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venerdì 7 dicembre 2018

Istinto di sopravvivenza

Ho lasciato questo blog con un post pieno degli animali che sogno nell'ultimo periodo, oggi ho deciso di cominciare dallo stesso argomento elencando gli ultimi arrivati nella mia fattoria notturna: un serpente lunghissimo (si parla di almeno dieci metri), tre o quattro pipistrelli neri enormi, un porcospino molto vecchio e molto assonnato, una manciata di gattini grigi, minuscoli come al solito. Se qualcuno in ascolto sapesse interpretare la presenza semi costante di bestie varie ed eventuali nei miei sogni commenti pure qui sotto, sono curiosa come una scimmia (appunto).

Ultimamente le giornate procedono simili le une alle altre e questo è un bene, perché, dice il saggio: "nessuna nuova buona nuova". Qualche novità, in verità, c'è stata: la chemio è saltata di nuovo causa emoglobina bassa, ma i valori sono rientrati presto da soli e i dolori sono sotto controllo. Le transaminasi sono più basse e tutte le varie operazioni per migliorare la situazione di mamma sono diventate meno frequenti perché meno necessarie. Oggi è così, domani non lo so, perciò, a costo di diventare di una banalità imbarazzante, dichiaro che l'unica cosa buona non terribile che mi ha portato questo maledetto cancro al pancreas è la capacità di godermi l'istante, così com'è. Parlo per me eh, perché se fossi in mamma sarei sicuramente molto più arrabbiata.

Il lavoro continua ad essere un'ancora di salvezza, le serate finiscono prestissimo causa stanchezza ai massimi storici, i primi mal di gola di stagione sono arrivati puntuali come le tasse a fine Novembre.

L'istinto di sopravvivenza di cui scrivo nel titolo è, fondamentalmente, fatto da tutto questo tran tran protettivo e da una serie di acquisti più o meno sostenibili in previsione del futuro, cosa che, di questi tempi e in questi luoghi, non è affatto scontata. Li scrivo qui sotto, non sia mai che possano interessare a qualcuno che, semplicemente, sta cercando qualcosa di simile e non sa che pesci pigliare:

- Giacca Skunkfunk verde per affrontare l'inverno che non arriva, nel tentativo di salvare capra, cavoli e animali da pelliccia (e pure un po' di ambiente, va). Ora come ora è fin troppo calda, ma confido che le temperature, prima o poi, scendano sotto i 10 gradi, così come sarebbe buono e giusto.
- Prodotti Saponaria, che volevo provare da un po' perché il prezzo mi allettava e il made in Italy pure. Qualcosa già lo conoscevo bene (lo scrub per il corpo è ottimo), qualcosa mi ha piacevolmente colpita (siero opacizzante e deodorante roll on super!), qualcosa voto ni, ma solo causa odore troppo intenso per i miei gusti (crema viso).
- Agenda 2019 Inchiostro and Paper, nonostante ne avessi già una ampiamente usabile anche l'anno prossimo, ma con le agende notoriamente non ho quiete, ne ho acquistata un'altra con cui vorrei entrare a piè pari nel mood bullet journal (vedi punto successivo). L'occasione è stato il Green Friday, grazie al quale con l'acquisto avrei contribuito al rimboschimento delle foreste trentine, piegate dalla tempesta di poche settimane fa. Impossibile resistere.
- Occorrente per il Bullet Journal (vedi punto precedente), acquistato un po' ovunque e recuperato nei fondi dei cassetti di casa. Il primo timido tentativo è stato un fiasco e mi sono subito sentita catapultata negli anni delle medie, quando l'aver sbagliato sulle prime pagine del diario mi dilaniava per giorni. Credo non mi restino altro che i tutorial su YouTube, ma non avendo né tempo né voglia di seguirli conviene fare pace con me stessa e con le sbavature di inchiostro nero (AAARGGGH).
- Prodotti CasaGIN, perché finalmente ho trovato un produttore sostenibile di intimo et similia e perché quest'anno ho riscoperto la comodità infinita dei body. Le loro stoffe sono di una morbidezza mai vista prima, non ho ancora indossato tutto ma la fiducia è altissima. Persino i calzini sono stati promossi da mamma e dalle sue gambe gonfie: dieci più!
- Body The Nude Label, perché lo puntavo da un po', perché ho avuto il coraggio di prenderlo nonostante la scollatura, perché il colore melanzana-mattone era bellissimo. L'ho trovato da Paccottiglia.
- Sciarpe di Lo fo Io, super calde (soprattutto il simil scialle nero) e passpartout, ad un prezzo davvero competitivo. Io le ho prese qui, ma ho visto che sul sito ce ne sono molte altre. I filati sono per la maggior parte rigenerati e a me sembra già un ottimo motivo per sceglierle.
- Libri vari ed eventuali. Un regalo per mamma, un libro indispensabile, un regalo per me, un libro che uso anche per lavorare (ottima scusa, eh).

Ci sarebbero anche un sacco di cose nella wishlist, ma credo occorrerebbe un post a parte e le finanze attuali non mi permettono di sognare oltre (se qualcuno però volesse regalarmi un maglione di Gaia Segattini non mi offendo!)
Torno a sopravvivere.
Alla prossima!

P.S. Foto bretone. Perché di alta e bassa marea qui ne sappiamo qualcosa...

martedì 24 luglio 2018

Le cose più rare


Tra ventiquattro ore saremo in un piccolo hotel di Nantes, atterrati da poco e con un sacco di aspettative in tasca.

Domani si parte per le ferie, meritatissime come qualcuno oggi mi ha scritto in un messaggio.
Una dozzina di giorni in Bretagna, alla scoperta del posto dove per anni ho desiderato andare a vivere. Quando abitavo sui tetti sfogliavo spesso le pagine del blog di un italiano trasferito a Finisterre, invidiando il suo coraggio e la sua sete di cambiamento. Adesso è stato strano riaprire quel blog per cercare consigli su dove dormire, cosa mangiare, in quale paese sperduto tra i fari trascorrere un pomeriggio.

Come dimostra la foto quassù l'estate sembra essere finalmente arrivata. Qualche temporale notturno, molto caldo di giorno e una quantità incredibile di cicale rumorose. Ho passato la notte da mamma e questa mattina siamo state in un parco dove non ero mai entrata, pur essendo molto vicino a casa. Abbiamo incontrato poche persone, per lo più proprietarie di cani docili e distesi sotto gli alberi, in attesa che i padroni terminassero il capitolo del libro e smettessero di leggere il giornale. Una pace assoluta, voglio tornarci.

La settimana scorsa ho finito la seconda delle due summer school di SdR che ho seguito quest'anno: ne sono uscita contenta ma stremata. Ho testato in lungo e in largo le attività che avevo perfezionato ultimamente, proponendo laboratori a bambini di sei anni o ad adulti che seguivano le lezioni per portare in classe le cose imparate con me: una grande soddisfazione e un onore sapere che un po' di quello che ho provato e capito lungo il mio percorso potrà in qualche modo fare la differenza nelle future giornate scolastiche di un bambino!

Il lavoro al MadLab 2.0 procede benissimo, ci sono grandi novità in vista, ma se tutto andrà bene ne scriverò a tempo debito. Di sicuro mi aspetta una trasferta a fine agosto e anche in autunno le partenze non mancheranno. Sono contenta di fare nuove esperienze, di confrontarmi con nuove persone e, soprattutto, di imparare cose nuove. Non vedo l'ora di riavere un po' di tempo per proseguire la mia formazione con Guido.

Ho fatto un paio di acquisti on line, uno su Kings of Indigo, dove ho trovato un paio di jeans e una salopette super in saldo e uno da Melissa Erboristeria, grazie al quale vorrei riprendere possesso del mio corpo che, puntualmente, va in pezzi con l'arrivo delle vacanze.
La parte più complicata dei due ordini, come sempre, non è stata la scelta ma il recupero dei pacchi: quello di Kings of Indigo, appena arrivato in Italia, è magicamente sparito in un deposito fantasma irrintracciabile, scovato solo grazie a un sito di tracking russo. Nemmeno il KGB.

Ci sono poi un po' di cose che vorrei fare al mio ritorno, nella settimana di ferie che ancora avrò a disposizione, e in ordine sparso, sono: leggere moltissimo, mangiare la pasta con le vongole a Pieve e le focaccette al Baretto di Megli, poltrire in piscina, tingermi i capelli del mio colore 2018, dormire, trascorrere del tempo con mia mamma, andare a cena da Colombo e al mare a Ponente, ascoltare un concerto e indossare tutte le magliette a righe che comprerò in Bretagna, insieme a un cappello di paglia e un sorriso a 86 denti.

Direi che con Le Cose più Rare ci siamo. Si parte.


giovedì 9 novembre 2017

Dieci cose in dieci giorni


Ok, il Festival è finito da una manciata di giorni, è giunto il momento di parlarne.
Il modo migliore per farlo credo sia, come sempre quando voglio raccontare qualcosa in maniera semplice ed efficace, il metodo dell'elenco.
Quindi eccomi con dieci punti, che potevano essere quindici (ma vi avrei annoiati), oppure sette (ma il titolo sarebbe diventato "sette cose in sette giorni", riportandovi inesorabilmente qui).

Cominciamo:

1) Le conferenze al Padiglione Giapponese (quest'anno il Giappone era paese ospite). A parte il fatto che adoro la Sala delle Grida nel Palazzo della Borsa, ho davvero trovato bellissimo l'allestimento. Sia per quanto riguarda i laboratori, sia per gli arredi in perfetto stile nippo. Tornando alle conferenze: ne ho seguite due, una dedicata all'Umami tenuta dalla prof.ssa Gabriella Morini e una incentrata sul mondo del sushi di Masayuki Okuda. In entrambe le occasioni, oltre ai contenuti super interessanti, erano previste degustazioni: evviva! Probabilmente è scritto nel mio destino che in quel posto io debba mangiare/bere qualcosa, gli organizzatori di Vinnatur e il mio amico Balletti lo sanno bene.

2) I laboratori degli altri. Quest'anno, molto più che in passato, sono riuscita a girare parecchio e a visitare anche altri laboratori. Ovviamente non mi sono persa quello di Edu, ma ho visto anche Il Gioco dei Pacchi (proposto da altri amici), tutte le attività al Museo di Storia Naturale, il delirio di Piazza delle Feste e la mostra interattiva di quei geni visionari di La Luna al Guinzaglio, dove dire che mi sono immersa fino al collo in un'atmosfera a metà tra il viaggio e il sogno è usare un eufemismo.

3) Le conferenze dei divulgatori/animatori.
Sono andata ad ascoltare Graziano Ciocca (con Giovanni Fares) e Luca Perri, che conoscevo da sempre almeno di nome, che avevo appena incontrato di persona a Strambino in occasione di Strambinaria-Folle di Scienza e che sapevo essere bravissimi nel loro lavoro. Non sono stata affatto smentita! Non so davanti a chi ho riso di più, di sicuro ho imparato un sacco in entrambi i casi.

4) Le conferenze a cui tenevo proprio tanto. Come quelle di Luigi Bignami, Gianumberto Accinelli, Ornano e Tomasinelli. Tutte e tre molto diverse tra loro, tutte e tre ugualmente belle.
Ma andiamo con ordine.
La prima, quella di Bignami, mi ha toccato il cuore per un motivo (anzi due) molto semplice: l'esplorazione spaziale non solo ha caratterizzato tutti i miei corsi a scuola dell'anno passato, ma è anche stata il filo conduttore del laboratorio Il cielo con le dita, presentato quest'anno al Festival. Poi, il vero grande motivo per cui ho amato tanto la conferenza è stata la chiacchierata finale con Luigi, compreso scambio di biglietto da visita e dedica sul suo bellissimo libro. Per quanto riguarda Accinelli vi rimando subito A Casa di Cindy, dove potete trovare il Leggermente che avevo dedicato a I Fili Invisibili della Natura. Pure questo, manco a dirlo, diventerà primaria ispirazione per i prossimi lab a scuola e pure Gianumberto, prima della presentazione in libreria, mi ha scritto una splendida dedica ed è stato super disponibile. Lo spettacolo di Ornano e Tomasinelli, infine, mi ha fatto sganasciare dalle risate e, come sempre, per quanto il primo sia un comico super, è con il secondo (che comico non è) che mi diverto di più!

5) La sera che "sul palco" ci sono finita io. Il motivo era questo, un'occasione di restituzione, come si usa dire ora, di tutto il lavoro fatto durante l'anno scolastico passato. Un grande progetto sull'uso consapevole della rete da parte dei giovani, sfociato, tra le altre cose, in uno spettacolo teatrale costruito con la tecnica del Teatro Forum (= totale coinvolgimento del pubblico) e condotto da una figura che viene chiamata Joker (o Jolly). Indovinate un po' chi era questa figura?
Ad ogni modo è andata benissimo e, del tutto inaspettatamente, mi sono molto divertita!

6) Il riposo imprevisto
. Qui lo dico e qui lo nego: quest'anno al Festival mi sono riposata. Complice la quasi totale assenza di doppi turni, i giorni festivi liberi da animazione, la necessità di essere disponibile per le emergenze (che mi ha portata a non prendere altri impegni) e la mancanza di emergenze che ha automaticamente reso semi vuoti molti dei miei pomeriggi. La conseguenza è stata che sono riuscita a lavorare con calma, sedermi pure sul divano dopo pranzo, godermi il Festival, dormire molte ore, sistemare un po' di arretrati e di burocrazia.

7) Il concerto dei Capibaras. Un'eterna garanzia in questo periodo, un modo per cantare, bere qualcosa, chiacchierare con amici storici e amici nuovi, ascoltare il bravissimo Eduardo che si esibisce, applaudire fino a spellarsi le mani.

8) Gli incontri
. In tutte le occasioni che ho citato fino ad ora sono avvenuti incontri belli (anche meno belli, ma non importa), sia per lavoro sia per pura voglia di trascorrere tempo insieme. Vecchie e nuove conoscenze, compagne di avventura in questo Festival 2017, come le animatrici con cui ho condiviso tempi, spazi, preoccupazioni e come chi mi ha commissionato il laboratorio e ha lavorato con me alla sua realizzazione. Un team composto prevalentemente da donne (ma non solo!) con cui mi sono trovata benissimo: non c'era quasi bisogno di parlare, spesso bastava un'occhiata, come quella che io e l'architetto ci siamo scambiate di fronte alla stella di glitter finita dritta dritta sul tappetone.

9) I panini. Pollo o pesce? Il Festival è lungo, quindi perché scegliere? Rooster e Panino Marino sono stati i pranzi-merenda delle 16, nelle giornate più ardue. Per il resto... verdura, yogurt e latte.

10) Il mio laboratorio. Perché non potevo proprio chiudere senza scrivere nulla, perché è stato una bella soddisfazione, perché mi sono divertita anche con un pubblico più grande senza rinunciare a gestire a modo mio "le classi più piccole". Perché mi sono misurata, prima di quanto pensassi, con un'organizzazione personale e indipendente del mio lavoro, senza però sentirmi abbandonata. Perché ho ricevuto tanti complimenti, ho capito bene dove potevo fare diverso o fare meglio, perché mi sono accorta che gli errori sono stati davvero pochi. Perché ho avuto la conferma che basta impegnarsi, senza però credere che questo voglia dire soltanto scegliere i materiali più belli o mandare i testi dei pannelli in tempo. Significa cercare di liberarsi da altre scadenze il prima possibile per ritagliarsi il tempo necessario a far fronte agli imprevisti, significa leggere tutto quello che può essere utile, significa chiedere aiuto, confrontarsi e delegare (su questo sono ancora un tantino in dietro), significa curare la parte estetica senza diventare isterici (anche su questo posso migliorare!), significa avere pazienza, essere previdenti, prudenti, lungimiranti, presenti e pure un goccino coraggiosi.

Ha funzionato e sono contenta.



venerdì 8 settembre 2017

Una banale Wishlist di Settembre


Io amo moltissimo l'autunno. Probabilmente più dell'estate e di tutte le altre stagioni.
Mi piacciono i suoi colori, l'odore dell'aria di Novembre, l'intimità che i mesi pre invernali mi riescono a regalare.
Per chi adora i boschi non c'è periodo migliore, le foglie ancora stanno lì, ma sono arancioni, la terra è umida e profuma di buono, le camminate con una temperatura frizzante sono le più belle.

Detto questo, a Settembre ricomincia tutto. Per chi lavora con le scuole ricominciano le e-mail alle segreterie, le telefonate, le presentazioni. Per chi lavora con il Festival della Scienza ricominciano le progettazioni, le ansie, le scadenze.
Per chi è libero professionista ricominciano i contatti con chi era sparito in estate, i controlli delle fatture sospese, i preventivi per le nuove collaborazioni.

Io vorrei solo un sentiero, una felpa e la mia macchina fotografica.


Visto che questo non lo posso avere (l'allerta meteo di domani sancisce la fine delle mie possibilità di fare una gita a breve, dato che nei prossimi week end di Settembre sarò in trasferta), ho deciso che tanto valeva elencare ciò che mi piacerebbe fare e possedere.
Non mi sono trattenuta, mi sono accorta che probabilmente la mia lista sarà di una banalità sconcertante, ma ho deciso che la scrivevo (e pubblicavo) lo stesso.

Eccola:

1) Vorrei seguire un corso di Enrica Crivello. Ho guardato tutti i suoi video nelle scorse settimane e mi piacerebbe un sacco imparare da lei come rendere la mia attività più chiara a me e agli altri. Credo sarebbe la persona giusta per indicarmi come valorizzare al meglio ciò che faccio senza snaturare il mio modo di essere. E poi, diciamolo, vorrei un sacco entrare nello #spaziofigo. Ho quindi deciso che quando compirò un anno di partita IVA, se sarò ancora in grado di sostenerla, seguirò un corso di Enrica e mi aprirò un sito internet come si deve.

2) Vorrei comprarmi un prodotto di Rimini Rimini. Mi piacciono tutti, li avevo visti qui a Genova da Paccottiglia e mi ero innamorata del progetto e dei colori di queste borse. Ieri, mentre cercavo un portafoglio, sono andata a sbirciare di nuovo nel loro sito e trovo che ogni cosa sia fantastica. Peccato che non abbia trovato il portafoglio, forse posso sostituirlo con una borsa da mare? :-)

3) A proposito di portafogli, proprio ieri sera mi sono imbattuta nella presentazione della nuova collezione di La Pinotteria. Nemmeno il tempo di riflettere se comprare un maxi modello della collaborazione con Febò ed era già tutto (giustamente) sold out. Sarà per la prossima volta!

4) Vorrei avere più tempo. Per scrivere e leggere innanzi tutto. Ma pure per non fare nulla, per dedicarmi all'orto, per non impazzire quando il corriere dichiara che la consegna è andata male senza nemmeno suonare al citofono (posticipando così l'arrivo di materiale che mi serviva per lavoro), per dormire, mangiare, andare a trovare mia madre, fare due passi, farne quattro.

5) Vorrei riuscire a progettare una fuga sotto Natale, anzi sotto Capodanno. L'ultimo passato qui è stato divertente perché la compagnia era buona ma, non me ne voglia la mia città che tanto amo: che palle! A sto giro mi piacerebbero il freddo, la polenta, le mani in tasca e la sciarpa gigante.

6) Non mi trucco molto, né sono una maniaca della cosiddetta skincare. Mi lavo bene il viso, spalmo la crema, ogni tanto metto una maschera, mi strappo i baffi e mi faccio sistemare le sopracciglia dall'estetista. Detto questo, forse vorrei il Clarisonic. Perché ce l'hanno tutte e chi non ce l'ha ne parla. Ecco. E, se proprio devo essere sincera, vorrei quello piccolo e super costoso. Non so perché, non lo comprerò mai, ma lo vorrei.

7) Ogni anno imparo qualcosa, due anni fa mi sono buttata nel francese e l'anno scorso ho continuato accantonando altri eventuali corsi. Quest'anno sarebbe bello se riuscissi a fare una nuova esperienza. Data la mia ormai nota fissazione per la moda sostenibile mi piacerebbe imparare a cucire. Probabilmente non riuscirò ad iscrivermi in palestra, visto che gli orari da libera professionista non coincidono con nulla. Magari un corso di cucito serale, però, lo trovo.

8) Mi servono un paio di scarponi da trekking. Autunnali, possibilmente non pesantissimi perché quelli per il freddo vero (più eventuale neve) già li ho e quelli estivi pure. So anche dove mi piacerebbe andare a cercarli: qui. Perché ho proprio la sensazione che quel posto e chi lo gestisce potrebbero farmi sentire a casa. Ho provato a passarci di ritorno da una trasferta, ma la stazione di Piacenza non ha deposito bagagli e io avevo un trolley enorme pieno di materiali per i laboratori. A malincuore ho rinunciato, rimanendo in stazione con 38 gradi effettivi e 57 percepiti e disperandomi per non poterci andare.

9) Seguo le peripezie del Fairphone da un sacco di tempo. Mi ero ripromessa di acquistarlo ma:
- Il mio si è rotto improvvisamente l'anno scorso e non ho fatto in tempo a ordinarlo
- La fotocamera è sempre stata molto modesta, non che io sia una fotografa professionista ma mi piace scattare e vorrei una discreta qualità
Ora, però, la fotocamera è stata migliorata, il mio attuale telefono è vivente e forse potrebbe essere il momento buono. Il problema è ovviamente sempre il solito: non posso permettermelo perciò non lo comprerò. Però posso desiderarlo, no?

10) Voglio sistemare il mio armadio in camera da letto. Si tratta di un vecchio e scuro mobile che arriva da casa dei miei al quale sono molto affezionata, mi piacerebbe rifasciarlo con carta da parati, tipo questo. Ho anche già trovato dei siti buoni dove recuperare la carta, ma, in questo caso, è il tempo che manca per fare tutta l'operazione. Ad ogni modo ad Agosto ho allestito il mio angolo studio e rivoluzionato la cucina riempiendola di giallo, quindi posso già ritenermi un sacco soddisfatta dei risultati.

Ecco fatto, la Wishlist è completa e sicuramente appena pubblicherò il post mi verranno in mente mille altre cose che vorrei. Pace! Le scriverò nella prossima.


venerdì 26 maggio 2017

Di questi tempi

Di questi tempi sono successe un po' di cose, ne stanno per succedere altre e tutte quante, quelle passate e quelle future, riempiono le mie giornate così tanto da non trovare quasi più il tempo per nient'altro.

1. Di questi tempi ho fatto una lunga gita: sono passate diverse settimane, in realtà, ma ho deciso di includere nell'elenco il week end trascorso in Agririfugio perché si trattava di un addio al nubilato strettamente legato al prossimo punto. Ci sono stati i brindisi all'inizio del sentiero, la limonata davanti al Mediterraneo, la cena stra meritata, la passeggiata in notturna fino al mare (al ritmo di Maledetta Primavera), i baffi fluorescenti, la doccia fredda, la sveglia presto (come sempre... riuscirò mai a dormire fino a tardi almeno quando posso?), il cinghialone, la mattina in spiaggia, il battello, la pipì addosso (e su questo soprassiederei), il rientro a casa con tappa vino rosso a metà salita.

2. Di questi tempi sto per partire: andrò in vacanza qualche giorno cogliendo l'occasione di un matrimonio in terra sarda (si veda l'addio al nubilato al punto uno) e davvero non sto più nella pelle. Non vado via più di due o tre giorni da quasi dieci anni e non mi sembra ancora possibile. E poi, in Sardegna, non ci sono neppure mai stata! Ho già fatto amicizia con la signora che gestisce il B&B, ho comprato tanti di quei rimedi contro il mal di mare che potrei raggiungere New York su un gozzo in inverno, ho fatto scorta di creme solari, ho tirato fuori il cappello di paglia e ho scelto i libri da leggere. Ora devo solo farmi passare l'agitazione.

3. Di questi tempi ho cominciato a chiudere i percorsi scolastici che ho seguito negli ultimi mesi: sono stati faticosi, ma mi hanno regalato moltissime soddisfazioni! C'è stata la scuola privata dove ho lavorato la mattina, ci sono stati i sette corsi pomeridiani per bambini con età ed esigenze diverse, ci sono stati i week end di laboratori durante manifestazioni piene di gente e le serate a recuperare materiali, sistemare foto, aggiornare il blog del lavoro.

4. Di questi tempi sto gettando le basi per il prossimo anno: telefonate inaspettate che fanno emozionare, progetti di divulgazione scientifica inviati alle scuole, riunioni per nuovi percorsi con nuovi istituti, attività preparate ora che inizieranno dopo... un obiettivo fissato all'inizio dell'avventura partita IVA che sono davvero felice di aver raggiunto.

5. Di questi tempi abbiamo operato Agata, la mia gattina bianca: come tutti i felini con il pelo chiaro sono anni che viene controllata per il rischio di sviluppare un tumore sulle zone più esposte. Nel suo caso si tratta delle orecchie perché fortunatamente il naso è un cuoricino nero fuori pericolo. Dopo mesi e mesi di creme solari una piccola lesione è alla fine spuntata e così, di spuntato, ora Agata ha anche l'orecchio sinistro. Siamo state in pena, ma è grintosa e a parte un rifiuto iniziale del collare Elisabetta (per cui bere e mangiare erano due attività fuori discussione) sembra essere andato tutto per il meglio.

6. Di questi tempi ho ben chiaro in mente cosa voglio fare nei mesi estivi: oltre a portare avanti le attività già programmate, mi concentrerò sullo sviluppo di nuovi laboratori. Ho già cominciato a riempire un quaderno di idee, non mi resta che avere tempo e andare alla ricerca dei materiali più adatti per fare le prove. Nei momenti liberi: piscina. Nei week end: mare. E tutte le volte che potrò: gite, libri, concerti. Ad Agosto, forse, di nuovo ferie (incredibile).

7. Di questi tempi ho mollato la palestra dove seguivo il mio corso di pilates due o tre volte a settimana. Sono molto dispiaciuta ma davvero non sono riuscita a far conciliare lavoro e sport: tornavo spesso da scuola dopo le sei e correre a sdraiarmi sul tappetino alle 18.30 mi è sembrato troppe volte una tortura cinese. Per non parlare di tutte le occasioni in cui alle 18.30 ero ancora sull'autobus o in riunione.

8. Di questi tempi ho sistemato i miei balconcini. Lobelia, Nuova Guinea, lavanda, mille semini che sono già spuntati... non potendo ritagliare del tempo solo per me sono almeno riuscita a dedicarmi a qualcosa che amo tantissimo: le piante.

9. Di questi tempi forse riusciamo a recuperare tutto ciò che abbiamo posticipato ultimamente: la cena al ristorante indiano, le mostre a Palazzo Ducale, la gita al paesino abbandonato o quella nel Ponente dove non andiamo mai e che a me manca moltissimo.

10. Di questi tempi mi sono colorata i capelli, ho comprato due soprabiti, ho accompagnato mamma a fare shopping, mi sono alzata un sacco di volte all'alba per fare il prelievo del sangue (perché l'ultima zecca pare abbia tentato di lasciarmi un ricordino), ho venduto i vestiti che non indosso più al mercatino di quartiere, ho sistemato i piedi dal podologo e ho ricominciato subito a camminare sempre scalza vanificando tutto, ho fatto il cambio degli armadi, ho pianto tanto da stapparmi un condotto lacrimale otturato, ho acquistato una trapunta per il letto bellissima e ho amato ogni singolo giorno che ho vissuto. Anche quello più brutto.


lunedì 3 aprile 2017

Turisti per caso

A volte, dopo settimane intense e faticose, capita che arrivi il week end e che sia il week end dei Rolli Days.

Quindi, sia con il bel tempo del sabato sia con la pioggia della domenica, sono andata a fare un giro per la mia città, felice di partecipare al contest Rolli Ambassador: un ottimo pretesto per scattare foto e provare a guardare i vicoli in cui cammino ogni giorno da un diverso punto di vista.

Dei Palazzi aperti per la prima volta in questa edizione non ne conoscevo quasi nessuno:
1. Palazzo Nicola Cicala
2. Palazzo Pinelli
3. Palazzo Franco Lercari
4. Palazzo De Franchi
5. Palazzo Brancaleone Grillo
6. Palazzo Doria Carcassi

Sono tutti i Rolli che ho visitato e, a parte l'enorme affluenza di persone davanti a ogni ingresso, le cose che mi hanno colpita maggiormente sono tante e riguardano per lo più piccoli particolari inaspettati e, soprattutto, il contesto. Voglio provare a raccontare quello che mi è rimasto impresso di ogni palazzo andando con ordine e usando come faccio spesso il sistema dell'elenco:

1. Le fusioni tra palazzi, con i solai ad altezze diverse, le scale incastrate tra una parete portante e un arco ricavato chissà come, le colonnine di risulta che compaiono all'improvviso e i sedili per guardare fuori dalla finestra e pensare: tutto questo è mio.

2. Banalmente, ma inevitabilmente, i laggioni. Perché sarò burina ma un bagno così chi non lo vorrebbe? :-)

3. La storia di Megollo, che si incavola e taglia naso e orecchie ai suoi avversari per poi conservare il bottino in salamoia. Certamente è una vicenda degna di nota, ma a ricordarcela ci sono già i telamoni del Carlone, tanto forzuti quanto mutilati, pronti a reggere il portale in facciata. Qui, ciò che mi ha colpito di più è il cortile interno, con le bici appoggiate alla colonna e quel senso di tempo immobile, di sogno del dormiveglia, che ogni tanto capita e che è bello accogliere.

4. Anche se c'ero già stata anni fa, in occasione di un ricevimento dove servivo ai tavoli, le piante selvatiche che penzolano dai terrazzi e lasciano cadere le foglie nel cortile interno, la serie di finestre bianche che si incontra salendo le scale e le enormi sale così in contrasto con la strettezza dei vicoli che circondano il palazzo sono le cose che mi hanno colpita di più.

5. Il parquet che scricchiola mostruosamente a ogni passo e che non ha mai smesso di farsi sentire durante tutta la visita, il rosso delle lunette, i piccoli giardini che si intravvedono dalle finestre, l'ascensore moderno, così raro nel centro storico e le mele, ovunque.

6. Il presepe con le pelli di pecora vere per vestire i Re Magi, i soffitti pastello e il tavolo del transatlantico REX, affondato durante la Seconda Guerra Mondiale.

Cos'altro ho amato di questi due giorni da turista per caso nella mia città? Il pranzo di ieri in Piazza Lavagna, tra lasagne al pesto, acciughe marinate con bruschette di pomodori e burrata, alberi in fiore e tranquillità.





domenica 19 marzo 2017

Una manciata di cose


Doveva essere un post pieno di sentieri, sole, alberi e mare... e invece ho la febbre.
Niente gita, solo coperta e arretrati di lavoro da smaltire semi sdraiata a letto, ma non importa: tutto sommato avevo bisogno di riposo e il tempo fa schifo (lo dimostra la lavatrice piena che sta girando imperterrita nel mio bagno, ci fosse una volta che azzecco il giorno giusto per il bucato).

Il titolo che ho scelto dovrebbe lasciar intendere come ho intenzione di gestire il post di oggi: una manciata di cose scritte senza rifletterci troppo su, un elenco risolutore che mi permetterà contemporaneamente di fare poca fatica e di riordinare pensieri, obiettivi, scadenze e traguardi.

Direi quindi di iniziare subito:

1. Mi sono concessa dello shopping un paio di giorni fa, dopo mesi che non entravo in un negozio di abbigliamento e mi limitavo a rappezzare strappi e buchi nei vestiti. Ho acquistato tre maglie scontatissime (e bellissime) da Lo Spaventapasseri sfruttando l'ultima coda dei saldi invernali e un paio di jeans Par.co denim alla Bottega Solidale, convenienti pure quelli visti i millemila punti accumulati sulla tesserina.

2. Ho fatto rifornimento on line di materiali per i laboratori, in vista delle prime attività totalmente da free lance che mi hanno proposto. Ho trascorso una serata a spulciare siti, comparare offerte, calcolare tempi di spedizione... ora non resta che attendere la consegna!

3. I bambini e i ragazzi con cui sto facendo attività mi stanno regalando tanta soddisfazione: c'è chi ha terminato di costruire e programmare uno spirografo di Lego in metà del tempo che avevo previsto e chi ha mosso i primi passi nel campo della robotica educativa, senza scoraggiarsi e accettando di buon grado il lavoro di gruppo.

4. Mi sono cimentata nell'utilizzo dell'eyeliner e, devo dire, non ho fatto i danni che temevo. Due codine uguali uguali e tanto orgoglio! (Ah, ho usato uno di questi).

5. Ho ricevuto tutte le cartoline del giro dedicato a me di A year in a postcard, la foto quassù lo dimostra. Sono bellissime, ognuna a modo suo, perché portano con sé un pezzetto di chi l'ha spedita con un occhio di riguardo verso chi la deve ricevere. Sarebbe meraviglioso se ci comportassimo sempre così: attenti e protettivi verso il prossimo quanto verso noi stessi.

6. Ho ripreso a leggere, finalmente, e non ho altro da aggiungere!

7. Continuo a camminare nella mia città cercando e trovando la Primavera un po' ovunque. Quando succede, la fotografo.

8. Sto organizzando la prima presentazione in libreria di Robotica creativa per giovani tecnologici: sono felice, agitata isterica e grata per essere arrivata fino qui.

9. Io, mai più l'avrei detto, mi sono innamorata della canzone di Carmen Consoli e Tiziano Ferro. Perché una frase così vale tutto: "Per non farti scappare chiusi la porta e consegnai la chiave a te".

10. Sono andata al cinema e ho visto Manchester by the sea, in questo caso nessuna citazione, sono le facce che contano (e che fanno un male boia, sappiatelo).


Che sono stanca e febbricitante l'ho già detto, quindi mi auto assolvo e la chiudo qui, sperando, nel prossimo post, di poter scrivere di gite meravigliose e nuove cose imparate.



mercoledì 18 gennaio 2017

"To do nothing is the hardest job of all"

Per chi, come me, fosse un fan sfegatato di The Crown il titolo scelto per questo post non ha misteri, altrimenti la spiegazione è semplice: il vero, duro lavoro della Regina d'Inghilterra è quello di non fare nulla, almeno così sentenziò la nonna sul letto di morte.

Lungi da me volermi anche solo lontanamente paragonare alla Queen, ma le parole della frase vanno benissimo per chiunque si stia trovando, all'inizio dell'anno, con una marea di scadenze da rispettare, di progetti da far partire e di percorsi da chiudere.
Come tradizione vuole, quando sono nella merda vera mi affido al potentissimo mezzo dell'elenco; data la situazione attuale direi che non ho altra scelta anche questa volta, dopotutto l'ultima lista risale a più di un mese fa. Ecco, dunque, quello che ho fatto e quello che (forse) farò:

1) Ho aperto partita IVA. Sbam, pronti via, la notizia più grossa e pesa la buttiamo fuori subito e passa la paura. In realtà la paura resta, arriva a ondate che vanno dal "Ommioddio, sono fuori legge, andrò in galera domani", al "Vabbé oh, sto facendo la prima fattura e forse è pure corretta". Il futuro non lo conosco, meglio così.

2) Ho tenuto un corso per educatori e docenti qui, un posto bellissimo. Ha voluto dire svegliarsi alle 4.30 e rientrare alle 20.30, ma ne è valsa la pena. Tra due giorni ci torno e ci aggiungo un carico da novanta: sabato a Torino per visitare il Museo Egizio, fare un bel giro e svaligiare Melissa.

3) Ho scelto il libro per il Leggermente di Gennaio e, se i miei diabolici piani (e il mio cervello) reggono, conto di scrivere il post in treno, di ritorno dalla trasferta.

4) Ho superato brillantemente dignitosamente un virus gastrointestinale che ero mezza sicura mi avrebbe uccisa.

5) Non ho comprato nulla nei saldi. Ho carrelli pieni in ogni sito ma, complici la carta prepagata a zero e il terrore delle tasse da lavoratrice autonoma (mi fa ansia già solo scriverlo), non oso pigiare il tasto acquista. Meglio così.

6) Sto ragionando su un loghetto che mi rappresenti, nulla di complicato, magari resterà solo un ragionamento. Se così non fosse sarete i primi a saperlo.

7) Ho fatto una bella gita lungo un sentiero nuovo, non troppo impegnativa, ma piena di piccole meraviglie.

8) Ho formalizzato un contrattino in università, nulla di trascendentale, in realtà sono cose vecchie che si ripropongono come la peperonata e ora vanno finalmente digerite.

9) Sto portando avanti il progetto #Ayearinapostcard con entusiasmo e curiosità.

10) Sto entrando a piè pari in un secondo giro di influenza, ma considerando che esco alle 8, torno alle 20, lavoro o studio dopo cena, mi faccio venire il ciclo con una settimana di anticipo e, quando me la sento, vado in palestra, direi che ci sta.

P.S. La foto l'ho scattata durante la gita di cui parlavo al punto sette, sono due cassette della posta e sono perfette per riassumere il progetto delle cartoline, la mia navigazione lenta e inesorabile (con e senza vento), il mare di cose da fare che mi attende.




mercoledì 7 dicembre 2016

Ricrescere, sempre


La mia vita, come credo quella di tutti, è da sempre costellata di battute di arresto e goffe ripartenze.
Ogni tanto, di solito passano mesi o addirittura anni tra un avvenimento e l'altro, le cose si complicano talmente da diventare pesantissime e difficili da gestire, la fatica si mette al volante e io non riesco a fare altro che non sia sedermi sul sedile posteriore e lasciarmi portare.
Mi pesa, mi pesa moltissimo, perché vorrei invece avere la forza di prendere il comando della situazione e di tirarmi fuori dal caos il prima possibile; poi, però, in sere come questa, penso che forse la chiave di tutto stia proprio nel lasciar andare gli eventi, senza accanirsi, senza cercare di contrastare la corrente, provando, piuttosto, a riposare in attesa di tempi migliori.

Stanno succedendo tante cose belle, una su tutte la diffusione inesorabile, divertente, inaspettata e a macchia d'olio del mio libro: è arrivato in libreria, è arrivato nelle scuole e nelle case, forse arriverà nelle fiere e nei laboratori prima del previsto: una bella soddisfazione. Io subisco battute d'arresto, come dicevo all'inizio, lui invece, piccolo e colorato, va avanti come un treno, anche al posto mio.

Oggi, dunque, ho bisogno di calma, di rifugio e, lo sapete, queste sono due cose che (per me) risiedono sempre in un elenco.

Via, dunque, alla lista di dieci motivi per cui vale la pena ricrescere, come i capelli colorati alla caxxo di cane da un parrucchiere che non ascolta, come la fiducia in se stessi davanti ad un'infinita serie di corsi a scuola in partenza la prossima settimana, come la forza di studiare (nelle vacanze) qualcosa come mille pagine per un esame, come la capacità di non mandare a quel paese il tecnico della caldaia che in due giorni ti chiede quattrocento euro per fare e per riparare quello che ha fatto. Quattrocento euro: un intero corso a scuola, un esame all'università, la giacca gialla e le scarpe verdi che tanto mi piacciono, il Fairphone, venti libri piuttosto costosi, dieci cene all'Osteria della Collina. Uffa.

1) L'Autunno nella mia città, che sto apprezzando troppo poco, ma che vedo ogni giorno, senza avere il tempo e la voglia di raccogliere le foglie gialle che incontro (a parte qualche caso imprescindibile)

2) Il Secret Santa di Cindy: il pacchetto è pronto, partirà tra qualche giorno e dopo aver visto a chi arriverà non posso che essere curiosa e felice di avere l'opportunità di conoscere una persona (almeno apparentemente) così simile a me!

3) Due concerti in tre giorni, tanto belli quanto diversi tra loro

4) Una giornata nell'acqua calda delle terme, tra foglie rosse, ravioli al sugo d'arrosto, capelli a cespuglio

5) Una camminata lungo l'Acquedotto Storico di Genova, l'ennesima, bella come la prima e come la prossima

6) Una nuova serie TV che mi fa venire voglia di ristudiare la storia contemporanea

7) I gioielli comprati da Demodé

8) Una cena di gala, inaspettata quanto divertente, in un posto meraviglioso

9) Un pomeriggio a giocare a uno due tre stella, in mezzo alla strada, per fare felici Emiliano e Martino, dopo un pranzo tutti insieme

10) Una mattina in ospedale, per togliere il tutore di mamma e iniziare finalmente a vedere un'uscita da questo delirio




giovedì 18 agosto 2016

You cannot tame something so happily wild...


[Avviso: post lunghissimo, con i tempi verbali un tantino fantasiosi. Vogliatemi bene comunque]

Ho ricevuto in regalo questo libro qualche giorno fa, poche ora prima di partire per una gita meravigliosa. Me lo hanno regalato due amici che mi conoscono piuttosto bene e che, soprattutto, conoscono bene il mio lato selvaggio, decisamente dominante sugli altri aspetti del mio carattere. Negli anni forse sto migliorando, ammesso che addomesticamento sia sinonimo di miglioramento: la storia del libro (mi) confermerebbe tutto il contrario. Il titolo del post è l'ultima frase di "Wild".

Ad ogni modo, dicevo, ho ricevuto questo regalo pochi giorni prima di partire per una camminata, organizzata all'improvviso nel prato delle Piscine di Casella, guardando il meteo, studiando la cartina e facendo una telefonata.
Siamo partiti la mattina di Ferragosto da Genova, in motorino abbiamo raggiunto Torriglia (fare tutto il percorso con il bus, in orario festivo, sarebbe stata un'impresa impraticabile anche per me che difendo sempre con i denti il trasporto pubblico) e, dopo una sosta obbligata per chiedere informazioni, prendere un caffè e farci preparare il panino al salame dall'alimentari del paese abbiamo proseguito fino a Bavastrelli. Lì ci siamo liberati del motorino e siamo partiti a piedi.

Inizia così il nostro viaggio a tappe, tante, visto l'orario criminale in cui abbiamo cominciato a camminare. Suddividerò questo post in quindici punti, proprio rispettando le soste che abbiamo fatto e raccontando, una pausa dopo l'altra, cosa abbiamo visto, cosa mi ha colpita di più, cosa vi consiglio di fare nel caso voleste avventurarvi nella stessa impresa seguendo le nostre orme. Parto subito con le indicazioni, premettendo che per raggiungere il Rifugio dell'Antola ci sono diverse possibilità. Potete partire dalla Casa del Romano passeggiando praticamente sempre in piano e con poca fatica, da località Donetta facendovi il mazzo (almeno così mi hanno detto i signori del paese incontrati al bar) o da Bavastrelli come abbiamo scelto noi, consapevoli che avremmo incontrato solo salite per almeno due ore (ce la siamo presa moooolto più comoda).

[Tutti i link che ho segnalato vi fanno raggiungere la vetta del Monte Antola, il Rifugio da lì dista dieci minuti].

Ecco le tappe:

1. Prima sosta alla fonte per mangiare il panino al salame. Non siamo nemmeno partiti che già ci sediamo per pranzare, a nostra discolpa possiamo dire che mentre salivamo abbiamo incrociato decine di famiglie in assetto da grigliata in giardino: una fra tutte quella che cuoceva cento chili di asado su una rete del letto. Che meraviglia.

2. Seconda sosta alla fonte per ricaricare le pile e la borraccia. Siamo in pieno bosco e non soffriamo il caldo... per adesso.

3. Terza sosta sotto al faggio più bello del mondo, seduti al tavolo, tra disegni botanici e consapevolezza di essere a metà strada, col sole a picco, di fronte alla pietraia.
[n.b. Nel parcheggio di Bavastrelli abbiamo incrociato alcune signore del luogo che chiacchieravano tra loro trasportando lasagne e bottiglie di vino: "Per andare sull'Antola occorre partire la mattina presto, se si va ora si muore di sete sulla pietraia"]

4. Quarta sosta sul sentiero grazie all'ennesimo tavolo all'ombra. Da qui in poi abbiamo deciso di non fermarci più e di goderci il bosco fino al rifugio.

5. Arrivo al rifugio, dove abbiamo trovato torta di mele e birra ad accoglierci, un panorama mozzafiato, le ciabatte all'ingresso e un'accoglienza discreta e gentile.

6. Posato uno zaino su due siamo saliti in vetta, dove non ci sono parole da dire, solo silenzio e gratitudine. Perché quello è un posto in cui guardando sinistra si vedono le montagne, di fronte si vede il Lago del Brugneto, a destra si vedono il mio mare e il mio paese d'origine, dietro si vede la pianura. E poi i fiori di montagna, i sassi, gli insetti, i gruppi di daini veloci, gli escursionisti con le gambe storte, il sole e la gioia vera.

7. Dopo un po' di riposo, una doccia veloce per non sprecare l'acqua, una sosta con i binocoli di una compagna di rifugio per osservare un daino gigante mangiare su una sella lontana, abbiamo cenato e chiacchierato, guardato video di volpi incontrate al tramonto, parlato di viaggi e cibi insoliti, raccontato di sentieri, nebbia, topi e solitudine.

8. Prima di coricarci abbiamo guardato il cielo, illuminato da una grande luna. Nonostante la luce ci siamo portati a casa una bellissima stella cadente.

9. La notte in condivisione, come temevo, non è andata granché bene. Essere svegliati dieci volte da un cellulare lasciato inspiegabilmente accesso non è tollerabile mai, figuriamoci in un rifugio di montagna.

10. Per fortuna le sei sono arrivate presto e con ancora il pigiama addosso e gli occhi semi chiusi siamo corsi in vetta per guardare l'alba. Non eravamo soli, con noi un ragazzo giunto in rifugio la sera prima, un gruppo di mucche, una volpe e una lepre lontane (almeno così sostiene Andrea!).

11. La colazione ci attendeva al rientro dalla fuga notturna e insieme a noi, nel prato, mangiavano un piccolo daino e la sua mamma.

12. Dopo aver dormicchiato qua e là, un po' sulle travi di legno all'aperto, un po' avvolta nel sacco a pelo, siamo ripartiti. Questa volta le soste sono state poche, abbiamo incontrato qualche daino nella foresta e raggiunto Bavastrelli velocemente. Da lì siamo ripartiti con il motorino e poi a piedi in direzione Lago del Brugneto. Sulla via ho anche trovato il tempo di lasciare una foglia gentile, vicino a una fonte, la prima "abbandonata" fuori città.

13. La strada nel bosco, una mezz'ora di cammino, ci ha portati sulle sponde di questo grande lago artificiale. La stagione estiva rende il paesaggio lunare: spiaggette di limo secco e rifiuti di epoche passate, alberi ricoperti da vecchio fango indurito, rovi e radici ovunque sono ciò che l'abbassamento del livello dell'acqua ha lasciato dietro di sé. Ci siamo un po' impressionati per questa desolazione, avvertendo chiaramente la differenza tra un luogo artificiale e uno naturale. Siamo rientrati passando dal bosco e incontrando qualche capriolo arancione.

14. L'idea era quella raggiungere la diga in motorino per mangiare lì il nostro ennesimo panino al salame, ma avevamo decisamente calcolato male le distanze: troppa strada, troppe curve, troppa benzina ci separavano dalla meta e così, affamati e finalmente un po' stanchi chi siamo fermati a Santa Maria al Porto, per pranzare davanti alla chiesa. Ci ha fatto compagnia una bambina, intenta a giocare da sola sul sagrato, così concentrata da rifiutare persino il gelato offerto dalla nonna con un urlo sull'uscio di casa.

15. Il nostro viaggio è terminato così, con un caffè sulla via del ritorno, un sonno incredibile che mi ha fatto addormentare in motorino (!) e tanti ricordi da fissare per bene nella memoria.

Come scrivevo poco tempo fa proprio qui sul blog ci sono momenti in cui sembra che il tempo, in realtà, non abbia tempo. Giorni di dodici ore come tutti gli altri che paiono durare molto di più, week end lunghi quanto una settimana, decine di emozioni diverse (stupore, paura, gioia, malinconia...) che dilatano tutto e confondono i piani.
Questa gita è stata proprio così, dilatata, confusa, improvvisata e perfetta, perché "Non puoi domare qualcosa di così felicemente selvaggio".








martedì 21 giugno 2016

"A proposito, mi compro un catamarano"


Il titolo è una storia di famiglia, ma rende l'idea di dove andrò a parare.
Il pretesto per questo post, che tardava ad arrivare, è (come al solito!) tutta colpa di Cindy.
Ogni volta che non ho avuto in mente nulla da scrivere lei è arrivata e mi ha mollato uno spunto, così, a tradimento. C'è stata la bucket list, la valigia degli oggetti da salvare in caso di incendio e ora l'elenco delle cinque cose che mi rendono felice.
Molto probabilmente l'avrò già scritto mille volte, il blog esiste dal 2010 e dubito che in sei anni di un post a settimana io non abbia mai affrontato l'argomento. Non ho però nessuna voglia di spulciare gli archivi de Ilmareingiardino e penso che in questi giorni un po' di sana relativizzazione non guasti di sicuro.

Il post di Cinzia affonda le sue radici qui (quindi anche il mio) e, dopo aver elencato cinque cose che la rendono felice, lei conclude così: "E voi ditemi, cosa vi fa essere davvero felici?".

In attesa di vederti domani ti rispondo subito, ma sappi già che ti copierò più volte.

1. Camminare nella natura. Mi bastano anche le due cose prese singolarmente, perché quando cammino vado in trance e non penso più a nulla e quando sono immersa nel verde pure, ma se riesco ad avere la fortuna di muovermi nel verde non ce n'è più per nessuno (ho liberamente deciso di comprendere il nuotare in questo primo punto, perché in un certo senso è un po' come camminare nella natura e nel mio caso non significa macinare miglia marine, quanto semplicemente sguazzare beata nell'acqua)

2. Cucinare. Un tempo solo per le persone che amavo, ora indipendentemente da tutto. Impastare, mescolare, frullare, friggere, cuocere, colare sono gesti che mi riconciliano prima con me stessa e poi con il mondo intero.

3. Spiegare. Tanto non mi piace raccontare di me (so che sembra strano, visto che scrivo su un blog, ma le cose più mie restano tali) quanto mi piace condividere quello che so. Chiamiamola divulgazione (possibilmente divulgazione scientifica!), chiamiamola didattica, ma quando mi mettete davanti un gruppo di persone, soprattutto se sotto i dodici anni, a cui spiegare qualcosa che so... mi rendete felice.

4. Leggere. Per staccare da tutto e da tutti, vivo questa passione in maniera strana, trascorrendo giorni con il naso nei libri e giorni senza sfogliare nemmeno una pagina. Ad ogni modo, non potrei mai farne a meno.

5. Scrivere. Vabbè, chevvelodicoaffare.

P.S. "A proposito, mi compro un catamarano" lo disse mio padre, a mia madre, tornando da un viaggio. Sarebbe stata la quarta barca, ma a lui, le barche lo rendevano felice.




martedì 24 maggio 2016

Piccole cose sparse


Questa Primavera è una Primavera lenta.

Scorre piano e mi lascia molto tempo per pensare, non che questo sia per forza un bene (anzi), ma è così.
A Maggio ho provato a non comprare l'abbonamento dei mezzi pubblici, facendo affidamento su tutto questo tempo nuovo che non ricordo di aver mai avuto: è stata un'ottima idea, perché sono costretta a camminare tantissimo per coprire percorsi, anche lunghi, che di solito facevo in bus. Si parla di passeggiate di mezz'ora/quarantacinque minuti, almeno, che mi consentono di riflettere, riflettere, riflettere, guardarmi intorno, ascoltare musica e... riflettere.
Entrambi i lavori (che prima o poi, un post su quello che faccio per vivere, lo dovrò pur scrivere) stanno bene, tra poco vado a un incontro con l'editore del mio libro per bambini, il manuale di robotica è quasi in stampa, i laboratori continuano più raramente ma continuano (e la foto scelta oggi ne è una valida testimonianza), le attività a Staglieno entrano nel vivo proprio ora, sempre che si possa parlare di attività vive in un Cimitero.

Non ci sono novità, dunque, se non quelle che affollano più del solito la mia testa senza pace.

Penso che quindi oggi sia una buona occasione per sfruttare l'eterno potere degli elenchi, in cui riesco sempre a visualizzare la bellezza inaspettata, piccola quanto grande, incontrata sulla (buona) strada.
Ecco, in ordine casuale, venti cose che hanno accentato giornate apparentemente semplici, a prima vista tutte uguali, ma in verità sempre diverse:

1. Le orchidee selvatiche del Parco di Portofino
2. Il profumo di Emiliano
3. Un tramonto dal tetto degli aperitivi
4. Una conchiglia trovata per caso, in pieno centro, in un giorno difficile
5. Un'altra conchiglia cercata e regalata, che dal mio collo non se ne andrà mai più
6. Il blu della mia città in una mattina assolata di maggio
7. Gli anemoni che danno i pizzicotti (cit.)
8. Una pizza improvvisata dopo una lunga giornata di lavoro
9. Il primo bagno in mare dell'anno e i suoi tesori
10. Un nuovo libro da leggere
11. Il Leggermente appena pubblicato su A Casa di Cindy
12. Le idee per il futuro che scorrono facili in un pomeriggio d'ufficio
13. L'ultima #fogliagentile lasciata al volo in ascensore
14. La mattina dall'Editore per sistemare immagini e correzioni
15. Le cene lunghe e buone, tutte fatte in casa, dal pane al budino
16. Le camminate silenziose, al sole, costeggiando il mare
17. I ritrovamenti inaspettati, perfetti per arredare gli ultimi pezzi dell'Albero (ecco a voi, il mio nuovo comodino)
18. I cagnolini che nuotano attirando gabbiani
19. Le chiacchiere sulla panchina, la sera, perché ormai è come d'estate
20. Questa cosa di angoscia nel cuore, che non va via, e probabilmente è giusto così

sabato 26 marzo 2016

Cronache Pasquali


Una settimana da incubo che sta finendo, tanta voglia di scrivere un post facile, senza troppi pesi e fatiche, senza troppa attenzione a forma e contenuti, pieno di bellezza o, banalmente, di semplicità.
Il modo migliore, in questi casi, è sempre l'elenco.
Per non fare torto a niente e a nessuno, scriverò la mia lista di esperienze settimanali in rigoroso ordine di comparsa, esattamente così come le cose mi sono capitate.

1. Ho organizzato la tradizionale festa di Primavera sull'Albero. Mi sono divertita, ho cucinato, ho comprato un mazzo di tulipani arancioni e ho giocato con i piccoli nuovi arrivati del gruppo.

2. Ho fatto lezione alla mia mini classe universitaria camminando tra le tombe di Staglieno, spiegando la differenza tra una crosta nera e una patina algale, mostrando i danni del tempo su una statua di marmo esposta alla pioggia, allenando gli occhi di queste ragazze a guardare il contesto. Perché è sempre il contesto che decide le regole.

3. Dopo una notizia che mi ha gettata nel panico ho corso. Ho corso un sacco anche facendo le scalette del parco, ho corso sulle spirali disegnate per terra, ho corso davanti al mare, ho corso tra file di camelie striate.

4. In una mattina difficile ho ricevuto un regalo arrivato con il postino (il genere di regali che preferisco). Questa piccola spilla e la lettera che l'accompagnava sono state un raggio di sole, una coincidenza inaspettata, un momento di speranza che mi serviva moltissimo.

5. Ho accompagnato mamma a fare una visita medica importante, che ci ha tolto un dubbio terribile, così terribile che devo riprendermi ancora adesso.

6. Mi sono comprata una gonna pantalone nel mio negozio vintage del cuore, perché di gonne pantalone, specie se lunghe, ariose, di colori pastello, non se ne hanno mai abbastanza [e poi con i miei Pescura Corallo è perfetta!]

7. Ho mangiato dei pizzoccheri al pesto siciliano, ma anche dello stoccafisso accomodato, ho bevuto vino bianco, vino rosso e persino coca cola.

8. Ho visto un meraviglioso film al cinema e mi ci voleva, le ultime volte ero rimasta così delusa...

9. Ho fatto una gita bella, nei posti dove sono cresciuta dai dodici anni in poi e nei posti dove invece sono nata e ho trascorso la mia infanzia. Non sapevo come avrei reagito nel rivedere la magnolia con le foglie lucide, i leoni di marmo che ho cavalcato così tante volte, le due palme che non c'entravano proprio nulla, il sentiero accanto al fiume. [per inciso, credo di aver reagito bene]

12. Ho mangiato la focaccia con le cipolle sulla spiaggia.

10. Ho visto un capriolo col culo bianco.

11. Sono andata a trovare mio padre.

12. Ho guardato il mare diventare accecante sotto al sole della sera.

13. Ho scoperto Agata arrotolata dentro al piumone di mamma.

14. Ho ritrovato i miei amati boccoli, persi chissà quando e chissà dove.

15. Ho raccolto tutti i pensieri più belli e li ho stretti a me.

domenica 13 dicembre 2015

"e la foglia scivola via"

Qualche sera fa mi sono imbattuta in questa poesia di strada.

Genova è tappezzata di fogli del Movimento per l'Emancipazione della Poesia e devo dire che molti dei versi che trovo per caso, camminando nei vicoli, non mi dispiacciono affatto, anzi (qui trovate il sito).
"Non siamo mai troppo lontani dalla...", c'è scritto. Lontani da cosa? Quei puntini di sospensione mi danno fastidio, perché vorrei una risposta.
In realtà vorrei una risposta a moltissime delle domande che mi pongo in questo periodo, domande che nascono da situazioni in cui mi ritrovo quasi sempre per sbaglio, mai per mia volontà e che si materializzano nell'aria rimanendo sospese, appunto, senza risposta.

...

Come ho già scritto nell'ultimo post sto facendo fatica ad aggiornare il mio blog. Non che sia un dramma, capita, però mi fa strano. Sono stata abbastanza costante sin dall'inizio e, soprattutto negli anni più recenti, ho pubblicato qualcosa ogni settimana. Ora non riesco, e il perché è una delle tante domande sospese. Ho tempo libero, lavorando da casa, eppure non ne trovo mai per entrare qui. Faccio tante cose, anche belle, eppure non ho voglia di condividerle qui. Scopro e vedo meraviglie tutti i giorni, eppure non mi viene da parlarne qui.

Allora ho pensato che di solito, quello che mi viene in aiuto quando sono bloccata, quando non so da che parte cominciare, quando mi pare di avere troppe cose da fare e tutte ugualmente urgenti, è l'elenco.
Quindi ecco un elenco sommario di ciò che sto facendo in questo periodo strano:

1. Scrivo, per il libro, per aggiornare i social network dell'associazione con cui collaboro, per Cindy (in partenza la produzione dell'ultimo Leggermente 2015!).

2. Studio, per il terzo esame di francese, poi anche questa avventura sarà finita e mi spiace proprio tanto: è stato divertente e mi è parso, finalmente, di fare qualcosa per me.

3. Ingrasso, come mai nella vita. Probabilmente i lieviti hanno deciso di rompere di nuovo i maroni, con un tempismo perfetto, considerando le vacanze di Natale e i trecentomila pranzi e/o cene a cui dovrò andare.

4. Partecipo, seppur un po' più defilata del solito, a due piccoli progetti natalizi: questo e il Secret Santa di Cindy. Il primo è un vero e proprio calendario dell'avvento fotografico; mi sto divertendo a scattare foto a tema (sbagliando per tipo cinque giorni di fila l'hashtag , ma vabbé) e mi piace l'idea di una parola precisa da provare a inseguire. Il secondo, chi non lo conosce? Il mio pacchettino è già stato spedito!

5. Costruisco, perché quando ho bisogno di rilassarmi è quello che faccio più volentieri, oltre a cucinare. Le ultime produzioni sono questo centro tavola Natalizio e questa collana, assemblata mettendo insieme un pezzo di gioiello trovato per strada, un ciondolino recuperato da mamma e una catenina di metallo.

6. Parlo, con chi mi ascolta, per provare a trovare quelle risposte di cui scrivevo prima. Non riesco a sciogliere il bandolo della matassa, ma non sentirmi sbagliata mi aiuta molto.

7. Cammino, facendo gite divertenti come quella di oggi. Un giro sulla cremagliera, una passeggiata facile ma lunghetta, una folle raccolta di bacche e rametti per abbellire la cucina (vedi punto 5).

8. Progetto, corsi che vorrei fare, cose che vorrei imparare. Prima tra tutte, per ora, la costruzione di timbri in gomma. In che senso? In questo. Una figata pazzesca, lo so.

9. Presso, le foglie che trovo, come se non ci fosse un domani. Nella foto che ho scelto per il post c'è la scatola di latta piena di foglie e fiori raccolti questo autunno e schiacciati con la mia meravigliosa Tessa La Pressa.

10. Sto ferma, ascoltando e guardando quello che succede. Mi costa una fatica boia, perché nonostante qualcuno mi dica che vivo alla giornata, sono umana pure io e a volte mi piacerebbe avere voce in capitolo, vedere che una mia azione genera una reazione più o meno nota, almeno un pochino prevedibile e non, nel migliore dei casi, completamente diversa dalle aspettative. Nel peggiore (e ultimamente molto frequente) dei casi, invece, quello che accade è l'opposto di quello che mi aspetto o che vorrei.

Io, imperterrita, respiro e sto a guardare, sperando che le prossime risposte siano facili. Non dico giuste. Ma facili.



domenica 22 novembre 2015

La tempesta perfetta

Nelle ultime settimane mi sono accorta di una cosa.
Mi sono accorta che non ho (più) molto da dire su questo blog.
Anche le visualizzazioni parlano chiaro, comincio ad essere stufa e a stufare. Magari è un momento passeggero, magari non lo è.
In realtà, forse non ho (più) molto da dire in generale, anche nella camera gialla le sedute scorrono lente e silenziose, ma qui specialmente mi pare di riempire pagine giusto perché vanno riempite.

Ma vanno riempite per chi? Per cosa?

Per me, ne sono sempre stata convinta. E lo sono ancora.
A patto che non diventi un obbligo, soprattutto ora che, lo posso proprio dire, il mio lavoro è scrivere (nel senso che mi pagano per farlo). Non so quanto durerà, non so nemmeno se siano effettivamente due cose collegate, sta di fatto che per ora è così.
È buffo, perché per la verità ho pensato molto a questo post e lo sto scrivendo con urgenza, seduta per terra, sul lungomare, circondata da biciclette, pattini e skateboard che mi sfrecciano attorno. Il cielo è azzurro e fa caldo nonostante questa notte sia passata la tempesta perfetta: un vento incredibile, mostruosamente amplificato dalla bella pensata dei vicini di sopra di lasciare le persiane aperte senza fissarle ai ganci. Tre ore buone di colpi continui, ma anche di vasi volati, scarpe e vestiti sparsi in piazza, pioggia ghiacciata e pezzi di vita che rotolavano nei vicoli senza luce.

È domenica e dopo la tempesta è uscito un sole bellissimo, l'aria è più fredda (finalmente) e nelle ultime ventiquattro ore ho fatto alcune delle cose che più amo fare in assoluto, compreso scrivere. Ho cucinato, chiacchierato, camminato, raccolto foglie, riso, scattato foto. Le foto, se tutto va bene, andrò pure a vederle tra poco, a Palazzo Ducale, provando per la terza volta in due giorni a visitare la mostra di Brassaï. So già che mi piacerà, perché racchiuderà la Francia e parlerà d'amore. D'amore per il mondo e per i piccoli incontri quotidiani, quelli che capitano spesso e che dobbiamo fissare bene nella memoria, concentrandoci.

Pausa, si torna indietro verso il centro.

Riprendo a scrivere che è quasi l'ora di cena, sul divano di casa. La mostra l'ho vista ed è bellissima. Ho letto i pannelli scritti in francese, mi sono persa tra le fotografie di una città che sta nel mio cuore senza essere mai stata nei miei occhi e ho ripensato ai piccoli incontri quotidiani di oggi. Eccoli:

- I frutti lilla del ginkgo biloba (che non sapevo nemmeno esistessero), sparsi sul prato
- La cascata del parchetto di nuovo attiva, con la grotta percorribile. Quando ci entri sei diviso a strisce dalle ombre delle rocce e dalla luce che filtra attraverso l'acqua
- La mia città a strati: gli alberi in autunno, le case, le navi incastrate tra i palazzi, ancora le case e la neve sui monti lontani
- Un ragazzo disabile a braccetto con un uomo troppo vecchio per essere suo padre e troppo in forze, ancora, per essere suo nonno. Sembrava si reggessero a vicenda e sembravano stanchi, disorientati, davanti a me che invece camminavo verso il mare, spedita e maledettamente fortunata
- Il sole sul pelo dell'acqua, talmente forte da farmi male agli occhi
- I ragazzi che suonano i tamburi sotto i portici
- Questa foto di Brassaï


domenica 11 ottobre 2015

16 km di desideri

Disclaimer: sono stanca e assolutamente non in grado di scrivere un post sensato, nonostante le buone intenzioni, nonostante le belle esperienze dell'ultima settimana. Ecco il perché di questo elenco, nemmeno troppo sommario, di cose da comprare. Superflue (per usare un eufemismo).

1. I Dansko clogs, in vendita da Flamingo Bergamo, non so ancora il colore e nemmeno se li vorrei aperti o chiusi dietro, ma son dettagli (già che ci sono potrei allargarmi e portarmi via anche calze e vestito).
2. La nuova collezione di Lazzari, in particolare: questa camicia con i dinosauri (indispensabile, per me che non porto quasi mai camicie), questo abito con i cavallini (che potrebbe essere un'ottima terapia d'urto, visto che ho paura dei cavalli), questo maglione con le ghiande (ma solo in caso non riuscissi a comprarmi il prossimo vestito), questo vestito (perché, che ve lo dico a fare, è autunno), questa salopette (che quella di Lazzari che ho comprato l'anno scorso non l'ho tolta quasi mai!)
3. La borsa con i loti di Isabò e Insunsit (è possibile avere, in una sola borsa, delle stampe così belle, un colore così bello e una forma così bella? Evidentemente sì)
4. Le #Tuliclips di Tulimami (dal momento che sono una più bella dell'altra, non sceglierò: le vorrei tutte)
5. Una My#selfie di Faccio e disfo apposta per me (perché è una vita che la vorrei, perché le avventure estive su Instagram delle sue bamboline senza storia mi hanno rapita, perché partecipare al racconto è stato divertentissimo)
6. Un lavoro della bravissima Enrica Trevisan (per esempio questa spilla con i ginkgo, oppure questa con il giardiniere barbuto, per non parlare della serie dedicata alla mia amata Frida)
7. Qualche pezzo dai Vintage Corner di Maison Du Monde (in particolare vorrei tutta la collezione Berlino, chi conosce casa mia sa che sarebbe perfetta!)
8. Un bastimento carico di prodotti di Melissa Erboristeria (perché quelli che ho comprato all'inizio dell'estate stanno finendo e poi perché ricevere un pacco da Valeria è sempre bellissimo. Per esempio, in questo istante, vorrei tantissimo questi)
9. Questo libro (perché mi sembra meraviglioso e indispensabile)
10. I capelli nuovi (ma, come si evince dalla foto, dal parrucchiere ci sono appena stata...un desiderio in meno sulla lista!)

P.S. Il titolo si riferisce alla camminata da cui sono appena tornata: sedici chilometri di sentieri, più di quattro chilometri all'ora. Io e mamma siamo state grandi!

giovedì 24 settembre 2015

Una settimana da Io

Quella che è appena trascorsa dall'ultimo post pubblicato è stata davvero una settimana da Io.
Nel senso che tutto ciò che mi è capitato, tutte le giornate che ho attraversato, tutte le cose che ho fatto, mi hanno rispecchiata al cento per cento. Nulla mi rende più felice che essere me, contro tutto e contro tutti, senza fare errori giganti, senza dare troppo nell'occhio, senza restare al centro di niente, ma semplicemente andando per la mia strada. Quindi, forse, è il momento giusto per un elenco di quelli che tanto mi piacciono.

1) Un giorno e mezzo a Trento, davanti ai monti del cuore, nel silenzio, nell'aria fresca, nell'odore inconfondibile di cirmolo, leggero e nello stesso tempo intenso, attorno alla scultura in piazzetta. Un giorno e mezzo in questa città perfetta, due ore scarse di laboratori creativi per bimbi e genitori, due viaggi lunghissimi che hanno dato vita a un capitolo intero del libro. Quale libro? Quello che sto scrivendo, che anche se è per lavoro è un progetto bello, inaspettato, che mi obbliga a confrontarmi con le richieste degli altri, rimanendo fedele a me stessa. Prima o poi, racconterò tutto.

2) Una mattina a spasso per la mia città, in occasione dei Rolli Days, per entrare in luoghi visti sempre ma mai guardati veramente. Vicoli, strade, case, stanze, giardini, finestre, sale, affreschi, lampadari, quadri, ma anche farfalle cadute sul marciapiede e portate a spasso dentro Palazzo Reale, tranci di tonno alla piastra grossi come piastrelle, limonate fredde e telai circolari arrivati in tempo per l'autunno.

3) Un film bellissimo, Inside Out, che tanto mi ricorda questo post, perché altro non è che una vita di psicoterapia fatta a cartone animato; mi ha fatto piangere come mai (bugiarda, io al cinema piango sempre, e se non piango vuol dire che il film non mi è piaciuto!) e mi ha costretta a stare abbracciata a Salamino, il mio famoso cane di pezza, per una notte intera.

4) Due giorni di laboratori meravigliosi, la fase di partenza di un bel progetto, che ho costruito riflettendo molto, cercando di organizzare ogni cosa al meglio. Per ora mi sta dando enormi soddisfazioni, ma potrebbe essere altrimenti, quando passi intere mattinate a far lavorare ragazzi dalle vite un po' complicate, in classi con risorse scarse e tagliate da governi davvero per nulla lungimiranti? Magari trascorrendo minuti interi a costruire robot, disegnare idee e battere cinque alti? Io credo proprio che non potrebbe andare diversamente.

5) Due pomeriggi di francese, perché il mio corso intensivo non si ferma dinanzi a nulla, nemmeno davanti a due occhiaie che toccano in terra, un sorriso incerto perché metà del mio corpo vorrebbe dormire, un cervello talmente confuso da versarsi un bicchiere d'olio d'oliva al posto dell'acqua durante la cena a base di insalata marcia, dopo quattordici ore fuori casa e sette mezzi pubblici presi (per non parlare di quelli persi).

6) Una serata (questa in cui sto scrivendo) a casa di mamma, con gatta sulle ginocchia, riso e verdure per cena e tisana allo zenzero prima di dormire.

7) Un nuovo libro giallo che mi aspetta sul letto, perché, soprattutto in questo periodo che devo scrivere per forza, di leggere cose complicate proprio non se ne parla.

8) Un sabato di laboratori con i bambini che mi attende, perché ormai, se nel week end non lavoro, mi sento persa!

9) Una domenica di nanna, cucina e aperitivo di inizio autunno con gli amici, perché così sì che mi sentirò davvero a casa e che questa settimana lunga sarà sul serio una settimana da Io.

P.S. Nella foto il mio quartiere nel 1500 (dipinto nel 1800), scoperto con stupore nel giro dei Rolli Days (prima della farfalla, del tonno e della limonata).



domenica 30 agosto 2015

Valigie

Una delle cose che amo di più è svegliarmi al fresco, con la gatta sui piedi e il rumore delle motoseghe che puliscono i giardini attorno a casa.
Quando capita, va da sé, sono da mamma.

Questa mattina è andata così, ho aperto gli occhi abbastanza presto e, gatta esclusa perché a sto giro aveva scelto un altro letto, sono stata accolta da tutto quello che più mi piace. Moka compresa, uccellini e cicale pure.
Sono giorni un po' rovinati da un piede dolorante, con visite mediche, fluidificanti e antinfiammatori annessi, sono giorni in cui provo a tenere a bada l'ansia e per ora ci riesco. Sono giorni in cui l'ipotesi di dover stare ferma mi sembra impossibile, con il lavoro che comincia, il Festival della Mente che mi aspetta e molti altri strascichi d'estate che vorrei tanto salvare: le corse al calare del sole, le gite, gli aperitivi all'aperto e le nuotate in piscina.
Ad ogni modo, come sempre, si vedrà e se la mia coagulazione ribelle ha deciso di rompere le palle proprio adesso, se i tendini o le ossa o quello che è di una caviglia già massacrata hanno voglia di farsi sentire così tanto, un buon motivo lo avranno. Per esperienza, è completamente inutile opporsi.

Quindi, questa mattina, mi sono alzata serena nonostante tutto, ho sorriso e ho iniziato il nuovo giorno con un libro, pensando d'istinto alla mattina di un paio di settimane fa, quando a svegliarmi alle cinque era stato un odore familiare. E orribile.
In realtà a quella notte penso tutti i giorni e ieri pomeriggio, mentre sopra alla mia testa passava il canadair che vedete in foto, ci ho pensato ancora di più.
Se c'è un incendio nei paraggi il mio naso lo avverte in un secondo. Ho sentito l'odore del ristorante che bruciava vicino a casa quando il rumore delle sirene era lontano anni luce e sono uscita in canotta, pantaloncini e ciabatte mentre i pompieri stavano ancora sfondando le porte per entrare. L'esperienza di tre anni fa mi ha insegnato molto, innanzi tutto un odore di cui avere paura. Poi mi ha insegnato che il mio corpo ha una capacità fisica di reazione agli avvenimenti psicologicamente duri che mai avrei pensato potesse esistere. Quella notte, con una contrazione fuori dal normale dei muscoli del collo, ho cominciato a camminare lungo le strade della fibromialgia e non mi sono più fermata.

C'è un'altra cosa, però, che ho imparato davanti al paesello circondato dalle fiamme: ho imparato che ognuno è la propria valigia.
Gli oggetti che, messa alle strette dai vigili del fuoco, io avevo scelto di portare via sono elencati nel post di quel 28 febbraio. Ma la mia borsa non è stata l'unica ad essere riempita di notte, in poco tempo e con tanta paura addosso.
C'era la valigia dei vicini, con i documenti medici indispensabili per la loro bimba
C'erano gli zaini con i computer dei ragazzi che lavoravano come informatici e che lì dentro tenevano tutto
C'era la busta con il rogito della casa, perché per gli anziani era la cosa più importante
C'era il sacchetto delle medicine, perché con la pressione alta non si sgarra e chissà quando ci faranno rientrare
C'era il faldone della pensione di mia madre, che mica poteva rischiare di perdere quarant'anni di lavoro in una notte

C'era quello che conta davvero.
Ognuno aveva affidato la propria vita ad una borsa e lo aveva fatto senza poterci ragionare sopra. Penso spesso che se non fosse stato un momento così tragico, fatto di silenzi da pelle d'oca, sguardi muti, gocce d'acqua su pareti di fuoco, freddo polare in un bosco rovente, avrei dovuto scattare delle foto. Aprire le borse, mettere in fila le cose, immortalare le vite degli altri per ricordarle ad ognuno, me stessa per prima, una volta terminata la paura. Quando sembra andare tutto storto, quando non pare esserci soluzione e invece magari non c'è nemmeno il problema.
Quando, come oggi, permetto ad una caviglia malandata di costringermi a girare in tondo, sull'orlo del baratro, fermamente convinta a stare in equilibrio e altrettanto spaventata all'idea di caderci dentro.

L'odore di fuoco delle cinque di due settimane fa è stato come aprire una di quelle valigie e scattare una foto: bisogna ricordare sempre cosa sia davvero l'urgenza, cosa meriti veramente la premura, in tutti i sensi.