domenica 24 giugno 2018

Per chi risuona la campana?

Prima o poi risuona per tutti, per me negli ultimi mesi è risuonata tre volte. Due e mezzo in verità.

Cosa significa? Significa che da gennaio a oggi mi sono sparata due risonanze magnetiche, su tre segmenti di colonna vertebrale più l'encefalo. Come disse il mio neurologo "lei sarebbe da risuonare dalla testa ai piedi" e io ho obbedito.
A parte una schiena a quanto pare eccessivamente dritta e due spazi intervertebrali un goccino compressi a livello del codino, i risultati sono perfetti. Non c'è nulla che debba preoccupare o che possa essere correlato ai sintomi neurologici che mi hanno accompagnata nel nuovo anno.
A questo punto forse l'ipotesi virus influenzale andato a infastidire il sistema nervoso potrebbe essere la più probabile, soprattutto considerando che le cose stanno migliorando con il passare del tempo e con poca cura. Il prossimo obiettivo è sospendere definitivamente tutti i farmaci, provando a lasciarmi alle spalle il terrore con cui ho (abbiamo) convissuto ormai fin troppo. Se poi la diagnosi finalmente arriverà, con una sicurezza un poco più solida, ancora meglio, altrimenti proverò ad andare oltre. Scrivo proverò perché se invece la questione fosse (come ogni tanto, ciclicamente, qualcuno sospetta) "semplice" fibromialgia, allora so già che dovrò fare spazio a nuovi dolori e a nuove contratture, sicuramente però avrò meno paura.

Fatta questa doverosa premessa, che spiega un po' la latitanza degli ultimi tempi (scrivere di quello che mi spaventa non è il mio forte), posso raccontare ciò che di bello accade attorno a me.
Intanto sembra essere finalmente arrivata l'estate, sono a quota due bagni in mare e uno in piscina, una miseria rispetto ai miei standard, ma il lavoro e il meteo orribile fino a qualche giorno fa non hanno aiutato. Questo week end è fatto di tempi lenti, pranzi e cene con gli amici, tinta ai capelli in vista del matrimonio della prossima settimana e, soprattutto, acquisto dei voli per le vacanze in arrivo. Abbiamo atteso fino ad ora per prudenza, volevamo aspettare i risultati della risonanza prima di decidere, ora non abbiamo più scuse. Se non cambiamo idea all'ultimo minuto la meta dovrebbe essere la Bretagna (e forse anche la Normandia), vedremo!
Io, solo all'idea, piango.

Oggi pomeriggio ce ne andiamo al Coton Fioc Festival in una location super bella, la lavatrice sta lavando gli asciugamani, a pranzo formaggio e frutta fredda, domani lavoro da casa e mi preparo per la settimana di laboratori e di scrittura folle per il sito del MadLab 2.0. Sono contenta, mi piace questa dimensione, fatta di persone con cui trascorrere le mattine fianco a fianco, ma anche di momenti in solitudine per concentrarmi meglio sulle cose difficili. Potrei dire che la questione della salute mi ha ridato la dimensione giusta dei problemi, ma io quella l'ho sempre avuta, difficilmente mi lamento per le banalità, cosa sia davvero importante lo so e non lo dimentico.

Ho voglia di andare a un concerto, di inventare qualche attività nuova per i lab, di prendere un gattino, di fare il bagno a Pieve con il mio costume nuovo, di leggere un romanzo che mi appassioni (suggerimenti?), di dormire nella corrente d'aria, di costruire un libro tattile per la Fata Meravigliosa, di seguire le video lezioni di Guido (per sempre grata al MadLab 2.0 che mi ha comprato l'abbonamento annuale), di mangiare un ghiacciolo, di innamorarmi dei paesini bretoni, di salire su un aereo con Andrea.

P.S. Nella foto quassù la vista dal posto dove abbiamo cenato per festeggiare le lastre pulite. Yeee!



mercoledì 6 giugno 2018

Ready to start

L'ultimo post è di tanto tempo fa, lo so, ma detto sinceramente non avevo molto da scrivere.
Non che oggi le cose siano cambiate, ma sono bloccata a letto con il mal di schiena (strano...) e con il pc posato sulle gambe riesco a rimanere connessa con il mondo.

Stasera ho scoperto come funzionano le punture di artrosilene: bruciano talmente tanto che automaticamente il dolore ai lombi viene soppiantato da quello alla chiappa. Facile.

Come scrivevo un paio di righe più su, sono a corto di cose da dire ultimamente, probabilmente perché sono assorbita dal lavoro e dalle risposte che ancora non ho su un paio di questioni di salute che mi tormentano da inizio anno. Per quanto riguarda il primo aspetto, da poco più di un mese trascorro tre mattine a settimana al MadLab, il fablab di Via della Maddalena nato dalla sinergia tra Cooperativa il Laboratorio, Scuola di Robotica e Festival della Scienza.
Al di là dello stimolo professionale, che c'è ed è utilissimo dopo il primo duro anno di partita IVA e le tasse di giugno in arrivo, quello che mi sta davvero facendo bene di questa aggiunta nelle mie giornate lavorative è la compagnia. L'idea di alzarmi, vestirmi, uscire di casa, attraversare il centro storico nella magica luce del mattino, sedermi tra i colleghi, scrivere circondata da corsi, laboratori, stampanti in funzione, clienti, è complicato bellissimo.
Amo molto stare da sola, ma non mi piace sentirmi sola.
Avere l'opportunità di condividere parte della settimana con altre persone significa avere un motivo in più per vestirmi e non trascorrere tutto tempo in casa in pigiama. Sembra una banalità ma non lo è. Tante delle libere professioniste che conosco prima o poi hanno incontrato il pericolo dell'abbruttimento, nascosto dietro le abitudini del lavoro tra le mura domestiche. Non mi vede nessuno = pinza nei capelli, t-shirt oversize e zoccoli. A pensarci bene la t-shirt oversize e gli zoccoli li indosso anche per uscire ma, normalmente, l'insieme non è così disastroso come quando non prevedo di mettere il naso fuori dalla porta per le successive ventiquattro ore.

Detto questo, non posso che lodare la nuova parte della mia vita dedicata alla scrittura, alla comprensione di un mondo diverso, alla frequentazione di posti che ho sempre amato tanto e che, per forza di cose, ho vissuto solo in momenti di svago.
Per il resto, i laboratori continuano ma a un ritmo più umano, l'estate è in arrivo e il colore della mia pelle comincia a virare dal bianco cadavere al rosa pallido. Sono soddisfazioni.

Per concludere, credo che potrei dedicarmi a un breve elenco delle dieci cose degne di nota di queste ultime settimane. Sono piccole, come da tradizione, ma belle. Almeno per me.

1. L'orto urbano ha prodotto il primo zucchino commestibile della stagione! Gli abbiamo subito reso onore trasformandolo in condimento per la pasta.

2. La piscina del Porto Antico ha finalmente riaperto i battenti! Non solo siamo già andati a trovarla, ma io sto anche meditando di iscrivermi ad acqua gym, chissà che la mia schiena non ringrazi (e pure le mie cosce da freelance che ha buttato l'abbonamento alla palestra nella tazza del water).

3. Ho comprato uno smalto color corallo e uno dei nuovi rossetti Neve Cosmetics. Ho ordinato due t-shirt sostenibili (ma su questo punto ho le mie riserve) e un paio di scarpe handmade in Spain che non vedo l'ora che arrivino. Hanno la zeppa, la corda, i lacci alla caviglia... insomma tutto quello che spero mi faccia entrare nel mood estivo il prima possibile.

4. Ho tenuto un corso on line per Scuola di Robotica che mi è piaciuto un sacco. Speravo di divertirmi e così è stato. Speravo di essere ispirata dal lavoro altrui ed è successo. Speravo di avere feedback positivi e sono arrivati. Viva!

5. Non ho ancora prenotato le vacanze estive ma abbiamo definito il periodo e la meta, è già qualcosa, no?

6. Le cose che vorrei sistemare il prima possibile sono: i miei capelli, che vivono come al solito di vita propria e la questione costume, che deve essere affrontata di pancia, più che di petto. Letteralmente. Per ovviare ai chili di troppo (nascondendoli) ho scelto questo. Spero di trovarlo nei prossimi giorni!

7. Mi sono iscritta a un corso on line dell'Exploratorium di San Francisco. Di solito il binomio Coursera - Exploratorium funziona alla grande, staremo a vedere!

8. Mamma mi ha regalato uno dei libri più belli di sempre. Il pomeriggio alla premiazione Andersen 2018 ha dato i suoi frutti... evviva!

9. La mia canzone del momento, quella che mi sparo tutte le mattine appena uscita di casa, è questa. Entro in una specie di trans appena inizia e mi infilo nei vicoli più stretti con un sacco di carica in corpo.

10. Sono (siamo) perdutamente innamorata di Downton Abbey. Ho divorato gli episodi alla velocità della luce e ora che ne mancano solo due alla fine sono già in crisi di astinenza. Suggerimenti?

Non mi resta che godere dell'effetto della super puntura, ora, e provare a dormire come non sono riuscita a fare nelle sere passate.
Notte!






mercoledì 16 maggio 2018

Azzurro

Lo scorso week end sono andata in gita e non è stata una gita qualsiasi.
Lo scorso week end sono andata in gita con altre ventotto persone, partendo con un pullman organizzato alle sette del mattino, alla volta del Lago Maggiore e del Lago d'Orta. Seduta accanto a me: mia madre. Seduti attorno a me: i suoi compagni del corso di arte che frequenta ormai da tanti anni.

Quando qualche mese fa mamma mi ha chiesto se avessi potuto tenerle Agata mentre era via ho avuto un'illuminazione: "perché non chiediamo allo zio il favore di fare uscire la gattina e io vengo con te? Dopotutto è un sacco di tempo che non facciamo un viaggetto insieme e visto il periodo che sto (e di conseguenza stiamo) trascorrendo, un paio di giorni fuori possono farci solo che bene".

La gita prevedeva una giornata sul Lago Maggiore, alla scoperta dell'Isola Bella, dell'Isola dei Pescatori e di Stresa e una giornata sul Lago d'Orta, per visitare Omegna, Orta e l'Isola di San Giulio.
Mi sono divertita? Molto, merito sicuramente anche della compagnia alla "Azzurro" (come dice il titolo del post) con cui ho condiviso l'avventura. Questi signori si sanno proprio divertire, l'ho pensato per quarantottore consecutive. Età media 65 e solo perché c'eravamo io e un'altra ragazza ad abbassare l'asticella, prevalenza di donne, ma quasi tutte accompagnate dai mariti, una guida molto brava e una meta tanto malinconica quanto affascinante. Ma, tornando alla compagnia, sto parlando di ventotto persone entusiaste per la partenza, piene di interesse e di voglia di scoprire, pronte a truccarsi e a cambiarsi d'abito per la cena mentre io l'unica cosa che sono riuscita a fare la sera è stata un bagno caldo (e ho cenato in pigiama), imperturbabili davanti alle mille portate dei pranzi a base di pesce di lago e torte agli agrumi, iper attive dalle sei del mattino, sempre sul pezzo quando si trattava di fare battute in dialetto, protettive e con i complimenti pronti nei miei confronti, come se fossi loro figlia o nipote.

Detto questo, cosa abbiamo visto?

I pavoni di Isola Bella (oltre, naturalmente, a Villa Borromeo e al suo splendido giardino)



L'Isola dei pescatori dove abbiamo pranzato (benissimo) il primo giorno


L'arcobaleno sul lago


Il Sacro Monte di Orta con il suo panorama mozzafiato sull'Isola di San Giulio dove abbiamo pranzato la domenica



Questi sono solo alcuni dei bellissimi posti che abbiamo visitato, le fotografie che ho scattato sono molte di più. Anche prendermi questo tempo, per scegliere un'inquadratura, cambiare l'esposizione, avvicinarmi il più possibile a un fiore è stato un regalo, ne avevo bisogno.
Di sicuro nel 2019 non me lo farò ripetere due volte e, lavoro permettendo, tornerò in gita con la crew di mamma.
Il prossimo week end però, basta sveglia all'alba, si dorme!

mercoledì 25 aprile 2018

The world is outside

Una vacanza lunga quattro giorni che sono sembrati quattrocento.
Ne avevo bisogno più di sempre, lo sapevo prima di partire, ne sono certa ora che sono tornata.
Inutile perdersi in motivazioni e necessità, meglio iniziare subito con la musica che ci ha accompagnati lungo il viaggio e che ha un titolo decisamente significativo, lo stesso di questo post.

Giorno 1: la prima birra e l'arrivo "a casa"
In valigia solo cose pesanti, si va in montagna! A Trento abbiamo parcheggiato all'ora di pranzo, quasi trenta gradi e nemmeno una bava d'aria. Per fortuna in centro c'è lo store Patagonia (il mio marchio tecnico preferito, dalla buona politica ambientale e sociale) dove comprare una felpa e una t-shirt in più, con cui sostituire pile e maglioni a collo alto. Carne salada, wurstel e birre all'aperto prima di rimetterci in moto verso il B&B che abbiamo scelto per questi quattro giorni sopra i mille metri. Se c'è una cosa che mi riesce bene è trovare i posti migliori dove alloggiare quando vado via, che sia una partenza per lavoro o per vacanza. Anche questa volta ci ho azzeccato in pieno: Ai Marchetini è un maso in Valsugana, costruito a qualche chilometro da Cinte e Pieve Tesino, in mezzo ai prati, circondato dai boschi, sotto un cielo di stelle da togliere il fiato. Di tutto il resto, marmellata di more e strudel compresi, scriverò tra poco. Sistemate le nostre cose nella stanza del Pertegante siamo scesi in paese per cena e per fare due passi tra le case, la maggior parte ancora chiuse nell'attesa che i proprietari vengano in villeggiatura con l'arrivo dell'estate. Stanchi morti e con la pancia decisamente piena ci siamo addormentati sotto uno spicchio di luna incorniciata dal lucernaio sul tetto.

Giorno 2: Arte Sella
Una delle ragioni per cui abbiamo scelto come meta il Trentino e come B&B Ai Marchetini è Arte Sella. Volevo visitare questa meraviglia già da diverso tempo, quest'anno abbiamo preso al balzo l'occasione del ponte lungo per trascorrere un'intera giornata tra natura e arte, in compagnia di due amici e del loro instancabile nipotino (si è sparato quindici chilometri a piedi senza fiatare!), scattando fotografie, mangiando pane e formaggio sui prati, costruendo astronavi con pezzi di corteccia, correndo a perdifiato sui sentieri. Qualche immagine di questo posto magico è doverosa:





Giorno 3: la gita nel Lagorai
Non ho ancora parlato delle colazioni del B&B e questo è male! Vi basti pensare che tra i prodotti che ci siamo portati a casa da questa vacanza ci sono i succhi al mirtillo e le marmellate di frutti di bosco che ci hanno tenuto compagnia tutte le mattine. Insieme allo strudel più buono di sempre e ai dolci di pasta sfoglia e confettura di mele calda che credo mi sognerò per il resto dei miei giorni. Formaggi, luganega, uova, bacon, bresaola, speck, pane fresco, burro, tutte ottime ragioni per tentare sentieri ripidi e pieni di neve nella speranza di perdere un etto. Non credo di esserci riuscita, ma ci ho guadagnato le tasche del pile piene di licheni tutti diversi, un panino mangiato seduta su una roccia in mezzo alla neve, il sentiero sotto le conifere più verdi e alte che io abbia mai visto, un lago di montagna, la paura degli orsi e dei lupi, centinaia di bucaneve bellissimi:
La sera, non contenti, siamo anche andati a Feltre, dove abbiamo bevuto un bicchiere di prosecco buonissimo a due euro e cinquanta e mangiato il risotto con i bruscandoli che volevo assaggiare da un sacco di tempo!

Giorno 4: la giornata al Muse
Impossibile non andarci (tornarci, per quanto mi riguarda), impossibile non restarci dal mattino al pomeriggio inoltrato. Abbiamo visto tutto il guardabile e anche di più, abbiamo pranzato al bistrot interno, svaligiato il bookshop, passeggiato nell'orto.
Cosa ho comprato?
- Tre confezioni di questi semi, da piantare nel nostro orto urbano
- Una matita che ancora non ho capito se e quanto mi convinca
- Due scatole di dadi per i miei laboratori (questi, per esempio)
La sera abbiamo deciso di fermarci a Trento, fare un giro in centro, prendere un aperitivo in piazza e cenare ordinando tutti i piatti più tipici che trovavamo nel menù, canederli compresi. Tornando al maso, in mezzo alla strada, in pieno tornante tra i boschi, un cervo. Un modo bellissimo per salutare questa vacanza!

Giorno 5: oggi
Abbiamo salutato tutti dopo una mega colazione, l'ennesima. Io sono salita in auto con il solito magone e siamo ripartiti verso casa, parlando dei nostri nonni partigiani, della libertà che sembra ogni giorno più dimenticata e a rischio, del coraggio di chi ha sacrificato tutto perché oggi potessimo dire la nostra, lavorare, scegliere di trascorrere qualche giorno in montagna senza però doverci nascondere.

W il 25 Aprile, sempre!



lunedì 9 aprile 2018

Una questione di costanza

Sono trascorsi talmente tanti giorni dall'ultimo post quaggiù che non sono nemmeno troppo sicura di ricordarmi come scrivere dei fatti miei in maniera veloce, con un buon ritmo e possibilmente con un po' di ironia.

Volevo iniziare questo post anche la settimana scorsa, ma, davvero, non ho avuto un momento libero per prendermi il giusto tempo. Cosa sto facendo di tanto importante ultimamente? Tutto e niente.
Sto frequentando dei corsi in università (i famosi 24cfu di cui vi parlavo in un post recente) che risucchiano quasi tutte le ore libere che restano dopo una giornata di lavoro. Si tratta(va) di seguire le lezioni e adesso si tratta di studiare e sostenere gli esami. Per ora ne ho dati tre su quattro, due passati, uno ancora non so, l'ultimo lo avrò tra meno di due settimane.
Mi sta piacendo? No. Fondamentalmente perché non ho ancora capito come andrà a finire questa nuova normativa, perché si tratta dell'ennesima porta socchiusa, perché mi pare di ritornare sui miei passi senza nemmeno prepararmi a dovere. Insomma, tutto quello che, di solito, mi fa stare male.

Cos'altro occupa le mie giornate? Il lavoro. Sempre di più, tra l'altro. Le scuole stanno pian piano terminando i percorsi pomeridiani di robotica ma si moltiplicano gli impegni nei week end e una nuova opportunità si è affacciata sulla mia vita proprio la settimana scorsa.
Mi sta piacendo? Sì, perché avevo bisogno di qualcosa di un pochino più fermo, che non stravolgesse completamente la mia routine, ma che, allo stesso tempo, zittisse almeno in parte le ansie più grandi. E poi, manco a dirlo, è una questione di scrittura.

Dal punto di vista della salute preferisco stendere un velo pietoso, nell'attesa che qualcosa si muova. Di certo le risonanze quasi total body sono negative e questa è un'ottima notizia. Se metto in fila la quantità di esami fatti fino ad ora dall'inizio dell'anno secondo me copro la strada da qui a Katmandu, probabilmente anche se metto in fila gli euro che ci sono voluti per pagarli. Ma le alternative (almeno per me) non c'erano e non ci sono.
Nel frattempo non demordo e aspetto, con una pazienza che manco Giobbe.

Prima di mettermi a scrivere riflettevo sul titolo e la foto che avrei scelto, cadendo per forza di cose su uno scatto che parla di lavoro. Per forza di cose perché, essendo sempre al lavoro, è ovvio che le poche foto del periodo vadano a parare proprio lì. Nell'immagine quassù c'è uno scarabeo stercorario che spinge una grossa palla di mxxxa (un'ex arancia, dipinta di marrone) di fronte a una serie di bambini presi bene per il laboratorio in partenza.
Ecco, direi che nessun'altra foto potrebbe rappresentare meglio il mio momento attuale.
Quale sia il segreto per continuare a far rotolare il pallone non lo so nemmeno io, sospetto però che sia una questione di costanza. E di pazienza. Entrambe, quaggiù, abbondano da sempre (come la mxxxa).

domenica 18 marzo 2018

What else is there?


Musica, maestro.

Domenica sera, fuori pioviggina (come sempre negli ultimi giorni), io ho un mal di schiena incredibile e mi preparo per iniziare una settimana di fuoco, che culminerà con doppia risonanza nel week end.
Mi chiedo come farò, domani, a uscire di casa alle otto, a rientrare dopo le venti e a fare tutto quello che devo nonostante la schiena a pezzi e le mille medicine che mi circolano in corpo. Ma, del resto, se mi volto indietro vedo prove allergologiche, giornate a scuola, pomeriggi di studio e prelievi all'alba: sono sopravvissuta alle settimane passate, se mi impegno posso farcela di nuovo!

Nonostante le difficoltà, come sempre da quando mi conosco, ho reso tutto più semplice (non organizzativamente parlando, ovvio) iscrivendomi a un workshop che mi interessava un sacco e che, indubbiamente, ha dato i suoi frutti fiori. Il corso in questione è questo, la fiorista si trova proprio sotto casa mia e, nonostante il diluvio universale di domenica scorsa, partecipare è stato bellissimo. Oggi non ce l'ho fatta, ma la prossima sessione spero proprio di non perdermela.
Comunque, per darvi un po' un'idea di quello che ho realizzato sotto la guida di Eleonora, ecco qualche foto:


Probabilmente risulterà difficile, a chi mi conosce solo in campo lavorativo, capire perché io mi iscriva (con gioia!) a un corso di decorazione floreale dal momento che, per vivere, mi occupo di divulgazione scientifica e in particolare di didattica della robotica.
La risposta è semplice: senza il corso di decorazione floreale non riuscirei ad insegnare bene, con spirito di iniziativa, creatività, capacità di mescolare le carte e trovare vie d'uscita. Poco tempo fa, in una classe, abbiamo costruito degli insetti impollinatori con un kit programmabile Lego: parlare delle strategie di alcune orchidee, che si fingono bombi per essere impollinate mi è venuto spontaneo ed è stato vincente. In questo modo, i ragazzi, hanno elencato tante altre tipologie di impollinazione e ne è nata subito una bella discussione piena di spunti. La storia delle orchidee non l'ho certo imparata su un libro di robotica, ma l'ho ascoltata con piacere ad una conferenza organizzata dall'Orto Botanico della mia città.

Ora questa tecnica di avere attorno tanti maniglioni antipanico da aprire di colpo quando tutto mi sta stretto la uso molto anche per lavoro, un tempo, invece, mi serviva per prendere aria e ricaricarmi. Il fatto che il lavoro stia entrando anche in questo lato della mia vita non so se sia un bene o meno, di certo mi accorgo che le fughe si sono diradate e che mi mancano moltissimo. Mi piacerebbe tornare a rifugiarmi su un sentiero ogni volta che ne sento il bisogno, anche (e soprattutto) se l'unica conseguenza che ne otterrei probabilmente sarebbe solo di distrarmi un attimo da tutto il resto.

Chissà, confido in un giro di boa (che sono certa arriverà prestissimo) e nella Primavera, che, lo sappiamo, non bussa ma entra sicura. Basta spingere il maniglione antipanico.

venerdì 2 marzo 2018

Salita su un treno per sbaglio, in una mattina d'inverno

Nevica da due giorni, qui a Genova.
Per la verità nevica un po' dappertutto in Italia, anzi, a Genova c'è stata una nevicata ridicola se la compariamo a quella di Bologna o a quella, incredibile, di Roma.
Il freddo però pare fosse tanto e le scuole sono rimaste chiuse. Scrivo "pare" perché non ho mai messo il naso fuori casa nelle ultime quarantotto ore, date le mille cose da fare al pc e la poca pochissima voglia di ammalarmi (di nuovo).
A proposito di cose da fare al pc, proprio un attimo fa stavo seguendo la mia ottava ora di video lezioni per provare a sostenere il secondo esame dei 24cfu. Se non sapete cosa siano i 24cfu, credetemi, siete fortunati e non vi consiglio minimamente di andare a scoprirlo. La settimana scorsa ho dato il primo esame, i risultati ancora non ci sono, ma le speranze che io l'abbia passato sono prossime allo zero.
Fa niente, visto il periodo in cui sono immersa fino al collo da un paio di mesi non posso rimproverarmi più di tanto.

Sono in quella fase in cui quando dico "domani ho un esame" il mio interlocutore è costretto a domandarmi se sia un esame medico o universitario. E ho detto tutto.

Comunque, smorziamo i tristi toni, condividiamo per un attimo le cose belle:
- Il mio ordine da Melissa Erboristeria
- Il mio acquisto in super saldo: un paio di Veja molto simili a queste
(chi volesse sapere qualcosa di più su questo marchio sostenibile qui c'è la pagina Facebook, il sito è in manutenzione)

Per quanto riguarda l'ordine da Melissa è il terzo che faccio e non c'è stata volta in cui non sia rimasta soddisfatta. Potessi comprare lì abitualmente e di persona lo farei, ma purtroppo non vado a Torino così spesso! Per fortuna uso pochi prodotti, quelli urgenti e per il viso li trovo vicino a casa e con meno di un ordine l'anno me la cavo.

Sembra strano ma le cose da dire le ho scritte tutte, il libro che sto leggendo (bello, per ora) procede a rilento visto il poco tempo a disposizione, viaggi in vista non ce ne sono (almeno nei prossimi due mesetti, poi medito una fuga che se mi riesce... evviva!), corsi belli invece ne ho uno, che seguirò però tra due domeniche e ve ne parlerò più avanti.
Vorrei poter scrivere che mi attendono serate fuori, giornate a spasso per posti nuovi, cene da sogno in ristoranti meravigliosi, pomeriggi di lettura e relax sotto il piumone. Bene, tutto questo non è in previsione, quello che mi attende sono risultati di esami (medici e universitari, visto che ormai è impossibile distinguere), giornate di studio e lavoro, weekend di lezioni e laboratori.

C'è una cosa, però, che è successa qualche tempo fa e che mi sembra spieghi bene come mi sento, oltre a dimostrare la totale assenza di equilibrio nella mia mente.
Una mattina, di ritorno da casa di mamma, ho preso un treno. Appena salita mi sono seduta e ho visto che sul mio zaino si era posata una cimice rossa e nera, di quelle che sembrano carabinieri in divisa.
Probabilmente era salita mentre stavo aspettando sul binario e ora si trovava lì con me, in uno scompartimento semi vuoto di un Savona-Genova qualunque. Quando il treno è partito ho cominciato a seguire gli spostamenti dell'insetto con una certa ossessione: all'inizio sembrava spaesato, girava su se stesso e non si decideva a muoversi verso una direzione precisa. Poi, piano piano, ha cominciato a camminare lungo gli spallacci dello zaino, si è spostato sul sedile di fronte al mio e si è arrampicato sul finestrino. Lì si è fermato, sembrava guardare fuori. Arrivati in galleria è ripartito, ha seguito il bordo di alluminio e ha proseguito dove non ho più potuto vederlo. Immagino abbia cercato una via di uscita e, sinceramente, spero tanto che l'abbia trovata. A distanza di settimane penso spesso a quella cimice, al senso di spaesamento che avrà provato una volta "scesa" in un posto sconosciuto, mi chiedo se abbia trovato la libertà presto, quando ancora c'era speranza di campagna, o tardi, in una stazione sotterranea e piena di rumori. Ovviamente sono conscia che tutti questi sentimenti non appartengano agli eterotteri, ma a me, però scriverne la storia è un buon modo per metterli nero su bianco e spiegare meglio come mi sento.
Salita su un treno per sbaglio, in una mattina d'inverno.

P.S. Nella foto la mia fedele compagna in questi giorni di gelicidio: la tazza di Flamingo Bergamo con dentro la Tisana della Nonna di Melissa Erboristeria