mercoledì 16 maggio 2018

Azzurro

Lo scorso week end sono andata in gita e non è stata una gita qualsiasi.
Lo scorso week end sono andata in gita con altre ventotto persone, partendo con un pullman organizzato alle sette del mattino, alla volta del Lago Maggiore e del Lago d'Orta. Seduta accanto a me: mia madre. Seduti attorno a me: i suoi compagni del corso di arte che frequenta ormai da tanti anni.

Quando qualche mese fa mamma mi ha chiesto se avessi potuto tenerle Agata mentre era via ho avuto un'illuminazione: "perché non chiediamo allo zio il favore di fare uscire la gattina e io vengo con te? Dopotutto è un sacco di tempo che non facciamo un viaggetto insieme e visto il periodo che sto (e di conseguenza stiamo) trascorrendo, un paio di giorni fuori possono farci solo che bene".

La gita prevedeva una giornata sul Lago Maggiore, alla scoperta dell'Isola Bella, dell'Isola dei Pescatori e di Stresa e una giornata sul Lago d'Orta, per visitare Omegna, Orta e l'Isola di San Giulio.
Mi sono divertita? Molto, merito sicuramente anche della compagnia alla "Azzurro" (come dice il titolo del post) con cui ho condiviso l'avventura. Questi signori si sanno proprio divertire, l'ho pensato per quarantottore consecutive. Età media 65 e solo perché c'eravamo io e un'altra ragazza ad abbassare l'asticella, prevalenza di donne, ma quasi tutte accompagnate dai mariti, una guida molto brava e una meta tanto malinconica quanto affascinante. Ma, tornando alla compagnia, sto parlando di ventotto persone entusiaste per la partenza, piene di interesse e di voglia di scoprire, pronte a truccarsi e a cambiarsi d'abito per la cena mentre io l'unica cosa che sono riuscita a fare la sera è stata un bagno caldo (e ho cenato in pigiama), imperturbabili davanti alle mille portate dei pranzi a base di pesce di lago e torte agli agrumi, iper attive dalle sei del mattino, sempre sul pezzo quando si trattava di fare battute in dialetto, protettive e con i complimenti pronti nei miei confronti, come se fossi loro figlia o nipote.

Detto questo, cosa abbiamo visto?

I pavoni di Isola Bella (oltre, naturalmente, a Villa Borromeo e al suo splendido giardino)



L'Isola dei pescatori dove abbiamo pranzato (benissimo) il primo giorno


L'arcobaleno sul lago


Il Sacro Monte di Orta con il suo panorama mozzafiato sull'Isola di San Giulio dove abbiamo pranzato la domenica



Questi sono solo alcuni dei bellissimi posti che abbiamo visitato, le fotografie che ho scattato sono molte di più. Anche prendermi questo tempo, per scegliere un'inquadratura, cambiare l'esposizione, avvicinarmi il più possibile a un fiore è stato un regalo, ne avevo bisogno.
Di sicuro nel 2019 non me lo farò ripetere due volte e, lavoro permettendo, tornerò in gita con la crew di mamma.
Il prossimo week end però, basta sveglia all'alba, si dorme!

mercoledì 25 aprile 2018

The world is outside

Una vacanza lunga quattro giorni che sono sembrati quattrocento.
Ne avevo bisogno più di sempre, lo sapevo prima di partire, ne sono certa ora che sono tornata.
Inutile perdersi in motivazioni e necessità, meglio iniziare subito con la musica che ci ha accompagnati lungo il viaggio e che ha un titolo decisamente significativo, lo stesso di questo post.

Giorno 1: la prima birra e l'arrivo "a casa"
In valigia solo cose pesanti, si va in montagna! A Trento abbiamo parcheggiato all'ora di pranzo, quasi trenta gradi e nemmeno una bava d'aria. Per fortuna in centro c'è lo store Patagonia (il mio marchio tecnico preferito, dalla buona politica ambientale e sociale) dove comprare una felpa e una t-shirt in più, con cui sostituire pile e maglioni a collo alto. Carne salada, wurstel e birre all'aperto prima di rimetterci in moto verso il B&B che abbiamo scelto per questi quattro giorni sopra i mille metri. Se c'è una cosa che mi riesce bene è trovare i posti migliori dove alloggiare quando vado via, che sia una partenza per lavoro o per vacanza. Anche questa volta ci ho azzeccato in pieno: Ai Marchetini è un maso in Valsugana, costruito a qualche chilometro da Cinte e Pieve Tesino, in mezzo ai prati, circondato dai boschi, sotto un cielo di stelle da togliere il fiato. Di tutto il resto, marmellata di more e strudel compresi, scriverò tra poco. Sistemate le nostre cose nella stanza del Pertegante siamo scesi in paese per cena e per fare due passi tra le case, la maggior parte ancora chiuse nell'attesa che i proprietari vengano in villeggiatura con l'arrivo dell'estate. Stanchi morti e con la pancia decisamente piena ci siamo addormentati sotto uno spicchio di luna incorniciata dal lucernaio sul tetto.

Giorno 2: Arte Sella
Una delle ragioni per cui abbiamo scelto come meta il Trentino e come B&B Ai Marchetini è Arte Sella. Volevo visitare questa meraviglia già da diverso tempo, quest'anno abbiamo preso al balzo l'occasione del ponte lungo per trascorrere un'intera giornata tra natura e arte, in compagnia di due amici e del loro instancabile nipotino (si è sparato quindici chilometri a piedi senza fiatare!), scattando fotografie, mangiando pane e formaggio sui prati, costruendo astronavi con pezzi di corteccia, correndo a perdifiato sui sentieri. Qualche immagine di questo posto magico è doverosa:





Giorno 3: la gita nel Lagorai
Non ho ancora parlato delle colazioni del B&B e questo è male! Vi basti pensare che tra i prodotti che ci siamo portati a casa da questa vacanza ci sono i succhi al mirtillo e le marmellate di frutti di bosco che ci hanno tenuto compagnia tutte le mattine. Insieme allo strudel più buono di sempre e ai dolci di pasta sfoglia e confettura di mele calda che credo mi sognerò per il resto dei miei giorni. Formaggi, luganega, uova, bacon, bresaola, speck, pane fresco, burro, tutte ottime ragioni per tentare sentieri ripidi e pieni di neve nella speranza di perdere un etto. Non credo di esserci riuscita, ma ci ho guadagnato le tasche del pile piene di licheni tutti diversi, un panino mangiato seduta su una roccia in mezzo alla neve, il sentiero sotto le conifere più verdi e alte che io abbia mai visto, un lago di montagna, la paura degli orsi e dei lupi, centinaia di bucaneve bellissimi:
La sera, non contenti, siamo anche andati a Feltre, dove abbiamo bevuto un bicchiere di prosecco buonissimo a due euro e cinquanta e mangiato il risotto con i bruscandoli che volevo assaggiare da un sacco di tempo!

Giorno 4: la giornata al Muse
Impossibile non andarci (tornarci, per quanto mi riguarda), impossibile non restarci dal mattino al pomeriggio inoltrato. Abbiamo visto tutto il guardabile e anche di più, abbiamo pranzato al bistrot interno, svaligiato il bookshop, passeggiato nell'orto.
Cosa ho comprato?
- Tre confezioni di questi semi, da piantare nel nostro orto urbano
- Una matita che ancora non ho capito se e quanto mi convinca
- Due scatole di dadi per i miei laboratori (questi, per esempio)
La sera abbiamo deciso di fermarci a Trento, fare un giro in centro, prendere un aperitivo in piazza e cenare ordinando tutti i piatti più tipici che trovavamo nel menù, canederli compresi. Tornando al maso, in mezzo alla strada, in pieno tornante tra i boschi, un cervo. Un modo bellissimo per salutare questa vacanza!

Giorno 5: oggi
Abbiamo salutato tutti dopo una mega colazione, l'ennesima. Io sono salita in auto con il solito magone e siamo ripartiti verso casa, parlando dei nostri nonni partigiani, della libertà che sembra ogni giorno più dimenticata e a rischio, del coraggio di chi ha sacrificato tutto perché oggi potessimo dire la nostra, lavorare, scegliere di trascorrere qualche giorno in montagna senza però doverci nascondere.

W il 25 Aprile, sempre!



lunedì 9 aprile 2018

Una questione di costanza

Sono trascorsi talmente tanti giorni dall'ultimo post quaggiù che non sono nemmeno troppo sicura di ricordarmi come scrivere dei fatti miei in maniera veloce, con un buon ritmo e possibilmente con un po' di ironia.

Volevo iniziare questo post anche la settimana scorsa, ma, davvero, non ho avuto un momento libero per prendermi il giusto tempo. Cosa sto facendo di tanto importante ultimamente? Tutto e niente.
Sto frequentando dei corsi in università (i famosi 24cfu di cui vi parlavo in un post recente) che risucchiano quasi tutte le ore libere che restano dopo una giornata di lavoro. Si tratta(va) di seguire le lezioni e adesso si tratta di studiare e sostenere gli esami. Per ora ne ho dati tre su quattro, due passati, uno ancora non so, l'ultimo lo avrò tra meno di due settimane.
Mi sta piacendo? No. Fondamentalmente perché non ho ancora capito come andrà a finire questa nuova normativa, perché si tratta dell'ennesima porta socchiusa, perché mi pare di ritornare sui miei passi senza nemmeno prepararmi a dovere. Insomma, tutto quello che, di solito, mi fa stare male.

Cos'altro occupa le mie giornate? Il lavoro. Sempre di più, tra l'altro. Le scuole stanno pian piano terminando i percorsi pomeridiani di robotica ma si moltiplicano gli impegni nei week end e una nuova opportunità si è affacciata sulla mia vita proprio la settimana scorsa.
Mi sta piacendo? Sì, perché avevo bisogno di qualcosa di un pochino più fermo, che non stravolgesse completamente la mia routine, ma che, allo stesso tempo, zittisse almeno in parte le ansie più grandi. E poi, manco a dirlo, è una questione di scrittura.

Dal punto di vista della salute preferisco stendere un velo pietoso, nell'attesa che qualcosa si muova. Di certo le risonanze quasi total body sono negative e questa è un'ottima notizia. Se metto in fila la quantità di esami fatti fino ad ora dall'inizio dell'anno secondo me copro la strada da qui a Katmandu, probabilmente anche se metto in fila gli euro che ci sono voluti per pagarli. Ma le alternative (almeno per me) non c'erano e non ci sono.
Nel frattempo non demordo e aspetto, con una pazienza che manco Giobbe.

Prima di mettermi a scrivere riflettevo sul titolo e la foto che avrei scelto, cadendo per forza di cose su uno scatto che parla di lavoro. Per forza di cose perché, essendo sempre al lavoro, è ovvio che le poche foto del periodo vadano a parare proprio lì. Nell'immagine quassù c'è uno scarabeo stercorario che spinge una grossa palla di mxxxa (un'ex arancia, dipinta di marrone) di fronte a una serie di bambini presi bene per il laboratorio in partenza.
Ecco, direi che nessun'altra foto potrebbe rappresentare meglio il mio momento attuale.
Quale sia il segreto per continuare a far rotolare il pallone non lo so nemmeno io, sospetto però che sia una questione di costanza. E di pazienza. Entrambe, quaggiù, abbondano da sempre (come la mxxxa).

domenica 18 marzo 2018

What else is there?


Musica, maestro.

Domenica sera, fuori pioviggina (come sempre negli ultimi giorni), io ho un mal di schiena incredibile e mi preparo per iniziare una settimana di fuoco, che culminerà con doppia risonanza nel week end.
Mi chiedo come farò, domani, a uscire di casa alle otto, a rientrare dopo le venti e a fare tutto quello che devo nonostante la schiena a pezzi e le mille medicine che mi circolano in corpo. Ma, del resto, se mi volto indietro vedo prove allergologiche, giornate a scuola, pomeriggi di studio e prelievi all'alba: sono sopravvissuta alle settimane passate, se mi impegno posso farcela di nuovo!

Nonostante le difficoltà, come sempre da quando mi conosco, ho reso tutto più semplice (non organizzativamente parlando, ovvio) iscrivendomi a un workshop che mi interessava un sacco e che, indubbiamente, ha dato i suoi frutti fiori. Il corso in questione è questo, la fiorista si trova proprio sotto casa mia e, nonostante il diluvio universale di domenica scorsa, partecipare è stato bellissimo. Oggi non ce l'ho fatta, ma la prossima sessione spero proprio di non perdermela.
Comunque, per darvi un po' un'idea di quello che ho realizzato sotto la guida di Eleonora, ecco qualche foto:


Probabilmente risulterà difficile, a chi mi conosce solo in campo lavorativo, capire perché io mi iscriva (con gioia!) a un corso di decorazione floreale dal momento che, per vivere, mi occupo di divulgazione scientifica e in particolare di didattica della robotica.
La risposta è semplice: senza il corso di decorazione floreale non riuscirei ad insegnare bene, con spirito di iniziativa, creatività, capacità di mescolare le carte e trovare vie d'uscita. Poco tempo fa, in una classe, abbiamo costruito degli insetti impollinatori con un kit programmabile Lego: parlare delle strategie di alcune orchidee, che si fingono bombi per essere impollinate mi è venuto spontaneo ed è stato vincente. In questo modo, i ragazzi, hanno elencato tante altre tipologie di impollinazione e ne è nata subito una bella discussione piena di spunti. La storia delle orchidee non l'ho certo imparata su un libro di robotica, ma l'ho ascoltata con piacere ad una conferenza organizzata dall'Orto Botanico della mia città.

Ora questa tecnica di avere attorno tanti maniglioni antipanico da aprire di colpo quando tutto mi sta stretto la uso molto anche per lavoro, un tempo, invece, mi serviva per prendere aria e ricaricarmi. Il fatto che il lavoro stia entrando anche in questo lato della mia vita non so se sia un bene o meno, di certo mi accorgo che le fughe si sono diradate e che mi mancano moltissimo. Mi piacerebbe tornare a rifugiarmi su un sentiero ogni volta che ne sento il bisogno, anche (e soprattutto) se l'unica conseguenza che ne otterrei probabilmente sarebbe solo di distrarmi un attimo da tutto il resto.

Chissà, confido in un giro di boa (che sono certa arriverà prestissimo) e nella Primavera, che, lo sappiamo, non bussa ma entra sicura. Basta spingere il maniglione antipanico.

venerdì 2 marzo 2018

Salita su un treno per sbaglio, in una mattina d'inverno

Nevica da due giorni, qui a Genova.
Per la verità nevica un po' dappertutto in Italia, anzi, a Genova c'è stata una nevicata ridicola se la compariamo a quella di Bologna o a quella, incredibile, di Roma.
Il freddo però pare fosse tanto e le scuole sono rimaste chiuse. Scrivo "pare" perché non ho mai messo il naso fuori casa nelle ultime quarantotto ore, date le mille cose da fare al pc e la poca pochissima voglia di ammalarmi (di nuovo).
A proposito di cose da fare al pc, proprio un attimo fa stavo seguendo la mia ottava ora di video lezioni per provare a sostenere il secondo esame dei 24cfu. Se non sapete cosa siano i 24cfu, credetemi, siete fortunati e non vi consiglio minimamente di andare a scoprirlo. La settimana scorsa ho dato il primo esame, i risultati ancora non ci sono, ma le speranze che io l'abbia passato sono prossime allo zero.
Fa niente, visto il periodo in cui sono immersa fino al collo da un paio di mesi non posso rimproverarmi più di tanto.

Sono in quella fase in cui quando dico "domani ho un esame" il mio interlocutore è costretto a domandarmi se sia un esame medico o universitario. E ho detto tutto.

Comunque, smorziamo i tristi toni, condividiamo per un attimo le cose belle:
- Il mio ordine da Melissa Erboristeria
- Il mio acquisto in super saldo: un paio di Veja molto simili a queste
(chi volesse sapere qualcosa di più su questo marchio sostenibile qui c'è la pagina Facebook, il sito è in manutenzione)

Per quanto riguarda l'ordine da Melissa è il terzo che faccio e non c'è stata volta in cui non sia rimasta soddisfatta. Potessi comprare lì abitualmente e di persona lo farei, ma purtroppo non vado a Torino così spesso! Per fortuna uso pochi prodotti, quelli urgenti e per il viso li trovo vicino a casa e con meno di un ordine l'anno me la cavo.

Sembra strano ma le cose da dire le ho scritte tutte, il libro che sto leggendo (bello, per ora) procede a rilento visto il poco tempo a disposizione, viaggi in vista non ce ne sono (almeno nei prossimi due mesetti, poi medito una fuga che se mi riesce... evviva!), corsi belli invece ne ho uno, che seguirò però tra due domeniche e ve ne parlerò più avanti.
Vorrei poter scrivere che mi attendono serate fuori, giornate a spasso per posti nuovi, cene da sogno in ristoranti meravigliosi, pomeriggi di lettura e relax sotto il piumone. Bene, tutto questo non è in previsione, quello che mi attende sono risultati di esami (medici e universitari, visto che ormai è impossibile distinguere), giornate di studio e lavoro, weekend di lezioni e laboratori.

C'è una cosa, però, che è successa qualche tempo fa e che mi sembra spieghi bene come mi sento, oltre a dimostrare la totale assenza di equilibrio nella mia mente.
Una mattina, di ritorno da casa di mamma, ho preso un treno. Appena salita mi sono seduta e ho visto che sul mio zaino si era posata una cimice rossa e nera, di quelle che sembrano carabinieri in divisa.
Probabilmente era salita mentre stavo aspettando sul binario e ora si trovava lì con me, in uno scompartimento semi vuoto di un Savona-Genova qualunque. Quando il treno è partito ho cominciato a seguire gli spostamenti dell'insetto con una certa ossessione: all'inizio sembrava spaesato, girava su se stesso e non si decideva a muoversi verso una direzione precisa. Poi, piano piano, ha cominciato a camminare lungo gli spallacci dello zaino, si è spostato sul sedile di fronte al mio e si è arrampicato sul finestrino. Lì si è fermato, sembrava guardare fuori. Arrivati in galleria è ripartito, ha seguito il bordo di alluminio e ha proseguito dove non ho più potuto vederlo. Immagino abbia cercato una via di uscita e, sinceramente, spero tanto che l'abbia trovata. A distanza di settimane penso spesso a quella cimice, al senso di spaesamento che avrà provato una volta "scesa" in un posto sconosciuto, mi chiedo se abbia trovato la libertà presto, quando ancora c'era speranza di campagna, o tardi, in una stazione sotterranea e piena di rumori. Ovviamente sono conscia che tutti questi sentimenti non appartengano agli eterotteri, ma a me, però scriverne la storia è un buon modo per metterli nero su bianco e spiegare meglio come mi sento.
Salita su un treno per sbaglio, in una mattina d'inverno.

P.S. Nella foto la mia fedele compagna in questi giorni di gelicidio: la tazza di Flamingo Bergamo con dentro la Tisana della Nonna di Melissa Erboristeria


venerdì 16 febbraio 2018

Emozioni di carta

Un post al volo, scritto in una mattina iniziata all'alba per le ennesime analisi, tra un ordine da Melissa Erboristeria (che mi meritavo tanto!), un laboratorio a scuola, una riunione e, si spera, una serata al cinema.
Tutto questo in vista di un week end di studio serratissimo che non so ancora se e quanto riuscirò a farmi fruttare come vorrei.

Detto ciò, eccomi a raccontare quello che è (mi) successo lo scorso fine settimana, a Milano.
Dopo l'ultima esperienza natalizia, fatta di bellissimi vagabondaggi per la città e meno belle visite al Fetebenefratelli, sono tornata su per un corso a cui tenevo davvero molto, tanto da iscrivermi mesi fa e fare di tutto per riuscire a partecipare.
Il corso in questione è questo organizzato da una Libreria meravigliosa che non avevo mai visitato e tenuto da Barbara Mazzoleni , un'insegnante bravissima, non solo molto preparata, ma piena di voglia di condividere, creare connessioni, regalare spunti e portare esperienze. Una vera rarità.

Quando ho deciso di iscrivermi al week end di full immersion nel mondo dei libri tattili l'ho fatto, come al solito, per più di una ragione:
1) La necessità di imparare sempre, che non è una cosa solo legata al mio lavoro, è proprio un bisogno che ho, indipendentemente dal tipo di corso da seguire o di impiego del momento. Si tratta di formazione, ma non solo.
2) La volontà di conoscere la tecnica di costruzione (ma anche di progettazione) di un libro tattile per aiutare al meglio la bambina non vedente con cui faccio attività di laboratorio da un anno.
3) Il bisogno di conoscere gente nuova, che potesse ispirarmi, prestarmi esperienze, aprirmi la mente con punti di vista diversi dai miei.
4) La voglia di condividere un po' del mio lavoro, dopo un anno dall'apertura della partita IVA e dopo quasi dieci anni di divulgazione scientifica.
5) Il piacere di tornare a Milano, una città che amo e che mi lascia sempre scoprire cose belle di sé.

Tutti questi punti sono stati ampiamente esauditi, probabilmente anche superando le mie già alte aspettative.
Non solo, come ho scritto, Barbara è stata fantastica, riempiendoci di materiali su cui studiare, offrendoci spunti per indagare in noi stesse (eravamo tutte donne), dandoci indicazioni pratiche molto utili per intraprendere un percorso nel mondo dei libri tattili. Un aspetto fondamentale, per me, è stato il contatto con le altre corsiste e, di conseguenza, lo scambio che ne è nato. Esperienze forti, storie di bisogni speciali, percorsi formativi diversi e ricchi, obiettivi differenti e pieni di senso, chiacchiere spontanee e belle.

Inoltre, lascio per ultimo un aspetto importantissimo, con questo corso ho guardato dentro di me, preparando tre tavole di carta e materiali vari con cui esprimere le emozioni più diverse. Inutile dire che i primi sentimenti con cui mi sono confrontata sono stati Rabbia, Solitudine e Paura, ma il mattino seguente anche Allegria, Noia, Serenità, Amore e tante altre emozioni sono venute a galla e si sono trasferite sul foglio rigido con estrema naturalezza.
Per me vuol dire molto, sia essere contenta del risultato ottenuto sia essere riuscita a tradurre con un gesto pratico, fatto di attenzione, ragionamento e istinto, un'emozione privata.

In ultimo, impossibile non sottolineare la ricchezza di titoli della libreria (ben tre libri sono venuti via con me!), i giri post corso in una Milano ghiacciata per una Genovese doc, la finale di San Remo dalla camera d'albergo :-)

E se per caso vi foste chiesti cosa diavolo sia la macchia colorata nella foto a inizio post qui sotto trovate la risposta.
Ecco la mia interpretazione tattile dell'inquietudine, a volte rigida, a volte morbida, a tratti pesante, oppure leggera.



mercoledì 31 gennaio 2018

Medicine


"Il fatto è che Elena rimaneva estranea soprattutto a se stessa, era un agente clandestino che aveva compartimentalizzato così bene la propria attività da aver perduto l'accesso ai suoi stessi ritagli"
(Joan Didion - L'anno del pensiero magico)

Dall'ultimo post che ho scritto le cose sono cambiate poco, la salute ancora non mi assiste granché, ma il lavoro procede spedito e io gli arranco dietro. Viste le premesse posso ritenermi più che soddisfatta e aver rallentato un goccio mi ha chiaramente indicato cosa mancava nell'economia delle mie giornate: il tempo. Non che non lo sapessi, ma provarlo direttamente è un'altra cosa. Mi sono bastati un paio di pomeriggi meno congestionati per capire che era sufficiente liberare una o due ore al giorno per rendere meglio, approfondire alcuni aspetti, concentrarmi su altri, lasciare spazio alla creatività, che, con la fretta, non viene fuori di sicuro.
Bastava pochissimo, lo so, non posso fare altro che prenderne atto e cercare di comportarmi di conseguenza.

Il titolo che ho scelto non è casuale, perché oggi vorrei raccontare quali sono le medicine che ho preso (oltre a quelle vere, ovviamente) per stare meglio.

1) L'ho appena detto, il tempo. Quasi tutte le altre vengono di conseguenza.
Meno affanno = più potere. Perché è proprio quello che ho sentito di riacquistare: più potere sulla mia vita, più possibilità di scelta. Stare ferma mezz'ora sul divano senza fare nulla, per esempio. Guardavo negli altri questa abitudine con un misto di invidia e disappunto. Scema, bastava provare a sedersi e fare altrettanto, ci avrei guadagnato, la mente ne sarebbe uscita più sgombra e più pronta a rendere meglio.

2) I libri. Ho finalmente letto L'anno del pensiero magico di Joan Didion (io ho acquistato l'edizione tascabile) e, come immaginavo, l'ho adorato. Impossibile spiegare di cosa si tratti, io per lo meno non ci riesco. Lei però ve lo dice in modo bellissimo e chiarissimo ed proprio grazie a Tegamini se ho iniziato a leggerlo e a "sbudellarmi per poi soffiarmi il naso con le mie stesse interiora" (cit.). Il tema, a me carissimo, si srotola tra le pagine a volte in maniera lenta e inesorabile, a volte in modo veloce e imprevedibile. Come, del resto, succede nella vita.
Inutile dirvi cosa ho provato leggendo la frase che ho riportato a inizio post.
Ora, concluso L'Anno del Pensiero Magico, mi sono buttata su questo. Vi saprò dire.

3) Le passeggiate piccole, come quella fatta con mamma un paio di domeniche fa. Siamo andate dietro casa, abbiamo raggiunto i luoghi dove mio padre è nato e cresciuto, passando dai monti. Abbiamo visto le prime viole della stagione, mangiato un panino sedute al sole, sbirciato dalle serrature per fotografare posti bellissimi. Non vedo l'ora di rifarlo!

4) Le mattine libere
, da tutto e da tutti. Prima di un pomeriggio a scuola, circondata da bambini urlanti, un'intera mattinata trascorsa tra prati, fiori, mare e chiacchiere senza ansia. Non me l'aspettavo, è stato bello anche per quello. I Parchi di Nervi sono sempre meravigliosi e svuotare la testa in questo modo ha reso tutto il resto del giorno, nonostante le difficoltà del periodo, un posto migliore. La foto scelta come copertina l'ho scattata quella mattina, perché aggrapparsi a qualcosa che si sgretola sembra essere il mio forte, ultimamente.

5) Le gite lunghe, e per lunghe intendo una decina di chilometri abbondanti nei miei luoghi preferitissimi di sempre. Tanto sole, tanta salita, tanto hummus nel panino del pranzo, tanta luce che fa diventare il mare d'argento, tanta vista che copre tutto, da levante a ponente, poco vento, poca fatica (e chi se lo aspettava!), poca voglia di scendere e tornare dritta nel lunedì che cominciava.

6) I nuovi laboratori, pensati per il prossimo week end e utili per il futuro. I piani (grandi) per i mesi che verranno, la formazione continua a cui non voglio proprio rinunciare, l'impegno e la costanza, la gestione sempre più fluida delle cose che arrivano e di quelle che è meglio lasciare, il tentativo di rimanere calma, di non annullarmi, di mettere sempre al centro il mio benessere perché senza quello nient'altro può funzionare.
L'idea è quella di ricominciare anche con il Pilates, dopo un anno ferma, per la prima volta da tredici anni. L'idea è quella di dire dei no, perché i sì possano aumentare ed essere migliori. Inutile sottolineare quanto quest'ultimo punto sia il più complicato di tutti, ma per ora sta funzionando!