Il duemiladiciannove è iniziato, senza fare troppo rumore.
Abbiamo brindato sotto al nostro grande albero, siamo andati a letto presto.
Fortunatamente dopo un paio di giorni sono tornata al lavoro, così il mio compleanno è trascorso in sordina, tra mail a cui rispondere, caffè al bar, pianificazione e programmazione futura.
Mi aspetta ancora una cena come si deve al ristorante e poi anche questi festeggiamenti saranno passati, senza fare troppo rumore.
La sera prima dell’Epifania un aperitivo semplice tra amici si è trasformato in una pizza al bancone e in uno scambio regali improvvisato, da cui sono uscita carica di meraviglie.
La prima meraviglia è stata il calore degli abbracci.
Chi mi conosce sa che non sono molto brava a condividere con gli altri le mie difficoltà, per anni mi è stato più facile scriverle qui (e questo fatto è stato spesso, comprensibilmente, motivo di scazzi), appuntarle su carta, raccontarle alla psicoterapeuta e ogni tanto a mia madre. Ora le cose stanno cambiando, credo: da quando abbiamo scoperto la malattia di mamma sono andata in analisi solo un paio di volte, non so nemmeno io dire il perché, ma la situazione è questa. Quindi, oltre a non parlare delle mie difficoltà con gli amici, adesso non ne parlo nemmeno nella stanza gialla rosa, qui scrivo sempre più raramente e non sto tenendo nessun diario privato.
Cosa sta succedendo?
Sicuramente la chimica aiuta, ma non credo che basti.
Sicuramente una sorta di accettazione attiva degli eventi favorisce il mantenimento di un seppur precario equilibrio mentale.
Sicuramente sono stata pervasa da una sorta di rabbioso fatalismo che sarebbe stato decisamente molto più saggio tirare fuori qualcosa come dieci anni fa, minimo.
Sicuramente il lavoro quotidiano mi sta dando una stabilità psicofisica che nemmeno lo yoga.
All’appello mancano alcune cose che purtroppo ora non sono possibili, come le camminate nel bosco, le corse al tramonto, le ore di pilates in palestra. Ma quando sotto le vacanze mi sono concessa il lusso di passeggiare lungo il mare l’anima e gli occhi mi hanno ringraziata un sacco.
Tra i bellissimi regali che ho ricevuto per il compleanno, oltre agli abbracci che ho anticipato quassù, ci sono state tante cose che mi hanno fatto sentire amata e che hanno confermato una sensazione che ho avuto da sempre: scegliere un regalo per me è facilissimo!
Cosa mi piace lo sanno tutti, ammorbo mezzo mondo con handmade, foglie, cartoleria, libri, moda sostenibile e natura, quindi nei pacchetti che ho scartato c’ero proprio io. Nonostante io sia decisamente trasparente riguardo ai gusti, non immaginavo ci fossero, attorno a me, persone così capaci di leggermi dentro e capire non solo come sono fatta, ma anche quale momento sto attraversando. Che siano le coccole di una crema o di una sciarpa calda, che siano collane, stampe e foglie di ceramica, tutti i pensieri hanno colto nel segno.
Potrei mostrarvi il contenuto di ogni pacchetto ma non basterebbe un post intero, perciò vi lascio il link a questa meraviglia e una frase veloce tratta dalle sue pagine a fiori:
Fiorire quando nessuno
ricorda la Primavera
P.S. A proposito di fiori, domani ci sarà il mio primo laboratorio all'Orto Botanico (gioia!). Ecco spiegata la foto quassù.
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venerdì 11 gennaio 2019
venerdì 29 aprile 2016
Thismustbetheblog #7: Flamingo Bergamo
Ci siamo, è giunto il momento di un Thismustbetheblog. Per chi capitasse qui da poco o magari addirittura per caso, per la prima volta, ecco di cosa sto parlando; potete trovare le altre sei puntante sparse qua e là nel blog.
Questa volta è toccato a un posto che avevo nel cuore da molto, moltissimo tempo, ma che non ero mai riuscita a raggiungere. Quel posto è Flamingo Bergamo, un incanto che non si può descrivere a parole ma bisogna andarci di persona, perché le ragazze che lavorano lì sono adorabili e tutte le foto che vedete sui loro profili Instagram e Facebook sono vere al 100%.
Sono partita la mattina presto con mamma e rientrata in serata, ma sono riuscita non solo a girovagare beata a Bergamo bassa (compresa, appunto, una lunghiiiisssssima sosta da Flamingo), ma anche a salire in città alta dove abbiamo pranzato e visitato, finalmente, l'orto botanico. Questo posto merita un paio di battute solo per lui: è piccolo e curatissimo, ricco di specie diverse e, soprattutto, di alberi che io non avevo mai visto prima e che mi hanno stregata, uno in particolare è l'albero dei fazzoletti.
Ci sono salvie di tutte le dimensioni e colori, piante acquatiche e aromatiche, tulipani lisci e frastagliati, bianchi e neri, maggiociondoli in crescita, viburni che così belli proprio mai, aquilegie di mille tipi differenti.
Il motivo per cui ho parlato un poco anche dell'orto e ho scelto una bella peonia (color fenicottero) come foto, sta nel fatto che Daniela, la proprietaria del negozio, mi ha detto di amare molto i fiori e mi sembrava carino associare il post che racconta di lei a qualche storia fiorita.
Tornando dunque alla mia sosta da Flamingo Bergamo non posso esimermi dal mostrare cosa ho acquistato (dopo numerosi ragionamenti fatti a casa guardando il sito e cento prove in camerino):
- I pantaloni con le giraffe di King Louie (e c'è mancato poco, pochissimo, che non mi portassi a casa anche l'ennesimo vestito)
- Tre magliette di Alternative apparel (bianca, verde acqua e nera) perché corrispondono esattamente a quello che stavo cercando per diversi motivi, uno su tutti lo spiegherò alla fine del post
- Una candela immorale (la chiamo così per il prezzo, non sono proprio abituata a candele costose ma la volevo provare da tanto e il profumo che lascia, la durata, la bellezza della confezione mi hanno convinta della scelta)
- Un mazzetto di incensi al palo santo (che sono stati un regalo molto gradito e che mi hanno dato un pretesto per scoprire qualcosa di più su questo albero)
- Un regaletto che non posso svelare, sia mai che il destinatario legga il post e capisca tutto
Poi, mi hanno pure donato una bellissima tazza, ma ve l'ho detto che le ragazze sono proprio carine!
Per concludere voglio motivare ulteriormente la mia scelta di spararmi quasi otto ore di treno per comprare qualche vestito: sono andata a Bergamo il 23 aprile, durante la settimana dell'acquisto consapevole di capi d'abbigliamento, quella cosa che in questi giorni vedete ovunque sotto il nome di Fashion Revolution Day, con lo slogan "Who made my clothes?". Da qualche tempo sto modificando radicalmente il mio modo di vestire, sulla base di una scelta etica dettata dalla chiaramente insostenibile situazione in cui si trova la produzione di abbigliamento. Non sono una grande esperta ma mi sto documentando molto e persone come Vendetta Uncinetta o Marina Spadafora mi stanno decisamente aiutando in tal senso. Ho visto, come molti, il documentario The True Cost e, soprattutto, mi sono lasciata tormentare da una domanda: perché è stato ed è semplice prendermi cura della mia alimentazione, scegliendo prodotti sostenibili dal punto di vista ambientale, mangiando da onnivora ma cercando di non comprare cibo di derivazione animale non certa, privilegiando il km0 ogni volta che posso e, invece, non è così facile cambiare abitudini nell'acquisto dei vestiti? Perché non è immediato eliminare la fast fashion dal mio modo di comprare? Temo che molto dipenda dal fatto che un cibo buono, genuino, scelto con attenzione mi regala un benessere evidente ed immediato, mentre un paio di pantaloni che costano quattro volte di più di quelli comprati in un negozione a 29.99 euro non mi dimostrano altrettanto in fretta il loro valore. Vedo il prezzo alto e non penso granché al resto. Le mie scelte, ora, sono molto più ragionate, i marchi che ho acquistato da Flamingo dichiarano pubblicamente (anche sul sito) il loro impegno ambientale e umano e ora nel mio armadio ci sono alcuni capi nuovi che sono certa mi dureranno di più (se non altro perché li tratterò con maggiore cura) e che si mescoleranno con i vestiti vintage che compro regolarmente da quando andavo al liceo.
Io, ve lo dico, mi sento molto meglio.
Questa volta è toccato a un posto che avevo nel cuore da molto, moltissimo tempo, ma che non ero mai riuscita a raggiungere. Quel posto è Flamingo Bergamo, un incanto che non si può descrivere a parole ma bisogna andarci di persona, perché le ragazze che lavorano lì sono adorabili e tutte le foto che vedete sui loro profili Instagram e Facebook sono vere al 100%.
Sono partita la mattina presto con mamma e rientrata in serata, ma sono riuscita non solo a girovagare beata a Bergamo bassa (compresa, appunto, una lunghiiiisssssima sosta da Flamingo), ma anche a salire in città alta dove abbiamo pranzato e visitato, finalmente, l'orto botanico. Questo posto merita un paio di battute solo per lui: è piccolo e curatissimo, ricco di specie diverse e, soprattutto, di alberi che io non avevo mai visto prima e che mi hanno stregata, uno in particolare è l'albero dei fazzoletti.
Ci sono salvie di tutte le dimensioni e colori, piante acquatiche e aromatiche, tulipani lisci e frastagliati, bianchi e neri, maggiociondoli in crescita, viburni che così belli proprio mai, aquilegie di mille tipi differenti.
Il motivo per cui ho parlato un poco anche dell'orto e ho scelto una bella peonia (color fenicottero) come foto, sta nel fatto che Daniela, la proprietaria del negozio, mi ha detto di amare molto i fiori e mi sembrava carino associare il post che racconta di lei a qualche storia fiorita.
Tornando dunque alla mia sosta da Flamingo Bergamo non posso esimermi dal mostrare cosa ho acquistato (dopo numerosi ragionamenti fatti a casa guardando il sito e cento prove in camerino):
- I pantaloni con le giraffe di King Louie (e c'è mancato poco, pochissimo, che non mi portassi a casa anche l'ennesimo vestito)
- Tre magliette di Alternative apparel (bianca, verde acqua e nera) perché corrispondono esattamente a quello che stavo cercando per diversi motivi, uno su tutti lo spiegherò alla fine del post
- Una candela immorale (la chiamo così per il prezzo, non sono proprio abituata a candele costose ma la volevo provare da tanto e il profumo che lascia, la durata, la bellezza della confezione mi hanno convinta della scelta)
- Un mazzetto di incensi al palo santo (che sono stati un regalo molto gradito e che mi hanno dato un pretesto per scoprire qualcosa di più su questo albero)
- Un regaletto che non posso svelare, sia mai che il destinatario legga il post e capisca tutto
Poi, mi hanno pure donato una bellissima tazza, ma ve l'ho detto che le ragazze sono proprio carine!
Per concludere voglio motivare ulteriormente la mia scelta di spararmi quasi otto ore di treno per comprare qualche vestito: sono andata a Bergamo il 23 aprile, durante la settimana dell'acquisto consapevole di capi d'abbigliamento, quella cosa che in questi giorni vedete ovunque sotto il nome di Fashion Revolution Day, con lo slogan "Who made my clothes?". Da qualche tempo sto modificando radicalmente il mio modo di vestire, sulla base di una scelta etica dettata dalla chiaramente insostenibile situazione in cui si trova la produzione di abbigliamento. Non sono una grande esperta ma mi sto documentando molto e persone come Vendetta Uncinetta o Marina Spadafora mi stanno decisamente aiutando in tal senso. Ho visto, come molti, il documentario The True Cost e, soprattutto, mi sono lasciata tormentare da una domanda: perché è stato ed è semplice prendermi cura della mia alimentazione, scegliendo prodotti sostenibili dal punto di vista ambientale, mangiando da onnivora ma cercando di non comprare cibo di derivazione animale non certa, privilegiando il km0 ogni volta che posso e, invece, non è così facile cambiare abitudini nell'acquisto dei vestiti? Perché non è immediato eliminare la fast fashion dal mio modo di comprare? Temo che molto dipenda dal fatto che un cibo buono, genuino, scelto con attenzione mi regala un benessere evidente ed immediato, mentre un paio di pantaloni che costano quattro volte di più di quelli comprati in un negozione a 29.99 euro non mi dimostrano altrettanto in fretta il loro valore. Vedo il prezzo alto e non penso granché al resto. Le mie scelte, ora, sono molto più ragionate, i marchi che ho acquistato da Flamingo dichiarano pubblicamente (anche sul sito) il loro impegno ambientale e umano e ora nel mio armadio ci sono alcuni capi nuovi che sono certa mi dureranno di più (se non altro perché li tratterò con maggiore cura) e che si mescoleranno con i vestiti vintage che compro regolarmente da quando andavo al liceo.
Io, ve lo dico, mi sento molto meglio.
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