domenica 23 luglio 2023

Fare spazio



Inizio a scrivere questo post sul divano di casa, in centro, alle 7.30 di mattina, dopo essere stata svegliata per il secondo giorno consecutivo dai vicini che facevano l'amore.

Il nostro vicoletto ci regala, da anni, amplessi a tutte le ore: prima e dopo cena, a notte fonda o all'alba, nel week end e in giorni feriali. Le esternazioni variopinte arrivano sempre da finestre diverse, hanno ritmi e durate differenti, voci maschili e femminili, qualche frase di senso compiuto, tanti versi a volte preoccupanti.

Io ne sono felice, perché, l'amore, è sempre una bella cosa.

Ne sono felice anche stamattina, preludio di una lunga giornata lavorativa, poiché questa sveglia anticipata mi ha dato lo spazio necessario per scrivere qui, dove volevo tornare da un po'.

Dall'ultimo elenco è trascorso parecchio tempo, sono successe tante piccole-grandi cose e ho voglia di metterle nero su bianco. Cominciamo!

1) Le ultime letture
In questo momento sto leggendo Tenera è la notte di Fitzgerald, l'ho recuperato dalla libreria di mia madre, ha le pagine ingiallite e il numero della sua ginecologa scritto a matita, sulla prima pagina. Non è per me una lettura consueta: anche se (o forse proprio perché) è un classico della letteratura americana, sono lenta a procedere, ma lo apro sempre volentieri. Il mese scorso, però, ho divorato due libri: I miei stupidi intenti di Bernardo Zannoni e Poverina di Chiara Galeazzi. Il primo credo fermamente che dovrebbero leggerlo tutti (cit. Stefania Andreoli), il secondo, sicuramente, dovevo leggerlo io.

Non amo raccontare le trame dei libri ma amo consigliarli: leggeteli, vi piaceranno!

2) L'orto
Anche quest'anno abbiamo fatto l'orto, ma a sto giro ci siamo organizzati con criterio: abbiamo comprato due cassoni coloratissimi da Il giardino delle idee e li abbiamo riempiti di verdure. I primi giorni tutto stentava a partire, ora, che è arrivato il caldo, non riusciamo a stare dietro alle melanzane e trascorriamo le serate a legare cetrioli e pomodori impazziti. 
Nel frattempo ci hanno contattati dall'azienda per regalarci un'altra struttura e, dopo aver preso un paio di misure, abbiamo deciso dove posizionarla e abbiamo accettato la proposta. Qualche giorno fa abbiamo montato i tre contenitori a forma di podio e, presto, li stiperemo di fiori... seguiranno aggiornamenti!

Riprendo il post, quasi un mese dopo e, nel frattempo, l'orto è così:


3) Come sta il mio corpo?
In equilibrio precario.
Gambe/schiena/pelle /stomaco e, la new entry di quest'anno: denti.
Un'otturazione andata male, che è diventata una pulpite, che ha richiesto una devitalizzazione, che ha fatto infezione (con conseguente dolore insopportabile e antibiotico indispensabile).
Un balletto di quasi cinque mesi di cui, posso dirlo? Facevo volentieri a meno.

3) E la mia mente?
Questa è grossa: ho cambiato approccio terapeutico.
Dopo quasi 19 anni di analisi transazionale, su consiglio della dottoressa che mi ha sempre seguita, ho iniziato un percorso diverso, in un altro studio.
Si tratta dell'EMDR, una tecnica che, in realtà, non è così recente (la si usava già per trattare il PTSD dei veterani), ma negli ultimi anni, in particolare post Covid, se ne sente parlare sempre più spesso.
Come sta andando?
Benone, direi.
Ho pianto.
Di un pianto incontrollato, ma composto, come un piccolo fiume che rompe gli argini e comincia a scorrere lento, fuori dal suo letto.
Un'esperienza particolare, dove non occorrono, stranamente (per me), molte parole, dove serve "solo" stare e fare spazio. Ai traumi, ai ricordi, alle emozioni, al dolore, alla paura, al passato, a quello che c'è, incastrato laggiù, in una stanza che sembra lontana e polverosa e, invece, è la stanza dei bottoni.
Non è una passeggiata, anche fisicamente, esco dalle sedute piuttosto spossata, ma sembra stia dando i suoi frutti.
Se volete saperne di più, lascio uno dei tanti link che ho consultato prima di intraprendere questa nuova strada.

4) Agata
Agata è qui, che lotta insieme a noi.
La routine estiva sembra farle meglio di sempre, dorme moltissimo sulla vecchia poltrona della camera, un nuovo posto mai esplorato prima. Ultimamente pure la cesta di vimini vicina pare interessarle parecchio.
Abbiamo affrontato il semestrale taglio delle unghie con un'aggressività senza eguali: in tre per tenere meno di un chilo di gatto così soffiante e urlante, che un certo punto ho temuto l'infarto.
Non necessariamente il suo.
Nonostante l'ambiente natale, noto per inselvatichirla, se fosse possibile, più del solito, questa estate è anche l'estate delle coccole, sempre più richieste ed elargite, a suon di pasta, testate e gorgoglii vari.
Che tipa.

5) Ferie
Questa estate sta volando, me ne accorgo quotidianamente, basti pensare che il post che sto scrivendo mi pareva di averlo iniziato ieri e, invece, avevo cominciato a buttarlo fuori a giugno.
Ancora due settimane di lavoro e poi ferie, per un bel po', a sto giro.
Andremo via? Sì, direzione Londra.
Non staremo tanto, giusto una settimana scarsa, ma i prezzi non proprio economici del posto, la necessità di non lasciare Agata troppo a lungo e, diciamolo, la voglia di trascorrere del tempo calmo qui al paesello, hanno indirizzato le nostre scelte.
In più, abbiamo dato un'occhiata alle attuali temperature londinesi e la speranza che, a sto giro, troveremo veramente il fresco, si fa più concreta che mai.

6) Meal prep
Abbiamo preso l'abitudine di preparare un menù settimanale in tempo di Covid. Dovendo programmare la spesa e soffrendo particolarmente le consegne a domicilio, avevamo consolidato un metodo che ci permettesse di ottimizzare il più possibile gli acquisti.
Questo rito è rimasto invariato e, anzi, si è strutturato perfettamente nella nostra routine.
Complici le verdure del nostro mini orto e di quello di Maurone, riusciamo a immaginare piatti super bilanciati e pure super buoni, che, certo, necessitano di un (bel) po' di preparazione in più e, di conseguenza, di tempo dedicato. Ma a me, il tempo del cibo, non è mai sembrato sprecato e nonostante gli spostamenti quotidiani per raggiungere i rispettivi lavori rosicchino tanto spazio delle nostre giornate, la sera, in cucina, spazzo via i pensieri e costruisco volentieri i piatti dei giorni a venire.

7) Vestirsi
Dopo anni di impegno posso dire di avere un armadio al 90% sostenibile.
Ci è voluto parecchio tempo e per ora restano fuori dagli acquisti ragionati sempre le solite due categorie: sport e intimo.
La sostenibilità, quest'anno, arriva però da due consapevolezze fondamentali:
1) Faccio scelte sostenibili quando sono sostenibili anche per me (acquistare mutande a 20 euro l'una, con la poca attenzione che ripongo nei lavaggi, per ora non è un'opzione, ad esempio).
2) L'acquisto più sostenibile che si possa fare è quello che non si fa. 
Ormai non compro quasi più nulla, rovisto nel mio armadio, cerco nuovi abbinamenti che mi facciano percepire meno vecchi i capi che indosso e vendo quello che mi pare in buone condizioni, ma che non mi rientrerà più.
Ed ecco fare capolino la novità (per me) di quest'anno: Vinted. Ho iniziato a vendere sulla popolarissima piattaforma e, pian piano, mi sto liberando di tantissime cose. Non ho mai acquistato nulla e sto conservando il gruzzoletto che via via cresce per provare a comprare abiti tecnici per fare sport. Ci riuscirò? Lo scopriremo nella prossima puntata.

8) Fare spazio
Eccoci all'ultimo punto, che, in verità, potrebbe pure essere il primo visto che ha regalato il titolo a questo post.
A fine giugno ho partecipato al mio primo yoga retreat.
Ho praticato a lungo intorno ai vent'anni, poi il mio rapporto con lo yoga si è arrestato (molto) bruscamente. Ho continuato a fare pilates per tantissimo tempo, prima con la mia Deborah del cuore e dopo in una palestra vicino casa.
Poi mi sono fermata e, solo durante il lockdown, ho ripreso con le lezioni di yoga on line. Ho cercato, o forse ho trovato per caso, nemmeno mi ricordo, qualcuno che offrisse delle pratiche brevi la mattina e mi sono imbattuta in Carola. Per mesi ho provato così, davanti a uno schermo, poi, appena si è potuto uscire, sono andata in presenza. Ho frequentato sia le lezioni di Carola (sul suo mitico terrazzo prima, in studio poi) sia quelle della bravissima Manu, che purtroppo non sono riuscita a far conciliare con gli orari lavorativi.
Perciò, dopo mesi in cui il mio corpo cambiava per l'ennesima volta, togliendosi di dosso qualche chilo e riacquistando un poco di forza, ho proseguito il mio percorso con Carola, principalmente on line perché ho scelto di dare spazio a una pratica non incastrata tra gli impegni e raggiunta con affanno, ma, al contrario, a una pratica seguita dandole il giusto spazio.
Ed è così che sono arrivata ad iscrivermi al ritiro di giugno scorso, nel Monferrato: tre giorni di lezioni con l'obiettivo di fare spazio. Con me anche Andrea, che è venuto per godersi quel posto meraviglioso, fare cianotipie (anche con i partecipanti al retreat!) e supportare, amore santo, questo mio tentativo di uscire dalla comfort zone e fidarmi del mio corpo.
Ero convinta che mi sarei fatta male. Ore e ore di pratica per le mie gambe senza equilibrio, la mia schiena sempre tesa, le mie braccia deboli, la mia testa priva di fiducia. 
E invece.
Nessuna lezione, né quelle del mattino presto, quando ancora ogni parte di me dormiva profondamente, né quelle della sera, che arrivavano a chiudere intere giornate di movimento, sono state percepite negativamente dal mio corpo.
Ho retto tutto, non ho avuto nessun dolore, non mi sono fermata: e non perché volevo dimostrare di farcela, anzi, ma perché, semplicemente, ce l'ho fatta. E ora come si accetta un corpo che funziona? Sarebbe stato più facile gestire una piccola contrattura ai lombi o una caviglia dolorante?
Probabilmente sì, ma se l'intento di questo retreat era quello di "fare spazio" io l'ho fatto, alla mia capacità di stare, senza dolore, nelle cose belle.
Un successo enorme.
Per me.








mercoledì 26 aprile 2023

Luce e Buio: un viaggio a Napoli

 

Questo è un post che mi mette in difficoltà, con le sue contraddizioni, con la sua luce e il suo buio,
dove il buio non significa cattivo e, come si dice, non è tutto oro quel che luccica.

Sono sul treno che da Napoli ci condurrà a Roma e, da lì, un altro treno ci riporterà a Genova.
A casa.

Siamo partiti sei giorni fa in aereo, diretti in Costiera Amalfitana, dove abbiamo trascorso 48 ore per poi spostarci tre giorni a Napoli, passando da Pompei.

Giorno 1 - Sorrento

Giovedì scorso, a Genova, piovigginava. L'aereo era in orario e noi, come sempre, in mostruoso anticipo. Arrivati a Capodichino ci aspettavano Mino, l'autista del taxi che ci ha accompagnati a Sorrento e un'onda di luce incredibile.

Una luce bianca, accecante, che ci costringeva a stringere gli occhi davanti a tanto sole.
Mino è stato gentilissimo per tutto il viaggio, abbiamo chiacchierato un sacco e si è pure fermato per scattarci una foto e fumarsi una sigaretta davanti al Golfo di Sorrento dove, è proprio vero, il mare luccica e tira forte il vento mentre un uomo abbraccia una ragazza 💕.


Appena arrivati siamo andati alla ricerca di Annamaria, la nostra host, che ci ha accolti nel vicolo dove si affaccia la mansardina che ci ha ospitati. Un paio di info sui posti da visitare e primo giro di limoncino.

Siamo subito scesi al Chiostro di San Francesco e al Belvedere di Villa Comunale vista Vesuvio e poi a Marina Grande, dove ci è scappato un piatto di alici fritte come aperitivo.


 

Siamo passati da Villa Fiorentino, piena zeppa di agrumi carichi di frutti e di zagare profumatissime (la vedete la luce, sì?) e ci siamo riposati su una panchina, mentre il sole pian piano si spostava.


Da lì ci siamo diretti verso il Vallone dei Mulini, un posto assurdo che appare lontano nel tempo e nello spazio dalla costa luminosa che, in realtà, è a pochi metri di distanza.


Prima di andare a cena, di cui scriverò, come sempre, in uno spazio dedicato alla fine del post, abbiamo fatto due tappe fondamentali:
1) Negozietto di prodotti tipici (con secondo giro di limoncino, che fai, rifiuti?)
2) Servizio renting dove affittare la vespa (!!!) per il giorno dopo

Giorno 2 - Costiera Amalfitana

Ci siamo svegliati presto e abbiamo fatto una piccola colazione sul "nostro" terrazzino, già inondato dal sole e dal cinguettio degli uccellini.


Alle 9 ci attendevano una vespa verde acqua e due caschi. 
Seguendo i consigli (preziosissimi) di Testa Rent Sorrento ci siamo diretti, senza fermate intermedie, a Ravello, con l'intenzione di spezzettare in tappe più piccole il viaggio del ritorno.

Arrivati a Ravello seconda colazione in piazza con prima doppietta di sfogliatelle, una frolla e una riccia.
Visita a Villa Rufolo che è spettacolare sotto ogni aspetto: interni con musica di sottofondo, vista incredibile, giardini fioriti e pieni di rane... tutto!


Sotto consiglio di Carola (grazie!) abbiamo fatto sosta ad Atrani, un piccolo paese che, non solo non ha nulla da invidiare ad Amalfi e Positano, ma, a noi, è piaciuto infinitamente di più.
Abbiamo amato perderci tra scalette bianche, viuzze strette e silenziose, vasi enormi di ceramica decorata, pieni di cactus quasi fioriti.


Ecco perché Escher l'ha raccontata nelle sue opere più volte: un labirinto di luce e buio impossibile da dimenticare.


Da Atrani siamo ripartiti con il vespino alla volta di Amalfi, dove abbiamo trovato il delirio.
Il Duomo e soprattutto il chiostro valgono la visita e la ressa, così come la focaccina burrata e pomodori secchi e il sorbetto al limone da mangiare direttamente nel frutto scavato: una trappola per turisti dal costo immorale che, però, non siamo proprio riusciti a evitare!

 
  


Tra Amalfi e Positano ci siamo fermati ancora, a Praiano.
Ed ecco di nuovo l'amore forte, per il silenzio, la luce, il mare d'argento, le mattonelle colorate sul sagrato del Duomo e 1950 di Amedeo Minghi alla radio del baretto sulla strada, dove abbiamo preso un caffè e dove mi sono ripromessa di ricordare per sempre quel momento così assurdo e perfetto.


Positano ci ha visti arrivare nel tardo pomeriggio: bella da mozzare il fiato e piena di gente all'inverosimile. Un paese che scivola in acqua avvolto dall'abbraccio del glicine in fiore, ovunque.



Rientrati a Sorrento abbiamo lasciato (a malincuore) la vespa e, prima di uscire a cena, ci siamo lanciati sotto una meritatissima doccia. 
Un applauso ad Andrea, che si è sparato 80 chilometri tra pullman, taxi, e motorini contromano, il tutto guidando a picco sul mare💗.



Dopo cena ci siamo regalati un limoncino, fatto in casa da Annamaria, sul tetto della mansardina e siamo crollati stravolti per l'ultima notte in Costiera.

Giorno 3 - Pompei

Sabato mattina, colazione veloce, foto di rito con Annamaria (in fondo al post vi lascio il link dove potete vedere tutta la sua raccolta😊) e via verso la Circumvesuviana, direzione: Pompei.

La giornata è stata lunga e molto calda, siamo entrati intorno alle 10 e usciti dopo le 15, lasciandoci dietro alcune zone non viste.
Quello che ho amato di più, oltre ai pavimenti, alle distese di papaveri rossi e ai gattini vaganti tra le rovine è stata la Villa di Giulia Felice, un piccolo/grande paradiso.

Pompei mi ha fatto un effetto simile a quello che mi fa il Cimitero Monumentale di Staglieno, un luogo che riesce ad essere sacro, fermo, silenzioso, anche quando è pieno gruppi in visita guidata.
C'è una sorta di rispetto latente, di sentimento comune che porta dritto alle origini: questo è esattamente lo stesso pensiero che mi passò per la mente nel bel mezzo del Teatro di Epidauro, in gita scolastica, tanti anni fa.



  


Fuori dal sito ci siamo incontrati con (Santa) Alfonsina, una maestra conosciuta anni fa nel mio percorso da formatrice e che, appena ha saputo che eravamo in zona, non solo ci ha offerto la merenda, ma ci ha pure accompagnati con la sua auto fino a Napoli.
Quando si dice "ospitalità del sud" si intende, senz'altro, Alfonsina 💙.

Giunti in Stazione Centrale abbiamo preso la metro fino alla famosissima fermata di Toledo e siamo entrati nei Quartieri Spagnoli, dove abbiamo alloggiato per i successivi tre giorni.

  


Nell'appartamento che avevamo fittato, come si dice qui, ci attendeva Natalia che ci ha dato tantissime informazioni utili per ogni aspetto del nostro soggiorno: dai luoghi da visitare ai posti dove mangiare.

Lasciati i bagagli siamo subito usciti per un giretto di ricognizione, tappa al murales di Maradona e da Foqus, poi cambio veloce e via alla ricerca della prima pizza di una lunga serie.


Dopo tutta la luce della Costiera siamo precipitati nel buio dei vicoli napoletani: il modo migliore per far sentire a casa una come me, che oscilla tra ilmareingiardino e il centro storico più stretto e scuro di Genova.

In pochissimo tempo siamo stati assorbiti da rumori, colori (tendenzialmente bianco e azzurro!) e odori di benzina e di bucato contemporaneamente, mentre bambine in minimoto con le marce sfrecciavano attorno a noi, poggiavano i piedini a terra nelle curve, tenendosi strette le une alle altre, con le loro borsine rosa, le risate a squarciagola e i capelli lunghissimi, liberi al vento.
Mio marito: sconvolto.

Giorno 4 - Napoli

Il nostro primo giorno in città è stato in assoluto il più faticoso, in particolare per la mia caviglia sinistra che non ha più smesso di farmi male costringendomi a zoppicare fino alla fine del viaggio.

Colazione in Piazza del Pebiscito nel bel mezzo di una manifestazione podistica e passeggiata sul Lungomare Caracciolo, passando per le Rampe di Pizzofalcone, per arrivare a Castel dell'Ovo.

 

       


Poi giro in Galleria Umberto I e nel giardino di Palazzo Reale per raggiungere Rione Sanità.



       

Eravamo preparati all'assalto dei turisti, lo avevamo capito dal sold out di ogni struttura e dagli avvertimenti di tutti, ma, effettivamente, la situazione spostamenti è stata parecchio complicata.

Ci siamo mossi a piedi, come facciamo sempre, ma ogni via era un imbuto di folla. Ci siamo rifugiati a mangiare in un posto incredibilmente "più tranquillo" e, passando da Palazzo dello Spagnolo e Palazzo San Felice, siamo andati sulle tracce di Totò, 
I murales, la sua casa, una piccola viuzza sede di un bellissimo progetto che racconta, con la voce dei bambini, la storia del quartiere.

 



Abbiamo quindi raggiunto la funicolare e siamo saliti fino a Castel Sant'Elmo per visitare la Certosa di San Martino
La pace, i teschi, la solita luce che taglia tutto, la vista sulla città e sul vulcano (foto in apertura del post): la ricordavo proprio così, anche se dall'ultima volta in cui ci andai con il Prof. Magnani sono passati vent'anni.   

       
   
 

Da lassù siamo scesi a piedi, doccia e pasta patate e provola nella serata di Juve-Napoli con maxischermi ovunque e i Quartieri Spagnoli più in festa che mai. Nonostante la vittoria da cardiopalma ai supplementari abbiamo dormito benissimo, stupiti dall'inaspettato silenzio. Il mattino dopo abbiamo scoperto che un fiume di motorini era andato ad attendere la squadra direttamente in aeroporto e ci è stato subito chiaro il motivo di tanta quiete.


Giorno 5 - Napoli

Il penultimo giorno è trascorso più tranquillo dei precedenti: visita al Complesso Monumentale di Santa Chiara che ci ha lasciati a bocca aperta, alla Chiesa del Gesù Nuovo con le sue bugne in facciata e al Cristo Velato in San Severo.
É davanti a opere come questa che mi chiedo in che modo, l'essere umano, possa essere capace di tanta meraviglia.






Prima di morire di ragù a pranzo, giretto veloce in Via Mezzocannone, zona del vintage, dove ovviamente ho rimediato un pezzo da novanta per il mio armadio primaverile (qui).

Dopo pranzo abbiamo attraversato San Gregorio Armeno, la famosissima via dei presepi, che mi ha fatto venire contemporaneamente nostalgia di mio padre, grande "presepista", e voglia di ricominciare a fare il presepe comprando innanzitutto un milione di verdure in miniatura.


   

   

A questo punto della giornata, la digestione un tantino rallentata e la caviglia incazzatissima hanno deciso per noi: sosta riposino.

Un'ora di sonno profondo e di nuovo in pista, direzione Vomero per cena.
Ritorno in funicolare, pensando a quanto Napoli ci ricordi Genova, con i quartieri "bene" sulle sue zone più alte e i vicoli fragili e fortissimi ai loro piedi.

Preparati i bagagli e ultima notte campana.

Giorno 6 - Napoli

Questa mattina ci siamo alzati presto, come al solito.
Colazione itinerante, metro e visita al Pio Monte della Misericordia, incredibilmente deserto, o forse purtroppo comprensibilmente, nonostante la quantità assurda di turisti in giro. 


Tappa alla Cattedrale di Santa Maria Assunta e poi tour guidato alla Napoli Sotterranea.

     

Se l'applauso del primo giorno andava tutto ad Andrea per il lungo viaggio in vespa, quello dell'ultimo giorno spetta a me, per essere scesa trenta metri sottoterra senza iper-ventilare subito.
Ho rinunciato al passaggio nel cunicolo più stretto e al buio (perché lo fate, disperati ragazzi miei???), ma, per il resto, ho dato tutto. Brava Elena!
Il 25 Aprile, ogni anno, ci ritroviamo, neanche troppo per caso, in posti della memoria... beh, anche oggi:


Pranzo con calma, caffè ancora più con calma, composizione del "pacco da giù" da portare su e salto veloce a Palazzo Venezia (grazie di nuovo, Carola!).


Adesso è ora di rientrare a prendere i bagagli, la metro più affollata di sempre ci aspetta (erano meglio i sotterranei), così come le successive sette ore di treno, che mi hanno permesso di scrivere questo post di viaggio quasi in tempo reale.

Avevo iniziato parlando di contraddizioni e vorrei terminare ritornando al volo su ciò che intendo con luce e buio, poiché Napoli mi/ci ha dato tanto da riflettere, regalandoci molti spunti su cui ci siamo confrontati e continueremo a farlo:
- Perché la sensazione che la "luce forzata" su certe zone della città puzzi un poco di gentrification rimane, anche grazie alle decine di avvisi "valutazione gratuita della tua casa" sparsi qua e là, pure dove sembra sia impossibile che abiti qualcuno
- Perché allo sfarzo della Costiera preferiamo sempre il piccolo e sincero dei paesi meno battuti
- Perché ore di coda davanti a certi ristoranti piuttosto che ad altri mi hanno messo quasi paura
- Perché, l'ho già detto, Napoli mi ha ricordato così tanto la mia città che pensare a lei, di lei, significa pensare anche a Genova, di Genova

Bene, finita la riflessione socio politica che non è da me, lo so, e questo non è il luogo adatto per farla, passiamo alle info utili per chi avesse bisogno di qualche punto fermo in vista di un viaggio simile al nostro:

Dormire
A Sorrento siamo stati al B&B Frai, lo consigliamo assolutamente, per posizione, tranquillità, vista sui tetti e gentilezza della proprietaria.

A Napoli abbiamo soggiornato al Napoli in Blue Maison, nel centro dei Quartieri Spagnoli, a cinque minuti dalla Stazione della Metro Toledo. Ci siamo trovati super bene, l'appartamento è grande, silenzioso, comodo per spostarsi e cercare cibo la sera. Natalia, poi, super disponibile e simpatica.

Se intendete andare in zona sfruttando periodi di festa come i ponti lunghi prenotate con largo anticipo (mesi): tutte le persone che abbiamo incontrato ci hanno detto che, ormai da qualche tempo, è un vero e proprio assalto di turisti.

Mangiare
Vabbè, dovrei scrivere un post solo per quello.
Come sapete se mi leggete da un po', i nostri viaggi vengono gestiti a metà: tendenzialmente io mi occupo della parte ospitalità/cibo e Andrea degli spostamenti, insieme, invece, decidiamo cosa vedere.
Ho l'abitudine di prenotare tutto, pure i ristoranti, anche all'estero, perché per me mangiare bene e il più possibile local è parte integrante del viaggio.
Questa volta mi sono limitata a riservare le cene a Sorrento, mentre a Napoli siamo andati "a sentimento", seguendo i consigli degli amici (grazie Giulia!) e della host che ci ha ospitati.
Il modo migliore per raccontarvi bene tutto, però, temo sia ridividere il post in giornate, ma questa volta in modalità  food edition (come sempre selezionerò solo quello che ci è piaciuto):

Giorno 1
Aperitivo vista mare con alici fritte alla Trattoria da Emilia (Marina Grande).
Che prù.


Cena da Benvenuti in casa , nella parte più interna del paese.
Mai nome fu più azzeccato: conduzione familiare per piatti tradizionali un poco rivisitati in chiave contemporanea, siamo diventati amici di tutti, anche di una coppia di danzatori stranieri bellissimi, in vacanza con bimba adorabile al seguito. Ho pianto tipo dieci volte.
Ecco il babà che ha preso Andrea:


Giorno 2
Non riesco a risalire all'alimentari di Amalfi dove ci siamo fatti fare la focaccina ripiena di burrata e pomodori secchi, né alla sorbetteria dove abbiamo preso questo:


Ma, comunque capiterete, sono certa capiterete bene.

Cena al ristorante Casa Tua, minuscolo localino nel centro di Sorrento, dove abbiamo mangiato benissimo e siamo stati di nuovo coinvolti dalle tavolate attorno a noi.
Io, il crudo di pesce che ho gustato qui non me lo scordo più, così come la celeberrima delizia al limone (non abbiamo scatti, un po' perché io fatico a fotografare il cibo, ma soprattutto perché abbiamo spazzolato i piatti in un attimo!).

Giorno 3
Di questa giornata vi racconto solo la cena, perché la colazione e il pranzo sono passati nel tritatutto di Pompei.
Prima sera a Napoli = Pizza!
Seguendo i consigli di Natalia, la proprietaria del nostro appartamento, siamo andati da Laezza, nei Quartieri Spagnoli a due passi "da casa".
Io ho ordinato una marinara, lui una margherita, abbiamo spezzato la fame con una frittatina di pasta e ci siamo scolati due Peroni formato famiglia.
Per me, la pizza migliore mangiata in questo viaggio.
Il locale è sulla strada, ha una parte verandata, un paio di tavolini volanti (tra cui il nostro) e una sala interna. Abbiamo atteso un'oretta prima di poterci sedere, ma è andata benissimo così!


Giorno 4
Colazione da Gran Caffè Gambrinus in Piazza del Popolo, come tutti direi.
Due espressi e due sfogliatelle, io riccia, lui frolla.
E qui, si apre il dibattito: voi che team siete?
Io decisamente riccia, con le sfoglie che mi scappano da tutte le parti e la ricotta che straborda da ogni lato😋.



A pranzo siamo stati da Poppella in Rione Sanità, dove abbiamo mangiato ben quattro (QUATTRO) fiocchi di neve e due parigine, io con la catalogna e Andrea con prosciutto pomodoro e mozzarella.
Ecco, i fiocchi di neve sono, in assoluto, il dolce più buono che io abbia mai mangiato, dopo la torta del nostro matrimonio. Andateci e prendete quello ripieno di cioccolata, che è l'unico che mi manca da assaggiare!


Sera di nuovo ai Quartieri Spagnoli, stavolta dalla Trattoria e Pizzeria 'O Vesuvio
Abbiamo scelto una pizza marinara, un piatto di pasta patate e provola e due antipasti: fritti misti (crocche, frittelle, verdurine) e parmigiana di melanzane. A noi è piaciuto tutto, io ho adorato la pasta, ADORATO.
Anche a sto giro niente foto... troppa foga.

Giorno 5
A pranzo siamo andati al Tandem di Via Paladino per un piatto enorme di rigatoni al ragù e uno di polpette. Forse è per questo che il pomeriggio mi sono irrimediabilmente spenta e maledetta per aver portato con me solo due pastiglie di Maalox. Qui avremmo voluto pranzare il giorno prima, ma era pienissimo, abbiamo quindi prenotato sul momento per il giorno seguente.


La sera, vista la complessa situazione digestiva, siamo saliti al Vomero e abbiamo mangiato un boccone alla Champagneria Popolare, un posto che ci incuriosiva e che ci ha permesso di cenare da soli, nel silenzio, chiacchierando in tranquillità con le ragazze dietro al bancone e lasciandoci alle spalle il delirio turistico della città.


Giorno 6
La colazione itinerante di cui ho accennato nel post è consistita in due caffè da Il vero bar del Professore, in Plebiscito. Io ho preso il nocciolato, Andrea l'espresso.
Ci siamo quindi spostati in Galleria Umberto I per assaggiare la super consigliata Sfogliatella Mary dove, per non sbagliare, abbiamo mangiato anche una mini pastiera. 
Per quanto mi riguarda la sfogliatella Mary è stata la più deliziosa incontrata sul nostro cammino, se sia la più buona di Napoli non lo so, ma non riesco a immaginarmi di meglio.

Dopo le mie imprese sotterranee abbiamo provato un'ulteriore sfida: mangiare la frittatina di pasta da Di Matteo. Ce l'abbiamo fatta? Ebbene sì. Abbiamo preso anche una pizza? Ebbene sì, fritta. Ne abbiamo ordinata anche un'altra? Ebbene sì, una fresca marinara per sgrassare.



Per quanto riguarda il cibo è tutto, anche se i tramezzini vegani che ho preso al vagone ristorante del Freccia Rossa erano buonissimi.

Vi lascio con due tips generali prima di chiudere questo post che, se mi gira e se continua così, divento scrittrice di guide di viaggio.

Siamo scesi a Napoli in aereo, con il volo delle 12.25 da Genova. Per raggiungere Sorrento abbiamo prenotato un taxi direttamente su booking: è stata una spesa, ma visti gli orari dei bus e le code per lavori sulla strada, abbiamo preferito non perdere tutta la giornata in aeroporto.

Vi consigliamo assolutamente di girare la Costiera in Vespa, è molto più pratico, romantico e libero, ma di sicuro ci vuole un po' di abitudine a muoversi in scooter: le curve sono tantissime, spesso invase da bus turistici e di linea, oltre che da motorini un tantino "sportivi".
Noi al noleggio da Testa ci siamo trovati benissimo, si vede?


Oltre alla Circumvesuviana da Pompei a Napoli, un paio di metro in città e la funicolare per raggiungere Vomero e Castel Sant'Elmo non abbiamo preso altri mezzi di trasporto (la mia caviglia lo sa bene). Di sicuro le strade un poco disconnesse e i marciapiedi spesso impraticabili non facilitano le cose a chi fa fatica a camminare o si muove con un passeggino al seguito, è un punto da tenere a mente.
Per tornare a casa abbiamo scelto il treno delle 18.40 per Roma, con cambio alle 20.23 per Genova. Viaggio lungo ma comodo, sicuramente più del volo che in serata non esiste e su cui, in ogni caso, non saremmo potuti salire con i cinque chili di babà e taralli che ci siamo portati via.

Bene, questo interminabile post è finito, andate in pace.