martedì 1 maggio 2012

La possibilità di non guardare

"La vita umana non dura che un istante. Si dovrebbe trascorrerla a fare ciò che piace, in questo mondo fugace come un sogno viver nell'affanno è follia. Ma non rivelerò questo segreto del mestiere ai giovani, visto come vanno le cose oggi nel mondo potrebbero fraintendermi." Inizia così Linea Gotica dei CSI. Non è il caso di dare tutto il merito a Giovanni Lindo, perchè facendo un pò di ricerche sul web, la mia abissale ignoranza è stata parzialmente colmata dalla corretta attribuzione di queste verissime parole, in parte e un pò diversamente, frutto della mente di Yamamoto, ammiraglio giapponese nella Seconda Guerra Mondiale. Comunque, a parte questo, la mia intenzione non era né scrivere un post di storia, né un post musicale. La mia intenzione era di pensare, cercando un punto di vista tranquillo e poco coinvolto: difficile, visto che si tratta di me. Ennesima proposta lavorativa interessante, ennesimo probabile mio rifiuto, ennesimo dilemma ed ennesima resa dei conti. Questa volta, però, ho chiesto consiglio, ho vivisezionato la possibilità, pro e contro debitamente elencati nel mio cervello...da che parte pende la bilancia? Forse resta ferma, forse pende verso i contro. Ancora senza la certezza matematica penso rifiuterò, sarà comunque difficile pentirsi tanto quanto l'ultima volta. Giorni di pioggia, di testa vuota, di sguardo velato: "...la facoltà di non sentire, la possibilità di non guardare, il buon senso la logica i fatti le opinioni, le raccomandazioni..." forse l'ho già scritto da qualche parte qui, in questo album dei ricordi e delle giornate future che è diventato il mio blog. "...Occorre essere attenti per essere padroni di stessi, occorre essere attenti....la mia piccola patria dietro la Linea Gotica sa scegliersi la parte...", adoro questa canzone dai tempi del liceo, da quando con la Eli come migliore amica, i CSI erano diventati il pane quotidiano. Due brani, quelli che ho appena scritto, che sono sempre utili nel mio cammino, che ricorrono nella mia mente ogni volta che mi sento in difficoltà. In questo periodo sono fin troppo immersa nella facoltà di non sentire e nella possibilità di non parlare, anzi, forse sarebbe pure il caso di uscirne. Però mi sembra si essere circondata da buon senso, logica, fatti, opinioni, raccomandazioni, che non chiedo, non cerco e arrivano comunque come i piccioni sulle briciole. Allora occorre essere attenti, ma tra le medicine e la stanchezza la mia soglia di vigilanza è bassissima e io sono esposta alle aggrssioni come una ferita senza cerotto. Non mi riesco a difendere, so esattamente quello che dovrei/potrei fare e, semplicemente, non lo faccio. Non sono padrona di me stessa, riconosco per la prima volta nella vita, di essermi pentita di alcune scelte, di aver sbagliato e valutato male alcune possibilità. Pazienza, basterebbe rimboccarsi le maniche e impegnarsi affinché non accada di nuovo, ma non ci riesco e quello che mi viene più istintivo fare è, come al solito, infilami sotto le coperte. Ma non credo sia quella la mia parte.

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