Una vacanza lunga quattro giorni che sono sembrati quattrocento.
Ne avevo bisogno più di sempre, lo sapevo prima di partire, ne sono certa ora che sono tornata.
Inutile perdersi in motivazioni e necessità, meglio iniziare subito con la musica che ci ha accompagnati lungo il viaggio e che ha un titolo decisamente significativo, lo stesso di questo post.
Giorno 1: la prima birra e l'arrivo "a casa"
In valigia solo cose pesanti, si va in montagna! A Trento abbiamo parcheggiato all'ora di pranzo, quasi trenta gradi e nemmeno una bava d'aria. Per fortuna in centro c'è lo store Patagonia (il mio marchio tecnico preferito, dalla buona politica ambientale e sociale) dove comprare una felpa e una t-shirt in più, con cui sostituire pile e maglioni a collo alto. Carne salada, wurstel e birre all'aperto prima di rimetterci in moto verso il B&B che abbiamo scelto per questi quattro giorni sopra i mille metri. Se c'è una cosa che mi riesce bene è trovare i posti migliori dove alloggiare quando vado via, che sia una partenza per lavoro o per vacanza. Anche questa volta ci ho azzeccato in pieno: Ai Marchetini è un maso in Valsugana, costruito a qualche chilometro da Cinte e Pieve Tesino, in mezzo ai prati, circondato dai boschi, sotto un cielo di stelle da togliere il fiato. Di tutto il resto, marmellata di more e strudel compresi, scriverò tra poco. Sistemate le nostre cose nella stanza del Pertegante siamo scesi in paese per cena e per fare due passi tra le case, la maggior parte ancora chiuse nell'attesa che i proprietari vengano in villeggiatura con l'arrivo dell'estate. Stanchi morti e con la pancia decisamente piena ci siamo addormentati sotto uno spicchio di luna incorniciata dal lucernaio sul tetto.
Giorno 2: Arte Sella
Una delle ragioni per cui abbiamo scelto come meta il Trentino e come B&B Ai Marchetini è Arte Sella. Volevo visitare questa meraviglia già da diverso tempo, quest'anno abbiamo preso al balzo l'occasione del ponte lungo per trascorrere un'intera giornata tra natura e arte, in compagnia di due amici e del loro instancabile nipotino (si è sparato quindici chilometri a piedi senza fiatare!), scattando fotografie, mangiando pane e formaggio sui prati, costruendo astronavi con pezzi di corteccia, correndo a perdifiato sui sentieri. Qualche immagine di questo posto magico è doverosa:
Giorno 3: la gita nel Lagorai
Non ho ancora parlato delle colazioni del B&B e questo è male! Vi basti pensare che tra i prodotti che ci siamo portati a casa da questa vacanza ci sono i succhi al mirtillo e le marmellate di frutti di bosco che ci hanno tenuto compagnia tutte le mattine. Insieme allo strudel più buono di sempre e ai dolci di pasta sfoglia e confettura di mele calda che credo mi sognerò per il resto dei miei giorni. Formaggi, luganega, uova, bacon, bresaola, speck, pane fresco, burro, tutte ottime ragioni per tentare sentieri ripidi e pieni di neve nella speranza di perdere un etto. Non credo di esserci riuscita, ma ci ho guadagnato le tasche del pile piene di licheni tutti diversi, un panino mangiato seduta su una roccia in mezzo alla neve, il sentiero sotto le conifere più verdi e alte che io abbia mai visto, un lago di montagna, la paura degli orsi e dei lupi, centinaia di bucaneve bellissimi:
La sera, non contenti, siamo anche andati a Feltre, dove abbiamo bevuto un bicchiere di prosecco buonissimo a due euro e cinquanta e mangiato il risotto con i bruscandoli che volevo assaggiare da un sacco di tempo!
Giorno 4: la giornata al Muse
Impossibile non andarci (tornarci, per quanto mi riguarda), impossibile non restarci dal mattino al pomeriggio inoltrato. Abbiamo visto tutto il guardabile e anche di più, abbiamo pranzato al bistrot interno, svaligiato il bookshop, passeggiato nell'orto.
Cosa ho comprato?
- Tre confezioni di questi semi, da piantare nel nostro orto urbano
- Una matita che ancora non ho capito se e quanto mi convinca
- Due scatole di dadi per i miei laboratori (questi, per esempio)
La sera abbiamo deciso di fermarci a Trento, fare un giro in centro, prendere un aperitivo in piazza e cenare ordinando tutti i piatti più tipici che trovavamo nel menù, canederli compresi. Tornando al maso, in mezzo alla strada, in pieno tornante tra i boschi, un cervo. Un modo bellissimo per salutare questa vacanza!
Giorno 5: oggi
Abbiamo salutato tutti dopo una mega colazione, l'ennesima. Io sono salita in auto con il solito magone e siamo ripartiti verso casa, parlando dei nostri nonni partigiani, della libertà che sembra ogni giorno più dimenticata e a rischio, del coraggio di chi ha sacrificato tutto perché oggi potessimo dire la nostra, lavorare, scegliere di trascorrere qualche giorno in montagna senza però doverci nascondere.
W il 25 Aprile, sempre!
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mercoledì 25 aprile 2018
martedì 28 novembre 2017
Storia d'Autunno
Questo post è dedicato a lei, perché credo sia sempre stata la prima fonte di ispirazione per me, sin da bambina. Ho letto i suoi libri decine di volte, mi sono immaginata protagonista di molte delle storie ambientate a Boscodirovo, ho disegnato i personaggi, ho essiccato fiori proprio come l'autrice dichiarava, all'inizio del libro, di fare abitualmente.
Jill è morta pochi giorni fa e io sono profondamente dispiaciuta, per questo motivo ho deciso di dedicarle il post, titolandolo come la sua storia che ho amato di più.
Fatta questa premessa, è il momento di iniziare davvero, magari spiegando la foto quassù.
Siamo stati tre giorni a La Magdeleine, perché i nostri amici matematici-pasticceri ci hanno prestato gentilissimamente la casa.
L'idea iniziale era quella di staccare un poco dal lavoro, visto che spesso il week end siamo impegnati in laboratori e/o turni e fino a Natale non avremo più corrispondenza di giorni liberi. La realtà, però, si è discostata un pochino dall'idea iniziale.
Partenza prevista: giovedì sera. Partenza avvenuta: giovedì sera.
Ma, nel frattempo, io combattevo contro la febbre dal martedì. Cominciata tosta con 38.6 è andata pian piano scemando, fino a lasciarmi partire con un blandissimo 37.2, un po' di ossa rotte e tanta voglia di sconfiggere il virus al caldo relax delle terme di Pre Saint Didier.
Arrivati a La Magdeleine abbiamo avviato il riscaldamento e ci siamo rifugiati alla locanda del paese, nell'attesa che i cinque gradi dentro casa salissero un poco e non mi ibernassero all'istante facendomi morire di influenza.
Stranamente, nonostante la mia proverbiale passione per aperitivi e stuzzichini, non avevo molta fame e, anche a cena, i pansoti con il sugo di noci portati dalla madre patria non mi risultavano particolarmente graditi.
ATTENZIONE. ALLARME ROSSO.
Quello che stavo combattendo da due giorni era un virus, sì, ma intestinale.
Dalle dieci di sera alle sei di mattina il mio dialogo con il water è stato talmente fitto da farmi seriamente pensare al collasso per disidratazione, se non fosse che nel beauty di Andrea un blister di Imodium pro viaggi cinesi è corso in mio aiuto scongiurando la mia dipartita.
Naturalmente il venerdì alle terme è saltato (credo non ci sia bisogno di ricordarvi quel video ambientato in piscina che girava qualche tempo fa, eviterò di linkarlo qui per questioni di ovvia decenza, ma vi basti pensare contemporaneamente a dissenteria e poolparty per comprendere) e l'unica cosa che sono riuscita a fare la mattina è stata bere, calarmi mille bustine di argilla addensante recuperata prontamente in farmacia, fotografare animaletti sul prato davanti a casa e salutare il water con sempre meno trasporto.
Nel pomeriggio mi sono fatta coraggio e siamo andati a passeggiare nel bosco alla ricerca di neve e laghi. Abbiamo trovato poche chiazze della prima e nessuno specchio d'acqua, ma, in compenso, mille licheni di tutti i colori e paesaggi bellissimi ci hanno tenuto compagnia per un paio d'ore.
Il secondo giorno di vacanza, sabato, ho raccolto tutte le energie in mio possesso e mi sono decisa a provare le terme, consapevole del possibile disastro al quale rischiavo di andare incontro (vedi video di cui sopra). Sono stata premiata e, dopo un bel giro ad Aosta e al suo mercatino di Natale ci siamo messi a mollo e siamo rimasti a poltrire dalle tre alle nove, tra saune (poche, data l'ormai nulla presenza di liquidi nel mio organismo), vasche, buffet e materassoni morbidi. Al ritorno abbiamo visto la stella cadente più grande di sempre e due piccoli camosci in libera uscita.
Poi il letto mi ha inghiottita e non ricordo più nulla.
La domenica, prima di tornare a casa, siamo davvero andati a cercare (e a trovare) la neve, quella vera: il pianoro di Chaneil con il suo panorama mozzafiato ci ha conquistati e, nonostante il freddo boia, siamo rimasti a scattare un sacco di fotografie fino all'ora di rientrare per pranzo.
Quest'ultimo passaggio è stato forse il più difficile da portare a termine (e, considerato il tenore del week end, capirete quanto): tutti i ristoranti incontrati in Valturnenche erano chiusi. Quando ne abbiamo trovato uno aperto ormai erano le due, ma siamo riusciti a impietosire i gestori che ci hanno apparecchiato un tavolo e rimpinzato di meraviglie valdostane dall'antipasto al dolce.
Alla faccia del virus.
Ora che sono tornata da un paio di giorni pago un po' le conseguenze di questo malanno così acuto, ma, nonostante lo sconforto iniziale (tanto grande quanto comprensibile, direi), sono contentissima di questa mini vacanzina.
Cosa mi è piaciuto di più?
I larici arancioni e la fontina.
Jill è morta pochi giorni fa e io sono profondamente dispiaciuta, per questo motivo ho deciso di dedicarle il post, titolandolo come la sua storia che ho amato di più.
Fatta questa premessa, è il momento di iniziare davvero, magari spiegando la foto quassù.
Siamo stati tre giorni a La Magdeleine, perché i nostri amici matematici-pasticceri ci hanno prestato gentilissimamente la casa.
L'idea iniziale era quella di staccare un poco dal lavoro, visto che spesso il week end siamo impegnati in laboratori e/o turni e fino a Natale non avremo più corrispondenza di giorni liberi. La realtà, però, si è discostata un pochino dall'idea iniziale.
Partenza prevista: giovedì sera. Partenza avvenuta: giovedì sera.
Ma, nel frattempo, io combattevo contro la febbre dal martedì. Cominciata tosta con 38.6 è andata pian piano scemando, fino a lasciarmi partire con un blandissimo 37.2, un po' di ossa rotte e tanta voglia di sconfiggere il virus al caldo relax delle terme di Pre Saint Didier.
Arrivati a La Magdeleine abbiamo avviato il riscaldamento e ci siamo rifugiati alla locanda del paese, nell'attesa che i cinque gradi dentro casa salissero un poco e non mi ibernassero all'istante facendomi morire di influenza.
Stranamente, nonostante la mia proverbiale passione per aperitivi e stuzzichini, non avevo molta fame e, anche a cena, i pansoti con il sugo di noci portati dalla madre patria non mi risultavano particolarmente graditi.
ATTENZIONE. ALLARME ROSSO.
Quello che stavo combattendo da due giorni era un virus, sì, ma intestinale.
Dalle dieci di sera alle sei di mattina il mio dialogo con il water è stato talmente fitto da farmi seriamente pensare al collasso per disidratazione, se non fosse che nel beauty di Andrea un blister di Imodium pro viaggi cinesi è corso in mio aiuto scongiurando la mia dipartita.
Naturalmente il venerdì alle terme è saltato (credo non ci sia bisogno di ricordarvi quel video ambientato in piscina che girava qualche tempo fa, eviterò di linkarlo qui per questioni di ovvia decenza, ma vi basti pensare contemporaneamente a dissenteria e poolparty per comprendere) e l'unica cosa che sono riuscita a fare la mattina è stata bere, calarmi mille bustine di argilla addensante recuperata prontamente in farmacia, fotografare animaletti sul prato davanti a casa e salutare il water con sempre meno trasporto.
Nel pomeriggio mi sono fatta coraggio e siamo andati a passeggiare nel bosco alla ricerca di neve e laghi. Abbiamo trovato poche chiazze della prima e nessuno specchio d'acqua, ma, in compenso, mille licheni di tutti i colori e paesaggi bellissimi ci hanno tenuto compagnia per un paio d'ore.
Il secondo giorno di vacanza, sabato, ho raccolto tutte le energie in mio possesso e mi sono decisa a provare le terme, consapevole del possibile disastro al quale rischiavo di andare incontro (vedi video di cui sopra). Sono stata premiata e, dopo un bel giro ad Aosta e al suo mercatino di Natale ci siamo messi a mollo e siamo rimasti a poltrire dalle tre alle nove, tra saune (poche, data l'ormai nulla presenza di liquidi nel mio organismo), vasche, buffet e materassoni morbidi. Al ritorno abbiamo visto la stella cadente più grande di sempre e due piccoli camosci in libera uscita.
Poi il letto mi ha inghiottita e non ricordo più nulla.
La domenica, prima di tornare a casa, siamo davvero andati a cercare (e a trovare) la neve, quella vera: il pianoro di Chaneil con il suo panorama mozzafiato ci ha conquistati e, nonostante il freddo boia, siamo rimasti a scattare un sacco di fotografie fino all'ora di rientrare per pranzo.
Quest'ultimo passaggio è stato forse il più difficile da portare a termine (e, considerato il tenore del week end, capirete quanto): tutti i ristoranti incontrati in Valturnenche erano chiusi. Quando ne abbiamo trovato uno aperto ormai erano le due, ma siamo riusciti a impietosire i gestori che ci hanno apparecchiato un tavolo e rimpinzato di meraviglie valdostane dall'antipasto al dolce.
Alla faccia del virus.
Ora che sono tornata da un paio di giorni pago un po' le conseguenze di questo malanno così acuto, ma, nonostante lo sconforto iniziale (tanto grande quanto comprensibile, direi), sono contentissima di questa mini vacanzina.
Cosa mi è piaciuto di più?
I larici arancioni e la fontina.
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