la vostra ricetta come più vi piace. Io confesso di non averla mai preparata uguale alla volta precedente!
Ricordatevi, come ultimo strato, di "chiudere" la teglia con le melanzane ricoperte di sugo (e magari un poco di formaggio) e, almeno per qualche minuto, posate un foglio di carta stagnola sopra a tutto, cosicchè il calore non bruci subito la parte più esterna.
Cuocete in forno caldo a 180° per 30/40 minuti.
Buon appetito!

Difficoltà: media
Cottura: circa 30/40 minuti per la teglia (le melanzane alla griglia impiegano 10
minuti e il sugo 20 minuti)
Costo ingredienti: medio

mercoledì 11 agosto 2010

Tenera è la notte...


Ho fatto un sogno un paio di giorni fa...e mi sono svegliata terrorizzata.
Conferme da mammà che ha sentito gli urli e ha visto la mia faccia pallida come un cencio. Una fifa blu, una paura folle.
Un incubo che ha intrecciato posti, persone, ricordi, fobie, aspettative in una storia breve e cattivissima, nella quale io ero la vittima delle vittime.
Un film dell'orrore.

"Suona il telefono e dall'altra parte c'è una mia zia (che nella realtà non è mia zia): mi dice di andare a casa ad aiutare mio padre con le medicine. Allora percorro tutta via Balbi in discesa, è autunno, forse inverno, perchè piove ed è buio.
Arrivo in una piazza, entro in un vecchio edificio scuro e salgo nell'appartamento di mio padre. Lui è disteso su un letto, non gli somiglia in realtà, ha tratti conosciuti e confusi. E' vestito di nero, come un prete. Sul comodino accanto al cuscino ci sono alcune siringhe, lui ha l'attacco della flebo sul polso, ha bisogno di una puntura grande (40 ml) e di una piccola di antidolorifico (20 ml). Appena mi distraggo lui si fa due punture da 40 ml, una dietro l'altra. Io mi spavento molto, mi allontano e chiamo a casa, temo che abbia cercato di uccidersi. Mia madre non risponde, in compenso risponde di nuovo quella mia zia, che mi dice di non preoccuparmi, è tutto sotto controllo sostiene.
Nel frattempo mio padre si è addormentato e io comincio a vagare per la casa, vuota. Apro qualche porta finchè incontro due persone, due donne. Sono le mie sorelle, una bionda, elegante, con capelli lunghi lisci e ordinati e l'altra con i capelli più corti, rossi, vestita con un paio di jeans e una maglietta grigia.
Ascolto quello che dicono, le osservo un pò e capisco dai loro discorsi che qualcuno sta per partorire. Si riferiscono alla stanza di mio padre e questo mi stupisce e mi inquieta: non c'erano donne nella sua camera.
Mi allontano, cammino lungo il corridoio e trovo un bambino: è seduto sul mio futon e la stanza sembra quella di Campopisano. E' accigliato, ha il broncio e i capelli a spazzola. Indossa una maglietta a righe e un paio di jeans, sono uguali a quelli che portavo da bambina. Mi pare sia spaventato ma non parla. Allora mi siedo anche io e cerco di consolarlo, lui comincia a piangere disperatamente e mi racconta della fine che ha fatto la sua sorellina. Mi dice che un giorno, quando era piccolo, entrando nel bagno aveva trovato sua mamma (mia sorella bionda) e sua zia (la rossa) sedute sul pavimento, che con le forbici facevano a pezzi la sorellina neonata. Mi racconta terrorizzato del sangue sulle mani, sui visi e sulle piastrelle, delle risate delle due donne e della sua paura.
In quel momento comincio a capire, esco dalla stanza e vedo che la porta della camera di mio padre è aperta. Arrivano voci dal bagno in fondo al corridoio. Sono convinta che stia succedendo qualcosa di orribile, temo stiano per uccidere mio padre e mi metto a correre, urlando che ormai la polizia sta arrivando.
In quell'istante dal bagno esce la sorella con i capelli rossi, ha la faccia mostruosa. Ride e tiene in mano un paio di forbici lunghissime. Io mi fermo e mi accorgo, con orrore, di avere una pancia enorme. Sono incinta.
Ero io quella che doveva partorire, il bambino nella mia stanza stava solo cercando di avvertirmi.
In un attimo vengo sollevata di peso, ci sono anche la sorella bionda e un uomo alto, con cui ho un conto in sospeso nella realtà.
Sento dolore alle mani, mi stanno mordendo. Cerco di urlare ma non mi esce la voce, mi infilano un asciugamano in bocca e mi tengono ferma. Mi sveglio, di soprassalto, solo nel momento in cui mi aprono la pancia con le forbici"


Forse alla sera avevo mangiato troppo pesante...

domenica 8 agosto 2010

Animator non porta pena


Ci sono tornata.
Ho trascorso di nuovo dieci giorni con i ragazzi del Campo Avventura WWF.
Solo una questione economica mi dicevo, quando pensavo di ritrovare una ventina di piccoli Snorky-Arrampicatori, inesperti, spaventati, con la voglia costante di sentire la mamma e sempre alla ricerca di attenzioni o conferme.
Non è andata così questa volta.
Il posto era lo stesso, diversi i colleghi, uguali le gite e le promesse fatte alle famiglie.
Sapevo che avrei trovato spazio per me, che sarei riuscita, nonostante la fatica e la responsabilità, a rilassarmi e a pensare come prendermi cura dei miei bisogni.
In pochi momenti però ho dovuto ritirarmi per stare bene, in mezzo ai ragazzi, infatti, mi sono ritrovata e letteralmente divertita. Ho avuto la fortuna di essere circondata da ventidue pre-adolescenti (terribile definizione) che sapevano scherzare in modo adulto, che si accorgevano dei loro errori, che chiedevano scusa per le mancanze di rispetto e addirittura per le disattenzioni. Certo non tutti erano così, alcuni più disobbedienti, altri semplicemente più distanti da me, molti capaci di strapparmi un sorriso improvviso, di scaldarmi con un abbraccio.
Spaventosa la loro precocità, quello sì, bruciavano tutto, non avevano sogni, poche le emozioni e raro lo stupore nei loro occhi. Sapevano in anticipo cosa avrebbero visto? Avevano già visitato quei posti? No, solo si lasciavano trasportare dalle giornate, chiedevano cosa avrebbero mangiato, si lamentavano per le troppe passeggiate, domandavano le stesse cose centinaia di volte.
Però erano speciali, infatti ho imparato i loro nomi in pochissimo tempo, forse perché quasi tutti avevano una personalità ben definita, delle precise caratteristiche che distinguevano perfettamente gli uni dagli altri.
Le serate a ricordare il “coprifuoco”, a gridare “Tutti nelle proprie stanze!”, ad ascoltare le chiacchiere e le paure delle ragazze, a fare brindisi per le sorprese della vita arrivate per la prima volta proprio in questo campo.
E’ stato difficile gestirli perché i compiti di noi animatrici erano anche, o soprattutto, intrattenerli, preparare attività, fare didattica e organizzare giochi di gruppo…ma le loro battute, i soprannomi affettuosi, le richieste di aiuto e le ricerche di un consiglio hanno ripagato le fatiche, sostituendo nei miei ricordi le cene cucinate in pochissimo tempo, le pulizie, i sentieri duri e i pensieri tragici sul futuro che non c’è.
Devo ringraziarli tutti questi ragazzi, compresi i più difficili, devo augurare loro di cambiare obiettivo, di guardare maggiormente la loro condizione di bimbi e non correre per forza incontro alla vita. Devo ricordare a quelle minigonne che sono bellissime anche in pigiama e a quei cappellini con la visiera storta che sono forti anche senza parolacce.
Devo ripetere a me stessa che ho fatto bene, nonostante tutto, a tornare da loro, a conoscere amici nuovi con cui chiacchierare davanti a una birra e a osservare dieci giorni di crescita di un gruppo di ragazzini preziosi.

martedì 27 luglio 2010

In marcia


Avevo promesso un post allegro.
Ma non so se ci riesco. Provo.
Non ho un "fai da te" dell'ultima ora da condividere, l'ennesimo testo di canzone mi pare eccessivo, i libri che leggo sono o troppo all'inizio o troppo difficili da raccontare, le riflessioni sul meteo le tengo per quando sarò davvero a corto di argomenti, la politica è inquietante e fuori dal mio blog per scelta...che rimane?
Le ricette? Sì magari tra qualche riga scrivo un po' della cena-esperimento che ho appena consumato da Alessandra...
La casa "nuova"? Periodo difficile, me la sto godendo poco...anche se una birra in terrazza e qualche serata in solitudine a fare guerrilla gardening tra i gerani mezzi secchi mi aiutano a rilassarmi.
Il cinema? Dal momento che l'ultimo film che ho visto è Garage Olimpo, il buon proposito del post allegro temo che andrebbe a farsi benedire.
Potrei mettermi a scrivere qualcosa a partire dalla foto qui sopra, che ho scattato questo freddo inverno in una giornata passata a camminare attorno a casa, per censire le vecchie abitazioni di contadini abbandonate nei dintorni e respirare aria buona.
Ero con Anna, abbiamo chiacchierato e riso un sacco quando il toro ha cominciato a interessarsi alla mia giacca rossa, abbiamo raccolto bottiglie di vetro dalle forme strane e bellissime nel mucchio di spazzatura trovato in mezzo al campo, abbiamo contato nove gatti attorno ad una delle case sventrate, abbiamo fotografato col cuore triste vigne abbandonate, frutteti secchi e scarpe rotte.
Questa foto è importante, perchè ricordo perfettamente l'attimo in cui l'ho scattata: ricordo di aver pensato che con quella luce, che rendeva tutto argentato, l'effetto "strada che comincia" sarebbe stato assicurato. Non era uno scorcio premeditato, me lo sono trovato davanti per caso, ma in quel momento sembrava proprio che un nuovo cammino iniziasse davanti a me.
La data precisa dello scatto è il 31 Gennaio, la "mia" società era costituita da quattro giorni e forse la sensazione di qualcosa che stava cominciando era così viva che mi capitava facilmente di riviverla in ogni momento.
Oggi sono passati mesi, successe un sacco di cose, facili (quali???), difficili, belle e brutte. Non so se la strada sia cambiata, se si sia inasprita o sia più semplice percorrerla...non ho una percezione costante di questo, o forse sono io a non essere costante.
Il prossimo obiettivo potrebbe essere questo: serenità=costanza. Nel frattempo ci infilo in mezzo un altro campo wwf e qualche giorno di ferie nonsoancoradove.
La cena di stasera fa parte dei miei tentativi di tranquillità, uscire di casa con le nuove infradito pagate pochissimo (sarà forse perchè sono di due numeri diversi?), raccogliere un paio di limoni e suonare alla Ale è sempre super-rilassante.
Menu: birra, zuppe fredde estive e tiramisù con barolo chinato.
Tutto buonissimo, anche se i peperoni del gazpacho e il mascarpone del dolce temo mi perseguiteranno per i prossimi tre secoli.
Starmene lì, a ridere, a fantasticare di viaggi, a raccontare novità, a programmare concerti e altre cene, è ancora, dopo anni, una delle poche cose in grado di farmi pulire la mente e respirare la bellezza del quotidiano.
Mi rendo perfettamente conto, di quanto questo post sia la fiera della retorica e delle frasi fatte, ma sono le sensazioni di oggi.
Prendere o lasciare.

P.S.
"...Ecco, io pensavo che adesso sarei potuta rimanere con loro fino a tarda notte. Mi rivedevo libera e rilassata ad ascoltare discorsi vivaci e sconclusionati. Allora ogni tanto qualcuno si avvicinava e mi raccontava sottovoce qualcosa di suo, di privato e intimo, io mi sentivo finalmente scelta e questo mi dava una sottile ma esaltante emozione..." (Lia Levi. Quasi un'estate. 1995)
Aprendo a caso il libro che la Ale mi ha restituito stasera.

giovedì 15 luglio 2010

Five Years


Tra l'altro mi pare che facesse proprio un caldo così quel giorno.
Ho la gonna di lino grigia, che la mamma aveva comprato per il matrimonio degli zii nell'83. Sopra ho la canotta nera, mi sembra, e i sandalini. E una collana bellissima con delle foglie di bronzo, che mi sono comprata mangiando la focaccia in via Luccoli, quel pomeriggio, prima di dare il cambio a mamma.
Ho preso il treno e poi il bus, fa caldissimo e il piazzale del palazzo giallo maionese è rovente. Anche gli edifici bassi in fondo alla strada sono avvolti dal calore...sembra il far west, manca solo la balla roteante.
Dentro invece c'è l'arietta condizionata, colori pastello come sempre, poster con nuvole e belle frasi sul futuro. L'odore, odioso.
In cima alle scale facce sorridenti, che ti chiamano per nome, angeli con un lavoro che più ingrato di quello non so. Ci sono tutti, anche chi avrebbe fatto meglio a starsene a casa.
Lui sta lì, a godersi l'aria condizionata e i tubicini del sollievo, io come mi hanno detto evito di chiamarlo, troppo difficile "tornare" ogni volta pare...
E' giovedì. E dorme.
Parlo con i ragazzi, un paio di battute con la zia, una bottiglietta d'acqua nella stanza dei libri quando fa troppo male non poter urlare con tutto lo stomaco del mondo.
Voglio fare la notte, ma non si può, sta mamma...è meglio. Saluto lungo perchè so che è meglio.
Mi accompagna lo zio quella sera e si ferma a dormire, dice "lascio il cell acceso pulìn, tu vai a dormire".
Tolgo la gonna di lino, infilo i jeans verdi che portavo alle medie, dieci anni prima...metto la maglietta a righe rosse e azzurre e mi sdraio a letto. Quando il cell dello zio inizia a squillare sto allacciando le adidas rosse e quando lo zio entra dicendo che bisogna andare sto già in piedi.
Tutto il resto sono luci accese lasciate nel giardino per comunicare con i vicini che finalmente sta meglio, campane che suonano per atei incalliti, cataloghi, edifici bassi infondo alla strada, trapani, odore odioso e freddo. Un freddo rimasto per anni con me.
Ne sono passati cinque e ancora sta lì. Specie nei momenti in cui mi allontano dagli altri e penso a questo limbo strano, dove faccio cose che non ricordo.
Prendo decisioni difficili perchè non riesco a stare in niente. Mi pare di avere fatto poca strada e invece sono passati cinque anni.

Come canta David

...My brain hurt like a warehouse
it had no room to spare
I had to cram so many things
to store everything in there
And all the fat-skinny people, and all the tall-short people
And all the nobody people, and all the somebody people
I never thought I'd need so many people...

P.S. Prometto un prossimo post allegro, ricetta o canzonetta sarà allegro.

mercoledì 7 luglio 2010

Hot!


Non è un post a luci rosse.
Anche se in effetti sono nuda... non mentre scrivo, ma lo ero nella nottata di cui scrivo.
Ieri notte, una tortura cinese...Ho "dormito" dalle 4.30 alle 7.00. Causa temperatura improponibile.
Ho provato di tutto, vestita, nuda, semi-vestita, sul soppalco, sotto al soppalco, sul futon, sul pavimento, sdraiata, seduta, con ventilatore acceso su 1, su 2, su 3, con ventilatore spento.
Ho anche ucciso tre zanzare, prima però mi hanno succhiato il sangue, sotto alle ascelle (non credevo fosse possibile, ma lo è. Ahimè)
Mi è anche venuto un pò da piangere, ma ho resistito. Ho pensato guardo la tv ma non ne avevo voglia, mi attacco a internet ma non ho ancora (dopo mesi ormai...) la connessione, dormo in terrazzo ma temevo di essere divorata dai gabbiani, esco a farmi un giro ma non credo che avrei trovato molta campagnia.
Alla fine, con gli occhi iniettati di sangue, sudata marcia, sono scesa dalla tana, mi sono sdraiata per metà sul futon e la metà che non ci stava (le gambe dal ginocchio in giù) l'ho appoggiata allo sgabello giallo di Luca.
Senza cuscini, sotto alla finestra, col ventilatore acceso e il mal di pancia.
Ho ascoltato i ragazzi litigare sotto al volto, i cani abbaiare, i pappagalli (???) riproporre continuamente il loro verso molestissimo, le auto correre in Sopraelevata e poi mi sono assopita. Ho dormito, un poco...e mentre mi stavo rilassando, è suonata la sveglia.
Il resto della giornata è stato confuso, in ufficio stordita, la testa che girava, le budelle attorcigliate, le gambe molle. Così dopo pranzo (circa mezzo chilo di insalata) sono saltata su un treno e sono fuggita, da mammà...che bambocciona...
Però qui c'è fresco, c'è la mia gatta, c'è un letto comodo e non ci sono pappagalli.
Adesso, vista l'ora, Buonanotte.