Oggi il nostro coniglio è arrivato a destinazione.
Ho scritto di questo progetto in molti degli ultimi post che ho pubblicato, stasera è il momento di raccontare come è andata a finire (o quasi).
Lo scorso weekend io e mamma abbiamo impacchettato Belty, il coniglio, con la carta velina bianca e lo abbiamo spedito dall'ufficio postale più vicino. Ora è possibile seguire il percorso delle proprie buste e io così ho fatto ogni giorno, fino ad oggi.
Prima di scoprire dal sistema on-line che il mio pacco era giunto a destinazione ho trovato una foto di Belty sulla pagina del progetto e questa è stata la conferma migliore dell'avvenuta consegna.
Tante blogger hanno scritto e raccontato l'iniziativa di Sollevalamenteconlemanidelcuore, da Vendetta Uncinetta, madrina dell'evento e fornitrice ufficiale del tutorial per costruire il coniglio, a Le Funky Mamas nel loro blog pieno di spunti bellissimi.
Io, nel mio piccolo piccolissimo, ne scriverò un poco qui, dove sono solita riversare le cose che mi fanno felice e quelle che mi abbattono, tutte insieme nel medesimo calderone di pensieri, scadenze, progetti, opportunità e preoccupazioni.
Il titolo del post arriva dritto da un film che ho amato molto, ormai qualche anno fa. Si tratta di Me & You and Everyone We Know di Miranda July, visionaria scrittrice, regista, attrice, musicista americana, capace di esprimere sensazioni comuni in un modo davvero poetico e surreale. Penso spesso a quella frase: Io e te e tutti quelli che conosciamo, perché mi sembra bella, comprensiva di ciò che è il mondo in realtà: un insieme di persone che camminano accanto, alcune più vicine e altre più lontane, unite comunque da una forma sottile di appartenenza, o almeno così dovrebbe essere.
Ho abbracciato l'idea lanciata da Sollevalamenteconlemanidelcuore proprio con questo spirito. Sono da sempre un po' allergica ai flashmob di protesta, ai sit-in contro la guerra, alle condivisioni scellerate e totalmente casuali di link sull'autismo, il cancro al seno, l'Alzheimer, che a mio avviso non servono a nulla se non a dire "ho ballato in piazza", "mi sono seduta davanti al palazzo taldeitali", "ho ricordato agli amici che oggi è la giornata mondiale dei diritti delle donne". Sono tutte azioni che non fanno male a nessuno, beninteso, ma insomma non fanno neppure bene. Non si tratta di essere volontari in una casa famiglia, di preparare i pasti alla mensa dei poveri, di accompagnare un disabile al parco, ma sono tutte azioni in cui i protagonisti sono le persone che le compiono e non chi, in qualche modo, dovrebbe ricevere un aiuto più o meno concreto.
Il coniglio di pezza che ho provato a cucire nelle settimane scorse non cambierà certamente la vita al bimbo malato che lo riceverà, ma magari aiuterà a superare un momento di sconforto o a strappare un sorriso a chi davvero è troppo piccolo per capire cosa gli sta succedendo, ma non per soffrire e avere paura.
Quindi ecco perché ho costruito Belty, perché ho promosso questa iniziativa così come promuovo quest'altra a cui mamma ormai si dedica da tempo e perché cercherò di partecipare ancora con le mie piccole capacità a progetti dedicati a chi ha bisogno di essere sollevato.
Per l'occasione, la colonna sonora di Me & You.
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giovedì 8 maggio 2014
sabato 3 maggio 2014
Paulonia
Il titolo è strano, lo so, ma ho appena scoperto il nome dell'albero nella foto e mi ha fatto subito pensare a un mondo fantastico, una terra lontana nella quale rifugiarmi in cerca di pace e tranquillità.
A Paulonia sto vivendo da qualche giorno, c'ero già stata in passato ma soltanto per una gita fuori porta. Ultimamente ho piantato le tende in questo posto ovattato, fatto di musica preferita, lavoro, passeggiate, pomeriggi ai fornelli, arte, pagine, lana, tisane, stoffe colorate e bimbi che sorridono.
Sta terminando la serie di festività, arrivate una dietro l'altra, suddivise tra giorni di pioggia seria e sole caldissimo, tra parchi illuminati e mostre surreali, tra feste di primavera e corse al tramonto.
Oggi ho camminato per quasi tutta la mattina, ho spedito Belty, il coniglio per il famoso progetto Sollevalamenteconlemanidelcuore e mi sono lasciata coccolare dal mio mare e dal mio mondo verde.
Stasera turno Altrove, gli amici sono tutti lontani e io ne approfitterò per stare nel silenzio dei pensieri, senza fretta, senza affanni, pronta alla domenica di sole che mi aspetta sui forti. Domattina è prevista l'uscita del corso di fotografia e io sono felice di poter guardare, per tutto il giorno, all'interno di un obiettivo in totale isolamento. Che poi si parla eh, eccome, e ci si diverte pure, ma gli esercizi di concentrazione solitaria sono quelli che ultimamente mi danno maggiore soddisfazione.
Ieri sera ho visto un film con mamma, Ida, la storia di una giovane polacca in procinto di prendere i voti e farsi suora. E' un racconto di ricerca, in bianco e nero, con pochi dialoghi, poca musica e un'attenzione per inquadrature e fotografia davvero eccezionale. Una cosa bella che si è aggiunta alle altre, ai fiori giganti che nascono in ufficio, ai sorrisi meravigliosi dei bimbi che amo, alle nuove avventure in cui mi butto inaspettatamente a capofitto e dalle quali come sempre riesco a trarre qualcosa di buono mantenendo la giusta distanza (Instagram e un'idea formativa per il futuro, per ora, sono tra quelle).
Quindi questa è la mia Paulonia, dove nessuno può entrare e dove devo stare attenta a non trovarmi troppo bene perché rischio di non tornare più.
A Paulonia sto vivendo da qualche giorno, c'ero già stata in passato ma soltanto per una gita fuori porta. Ultimamente ho piantato le tende in questo posto ovattato, fatto di musica preferita, lavoro, passeggiate, pomeriggi ai fornelli, arte, pagine, lana, tisane, stoffe colorate e bimbi che sorridono.
Sta terminando la serie di festività, arrivate una dietro l'altra, suddivise tra giorni di pioggia seria e sole caldissimo, tra parchi illuminati e mostre surreali, tra feste di primavera e corse al tramonto.
Oggi ho camminato per quasi tutta la mattina, ho spedito Belty, il coniglio per il famoso progetto Sollevalamenteconlemanidelcuore e mi sono lasciata coccolare dal mio mare e dal mio mondo verde.
Stasera turno Altrove, gli amici sono tutti lontani e io ne approfitterò per stare nel silenzio dei pensieri, senza fretta, senza affanni, pronta alla domenica di sole che mi aspetta sui forti. Domattina è prevista l'uscita del corso di fotografia e io sono felice di poter guardare, per tutto il giorno, all'interno di un obiettivo in totale isolamento. Che poi si parla eh, eccome, e ci si diverte pure, ma gli esercizi di concentrazione solitaria sono quelli che ultimamente mi danno maggiore soddisfazione.
Ieri sera ho visto un film con mamma, Ida, la storia di una giovane polacca in procinto di prendere i voti e farsi suora. E' un racconto di ricerca, in bianco e nero, con pochi dialoghi, poca musica e un'attenzione per inquadrature e fotografia davvero eccezionale. Una cosa bella che si è aggiunta alle altre, ai fiori giganti che nascono in ufficio, ai sorrisi meravigliosi dei bimbi che amo, alle nuove avventure in cui mi butto inaspettatamente a capofitto e dalle quali come sempre riesco a trarre qualcosa di buono mantenendo la giusta distanza (Instagram e un'idea formativa per il futuro, per ora, sono tra quelle).
Quindi questa è la mia Paulonia, dove nessuno può entrare e dove devo stare attenta a non trovarmi troppo bene perché rischio di non tornare più.
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sabato 23 marzo 2013
Fili
Non so da che parte cominciare per scrivere questo post.
Qualche mese fa a Genova è nevicato forte, o così avevano previsto. In realtà la bufera non è arrivata e io, insieme al vicino-vicino, sono uscita a fare colazione e a disturbare un altro vicino al lavoro. Quella mattina, a Palazzo Ducale, ho trovato un volantino azzurro, che parlava di intrecci, bombing e cose simili a me sconosciute (o quasi). Chiesti lumi ai preparatissimi amici presenti ho scoperto questa iniziativa: "Intrecci Urbani, Yarn Bombing a Genova". Cos'è? Un modo semplice per spiegarlo è invitarvi a immaginare gruppi di persone (donne per lo più), di qualunque età (dalle adolescenti alle anziane), di qualunque ceto sociale (dalle radical chic alle pensionate di periferia), in qualunque luogo (scuole, cafè, biblioteche, carceri) che con periodicità si incontrano per lavorare a maglia e creare intrecci. Ma intrecci in che senso? Intrecci nel senso di relazioni, ma anche nel vero senso del termine, quindi intrecci di fili, punti, calature, ricami, accostamenti. Però in questo modo ricado nella stessa situazione di prima: accostamenti in che senso? Nel senso di accostamenti di colore ma anche di vicinanze di vite, di comunione di intenti, di finalità comuni. Per non perdere il filo del discorso mi attacco a quest'ultimo concetto: le finalità comuni. Dove vanno a finire i chili di lana tessuta da queste belle signore sparse in città? Nel posto forse più famoso, visibile e rappresentativo di Genova: il Porto Antico. Ma è prevista una mostra? Un mercatino? Un'esposizione? No, è prevista un'istallazione. Un bombardamento di filati (yarn bombing, appunto) coloratissimi, pelosi, lisci, eleganti, kitsch, complicati, semplici, divertenti, difficili...con un obiettivo comune: rivestire panchine, palme, ringhiere, alberi, gru, colonne, trenini, lampioni, statue e fontane del porto. Da Palazzo S. Giorgio all'Acquario, da Eataly al Mandraccio, dal Bigo a Porta Siberia...il mare vicino a centinaia di fili azzurri come lui, pesci in acqua e pesci al sole, polpi e seppie, fiori e foglie, giraffe, gufi, leoni, ombrelli, conchiglie, coralli, nuvole, gocce, gatti e verdure. Improvvisamente, in mezza giornata o poco più, sugli alberi di fronte ai Magazzini del Cotone sono nati strani frutti a righe, i tronchi si sono illuminati di colori, le panchine rivestite di morbidi plaid, le ringhiere ricoperte di lana lasciano intravvedere la Bolla di Renzo Piano sulla sponda opposta, Gandhi ha acquistato un paio di scalda muscoli della pace e le fredde colonne dell'Acquario ora fioriscono vivaci.
Naturalmente viene istintivo parlare dell'effetto visivo sorprendente che hanno questi lavori esposti al primo sole di primavera, così come è facile riferirsi al post installazione, quando queste piccole/grandi opere d'arte saranno rifilate per realizzare coperte destinate ad aiutare persone senza fissa dimora, canili e gattili.
Il grande significato di questa iniziativa, però, io penso stia "nel mentre". Nel periodo intercorso tra la nevicata di qualche mese fa e ieri. Inutile che vi dica dove sia finito il volantino trovato al Ducale, tra le mani di mamma il mio invito a partecipare è diventato subito realtà (la foto è un particolare della sua coperta marina, rivestimento di ringhiera sotto al Bigo), portandola ogni giovedì mattina a incontrare altre volenterose signore nella Biblioteca Benzi di Voltri. Qui, le Yarn Bombers de' noantri, pronte a dare il loro personale e creativo contributo a questo festival di proporzioni enormi (pare migliaia di partecipazioni, il più grande evento del genere mai realizzato in Italia), si sono scambiate esperienze, consigli, idee e hanno condiviso il proprio tempo.
Come nel caso di mamma, anche in altri posti le donne si sono date appuntamento per creare qualcosa insieme, qualcosa di gioioso e (per una volta, finalmente) staccato dalle "pesanti azioni di volontariato" che si praticano di consueto, indispensabili e meravigliose, per carità, ma ogni tanto credo sia bello anche fare del bene stando bene.
E quindi, riacciuffo il filo e penso alle ragazze dell'Istituto Duchessa di Galliera che preparavano le loro belle opere con le insegnanti, alle signore anziane che sferruzzavano insieme invece che stare a casa e che due giorni fa si aggiravano per il Porto alle 8.30 di mattina cariche di borse colorate e allestivano felici aiutate da mariti volenterosi e nipoti divertiti, alle donne del carcere di Pontedecimo che contribuivano a questo grande progetto con la loro abilità e con i loro cuori pieni e a tutte le persone che si sono ritrovate, come me, ad emozionarsi e scattare foto nel pieno sole caldo del primo giorno di Primavera.
Qualche mese fa a Genova è nevicato forte, o così avevano previsto. In realtà la bufera non è arrivata e io, insieme al vicino-vicino, sono uscita a fare colazione e a disturbare un altro vicino al lavoro. Quella mattina, a Palazzo Ducale, ho trovato un volantino azzurro, che parlava di intrecci, bombing e cose simili a me sconosciute (o quasi). Chiesti lumi ai preparatissimi amici presenti ho scoperto questa iniziativa: "Intrecci Urbani, Yarn Bombing a Genova". Cos'è? Un modo semplice per spiegarlo è invitarvi a immaginare gruppi di persone (donne per lo più), di qualunque età (dalle adolescenti alle anziane), di qualunque ceto sociale (dalle radical chic alle pensionate di periferia), in qualunque luogo (scuole, cafè, biblioteche, carceri) che con periodicità si incontrano per lavorare a maglia e creare intrecci. Ma intrecci in che senso? Intrecci nel senso di relazioni, ma anche nel vero senso del termine, quindi intrecci di fili, punti, calature, ricami, accostamenti. Però in questo modo ricado nella stessa situazione di prima: accostamenti in che senso? Nel senso di accostamenti di colore ma anche di vicinanze di vite, di comunione di intenti, di finalità comuni. Per non perdere il filo del discorso mi attacco a quest'ultimo concetto: le finalità comuni. Dove vanno a finire i chili di lana tessuta da queste belle signore sparse in città? Nel posto forse più famoso, visibile e rappresentativo di Genova: il Porto Antico. Ma è prevista una mostra? Un mercatino? Un'esposizione? No, è prevista un'istallazione. Un bombardamento di filati (yarn bombing, appunto) coloratissimi, pelosi, lisci, eleganti, kitsch, complicati, semplici, divertenti, difficili...con un obiettivo comune: rivestire panchine, palme, ringhiere, alberi, gru, colonne, trenini, lampioni, statue e fontane del porto. Da Palazzo S. Giorgio all'Acquario, da Eataly al Mandraccio, dal Bigo a Porta Siberia...il mare vicino a centinaia di fili azzurri come lui, pesci in acqua e pesci al sole, polpi e seppie, fiori e foglie, giraffe, gufi, leoni, ombrelli, conchiglie, coralli, nuvole, gocce, gatti e verdure. Improvvisamente, in mezza giornata o poco più, sugli alberi di fronte ai Magazzini del Cotone sono nati strani frutti a righe, i tronchi si sono illuminati di colori, le panchine rivestite di morbidi plaid, le ringhiere ricoperte di lana lasciano intravvedere la Bolla di Renzo Piano sulla sponda opposta, Gandhi ha acquistato un paio di scalda muscoli della pace e le fredde colonne dell'Acquario ora fioriscono vivaci.
Naturalmente viene istintivo parlare dell'effetto visivo sorprendente che hanno questi lavori esposti al primo sole di primavera, così come è facile riferirsi al post installazione, quando queste piccole/grandi opere d'arte saranno rifilate per realizzare coperte destinate ad aiutare persone senza fissa dimora, canili e gattili.
Il grande significato di questa iniziativa, però, io penso stia "nel mentre". Nel periodo intercorso tra la nevicata di qualche mese fa e ieri. Inutile che vi dica dove sia finito il volantino trovato al Ducale, tra le mani di mamma il mio invito a partecipare è diventato subito realtà (la foto è un particolare della sua coperta marina, rivestimento di ringhiera sotto al Bigo), portandola ogni giovedì mattina a incontrare altre volenterose signore nella Biblioteca Benzi di Voltri. Qui, le Yarn Bombers de' noantri, pronte a dare il loro personale e creativo contributo a questo festival di proporzioni enormi (pare migliaia di partecipazioni, il più grande evento del genere mai realizzato in Italia), si sono scambiate esperienze, consigli, idee e hanno condiviso il proprio tempo.
Come nel caso di mamma, anche in altri posti le donne si sono date appuntamento per creare qualcosa insieme, qualcosa di gioioso e (per una volta, finalmente) staccato dalle "pesanti azioni di volontariato" che si praticano di consueto, indispensabili e meravigliose, per carità, ma ogni tanto credo sia bello anche fare del bene stando bene.
E quindi, riacciuffo il filo e penso alle ragazze dell'Istituto Duchessa di Galliera che preparavano le loro belle opere con le insegnanti, alle signore anziane che sferruzzavano insieme invece che stare a casa e che due giorni fa si aggiravano per il Porto alle 8.30 di mattina cariche di borse colorate e allestivano felici aiutate da mariti volenterosi e nipoti divertiti, alle donne del carcere di Pontedecimo che contribuivano a questo grande progetto con la loro abilità e con i loro cuori pieni e a tutte le persone che si sono ritrovate, come me, ad emozionarsi e scattare foto nel pieno sole caldo del primo giorno di Primavera.
sabato 23 gennaio 2010
Segnaposto personalizzati con materiali di recupero
Qualche giorno fa, per il mio compleanno, ho organizzato una cena con alcuni amici e ho pensato di realizzare qualcosa di insolito da lasciare ad ognuno a fine serata.
Per questo ho deciso di confezionare dei segnaposto che rappresentessaro gli invitati, utilizzando quasi esclusivamente materiali di recupero e posizionandoli in tavola accanto ai piatti.
Per creare questi buffi omini (nella foto c'è il "mio" alter ego) ho usato semplicemente canne trovate di fronte a casa (ma vanno benissimo anche rametti di colore chiaro o bastoncini del ghiacciolo) e scarti di lana. L'idea in realtà non è completamente originale, avevo visto qualcosa di simile in una rivista del "fai da te casalingo", ma vi assicuro che l'effetto finale è davvero carino.
Cosa occorre?
- canne (più sottili o più spesse, a seconda della corporatura dei vostri invitati)
- seghetto
- colla attaccatutto
- lana di colori diversi
- pennarellino indelebile rosso e nero
Procedimento:
- Confezionate con i ferri da maglia cappellini e sciarpe abbastanza piccoli perchè possano "vestire" le vostre canne, con i colori che avete e che più si addicono ai gusti abituali degli ospiti;
- Dopo averle pulite, tagliate le canne con il seghetto, rispettando le diverse altezze dei vostri amici;
- Incollate cappellini e sciarpe alle canne, inserendo il berrettino come fosse un cappuccio e incrociando la sciarpa sul davanti (vi consiglio di mettere un pò di colla direttamente sul legno e poi nel punto di incrocio dei due lembi della sciarpa);
- Disegnate con il pennarello nero gli occhi e il naso del pupazzo e con quello rosso fate la bocca;
- Alla base del bastoncino scrivete il nome del destinatario.
Per quanto possa sembrare complicato, realizzare questi segnaposto è molto semplice e forse, per chi ha bimbi, può anche essere divertente coinvolgerli al momento di scegliere i colori e disegnare le facce sorridenti. Spero che la foto vi aiuti a capire come può essere il risultato finale!
Buon lavoro
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