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domenica 24 novembre 2013

E-books, i libri di Elena

Qualche giorno fa Barbara, lettrice del mio piccolo mondo, mi ha chiesto di scrivere un post sui libri che ho amato di più. Impresa impossibile o, per lo meno, difficilissima. Ho imparato a leggere presto, ho letto molto (non moltissimo) nella mia vita, tantissimo da piccola, poco da adolescente, ho ripreso con regolarità all'Università e ora vado a ondate, di solito inversamente proporzionali a quanto scrivo.
Scrivo tanto, leggo poco e viceversa.
Compilare un elenco di libri che ho amato è difficile innanzi tutto perché non so come dividerli, come catalogarli. Per autore? Per genere? Per periodo della vita in cui li ho letti? Non ne ho idea, proverò a lasciar andare l'istinto, la stessa scelta che ho preso quando ho arredato casa e ho dovuto sistemare i libri su mensole, librerie e nicchie.
Se comincio dalle prime passioni non posso dimenticare Roal Dahl e Tove Jansson, uno con il meraviglioso GGG (Grande Gigante Gentile) e la seconda con tutta la serie dedicata alla Famiglia dei Mumin. Per quanto riguarda le raccolte sono costretta a citare anche la saga animata di Boscodirovo e la sua autrice, Jill Barklem, le cui storie hanno riempito giornate, domeniche, pomeriggi sui prati e serate sotto le coperte. Un librone gigante che mi ricorda la mia infanzia è Il Meraviglio viaggio del piccolo Nils (di Selma Lagerlöf), portatomi da papà dopo una trasferta, di cui però non ricordo quasi nulla, non so nemmeno se lo lessi fino in fondo.
Tralasciando i vari e scontati Noi ragazzi dello Zoo di Berlino e i famosi Jack Frusciante è uscito dal gruppo, i primi romanzi che "da grande" mi hanno fatto sognare sono stati La Regina Disadorna del mio conterraneo Maurizio Maggiani e Oceano Mare di Baricco. Da questo momento in poi, tanti dei libri che citerò saranno inevitabilmente legati ai sentimenti che si portano dietro, sia perché regalati da un amore sia perché associati a un periodo particolare della mia vita. Cominciamo da Banana Yoshimoto, di cui ricordo Kitchen e Sonno Profondo, due gran bei libri. Se resto in Giappone è ovvio che mi metto a scrivere di lui, il buon vecchio Haruki Murakami, primo su tutti Norvegian Wood, ma in questo caso faccio davvero fatica a scegliere: a parte L'arte di correre i suoi libri li ho amati tutti (in particolare L'uccello che girava le viti del mondo, Nel segno della pecora, Dance Dance Dance e Kafka sulla spiaggia). Tra le autrici femminili mi vengono in mente Alice Sebold e il suo Amabili resti (ricordo ancora che lo lessi in ospedale...che idea!), Miranda July con Tu più di chiunque altro, Margaret Mazzantini con Non ti muovere (quanto ho pianto!), Ester Armanino con Storia naturale di una famiglia e la Muriel Barbery dell'Eleganza del riccio.
In Italia ci sono i giovani come Davide Enia con Così in terra, Alessandro D'Avenia con Cose che nessuno sa o Fabio Giordano con La solitudine dei numeri primi e i meno giovani come Massimo Gramellini, di cui ho adorato Fai bei Sogni. Sempre di casa nostra, ormai qualche anno fa, mi è stato presentato Erri de Luca che, al di là delle polemiche sul suo modo di scrivere spesso simile a se stesso, alla brevità dei suoi libri, alla pomposità di certi passaggi, per me resta un grande autore e se devo scegliere un libro a caso di quelli che ho letto, d'istinto dico Montedidio. Altri italiani Niccolò Ammaniti con Ti prendo e ti porto via e Raffaello Mastrolonardo con Lettera a Lèontine (un massacro del cuore). D'estate, chi mi legge lo sa, prediligo i gialli e in particolare quelli nordici, per questo qui citerò i lavori di Anne Holt, uno su tutti il primo che mi capitò tra le mani ormai parecchi anni fa: Quello che ti meriti (in realtà nemmeno uno di questi piccoli thriller freddi e silenziosi mi ha mai deluso). Da poco ho invece scoperto Fred Vargas e per ora il migliore è, secondo me, L'uomo a rovescio. Tornando ai romanzi, uno di quelli che sicuramente ha segnato in maniera indelebile la mia vita e i miei gusti è Molto forte incredibilmente vicino di Jonathan Safran Foer, in assoluto uno dei miei autori preferiti (del suo Ogni cosa è illuminata ho già scritto anche qui). Negli anni ho letto, e amato, anche Le ceneri di Angela di Frank McCurt, L'Amante di Abraham Yehoshua, Middlesex di Jeffrey Eugenides, Quella sera dorata di Peter Cameron, L'albero delle lattine di Anne Tyler (di lei ho letto molto e mi è piaciuto quasi tutto), L'età dei sogni di Anna Gavalda, La vita davanti a sé di Romain Gary (una Storia), Sabato di Ian McEwan e Nel mare ci sono i coccodrilli di Enaiatollah Akbari, letto da poco. Tra i saggi, cioè quei libri mistoscienza che tanto mi piace leggere ci sono L'uomo che scambiò la moglie per un cappello di Oliver Sacks, Se niente importa di nuovo di Safran Foer, Donne che amano troppo di Robin Norwood, Xto e J-C. Christo e Jeanne-Claude, la biografia di Burt Chelbow.
Mi accorgo che in in questo lungo post non ho dato spazio, più o meno volontariamente, né alle poesie, né ai libri su giardini-orti-alberi-fiori-ecoseverdichepiaccionoame, né ai grandi classici come L'amore ai tempi del colera o Il Piccolo Principe, non so perché, forse semplicemente perché li vivo meno come scelte: li ho letti perché...chi non lo ha fatto? Mi pare di averli recuperati tutti, o almeno molti, se dovessero venirmente in mente altri li aggiungerò e quando ne leggerò di nuovi farò altrettanto!

lunedì 7 maggio 2012

Sex and the city

"...Il sesso è un veicolo diverso, che fa deragliare tempo e significati, un iperspazio biologico lontano dall'esistenza cosciente non meno dei sogni, non meno dell'acqua dall'aria...". Ho iniziato a leggere Sabato, di Ian McEwan. Mi piace. Probabilmente è prematuro dirlo, forse il fatto di leggerlo in treno, isolandomi da tutte le voci di sottofondo, dai pensieri del mattino che comincia, dalle preoccupazioni da risolvere e affrontare, mi facilita le cose. Per la sera sotto le coperte (anzi, sotto il piumone, nonostante sia maggio già da un pò), ho lasciato sul comodino 1Q84 del buon Haruki, saranno almeno dieci anni che con cadenza regolare leggo uno dei suoi libri, quasi sempre non resto delusa. Solo che il megatomo di Murakami non si presta granché al trasporto pubblico, anzi, non si presta granché al trasporto in generale: con il suo chilo abbondante è già difficoltoso maneggiarlo a letto, figuriamoci tenerlo in borsa o leggerlo sul treno. Sabato, invece, con la sua edizione leggera e la cover color petrolio è quello che ci vuole per iniziare una giornata, possibilmente lavorativa. Di solito scrivo di libri già terminati o almeno letti per buona parte, questa volta no e il perchè sta nelle prime due righe del post. Tra pagine di parole, messe insieme talmente bene che spesso mi viene da pensare "cavoli, avrei reso esattamente così quel sentimento o quella sensazione, peccato che non sarei mai riuscita a scegliere in modo tanto perfetto i termini da usare e mescolare", ci sono frasi come quella sul sesso che ho scritto quassù e che rappresentano esattamente ciò che penso io sul tema. Lo Sminatore probabilmente mi direbbe che sto indossando per l'ennesima volta il mio inadeguato vestito da cinica, forse avrebbe ragione, non so. Sicuramente non sono mai stata un'inguaribile romantica, anzi, non ho mai pensato che il sesso fosse la naturale conseguenza dell'amore, ho sempre ritenuto infatti che il sesso fosse sesso e basta. Con questo non voglio certo dire che vada fatto sempre e comunque, anche quando non ha alcun significato, anche solo come valvola di sfogo. Penso infatti che il sesso fatto tanto per farlo sia abbastanza inutile e a volte pure poco furbo. Credo però che il voler per forza collegare il sesso ad un gesto d'amore, il voler riempire di dolcezza qualcosa che molto spesso poco si discosta dal puro istinto animale, non sia un atteggiamento particolarmente sincero. Le parole del libro "fa deragliare tempo e significati" sono molto vere, secondo me: facendo sesso si pensa a sé, all'altro, al momento che si vive, agli odori che ci riempiono, ai rumori che si sentono e tutto questo lo si fa senza pensare a nulla. Pensare senza pensare. I pensieri veri sono in gioco prima e spesso anche dopo. Le parole dette o sentite per arrivare al sesso sono così spesso diverse (persino opposte!) da quelle che si dicono e si sentono dopo...Per non parlare del tempo, che scorre veloce o lentissimo, senza che se ne abbia minimamente la percezione. "Un iperspazio biologico lontano dall'esistenza cosciente non meno dei sogni, non meno dell'acqua dall'aria", in quei momenti, anche se si è insieme alla persona di una vita, anche se c'è l'amore a rendere tutto più bello, si è lontani da sé, dalla costruzione del pensiero logico, anche quando ci si prova non si riesce ad incasellare le idee, le sensazioni, le emozioni. Si vive il momento e basta. Quando non è così, quando si ha il tempo di fare la lista della spesa per la cena del giorno dopo, quando si riesce a ragionare sull'orario dei treni o sulle case in affitto, allora non è più cosa. Almeno secondo me, s'intende. Spero che Sabato continui a stupirmi, a tenermi incollata alle pagine e ai caratteri fitti fitti uno in fila all'altro, trasportandomi, come pochi autori sanno fare, in una dimensione parallela, che si apre con il pshhhh delle porte di un regionale e si chiude con il treno che rallenta nella mia stazione.