Non avevo idea del titolo per questo post fino a che non ho caricato la foto quassù.
L'ho sistemata un poco con Lightroom ma quando è stato il momento di tirarla via dal desktop ho preferito quella originale, con un blu talmente intenso da fare male agli occhi. E pazienza se è un po' storta, del resto il golfo ligure non è mica dritto.
Siamo quasi entrati nel week end e una nuova settimana è trascorsa, facendo scendere a due le settimane che mi separano dalle ferie.
Non abbiamo ancora finito di prenotare tutto ma, se le cose non cambiano, dovremmo fare un bel giro nel Verdon e qualche giorno a Marsiglia. Ora non mi resta che attendere fiduciosa le somatizzazioni del caso :-)
Ma, tornando alla fotografia in apertura, si tratta di uno scatto di domenica scorsa quando, complice il vento fresco, abbiamo deciso di fare una piccola gita. Sentiero già battuto più volte, in verità, ma come potete vedere ne vale la pena sempre.
Parcheggiato il motorino a Portofino Vetta abbiamo fatto un salto al Paradiso (dove è stata scattata l'immagine) e siamo andati a mangiare a Semaforo Nuovo. Mezzo pisolino sulla panca di legno e via di ritorno per trascorrere il pomeriggio "sotto al cielo di Camogli" (cit).
Lati positivi della giornata? Tutto il sentiero nei boschi, la farfalla posata sul tronco (e le millemila che ci svolazzavano intorno), il giglio di San Giovanni a bordo strada, i ragazzi silenziosi che finalmente non rovinavano tutto con i soliti schiamazzi sul belvedere, la coppia con il cane nell'area pic nic, pure quella muta e rispettosa dei luoghi come è giusto che sia (si vede che odio chi urla nel bosco, vero?), il levriero afghano con i bigodini (giuro), il parcheggio trovato subito, il gelato per merenda, i pesciolini nel porticciolo e il sushi da asporto la sera.
Note negative, invece, solo una: il delirio di gente in spiaggia. C'era mareggiata, ce lo aspettavamo, ma mai e poi mai avrei immaginato, tentando di stendere l'asciugamano, di sentirmi rispondere che il posto era chiaramente occupato da due persone, in quel momento assenti, che però avevano lasciato l'ombrellone aperto affinché proiettasse l'ombra sulla sabbia segnalando INEQUIVOCABILMENTE la proprietà privata.
Preso. Via. Sciò.
Queste cose mi fanno diventare idrofoba, visto che, fosse per me, le spiagge libere dovrebbero essere, appunto, sempre libere e fruibili: no lettini, no sigarette nella sabbia, no ombrelli enormi che offuscano il sole a trenta persone contemporaneamente, no pallonate nei denti, no musica a tutto volume. C'è una via di mezzo, direte voi, sono d'accordo, rispondo io, ma visto che non sappiamo gestire le nostre azioni e non abbiamo buon senso (vedi prenotare porzioni di spiaggia proiettando ombre cinesi gigantesche sulla sabbia, spegnere le sigarette sui piedi dei vicini, urlare Niccccoooooooooooooola finché Nicola non esce dall'acqua ormai sordo, posizionare lettini sulla schiena altrui, sparare Despacito in loop a tutto volume tanto ormai siamo tutti sordi grazie alla mamma di Nicola, mirare alla nuca della gente seduta ogni volta che si tira un calcio al pallone), io non ho mezze misure e faccio la genovese DOC fino in fondo... odiando tutti.
Detto ciò, spiego il motivo vero del titolo, che non è dovuto solo all'assenza di modifiche della foto che ho scelto, ma si riferisce soprattutto a una cosa: io di questo mio periodo non modificherei nulla.
Forse alleggerirei un po' le spalle dalla tanta stanchezza, fisica e mentale, accumulata negli ultimi mesi ma, per il resto, va benissimo così.
E non è poco.
venerdì 7 luglio 2017
venerdì 23 giugno 2017
Canto della Pianura
Di solito di libri scrivo solo A Casa di Cindy.
Ormai il Leggermente mi (ci) tiene compagnia da più di due anni e, nonostante negli ultimi tempi io non riesca più a preparare una recensione con scadenza mensile, è un appuntamento a cui non voglio proprio rinunciare.
Soprattutto perché "mi costringe" a leggere e a scrivere, due attività preziose che si alimentano a vicenda e che, almeno d'estate, vorrei mi tenessero compagnia il più possibile.
Quindi, dicevo, di solito le mie opinioni su ciò che leggo le trovate nel blog di Cinzia, questa volta, però, sento l'urgenza di riportarle qui.
Perché? Perché Canto della Pianura di Kent Haruf è un libro speciale, un romanzo che per me segna una nuova partenza, un nuovo modo di rifugiarmi nella lettura.
Me lo ha consigliato (e prestato) mamma, dicendomi che finito questo mi avrebbe portato anche Crepuscolo e Benedizione, gli altri scritti legati a Canto della Pianura, se non altro per ambientazione.
In pochi giorni l'ho divorato, l'ho messo in borsa e l'ho letto veramente ovunque, in ogni momento libero: al mare, sul treno, in metro, sul divano, in piazza, su una panchina, sul terrazzo, in piscina e persino al cimitero (un piccolo camposanto di periferia mentre aspettavo di entrare al lavoro poco distante).
Di questo libro mi hanno colpito la scrittura e la completa assenza di morale: io, per lo meno, non ho trovato nessuno giudizio.
Nella quarta di copertina si legge "vite insignificanti ma indispensabili, per la più semplice delle ragioni: per la voce stupenda, quieta e luminosa, con cui Haruf ci racconta della sua Holt, di questa piccola città dove ci sembra di vivere da sempre e che mai vorremo lasciare".
Ed è proprio così: in fondo nessuno dei protagonisti ha un ruolo fondamentale, ma, nello stesso tempo, senza la sua presenza il romanzo non sarebbe lo stesso.
Per me che sono cresciuta in un
Ogni volta che qualche vicino dei miei andava via dal paese veniva a mancare un pezzo del puzzle e l'equilibrio della comunità doveva essere ripristinato; niente di insuperabile o di particolarmente drammatico, proprio come Haruf racconta nel Canto della Pianura.
Cose che succedono, che si superano, che si cerca di gestire: a volte ci si passa attraverso senza parlarne con nessuno, oppure si fa una telefonata per chiedere un consiglio, a volte ci si sfoga per ore davanti a qualcosa di forte oppure si sceglie di nascondere tutto sotto il tappeto, sperando di dimenticare in fretta.
Nel libro di cui scrivo oggi c'è il quotidiano, senza grandi colpi di scena ma con passaggi scritti in maniera meravigliosa, con quello stile che fa bene al cuore da quanto è perfetto. C'è una descrizione del vapore che esce dalle narici di un cavallo nel freddo dell'inverno che penso di aver riletto tre volte, da tanto mi è parsa completa. Ecco, Canto della Pianura credo sia un libro completo, che non eccede perché non ce n'è bisogno, ma scordatevi di pensare che per queste ragioni si tratti di un insieme di pagine fredde e poco coinvolgenti: io ci ho trovato un enorme carico di amore.
Quindi, detto questo, mi avventuro in Crepuscolo, il secondo volume della trilogia, più fiduciosa che mai e impaziente di incontrare di nuovo i fratelli McPherson.
Colonna sonora, che non fa mai male.
venerdì 16 giugno 2017
Punti fermi
La mia casa è un casino.
Si vede bene dalla foto quassù e si vede bene aprendo la porta sgangherata dell'ingresso. Il motivo principale è
Ho completamente perso i contatti con me stessa.
Ne soffro? No, o forse un po', non l'ho ancora capito.
Perché mentre tutto quello che mi circonda è un casino la questione lavorativa è incredibilmente sotto controllo. Ora che l'ho scritto, sicuramente, andrà tutto a rotoli, ma fino ad allora posso dire che le cose marciano bene, come ingranaggi ben oliati.
Come ho fatto? Lavorando. Tanto e in maniera poco pensata all'inizio, tanto e in maniera ragionata adesso.
Temevo di non riuscire a diversificare le fatture e ora mi ritrovo con committenti tutti differenti, credevo di faticare a programmare collaborazioni per l'autunno e invece stanno succedendo cose inaspettate che è ancora presto per parlarne ma è il momento giusto per coltivarle.
A proposito di coltivare ecco che arrivo al centro del mio post: ho l'esigenza di riprendere le fila della mia vita extralavorativa e per farlo ho deciso di scegliere dei punti fermi da posizionare strategicamente durante le giornate estive.
Ieri ho fatto l'ultimo corso a scuola e posso dichiararmi libera fino a settembre (summer school, piccoli lab e trasferte a parte), quindi è il momento giusto per rivedere le mie tempistiche.
Vi dico cosa ho pensato di fare per me nei prossimi mesi raccontandovi in che modo sono arrivata alla conclusione che avevo bisogno di spazio:
1. Come ho scritto all'inizio non mi ritrovo più in casa mia: troppi materiali che mi riportano costantemente al lavoro, con la testa e di conseguenza con i pensieri. Devo riorganizzare la dispensa, devo rendere il piccolo appartamento in cui vivo un appartamento vero e non un deposito di scotch, forbici, scovolini, cartone, pennarelli, colla, carta, nastri... .
2. Negli ultimi sei mesi i contatti con la gente sono stati pochi e per gente intendo amici e nuove persone con cui condividere il cammino su questa terra (che detto così suona un tantino solenne ma è quello che penso). Me ne sono accorta in Sardegna dove ho fatto il pieno di empatia, me ne sono accorta alla Fiera della Maddalena immersa in un quartiere in festa e seduta a cena insieme a decine di persone mai viste prima e me ne sono accorta ieri sull'autobus dove la ragazza di fronte a me ha cominciato a piangere, prima sommessamente, poi disperatamente. Ascoltava qualcosa con le cuffie, era discreta e sola nel suo dolore e io, dopo un po', non ce l'ho fatta più, le ho posato una mano sul ginocchio e le ho chiesto "Posso aiutarti?". Ho pensato a lungo a cosa fare, genovese fino al midollo temevo di darle fastidio. Lei mi ha risposto "Grazie, no" e mi ha detto grazie pure quando è scesa, così io ho iniziato a piangere al posto suo appena si sono chiuse le porte del bus.
3. Non ho idea di dove siano sepolti i nonni paterni. Non ho nemmeno idea di dove siano e come stiano mia zia e mia cugina, dal funerale di papà non ho più saputo nulla di loro. Sono trascorsi quasi dodici anni.
Quando è morto mio nonno andammo alla sepoltura, quando morì mia nonna, invece, io ero in Germania e i miei me lo dissero solo al rientro. Quindi, ricapitolando, sono (quasi) morti tutti ma la maggior parte di loro non so dove sia. Negli ultimi mesi ho lavorato in un posto vicino al cimitero che credo essere il camposanto dove si trovano i miei nonni. Questa settimana sono andata a cercarli: due ore sotto al sole, con i sandali nuovi ai piedi e una maglietta talmente bagnata di sudore che ho dovuto cambiarmela nascosta dietro a una lapide. Sorvolando su questa scena tipicamente in linea con il mio stile a tratti un tantino bizzarro, sono dell'idea che la prossima volta che tornerò in quel posto riproverò a cercarli... magari l'enorme airone all'ingresso ci sarà di nuovo. Morale della favola: tra le cose che sto provando a recuperare c'è il contatto con le mie radici, che, per anni super coltivato, ora langue da troppo tempo.
4. I mini balconi sull'Albero dove vivo sono verdissimi, ho piantato semi, lasciato crescere fiori che non ho regalato, tentato di salvare edere ricoperte di afidi con il metodo dell'aglio: infilare nel terreno uno spicchio che con il suo odore scacci gli insetti. Risultato? Gli afidi brulicano, le edere faticano, l'aglio è germogliato e cresce vigoroso nei vasetti. Visto che di piante non ce ne sono mai abbastanza ho deciso di adottare un piccolo orto! La prossima settimana andrò a vederlo e non sto nella pelle. Non so ancora cosa pianterò, certamente dei fiori come i tageti, le calendule e i nasturzi. Poi credo qualche verdura e magari anche delle aromatiche... vedremo!
5. Come scrivevo all'inizio, ho perso il controllo della mia casa ma anche della mia persona. I capelli vivono di vita propria, una vita spericolata (cit.) oserei dire. La palestra è un lontano ricordo: gli orari di lavoro erano inconciliabili con quelli del pilates. Il colorito, rinvigorito in Sardegna, sta tornando cadaverico. Che fare? Ho comprato un paio di nuove scarpe da running (delle altre sono riuscita a vulcanizzare la suola, tra iper utilizzo e iper abbandono), ho svecchiato il parco creme solari dalla protezione 30 alla 15 passando per la 25 e ho fatto una tesserina da 10 ingressi per la piscina del Porto Antico. In questo modo spero di recuperare coscienza di me al più presto.
6. Ho ripreso in mano la questione lettura, dopo interminabili serate al pc concluse a letto stecchita forse adesso riesco a ricominciare a leggere. Mi manca moltissimo, soprattutto mi manca non avere la testa per farlo. Credevo che non mi sarebbe mai successo, e invece...
Per adesso ho infilato nello zaino Canto della pianura di Haruf, vedremo se mi piacerà e se sarò in grado di ritagliarmi effettivamente del tempo per lui.
Direi che è tutto, mi sarebbe piaciuto scrivere anche un poco di ciò che accade nel mondo e inevitabilmente modifica il mio modo di percepire la vita, ma non ne ho voglia, è troppo complicato. Di sicuro, tutto questa incapacità di gestione dei social network, ridotti a un catino in cui riversare vomitate di insulti e/o bufale e/o cattiverie e/o complotti e/o gattini mi sta diventando alquanto stretta. Se solo imparassimo a sfruttare Facebook per mantenere contatti, crescere lavorativamente, scoprire e, perché no, condividere cose lontane da noi sarebbe tutto più semplice e più bello. Ne sono sicura.
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martedì 6 giugno 2017
Amore e mirto
Ok, sono tornata, facciamocene una ragione.
Come avevo scritto qui nell'ultimo post, la settimana scorsa ero in procinto di partire per la Sardegna. Meta in cui non ero mai stata, viaggio via mare, motivazione principale il matrimonio di Anna e Ambro.
Ora mi rendo conto che non so da che parte cominciare a raccontare tutto quanto: sono qui che carico le foto su Facebook e ho il groppo in gola, con la mente mi sento ancora laggiù e con il corpo sto già somatizzando alla grande il rientro. Nulla che non mi aspettassi, per carità, ma non credevo che avrei scoperto così chiaramente la causa della mia gastrite, quasi che potrei annullare la visita dal medico della prossima settimana.
Dunque, penso che tutto sommato il sistema del diario potrebbe funzionare, durante il soggiorno sardo ho pubblicato tre immagini al giorno sul profilo Facebook del blog e questo mi ha aiutato a tenere il filo del viaggio, quindi credo adotterò lo stesso sistema anche qui. Mettetevi comodi che sarà lunga.
Giorno 1 - Partenza / Alghero / Bosa / Cabras
Siamo saliti a bordo del traghetto con tutto l'anticipo possibile: meglio così, abbiamo avuto tempo per renderci conto che dormire nell'area poltrone ci avrebbe garantito di fare questa fine e per cercare dunque una soluzione alternativa (leggi: accatastare materassoni dell'area bimbi contro il muro e rannicchiarci lì, nulla in confronto al genio del coreano che si è sdraiato direttamente nella vasca delle palline).
Arrivati a Porto Torres siamo subito scesi ad Alghero: mare bellissimo, fiori e ruote di biciclette rosa appesi ovunque in onore del Giro d'Italia, vicoli tenuti benissimo e gattini dappertutto... insomma, una scoperta. Da qui abbiamo raggiunto Bosa, la città arcobaleno. Lì ho desiderato un sacco avere una maglietta per ogni colore che incontravo tra le stradine in salita, poi ho desiderato un sacco un piatto di spaghetti ai frutti di mare e di gamberoni alla malvasia. Il primo desiderio non ho potuto esaudirlo (sull'insensatezza della mia valigia stendiamo un velo pietoso), il secondo desiderio, invece, me lo sogno ancora di notte da tanto era buono, Ichnusa ghiacciata compresa. Da Bosa ci siamo rimessi in marcia e, percorrendo la litoranea (una strada sul mare inondata di mirti, ginestre e euforbie arboree meravigliose) siamo arrivati a Cabras, dove abbiamo alloggiato per il resto della vacanza e dove si trovavano i nostri amici. Non paghi di aver dormito tre ore su un pouf e di aver visitato già due località abbiamo fatto una sosta mini in Bed & Breakfast e ci siamo catapultati a Is Arutas, la spiaggia di quarzo dove si sarebbe svolto da lì a qualche giorno il matrimonio. Io, un posto così non me lo scordo mai più. Bagno, mille foto ai cardi in fiore e alle passerelle di legno bianco e la sera, stremati, siamo solo riusciti a mangiare un boccone e a buttarci a letto.
Giorno 2 - San Giovanni di Sinis / Tharros / Villaggio di San Salvatore
Ci siamo svegliati presto e siamo scesi a fare la colazione di Rosalba e Luigi. Credo sia il momento, infatti, di parlarvi di questi ragazzi e del modo meraviglioso con cui gestiscono il Torremana B&B, insieme alla loro bimba e alla gattina Rubbia. La colazione, dolce e salata (frutta dell'orto compresa) è uno spettacolo, così come la veranda in cui viene servita. Se a pranzo avete intenzione di restare in giro Luigi vi farà un pacchettino con ciò che rimane del buffet e se nei vostri piani c'è stare al mare il più possibile Rosalba vi presterà i teli da spiaggia. Inutile dire che potrete chiedere informazioni e consigli, loro saranno ben felici di aiutarvi. Terminata la colazione siamo andati a San Giovanni di Sinis, dove abbiamo fatto il bagno immersi nel sole e nel vento e dove abbiamo passeggiato fino al Faro di Capo San Marco, costeggiando l'area archeologica di Tharros a picco sull'acqua; in un piccolo casotto nella distesa di mirto ho scattato la foto che ho selezionato per iniziare questo post (il motivo della mia scelta ve lo dico dopo). Dopo pranzo ci siamo spostati a Mari Ermi, dove abbiamo finalmente incontrato i nostri amici quasi sposi e un bel gruppo di altri invitati, con loro abbiamo visitato sulla via del ritorno il paesino abbandonato di San Salvatore, aperto solo in occasione di una grande festa tradizionale (e, evidentemente, dell'ultimo video dei Placebo). A cena non ci siamo risparmiati e siamo andati alla ricerca di un buon ristorante di pesce dove fare il pieno di frittura.
Giorno 3 - Complesso archeologico di Santa Cristina / Oristano
L'unico giorno di tempo incerto lo abbiamo trascorso tra le rovine del parco archeologico di Santa Cristina, alla scoperta del pozzo e degli alberi di ulivo più belli che io abbia mai visto. Poi spesa ad Oristano, un po' per recuperare prodotti tipici da riportare sulla penisola un po' per ovviare alla mia incapacità di mettere cose sensate in valigia. Il pomeriggio abbiamo vagato senza meta, scattando foto ai covoni di fieno e cercando inutilmente di adocchiare i fenicotteri dello stagno di Cabras. Serata pizza (buonissima) con mille persone in attesa del grande giorno!
Giorno 4 - Ora siamo tutti parenti
Del matrimonio non parlerò, perché credo che debba rimanere una cosa privata, posso solo dire però che ho pianto un sacco, mangiato come mai nella vita, bevuto tanto e bene, ballato e amato tutto quello che mi sono trovata davanti, zanzare comprese. Di questa giornata splendida voglio ricordare qui la mattina all'alba, quando in pigiama sono andata alla ricerca dei fiori selvatici per il bouquet della sposa: il momento in cui con il bagagliaio dell'auto aperto, pieno di ombrellifere, girasoli spontanei, rami di mirto ed eucalipto, timo, margherite, cardi e decine di altre piante io e Francesca, un'amica della sposa, abbiamo dato forma al mazzo resta uno degli istanti più assurdi e magici che abbia mai vissuto. Senza contare Andrea che torna vittorioso con i capelli pieni di cimici e un enorme infiorescenza di finocchio in mano.
Il significato del titolo di questa giornata racchiude quello che è stata, davvero.
Giorno 5 - Stintino La Pelosa / Partenza
Dopo la colazione, sempre fantastica, in compagnia di alcuni invitati al matrimonio e dei gestori del Torremana siamo partiti (e qui mi sono commossa appena fuori l'uscio, ma chi mi conosce sa che è tutto perfettamente normale). Abbiamo deciso di avvicinarci il più possibile a Porto Torres e ci è sembrato che andare a Stintino e fare il bagno a La Pelosa fosse la scelta più furba: PEEEEEEEEEE (da leggersi come il rumore che fa il pulsante della risposta sbagliata durante i quizzoni TV). Intendiamoci, la spiaggia e l'acqua che abbiamo visto lì probabilmente non li ritroveremo mai più, ma nelle nostre considerazioni non avevamo tenuto conto della quantità di gente che poteva esserci in un posto simile in una giornata di festa. Impossibile godersi la sabbia, impossibile fare pipì (oppure possibilissimo, a patto di essere disposti a pucciare mezza gamba della tuta in un laghetto di liquami non ben definito), impossibile mangiare un panino con meno di ventimila euro. Però quell'azzurro lì e i cespugli di elicriso incontrati sul sentiero verso il parcheggio valevano il delirio, questo è certo.
Ci siamo imbarcati di nuovo in anticipo, abbiamo colonizzato subito il nostro angoletto di moquette dove a sto giro faceva più freddo che altrove ma ormai ci eravamo affezionati ai materassoni arancioni, ci siamo goduti un tramonto bellissimo e abbiamo aspettato di svegliarci a Genova, che, si sa, si vede solo dal mare.
P.S. Il motivo per cui ho scelto il faro di Capo San Marco come foto principale risiede semplicemente nel fatto che vorrei continuare a trarre beneficio da questo viaggio, anche a distanza di giorni, possibilmente di settimane. Vorrei riuscire a pensare al faro anche metaforicamente: se mangiando e bevendo qualunque cosa, lieviti fritti vino e superalcolici (compreso un intero pranzo di nozze) non ho avuto mal di stomaco un motivo ci sarà, no? Secondo me la mia è una malattia che si chiama libera professione. :-)
venerdì 26 maggio 2017
Di questi tempi
Di questi tempi sono successe un po' di cose, ne stanno per succedere altre e tutte quante, quelle passate e quelle future, riempiono le mie giornate così tanto da non trovare quasi più il tempo per nient'altro.
1. Di questi tempi ho fatto una lunga gita: sono passate diverse settimane, in realtà, ma ho deciso di includere nell'elenco il week end trascorso in Agririfugio perché si trattava di un addio al nubilato strettamente legato al prossimo punto. Ci sono stati i brindisi all'inizio del sentiero, la limonata davanti al Mediterraneo, la cena stra meritata, la passeggiata in notturna fino al mare (al ritmo di Maledetta Primavera), i baffi fluorescenti, la doccia fredda, la sveglia presto (come sempre... riuscirò mai a dormire fino a tardi almeno quando posso?), il cinghialone, la mattina in spiaggia, il battello, la pipì addosso (e su questo soprassiederei), il rientro a casa con tappa vino rosso a metà salita.
2. Di questi tempi sto per partire: andrò in vacanza qualche giorno cogliendo l'occasione di un matrimonio in terra sarda (si veda l'addio al nubilato al punto uno) e davvero non sto più nella pelle. Non vado via più di due o tre giorni da quasi dieci anni e non mi sembra ancora possibile. E poi, in Sardegna, non ci sono neppure mai stata! Ho già fatto amicizia con la signora che gestisce il B&B, ho comprato tanti di quei rimedi contro il mal di mare che potrei raggiungere New York su un gozzo in inverno, ho fatto scorta di creme solari, ho tirato fuori il cappello di paglia e ho scelto i libri da leggere. Ora devo solo farmi passare l'agitazione.
3. Di questi tempi ho cominciato a chiudere i percorsi scolastici che ho seguito negli ultimi mesi: sono stati faticosi, ma mi hanno regalato moltissime soddisfazioni! C'è stata la scuola privata dove ho lavorato la mattina, ci sono stati i sette corsi pomeridiani per bambini con età ed esigenze diverse, ci sono stati i week end di laboratori durante manifestazioni piene di gente e le serate a recuperare materiali, sistemare foto, aggiornare il blog del lavoro.
4. Di questi tempi sto gettando le basi per il prossimo anno: telefonate inaspettate che fanno emozionare, progetti di divulgazione scientifica inviati alle scuole, riunioni per nuovi percorsi con nuovi istituti, attività preparate ora che inizieranno dopo... un obiettivo fissato all'inizio dell'avventura partita IVA che sono davvero felice di aver raggiunto.
5. Di questi tempi abbiamo operato Agata, la mia gattina bianca: come tutti i felini con il pelo chiaro sono anni che viene controllata per il rischio di sviluppare un tumore sulle zone più esposte. Nel suo caso si tratta delle orecchie perché fortunatamente il naso è un cuoricino nero fuori pericolo. Dopo mesi e mesi di creme solari una piccola lesione è alla fine spuntata e così, di spuntato, ora Agata ha anche l'orecchio sinistro. Siamo state in pena, ma è grintosa e a parte un rifiuto iniziale del collare Elisabetta (per cui bere e mangiare erano due attività fuori discussione) sembra essere andato tutto per il meglio.
6. Di questi tempi ho ben chiaro in mente cosa voglio fare nei mesi estivi: oltre a portare avanti le attività già programmate, mi concentrerò sullo sviluppo di nuovi laboratori. Ho già cominciato a riempire un quaderno di idee, non mi resta che avere tempo e andare alla ricerca dei materiali più adatti per fare le prove. Nei momenti liberi: piscina. Nei week end: mare. E tutte le volte che potrò: gite, libri, concerti. Ad Agosto, forse, di nuovo ferie (incredibile).
7. Di questi tempi ho mollato la palestra dove seguivo il mio corso di pilates due o tre volte a settimana. Sono molto dispiaciuta ma davvero non sono riuscita a far conciliare lavoro e sport: tornavo spesso da scuola dopo le sei e correre a sdraiarmi sul tappetino alle 18.30 mi è sembrato troppe volte una tortura cinese. Per non parlare di tutte le occasioni in cui alle 18.30 ero ancora sull'autobus o in riunione.
8. Di questi tempi ho sistemato i miei balconcini. Lobelia, Nuova Guinea, lavanda, mille semini che sono già spuntati... non potendo ritagliare del tempo solo per me sono almeno riuscita a dedicarmi a qualcosa che amo tantissimo: le piante.
9. Di questi tempi forse riusciamo a recuperare tutto ciò che abbiamo posticipato ultimamente: la cena al ristorante indiano, le mostre a Palazzo Ducale, la gita al paesino abbandonato o quella nel Ponente dove non andiamo mai e che a me manca moltissimo.
10. Di questi tempi mi sono colorata i capelli, ho comprato due soprabiti, ho accompagnato mamma a fare shopping, mi sono alzata un sacco di volte all'alba per fare il prelievo del sangue (perché l'ultima zecca pare abbia tentato di lasciarmi un ricordino), ho venduto i vestiti che non indosso più al mercatino di quartiere, ho sistemato i piedi dal podologo e ho ricominciato subito a camminare sempre scalza vanificando tutto, ho fatto il cambio degli armadi, ho pianto tanto da stapparmi un condotto lacrimale otturato, ho acquistato una trapunta per il letto bellissima e ho amato ogni singolo giorno che ho vissuto. Anche quello più brutto.
1. Di questi tempi ho fatto una lunga gita: sono passate diverse settimane, in realtà, ma ho deciso di includere nell'elenco il week end trascorso in Agririfugio perché si trattava di un addio al nubilato strettamente legato al prossimo punto. Ci sono stati i brindisi all'inizio del sentiero, la limonata davanti al Mediterraneo, la cena stra meritata, la passeggiata in notturna fino al mare (al ritmo di Maledetta Primavera), i baffi fluorescenti, la doccia fredda, la sveglia presto (come sempre... riuscirò mai a dormire fino a tardi almeno quando posso?), il cinghialone, la mattina in spiaggia, il battello, la pipì addosso (e su questo soprassiederei), il rientro a casa con tappa vino rosso a metà salita.
2. Di questi tempi sto per partire: andrò in vacanza qualche giorno cogliendo l'occasione di un matrimonio in terra sarda (si veda l'addio al nubilato al punto uno) e davvero non sto più nella pelle. Non vado via più di due o tre giorni da quasi dieci anni e non mi sembra ancora possibile. E poi, in Sardegna, non ci sono neppure mai stata! Ho già fatto amicizia con la signora che gestisce il B&B, ho comprato tanti di quei rimedi contro il mal di mare che potrei raggiungere New York su un gozzo in inverno, ho fatto scorta di creme solari, ho tirato fuori il cappello di paglia e ho scelto i libri da leggere. Ora devo solo farmi passare l'agitazione.
3. Di questi tempi ho cominciato a chiudere i percorsi scolastici che ho seguito negli ultimi mesi: sono stati faticosi, ma mi hanno regalato moltissime soddisfazioni! C'è stata la scuola privata dove ho lavorato la mattina, ci sono stati i sette corsi pomeridiani per bambini con età ed esigenze diverse, ci sono stati i week end di laboratori durante manifestazioni piene di gente e le serate a recuperare materiali, sistemare foto, aggiornare il blog del lavoro.
4. Di questi tempi sto gettando le basi per il prossimo anno: telefonate inaspettate che fanno emozionare, progetti di divulgazione scientifica inviati alle scuole, riunioni per nuovi percorsi con nuovi istituti, attività preparate ora che inizieranno dopo... un obiettivo fissato all'inizio dell'avventura partita IVA che sono davvero felice di aver raggiunto.
5. Di questi tempi abbiamo operato Agata, la mia gattina bianca: come tutti i felini con il pelo chiaro sono anni che viene controllata per il rischio di sviluppare un tumore sulle zone più esposte. Nel suo caso si tratta delle orecchie perché fortunatamente il naso è un cuoricino nero fuori pericolo. Dopo mesi e mesi di creme solari una piccola lesione è alla fine spuntata e così, di spuntato, ora Agata ha anche l'orecchio sinistro. Siamo state in pena, ma è grintosa e a parte un rifiuto iniziale del collare Elisabetta (per cui bere e mangiare erano due attività fuori discussione) sembra essere andato tutto per il meglio.
6. Di questi tempi ho ben chiaro in mente cosa voglio fare nei mesi estivi: oltre a portare avanti le attività già programmate, mi concentrerò sullo sviluppo di nuovi laboratori. Ho già cominciato a riempire un quaderno di idee, non mi resta che avere tempo e andare alla ricerca dei materiali più adatti per fare le prove. Nei momenti liberi: piscina. Nei week end: mare. E tutte le volte che potrò: gite, libri, concerti. Ad Agosto, forse, di nuovo ferie (incredibile).
7. Di questi tempi ho mollato la palestra dove seguivo il mio corso di pilates due o tre volte a settimana. Sono molto dispiaciuta ma davvero non sono riuscita a far conciliare lavoro e sport: tornavo spesso da scuola dopo le sei e correre a sdraiarmi sul tappetino alle 18.30 mi è sembrato troppe volte una tortura cinese. Per non parlare di tutte le occasioni in cui alle 18.30 ero ancora sull'autobus o in riunione.
8. Di questi tempi ho sistemato i miei balconcini. Lobelia, Nuova Guinea, lavanda, mille semini che sono già spuntati... non potendo ritagliare del tempo solo per me sono almeno riuscita a dedicarmi a qualcosa che amo tantissimo: le piante.
9. Di questi tempi forse riusciamo a recuperare tutto ciò che abbiamo posticipato ultimamente: la cena al ristorante indiano, le mostre a Palazzo Ducale, la gita al paesino abbandonato o quella nel Ponente dove non andiamo mai e che a me manca moltissimo.
10. Di questi tempi mi sono colorata i capelli, ho comprato due soprabiti, ho accompagnato mamma a fare shopping, mi sono alzata un sacco di volte all'alba per fare il prelievo del sangue (perché l'ultima zecca pare abbia tentato di lasciarmi un ricordino), ho venduto i vestiti che non indosso più al mercatino di quartiere, ho sistemato i piedi dal podologo e ho ricominciato subito a camminare sempre scalza vanificando tutto, ho fatto il cambio degli armadi, ho pianto tanto da stapparmi un condotto lacrimale otturato, ho acquistato una trapunta per il letto bellissima e ho amato ogni singolo giorno che ho vissuto. Anche quello più brutto.
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domenica 14 maggio 2017
Mamma
Non sono brava a scrivere per delle occasioni speciali, non sono nemmeno brava a leggerle le cose scritte per le occasioni speciali.
Vivo accanto a tante persone, una in particolare, che la mamma non l'hanno più. Io, del resto, non ho più mio padre da molti anni ormai e ad ogni festa del papà, per quanto sia cinica e nonostante questa ricorrenza non l'abbia festeggiata mai, nemmeno da bambina, sussulto sempre un po' davanti a baffi finti, cravatte impacchettate e vignette sui padri gelosi delle figlie.
Oggi, tutte le volte che apro Facebook trovo post di auguri, post nostalgici che pensano a chi non c'è più, post di neo mamme che festeggiano, post che incoraggiano le donne che madri non riescono ad esserlo, post che si scusano per i comportamenti irrispettosi dell'adolescenza, post che si incazzano contro tutti i post che ho appena elencato.
Io, in questa domenica di recupero dopo settimane di lavoro ed evitabili (evidentemente non per me) preoccupazioni, ho deciso di provare a scrivere qualcosa su di lei, mia mamma. Perché proprio ora? Perché non cinque anni fa? Non lo so, ma credo, in fondo, di riuscire a intuirlo.
La fine del duemilasedici e l'inizio del duemiladiciassette non sono stati lievi per la signora che vedete nella foto quassù (datata 1984, se non sbaglio): tanto dolore fisico, tanta pazienza, tanta rassegnazione. Io, come figlia, ho provato a fare molto e ho potuto fare poco. Nessuna delle due era pronta ad affrontare questa situazione, perché da sempre ci siamo occupate, insieme, degli altri componenti della famiglia e quando le cose non giravano giuste per me lei era lì pronta a darmi una mano... il contrario non è quasi mai capitato.
Quando ero bambina avevamo un buon rapporto, trascorrevamo un sacco di tempo nei posti che entrambe amavamo frequentare (la montagna, le mostre, i cinema...) e tutto quello che so credo di averlo imparato da lei, che mi ha sempre insegnato molte cose e permesso di andare a conoscere da sola quello che non poteva o sapeva insegnarmi. Non ho mai avuto limiti dal punto di vista culturale: concerti, musei, corsi, libri, film... dove non andavo con lei andavo grazie a lei, che mi prestava i soldi, che intercedeva con mio padre, che chiudeva un occhio (a volte pure due), che mi incoraggiava davanti ai mille dubbi di ragazzina fifona.
Durante l'adolescenza le cose sono inevitabilmente cambiate: io ho iniziato a frequentare persone per lei incomprensibili e a fare scelte così assurde che la donna che mi aveva vista curiosa e piena di vita fino a pochi mesi prima proprio non poteva comprendere. Beh, anche in questo caso non mi ha ostacolata: ha lasciato che rovinassi i miei anni migliori senza allontanarsi da me e senza impedire che sbattessi la faccia sugli errori. Non è mai stata mia amica (ricordo perfettamente il momento in cui le chiesi di esserlo e lei rifiutò categorica) e per questo la ringrazierò in eterno, perché soprattutto ora che lavoro con i bambini ogni giorno (e lei da brava insegnante ben lo sapeva) non faccio che incontrare situazioni difficili alimentate proprio dalle amicizie genitori-figli. Credo sia la persona a cui racconto più cose di me (nonostante per molto tempo da questo punto di vista l'abbia protetta) e, malgrado mi confidi con lei ogni volta che posso, non la reputo affatto un'amica: è "semplicemente" mia madre.
Temo ancora di deluderla, vorrei tanto vederla serena da sola o in compagnia, spero ogni giorno di ritrovarla ulteriormente migliorata nella sua riabilitazione e mi auguro con tutto il cuore che non si debba mai sentire abbandonata da me, come credo che invece si senta spesso. Abitiamo relativamente vicine, ma i miei tempi sono cambiati: lavoro nel weekend, faccio mille cose e non riesco più a trascorrere intere giornate a casa sua. Mi dispiaccio, mi sento una persona orribile, ma poi penso a quanto negli ultimi dieci anni il nostro rapporto si sia rafforzato e mi tranquillizzo subito. Dodici estati fa mio padre moriva e noi ci legavamo indissolubilmente in una lotta silenziosa contro tutto ciò che ci sembrava ingiusto, contrario o lontano dagli insegnamenti che lui ci aveva lasciato. Combattiamo ogni giorno contro l'incoerenza, la prepotenza e l'arrivismo non accorgendoci quasi mai che lo facciamo per lui, per rimanere in contatto con l'integrità in cui abbiamo vissuto finché papà ha abitato insieme a noi. Era un uomo complicatissimo, senza dubbio, ma era puro, proprio come sappiamo essere noi davanti alle piccole grandi scelte.
Per questo oggi volevo scrivere di lei, perché è vero, assomiglio sempre di più a mio padre, ma spero comunque di conservare quello sguardo curioso sul mondo che mi ha insegnato mamma, indicandomi ogni volta dove guardare.
Vivo accanto a tante persone, una in particolare, che la mamma non l'hanno più. Io, del resto, non ho più mio padre da molti anni ormai e ad ogni festa del papà, per quanto sia cinica e nonostante questa ricorrenza non l'abbia festeggiata mai, nemmeno da bambina, sussulto sempre un po' davanti a baffi finti, cravatte impacchettate e vignette sui padri gelosi delle figlie.
Oggi, tutte le volte che apro Facebook trovo post di auguri, post nostalgici che pensano a chi non c'è più, post di neo mamme che festeggiano, post che incoraggiano le donne che madri non riescono ad esserlo, post che si scusano per i comportamenti irrispettosi dell'adolescenza, post che si incazzano contro tutti i post che ho appena elencato.
Io, in questa domenica di recupero dopo settimane di lavoro ed evitabili (evidentemente non per me) preoccupazioni, ho deciso di provare a scrivere qualcosa su di lei, mia mamma. Perché proprio ora? Perché non cinque anni fa? Non lo so, ma credo, in fondo, di riuscire a intuirlo.
La fine del duemilasedici e l'inizio del duemiladiciassette non sono stati lievi per la signora che vedete nella foto quassù (datata 1984, se non sbaglio): tanto dolore fisico, tanta pazienza, tanta rassegnazione. Io, come figlia, ho provato a fare molto e ho potuto fare poco. Nessuna delle due era pronta ad affrontare questa situazione, perché da sempre ci siamo occupate, insieme, degli altri componenti della famiglia e quando le cose non giravano giuste per me lei era lì pronta a darmi una mano... il contrario non è quasi mai capitato.
Quando ero bambina avevamo un buon rapporto, trascorrevamo un sacco di tempo nei posti che entrambe amavamo frequentare (la montagna, le mostre, i cinema...) e tutto quello che so credo di averlo imparato da lei, che mi ha sempre insegnato molte cose e permesso di andare a conoscere da sola quello che non poteva o sapeva insegnarmi. Non ho mai avuto limiti dal punto di vista culturale: concerti, musei, corsi, libri, film... dove non andavo con lei andavo grazie a lei, che mi prestava i soldi, che intercedeva con mio padre, che chiudeva un occhio (a volte pure due), che mi incoraggiava davanti ai mille dubbi di ragazzina fifona.
Durante l'adolescenza le cose sono inevitabilmente cambiate: io ho iniziato a frequentare persone per lei incomprensibili e a fare scelte così assurde che la donna che mi aveva vista curiosa e piena di vita fino a pochi mesi prima proprio non poteva comprendere. Beh, anche in questo caso non mi ha ostacolata: ha lasciato che rovinassi i miei anni migliori senza allontanarsi da me e senza impedire che sbattessi la faccia sugli errori. Non è mai stata mia amica (ricordo perfettamente il momento in cui le chiesi di esserlo e lei rifiutò categorica) e per questo la ringrazierò in eterno, perché soprattutto ora che lavoro con i bambini ogni giorno (e lei da brava insegnante ben lo sapeva) non faccio che incontrare situazioni difficili alimentate proprio dalle amicizie genitori-figli. Credo sia la persona a cui racconto più cose di me (nonostante per molto tempo da questo punto di vista l'abbia protetta) e, malgrado mi confidi con lei ogni volta che posso, non la reputo affatto un'amica: è "semplicemente" mia madre.
Temo ancora di deluderla, vorrei tanto vederla serena da sola o in compagnia, spero ogni giorno di ritrovarla ulteriormente migliorata nella sua riabilitazione e mi auguro con tutto il cuore che non si debba mai sentire abbandonata da me, come credo che invece si senta spesso. Abitiamo relativamente vicine, ma i miei tempi sono cambiati: lavoro nel weekend, faccio mille cose e non riesco più a trascorrere intere giornate a casa sua. Mi dispiaccio, mi sento una persona orribile, ma poi penso a quanto negli ultimi dieci anni il nostro rapporto si sia rafforzato e mi tranquillizzo subito. Dodici estati fa mio padre moriva e noi ci legavamo indissolubilmente in una lotta silenziosa contro tutto ciò che ci sembrava ingiusto, contrario o lontano dagli insegnamenti che lui ci aveva lasciato. Combattiamo ogni giorno contro l'incoerenza, la prepotenza e l'arrivismo non accorgendoci quasi mai che lo facciamo per lui, per rimanere in contatto con l'integrità in cui abbiamo vissuto finché papà ha abitato insieme a noi. Era un uomo complicatissimo, senza dubbio, ma era puro, proprio come sappiamo essere noi davanti alle piccole grandi scelte.
Per questo oggi volevo scrivere di lei, perché è vero, assomiglio sempre di più a mio padre, ma spero comunque di conservare quello sguardo curioso sul mondo che mi ha insegnato mamma, indicandomi ogni volta dove guardare.
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martedì 9 maggio 2017
Cotonfioc Festival: cosa ho comprato?
La Primavera stenta ad arrivare e con essa anche i week end interamente dedicati alle gite.
Poco male, però, se in città c'è il Cotonfioc Festival!
Come ho già ampiamente dimostrato quaggiù io ho una vera e propria adorazione per i mercati handmade, specie se eterogenei, specie se a esporre sono mini realtà indipendenti con un sacco di cose interessanti da dire.
Quindi, domenica scorsa, appena ci siamo resi conto di essere stanchissimi e di non aver voglia di camminare con il rischio imminente di un acquazzone, abbiamo deciso di mangiare un bel piatto di trofie integrali con il pesto, di cucinare la torta di asparagi da portare al lavoro in settimana e di uscire alla scoperta di questo festival di editoria (ma non solo!) allestito in un posto magico e pienissimo di fascino, almeno per me che non c'ero mai stata: l'ex mercato ortofrutticolo di Corso Sardegna.
Ci siamo arrivati a piedi (fermi proprio non riusciamo a stare) e abbiamo cominciato a girare tra i banchi con gli occhi a cuore (parlo per me, ovviamente, sono io quella che perde ogni forma di controllo in questi casi). Come al solito ho adottato la strategia del doppio giro: il primo di ricognizione, il secondo per riempire la mia borsa di stoffa con mille acquisti.
A onor del vero siamo partiti con degli obiettivi sicuri: a giugno andremo a due matrimoni e ci servivano un papillon e degli orecchini da indossare in quelle occasioni. Per il primo non c'erano dubbi, mentre per i secondi avevo già qualche idea ma volevo "toccare con mano"!
Avevo letto, sulla pagina Facebook dell'evento, che avrei trovato tra gli espositori anche Bouquet Transportable e non vedevo l'ora di guardare da vicino i bellissimi gioielli di Silvia, prodotti in collaborazione con Laboratorio Indie.
Ho impiegato una vita per decidere ma alla fine ce l'ho fatta e per il matrimonio numero due, quello in cui probabilmente indosserò un paio di pantaloni color ruggine, ho scelto una coppia di foglioline in bronzo e rame che sembrano fatte apposta per me e per l'occasione (vedi foto quassù).
Alle nozze in Sardegna, invece, credo che metterò un vestito di seta coloratissima e cercavo un paio di orecchini che lo fossero altrettanto e che rispettassero lo stile dell'abito (vintage, recuperato anche lui in un mercatino) e della festa, organizzata sulla spiaggia.
La soluzione che ho trovato mi è sembrata perfetta: i due bottoni di legno a righe viola e gialle sono realizzati da Skate'n'Love lavorando vecchie tavole da skateboard, non vedo l'ora sia il momento di indossarli (pure questi li vedete nella foto del post)!
Naturalmente, una volta portata a termine la missione acquisti ragionati mi sono dedicata alla mia attività preferita: comprare a caso.
In realtà non c'è mai nulla di casuale in quello che scelgo, di norma a decidere è prima il cuore poi il portafoglio e questa volta ho fatto scivolare nella mia borsa a fiori un calendario speciale di StudiOrtica, una stampa di LinEEtte in cui ci sono proprio io e una cartolina di Valeria Cardetti che voglio regalare a mia mamma.
Quindi, come direbbero le vere influencer, questo è stato una specie di post haul, io che dell'influenza ho solo i sintomi invece vi dico che questo è il post dove ho scritto cosa ho comprato al Cotonfioc Festival. Cosa ve ne frega? Non lo so, ma visto che ho sottolineato più volte la necessità di scegliere acquisti sostenibili e supportare il più possibile il fatto a mano, magari italiano, ho pensato fosse corretto e coerente mostrarvi ogni tanto come mi muovo nel magico mondo dell'handmade.
Olè!
Poco male, però, se in città c'è il Cotonfioc Festival!
Come ho già ampiamente dimostrato quaggiù io ho una vera e propria adorazione per i mercati handmade, specie se eterogenei, specie se a esporre sono mini realtà indipendenti con un sacco di cose interessanti da dire.
Quindi, domenica scorsa, appena ci siamo resi conto di essere stanchissimi e di non aver voglia di camminare con il rischio imminente di un acquazzone, abbiamo deciso di mangiare un bel piatto di trofie integrali con il pesto, di cucinare la torta di asparagi da portare al lavoro in settimana e di uscire alla scoperta di questo festival di editoria (ma non solo!) allestito in un posto magico e pienissimo di fascino, almeno per me che non c'ero mai stata: l'ex mercato ortofrutticolo di Corso Sardegna.
Ci siamo arrivati a piedi (fermi proprio non riusciamo a stare) e abbiamo cominciato a girare tra i banchi con gli occhi a cuore (parlo per me, ovviamente, sono io quella che perde ogni forma di controllo in questi casi). Come al solito ho adottato la strategia del doppio giro: il primo di ricognizione, il secondo per riempire la mia borsa di stoffa con mille acquisti.
A onor del vero siamo partiti con degli obiettivi sicuri: a giugno andremo a due matrimoni e ci servivano un papillon e degli orecchini da indossare in quelle occasioni. Per il primo non c'erano dubbi, mentre per i secondi avevo già qualche idea ma volevo "toccare con mano"!
Avevo letto, sulla pagina Facebook dell'evento, che avrei trovato tra gli espositori anche Bouquet Transportable e non vedevo l'ora di guardare da vicino i bellissimi gioielli di Silvia, prodotti in collaborazione con Laboratorio Indie.
Ho impiegato una vita per decidere ma alla fine ce l'ho fatta e per il matrimonio numero due, quello in cui probabilmente indosserò un paio di pantaloni color ruggine, ho scelto una coppia di foglioline in bronzo e rame che sembrano fatte apposta per me e per l'occasione (vedi foto quassù).
Alle nozze in Sardegna, invece, credo che metterò un vestito di seta coloratissima e cercavo un paio di orecchini che lo fossero altrettanto e che rispettassero lo stile dell'abito (vintage, recuperato anche lui in un mercatino) e della festa, organizzata sulla spiaggia.
La soluzione che ho trovato mi è sembrata perfetta: i due bottoni di legno a righe viola e gialle sono realizzati da Skate'n'Love lavorando vecchie tavole da skateboard, non vedo l'ora sia il momento di indossarli (pure questi li vedete nella foto del post)!
Naturalmente, una volta portata a termine la missione acquisti ragionati mi sono dedicata alla mia attività preferita: comprare a caso.
In realtà non c'è mai nulla di casuale in quello che scelgo, di norma a decidere è prima il cuore poi il portafoglio e questa volta ho fatto scivolare nella mia borsa a fiori un calendario speciale di StudiOrtica, una stampa di LinEEtte in cui ci sono proprio io e una cartolina di Valeria Cardetti che voglio regalare a mia mamma.
Quindi, come direbbero le vere influencer, questo è stato una specie di post haul, io che dell'influenza ho solo i sintomi invece vi dico che questo è il post dove ho scritto cosa ho comprato al Cotonfioc Festival. Cosa ve ne frega? Non lo so, ma visto che ho sottolineato più volte la necessità di scegliere acquisti sostenibili e supportare il più possibile il fatto a mano, magari italiano, ho pensato fosse corretto e coerente mostrarvi ogni tanto come mi muovo nel magico mondo dell'handmade.
Olè!
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