Il duemiladiciannove è iniziato, senza fare troppo rumore.
Abbiamo brindato sotto al nostro grande albero, siamo andati a letto presto.
Fortunatamente dopo un paio di giorni sono tornata al lavoro, così il mio compleanno è trascorso in sordina, tra mail a cui rispondere, caffè al bar, pianificazione e programmazione futura.
Mi aspetta ancora una cena come si deve al ristorante e poi anche questi festeggiamenti saranno passati, senza fare troppo rumore.
La sera prima dell’Epifania un aperitivo semplice tra amici si è trasformato in una pizza al bancone e in uno scambio regali improvvisato, da cui sono uscita carica di meraviglie.
La prima meraviglia è stata il calore degli abbracci.
Chi mi conosce sa che non sono molto brava a condividere con gli altri le mie difficoltà, per anni mi è stato più facile scriverle qui (e questo fatto è stato spesso, comprensibilmente, motivo di scazzi), appuntarle su carta, raccontarle alla psicoterapeuta e ogni tanto a mia madre. Ora le cose stanno cambiando, credo: da quando abbiamo scoperto la malattia di mamma sono andata in analisi solo un paio di volte, non so nemmeno io dire il perché, ma la situazione è questa. Quindi, oltre a non parlare delle mie difficoltà con gli amici, adesso non ne parlo nemmeno nella stanza gialla rosa, qui scrivo sempre più raramente e non sto tenendo nessun diario privato.
Cosa sta succedendo?
Sicuramente la chimica aiuta, ma non credo che basti.
Sicuramente una sorta di accettazione attiva degli eventi favorisce il mantenimento di un seppur precario equilibrio mentale.
Sicuramente sono stata pervasa da una sorta di rabbioso fatalismo che sarebbe stato decisamente molto più saggio tirare fuori qualcosa come dieci anni fa, minimo.
Sicuramente il lavoro quotidiano mi sta dando una stabilità psicofisica che nemmeno lo yoga.
All’appello mancano alcune cose che purtroppo ora non sono possibili, come le camminate nel bosco, le corse al tramonto, le ore di pilates in palestra. Ma quando sotto le vacanze mi sono concessa il lusso di passeggiare lungo il mare l’anima e gli occhi mi hanno ringraziata un sacco.
Tra i bellissimi regali che ho ricevuto per il compleanno, oltre agli abbracci che ho anticipato quassù, ci sono state tante cose che mi hanno fatto sentire amata e che hanno confermato una sensazione che ho avuto da sempre: scegliere un regalo per me è facilissimo!
Cosa mi piace lo sanno tutti, ammorbo mezzo mondo con handmade, foglie, cartoleria, libri, moda sostenibile e natura, quindi nei pacchetti che ho scartato c’ero proprio io. Nonostante io sia decisamente trasparente riguardo ai gusti, non immaginavo ci fossero, attorno a me, persone così capaci di leggermi dentro e capire non solo come sono fatta, ma anche quale momento sto attraversando. Che siano le coccole di una crema o di una sciarpa calda, che siano collane, stampe e foglie di ceramica, tutti i pensieri hanno colto nel segno.
Potrei mostrarvi il contenuto di ogni pacchetto ma non basterebbe un post intero, perciò vi lascio il link a questa meraviglia e una frase veloce tratta dalle sue pagine a fiori:
Fiorire quando nessuno
ricorda la Primavera
P.S. A proposito di fiori, domani ci sarà il mio primo laboratorio all'Orto Botanico (gioia!). Ecco spiegata la foto quassù.
Visualizzazione post con etichetta regalo. Mostra tutti i post
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venerdì 11 gennaio 2019
venerdì 4 novembre 2016
F come Flamingo
Scrivo questo post a due settimane di distanza dall'ultimo. Mi capita di rado, ma a volte succede.
Motivi? Tanti. Motivi principali che userò per spazzare via gli altri: il lavoro e la promozione del mio libro.
Se non sono al Festival della Scienza o alla Fabbrica di Staglieno sono a casa che scrivo post su Facebook, rispondo a mail, leggo messaggi di persone interessate all'acquisto o semplicemente curiose di saperne di più.
Sia chiaro, tutto questo mi lusinga, mi stupisce e mi fa sentire molto fortunata!
Nel frattempo, però, ho pensato anche di accogliere l'autunno (ormai quasi inverno) con un ordine che si rispetti: un ordine da Flamingo Bergamo.
Ecco di cosa voglio scrivere oggi, per rimanere leggera e per consigliare ancora una volta a tutti di comprare da Daniela, perché i suoi articoli sono belli, originali e made in Italy o comunque attenti alle tematiche (a me tanto care!) della sostenibilità ambientale e umana. Perché le consegne sono veloci. Perché la gentilezza di chi sta dall'altra parte del bancone è super.
Quindi, bando alle ciance, vi presento i miei acquisti:
- 1 paio di leggings - pantalone a righe che sono la fine del mondo. Morbidissimi, comodissimi e caldissimi (non che qui a Genova, in questi giorni, ce ne fosse bisogno: 25 gradi fissi).
- 1 maglia, a righe pure quella (regalo di mamma, a onor del vero). Il mix di colori sta bene con tutto: c'è il verde che, lo sapete, è il mio, ci sono il blu e il nero accoppiati che a me piacciono sempre tanto.
- 1 bracciale che mi sono regalata per l'uscita del libro (e fatica annessa). Ho scelto la scritta "STAY WILD" perché è quella che, in assoluto, sento più mia. Se avessi saputo l'entità delle settimane che mi aspettavano, però, di bracciali me ne sarei comprata anche più di uno, probabilmente avrei preso "AVRÓ CURA DI TE", sicuramente avrei ordinato "VAFFANCULO".
- 1 serie di scatolette per il cibo, perché le lascio sempre ovunque, perché tutte le persone che conosco credo abbiano una mia scatoletta per il cibo.
- due regalini per un'amica che ha compiuto gli anni da poco. Visto che devo ancora consegnarli e che non sono sicura non legga questo post, preferisco non scrivere nulla di più :-)
Non sono solita raccontare tutto ciò che compro, anche perché, ultimamente, sto acquistando poche cose e sempre dopo averci riflettuto su parecchio. Vestiti solo se servono e se rispettano le condizioni di cui ho ormai parlato molte volte. Oggetti solo se indispensabili (tipo pentole, piatti, cose così). Libri senza ritegno (nessuno è perfetto).
Il motivo per cui di Flamingo scrivo sempre (qui, qui e qui i precedenti) l'ho già detto: ne vale la pena per un sacco di ragioni. Se poi riuscite a fare un salto in negozio... tanto meglio!
P.S. La foto non c'entra niente con il post, lo so. Ma avevo bisogno, tanto bisogno, di sentieri.
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Motivi? Tanti. Motivi principali che userò per spazzare via gli altri: il lavoro e la promozione del mio libro.
Se non sono al Festival della Scienza o alla Fabbrica di Staglieno sono a casa che scrivo post su Facebook, rispondo a mail, leggo messaggi di persone interessate all'acquisto o semplicemente curiose di saperne di più.
Sia chiaro, tutto questo mi lusinga, mi stupisce e mi fa sentire molto fortunata!
Nel frattempo, però, ho pensato anche di accogliere l'autunno (ormai quasi inverno) con un ordine che si rispetti: un ordine da Flamingo Bergamo.
Ecco di cosa voglio scrivere oggi, per rimanere leggera e per consigliare ancora una volta a tutti di comprare da Daniela, perché i suoi articoli sono belli, originali e made in Italy o comunque attenti alle tematiche (a me tanto care!) della sostenibilità ambientale e umana. Perché le consegne sono veloci. Perché la gentilezza di chi sta dall'altra parte del bancone è super.
Quindi, bando alle ciance, vi presento i miei acquisti:
- 1 paio di leggings - pantalone a righe che sono la fine del mondo. Morbidissimi, comodissimi e caldissimi (non che qui a Genova, in questi giorni, ce ne fosse bisogno: 25 gradi fissi).
- 1 maglia, a righe pure quella (regalo di mamma, a onor del vero). Il mix di colori sta bene con tutto: c'è il verde che, lo sapete, è il mio, ci sono il blu e il nero accoppiati che a me piacciono sempre tanto.
- 1 bracciale che mi sono regalata per l'uscita del libro (e fatica annessa). Ho scelto la scritta "STAY WILD" perché è quella che, in assoluto, sento più mia. Se avessi saputo l'entità delle settimane che mi aspettavano, però, di bracciali me ne sarei comprata anche più di uno, probabilmente avrei preso "AVRÓ CURA DI TE", sicuramente avrei ordinato "VAFFANCULO".
- 1 serie di scatolette per il cibo, perché le lascio sempre ovunque, perché tutte le persone che conosco credo abbiano una mia scatoletta per il cibo.
- due regalini per un'amica che ha compiuto gli anni da poco. Visto che devo ancora consegnarli e che non sono sicura non legga questo post, preferisco non scrivere nulla di più :-)
Non sono solita raccontare tutto ciò che compro, anche perché, ultimamente, sto acquistando poche cose e sempre dopo averci riflettuto su parecchio. Vestiti solo se servono e se rispettano le condizioni di cui ho ormai parlato molte volte. Oggetti solo se indispensabili (tipo pentole, piatti, cose così). Libri senza ritegno (nessuno è perfetto).
Il motivo per cui di Flamingo scrivo sempre (qui, qui e qui i precedenti) l'ho già detto: ne vale la pena per un sacco di ragioni. Se poi riuscite a fare un salto in negozio... tanto meglio!
P.S. La foto non c'entra niente con il post, lo so. Ma avevo bisogno, tanto bisogno, di sentieri.
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venerdì 22 aprile 2016
Una ragazzina sull'Albero
L'unico selfie a cui abbia mai aspirato è di legno ed è una Myselfie: una delle ragazzine di Rita.
Rita lo sapete tutti chi è, ma se non lo sapete Rita è lei e vi consiglio di seguirla anche su Facebook e su Instagram, perché i suoi profili sono pura poesia, come i suoi capelli celesti.
Il mondo di Faccio e Disfo (che poi io non ho mica ancora capito cosa disfi, fa di continuo ed è tutto perfetto!) è un universo parallelo posizionato esattamente tra voi e la vostra infanzia, tra il gusto che avete adesso e la fissazione intramontabile per quaderni, penne e righelli per fare le cornicette con le onde.
Questa ragione, questo filo diretto con la me di trent'anni fa, insieme alla decisione di smetterla di sbavare sullo shop on line del Cottage, mi ha portato a ordinare una Myselfie e una Secret Bag, battendo le mani velocissime non appena è partito il bonifico.
La decisione finale l'ho presa una sera di idee e immaginazione, mentre cercavo di capire come mettere in pratica un progetto e mi servivano dei timbri con cui scrivere, delle lettere minuscole da usare con inchiostro nero e colorato sui quaderni che ho costruito da Papê l'anno scorso. Ho navigato un po' on line e voilà, sul sito di Rita ho scoperto che c'era una scatoletta di legno (meravigliosa) piena di timbri (meravigliosi) che aspettava solo di essere ordinata.
Come è andata poi? Poi è andata che volevo aggiungere qualcosina per ammortizzare le spese di spedizione e mi sono detta: "Perché non ti regali, finalmente, una Myselfie?". E quindi, alla fine della favola come si dice qui a Genova, ho comprato tutto, timbri, collana e sacchetto di stoffa (meraviglioso) pieno di sorprese (meravigliose) scelte dai figli (meravigliosi) di Rita, meravigliosa pure lei, che ve lo dico a fare!
Ho compilato il form sulle mie caratteristiche affinché la ragazzina arrivasse davvero somigliante a me, ho aspettato giusto il tempo che le mani artigiane di Rita la confezionassero ed è arrivata. Non ho potuto ritirare io il pacco, ma non ho saputo resistere e ho chiesto a chi lo aveva preso per me di scartare qualche busta e mandarmi le foto. La Myselfie ha commosso tutti, grandi e grossi compresi.
Perché sono io, senza se e senza ma. Ha i capelli carota, la maglia a righe, le scarpe da maschiaccio e una foglia in mano... che altro?
Ora, come in ogni post haul (è così che si chiama vero?) che si rispetti di ogni blogger che si rispetti, vi elenco tutto quello che ho trovato nel sacchetto del Cottage, partendo dalla foto quassù in rigoroso ordine sparso.
- Sei penne (non quattro, non cinque... sei!) a fiori con la punta tipo tratto-pen: ogni penna ha un piccolo pois del colore del suo inchiostro disegnato sul tappo, per sapere sempre come si scriverà
- Una matita a scatto sottile e leggerissima, perfetta per non appesantire la borsa (inutile che vi dica che io, nella mia borsa, ho messo tutto, noncurante del peso perché CERTAMENTE mi servirà ogni sfumatura di colore)
- Due taccuini verticali, che più romantici di così non credo sia possibile (i fogli all'interno sono liberi da righe o quadretti e sono di una carta paglia bellissima)
- Cinque bustine d'altri tempi, per mandare auguri, amore, foglie secche
- Il sacchetto del Cottage, in stoffa grezza, perfetto per la biancheria quando si viaggia (o per le scarpe se a scuola c'è ginnastica :-) )
- Un timbro a forma di orologio con relativo inchiostro rosso
- Il famoso righello con le onde per fare le cornicette
- Il quadernino di Veronica
- La scatola di legno vintage con le lettere minuscole da timbrare
- Il taccuino ufficiale del Cottage, capiente e utilissimo
- La Myselfie con il suo certificato di autenticità
- Gli adesivi, perché Rita è furbissima e sa che aprendo i mille pacchetti contenuti nel sacchetto il chiodo fisso è non rompere gli adesivi chiudipacco. Impossibile: si rompono tutti e lo struggimento è a mille. Rita lo sa e ti fa trovare una confezione di piccoli adesivi botanici (e non solo), intatti, all'interno della Cottage Secret Bag.
Prima di chiudere questo lungo post c'è un'ultima cosa che vorrei dire sull'ordine che ho fatto a Rita: dovevo farlo prima.
Rita lo sapete tutti chi è, ma se non lo sapete Rita è lei e vi consiglio di seguirla anche su Facebook e su Instagram, perché i suoi profili sono pura poesia, come i suoi capelli celesti.
Il mondo di Faccio e Disfo (che poi io non ho mica ancora capito cosa disfi, fa di continuo ed è tutto perfetto!) è un universo parallelo posizionato esattamente tra voi e la vostra infanzia, tra il gusto che avete adesso e la fissazione intramontabile per quaderni, penne e righelli per fare le cornicette con le onde.
Questa ragione, questo filo diretto con la me di trent'anni fa, insieme alla decisione di smetterla di sbavare sullo shop on line del Cottage, mi ha portato a ordinare una Myselfie e una Secret Bag, battendo le mani velocissime non appena è partito il bonifico.
La decisione finale l'ho presa una sera di idee e immaginazione, mentre cercavo di capire come mettere in pratica un progetto e mi servivano dei timbri con cui scrivere, delle lettere minuscole da usare con inchiostro nero e colorato sui quaderni che ho costruito da Papê l'anno scorso. Ho navigato un po' on line e voilà, sul sito di Rita ho scoperto che c'era una scatoletta di legno (meravigliosa) piena di timbri (meravigliosi) che aspettava solo di essere ordinata.
Come è andata poi? Poi è andata che volevo aggiungere qualcosina per ammortizzare le spese di spedizione e mi sono detta: "Perché non ti regali, finalmente, una Myselfie?". E quindi, alla fine della favola come si dice qui a Genova, ho comprato tutto, timbri, collana e sacchetto di stoffa (meraviglioso) pieno di sorprese (meravigliose) scelte dai figli (meravigliosi) di Rita, meravigliosa pure lei, che ve lo dico a fare!
Ho compilato il form sulle mie caratteristiche affinché la ragazzina arrivasse davvero somigliante a me, ho aspettato giusto il tempo che le mani artigiane di Rita la confezionassero ed è arrivata. Non ho potuto ritirare io il pacco, ma non ho saputo resistere e ho chiesto a chi lo aveva preso per me di scartare qualche busta e mandarmi le foto. La Myselfie ha commosso tutti, grandi e grossi compresi.
Perché sono io, senza se e senza ma. Ha i capelli carota, la maglia a righe, le scarpe da maschiaccio e una foglia in mano... che altro?
Ora, come in ogni post haul (è così che si chiama vero?) che si rispetti di ogni blogger che si rispetti, vi elenco tutto quello che ho trovato nel sacchetto del Cottage, partendo dalla foto quassù in rigoroso ordine sparso.
- Sei penne (non quattro, non cinque... sei!) a fiori con la punta tipo tratto-pen: ogni penna ha un piccolo pois del colore del suo inchiostro disegnato sul tappo, per sapere sempre come si scriverà
- Una matita a scatto sottile e leggerissima, perfetta per non appesantire la borsa (inutile che vi dica che io, nella mia borsa, ho messo tutto, noncurante del peso perché CERTAMENTE mi servirà ogni sfumatura di colore)
- Due taccuini verticali, che più romantici di così non credo sia possibile (i fogli all'interno sono liberi da righe o quadretti e sono di una carta paglia bellissima)
- Cinque bustine d'altri tempi, per mandare auguri, amore, foglie secche
- Il sacchetto del Cottage, in stoffa grezza, perfetto per la biancheria quando si viaggia (o per le scarpe se a scuola c'è ginnastica :-) )
- Un timbro a forma di orologio con relativo inchiostro rosso
- Il famoso righello con le onde per fare le cornicette
- Il quadernino di Veronica
- La scatola di legno vintage con le lettere minuscole da timbrare
- Il taccuino ufficiale del Cottage, capiente e utilissimo
- La Myselfie con il suo certificato di autenticità
- Gli adesivi, perché Rita è furbissima e sa che aprendo i mille pacchetti contenuti nel sacchetto il chiodo fisso è non rompere gli adesivi chiudipacco. Impossibile: si rompono tutti e lo struggimento è a mille. Rita lo sa e ti fa trovare una confezione di piccoli adesivi botanici (e non solo), intatti, all'interno della Cottage Secret Bag.
Prima di chiudere questo lungo post c'è un'ultima cosa che vorrei dire sull'ordine che ho fatto a Rita: dovevo farlo prima.
domenica 8 novembre 2015
Natale a Novembre
Oggi, anche se siamo solo ai primi di Novembre, sembrava Natale.
E non per il clima, che anzi era quasi settembrino, ma per l'aria di festa che si respirava.
Mi sono svegliata e ho fatto colazione con il pane dolce e la marmellata di bergamotto, sapevo che mi avrebbero atteso alberi, foglie, sole, amici e la macchina fotografica nuova. Forse qui non lo avevo nemmeno scritto, ma qualche settimana fa, in pieno Festival della Scienza, mi hanno rubato la reflex. Ci sono rimasta male, per le modalità del furto più che per il costo della fotocamera, che per me però aveva un grande valore affettivo: la mia prima reflex comprata con i soldi di una cosa importante che stava finendo. Era un oggetto proiettato nel futuro e perderlo così, mentre stavo lavorando, mi è dispiaciuto moltissimo. Poi, come faccio sempre, non ho dimenticato ma ho chiuso tutto in un cassetto. A chiave.
Inaspettatamente, pochi giorni dopo, i colleghi mi hanno regalato una nuova macchina, più bella di quella che avevo, più leggera e maneggevole, con una sensibilità ai colori davvero sorprendente. Quale occasione migliore, di una domenica d'autunno nel verde, per provare i primi scatti (il primissimo in assoluto è quello quassù)?
Via con il motorino e poi a piedi, prima sotto gli alberi carichi di foglie gialle, poi in un piccolo cimitero dove il tempo pareva essersi fermato tantissimi anni fa, tra ragnatele, muschio, funghi e pozze di fango.
Bianconi che volavano bassi, gatti diffidenti, rampicanti rossi come il fuoco, semi bianchi che sembravano neve, corbezzoli ancora acerbi che legavano la lingua, momenti silenziosi che a me dicevano un sacco di cose.
E poi gli amici, tutti quanti, tutti i vicini del gruppo whatsapp, l'unico che tollero sul telefono senza sbattere la testa contro il muro ad ogni notifica. Siamo tanti, siamo undici (se non contiamo i bimbi), e oggi, complici tre compleanni ravvicinati, siamo andati a pranzo fuori.
Qui.
Eviterò di scrivere il menù completo, al quale è impossibile sottrarsi perché il gestore porta tutto in tavola come se fossimo a casa, la domenica, con la mamma che ti riempie il piatto perché ti vede deperito. Certamente fino a domattina non toccherò cibo e continuerò a pensare al minestrone clamoroso che ho mangiato oggi, senza fare il bis solo perché dopo mi aspettavano i ravioli.
Abbiamo chiacchierato un sacco, abbiamo aperto i regali (come a Natale!), abbiamo giocato a palla con Martino e aspettato (invano) che Adele si svegliasse. Abbiamo guardato (e fotografato) tramonti, bevuto amari, raccontato viaggi e riso un sacco.
Era da un bel po' che non capitava così e viste le notifiche sul gruppo whatsapp che continuano ad arrivare so che non lo penso soltanto io.
Questa bella domenica chiude un week end strano, iniziato di venerdì e formato da tante cose diverse.
Ieri, per esempio, è stata una giornata un po' stancante perché ho lavorato fuori Genova e mi sono svegliata alle cinque di mattina, reduce da un viaggio a Torino con mamma, bellissimo ma di sicuro per niente riposante. Con lei ho pranzato nel bar che ha inventato i tramezzini, sono andata da Melissa a fare le scorte per l'inverno, ho visitato la mostra di Monet e sono entrata qui, dove ho ricevuto un regalo di Natale anticipato e inaspettato.
Anche se è Novembre.
E non per il clima, che anzi era quasi settembrino, ma per l'aria di festa che si respirava.
Mi sono svegliata e ho fatto colazione con il pane dolce e la marmellata di bergamotto, sapevo che mi avrebbero atteso alberi, foglie, sole, amici e la macchina fotografica nuova. Forse qui non lo avevo nemmeno scritto, ma qualche settimana fa, in pieno Festival della Scienza, mi hanno rubato la reflex. Ci sono rimasta male, per le modalità del furto più che per il costo della fotocamera, che per me però aveva un grande valore affettivo: la mia prima reflex comprata con i soldi di una cosa importante che stava finendo. Era un oggetto proiettato nel futuro e perderlo così, mentre stavo lavorando, mi è dispiaciuto moltissimo. Poi, come faccio sempre, non ho dimenticato ma ho chiuso tutto in un cassetto. A chiave.
Inaspettatamente, pochi giorni dopo, i colleghi mi hanno regalato una nuova macchina, più bella di quella che avevo, più leggera e maneggevole, con una sensibilità ai colori davvero sorprendente. Quale occasione migliore, di una domenica d'autunno nel verde, per provare i primi scatti (il primissimo in assoluto è quello quassù)?
Via con il motorino e poi a piedi, prima sotto gli alberi carichi di foglie gialle, poi in un piccolo cimitero dove il tempo pareva essersi fermato tantissimi anni fa, tra ragnatele, muschio, funghi e pozze di fango.
Bianconi che volavano bassi, gatti diffidenti, rampicanti rossi come il fuoco, semi bianchi che sembravano neve, corbezzoli ancora acerbi che legavano la lingua, momenti silenziosi che a me dicevano un sacco di cose.
E poi gli amici, tutti quanti, tutti i vicini del gruppo whatsapp, l'unico che tollero sul telefono senza sbattere la testa contro il muro ad ogni notifica. Siamo tanti, siamo undici (se non contiamo i bimbi), e oggi, complici tre compleanni ravvicinati, siamo andati a pranzo fuori.
Qui.
Eviterò di scrivere il menù completo, al quale è impossibile sottrarsi perché il gestore porta tutto in tavola come se fossimo a casa, la domenica, con la mamma che ti riempie il piatto perché ti vede deperito. Certamente fino a domattina non toccherò cibo e continuerò a pensare al minestrone clamoroso che ho mangiato oggi, senza fare il bis solo perché dopo mi aspettavano i ravioli.
Abbiamo chiacchierato un sacco, abbiamo aperto i regali (come a Natale!), abbiamo giocato a palla con Martino e aspettato (invano) che Adele si svegliasse. Abbiamo guardato (e fotografato) tramonti, bevuto amari, raccontato viaggi e riso un sacco.
Era da un bel po' che non capitava così e viste le notifiche sul gruppo whatsapp che continuano ad arrivare so che non lo penso soltanto io.
Questa bella domenica chiude un week end strano, iniziato di venerdì e formato da tante cose diverse.
Ieri, per esempio, è stata una giornata un po' stancante perché ho lavorato fuori Genova e mi sono svegliata alle cinque di mattina, reduce da un viaggio a Torino con mamma, bellissimo ma di sicuro per niente riposante. Con lei ho pranzato nel bar che ha inventato i tramezzini, sono andata da Melissa a fare le scorte per l'inverno, ho visitato la mostra di Monet e sono entrata qui, dove ho ricevuto un regalo di Natale anticipato e inaspettato.
Anche se è Novembre.
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domenica 11 ottobre 2015
16 km di desideri
Disclaimer: sono stanca e assolutamente non in grado di scrivere un post sensato, nonostante le buone intenzioni, nonostante le belle esperienze dell'ultima settimana. Ecco il perché di questo elenco, nemmeno troppo sommario, di cose da comprare. Superflue (per usare un eufemismo).
1. I Dansko clogs, in vendita da Flamingo Bergamo, non so ancora il colore e nemmeno se li vorrei aperti o chiusi dietro, ma son dettagli (già che ci sono potrei allargarmi e portarmi via anche calze e vestito).
2. La nuova collezione di Lazzari, in particolare: questa camicia con i dinosauri (indispensabile, per me che non porto quasi mai camicie), questo abito con i cavallini (che potrebbe essere un'ottima terapia d'urto, visto che ho paura dei cavalli), questo maglione con le ghiande (ma solo in caso non riuscissi a comprarmi il prossimo vestito), questo vestito (perché, che ve lo dico a fare, è autunno), questa salopette (che quella di Lazzari che ho comprato l'anno scorso non l'ho tolta quasi mai!)
3. La borsa con i loti di Isabò e Insunsit (è possibile avere, in una sola borsa, delle stampe così belle, un colore così bello e una forma così bella? Evidentemente sì)
4. Le #Tuliclips di Tulimami (dal momento che sono una più bella dell'altra, non sceglierò: le vorrei tutte)
5. Una My#selfie di Faccio e disfo apposta per me (perché è una vita che la vorrei, perché le avventure estive su Instagram delle sue bamboline senza storia mi hanno rapita, perché partecipare al racconto è stato divertentissimo)
6. Un lavoro della bravissima Enrica Trevisan (per esempio questa spilla con i ginkgo, oppure questa con il giardiniere barbuto, per non parlare della serie dedicata alla mia amata Frida)
7. Qualche pezzo dai Vintage Corner di Maison Du Monde (in particolare vorrei tutta la collezione Berlino, chi conosce casa mia sa che sarebbe perfetta!)
8. Un bastimento carico di prodotti di Melissa Erboristeria (perché quelli che ho comprato all'inizio dell'estate stanno finendo e poi perché ricevere un pacco da Valeria è sempre bellissimo. Per esempio, in questo istante, vorrei tantissimo questi)
9. Questo libro (perché mi sembra meraviglioso e indispensabile)
10. I capelli nuovi (ma, come si evince dalla foto, dal parrucchiere ci sono appena stata...un desiderio in meno sulla lista!)
P.S. Il titolo si riferisce alla camminata da cui sono appena tornata: sedici chilometri di sentieri, più di quattro chilometri all'ora. Io e mamma siamo state grandi!
1. I Dansko clogs, in vendita da Flamingo Bergamo, non so ancora il colore e nemmeno se li vorrei aperti o chiusi dietro, ma son dettagli (già che ci sono potrei allargarmi e portarmi via anche calze e vestito).
2. La nuova collezione di Lazzari, in particolare: questa camicia con i dinosauri (indispensabile, per me che non porto quasi mai camicie), questo abito con i cavallini (che potrebbe essere un'ottima terapia d'urto, visto che ho paura dei cavalli), questo maglione con le ghiande (ma solo in caso non riuscissi a comprarmi il prossimo vestito), questo vestito (perché, che ve lo dico a fare, è autunno), questa salopette (che quella di Lazzari che ho comprato l'anno scorso non l'ho tolta quasi mai!)
3. La borsa con i loti di Isabò e Insunsit (è possibile avere, in una sola borsa, delle stampe così belle, un colore così bello e una forma così bella? Evidentemente sì)
4. Le #Tuliclips di Tulimami (dal momento che sono una più bella dell'altra, non sceglierò: le vorrei tutte)
5. Una My#selfie di Faccio e disfo apposta per me (perché è una vita che la vorrei, perché le avventure estive su Instagram delle sue bamboline senza storia mi hanno rapita, perché partecipare al racconto è stato divertentissimo)
6. Un lavoro della bravissima Enrica Trevisan (per esempio questa spilla con i ginkgo, oppure questa con il giardiniere barbuto, per non parlare della serie dedicata alla mia amata Frida)
7. Qualche pezzo dai Vintage Corner di Maison Du Monde (in particolare vorrei tutta la collezione Berlino, chi conosce casa mia sa che sarebbe perfetta!)
8. Un bastimento carico di prodotti di Melissa Erboristeria (perché quelli che ho comprato all'inizio dell'estate stanno finendo e poi perché ricevere un pacco da Valeria è sempre bellissimo. Per esempio, in questo istante, vorrei tantissimo questi)
9. Questo libro (perché mi sembra meraviglioso e indispensabile)
10. I capelli nuovi (ma, come si evince dalla foto, dal parrucchiere ci sono appena stata...un desiderio in meno sulla lista!)
P.S. Il titolo si riferisce alla camminata da cui sono appena tornata: sedici chilometri di sentieri, più di quattro chilometri all'ora. Io e mamma siamo state grandi!
sabato 12 settembre 2015
Thismustbetheblog #5: La Fenice rinasce da sé
La Fenice rinasce da sé è esattamente come questo fiore: delicata e accesa.
Ci siamo conosciute due giorni fa, di persona, ma sul web ci siamo scritte mille volte. Lei è una delle mie più assidue commentatrici, qui sul blog, mentre Instagram è il luogo dove ci "sentiamo" più spesso.
E sentiamo è senza dubbio la parola corretta, perché è nel mondo delle sensazioni e dei sentimenti che il rapporto con le ragazze di #thismustbetheblog si sta sviluppando. Pian piano, ma anche veloce veloce.
Con La Effe è andata così: in poco tempo è nato un contatto continuo, giornaliero e, nonostante ci separino davvero tanti chilometri, siamo riuscite a conoscerci di persona. In realtà ho avuto il piacere di stringere la mano anche a suo marito e ai suoi due bellissimi bambini, ho chiacchierato con loro davanti a gelati, cioccolate e caffè, ho giocato con lo squalo di plastica che il piccolo aveva portato via con sé dall'Acquario e ho scartato un bellissimo regalo scelto dalla mamma e dalla bimba più grande, un dono di legno al profumo di Trentino...cosa volere di più?
Abbiamo parlato del nostro passato, del nostro presente e del nostro futuro, tutti così incerti e simili, tutti così bisognosi di entusiasmo e coraggio. Abbiamo sfiorato la botanica mille volte, perché è uno dei tanti mondi che ci accomuna, ci siamo raccontate chi siamo e cosa facciamo ogni giorno quando nessuno ci vede, quando la nostra vita non è on line, quando la fretta non ci permette di rallentare.
La Effe ha delle mani bellissime, affusolate e abbronzate, con unghie bianche, tonde e perfette. Ha un sorriso che la illumina tutta, ha i modi da mamma in un corpo da ragazzina e una calma voce del sud, vibrante e calda, proprio come piace a me. Credo che avremmo potuto rimanere a parlare sedute sotto quella palma per ore, mentre la bambina saltava la corda, il bimbo giocava con compagni sconosciuti (e, da buoni genovesi, ben poco ospitali) e il papà osservava in disparte tutto e tutti, con rispetto e tranquillità.
Quando ho iniziato il viaggio di #thismustbetheblog non avevo idea di dove mi avrebbe portata, pensavo che mi sarei spostata spesso o, più probabilmente, che avrei cercato di incastrare impegni di lavoro e trasferte a incontri furtivi e pieni di affetto con le compagne di blog, con le ragazze cioè con cui trascorro già molti momenti della mia giornata. In realtà non è mai andata così: Cindy, Valeria e La Effe sono venute fino qui e hanno trascorso del tempo con me, nella mia città, solo per il piacere di incontrarmi. E quindi viva Torino che mi ha regalato il primo incontro con l'Inventore e l'inizio di questo percorso (la splendida mattina da Melissa), viva Genova che porta con sé Paola e che le ospita tutte quante ogni volta che vogliono salire quassù, tra i rami del mio albero, dove il mare arriva in giardino.
Ci siamo conosciute due giorni fa, di persona, ma sul web ci siamo scritte mille volte. Lei è una delle mie più assidue commentatrici, qui sul blog, mentre Instagram è il luogo dove ci "sentiamo" più spesso.
E sentiamo è senza dubbio la parola corretta, perché è nel mondo delle sensazioni e dei sentimenti che il rapporto con le ragazze di #thismustbetheblog si sta sviluppando. Pian piano, ma anche veloce veloce.
Con La Effe è andata così: in poco tempo è nato un contatto continuo, giornaliero e, nonostante ci separino davvero tanti chilometri, siamo riuscite a conoscerci di persona. In realtà ho avuto il piacere di stringere la mano anche a suo marito e ai suoi due bellissimi bambini, ho chiacchierato con loro davanti a gelati, cioccolate e caffè, ho giocato con lo squalo di plastica che il piccolo aveva portato via con sé dall'Acquario e ho scartato un bellissimo regalo scelto dalla mamma e dalla bimba più grande, un dono di legno al profumo di Trentino...cosa volere di più?
Abbiamo parlato del nostro passato, del nostro presente e del nostro futuro, tutti così incerti e simili, tutti così bisognosi di entusiasmo e coraggio. Abbiamo sfiorato la botanica mille volte, perché è uno dei tanti mondi che ci accomuna, ci siamo raccontate chi siamo e cosa facciamo ogni giorno quando nessuno ci vede, quando la nostra vita non è on line, quando la fretta non ci permette di rallentare.
La Effe ha delle mani bellissime, affusolate e abbronzate, con unghie bianche, tonde e perfette. Ha un sorriso che la illumina tutta, ha i modi da mamma in un corpo da ragazzina e una calma voce del sud, vibrante e calda, proprio come piace a me. Credo che avremmo potuto rimanere a parlare sedute sotto quella palma per ore, mentre la bambina saltava la corda, il bimbo giocava con compagni sconosciuti (e, da buoni genovesi, ben poco ospitali) e il papà osservava in disparte tutto e tutti, con rispetto e tranquillità.
Quando ho iniziato il viaggio di #thismustbetheblog non avevo idea di dove mi avrebbe portata, pensavo che mi sarei spostata spesso o, più probabilmente, che avrei cercato di incastrare impegni di lavoro e trasferte a incontri furtivi e pieni di affetto con le compagne di blog, con le ragazze cioè con cui trascorro già molti momenti della mia giornata. In realtà non è mai andata così: Cindy, Valeria e La Effe sono venute fino qui e hanno trascorso del tempo con me, nella mia città, solo per il piacere di incontrarmi. E quindi viva Torino che mi ha regalato il primo incontro con l'Inventore e l'inizio di questo percorso (la splendida mattina da Melissa), viva Genova che porta con sé Paola e che le ospita tutte quante ogni volta che vogliono salire quassù, tra i rami del mio albero, dove il mare arriva in giardino.
venerdì 13 febbraio 2015
Anniversari (I see you but I don't see you)
Pochi giorni fa, su Il soffitto si riempie di nuvole usciva questo, portando con sé due "cose" che mi riguardano piuttosto da vicino.
La prima sono le parole.
La seconda è il mostriciattolo.
Iniziamo dalla prima.
In questa settimana Ilmareingiardino, silente nella sua sede naturale, è stato ospite di BoscoBlog (la foresta dei Blog amici che seguo sempre) sia qui sia qui. Da Cindy ho portato un po' di blues giapponese, mentre dall'Inventore s'è parlato della sconfinata passione per le piccole cose, che decisamente mi accomuna a molte delle ragazze di BoscoBlog. Tra loro ci sono per esempio Giui che la mattina guarda nel suo caffè, ci sono Gioistantigrammi e LaZappi, che sulle parole e con le parole "giocano" ogni giorno. Io vi consiglio di leggere il succitato post dell'Inventore di Mostri e andarle a conoscere tutte.
Quindi, per riprendere un poco il filo del discorso, si parla di parole. In una settimana ho scoperto grazie a Nuvolesulsoffitto che esiste un generatore automatico di parole (e ovviamente mi sono iscritta subito), che ci sono persone vicino a me che con l'uso creativo di poche parole o addirittura una sola esprimono la loro anima, e che un'unica immagine può racchiudere tutto il significato di una parola, anche complessa, in modo semplicemente perfetto. Quest'ultima cosa l'ho scoperta ieri sera, sfogliando il regalo di Marina. Mi aveva già parlato della sua folgorazione, di quando a Milano aveva trovato il Visionary Dictionary in libreria e non lo aveva comprato. Dopo varie ricerche on line è finalmente riuscita a recuperarlo e ne ha prese due copie. Una è per me.
In questo libro che, lo dice il titolo si deve vedere impossibile raccontarlo, l'autore delle illustrazioni disegna delle parole. Come nell'immagine che ho scelto per questo post i colori sono per lo più saturi, senza troppe sfumature, pochi fronzoli, minimalismo e tanti, tantissimi, pugni nello stomaco. Anche nei commenti qua e là, dispersi tra le tavole, ci sono momenti notevoli. Per esempio questo (affiancato al disegno della parola antitesi):
"I see you but I don't see you.
I'll give you a glimpse. I'll say it
and I won't, I'll leave you a guessing.
You leave a grey area between
you and the world."
"Vedo e non vedo. Lascio
intravedere. Dico e non dico, lascio
intuire. Lasci una zona d'ombra tra te e il mondo"
Marina Mander
C'è altro da aggiungere? Io dico di no. O meglio, quello che ho da aggiungere è qui sotto e ben si aggancia a ciò che ho scritto fino ad ora.
La seconda cosa che come dicevo all'inizio verrà fuori oggi è il mostriciattolo. Quello di cui parla Nuvolesulsoffitto è questo, e io (come tanti) mi sa che lo conosco.
Perché ne scrivo ora?
Perché è tornato, giusto in tempo per festeggiare il nostro anniversario.
E' un pochino in ritardo, per la verità, l'anno scorso a Febbraio ero già immersa tra le morbide braccia della chimica, però il periodo è su per giù lo stesso. A differenza delle puntate precedenti per ora ho io il controllo della situazione, ma ahimè non sempre. Mentre scrivo lo sento che vuole attenzioni e mi rosicchia pian piano la punta del mignolo e dell'anulare, come a dire "Ehiiii, guarda che sono qui eh!". Ma io lo ignoro, perché intanto lo so che se vuole uscire davvero esce. Eccome se esce. Magari dopo un'ora di pilates, acchiappandomi appena voltato l'angolo e costringendomi a piegarmi a libretto nella salita di casa, sotto lo sguardo dolce di chi mi conosce (e in silenzio non se ne va).
Potrebbe arrivare prepotente tra un attimo e concludere il lavoro togliendomi il fiato del tutto, visto che è da una settimana buona che mi fa respirare come un topo terrorizzato. Potrebbe svegliarmi in piena notte, approfittando delle rare occasioni in cui mi addormento. Potrebbe rubarmi la scena durante la presentazione della settimana prossima in università (no ti prego, quello no, non farlo) o potrebbe non arrivare mai. Potrebbe restare e lasciarsi comandare. Potrebbe accontentarsi di rubarmi solo un po' di fiato. Potrebbe fare o non fare un sacco di cose.
Ma io come so che è lui? Semplice: non lo so. L'istinto mi porterebbe a pensare alle peggiori malattie del mondo ma la ragione mi dice che lui si traveste, perché sa che è Carnevale e che mascherato fa ancora più paura. E poi se ceno tranquilla in compagnia bevendo un bicchiere di vino (magari anche due) lui si addormenta. E io respiro. Finalmente respiro e mi lascio andare, come in una vasca d'acqua tiepida.
Quindi alla fine eccole qui le due cose di oggi, le parole e il mostriciattolo. Il secondo uccide spesso le prime e questo spiega il mio silenzio di due settimane. Spiega le mie assenze in generale. Come in una morra cinese immaginaria mostriciattolo vince parole. Per adesso.
P.S. Il libro in questione è Visionary Dictionary, Beppe Giacobbe from A to Z (Lazy Dog Press).
La prima sono le parole.
La seconda è il mostriciattolo.
Iniziamo dalla prima.
In questa settimana Ilmareingiardino, silente nella sua sede naturale, è stato ospite di BoscoBlog (la foresta dei Blog amici che seguo sempre) sia qui sia qui. Da Cindy ho portato un po' di blues giapponese, mentre dall'Inventore s'è parlato della sconfinata passione per le piccole cose, che decisamente mi accomuna a molte delle ragazze di BoscoBlog. Tra loro ci sono per esempio Giui che la mattina guarda nel suo caffè, ci sono Gioistantigrammi e LaZappi, che sulle parole e con le parole "giocano" ogni giorno. Io vi consiglio di leggere il succitato post dell'Inventore di Mostri e andarle a conoscere tutte.
Quindi, per riprendere un poco il filo del discorso, si parla di parole. In una settimana ho scoperto grazie a Nuvolesulsoffitto che esiste un generatore automatico di parole (e ovviamente mi sono iscritta subito), che ci sono persone vicino a me che con l'uso creativo di poche parole o addirittura una sola esprimono la loro anima, e che un'unica immagine può racchiudere tutto il significato di una parola, anche complessa, in modo semplicemente perfetto. Quest'ultima cosa l'ho scoperta ieri sera, sfogliando il regalo di Marina. Mi aveva già parlato della sua folgorazione, di quando a Milano aveva trovato il Visionary Dictionary in libreria e non lo aveva comprato. Dopo varie ricerche on line è finalmente riuscita a recuperarlo e ne ha prese due copie. Una è per me.
In questo libro che, lo dice il titolo si deve vedere impossibile raccontarlo, l'autore delle illustrazioni disegna delle parole. Come nell'immagine che ho scelto per questo post i colori sono per lo più saturi, senza troppe sfumature, pochi fronzoli, minimalismo e tanti, tantissimi, pugni nello stomaco. Anche nei commenti qua e là, dispersi tra le tavole, ci sono momenti notevoli. Per esempio questo (affiancato al disegno della parola antitesi):
"I see you but I don't see you.
I'll give you a glimpse. I'll say it
and I won't, I'll leave you a guessing.
You leave a grey area between
you and the world."
"Vedo e non vedo. Lascio
intravedere. Dico e non dico, lascio
intuire. Lasci una zona d'ombra tra te e il mondo"
Marina Mander
C'è altro da aggiungere? Io dico di no. O meglio, quello che ho da aggiungere è qui sotto e ben si aggancia a ciò che ho scritto fino ad ora.
La seconda cosa che come dicevo all'inizio verrà fuori oggi è il mostriciattolo. Quello di cui parla Nuvolesulsoffitto è questo, e io (come tanti) mi sa che lo conosco.
Perché ne scrivo ora?
Perché è tornato, giusto in tempo per festeggiare il nostro anniversario.
E' un pochino in ritardo, per la verità, l'anno scorso a Febbraio ero già immersa tra le morbide braccia della chimica, però il periodo è su per giù lo stesso. A differenza delle puntate precedenti per ora ho io il controllo della situazione, ma ahimè non sempre. Mentre scrivo lo sento che vuole attenzioni e mi rosicchia pian piano la punta del mignolo e dell'anulare, come a dire "Ehiiii, guarda che sono qui eh!". Ma io lo ignoro, perché intanto lo so che se vuole uscire davvero esce. Eccome se esce. Magari dopo un'ora di pilates, acchiappandomi appena voltato l'angolo e costringendomi a piegarmi a libretto nella salita di casa, sotto lo sguardo dolce di chi mi conosce (e in silenzio non se ne va).
Potrebbe arrivare prepotente tra un attimo e concludere il lavoro togliendomi il fiato del tutto, visto che è da una settimana buona che mi fa respirare come un topo terrorizzato. Potrebbe svegliarmi in piena notte, approfittando delle rare occasioni in cui mi addormento. Potrebbe rubarmi la scena durante la presentazione della settimana prossima in università (no ti prego, quello no, non farlo) o potrebbe non arrivare mai. Potrebbe restare e lasciarsi comandare. Potrebbe accontentarsi di rubarmi solo un po' di fiato. Potrebbe fare o non fare un sacco di cose.
Ma io come so che è lui? Semplice: non lo so. L'istinto mi porterebbe a pensare alle peggiori malattie del mondo ma la ragione mi dice che lui si traveste, perché sa che è Carnevale e che mascherato fa ancora più paura. E poi se ceno tranquilla in compagnia bevendo un bicchiere di vino (magari anche due) lui si addormenta. E io respiro. Finalmente respiro e mi lascio andare, come in una vasca d'acqua tiepida.
Quindi alla fine eccole qui le due cose di oggi, le parole e il mostriciattolo. Il secondo uccide spesso le prime e questo spiega il mio silenzio di due settimane. Spiega le mie assenze in generale. Come in una morra cinese immaginaria mostriciattolo vince parole. Per adesso.
P.S. Il libro in questione è Visionary Dictionary, Beppe Giacobbe from A to Z (Lazy Dog Press).
giovedì 8 maggio 2014
Me & You (and everyone we know)
Oggi il nostro coniglio è arrivato a destinazione.
Ho scritto di questo progetto in molti degli ultimi post che ho pubblicato, stasera è il momento di raccontare come è andata a finire (o quasi).
Lo scorso weekend io e mamma abbiamo impacchettato Belty, il coniglio, con la carta velina bianca e lo abbiamo spedito dall'ufficio postale più vicino. Ora è possibile seguire il percorso delle proprie buste e io così ho fatto ogni giorno, fino ad oggi.
Prima di scoprire dal sistema on-line che il mio pacco era giunto a destinazione ho trovato una foto di Belty sulla pagina del progetto e questa è stata la conferma migliore dell'avvenuta consegna.
Tante blogger hanno scritto e raccontato l'iniziativa di Sollevalamenteconlemanidelcuore, da Vendetta Uncinetta, madrina dell'evento e fornitrice ufficiale del tutorial per costruire il coniglio, a Le Funky Mamas nel loro blog pieno di spunti bellissimi.
Io, nel mio piccolo piccolissimo, ne scriverò un poco qui, dove sono solita riversare le cose che mi fanno felice e quelle che mi abbattono, tutte insieme nel medesimo calderone di pensieri, scadenze, progetti, opportunità e preoccupazioni.
Il titolo del post arriva dritto da un film che ho amato molto, ormai qualche anno fa. Si tratta di Me & You and Everyone We Know di Miranda July, visionaria scrittrice, regista, attrice, musicista americana, capace di esprimere sensazioni comuni in un modo davvero poetico e surreale. Penso spesso a quella frase: Io e te e tutti quelli che conosciamo, perché mi sembra bella, comprensiva di ciò che è il mondo in realtà: un insieme di persone che camminano accanto, alcune più vicine e altre più lontane, unite comunque da una forma sottile di appartenenza, o almeno così dovrebbe essere.
Ho abbracciato l'idea lanciata da Sollevalamenteconlemanidelcuore proprio con questo spirito. Sono da sempre un po' allergica ai flashmob di protesta, ai sit-in contro la guerra, alle condivisioni scellerate e totalmente casuali di link sull'autismo, il cancro al seno, l'Alzheimer, che a mio avviso non servono a nulla se non a dire "ho ballato in piazza", "mi sono seduta davanti al palazzo taldeitali", "ho ricordato agli amici che oggi è la giornata mondiale dei diritti delle donne". Sono tutte azioni che non fanno male a nessuno, beninteso, ma insomma non fanno neppure bene. Non si tratta di essere volontari in una casa famiglia, di preparare i pasti alla mensa dei poveri, di accompagnare un disabile al parco, ma sono tutte azioni in cui i protagonisti sono le persone che le compiono e non chi, in qualche modo, dovrebbe ricevere un aiuto più o meno concreto.
Il coniglio di pezza che ho provato a cucire nelle settimane scorse non cambierà certamente la vita al bimbo malato che lo riceverà, ma magari aiuterà a superare un momento di sconforto o a strappare un sorriso a chi davvero è troppo piccolo per capire cosa gli sta succedendo, ma non per soffrire e avere paura.
Quindi ecco perché ho costruito Belty, perché ho promosso questa iniziativa così come promuovo quest'altra a cui mamma ormai si dedica da tempo e perché cercherò di partecipare ancora con le mie piccole capacità a progetti dedicati a chi ha bisogno di essere sollevato.
Per l'occasione, la colonna sonora di Me & You.
Ho scritto di questo progetto in molti degli ultimi post che ho pubblicato, stasera è il momento di raccontare come è andata a finire (o quasi).
Lo scorso weekend io e mamma abbiamo impacchettato Belty, il coniglio, con la carta velina bianca e lo abbiamo spedito dall'ufficio postale più vicino. Ora è possibile seguire il percorso delle proprie buste e io così ho fatto ogni giorno, fino ad oggi.
Prima di scoprire dal sistema on-line che il mio pacco era giunto a destinazione ho trovato una foto di Belty sulla pagina del progetto e questa è stata la conferma migliore dell'avvenuta consegna.
Tante blogger hanno scritto e raccontato l'iniziativa di Sollevalamenteconlemanidelcuore, da Vendetta Uncinetta, madrina dell'evento e fornitrice ufficiale del tutorial per costruire il coniglio, a Le Funky Mamas nel loro blog pieno di spunti bellissimi.
Io, nel mio piccolo piccolissimo, ne scriverò un poco qui, dove sono solita riversare le cose che mi fanno felice e quelle che mi abbattono, tutte insieme nel medesimo calderone di pensieri, scadenze, progetti, opportunità e preoccupazioni.
Il titolo del post arriva dritto da un film che ho amato molto, ormai qualche anno fa. Si tratta di Me & You and Everyone We Know di Miranda July, visionaria scrittrice, regista, attrice, musicista americana, capace di esprimere sensazioni comuni in un modo davvero poetico e surreale. Penso spesso a quella frase: Io e te e tutti quelli che conosciamo, perché mi sembra bella, comprensiva di ciò che è il mondo in realtà: un insieme di persone che camminano accanto, alcune più vicine e altre più lontane, unite comunque da una forma sottile di appartenenza, o almeno così dovrebbe essere.
Ho abbracciato l'idea lanciata da Sollevalamenteconlemanidelcuore proprio con questo spirito. Sono da sempre un po' allergica ai flashmob di protesta, ai sit-in contro la guerra, alle condivisioni scellerate e totalmente casuali di link sull'autismo, il cancro al seno, l'Alzheimer, che a mio avviso non servono a nulla se non a dire "ho ballato in piazza", "mi sono seduta davanti al palazzo taldeitali", "ho ricordato agli amici che oggi è la giornata mondiale dei diritti delle donne". Sono tutte azioni che non fanno male a nessuno, beninteso, ma insomma non fanno neppure bene. Non si tratta di essere volontari in una casa famiglia, di preparare i pasti alla mensa dei poveri, di accompagnare un disabile al parco, ma sono tutte azioni in cui i protagonisti sono le persone che le compiono e non chi, in qualche modo, dovrebbe ricevere un aiuto più o meno concreto.
Il coniglio di pezza che ho provato a cucire nelle settimane scorse non cambierà certamente la vita al bimbo malato che lo riceverà, ma magari aiuterà a superare un momento di sconforto o a strappare un sorriso a chi davvero è troppo piccolo per capire cosa gli sta succedendo, ma non per soffrire e avere paura.
Quindi ecco perché ho costruito Belty, perché ho promosso questa iniziativa così come promuovo quest'altra a cui mamma ormai si dedica da tempo e perché cercherò di partecipare ancora con le mie piccole capacità a progetti dedicati a chi ha bisogno di essere sollevato.
Per l'occasione, la colonna sonora di Me & You.
martedì 24 dicembre 2013
La bicicletta verde
E' la Vigilia di Natale, quest'anno sono da mamma.
Ho passato il pomeriggio a incartare regali e a dormicchiare sotto al piumone, con la gatta sui piedi.
Devo rimettermi a scrivere la tesi più velocemente possibile, il doppio laboratorio nel weekend con blog da aggiornare e foto da sistemare mi ha assorbito tempo ed energie.
Domani ravioli con la carne da sugo, spumante e chissà, magari la solita buonissima insalata russa del vicino.
Io, nel frattempo, sto malissimo, che così male era tempo che non stavo. Non ne scriverò, perché sono spaventata, sono poco lucida (per nulla lucida, in verità), perché oggi va un pochino meglio di ieri, perché magari è solo che mi sono tenuta troppe cose dentro, perché sto mangiando a bomba tutto quello che fino a poco tempo fa evitavo, perché è Natale, perché sono in ritardo su tutto, perché boh, è così.
Quindi cerco di vivermi bene questa serata, pensando che ieri ho mantenuto fede al punto D---D: la gioia vuole essere condivisa, amata e io l'ho fatto, ho condiviso e amato la gioia di chi mi sta vicino con rispetto, affetto, severità e coraggio.
Valli fredde, nebbia leggera, neve a bordo strada e qua e là tra i cigli erbosi, profumo di legna bruciata e di terra bagnata, macchine stracolme che viaggiano senza paura, biciclette verdi.
Non ho ancora avuto la voglia, la forza, di aprire il post 2012 sui propositi per l'anno nuovo, perché come sempre ho saputo rimuovere e ricordo appena ciò che ho scritto. Chissà se mi deluderò, se scoprirò che ho fatto tanto, che ho fatto bene, che ho fatto. So per certo di aver provato, quello sì, a fare meglio, ad essere meglio per gli altri e per me, ma su questo ultimo punto non sono ancora tanto brava: alla soglia dei trentadue anni in arrivo tra poco più di sette giorni non mi pare un grande risultato.
Non sarà però questo un post di bilanci, per quello voglio attendere la vera fine dell'anno, né sarà un post di lamentele, paure, riflessioni amare e tristezze. Impiego già sufficienti energie per rovinare a me e ai miei cari il Natale così vicino, credo sia giusto cercare, almeno qui nel mio sfogo abituale, di vedere al di là della malattia, della morte, della follia, del tempo che va via.
Io in questi giorni sono stata felice, felice della felicità altrui, felice per una bicicletta verde, per un presepe bellissimo dove ci sono addirittura piccole ceste piene di bambole ancora più piccole, felice per le foto del bimbo nato da poco, felice per la gatta che sta meglio e ha scelto il mio poncho di lana per i suoi riposini. E' una grande fortuna potere e sapere essere felici per gli altri, facendo diventare tua una gioia che non parte da te e non fa parte di te.
Credo di dover pensare a questo ora, lo faccio perché so che è la cosa giusta e perché non ho molte alternative, lo faccio anche perché magari così mi sveglierò e tutto mi sembrerà più semplice e raggiungibile.
Quindi, mettiamola così, invece di riflettere sui buoni propositi 2013 e 2014 pensiamo a domani, anzi, a stasera, che è già più che sufficiente.
Auguri.
Ho passato il pomeriggio a incartare regali e a dormicchiare sotto al piumone, con la gatta sui piedi.
Devo rimettermi a scrivere la tesi più velocemente possibile, il doppio laboratorio nel weekend con blog da aggiornare e foto da sistemare mi ha assorbito tempo ed energie.
Domani ravioli con la carne da sugo, spumante e chissà, magari la solita buonissima insalata russa del vicino.
Io, nel frattempo, sto malissimo, che così male era tempo che non stavo. Non ne scriverò, perché sono spaventata, sono poco lucida (per nulla lucida, in verità), perché oggi va un pochino meglio di ieri, perché magari è solo che mi sono tenuta troppe cose dentro, perché sto mangiando a bomba tutto quello che fino a poco tempo fa evitavo, perché è Natale, perché sono in ritardo su tutto, perché boh, è così.
Quindi cerco di vivermi bene questa serata, pensando che ieri ho mantenuto fede al punto D---D: la gioia vuole essere condivisa, amata e io l'ho fatto, ho condiviso e amato la gioia di chi mi sta vicino con rispetto, affetto, severità e coraggio.
Valli fredde, nebbia leggera, neve a bordo strada e qua e là tra i cigli erbosi, profumo di legna bruciata e di terra bagnata, macchine stracolme che viaggiano senza paura, biciclette verdi.
Non ho ancora avuto la voglia, la forza, di aprire il post 2012 sui propositi per l'anno nuovo, perché come sempre ho saputo rimuovere e ricordo appena ciò che ho scritto. Chissà se mi deluderò, se scoprirò che ho fatto tanto, che ho fatto bene, che ho fatto. So per certo di aver provato, quello sì, a fare meglio, ad essere meglio per gli altri e per me, ma su questo ultimo punto non sono ancora tanto brava: alla soglia dei trentadue anni in arrivo tra poco più di sette giorni non mi pare un grande risultato.
Non sarà però questo un post di bilanci, per quello voglio attendere la vera fine dell'anno, né sarà un post di lamentele, paure, riflessioni amare e tristezze. Impiego già sufficienti energie per rovinare a me e ai miei cari il Natale così vicino, credo sia giusto cercare, almeno qui nel mio sfogo abituale, di vedere al di là della malattia, della morte, della follia, del tempo che va via.
Io in questi giorni sono stata felice, felice della felicità altrui, felice per una bicicletta verde, per un presepe bellissimo dove ci sono addirittura piccole ceste piene di bambole ancora più piccole, felice per le foto del bimbo nato da poco, felice per la gatta che sta meglio e ha scelto il mio poncho di lana per i suoi riposini. E' una grande fortuna potere e sapere essere felici per gli altri, facendo diventare tua una gioia che non parte da te e non fa parte di te.
Credo di dover pensare a questo ora, lo faccio perché so che è la cosa giusta e perché non ho molte alternative, lo faccio anche perché magari così mi sveglierò e tutto mi sembrerà più semplice e raggiungibile.
Quindi, mettiamola così, invece di riflettere sui buoni propositi 2013 e 2014 pensiamo a domani, anzi, a stasera, che è già più che sufficiente.
Auguri.
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domenica 15 dicembre 2013
Nuovi semi
Post serale, dopo più di una settimana dall'ultimo. Cosa è successo? Nulla, ho dovuto semplicemente scrivere altro. Accantonata la tesi per un attimo, mi sono dedicata alla preparazione della presentazione di domani pomeriggio: l'avanzamento del terzo anno di dottorato. Ho finito l'ultima slide dieci minuti fa, stasera non si ripete, mi addormenterei sicuramente. Visto che la riunione sarà alle quattro avrò tutto il tempo prima per cronometrarmi e ascoltarmi all'infinito, quindi ora mi regalo un po' di relax pre sonno, giusto per concludere la domenica in tranquillità.
E' stata una settimana impegnativa, soprattutto emotivamente, iniziata con una gioia gigante: una nascita! E' arrivato tra noi un piccolo uomo, aspettato con pazienza proprio fino al giorno della scadenza prevista e coccolato per nove mesi da un grande gruppo di vicini di casa affettuosi. Questa sera sono andata a trovarlo, a portargli la famosa scatola, un contenitore di cartone dove ho raccolto un po' di regali per lui, per la mamma, per il papà e pure per il cane, impacchettati pian piano nel corso di tutta la gravidanza. Qualche settimana fa avevo per caso trovato questo articolo e avevo subito pensato che il mio dono somigliasse al contributo del governo finlandese, tanto che ormai la scatola di cartone è diventata per tutti l'omaggio dalla Finlandia.
Dopo il lunedì di gioia sono trascorsi giorni di scrittura, come dicevo all'inizio: il blog di Scuola di Robotica, la presentazione di domani, un paio di pagine per un sito da riguardare al volo, la tesi e le solite duecento email. Impegni di lavoro pure la sera, pomeriggi faticosi a guardarmi dentro e via di corsa verso il week end, dove ho potuto rallentare, comprare qualche regalo per Natale, andare a trovare mamma, tagliarmi i capelli, chiacchierare a lungo, dormire un po' e concludere questi sette giorni con i respiri delicati di un bimbo che sogna.
Ora è tardi, ho bisogno di infilare il pigiama, chiudere la porta, posare come al solito il mazzo di chiavi sul piatto egiziano dei nonni, lavare i denti, leggere un paio di pagine del romanzo in dirittura d'arrivo e chiudere gli occhi. Domani ci sarà un altro passo, un nuovo seme, un avanzamento in ogni caso, che sia davvero avanti o che sia un salto indietro.
Buonanotte...
E' stata una settimana impegnativa, soprattutto emotivamente, iniziata con una gioia gigante: una nascita! E' arrivato tra noi un piccolo uomo, aspettato con pazienza proprio fino al giorno della scadenza prevista e coccolato per nove mesi da un grande gruppo di vicini di casa affettuosi. Questa sera sono andata a trovarlo, a portargli la famosa scatola, un contenitore di cartone dove ho raccolto un po' di regali per lui, per la mamma, per il papà e pure per il cane, impacchettati pian piano nel corso di tutta la gravidanza. Qualche settimana fa avevo per caso trovato questo articolo e avevo subito pensato che il mio dono somigliasse al contributo del governo finlandese, tanto che ormai la scatola di cartone è diventata per tutti l'omaggio dalla Finlandia.
Dopo il lunedì di gioia sono trascorsi giorni di scrittura, come dicevo all'inizio: il blog di Scuola di Robotica, la presentazione di domani, un paio di pagine per un sito da riguardare al volo, la tesi e le solite duecento email. Impegni di lavoro pure la sera, pomeriggi faticosi a guardarmi dentro e via di corsa verso il week end, dove ho potuto rallentare, comprare qualche regalo per Natale, andare a trovare mamma, tagliarmi i capelli, chiacchierare a lungo, dormire un po' e concludere questi sette giorni con i respiri delicati di un bimbo che sogna.
Ora è tardi, ho bisogno di infilare il pigiama, chiudere la porta, posare come al solito il mazzo di chiavi sul piatto egiziano dei nonni, lavare i denti, leggere un paio di pagine del romanzo in dirittura d'arrivo e chiudere gli occhi. Domani ci sarà un altro passo, un nuovo seme, un avanzamento in ogni caso, che sia davvero avanti o che sia un salto indietro.
Buonanotte...
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venerdì 3 maggio 2013
Sul ponte sventola bandiera bianca
Sul ponte sventola bandiera bianca, la mia.
Una giornata iniziata alle 5.30, doccia, moduli, attesa, tubo. Ennesima risonanza magnetica dell'ultimo anno.
Per fortuna, in questo caso, qualunque cosa sia, la preoccupazione è minore dell'ultima volta che mi hanno infilata nel tunnel e bombardata di rumori per un po'.
Per capire cosa è successo occorre fare un passo indietro e tornare a qualche giorno fa, mentre un passo lo facevo in avanti...e crack.
Parrebbe menisco rotto. Il sinistro ovviamente.
Come sia capitato non lo so, nessuna torsione, nessun trauma, nessun salto o brusco movimento...solo un passo avanti. E qui le metafore si sprecano.
Non ci sono certezze, il medico che mi ha vista propende per una rottura, magari piccola (o così spero io), soprattutto dal momento che continuo a sostenere di non aver dolore né eccessivo gonfiore. Il problema è che il ginocchio non mi regge, scricchiola, si blocca, e dentro nasconde improvvisamente un bilia pronta a rotolare contro le pareti a ogni falcata. Quindi si aspetta come al solito l'esito di un esame e poi si vedrà...io punto, nel caso, a operarmi dopo l'estate; per ora nella mia testa resta salda la speranza che sia solo un acciacco passeggero.
Dopo il tubo colazione, bus, ufficio e telefonata a mamma, che sta bene, l'operazione sembra riuscita e pian piano migliorerà. Messa giù la cornetta, ritirati i campioni, aperto il report del giorno da correggere e modificare, altra telefonata: sempre mamma. Questa volta non sono buone notizie, una persona a cui tengo tanto, che poco meno di tre anni fa ha celebrato l'importanza della mia indipendenza con dei doni meravigliosi, sta male, ma male male, quel male che a volte non si può tornare indietro. Io, a questo punto, mi sono lasciata piangere e lo so che non si dice così ma è quello che ho fatto: mi sono data il permesso di sentire tutto il dolore del mondo per quel seme trasportato dal vento che ora sta lottando per rimanere qui, nel punto preciso della Terra dove è caduto. Così mi scrisse lui.
E allora io che non credo prego, prego che ce la faccia, prego che la sua genialità abbia ancora tanto spazio per esprimersi, che la lettera così bella appesa in salotto resti di qualcuno a cui posso ancora fare un cenno col capo mentre passo accanto alla cattedrale o invitare a casa per un saluto come pochi mesi fa.
Spero che possa leggere un giorno queste mie parole di ringraziamento e di incoraggiamento, forti come quelle che mi dedicò quando avevo più bisogno di credere nelle mie possibilità.
Lascio la palla ad uno degli autori che qui cito più spesso, non perché sia il mio preferito, ma per il profondo significato che le sue scritture hanno avuto per me negli ultimi anni, perché la prossima settimana lo vedrò qui nella mia città e perché cielo e radici sono i soggetti che mi fanno pensare di più a questo amico in difficoltà:
"...Amo gli alberi. Sono come noi. Radici per terra e testa verso il cielo..." (Erri De Luca), una frase che sembra mia più di molte altre, nella speranza di rivederti presto e di fare due chiacchiere.
Ti saluto come fai tu:
empaticamente
Elena
Una giornata iniziata alle 5.30, doccia, moduli, attesa, tubo. Ennesima risonanza magnetica dell'ultimo anno.
Per fortuna, in questo caso, qualunque cosa sia, la preoccupazione è minore dell'ultima volta che mi hanno infilata nel tunnel e bombardata di rumori per un po'.
Per capire cosa è successo occorre fare un passo indietro e tornare a qualche giorno fa, mentre un passo lo facevo in avanti...e crack.
Parrebbe menisco rotto. Il sinistro ovviamente.
Come sia capitato non lo so, nessuna torsione, nessun trauma, nessun salto o brusco movimento...solo un passo avanti. E qui le metafore si sprecano.
Non ci sono certezze, il medico che mi ha vista propende per una rottura, magari piccola (o così spero io), soprattutto dal momento che continuo a sostenere di non aver dolore né eccessivo gonfiore. Il problema è che il ginocchio non mi regge, scricchiola, si blocca, e dentro nasconde improvvisamente un bilia pronta a rotolare contro le pareti a ogni falcata. Quindi si aspetta come al solito l'esito di un esame e poi si vedrà...io punto, nel caso, a operarmi dopo l'estate; per ora nella mia testa resta salda la speranza che sia solo un acciacco passeggero.
Dopo il tubo colazione, bus, ufficio e telefonata a mamma, che sta bene, l'operazione sembra riuscita e pian piano migliorerà. Messa giù la cornetta, ritirati i campioni, aperto il report del giorno da correggere e modificare, altra telefonata: sempre mamma. Questa volta non sono buone notizie, una persona a cui tengo tanto, che poco meno di tre anni fa ha celebrato l'importanza della mia indipendenza con dei doni meravigliosi, sta male, ma male male, quel male che a volte non si può tornare indietro. Io, a questo punto, mi sono lasciata piangere e lo so che non si dice così ma è quello che ho fatto: mi sono data il permesso di sentire tutto il dolore del mondo per quel seme trasportato dal vento che ora sta lottando per rimanere qui, nel punto preciso della Terra dove è caduto. Così mi scrisse lui.
E allora io che non credo prego, prego che ce la faccia, prego che la sua genialità abbia ancora tanto spazio per esprimersi, che la lettera così bella appesa in salotto resti di qualcuno a cui posso ancora fare un cenno col capo mentre passo accanto alla cattedrale o invitare a casa per un saluto come pochi mesi fa.
Spero che possa leggere un giorno queste mie parole di ringraziamento e di incoraggiamento, forti come quelle che mi dedicò quando avevo più bisogno di credere nelle mie possibilità.
Lascio la palla ad uno degli autori che qui cito più spesso, non perché sia il mio preferito, ma per il profondo significato che le sue scritture hanno avuto per me negli ultimi anni, perché la prossima settimana lo vedrò qui nella mia città e perché cielo e radici sono i soggetti che mi fanno pensare di più a questo amico in difficoltà:
"...Amo gli alberi. Sono come noi. Radici per terra e testa verso il cielo..." (Erri De Luca), una frase che sembra mia più di molte altre, nella speranza di rivederti presto e di fare due chiacchiere.
Ti saluto come fai tu:
empaticamente
Elena
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domenica 24 febbraio 2013
L'autostima, questa sconosciuta.
Dire quello che penso.
Fare quello che voglio.
Insistere quando sono in difficoltà.
Non vergognarmi di rinunciare.
Sapere che posso sopravvivere ai miei fallimenti.
Osare dire "no" o "basta".
Concedermi il diritto di essere felice.
Andare per la mia strada, anche se sono solo(a).
Sentirmi degno(a) di essere amato.
Sentirmi in pace con me stesso(a).
Fare del mio meglio per riuscire in quello che voglio realizzare, ma senza mettermi sotto pressione.
Concedermi il diritto di deludere o di fallire.
Non sminuirmi nè farmi male quando non sono contento(a)di me.
Sapere che posso sopravvivere ai miei guai.
Concedermi il diritto di cambiare idea dopo aver riflettuto.
Dire quello che ho da dire anche se ho paura.
Sentirmi in pace con le ferite del mio passato.
Non avere paura del futuro.
Sentire che progredisco e che traggo insegnamenti dalla vita.
Accettarmi così come sono oggi senza per questo rinunciare a cambiare domani.
Mi è stato regalato un libro anni fa, da una persona che mi vuole bene e che in qualche modo ha intrapreso un percorso comune al mio. Il libro si intitola Imperfetti e felici, di Christophe André e parla di autostima.
Va letto, come mi ricorda la dedica all'inizio, con la matita in mano (e il temperino nelle vicinanze).
Avrei voluto riportare in un post tutte le frasi che mi colpivano, che mi facevano riflettere, che mi rispecchiavano, mi addoloravano, mi aprivano gli occhi...ma avrei riscritto tutto il volume.
Allora mi sono limitata a riprendere l'incipit, ovvero un elenco (evviva!) di cose che, chi come me scarseggia (eufemismo) in autostima, dovrebbe imparare a fare per sentirsi meglio, per riconoscersi, per volersi bene almeno un po'.
I punti affrontati dall'autore sono 33, qui sopra ho riscritto solo quelli che mi pare si riferiscano a me, e sono 20. Non male come inizio...
P.S. La foto è un vecchio scatto di Raffi, io nella biblioteca di storia dell'arte, in un bel periodo della mia vita.
Fare quello che voglio.
Insistere quando sono in difficoltà.
Non vergognarmi di rinunciare.
Sapere che posso sopravvivere ai miei fallimenti.
Osare dire "no" o "basta".
Concedermi il diritto di essere felice.
Andare per la mia strada, anche se sono solo(a).
Sentirmi degno(a) di essere amato.
Sentirmi in pace con me stesso(a).
Fare del mio meglio per riuscire in quello che voglio realizzare, ma senza mettermi sotto pressione.
Concedermi il diritto di deludere o di fallire.
Non sminuirmi nè farmi male quando non sono contento(a)di me.
Sapere che posso sopravvivere ai miei guai.
Concedermi il diritto di cambiare idea dopo aver riflettuto.
Dire quello che ho da dire anche se ho paura.
Sentirmi in pace con le ferite del mio passato.
Non avere paura del futuro.
Sentire che progredisco e che traggo insegnamenti dalla vita.
Accettarmi così come sono oggi senza per questo rinunciare a cambiare domani.
Mi è stato regalato un libro anni fa, da una persona che mi vuole bene e che in qualche modo ha intrapreso un percorso comune al mio. Il libro si intitola Imperfetti e felici, di Christophe André e parla di autostima.
Va letto, come mi ricorda la dedica all'inizio, con la matita in mano (e il temperino nelle vicinanze).
Avrei voluto riportare in un post tutte le frasi che mi colpivano, che mi facevano riflettere, che mi rispecchiavano, mi addoloravano, mi aprivano gli occhi...ma avrei riscritto tutto il volume.
Allora mi sono limitata a riprendere l'incipit, ovvero un elenco (evviva!) di cose che, chi come me scarseggia (eufemismo) in autostima, dovrebbe imparare a fare per sentirsi meglio, per riconoscersi, per volersi bene almeno un po'.
I punti affrontati dall'autore sono 33, qui sopra ho riscritto solo quelli che mi pare si riferiscano a me, e sono 20. Non male come inizio...
P.S. La foto è un vecchio scatto di Raffi, io nella biblioteca di storia dell'arte, in un bel periodo della mia vita.
lunedì 11 febbraio 2013
Sassi dipinti
Nevica. Non molto, meno del previsto, ma l'Università è chiusa e io lavoricchio da casa. In un (lungo) momento di pausa ho preparato le polpette di risotto alla milanese avanzato ieri sera e le ho cotte al forno, alcune le ho pure mangiate.
Ora, in piena digestione e silenzio, butto giù questo post veloce su una nuova avventura che chissà se prenderà piede nelle mie intenzioni o resterà un'idea appesa.
Cercando foto e cose interessanti sul web in questi giorni mi sono imbattuta nei sassi dipinti, ma non i soliti gatti, orsi, paesaggi e casette colorate: ho trovato piccole sagome in bianco e nero, mandala, pezzi di natura, linee e punti, simboli delicati. Forte del week end da mamma in arrivo, mi sono comprata due pennarellini indelebili punta fine, uno nero e uno bianco e, una volta a casa, ho provato a decorare qualche ciottolo di mare.
La scelta delle pietre è facile, occorrono piatte e lisce, dal colore più uniforme possibile (chissà che poi non mi venga in mente qualcosa per i sassi pieni di macchioline e sfumature diverse).
Sulle pietre chiare ho usato il pennarello scuro e viceversa, in qualche caso ho sfruttato le classiche linee bianche tipiche dei ciottoli marini e le ho usate per integrare il mio disegno, per esempio nella foto si vedono bene la corda dove "ho steso" i panni e la terra su cui crescono i fiori. Inutile scrivere cosa serve per realizzarle, per ora pietra e pennarello bastano, poi magari rifletterò sull'opportunità di variare i colori e di usare una vernice protettiva. Il risultato mi ha soddisfatta, la realizzazione mi ha divertita e rilassata, tutto sommato penso possano diventare un buon regalo autocostruito o un pensierino estemporaneo personalizzato a seconda del destinatario.
Torno al mio lavoro, sempre di rocce si tratta...
Ora, in piena digestione e silenzio, butto giù questo post veloce su una nuova avventura che chissà se prenderà piede nelle mie intenzioni o resterà un'idea appesa.
Cercando foto e cose interessanti sul web in questi giorni mi sono imbattuta nei sassi dipinti, ma non i soliti gatti, orsi, paesaggi e casette colorate: ho trovato piccole sagome in bianco e nero, mandala, pezzi di natura, linee e punti, simboli delicati. Forte del week end da mamma in arrivo, mi sono comprata due pennarellini indelebili punta fine, uno nero e uno bianco e, una volta a casa, ho provato a decorare qualche ciottolo di mare.
La scelta delle pietre è facile, occorrono piatte e lisce, dal colore più uniforme possibile (chissà che poi non mi venga in mente qualcosa per i sassi pieni di macchioline e sfumature diverse).
Sulle pietre chiare ho usato il pennarello scuro e viceversa, in qualche caso ho sfruttato le classiche linee bianche tipiche dei ciottoli marini e le ho usate per integrare il mio disegno, per esempio nella foto si vedono bene la corda dove "ho steso" i panni e la terra su cui crescono i fiori. Inutile scrivere cosa serve per realizzarle, per ora pietra e pennarello bastano, poi magari rifletterò sull'opportunità di variare i colori e di usare una vernice protettiva. Il risultato mi ha soddisfatta, la realizzazione mi ha divertita e rilassata, tutto sommato penso possano diventare un buon regalo autocostruito o un pensierino estemporaneo personalizzato a seconda del destinatario.
Torno al mio lavoro, sempre di rocce si tratta...
sabato 11 agosto 2012
Un senso
Sono successe tante cose sensate. Che hanno cioè dato un senso a questo periodo, a questo momento della mia vita in cui facevo un po' fatica a capire cosa dovessi fare per muovere le acque e sentirmi meno zombie. Non ho fatto nulla e tutto si è mosso da solo.
Una mail inaspettata ha girato in positivo la mia giornata di giovedì, alle 8.00 ero già così eccitata che mi sono scordata di fare colazione e quando è arrivata la Ale avevo così tante cose da condividere con lei che la fame non si è fatta più sentire fino a metà mattinata. Siamo andate alle Terme (il mio regalo di compleanno per la mia migliore amica), io sapevo dai racconti di mamma che era un posto pieno di sorprese, ma non credevo così tanto. Immersa nell'acqua della vasca a 35 gradi, piena di bolle che mi stimolavano le piante dei piedi, mi rovistavano la pancia, mi gonfiavano il costume, mi spianavano la schiena e mi massaggiavano il collo, ho pensato che in fondo siamo così simili agli ippopotami, a mollo nei fiumi quando fuori fa troppo caldo, vicini ai propri simili ma quasi ignorando la loro presenza. Alle Terme ho anche pensato al primo romanzo di Gramellini, quello che anni fa mi regalò lo Sminatore, ma ho fatto fatica a ricordarne i passaggi. Ho pensato anche alla Divina Commedia mentre entravo nella stanza del vapore a 50 gradi e poi passavo in quella fresca dell'aerosol termale. Ho trascorso un giorno intero come in una bolla, come in quei sogni così particolari che ti accorgi di essere addormentata proprio a causa dell'assurda atmosfera in cui ti trovi. Ho chiacchierato con Ale camminando in fiumi freddi e in fiumi tiepidi, spalmandoci olio di jojoba sdraiate al sole, mangiando l'insalata di pasta che avevo preparato la sera prima all'ombra di un gazebo. Ho dormito rannicchiata su un divano mentre Ale leggeva il suo libro sui Mori, sono rientrata in vasca, andata alla ricerca di una tisana e verso sera ho permesso che mi facessero il primo massaggio della mia vita. Relax naturalmente. Riposata, distesa, con i capelli a boccoli e il sorriso tranquillo sono tornata a casa e sono scesa al ristorante sulla spiaggia per cenare con mamma. Lì ho trovato lavoro: per tutto il mese di agosto darò una mano al bar e in sala, racimolando i soldi per comprarmi il frigorifero e forse pure qualcosa di più. Nel frattempo il primo articolo che scrissi per la rivista al momento dell'assunzione è stato pubblicato ed uscirà tra qualche giorno, uno è già di là sulla mia scrivania, uno è in stampa proprio in queste ore e uno mi è stato commissionato ieri mattina. Avrò poco tempo per prepararlo dato l'impegno nel locale, ma incastrerò come al solito tutti i pezzi e ricomincerò a costruire cose per me, compreso ritagliarmi lo spazio necessario per una nuotata o per una camminata a picco sul mare, almeno quando le mie gambe saranno un po' più allenate a trascorrere otto ore dietro al bancone di un bar.
Immagino che tra un po' dovrò anche pensare di fare un salto dal parrucchiere per gestire i serpentelli che si annidano nella mia testa e che in settimana dovrò trovare il modo di seguire i muratori che iniziano i lavori nell'Albero della Coccagna.
Tre giorni e mille cose, tre giorni e una sensazione di senso.
Una mail inaspettata ha girato in positivo la mia giornata di giovedì, alle 8.00 ero già così eccitata che mi sono scordata di fare colazione e quando è arrivata la Ale avevo così tante cose da condividere con lei che la fame non si è fatta più sentire fino a metà mattinata. Siamo andate alle Terme (il mio regalo di compleanno per la mia migliore amica), io sapevo dai racconti di mamma che era un posto pieno di sorprese, ma non credevo così tanto. Immersa nell'acqua della vasca a 35 gradi, piena di bolle che mi stimolavano le piante dei piedi, mi rovistavano la pancia, mi gonfiavano il costume, mi spianavano la schiena e mi massaggiavano il collo, ho pensato che in fondo siamo così simili agli ippopotami, a mollo nei fiumi quando fuori fa troppo caldo, vicini ai propri simili ma quasi ignorando la loro presenza. Alle Terme ho anche pensato al primo romanzo di Gramellini, quello che anni fa mi regalò lo Sminatore, ma ho fatto fatica a ricordarne i passaggi. Ho pensato anche alla Divina Commedia mentre entravo nella stanza del vapore a 50 gradi e poi passavo in quella fresca dell'aerosol termale. Ho trascorso un giorno intero come in una bolla, come in quei sogni così particolari che ti accorgi di essere addormentata proprio a causa dell'assurda atmosfera in cui ti trovi. Ho chiacchierato con Ale camminando in fiumi freddi e in fiumi tiepidi, spalmandoci olio di jojoba sdraiate al sole, mangiando l'insalata di pasta che avevo preparato la sera prima all'ombra di un gazebo. Ho dormito rannicchiata su un divano mentre Ale leggeva il suo libro sui Mori, sono rientrata in vasca, andata alla ricerca di una tisana e verso sera ho permesso che mi facessero il primo massaggio della mia vita. Relax naturalmente. Riposata, distesa, con i capelli a boccoli e il sorriso tranquillo sono tornata a casa e sono scesa al ristorante sulla spiaggia per cenare con mamma. Lì ho trovato lavoro: per tutto il mese di agosto darò una mano al bar e in sala, racimolando i soldi per comprarmi il frigorifero e forse pure qualcosa di più. Nel frattempo il primo articolo che scrissi per la rivista al momento dell'assunzione è stato pubblicato ed uscirà tra qualche giorno, uno è già di là sulla mia scrivania, uno è in stampa proprio in queste ore e uno mi è stato commissionato ieri mattina. Avrò poco tempo per prepararlo dato l'impegno nel locale, ma incastrerò come al solito tutti i pezzi e ricomincerò a costruire cose per me, compreso ritagliarmi lo spazio necessario per una nuotata o per una camminata a picco sul mare, almeno quando le mie gambe saranno un po' più allenate a trascorrere otto ore dietro al bancone di un bar.
Immagino che tra un po' dovrò anche pensare di fare un salto dal parrucchiere per gestire i serpentelli che si annidano nella mia testa e che in settimana dovrò trovare il modo di seguire i muratori che iniziano i lavori nell'Albero della Coccagna.
Tre giorni e mille cose, tre giorni e una sensazione di senso.
sabato 2 aprile 2011
Sapore di sale...sapore di mare...
Il minimo storico! Tre post in un mese! Motivazioni? Poche novità, immobilità, forse tranquillità nonostante tutto...quindi poca vena dello scrittore come direbbero in molti...
Oggi però si festeggia: primo giorno di mare! Ottima compagnia del vicino-vicino che ha pure fatto il cimento, dopo un aperitivone in terrazza degno di nota: peperoncini ripieni di tonno, formaggi, grissini col lardo, focaccia, insalata di finocchi con lime e arance, roast beef, il tutto annaffiato da Spritz bello fresco.
Dopo il pranzo, via in spiaggia, piano piano con le stampelle, fino ad arrivare sulla sabbia e metterci in costume. Bagno lampo del vicino-vicino con scene esilaranti dei vari tentativi di entrare in acqua, poi sole e riviste imbecilli per un paio d'ore...unanime risultato: scottatura solare che nemmeno ad agosto!
La giornata in realtà era iniziata con una risonanza magnetica per la caviglia, tutto sommato bella esperienza, una sorta di techno rave martellante, un pò noioso ma sopportabile. Poi ricognizione vestiti per i matrimoni dell'estate, nuova stoffa perfetta per me e Sonia piena di idee anche per gli accessori...e, alla fine, per coccolarmi un pò, acquistato il quarto anellino d'oro. Lo puntavo da mesi in verità, piccolo, di un oro vecchio leggermente rosato, tutto contorto come me; è rimasto un posto all'anulare e lì andrà.
Quindi prima giornata di sole serio, io con la gamba ancora mal presa e l'ottimismo che resiste tenace, nonostante le prospettive siano probabilmente pessime.
La serata è dedicata ai lavoretti manuali per Terra! e al relax, domani cercherò di mettere insieme un power point decente per il workshop imminente, dove chissà se riuscirò ad andare o se dovrò lasciare spazio ad un'operazione alla caviglia.
Sembra stupido forse, ma quello che mi dispiace di più è aver perso delle piccole conquiste, ottenute dopo tanti anni di rinunce e di determinazione, ballare e saltare, mettere i tacchi con cui cammino pure bene, sentirmi in pace con queste mie gambe piene di noie, fare sport come piace a me. Niente, sono rotolata velocissimamente in fondo alla scala salita a fatica, niente balli, niente tacchi, niente sport e fisicamente la voglia di curare il mio aspetto è pari a zero.
Comunque, nonostate tutte queste cose poco tempo fa mi avrebbero gettata nello sconforto più totale, stavolta no, stavolta penso che potrebbe essere andata molto peggio e che in qualche modo ne uscirò di nuovo. Del resto, ormai, non posso proprio rimediare.
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venerdì 28 maggio 2010
Come semi trasportati dal vento, cadiamo in un punto preciso sulla Terra.
Ieri sera cena in Campopisano.
Mamma, Giacomo, Marina, Claudio e Baldovino…il “mio” pittore. In realtà avrebbe dovuto essere un aperitivo lungo, ma la quantità di cibo che gli ospiti hanno portato ha fatto sì che si trasformasse in una mega cena buonissima: salumi, formaggi, focaccia, torte di verdura, carciofi sott’olio, vino…una meraviglia!
Il tour della casa ha destato ammirazione, curiosità e complimenti, in particolare il terrazzo che ieri sera al tramonto era davvero molto suggestivo, leggermente battuto dal vento e con un buon profumo di pesce grigliato che stuzzicava le nostre narici.
Prima di metterci a tavola però mi hanno chiamata in camera e lì…sorpresa!!!
Chi mi legge da un po’ e chi mi conosce sa che io odio le sorprese, ma questa è stata davvero bella, dolce e discreta. Sulla mia scrivania lilla due pacchi da scartare e un fagotto bianco che mi ricordava qualcosa: la borsa a secchiello di Stradone S. Agostino a cui faccio la corte da quando abito qui…grazie mamma!
All’apertura dei pacchi mi sono ammutolita, come sempre mi succede quando una gioia improvvisa mi sorprende non sono riuscita a dire molto, se non qualche grazie e qualche sorriso.
Nel pacco più grande un quadro, un Baldovino ovviamente, l’ultimo che avevo visto esposto in S. Lorenzo e che sembra una Piazza Campopisano stretta stretta e lunga lunga…mentre scrivo questo nuovo quadro è di fronte a me, colorato e misterioso. Il secondo pacco, quello più piccolino, racchiudeva un tesoro…in barba alla ripetizione e alla fantasia c’era un altro quadro! Essendo Baldovino il donatore, non poteva che esserne anche l’autore, ma oltre al dipinto in sé, che è una meraviglia intitolata Elena’s House e fatta di scale, rami, alberi e casette, è il retro che conta davvero nel mio cuore: una lettera, commovente e vera, con le parole perfette per me e per la mia vita. Una ventata di positività e di speranza, un obbligo a ragionare e cercare la felicità, a pensare ad un percorso che mi porti verso la meta che cerco.
Dopo tutto questo, dopo emozioni e brividi, dopo aver toccato l’affetto come poche volte mi è capitato, è cominciata la cena. Chiacchiere, risate, le immancabili fotografie di Claudio, le scommesse sui germogli di Marina, i panini di Baldovino.
Reclamati dall’ultimo treno per il Piemonte, indispensabile per il “mio” pittore, gli ospiti mi hanno salutata e lasciata con il regalo di Claudio: un piccolo album di foto, in cui mi si vede alla costante ricerca di arte e di sole.
Chiuso il mio portoncino rosso, con l’ultimo bicchiere di dolcetto bio, mi sono seduta sul divano a contemplare i regali, con Moby in sottofondo e una montagna di piatti da lavare ad attendermi nel lavello.
Girato il piccolo quadro Elena’s House, ecco la prima frase della lettera di Baldovino: “…Come semi trasportati dal vento, cadiamo in un punto preciso sulla Terra…”
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mercoledì 24 febbraio 2010
Gift
Mi sono fatta un regalo.
Qualche settimana fa, un quadro, conosciuto per caso camminando in Via San Lorenzo.
Ho conosciuto anche l'autore, con occhi famigliari (nel senso proprio di famiglia), barba famigliare e silenzio famigliare.
E nel quadro ci sono io, con i miei laboratori di chimica e le zappe sinergiche nello stanzino. Il mio paesino colorato in cui posso chiudere persiane e porte per starmene in giardino. Scale per salire sui tetti come nei miei sogni e un bosco sullo sfondo.
Lì la questione si fa un pò più difficile, niente fronde, nè ripari. Il cielo è scuro, gli alberi nodosi, ritorti e complicati come il novanta per cento dei miei pensieri. Tanti uccellini osservano e pesano sui fili, ma non aiutano granchè, pesano e basta.
Forse è nevicato e forse fa freddo, anche se l'aria sembra non esserci. Non c'è luce, non c'è vento ed è tutto molto silenzioso.
I contorni della case sono lucidi e un pò in rilievo, saltano all'occhio quasi prima dei colori, che, pur essendo tanti, non aggrediscono, rimangono discreti.
L'Arte, è ovvio, è prima di tutto sensazione. Quello che piace a me per te è orribile, quello che ti esalta per me non ha alcun significato.
In questo caso io la Sensazione, con la S maiuscola, l'ho sentita come uno schiaffo in faccia (e chi mi conosce bene sa quanto odio gli schiaffi, soprattutto a sorpresa). L'incontro con il mio quadro è avvenuto di domenica, giornata intollerabile per me, ma ero in ottima compagnia, avevo accanto due amici, presenti da quando ero bambina piccolissima. Nella loro casa ho sognato più che in qualunque altro posto al mondo: l'arazzo di stoffa mi ha portata in Egitto, molte sere ho osservato affascinata una Genova di zucchero e guardato con sospetto maschere di cuoio appese alle pareti. Ho desiderato e ottenuto pietre dipinte, sono scappata da agguati ripetuti e ho concesso sorrisi e sguardi alla macchina fotografica (foto che, ricordo all'autore, scadranno al mio trentesimo compleanno).
Questa domenica d'inverno, tornata un pò bambina, ho conosciuto anche il mio quadro, me lo sono portata a casa e ogni giorno lo guardo, entro nel paesino e faccio un giro. Oggi ci scrivo anche su.
L'opera non ha titolo, che io sappia.
L'autore è l'artista Amedeo Baldovino
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