Visualizzazione post con etichetta lavoro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lavoro. Mostra tutti i post
martedì 24 luglio 2018
Le cose più rare
Tra ventiquattro ore saremo in un piccolo hotel di Nantes, atterrati da poco e con un sacco di aspettative in tasca.
Domani si parte per le ferie, meritatissime come qualcuno oggi mi ha scritto in un messaggio.
Una dozzina di giorni in Bretagna, alla scoperta del posto dove per anni ho desiderato andare a vivere. Quando abitavo sui tetti sfogliavo spesso le pagine del blog di un italiano trasferito a Finisterre, invidiando il suo coraggio e la sua sete di cambiamento. Adesso è stato strano riaprire quel blog per cercare consigli su dove dormire, cosa mangiare, in quale paese sperduto tra i fari trascorrere un pomeriggio.
Come dimostra la foto quassù l'estate sembra essere finalmente arrivata. Qualche temporale notturno, molto caldo di giorno e una quantità incredibile di cicale rumorose. Ho passato la notte da mamma e questa mattina siamo state in un parco dove non ero mai entrata, pur essendo molto vicino a casa. Abbiamo incontrato poche persone, per lo più proprietarie di cani docili e distesi sotto gli alberi, in attesa che i padroni terminassero il capitolo del libro e smettessero di leggere il giornale. Una pace assoluta, voglio tornarci.
La settimana scorsa ho finito la seconda delle due summer school di SdR che ho seguito quest'anno: ne sono uscita contenta ma stremata. Ho testato in lungo e in largo le attività che avevo perfezionato ultimamente, proponendo laboratori a bambini di sei anni o ad adulti che seguivano le lezioni per portare in classe le cose imparate con me: una grande soddisfazione e un onore sapere che un po' di quello che ho provato e capito lungo il mio percorso potrà in qualche modo fare la differenza nelle future giornate scolastiche di un bambino!
Il lavoro al MadLab 2.0 procede benissimo, ci sono grandi novità in vista, ma se tutto andrà bene ne scriverò a tempo debito. Di sicuro mi aspetta una trasferta a fine agosto e anche in autunno le partenze non mancheranno. Sono contenta di fare nuove esperienze, di confrontarmi con nuove persone e, soprattutto, di imparare cose nuove. Non vedo l'ora di riavere un po' di tempo per proseguire la mia formazione con Guido.
Ho fatto un paio di acquisti on line, uno su Kings of Indigo, dove ho trovato un paio di jeans e una salopette super in saldo e uno da Melissa Erboristeria, grazie al quale vorrei riprendere possesso del mio corpo che, puntualmente, va in pezzi con l'arrivo delle vacanze.
La parte più complicata dei due ordini, come sempre, non è stata la scelta ma il recupero dei pacchi: quello di Kings of Indigo, appena arrivato in Italia, è magicamente sparito in un deposito fantasma irrintracciabile, scovato solo grazie a un sito di tracking russo. Nemmeno il KGB.
Ci sono poi un po' di cose che vorrei fare al mio ritorno, nella settimana di ferie che ancora avrò a disposizione, e in ordine sparso, sono: leggere moltissimo, mangiare la pasta con le vongole a Pieve e le focaccette al Baretto di Megli, poltrire in piscina, tingermi i capelli del mio colore 2018, dormire, trascorrere del tempo con mia mamma, andare a cena da Colombo e al mare a Ponente, ascoltare un concerto e indossare tutte le magliette a righe che comprerò in Bretagna, insieme a un cappello di paglia e un sorriso a 86 denti.
Direi che con Le Cose più Rare ci siamo. Si parte.
Etichette:
Bretagna,
elenco,
felicità,
lavoro,
pensieri,
riflessioni,
tranquillità,
vacanze
domenica 24 giugno 2018
Per chi risuona la campana?
Prima o poi risuona per tutti, per me negli ultimi mesi è risuonata tre volte. Due e mezzo in verità.
Cosa significa? Significa che da gennaio a oggi mi sono sparata due risonanze magnetiche, su tre segmenti di colonna vertebrale più l'encefalo. Come disse il mio neurologo "lei sarebbe da risuonare dalla testa ai piedi" e io ho obbedito.
A parte una schiena a quanto pare eccessivamente dritta e due spazi intervertebrali un goccino compressi a livello del codino, i risultati sono perfetti. Non c'è nulla che debba preoccupare o che possa essere correlato ai sintomi neurologici che mi hanno accompagnata nel nuovo anno.
A questo punto forse l'ipotesi virus influenzale andato a infastidire il sistema nervoso potrebbe essere la più probabile, soprattutto considerando che le cose stanno migliorando con il passare del tempo e con poca cura. Il prossimo obiettivo è sospendere definitivamente tutti i farmaci, provando a lasciarmi alle spalle il terrore con cui ho (abbiamo) convissuto ormai fin troppo. Se poi la diagnosi finalmente arriverà, con una sicurezza un poco più solida, ancora meglio, altrimenti proverò ad andare oltre. Scrivo proverò perché se invece la questione fosse (come ogni tanto, ciclicamente, qualcuno sospetta) "semplice" fibromialgia, allora so già che dovrò fare spazio a nuovi dolori e a nuove contratture, sicuramente però avrò meno paura.
Fatta questa doverosa premessa, che spiega un po' la latitanza degli ultimi tempi (scrivere di quello che mi spaventa non è il mio forte), posso raccontare ciò che di bello accade attorno a me.
Intanto sembra essere finalmente arrivata l'estate, sono a quota due bagni in mare e uno in piscina, una miseria rispetto ai miei standard, ma il lavoro e il meteo orribile fino a qualche giorno fa non hanno aiutato. Questo week end è fatto di tempi lenti, pranzi e cene con gli amici, tinta ai capelli in vista del matrimonio della prossima settimana e, soprattutto, acquisto dei voli per le vacanze in arrivo. Abbiamo atteso fino ad ora per prudenza, volevamo aspettare i risultati della risonanza prima di decidere, ora non abbiamo più scuse. Se non cambiamo idea all'ultimo minuto la meta dovrebbe essere la Bretagna (e forse anche la Normandia), vedremo!
Io, solo all'idea, piango.
Oggi pomeriggio ce ne andiamo al Coton Fioc Festival in una location super bella, la lavatrice sta lavando gli asciugamani, a pranzo formaggio e frutta fredda, domani lavoro da casa e mi preparo per la settimana di laboratori e di scrittura folle per il sito del MadLab 2.0. Sono contenta, mi piace questa dimensione, fatta di persone con cui trascorrere le mattine fianco a fianco, ma anche di momenti in solitudine per concentrarmi meglio sulle cose difficili. Potrei dire che la questione della salute mi ha ridato la dimensione giusta dei problemi, ma io quella l'ho sempre avuta, difficilmente mi lamento per le banalità, cosa sia davvero importante lo so e non lo dimentico.
Ho voglia di andare a un concerto, di inventare qualche attività nuova per i lab, di prendere un gattino, di fare il bagno a Pieve con il mio costume nuovo, di leggere un romanzo che mi appassioni (suggerimenti?), di dormire nella corrente d'aria, di costruire un libro tattile per la Fata Meravigliosa, di seguire le video lezioni di Guido (per sempre grata al MadLab 2.0 che mi ha comprato l'abbonamento annuale), di mangiare un ghiacciolo, di innamorarmi dei paesini bretoni, di salire su un aereo con Andrea.
P.S. Nella foto quassù la vista dal posto dove abbiamo cenato per festeggiare le lastre pulite. Yeee!
Cosa significa? Significa che da gennaio a oggi mi sono sparata due risonanze magnetiche, su tre segmenti di colonna vertebrale più l'encefalo. Come disse il mio neurologo "lei sarebbe da risuonare dalla testa ai piedi" e io ho obbedito.
A parte una schiena a quanto pare eccessivamente dritta e due spazi intervertebrali un goccino compressi a livello del codino, i risultati sono perfetti. Non c'è nulla che debba preoccupare o che possa essere correlato ai sintomi neurologici che mi hanno accompagnata nel nuovo anno.
A questo punto forse l'ipotesi virus influenzale andato a infastidire il sistema nervoso potrebbe essere la più probabile, soprattutto considerando che le cose stanno migliorando con il passare del tempo e con poca cura. Il prossimo obiettivo è sospendere definitivamente tutti i farmaci, provando a lasciarmi alle spalle il terrore con cui ho (abbiamo) convissuto ormai fin troppo. Se poi la diagnosi finalmente arriverà, con una sicurezza un poco più solida, ancora meglio, altrimenti proverò ad andare oltre. Scrivo proverò perché se invece la questione fosse (come ogni tanto, ciclicamente, qualcuno sospetta) "semplice" fibromialgia, allora so già che dovrò fare spazio a nuovi dolori e a nuove contratture, sicuramente però avrò meno paura.
Fatta questa doverosa premessa, che spiega un po' la latitanza degli ultimi tempi (scrivere di quello che mi spaventa non è il mio forte), posso raccontare ciò che di bello accade attorno a me.
Intanto sembra essere finalmente arrivata l'estate, sono a quota due bagni in mare e uno in piscina, una miseria rispetto ai miei standard, ma il lavoro e il meteo orribile fino a qualche giorno fa non hanno aiutato. Questo week end è fatto di tempi lenti, pranzi e cene con gli amici, tinta ai capelli in vista del matrimonio della prossima settimana e, soprattutto, acquisto dei voli per le vacanze in arrivo. Abbiamo atteso fino ad ora per prudenza, volevamo aspettare i risultati della risonanza prima di decidere, ora non abbiamo più scuse. Se non cambiamo idea all'ultimo minuto la meta dovrebbe essere la Bretagna (e forse anche la Normandia), vedremo!
Io, solo all'idea, piango.
Oggi pomeriggio ce ne andiamo al Coton Fioc Festival in una location super bella, la lavatrice sta lavando gli asciugamani, a pranzo formaggio e frutta fredda, domani lavoro da casa e mi preparo per la settimana di laboratori e di scrittura folle per il sito del MadLab 2.0. Sono contenta, mi piace questa dimensione, fatta di persone con cui trascorrere le mattine fianco a fianco, ma anche di momenti in solitudine per concentrarmi meglio sulle cose difficili. Potrei dire che la questione della salute mi ha ridato la dimensione giusta dei problemi, ma io quella l'ho sempre avuta, difficilmente mi lamento per le banalità, cosa sia davvero importante lo so e non lo dimentico.
Ho voglia di andare a un concerto, di inventare qualche attività nuova per i lab, di prendere un gattino, di fare il bagno a Pieve con il mio costume nuovo, di leggere un romanzo che mi appassioni (suggerimenti?), di dormire nella corrente d'aria, di costruire un libro tattile per la Fata Meravigliosa, di seguire le video lezioni di Guido (per sempre grata al MadLab 2.0 che mi ha comprato l'abbonamento annuale), di mangiare un ghiacciolo, di innamorarmi dei paesini bretoni, di salire su un aereo con Andrea.
P.S. Nella foto quassù la vista dal posto dove abbiamo cenato per festeggiare le lastre pulite. Yeee!
Etichette:
Cotonfioc Festival,
estate,
lavoro,
paura,
pensieri,
riflessioni,
vacanze
mercoledì 6 giugno 2018
Ready to start
L'ultimo post è di tanto tempo fa, lo so, ma detto sinceramente non avevo molto da scrivere.
Non che oggi le cose siano cambiate, ma sono bloccata a letto con il mal di schiena (strano...) e con il pc posato sulle gambe riesco a rimanere connessa con il mondo.
Stasera ho scoperto come funzionano le punture di artrosilene: bruciano talmente tanto che automaticamente il dolore ai lombi viene soppiantato da quello alla chiappa. Facile.
Come scrivevo un paio di righe più su, sono a corto di cose da dire ultimamente, probabilmente perché sono assorbita dal lavoro e dalle risposte che ancora non ho su un paio di questioni di salute che mi tormentano da inizio anno. Per quanto riguarda il primo aspetto, da poco più di un mese trascorro tre mattine a settimana al MadLab, il fablab di Via della Maddalena nato dalla sinergia tra Cooperativa il Laboratorio, Scuola di Robotica e Festival della Scienza.
Al di là dello stimolo professionale, che c'è ed è utilissimo dopo il primo duro anno di partita IVA e le tasse di giugno in arrivo, quello che mi sta davvero facendo bene di questa aggiunta nelle mie giornate lavorative è la compagnia. L'idea di alzarmi, vestirmi, uscire di casa, attraversare il centro storico nella magica luce del mattino, sedermi tra i colleghi, scrivere circondata da corsi, laboratori, stampanti in funzione, clienti, ècomplicato bellissimo.
Amo molto stare da sola, ma non mi piace sentirmi sola.
Avere l'opportunità di condividere parte della settimana con altre persone significa avere un motivo in più per vestirmi e non trascorrere tutto tempo in casa in pigiama. Sembra una banalità ma non lo è. Tante delle libere professioniste che conosco prima o poi hanno incontrato il pericolo dell'abbruttimento, nascosto dietro le abitudini del lavoro tra le mura domestiche. Non mi vede nessuno = pinza nei capelli, t-shirt oversize e zoccoli. A pensarci bene la t-shirt oversize e gli zoccoli li indosso anche per uscire ma, normalmente, l'insieme non è così disastroso come quando non prevedo di mettere il naso fuori dalla porta per le successive ventiquattro ore.
Detto questo, non posso che lodare la nuova parte della mia vita dedicata alla scrittura, alla comprensione di un mondo diverso, alla frequentazione di posti che ho sempre amato tanto e che, per forza di cose, ho vissuto solo in momenti di svago.
Per il resto, i laboratori continuano ma a un ritmo più umano, l'estate è in arrivo e il colore della mia pelle comincia a virare dal bianco cadavere al rosa pallido. Sono soddisfazioni.
Per concludere, credo che potrei dedicarmi a un breve elenco delle dieci cose degne di nota di queste ultime settimane. Sono piccole, come da tradizione, ma belle. Almeno per me.
1. L'orto urbano ha prodotto il primo zucchino commestibile della stagione! Gli abbiamo subito reso onore trasformandolo in condimento per la pasta.
2. La piscina del Porto Antico ha finalmente riaperto i battenti! Non solo siamo già andati a trovarla, ma io sto anche meditando di iscrivermi ad acqua gym, chissà che la mia schiena non ringrazi (e pure le mie cosce da freelance che ha buttato l'abbonamento alla palestra nella tazza del water).
3. Ho comprato uno smalto color corallo e uno dei nuovi rossetti Neve Cosmetics. Ho ordinato due t-shirt sostenibili (ma su questo punto ho le mie riserve) e un paio di scarpe handmade in Spain che non vedo l'ora che arrivino. Hanno la zeppa, la corda, i lacci alla caviglia... insomma tutto quello che spero mi faccia entrare nel mood estivo il prima possibile.
4. Ho tenuto un corso on line per Scuola di Robotica che mi è piaciuto un sacco. Speravo di divertirmi e così è stato. Speravo di essere ispirata dal lavoro altrui ed è successo. Speravo di avere feedback positivi e sono arrivati. Viva!
5. Non ho ancora prenotato le vacanze estive ma abbiamo definito il periodo e la meta, è già qualcosa, no?
6. Le cose che vorrei sistemare il prima possibile sono: i miei capelli, che vivono come al solito di vita propria e la questione costume, che deve essere affrontata di pancia, più che di petto. Letteralmente. Per ovviare ai chili di troppo (nascondendoli) ho scelto questo. Spero di trovarlo nei prossimi giorni!
7. Mi sono iscritta a un corso on line dell'Exploratorium di San Francisco. Di solito il binomio Coursera - Exploratorium funziona alla grande, staremo a vedere!
8. Mamma mi ha regalato uno dei libri più belli di sempre. Il pomeriggio alla premiazione Andersen 2018 ha dato i suoi frutti... evviva!
9. La mia canzone del momento, quella che mi sparo tutte le mattine appena uscita di casa, è questa. Entro in una specie di trans appena inizia e mi infilo nei vicoli più stretti con un sacco di carica in corpo.
10. Sono (siamo) perdutamente innamorata di Downton Abbey. Ho divorato gli episodi alla velocità della luce e ora che ne mancano solo due alla fine sono già in crisi di astinenza. Suggerimenti?
Non mi resta che godere dell'effetto della super puntura, ora, e provare a dormire come non sono riuscita a fare nelle sere passate.
Notte!
Non che oggi le cose siano cambiate, ma sono bloccata a letto con il mal di schiena (strano...) e con il pc posato sulle gambe riesco a rimanere connessa con il mondo.
Stasera ho scoperto come funzionano le punture di artrosilene: bruciano talmente tanto che automaticamente il dolore ai lombi viene soppiantato da quello alla chiappa. Facile.
Come scrivevo un paio di righe più su, sono a corto di cose da dire ultimamente, probabilmente perché sono assorbita dal lavoro e dalle risposte che ancora non ho su un paio di questioni di salute che mi tormentano da inizio anno. Per quanto riguarda il primo aspetto, da poco più di un mese trascorro tre mattine a settimana al MadLab, il fablab di Via della Maddalena nato dalla sinergia tra Cooperativa il Laboratorio, Scuola di Robotica e Festival della Scienza.
Al di là dello stimolo professionale, che c'è ed è utilissimo dopo il primo duro anno di partita IVA e le tasse di giugno in arrivo, quello che mi sta davvero facendo bene di questa aggiunta nelle mie giornate lavorative è la compagnia. L'idea di alzarmi, vestirmi, uscire di casa, attraversare il centro storico nella magica luce del mattino, sedermi tra i colleghi, scrivere circondata da corsi, laboratori, stampanti in funzione, clienti, è
Amo molto stare da sola, ma non mi piace sentirmi sola.
Avere l'opportunità di condividere parte della settimana con altre persone significa avere un motivo in più per vestirmi e non trascorrere tutto tempo in casa in pigiama. Sembra una banalità ma non lo è. Tante delle libere professioniste che conosco prima o poi hanno incontrato il pericolo dell'abbruttimento, nascosto dietro le abitudini del lavoro tra le mura domestiche. Non mi vede nessuno = pinza nei capelli, t-shirt oversize e zoccoli. A pensarci bene la t-shirt oversize e gli zoccoli li indosso anche per uscire ma, normalmente, l'insieme non è così disastroso come quando non prevedo di mettere il naso fuori dalla porta per le successive ventiquattro ore.
Detto questo, non posso che lodare la nuova parte della mia vita dedicata alla scrittura, alla comprensione di un mondo diverso, alla frequentazione di posti che ho sempre amato tanto e che, per forza di cose, ho vissuto solo in momenti di svago.
Per il resto, i laboratori continuano ma a un ritmo più umano, l'estate è in arrivo e il colore della mia pelle comincia a virare dal bianco cadavere al rosa pallido. Sono soddisfazioni.
Per concludere, credo che potrei dedicarmi a un breve elenco delle dieci cose degne di nota di queste ultime settimane. Sono piccole, come da tradizione, ma belle. Almeno per me.
1. L'orto urbano ha prodotto il primo zucchino commestibile della stagione! Gli abbiamo subito reso onore trasformandolo in condimento per la pasta.
2. La piscina del Porto Antico ha finalmente riaperto i battenti! Non solo siamo già andati a trovarla, ma io sto anche meditando di iscrivermi ad acqua gym, chissà che la mia schiena non ringrazi (e pure le mie cosce da freelance che ha buttato l'abbonamento alla palestra nella tazza del water).
3. Ho comprato uno smalto color corallo e uno dei nuovi rossetti Neve Cosmetics. Ho ordinato due t-shirt sostenibili (ma su questo punto ho le mie riserve) e un paio di scarpe handmade in Spain che non vedo l'ora che arrivino. Hanno la zeppa, la corda, i lacci alla caviglia... insomma tutto quello che spero mi faccia entrare nel mood estivo il prima possibile.
4. Ho tenuto un corso on line per Scuola di Robotica che mi è piaciuto un sacco. Speravo di divertirmi e così è stato. Speravo di essere ispirata dal lavoro altrui ed è successo. Speravo di avere feedback positivi e sono arrivati. Viva!
5. Non ho ancora prenotato le vacanze estive ma abbiamo definito il periodo e la meta, è già qualcosa, no?
6. Le cose che vorrei sistemare il prima possibile sono: i miei capelli, che vivono come al solito di vita propria e la questione costume, che deve essere affrontata di pancia, più che di petto. Letteralmente. Per ovviare ai chili di troppo (nascondendoli) ho scelto questo. Spero di trovarlo nei prossimi giorni!
7. Mi sono iscritta a un corso on line dell'Exploratorium di San Francisco. Di solito il binomio Coursera - Exploratorium funziona alla grande, staremo a vedere!
8. Mamma mi ha regalato uno dei libri più belli di sempre. Il pomeriggio alla premiazione Andersen 2018 ha dato i suoi frutti... evviva!
9. La mia canzone del momento, quella che mi sparo tutte le mattine appena uscita di casa, è questa. Entro in una specie di trans appena inizia e mi infilo nei vicoli più stretti con un sacco di carica in corpo.
10. Sono (siamo) perdutamente innamorata di Downton Abbey. Ho divorato gli episodi alla velocità della luce e ora che ne mancano solo due alla fine sono già in crisi di astinenza. Suggerimenti?
Non mi resta che godere dell'effetto della super puntura, ora, e provare a dormire come non sono riuscita a fare nelle sere passate.
Notte!
lunedì 9 aprile 2018
Una questione di costanza
Sono trascorsi talmente tanti giorni dall'ultimo post quaggiù che non sono nemmeno troppo sicura di ricordarmi come scrivere dei fatti miei in maniera veloce, con un buon ritmo e possibilmente con un po' di ironia.
Volevo iniziare questo post anche la settimana scorsa, ma, davvero, non ho avuto un momento libero per prendermi il giusto tempo. Cosa sto facendo di tanto importante ultimamente? Tutto e niente.
Sto frequentando dei corsi in università (i famosi 24cfu di cui vi parlavo in un post recente) che risucchiano quasi tutte le ore libere che restano dopo una giornata di lavoro. Si tratta(va) di seguire le lezioni e adesso si tratta di studiare e sostenere gli esami. Per ora ne ho dati tre su quattro, due passati, uno ancora non so, l'ultimo lo avrò tra meno di due settimane.
Mi sta piacendo? No. Fondamentalmente perché non ho ancora capito come andrà a finire questa nuova normativa, perché si tratta dell'ennesima porta socchiusa, perché mi pare di ritornare sui miei passi senza nemmeno prepararmi a dovere. Insomma, tutto quello che, di solito, mi fa stare male.
Cos'altro occupa le mie giornate? Il lavoro. Sempre di più, tra l'altro. Le scuole stanno pian piano terminando i percorsi pomeridiani di robotica ma si moltiplicano gli impegni nei week end e una nuova opportunità si è affacciata sulla mia vita proprio la settimana scorsa.
Mi sta piacendo? Sì, perché avevo bisogno di qualcosa di un pochino più fermo, che non stravolgesse completamente la mia routine, ma che, allo stesso tempo, zittisse almeno in parte le ansie più grandi. E poi, manco a dirlo, è una questione di scrittura.
Dal punto di vista della salute preferisco stendere un velo pietoso, nell'attesa che qualcosa si muova. Di certo le risonanze quasi total body sono negative e questa è un'ottima notizia. Se metto in fila la quantità di esami fatti fino ad ora dall'inizio dell'anno secondo me copro la strada da qui a Katmandu, probabilmente anche se metto in fila gli euro che ci sono voluti per pagarli. Ma le alternative (almeno per me) non c'erano e non ci sono.
Nel frattempo non demordo e aspetto, con una pazienza che manco Giobbe.
Prima di mettermi a scrivere riflettevo sul titolo e la foto che avrei scelto, cadendo per forza di cose su uno scatto che parla di lavoro. Per forza di cose perché, essendo sempre al lavoro, è ovvio che le poche foto del periodo vadano a parare proprio lì. Nell'immagine quassù c'è uno scarabeo stercorario che spinge una grossa palla di mxxxa (un'ex arancia, dipinta di marrone) di fronte a una serie di bambini presi bene per il laboratorio in partenza.
Ecco, direi che nessun'altra foto potrebbe rappresentare meglio il mio momento attuale.
Quale sia il segreto per continuare a far rotolare il pallone non lo so nemmeno io, sospetto però che sia una questione di costanza. E di pazienza. Entrambe, quaggiù, abbondano da sempre (come la mxxxa).
Volevo iniziare questo post anche la settimana scorsa, ma, davvero, non ho avuto un momento libero per prendermi il giusto tempo. Cosa sto facendo di tanto importante ultimamente? Tutto e niente.
Sto frequentando dei corsi in università (i famosi 24cfu di cui vi parlavo in un post recente) che risucchiano quasi tutte le ore libere che restano dopo una giornata di lavoro. Si tratta(va) di seguire le lezioni e adesso si tratta di studiare e sostenere gli esami. Per ora ne ho dati tre su quattro, due passati, uno ancora non so, l'ultimo lo avrò tra meno di due settimane.
Mi sta piacendo? No. Fondamentalmente perché non ho ancora capito come andrà a finire questa nuova normativa, perché si tratta dell'ennesima porta socchiusa, perché mi pare di ritornare sui miei passi senza nemmeno prepararmi a dovere. Insomma, tutto quello che, di solito, mi fa stare male.
Cos'altro occupa le mie giornate? Il lavoro. Sempre di più, tra l'altro. Le scuole stanno pian piano terminando i percorsi pomeridiani di robotica ma si moltiplicano gli impegni nei week end e una nuova opportunità si è affacciata sulla mia vita proprio la settimana scorsa.
Mi sta piacendo? Sì, perché avevo bisogno di qualcosa di un pochino più fermo, che non stravolgesse completamente la mia routine, ma che, allo stesso tempo, zittisse almeno in parte le ansie più grandi. E poi, manco a dirlo, è una questione di scrittura.
Dal punto di vista della salute preferisco stendere un velo pietoso, nell'attesa che qualcosa si muova. Di certo le risonanze quasi total body sono negative e questa è un'ottima notizia. Se metto in fila la quantità di esami fatti fino ad ora dall'inizio dell'anno secondo me copro la strada da qui a Katmandu, probabilmente anche se metto in fila gli euro che ci sono voluti per pagarli. Ma le alternative (almeno per me) non c'erano e non ci sono.
Nel frattempo non demordo e aspetto, con una pazienza che manco Giobbe.
Prima di mettermi a scrivere riflettevo sul titolo e la foto che avrei scelto, cadendo per forza di cose su uno scatto che parla di lavoro. Per forza di cose perché, essendo sempre al lavoro, è ovvio che le poche foto del periodo vadano a parare proprio lì. Nell'immagine quassù c'è uno scarabeo stercorario che spinge una grossa palla di mxxxa (un'ex arancia, dipinta di marrone) di fronte a una serie di bambini presi bene per il laboratorio in partenza.
Ecco, direi che nessun'altra foto potrebbe rappresentare meglio il mio momento attuale.
Quale sia il segreto per continuare a far rotolare il pallone non lo so nemmeno io, sospetto però che sia una questione di costanza. E di pazienza. Entrambe, quaggiù, abbondano da sempre (come la mxxxa).
domenica 18 marzo 2018
What else is there?
Musica, maestro.
Domenica sera, fuori pioviggina (come sempre negli ultimi giorni), io ho un mal di schiena incredibile e mi preparo per iniziare una settimana di fuoco, che culminerà con doppia risonanza nel week end.
Mi chiedo come farò, domani, a uscire di casa alle otto, a rientrare dopo le venti e a fare tutto quello che devo nonostante la schiena a pezzi e le mille medicine che mi circolano in corpo. Ma, del resto, se mi volto indietro vedo prove allergologiche, giornate a scuola, pomeriggi di studio e prelievi all'alba: sono sopravvissuta alle settimane passate, se mi impegno posso farcela di nuovo!
Nonostante le difficoltà, come sempre da quando mi conosco, ho reso tutto più semplice (non organizzativamente parlando, ovvio) iscrivendomi a un workshop che mi interessava un sacco e che, indubbiamente, ha dato i suoi
Comunque, per darvi un po' un'idea di quello che ho realizzato sotto la guida di Eleonora, ecco qualche foto:
Probabilmente risulterà difficile, a chi mi conosce solo in campo lavorativo, capire perché io mi iscriva (con gioia!) a un corso di decorazione floreale dal momento che, per vivere, mi occupo di divulgazione scientifica e in particolare di didattica della robotica.
La risposta è semplice: senza il corso di decorazione floreale non riuscirei ad insegnare bene, con spirito di iniziativa, creatività, capacità di mescolare le carte e trovare vie d'uscita. Poco tempo fa, in una classe, abbiamo costruito degli insetti impollinatori con un kit programmabile Lego: parlare delle strategie di alcune orchidee, che si fingono bombi per essere impollinate mi è venuto spontaneo ed è stato vincente. In questo modo, i ragazzi, hanno elencato tante altre tipologie di impollinazione e ne è nata subito una bella discussione piena di spunti. La storia delle orchidee non l'ho certo imparata su un libro di robotica, ma l'ho ascoltata con piacere ad una conferenza organizzata dall'Orto Botanico della mia città.
Ora questa tecnica di avere attorno tanti maniglioni antipanico da aprire di colpo quando tutto mi sta stretto la uso molto anche per lavoro, un tempo, invece, mi serviva per prendere aria e ricaricarmi. Il fatto che il lavoro stia entrando anche in questo lato della mia vita non so se sia un bene o meno, di certo mi accorgo che le fughe si sono diradate e che mi mancano moltissimo. Mi piacerebbe tornare a rifugiarmi su un sentiero ogni volta che ne sento il bisogno, anche (e soprattutto) se l'unica conseguenza che ne otterrei probabilmente sarebbe solo di distrarmi un attimo da tutto il resto.
Chissà, confido in un giro di boa (che sono certa arriverà prestissimo) e nella Primavera, che, lo sappiamo, non bussa ma entra sicura. Basta spingere il maniglione antipanico.
venerdì 2 marzo 2018
Salita su un treno per sbaglio, in una mattina d'inverno
Nevica da due giorni, qui a Genova.
Per la verità nevica un po' dappertutto in Italia, anzi, a Genova c'è stata una nevicata ridicola se la compariamo a quella di Bologna o a quella, incredibile, di Roma.
Il freddo però pare fosse tanto e le scuole sono rimaste chiuse. Scrivo "pare" perché non ho mai messo il naso fuori casa nelle ultime quarantotto ore, date le mille cose da fare al pc e lapoca pochissima voglia di ammalarmi (di nuovo).
A proposito di cose da fare al pc, proprio un attimo fa stavo seguendo la mia ottava ora di video lezioni per provare a sostenere il secondo esame dei 24cfu. Se non sapete cosa siano i 24cfu, credetemi, siete fortunati e non vi consiglio minimamente di andare a scoprirlo. La settimana scorsa ho dato il primo esame, i risultati ancora non ci sono, ma le speranze che io l'abbia passato sono prossime allo zero.
Fa niente, visto il periodo in cui sono immersa fino al collo da un paio di mesi non posso rimproverarmi più di tanto.
Sono in quella fase in cui quando dico "domani ho un esame" il mio interlocutore è costretto a domandarmi se sia un esame medico o universitario. E ho detto tutto.
Comunque, smorziamo i tristi toni, condividiamo per un attimo le cose belle:
- Il mio ordine da Melissa Erboristeria
- Il mio acquisto in super saldo: un paio di Veja molto simili a queste
(chi volesse sapere qualcosa di più su questo marchio sostenibile qui c'è la pagina Facebook, il sito è in manutenzione)
Per quanto riguarda l'ordine da Melissa è il terzo che faccio e non c'è stata volta in cui non sia rimasta soddisfatta. Potessi comprare lì abitualmente e di persona lo farei, ma purtroppo non vado a Torino così spesso! Per fortuna uso pochi prodotti, quelli urgenti e per il viso li trovo vicino a casa e con meno di un ordine l'anno me la cavo.
Sembra strano ma le cose da dire le ho scritte tutte, il libro che sto leggendo (bello, per ora) procede a rilento visto il poco tempo a disposizione, viaggi in vista non ce ne sono (almeno nei prossimi due mesetti, poi medito una fuga che se mi riesce... evviva!), corsi belli invece ne ho uno, che seguirò però tra due domeniche e ve ne parlerò più avanti.
Vorrei poter scrivere che mi attendono serate fuori, giornate a spasso per posti nuovi, cene da sogno in ristoranti meravigliosi, pomeriggi di lettura e relax sotto il piumone. Bene, tutto questo non è in previsione, quello che mi attende sono risultati di esami (medici e universitari, visto che ormai è impossibile distinguere), giornate di studio e lavoro, weekend di lezioni e laboratori.
C'è una cosa, però, che è successa qualche tempo fa e che mi sembra spieghi bene come mi sento, oltre a dimostrare la totale assenza di equilibrio nella mia mente.
Una mattina, di ritorno da casa di mamma, ho preso un treno. Appena salita mi sono seduta e ho visto che sul mio zaino si era posata una cimice rossa e nera, di quelle che sembrano carabinieri in divisa.
Probabilmente era salita mentre stavo aspettando sul binario e ora si trovava lì con me, in uno scompartimento semi vuoto di un Savona-Genova qualunque. Quando il treno è partito ho cominciato a seguire gli spostamenti dell'insetto con una certa ossessione: all'inizio sembrava spaesato, girava su se stesso e non si decideva a muoversi verso una direzione precisa. Poi, piano piano, ha cominciato a camminare lungo gli spallacci dello zaino, si è spostato sul sedile di fronte al mio e si è arrampicato sul finestrino. Lì si è fermato, sembrava guardare fuori. Arrivati in galleria è ripartito, ha seguito il bordo di alluminio e ha proseguito dove non ho più potuto vederlo. Immagino abbia cercato una via di uscita e, sinceramente, spero tanto che l'abbia trovata. A distanza di settimane penso spesso a quella cimice, al senso di spaesamento che avrà provato una volta "scesa" in un posto sconosciuto, mi chiedo se abbia trovato la libertà presto, quando ancora c'era speranza di campagna, o tardi, in una stazione sotterranea e piena di rumori. Ovviamente sono conscia che tutti questi sentimenti non appartengano agli eterotteri, ma a me, però scriverne la storia è un buon modo per metterli nero su bianco e spiegare meglio come mi sento.
Salita su un treno per sbaglio, in una mattina d'inverno.
P.S. Nella foto la mia fedele compagna in questi giorni di gelicidio: la tazza di Flamingo Bergamo con dentro la Tisana della Nonna di Melissa Erboristeria
Per la verità nevica un po' dappertutto in Italia, anzi, a Genova c'è stata una nevicata ridicola se la compariamo a quella di Bologna o a quella, incredibile, di Roma.
Il freddo però pare fosse tanto e le scuole sono rimaste chiuse. Scrivo "pare" perché non ho mai messo il naso fuori casa nelle ultime quarantotto ore, date le mille cose da fare al pc e la
A proposito di cose da fare al pc, proprio un attimo fa stavo seguendo la mia ottava ora di video lezioni per provare a sostenere il secondo esame dei 24cfu. Se non sapete cosa siano i 24cfu, credetemi, siete fortunati e non vi consiglio minimamente di andare a scoprirlo. La settimana scorsa ho dato il primo esame, i risultati ancora non ci sono, ma le speranze che io l'abbia passato sono prossime allo zero.
Fa niente, visto il periodo in cui sono immersa fino al collo da un paio di mesi non posso rimproverarmi più di tanto.
Sono in quella fase in cui quando dico "domani ho un esame" il mio interlocutore è costretto a domandarmi se sia un esame medico o universitario. E ho detto tutto.
Comunque, smorziamo i tristi toni, condividiamo per un attimo le cose belle:
- Il mio ordine da Melissa Erboristeria
- Il mio acquisto in super saldo: un paio di Veja molto simili a queste
(chi volesse sapere qualcosa di più su questo marchio sostenibile qui c'è la pagina Facebook, il sito è in manutenzione)
Per quanto riguarda l'ordine da Melissa è il terzo che faccio e non c'è stata volta in cui non sia rimasta soddisfatta. Potessi comprare lì abitualmente e di persona lo farei, ma purtroppo non vado a Torino così spesso! Per fortuna uso pochi prodotti, quelli urgenti e per il viso li trovo vicino a casa e con meno di un ordine l'anno me la cavo.
Sembra strano ma le cose da dire le ho scritte tutte, il libro che sto leggendo (bello, per ora) procede a rilento visto il poco tempo a disposizione, viaggi in vista non ce ne sono (almeno nei prossimi due mesetti, poi medito una fuga che se mi riesce... evviva!), corsi belli invece ne ho uno, che seguirò però tra due domeniche e ve ne parlerò più avanti.
Vorrei poter scrivere che mi attendono serate fuori, giornate a spasso per posti nuovi, cene da sogno in ristoranti meravigliosi, pomeriggi di lettura e relax sotto il piumone. Bene, tutto questo non è in previsione, quello che mi attende sono risultati di esami (medici e universitari, visto che ormai è impossibile distinguere), giornate di studio e lavoro, weekend di lezioni e laboratori.
C'è una cosa, però, che è successa qualche tempo fa e che mi sembra spieghi bene come mi sento, oltre a dimostrare la totale assenza di equilibrio nella mia mente.
Una mattina, di ritorno da casa di mamma, ho preso un treno. Appena salita mi sono seduta e ho visto che sul mio zaino si era posata una cimice rossa e nera, di quelle che sembrano carabinieri in divisa.
Probabilmente era salita mentre stavo aspettando sul binario e ora si trovava lì con me, in uno scompartimento semi vuoto di un Savona-Genova qualunque. Quando il treno è partito ho cominciato a seguire gli spostamenti dell'insetto con una certa ossessione: all'inizio sembrava spaesato, girava su se stesso e non si decideva a muoversi verso una direzione precisa. Poi, piano piano, ha cominciato a camminare lungo gli spallacci dello zaino, si è spostato sul sedile di fronte al mio e si è arrampicato sul finestrino. Lì si è fermato, sembrava guardare fuori. Arrivati in galleria è ripartito, ha seguito il bordo di alluminio e ha proseguito dove non ho più potuto vederlo. Immagino abbia cercato una via di uscita e, sinceramente, spero tanto che l'abbia trovata. A distanza di settimane penso spesso a quella cimice, al senso di spaesamento che avrà provato una volta "scesa" in un posto sconosciuto, mi chiedo se abbia trovato la libertà presto, quando ancora c'era speranza di campagna, o tardi, in una stazione sotterranea e piena di rumori. Ovviamente sono conscia che tutti questi sentimenti non appartengano agli eterotteri, ma a me, però scriverne la storia è un buon modo per metterli nero su bianco e spiegare meglio come mi sento.
Salita su un treno per sbaglio, in una mattina d'inverno.
P.S. Nella foto la mia fedele compagna in questi giorni di gelicidio: la tazza di Flamingo Bergamo con dentro la Tisana della Nonna di Melissa Erboristeria
Etichette:
cimice,
emozioni,
futuro,
lavoro,
Melissa Erboristeria,
neve,
pensieri,
riflessioni,
sensazioni,
studio,
Veja
venerdì 16 febbraio 2018
Emozioni di carta
Un post al volo, scritto in una mattina iniziata all'alba per le ennesime analisi, tra un ordine da Melissa Erboristeria (che mi meritavo tanto!), un laboratorio a scuola, una riunione e, si spera, una serata al cinema.
Tutto questo in vista di un week end di studio serratissimo che non so ancora se e quanto riuscirò a farmi fruttare come vorrei.
Detto ciò, eccomi a raccontare quello che è (mi) successo lo scorso fine settimana, a Milano.
Dopo l'ultima esperienza natalizia, fatta di bellissimi vagabondaggi per la città e meno belle visite al Fetebenefratelli, sono tornata su per un corso a cui tenevo davvero molto, tanto da iscrivermi mesi fa e fare di tutto per riuscire a partecipare.
Il corso in questione è questo organizzato da una Libreria meravigliosa che non avevo mai visitato e tenuto da Barbara Mazzoleni , un'insegnante bravissima, non solo molto preparata, ma piena di voglia di condividere, creare connessioni, regalare spunti e portare esperienze. Una vera rarità.
Quando ho deciso di iscrivermi al week end di full immersion nel mondo dei libri tattili l'ho fatto, come al solito, per più di una ragione:
1) La necessità di imparare sempre, che non è una cosa solo legata al mio lavoro, è proprio un bisogno che ho, indipendentemente dal tipo di corso da seguire o di impiego del momento. Si tratta di formazione, ma non solo.
2) La volontà di conoscere la tecnica di costruzione (ma anche di progettazione) di un libro tattile per aiutare al meglio la bambina non vedente con cui faccio attività di laboratorio da un anno.
3) Il bisogno di conoscere gente nuova, che potesse ispirarmi, prestarmi esperienze, aprirmi la mente con punti di vista diversi dai miei.
4) La voglia di condividere un po' del mio lavoro, dopo un anno dall'apertura della partita IVA e dopo quasi dieci anni di divulgazione scientifica.
5) Il piacere di tornare a Milano, una città che amo e che mi lascia sempre scoprire cose belle di sé.
Tutti questi punti sono stati ampiamente esauditi, probabilmente anche superando le mie già alte aspettative.
Non solo, come ho scritto, Barbara è stata fantastica, riempiendoci di materiali su cui studiare, offrendoci spunti per indagare in noi stesse (eravamo tutte donne), dandoci indicazioni pratiche molto utili per intraprendere un percorso nel mondo dei libri tattili. Un aspetto fondamentale, per me, è stato il contatto con le altre corsiste e, di conseguenza, lo scambio che ne è nato. Esperienze forti, storie di bisogni speciali, percorsi formativi diversi e ricchi, obiettivi differenti e pieni di senso, chiacchiere spontanee e belle.
Inoltre, lascio per ultimo un aspetto importantissimo, con questo corso ho guardato dentro di me, preparando tre tavole di carta e materiali vari con cui esprimere le emozioni più diverse. Inutile dire che i primi sentimenti con cui mi sono confrontata sono stati Rabbia, Solitudine e Paura, ma il mattino seguente anche Allegria, Noia, Serenità, Amore e tante altre emozioni sono venute a galla e si sono trasferite sul foglio rigido con estrema naturalezza.
Per me vuol dire molto, sia essere contenta del risultato ottenuto sia essere riuscita a tradurre con un gesto pratico, fatto di attenzione, ragionamento e istinto, un'emozione privata.
In ultimo, impossibile non sottolineare la ricchezza di titoli della libreria (ben tre libri sono venuti via con me!), i giri post corso in una Milano ghiacciata per una Genovese doc, la finale di San Remo dalla camera d'albergo :-)
E se per caso vi foste chiesti cosa diavolo sia la macchia colorata nella foto a inizio post qui sotto trovate la risposta.
Ecco la mia interpretazione tattile dell'inquietudine, a volte rigida, a volte morbida, a tratti pesante, oppure leggera.
Tutto questo in vista di un week end di studio serratissimo che non so ancora se e quanto riuscirò a farmi fruttare come vorrei.
Detto ciò, eccomi a raccontare quello che è (mi) successo lo scorso fine settimana, a Milano.
Dopo l'ultima esperienza natalizia, fatta di bellissimi vagabondaggi per la città e meno belle visite al Fetebenefratelli, sono tornata su per un corso a cui tenevo davvero molto, tanto da iscrivermi mesi fa e fare di tutto per riuscire a partecipare.
Il corso in questione è questo organizzato da una Libreria meravigliosa che non avevo mai visitato e tenuto da Barbara Mazzoleni , un'insegnante bravissima, non solo molto preparata, ma piena di voglia di condividere, creare connessioni, regalare spunti e portare esperienze. Una vera rarità.
Quando ho deciso di iscrivermi al week end di full immersion nel mondo dei libri tattili l'ho fatto, come al solito, per più di una ragione:
1) La necessità di imparare sempre, che non è una cosa solo legata al mio lavoro, è proprio un bisogno che ho, indipendentemente dal tipo di corso da seguire o di impiego del momento. Si tratta di formazione, ma non solo.
2) La volontà di conoscere la tecnica di costruzione (ma anche di progettazione) di un libro tattile per aiutare al meglio la bambina non vedente con cui faccio attività di laboratorio da un anno.
3) Il bisogno di conoscere gente nuova, che potesse ispirarmi, prestarmi esperienze, aprirmi la mente con punti di vista diversi dai miei.
4) La voglia di condividere un po' del mio lavoro, dopo un anno dall'apertura della partita IVA e dopo quasi dieci anni di divulgazione scientifica.
5) Il piacere di tornare a Milano, una città che amo e che mi lascia sempre scoprire cose belle di sé.
Tutti questi punti sono stati ampiamente esauditi, probabilmente anche superando le mie già alte aspettative.
Non solo, come ho scritto, Barbara è stata fantastica, riempiendoci di materiali su cui studiare, offrendoci spunti per indagare in noi stesse (eravamo tutte donne), dandoci indicazioni pratiche molto utili per intraprendere un percorso nel mondo dei libri tattili. Un aspetto fondamentale, per me, è stato il contatto con le altre corsiste e, di conseguenza, lo scambio che ne è nato. Esperienze forti, storie di bisogni speciali, percorsi formativi diversi e ricchi, obiettivi differenti e pieni di senso, chiacchiere spontanee e belle.
Inoltre, lascio per ultimo un aspetto importantissimo, con questo corso ho guardato dentro di me, preparando tre tavole di carta e materiali vari con cui esprimere le emozioni più diverse. Inutile dire che i primi sentimenti con cui mi sono confrontata sono stati Rabbia, Solitudine e Paura, ma il mattino seguente anche Allegria, Noia, Serenità, Amore e tante altre emozioni sono venute a galla e si sono trasferite sul foglio rigido con estrema naturalezza.
Per me vuol dire molto, sia essere contenta del risultato ottenuto sia essere riuscita a tradurre con un gesto pratico, fatto di attenzione, ragionamento e istinto, un'emozione privata.
In ultimo, impossibile non sottolineare la ricchezza di titoli della libreria (ben tre libri sono venuti via con me!), i giri post corso in una Milano ghiacciata per una Genovese doc, la finale di San Remo dalla camera d'albergo :-)
E se per caso vi foste chiesti cosa diavolo sia la macchia colorata nella foto a inizio post qui sotto trovate la risposta.
Ecco la mia interpretazione tattile dell'inquietudine, a volte rigida, a volte morbida, a tratti pesante, oppure leggera.
martedì 16 gennaio 2018
And in the day, everything's complex
Musica
Sono sparita, è un dato di fatto.
Questo è il primo post del 2018 e non mi era (quasi) mai successo, in tanti anni di onorato blogging, di stare così a lungo senza scrivere qui, ma ho le mie ragioni. Che non sono buone, ma sono comunque ragioni.
La verità è che non sono molto in forma e, di solito, quando sto male non mi va di aggiornare Ilmareingiardino.
Sotto Natale ho avuto l'influenza (come credo quasi tutte le persone che conosco), poco prima ero stata piegata (sul water) dall'accidente intestinale del secolo e non sono riuscita a ripigliarmi tra l'una e l'altra sciagura. A quanto pare un virus ha deciso di tenermi compagnia ancora per un po', devo stare dietro a un sacco di medici, visite ed esami, sono bella imbottita di medicine e per ora non so cos'altro mi riserverà questo 2018 iniziato scoppiettante più che mai.
Io, se possibile, per quest'anno avrei dato.
Fatte le dovute premesse, passo a spiegare la foto quassù, un origami giallo banana a forma di gru. Quando l'ho trovato a terra nella metro di Milano, in un momento in cui dire che stavo di mxxxa è usare un dolce eufemismo, ho subito pensato che fosse un airone, l'animale che più mi fa pensare a mio padre per una serie di coincidenze inanellate negli ultimi tredici anni. Tanto, dopo Folle di Scienza, che sono avvezza a superstizioni e riti lo sanno tutti, ormai, anche i colleghi scienziati che più stimo, sparsi in giro per l'Italia.
Quindi, trovato il segnale ultraterreno, ho deciso di tenerlo con me, a chiusura di un anno caratterizzato dal giallo banana in tutte le sue declinazioni, dal guscio da montagna alla parete della cucina (cavoli dell'orto urbano compresi).
I due giorni a Milano, organizzati al volo per il mio compleanno, sono stati molto belli nonostante stessi proprio male. Siamo andati a vedere la mostra Giro Giro Tondo, quella sul design del giocattolo: una meraviglia. In Triennale siamo rimasti un sacco e ne è valsa davvero la pena.
La sera è saltata causa aironi in metropolitana e il giorno dopo giro sui navigli e visita al Mudec. Al ritorno Trenitalia ci ha riservato un trattamento di favore rompendo il treno a Voghera e ritardandoci il rientro a casa di un paio d'ore. Olè.
Dopo la fuga milanese, il (quasi) niente.
Nelle ultime due settimane ho rallentato molto, ho trascorso tanto tempo in casa, ho lavorato un po' meno in classe (santi i colleghi che mi hanno sostituita) perché di stare in mezzo a tanti bimbi piccoli, da sola, proprio non me la sentivo. Sono riuscita, però, a seguire progetti importanti, ho comunque organizzato laboratori a cui tengo molto
e ho continuato il lavoro da casa, quello sui Social, come se nulla fosse.
Oggi ho pure preso coraggio e sono uscita a farmi un giro in solitaria, un'oretta nei vicoli. Sono stata premiata per l'audacia e ho portato a casa con me un sacco di cose dal mio negozio vintage preferito. Non facevo acquisti da mesi e l'affare di oggi è stato un meritatissimo autoregalo di compleanno, arrivato un poco in ritardo: quattro maglie, un paio di scarpe e un poncho-cappotto al prezzo di due maglioni. Non vedo l'ora di sfoggiare casette di lana colorata, doppi colli, mantelle col cappuccio e ballerine assurde. Magari, però, non tutto insieme.
Ecco, direi che il blog è ripartito e io posso ritenermi soddisfatta. Non mi resta che continuare a riattaccare i miei pezzi, armandomi della santa pazienza che mi contraddistingue e mantenendo vivo il fuoco degli impegni... solo tenuto più basso. Un po' come si fa con il brasato.
P.S. La colonna sonora è stata istintiva, conosco quel CD a memoria, come il novanta per cento della mia generazione e il titolo del post non poteva che essere quello di una delle sue canzoni che amo di più. Un grande dispiacere, per una ragazza dalla voce incredibile e dagli occhi familiari.
Etichette:
insonnia,
lavoro,
ottimismo,
paura,
pessimismo,
riflessioni,
stanchezza
venerdì 22 dicembre 2017
Nothing's gonna change my world
Oggi, ultimo giorno di lavoro.
Oggi, primo giorno di febbre.
E Buone Feste a tutti.
In realtà, come dice il titolo di questo post pre natalizio, Nothing's gonna change my world, figuriamoci l'ennesimo virus.
Del resto bastava vaccinarsi. In mia discolpa il fatto che meno di un mese fa stavo a 38.7 e il tempo per ripigliarmi e andare a farmi punzecchiare non l'ho avuto. Pace, tocca fermarsi un po'.
Sì, perché a parte le ferie estive, un paio di fine settimana fuori e delle trasferte allungate di un giorno per rendermi conto di dove fossi, non mi sono fermata quasi mai quest'anno. I miei primi dodici mesi da libera professionista sono passati, direi velocissimi se mi volto indietro, ma se invece sfoglio l'album dei laboratori che ho organizzato ci sono talmente tante foto del 2017 da farmi girare la testa e pensare: "ma come caxxo ho fatto?".
Giusto ieri sera alle dieci mangiavo una focaccia al formaggio di ritorno da un giorno e mezzo nella capitale per un corso di formazione al MIUR, roba grossa per me che me la canto e me la suono da sola, roba grossissima essendo andata per conto di Scuola di Robotica e avendo, quindi, doppia responsabilità sui risultati.
Il workshop è andato bene, i viaggi un po' meno (undici ore non sono proprio una passeggiata, se condensate in poco più di una giornata). Infatti, oggi, sono rimasta a malapena in piedi per il laboratorio pomeridiano a scuola e poi, quando stavo per farmi aggiustare la frangia dal parrucchiere e iniziare ufficialmente le vacanze, le articolazioni hanno cominciato a suonare le sirene e, tempo di controllare l'orto, stendere il bucato e sistemare i materiali, la febbre era bella che arrivata.
Come al solito si è portata dietro la fame del secolo, non smetterei mai di mangiare, ma questa è un'altra storia.
Tornando al titolo, forse mi sbaglio e non è adatto.
Il mio mondo, infatti, è cambiato molto nell'ultimo anno e nonostante le soddisfazioni innegabili non sono così contenta di come sia diventato.
Ho lavorato molto e "lavorato al lavoro", chi è libero professionista (e non solo) sa cosa intendo. Alle poche ore in classe ne corrispondono molte altre di preparazione. Che sia un'attività per bambini (occorre provare i materiali, calcolare i tempi, cercare approfondimenti e collegamenti curricolari, trovare un filo conduttore, essere semplici ma completi) o per adulti (bisogna recuperare link e fonti utili, dare esempi pratici, anticipare le curiosità e le domande, fare fronte alle possibili perplessità), molto, moltissimo tempo se ne va ben prima del laboratorio vero e proprio. Poi ci sono le foto da sistemare e pubblicare, i post per il blog da scrivere (se il lavoro è fatto per l'associazione), i materiali da sistemare e riassortire, le faccende burocratiche da sbrigare, i fili da continuare a mantenere perché significano professionalità, disponibilità e gentilezza, ovvero quello da cui non vorrei prescindere mai.
Quindi, dopo tutto questo elenco di cose da considerare, sarà facile capire che il tempo per leggere, per sgambettare in palestra, per fare una passeggiata, per scrivere, per andare a trovare mamma con la stessa frequenza del passato non c'è stato più.
So che è normale, so che forse in futuro la faccenda migliorerà, ma magari anche no.
Quindi?
Quindi devo fare in modo che il mondo (di prima) torni di nuovo un poco in superficie, innanzi tutto perché altrimenti ne risentiranno molti aspetti della mia vita, lavoro compreso. Non so come mi muoverò, non credo ricomincerò ad andare in palestra perché l'abbonamento disatteso mi mette più ansia che altro e non penso che mi dedicherò di più allo shopping (non compro cose per me da secoli) perché l'argomento soldi, almeno fino a giugno, è tabù.
Vorrei però riuscire a ritagliarmi due momenti fissi durante il giorno, quello per il movimento e quello per la lettura: non credo ci sia ragione per non trovare due ore su ventiquattro.
Nel 2018 inizierò probabilmente anche dei corsi universitari che attualmente mi entusiasmano come un riccio nelle mutande, però dai, non si può dare nulla per scontato e magari anche questa avventura (che toglierà altro tempo al tempo) alla fine mi piacerà. Vedremo.
Quindi, direi che il post sconclusionato (a sto giro però ho la scusa) può terminare qui. Non è il classico post di bilanci, né di buoni propositi, preferisco solo dire, innanzi tutto a me stessa, le cose come stanno e scendere a patti con la parte di me che quando non organizza robe di lavoro si arrabbia o si dispera per robe di lavoro.
Non ne ho motivo, è stato un anno pieno e quasi perfetto.
Quindi, cara Elena, mollaci.
E Buon Natale.
Oggi, primo giorno di febbre.
E Buone Feste a tutti.
In realtà, come dice il titolo di questo post pre natalizio, Nothing's gonna change my world, figuriamoci l'ennesimo virus.
Del resto bastava vaccinarsi. In mia discolpa il fatto che meno di un mese fa stavo a 38.7 e il tempo per ripigliarmi e andare a farmi punzecchiare non l'ho avuto. Pace, tocca fermarsi un po'.
Sì, perché a parte le ferie estive, un paio di fine settimana fuori e delle trasferte allungate di un giorno per rendermi conto di dove fossi, non mi sono fermata quasi mai quest'anno. I miei primi dodici mesi da libera professionista sono passati, direi velocissimi se mi volto indietro, ma se invece sfoglio l'album dei laboratori che ho organizzato ci sono talmente tante foto del 2017 da farmi girare la testa e pensare: "ma come caxxo ho fatto?".
Giusto ieri sera alle dieci mangiavo una focaccia al formaggio di ritorno da un giorno e mezzo nella capitale per un corso di formazione al MIUR, roba grossa per me che me la canto e me la suono da sola, roba grossissima essendo andata per conto di Scuola di Robotica e avendo, quindi, doppia responsabilità sui risultati.
Il workshop è andato bene, i viaggi un po' meno (undici ore non sono proprio una passeggiata, se condensate in poco più di una giornata). Infatti, oggi, sono rimasta a malapena in piedi per il laboratorio pomeridiano a scuola e poi, quando stavo per farmi aggiustare la frangia dal parrucchiere e iniziare ufficialmente le vacanze, le articolazioni hanno cominciato a suonare le sirene e, tempo di controllare l'orto, stendere il bucato e sistemare i materiali, la febbre era bella che arrivata.
Come al solito si è portata dietro la fame del secolo, non smetterei mai di mangiare, ma questa è un'altra storia.
Tornando al titolo, forse mi sbaglio e non è adatto.
Il mio mondo, infatti, è cambiato molto nell'ultimo anno e nonostante le soddisfazioni innegabili non sono così contenta di come sia diventato.
Ho lavorato molto e "lavorato al lavoro", chi è libero professionista (e non solo) sa cosa intendo. Alle poche ore in classe ne corrispondono molte altre di preparazione. Che sia un'attività per bambini (occorre provare i materiali, calcolare i tempi, cercare approfondimenti e collegamenti curricolari, trovare un filo conduttore, essere semplici ma completi) o per adulti (bisogna recuperare link e fonti utili, dare esempi pratici, anticipare le curiosità e le domande, fare fronte alle possibili perplessità), molto, moltissimo tempo se ne va ben prima del laboratorio vero e proprio. Poi ci sono le foto da sistemare e pubblicare, i post per il blog da scrivere (se il lavoro è fatto per l'associazione), i materiali da sistemare e riassortire, le faccende burocratiche da sbrigare, i fili da continuare a mantenere perché significano professionalità, disponibilità e gentilezza, ovvero quello da cui non vorrei prescindere mai.
Quindi, dopo tutto questo elenco di cose da considerare, sarà facile capire che il tempo per leggere, per sgambettare in palestra, per fare una passeggiata, per scrivere, per andare a trovare mamma con la stessa frequenza del passato non c'è stato più.
So che è normale, so che forse in futuro la faccenda migliorerà, ma magari anche no.
Quindi?
Quindi devo fare in modo che il mondo (di prima) torni di nuovo un poco in superficie, innanzi tutto perché altrimenti ne risentiranno molti aspetti della mia vita, lavoro compreso. Non so come mi muoverò, non credo ricomincerò ad andare in palestra perché l'abbonamento disatteso mi mette più ansia che altro e non penso che mi dedicherò di più allo shopping (non compro cose per me da secoli) perché l'argomento soldi, almeno fino a giugno, è tabù.
Vorrei però riuscire a ritagliarmi due momenti fissi durante il giorno, quello per il movimento e quello per la lettura: non credo ci sia ragione per non trovare due ore su ventiquattro.
Nel 2018 inizierò probabilmente anche dei corsi universitari che attualmente mi entusiasmano come un riccio nelle mutande, però dai, non si può dare nulla per scontato e magari anche questa avventura (che toglierà altro tempo al tempo) alla fine mi piacerà. Vedremo.
Quindi, direi che il post sconclusionato (a sto giro però ho la scusa) può terminare qui. Non è il classico post di bilanci, né di buoni propositi, preferisco solo dire, innanzi tutto a me stessa, le cose come stanno e scendere a patti con la parte di me che quando non organizza robe di lavoro si arrabbia o si dispera per robe di lavoro.
Non ne ho motivo, è stato un anno pieno e quasi perfetto.
Quindi, cara Elena, mollaci.
E Buon Natale.
Etichette:
cambiamento,
futuro,
lavoro,
ottimismo,
pensieri,
riflessioni,
stanchezza
giovedì 9 novembre 2017
Dieci cose in dieci giorni
Ok, il Festival è finito da una manciata di giorni, è giunto il momento di parlarne.
Il modo migliore per farlo credo sia, come sempre quando voglio raccontare qualcosa in maniera semplice ed efficace, il metodo dell'elenco.
Quindi eccomi con dieci punti, che potevano essere quindici (ma vi avrei annoiati), oppure sette (ma il titolo sarebbe diventato "sette cose in sette giorni", riportandovi inesorabilmente qui).
Cominciamo:
1) Le conferenze al Padiglione Giapponese (quest'anno il Giappone era paese ospite). A parte il fatto che adoro la Sala delle Grida nel Palazzo della Borsa, ho davvero trovato bellissimo l'allestimento. Sia per quanto riguarda i laboratori, sia per gli arredi in perfetto stile nippo. Tornando alle conferenze: ne ho seguite due, una dedicata all'Umami tenuta dalla prof.ssa Gabriella Morini e una incentrata sul mondo del sushi di Masayuki Okuda. In entrambe le occasioni, oltre ai contenuti super interessanti, erano previste degustazioni: evviva! Probabilmente è scritto nel mio destino che in quel posto io debba mangiare/bere qualcosa, gli organizzatori di Vinnatur e il mio amico Balletti lo sanno bene.
2) I laboratori degli altri. Quest'anno, molto più che in passato, sono riuscita a girare parecchio e a visitare anche altri laboratori. Ovviamente non mi sono persa quello di Edu, ma ho visto anche Il Gioco dei Pacchi (proposto da altri amici), tutte le attività al Museo di Storia Naturale, il delirio di Piazza delle Feste e la mostra interattiva di quei geni visionari di La Luna al Guinzaglio, dove dire che mi sono immersa fino al collo in un'atmosfera a metà tra il viaggio e il sogno è usare un eufemismo.
3) Le conferenze dei divulgatori/animatori. Sono andata ad ascoltare Graziano Ciocca (con Giovanni Fares) e Luca Perri, che conoscevo da sempre almeno di nome, che avevo appena incontrato di persona a Strambino in occasione di Strambinaria-Folle di Scienza e che sapevo essere bravissimi nel loro lavoro. Non sono stata affatto smentita! Non so davanti a chi ho riso di più, di sicuro ho imparato un sacco in entrambi i casi.
4) Le conferenze a cui tenevo proprio tanto. Come quelle di Luigi Bignami, Gianumberto Accinelli, Ornano e Tomasinelli. Tutte e tre molto diverse tra loro, tutte e tre ugualmente belle.
Ma andiamo con ordine.
La prima, quella di Bignami, mi ha toccato il cuore per un motivo (anzi due) molto semplice: l'esplorazione spaziale non solo ha caratterizzato tutti i miei corsi a scuola dell'anno passato, ma è anche stata il filo conduttore del laboratorio Il cielo con le dita, presentato quest'anno al Festival. Poi, il vero grande motivo per cui ho amato tanto la conferenza è stata la chiacchierata finale con Luigi, compreso scambio di biglietto da visita e dedica sul suo bellissimo libro. Per quanto riguarda Accinelli vi rimando subito A Casa di Cindy, dove potete trovare il Leggermente che avevo dedicato a I Fili Invisibili della Natura. Pure questo, manco a dirlo, diventerà primaria ispirazione per i prossimi lab a scuola e pure Gianumberto, prima della presentazione in libreria, mi ha scritto una splendida dedica ed è stato super disponibile. Lo spettacolo di Ornano e Tomasinelli, infine, mi ha fatto sganasciare dalle risate e, come sempre, per quanto il primo sia un comico super, è con il secondo (che comico non è) che mi diverto di più!
5) La sera che "sul palco" ci sono finita io. Il motivo era questo, un'occasione di restituzione, come si usa dire ora, di tutto il lavoro fatto durante l'anno scolastico passato. Un grande progetto sull'uso consapevole della rete da parte dei giovani, sfociato, tra le altre cose, in uno spettacolo teatrale costruito con la tecnica del Teatro Forum (= totale coinvolgimento del pubblico) e condotto da una figura che viene chiamata Joker (o Jolly). Indovinate un po' chi era questa figura?
Ad ogni modo è andata benissimo e, del tutto inaspettatamente, mi sono molto divertita!
6) Il riposo imprevisto. Qui lo dico e qui lo nego: quest'anno al Festival mi sono riposata. Complice la quasi totale assenza di doppi turni, i giorni festivi liberi da animazione, la necessità di essere disponibile per le emergenze (che mi ha portata a non prendere altri impegni) e la mancanza di emergenze che ha automaticamente reso semi vuoti molti dei miei pomeriggi. La conseguenza è stata che sono riuscita a lavorare con calma, sedermi pure sul divano dopo pranzo, godermi il Festival, dormire molte ore, sistemare un po' di arretrati e di burocrazia.
7) Il concerto dei Capibaras. Un'eterna garanzia in questo periodo, un modo per cantare, bere qualcosa, chiacchierare con amici storici e amici nuovi, ascoltare il bravissimo Eduardo che si esibisce, applaudire fino a spellarsi le mani.
8) Gli incontri. In tutte le occasioni che ho citato fino ad ora sono avvenuti incontri belli (anche meno belli, ma non importa), sia per lavoro sia per pura voglia di trascorrere tempo insieme. Vecchie e nuove conoscenze, compagne di avventura in questo Festival 2017, come le animatrici con cui ho condiviso tempi, spazi, preoccupazioni e come chi mi ha commissionato il laboratorio e ha lavorato con me alla sua realizzazione. Un team composto prevalentemente da donne (ma non solo!) con cui mi sono trovata benissimo: non c'era quasi bisogno di parlare, spesso bastava un'occhiata, come quella che io e l'architetto ci siamo scambiate di fronte alla stella di glitter finita dritta dritta sul tappetone.
9) I panini. Pollo o pesce? Il Festival è lungo, quindi perché scegliere? Rooster e Panino Marino sono stati i pranzi-merenda delle 16, nelle giornate più ardue. Per il resto... verdura, yogurt e latte.
10) Il mio laboratorio. Perché non potevo proprio chiudere senza scrivere nulla, perché è stato una bella soddisfazione, perché mi sono divertita anche con un pubblico più grande senza rinunciare a gestire a modo mio "le classi più piccole". Perché mi sono misurata, prima di quanto pensassi, con un'organizzazione personale e indipendente del mio lavoro, senza però sentirmi abbandonata. Perché ho ricevuto tanti complimenti, ho capito bene dove potevo fare diverso o fare meglio, perché mi sono accorta che gli errori sono stati davvero pochi. Perché ho avuto la conferma che basta impegnarsi, senza però credere che questo voglia dire soltanto scegliere i materiali più belli o mandare i testi dei pannelli in tempo. Significa cercare di liberarsi da altre scadenze il prima possibile per ritagliarsi il tempo necessario a far fronte agli imprevisti, significa leggere tutto quello che può essere utile, significa chiedere aiuto, confrontarsi e delegare (su questo sono ancora un tantino in dietro), significa curare la parte estetica senza diventare isterici (anche su questo posso migliorare!), significa avere pazienza, essere previdenti, prudenti, lungimiranti, presenti e pure un goccino coraggiosi.
Ha funzionato e sono contenta.
giovedì 26 ottobre 2017
Ho toccato il cielo con un dito
Laggiù, guardando attraverso l'occhio di Yubi, si intravvede il mio primo laboratorio da proponente free lance al Festival della Scienza di Genova.
In verità la primissima volta in cui partecipai come animatrice ero anche tra gli organizzatori, ma è passato tanto tempo e non correvo (ancora) da sola. L'argomento era anni luce, giusto per restare in tema con l'attività di questi giorni, lontano da quello di Il cielo con le dita, cellula più o meno impazzita della mostra Il cielo con un dito organizzata da Konica Minolta Laboratory Europe.
L'anno scorso mi ero ripromessa che avrei smesso con l'asterisco rosso e devo dire che ne avevo tutte le ragioni: la stanchezza, la voglia di cambiare, la nostalgia che questo periodo porta sempre con sé e che durante il Festival, per mille motivi, si fa troppo pesante, il senso di inadeguatezza, il carpiato di mamma sulle scale della metro a due giorni dalla fine.
Poi, però, in Primavera è suonato il telefono e quello che è successo ve l'ho già raccontato.
Il risultato è che mi sono fatta nuovamente risucchiare da questo vortice di turni, classi, conferenze, corse, risate, sorprese, una spirale caotica che trova da anni posto qui sul blog, in davvero tantissimi articoli, più di quanti pensassi.
Quindi, ricapitolando, sono animatrice e ideatrice di un laboratorio, che si intitola Il cielo con le dita, che fa parte della mostra Il cielo con un dito, che è sponsorizzato da Fila (gentilissimo fornitore di mezza tonnellata di Didò) e da Remida Genova (altrettanto gentile dispensatore perpetuo di materiali di recupero, preziosi quanto l'oro).
Se mi aveste chiesto fino a ieri, ma anche fino a stamattina alle nove, quale fosse il target del lab vi avrei risposto 6-12 anni, meglio se 8-10.
Beh, mi sbagliavo di grosso e sono stati i bambini (anche se dovrei scrivere ragazzi) stessi a sbattermi in faccia, senza farsi troppi problemi, la realtà.
La mostra è facilmente modulabile, sicuramente più indirizzata a un pubblico semi adulto (dalla scuola media inferiore in su), ma fruibile anche dai bimbi più piccoli, grazie alla bravura di tutti: di chi l'ha pensata, di chi l'ha disegnata e allestita, di chi la sta animando.
Il laboratorio, invece, prevede l'uso del Didò come elemento conduttivo al fine di costruire un circuito elettrico e parlare di materiali isolanti e conduttori. In realtà è tutto un pretesto per fare tinkering e agganciarmi alla meravigliosa storia della sonda Cassini (chi mi conosce sa che ho sviluppato una sorta di ossessione piuttosto ingiustificata verso questa missione spaziale) e raccontare quanto sia stato lungo e ricco di scoperte questo nostro viaggio nell'Universo.
Io ero fermamente convinta che i destinatari del laboratorio fossero i bambini della scuola primaria e quelli della secondaria inferiore, diciamo fino ai dodici/tredici anni, ma quando stamani la prima (e poi la seconda, la terza...) classe di liceali è corsa a sedersi sul tappeto arancione, dopo aver seguito quasi un'ora di spiegazione in mostra, mi è salito il panico.
Vuoi dire che sta roba che ho pensato va bene per tutti?
La risposta, semplicemente, è sì.
Non avrebbe senso tenere dei quindicenni mezz'ora attorno a un tavolo in compagnia di Didò, pile e cavi coccodrillo, ma accoglierli per un quarto d'ora, farli ragionare sui componenti di un circuito, ascoltare le loro domande sulla sonda Cassini e vedere nei loro occhi la stessa meraviglia che c'è in quelli dei piccoli al momento dell'accensione del led, non solo mi sembra bello, mi pare pure buono e giusto.
Perché? Per tante ragioni. Ne citerò però soltanto una, che racchiude tutto il senso del mio vagare: chi sono io per decidere che un gruppo di ragazzi non debba sedersi a giocare con un panetto di plastilina? Chi ha detto che alle superiori tutti sappiano come funziona un circuito elettrico? Dove sta scritto che le cose semplici, colorate e un po' caotiche siano solo per bambini?
Alla fine uno dei motivi per cui faccio questo lavoro è che mi diverte, soprattutto nelle sue parti di progettazione e di esecuzione (c'è forse qualcuno che lo fa per amore dei preventivi e dell'archiviazione ordinata delle fatture?): perché, dunque, non dovrebbero divertirsi anche gli altri?
Io vi aspetto, voi venite. Anche solo per accendere un led, farvi un selfie con Yubi, appuntarvi una spilla da astronauta, firmare il razzo della missione, costruire una sonda e dirmi ciao.
lunedì 2 ottobre 2017
Sto volando!
In diretta dal volo AZ1391 Roma - Genova
Sto volando.
Ho una paura boia, le orecchie tappate, il polpaccio che pulsa. Anche se questa ultima cosa secondo me è suggestione.
Ho appena bevuto un bicchiere di succo di arancia rossa e la signorina all'altoparlante dice che tra venti minuti arriviamo.
Un bimbo due sedili più a sinistra guarda i cartoni, una signora mangia il secchio di insalata più grosso che abbia mai visto. Alle sei del pomeriggio.
In diretta dal mio letto
Le poche righe quassù sono l'unica cosa che ho potuto scrivere sabato scorso, mentre sorvolavo il nostro bel mare quasi certa che:
a) saremmo caduti
b) saremmo esplosi
c) mi sarebbe venuto un ictus
d) avrei vomitato
e) sarei rimasta sorda
Le opzioni, come vedete, erano molteplici. Secondo i miei calcoli avrebbero potuto palesarsi contemporaneamente, in ordine sparso, con un più o meno alto grado di certezza (soprattutto per ciò che riguarda i punti c e d).
Quel sant'uomo del mio collega che volava con me si è sorbito la mia faccia pallida e i miei occhi sgranati, ma, a quanto pare, non sono stata poi così molesta.
Avrei voluto godermela di più, scrivere un intero post tra le nuvole, fare pipì ad alta quota, scattare mille foto dal finestrino, farmi una maschera al viso come le beauty guru, segnarmi gli appuntamenti della prossima settimana in agenda, bere qualcosa di forte, disegnare...
E invece mi sono concentrata molto e ho atteso l'irreparabile. Che non è avvenuto.
Non salivo su un aeroplano da quasi vent'anni. I motivi sono tanti, uno su tutti (inutile nasconderlo) la paura. Al secondo posto la mancanza di occasioni e al terzo la mancanza di soldi quando le occasioni invece c'erano.
Ho preso due voli (a/r quindi tecnicamente quattro) al liceo, per andare in gita scolastica e poi il nulla.
A ventitré anni la trombosi e per un po' di tempo siamo stati troppo impegnati a capire cosa mi fosse successo e ad accompagnare papà dall'altra parte. Una volta chiarito l'intoppo genetico che non mi rende la candidata ideale per svolazzare qua e là, gli aerei ho cercato (anche inconsciamente) di evitarli tutte le volte che ho potuto. Ho fatto lunghissimi viaggi in treno (vedi Genova-Palermo by night), ho rinunciato a tante vacanze che avrebbero necessitato inevitabilmente di un volo, non ci ho pensato finché mi è stato possibile.
Ora però, l'ipotesi di vedere qualche bel posto lontano non è più così remota, la situazione circolatoria sembrerebbe sotto controllo e le trasferte di lavoro tipo quella appena passata mi danno l'opportunità di riprendere a volare in maniera graduale.
Devo solo calmarmi, imparare a gestire la questione puntura la mattina e siringhe nel bagaglio (completamente ignorate, peraltro, dai controlli in aeroporto) e, magari, godermela pure un po'.
Prossimi passi: dotarmi di tutti i presidi esistenti al mondo contro il mal d'aria e guardare tra le offerte per i posti che più vorrei visitare.
Per il resto, si vedrà!
P.S. Nella foto la mia bella Genova, dove ero convinta di atterrare in picchiata :-)
mercoledì 20 settembre 2017
Coincidenze universali
Cominciamo con questo, poi vi spiego.
Come mi sia innamorata della Missione Cassini-Huygens io proprio non lo so. Non ricordo la prima volta in cui ne ho sentito parlare, né che cosa mi abbia affascinato così tanto. Sicuramente il fatto che la sonda sia partita nel 1997, anno in cui la mia adolescenza aveva iniziato a farsi sentire prepotentemente accompagnandomi nel mondo dell'amore totalizzate (e un tantino poco sano), ha avuto il suo peso nell'interesse che ho sviluppato fin da subito per Cassini, seguendone quasi giornalmente il Grand Finale.
Ad ogni modo, non vi tedierò con notizie e informazioni in merito, innanzi tutto perché non sono un'astrofisica e quindi non ho le competenze necessarie per spiegarvi la missione, poi perché non è quello di cui voglio scrivere qui oggi.
Ho deciso di buttare giù un post sulla mia passione per Cassini perché tra le cose che rappresenta c'è una collaborazione lavorativa tanto inaspettata quanto bella ed eccitante.
Ecco come è andata e perché per il titolo quassù ho scelto Coincidenze universali:
Qualche mese fa, in un pomeriggio di primavera, mentre aspettavo il bus carica di materiale per i laboratori, ho ricevuto un messaggio privato sulla pagina facebook del mio blog. La responsabile della comunicazione di Konica Minolta Laboratory Europe mi contattava per propormi di lavorare con loro e chiedeva di potermi parlare.
Ovviamente le ho detto sì e ci siamo date un appuntamento telefonico per la sera, una volta uscita da scuola. Verso le sei ci siamo sentite, ricordo che stavo camminando nei vicoli, sempre carica di zaini e borse, diretta dal mio editore per ritirare valigette e libri da portare in classe il giorno seguente.
La richiesta era "semplice": proporre e seguire per loro un laboratorio al termine della mostra organizzata da Konica Minolta al Festival della Scienza di Genova.
Ho detto subito sì, anche perché sentivo di avere già idee in proposito. A conti fatti era proprio così: quel pomeriggio a scuola avevo provato un'attività nuova con i bambini, riscontrando subito partecipazione e interesse e accorgendomi che avrei potuto far crescere quel laboratorio con davvero pochi accorgimenti in più. Konica Minolta mi stava offrendo la possibilità che cercavo, una manciata di minuti dopo aver salutato i bambini della Missione Spaziale del giovedì. Sì, perché, giusto per rimanere in tema coincidenze, l'anno scorso ho basato tutte le attività a scuola sull'esplorazione dell'universo, senza minimamente immaginare come sarebbe andata finire, Grand Finale di Cassini compreso.
Cosa faremo di preciso al Festival ancora non lo scrivo, ma questa foto (bellissima!) dice già molto.
Dalla storia che vi ho appena raccontato ho imparato tanto, soprattutto ho avuto l'ennesima conferma che le coincidenze esistono eccome, che occorre a volte buttarsi a occhi chiusi (e chi mi conosce sa che non è un'operazione semplice per me!), che i Social Network, quando usati bene, hanno un potere incredibile e che anche la più piccola idea, se coltivata con amore, può diventare davvero grande.
Le piccole cose vincono sempre, non c'è niente da fare.
P.S.
La missione Cassini-Huygens è terminata pochi giorni fa, così.
Etichette:
Cassini Huygens,
felicità,
Festival della Scienza,
futuro,
Il cielo con le dita,
Il cielo con un dito,
Konica Minolta,
laboratorio,
laboratorio didattico,
lavoro,
pensieri,
riflessioni
lunedì 17 luglio 2017
12 anni senza e 6 mesi con
Questa quassù è una foto di lavoro.
Questo quaggiù è un post che parlerà (anche) di quello, del lavoro.
Andiamo con ordine: sono sei mesi ora, più o meno, che ho aperto la famosa partita IVA.
Credo sia il momento di fare una sorta di bilancio e, posso dirlo forte, è andata bene. Meglio di quanto mi aspettassi, in verità.
Non sto, ovviamente, parlando di soldi: le tasse per il primo anno e l'anticipo per il secondo penso mi spelleranno viva, ma sto per affrontare i prossimi due mesi con una mole di lavoro inferiore e con una buona dose di leggerezza nel cuore.
Che poi - oh - per mole di lavoro inferiore intendo che starò completamente ferma giusto un paio settimane, come un impiegato medio.... il resto dell'estate si progetta, si va in trasferta, si provano nuovi laboratori e si alimentano le collaborazioni nate da poco.
Sì, perché di questi primi sei mesi sono le reti che ho tessuto ad avermi stupita di più. Sono arrivate inaspettatamente e hanno dato vita a progetti davvero belli, ai quali sono molto felice di lavorare.
Ho mantenuto e implementato quello che già facevo, ho aggiunto nuove attività e nuove persone nelle mie giornate e mi sono messa alla prova come mai prima d'ora.
Sono soddisfatta? Sì.
La mia paura più grande era di ripetere l'esperienza un tantino traumatica della libera professione già sperimentata in passato, invece, questa volta, il fatto di dipendere solo da me stessa per quanto riguarda presenza e impegno è stato determinante.
Certo, con la commercialista (povera donna) ho un filo diretto, tanto che quando ne parlo faccio sempre un lapsus meraviglioso (e assai significativo!): invece di dire commercialista dico, SEMPRE, psicoterapeuta. L'ultima volta giusto un paio d'ore fa.
Bene no?
Quindi, sei mesi di partita IVA e non sono ancora impazzita, non sono ancora completamente povera, non sono ancora priva di energie... quasi.
Nel titolo, però, c'è scritto pure 12 anni senza: questo lungo periodo di tempo si riferisce agli anni trascorsi senza mio padre.
Sabato scorso era l'anniversario della sua morte e io mi sono ritrovata a pensare che non mi manca più del solito, quello no, ma mi manca diversamente.
Mi chiedo spesso come sarei e cosa farei ora se lui non si fosse ammalato: la risposta non mi piace mai.
Ultimamente, invece, mi sto domandando anche cosa penserebbe di questi piccoli grandi traguardi, lui che teneva un foglietto con i voti dei miei esami universitari da mostrare agli amici, senza che io ne fossi a conoscenza.
Mi avrebbe impedito di fare il salto della partita IVA? Probabilmente sì, ma il problema non si sarebbe nemmeno posto perché non penso sarei mai andata a vivere da sola nel centro storico, se lui fosse stato vivo.
Non avrei, quindi, cambiato la mia esistenza così radicalmente, perché nulla è stato tanto sano, importante e determinante per me quanto trasferirmi in quella piccola stanza dietro alla porta rossa sui tetti.
In ogni caso chissà cosa direbbe mio padre del fatto che, per vivere, progetto, organizzo e conduco laboratori di robotica.
Lui, elettronico di super talento, in grado di riparare e assemblare qualsiasi oggetto contenente un circuito al suo interno, che mi vede adesso connettere i cavi coccodrillo a una pila per accendere un led.
Cosa farebbe?
Forse riderebbe.
Forse lo scriverebbe sul suo foglietto, accanto ai voti dell'università.
P.S. Tornando alla foto, fatta durante l'ultima grossa fatica lavorativa (la Summer School di Scuola di Robotica, gli altri miei scatti li trovate qui), sembra proprio riferita a noi due, uno grande e l'altra piccola, così simili così diversi, così vicini così distanti.
Questo quaggiù è un post che parlerà (anche) di quello, del lavoro.
Andiamo con ordine: sono sei mesi ora, più o meno, che ho aperto la famosa partita IVA.
Credo sia il momento di fare una sorta di bilancio e, posso dirlo forte, è andata bene. Meglio di quanto mi aspettassi, in verità.
Non sto, ovviamente, parlando di soldi: le tasse per il primo anno e l'anticipo per il secondo penso mi spelleranno viva, ma sto per affrontare i prossimi due mesi con una mole di lavoro inferiore e con una buona dose di leggerezza nel cuore.
Che poi - oh - per mole di lavoro inferiore intendo che starò completamente ferma giusto un paio settimane, come un impiegato medio.... il resto dell'estate si progetta, si va in trasferta, si provano nuovi laboratori e si alimentano le collaborazioni nate da poco.
Sì, perché di questi primi sei mesi sono le reti che ho tessuto ad avermi stupita di più. Sono arrivate inaspettatamente e hanno dato vita a progetti davvero belli, ai quali sono molto felice di lavorare.
Ho mantenuto e implementato quello che già facevo, ho aggiunto nuove attività e nuove persone nelle mie giornate e mi sono messa alla prova come mai prima d'ora.
Sono soddisfatta? Sì.
La mia paura più grande era di ripetere l'esperienza un tantino traumatica della libera professione già sperimentata in passato, invece, questa volta, il fatto di dipendere solo da me stessa per quanto riguarda presenza e impegno è stato determinante.
Certo, con la commercialista (povera donna) ho un filo diretto, tanto che quando ne parlo faccio sempre un lapsus meraviglioso (e assai significativo!): invece di dire commercialista dico, SEMPRE, psicoterapeuta. L'ultima volta giusto un paio d'ore fa.
Bene no?
Quindi, sei mesi di partita IVA e non sono ancora impazzita, non sono ancora completamente povera, non sono ancora priva di energie... quasi.
Nel titolo, però, c'è scritto pure 12 anni senza: questo lungo periodo di tempo si riferisce agli anni trascorsi senza mio padre.
Sabato scorso era l'anniversario della sua morte e io mi sono ritrovata a pensare che non mi manca più del solito, quello no, ma mi manca diversamente.
Mi chiedo spesso come sarei e cosa farei ora se lui non si fosse ammalato: la risposta non mi piace mai.
Ultimamente, invece, mi sto domandando anche cosa penserebbe di questi piccoli grandi traguardi, lui che teneva un foglietto con i voti dei miei esami universitari da mostrare agli amici, senza che io ne fossi a conoscenza.
Mi avrebbe impedito di fare il salto della partita IVA? Probabilmente sì, ma il problema non si sarebbe nemmeno posto perché non penso sarei mai andata a vivere da sola nel centro storico, se lui fosse stato vivo.
Non avrei, quindi, cambiato la mia esistenza così radicalmente, perché nulla è stato tanto sano, importante e determinante per me quanto trasferirmi in quella piccola stanza dietro alla porta rossa sui tetti.
In ogni caso chissà cosa direbbe mio padre del fatto che, per vivere, progetto, organizzo e conduco laboratori di robotica.
Lui, elettronico di super talento, in grado di riparare e assemblare qualsiasi oggetto contenente un circuito al suo interno, che mi vede adesso connettere i cavi coccodrillo a una pila per accendere un led.
Cosa farebbe?
Forse riderebbe.
Forse lo scriverebbe sul suo foglietto, accanto ai voti dell'università.
P.S. Tornando alla foto, fatta durante l'ultima grossa fatica lavorativa (la Summer School di Scuola di Robotica, gli altri miei scatti li trovate qui), sembra proprio riferita a noi due, uno grande e l'altra piccola, così simili così diversi, così vicini così distanti.
Etichette:
estate,
felicità,
lavoro,
malinconia,
nostalgia,
ottimismo,
pensieri,
riflessioni
domenica 26 marzo 2017
Un passo dopo l'altro
Niente gite in questo periodo.
Il sole è ormai tiepido, a volte persino caldo, ma il lavoro mi tiene lontana dai sentieri.
Potrei disperarmi, ma non servirebbe. Ho deciso quindi di farli qui, in città, i passi. Uno dopo l'altro.
Ieri, per esempio, ho camminato davvero e ho camminato in senso figurato, il tutto senza quasi muovermi dal mio quartiere.
Alla mattina giretto in Villa Croce, faceva così caldo che dopo i primi cinque minuti sulla panchina ho tolto maglia e calzini e mi sono goduta un'oretta di luce piena, con un libro da leggere e due cani meravigliosi che giocavano sul prato accanto a noi.
Pranzo all'aperto, crema di ceci con calamari scottati, un salto all'orto di quartiere (perché l'idea di curare un pezzettino di terra ancora non mi ha abbandonata) e una lunga passeggiata fino alla nuova gelateria dove - sorpresa! - c'era anche un mercatino delle pulci di quelli che piacciono a me: sedie vintage, macchine fotografiche, specchi sbilenchi, collane improbabili, tazze colorate e mille altre cose tra cui perdersi.
Il pomeriggio, invece, ho smesso di camminare davvero e ho cominciato a farlo in senso figurato: alle 16.30 ho presentato Robotica creativa per giovani tecnologici alla Libreria l'Albero delle Lettere, un posto bellissimo dove ho comprato libri per anni e mai avrei immaginato di diventare, un giorno, uno degli autori in vendita.
Dopo una breve introduzione dell'editore ho allestito un piccolo laboratorio per i bimbi presenti: insieme abbiamo costruito le ormai mitiche scribbling machines usando i washi tape colorati e scarabocchiando in libertà per un'oretta abbondante. Il risultato? Un grosso Bristol bianco pieno di segni, punti, strisce, e trattini di tutti i colori che sto meditando di incorniciare e appendere in corridoio, in onore di questa giornata importante e speciale.
La settimana appena trascorsa è stata anche nuovi laboratori a scuola, dove ho finalmente dato sfogo a tutta la creatività scientifica che spesso mi tengo dentro e nuovi percorsi di didattica e aiuto, che porto nel cuore e custodisco con cura.
Nei giorni che verranno non so cosa succederà, so solo che il prossimo week end non si lavora e quindi, meteo permettendo, GITAAAAAAAAA!
domenica 19 marzo 2017
Una manciata di cose
Doveva essere un post pieno di sentieri, sole, alberi e mare... e invece ho la febbre. Niente gita, solo coperta e arretrati di lavoro da smaltire semi sdraiata a letto, ma non importa: tutto sommato avevo bisogno di riposo e il tempo fa schifo (lo dimostra la lavatrice piena che sta girando imperterrita nel mio bagno, ci fosse una volta che azzecco il giorno giusto per il bucato).
Il titolo che ho scelto dovrebbe lasciar intendere come ho intenzione di gestire il post di oggi: una manciata di cose scritte senza rifletterci troppo su, un elenco risolutore che mi permetterà contemporaneamente di fare poca fatica e di riordinare pensieri, obiettivi, scadenze e traguardi.
Direi quindi di iniziare subito:
1. Mi sono concessa dello shopping un paio di giorni fa, dopo mesi che non entravo in un negozio di abbigliamento e mi limitavo a rappezzare strappi e buchi nei vestiti. Ho acquistato tre maglie scontatissime (e bellissime) da Lo Spaventapasseri sfruttando l'ultima coda dei saldi invernali e un paio di jeans Par.co denim alla Bottega Solidale, convenienti pure quelli visti i millemila punti accumulati sulla tesserina.
2. Ho fatto rifornimento on line di materiali per i laboratori, in vista delle prime attività totalmente da free lance che mi hanno proposto. Ho trascorso una serata a spulciare siti, comparare offerte, calcolare tempi di spedizione... ora non resta che attendere la consegna!
3. I bambini e i ragazzi con cui sto facendo attività mi stanno regalando tanta soddisfazione: c'è chi ha terminato di costruire e programmare uno spirografo di Lego in metà del tempo che avevo previsto e chi ha mosso i primi passi nel campo della robotica educativa, senza scoraggiarsi e accettando di buon grado il lavoro di gruppo.
4. Mi sono cimentata nell'utilizzo dell'eyeliner e, devo dire, non ho fatto i danni che temevo. Due codine uguali uguali e tanto orgoglio! (Ah, ho usato uno di questi).
5. Ho ricevuto tutte le cartoline del giro dedicato a me di A year in a postcard, la foto quassù lo dimostra. Sono bellissime, ognuna a modo suo, perché portano con sé un pezzetto di chi l'ha spedita con un occhio di riguardo verso chi la deve ricevere. Sarebbe meraviglioso se ci comportassimo sempre così: attenti e protettivi verso il prossimo quanto verso noi stessi.
6. Ho ripreso a leggere, finalmente, e non ho altro da aggiungere!
7. Continuo a camminare nella mia città cercando e trovando la Primavera un po' ovunque. Quando succede, la fotografo.
8. Sto organizzando la prima presentazione in libreria di Robotica creativa per giovani tecnologici: sono felice,
9. Io, mai più l'avrei detto, mi sono innamorata della canzone di Carmen Consoli e Tiziano Ferro. Perché una frase così vale tutto: "Per non farti scappare chiusi la porta e consegnai la chiave a te".
10. Sono andata al cinema e ho visto Manchester by the sea, in questo caso nessuna citazione, sono le facce che contano (e che fanno un male boia, sappiatelo).
Che sono stanca e febbricitante l'ho già detto, quindi mi auto assolvo e la chiudo qui, sperando, nel prossimo post, di poter scrivere di gite meravigliose e nuove cose imparate.
giovedì 9 marzo 2017
Gli esami non finiscono mai. Forse.
Prima di correre al lavoro mi ritaglio qualche minuto per scrivere questo post, a quasi due settimane di distanza dall'ultimo.
Che è successo nel frattempo? Nel frattempo ho studiato in tutti i momenti liberi (o quasi) che ho avuto.
Il perché dovessi studiare è una storia lunga, vi basti sapere che ho speso quattrocentoquarantaquattro euro per sostenere un esame in Università, che mi potesse consentire (forse) di rientrare (forse) nelle graduatorie per insegnare storia dell'arte (forse). Tutti questi forse risiedono nel fatto che, in verità, nelle graduatorie io già c'ero, poi fui esclusa proprio per la mancanza di un esame dal codice specifico. Cercare di capire come ovviare al problema non è affatto stato semplice: provveditorati, avvocati, sindacati e impiegati del MIUR non sono stati sufficienti e, tuttora, non ho idea di come andrà a finire.
Fatta la dovuta premessa ora sono qui che scrivo perché l'esame l'ho passato un paio d'ore fa, è andatobene benissimo e non mi resta altro che incatenarmi davanti agli uffici preposti (quali siano chi può dirlo) per regolarizzare la mia posizione in graduatoria.
L'ultimo post sul blog risale alla nascita del logo per la mia novella partita IVA nel campo della divulgazione scientifica e l'esame (in teoria) mi consentirà di insegnare storia dell'arte... che c'azzeccano??? Semplice: tutto e niente.
Sempre di divulgazione si tratta ma gli argomenti sono piuttosto distanti fra loro. Io non mi arrendo e provo a concentrarmi sul fatto che spiegare ai non addetti ai lavori qualcosa che conosco bene o abbastanza bene mi riesce facile e mi piace, il resto (si spera) verrà da sè.
Ad ogni modo, nelle ultime due settimane di lavoro e studio, studio e lavoro, mi sono concessa anche una gita bellissima. Dove sono stata lo vedete in foto, che cosa ho fatto dovrebbe indicarvelo la freccia. Dopo tanti ragionamenti abbiamo provato il sentiero super esposto che collega Camogli a San Fruttuoso, attraversando Passo del Bacio (la striscia a picco sul mare segnata nell'immagine), un percorso che non avevamo mai fatto perché le possibili vertigini ci preoccupavano un pochino, ma alla fine è andata molto bene!
La giornata era bellissima, abbiamo pranzato a pane e frittata di fronte al mare e una volta arrivati a San Fruttuoso una birretta fresca in spiaggia non ce l'ha tolta nessuno! Siamo rientrati a Camogli in battello, io fortunatamente non ho sofferto la barca come temevo e anzi ho potuto godermi il panorama scattando qualche foto (tipo quella quassù) o guardando da lontano le caprette bianche selvatiche appese sulla roccia.
Come ho già scritto su Instagram ormai qualche giorno fa, il periodo trascorso è stato bello tosto proprio a causa dell'esposizione a cui mi sono sentita costretta: nuovi laboratori da progettare, un esame da sostenere, la salute non proprio dalla mia parte e persino la gita sospesa nel vuoto. Adesso è il momento di tirare una riga su uno dei tanti punti in lista e fare spazio a cose nuove o ad arretrati che non vedevo l'ora di recuperare: uno su tutti il Leggermente per Cindy.
Ora, però, per un po' faccio tutto in sicurezza.
Olè.
Che è successo nel frattempo? Nel frattempo ho studiato in tutti i momenti liberi (o quasi) che ho avuto.
Il perché dovessi studiare è una storia lunga, vi basti sapere che ho speso quattrocentoquarantaquattro euro per sostenere un esame in Università, che mi potesse consentire (forse) di rientrare (forse) nelle graduatorie per insegnare storia dell'arte (forse). Tutti questi forse risiedono nel fatto che, in verità, nelle graduatorie io già c'ero, poi fui esclusa proprio per la mancanza di un esame dal codice specifico. Cercare di capire come ovviare al problema non è affatto stato semplice: provveditorati, avvocati, sindacati e impiegati del MIUR non sono stati sufficienti e, tuttora, non ho idea di come andrà a finire.
Fatta la dovuta premessa ora sono qui che scrivo perché l'esame l'ho passato un paio d'ore fa, è andato
L'ultimo post sul blog risale alla nascita del logo per la mia novella partita IVA nel campo della divulgazione scientifica e l'esame (in teoria) mi consentirà di insegnare storia dell'arte... che c'azzeccano??? Semplice: tutto e niente.
Sempre di divulgazione si tratta ma gli argomenti sono piuttosto distanti fra loro. Io non mi arrendo e provo a concentrarmi sul fatto che spiegare ai non addetti ai lavori qualcosa che conosco bene o abbastanza bene mi riesce facile e mi piace, il resto (si spera) verrà da sè.
Ad ogni modo, nelle ultime due settimane di lavoro e studio, studio e lavoro, mi sono concessa anche una gita bellissima. Dove sono stata lo vedete in foto, che cosa ho fatto dovrebbe indicarvelo la freccia. Dopo tanti ragionamenti abbiamo provato il sentiero super esposto che collega Camogli a San Fruttuoso, attraversando Passo del Bacio (la striscia a picco sul mare segnata nell'immagine), un percorso che non avevamo mai fatto perché le possibili vertigini ci preoccupavano un pochino, ma alla fine è andata molto bene!
La giornata era bellissima, abbiamo pranzato a pane e frittata di fronte al mare e una volta arrivati a San Fruttuoso una birretta fresca in spiaggia non ce l'ha tolta nessuno! Siamo rientrati a Camogli in battello, io fortunatamente non ho sofferto la barca come temevo e anzi ho potuto godermi il panorama scattando qualche foto (tipo quella quassù) o guardando da lontano le caprette bianche selvatiche appese sulla roccia.
Come ho già scritto su Instagram ormai qualche giorno fa, il periodo trascorso è stato bello tosto proprio a causa dell'esposizione a cui mi sono sentita costretta: nuovi laboratori da progettare, un esame da sostenere, la salute non proprio dalla mia parte e persino la gita sospesa nel vuoto. Adesso è il momento di tirare una riga su uno dei tanti punti in lista e fare spazio a cose nuove o ad arretrati che non vedevo l'ora di recuperare: uno su tutti il Leggermente per Cindy.
Ora, però, per un po' faccio tutto in sicurezza.
Olè.
Etichette:
camminare,
gita,
lavoro,
novità,
progetto,
riflessioni,
stanchezza
lunedì 27 febbraio 2017
Foglia, ingranaggio, lampadina
Foglia, ingranaggio, lampadina
Ambiente, meccanica, scienza
Riciclo, robotica, elettricità
Natura, ragionamento, idea
Potrei continuare ancora a lungo, forse potrei pure inventare una filastrocca.
Perché una foglia, un ingranaggio e una lampadina sono quello che sono ma sono anche cura per la terra in cui viviamo (magari attraverso il recupero dei materiali, l'attenzione a evitare gli sprechi), sono la parte indispensabile di un sistema meccanico, sono il simbolo dell'elettricità e un richiamo luminoso alla scienza, in tutte le sue sfaccettature.
Per me rappresentano, in senso forse più lato e più intimo, la passione grande per la natura, le riflessioni che faccio sempre prima di prendere qualunque decisione e il ragionamento in cui mi immergo mentre progetto un laboratorio o scrivo un post divulgativo, l'idea che cerco continuamente, che alimento ogni volta che posso e che spesso incontro nelle cose e nei momenti più impensati.
Quindi, come probabilmente avrete ormai capito, questo è il post in cui presento il pezzo di strada che ho appena imboccato. Ho aperto partita IVA, l'ho già scritto, mi sto costruendo un'identità più o meno strutturata, provo a tracciare un percorso certo, anche se, i divulgatori scientifici lo sanno bene, bisogna conoscere un po' di tutto ed essere in grado di adattarsi il più possibile ai cambi di direzione.
Almeno a me succede così, per adesso.
Continuo a lavorare con Scuola di Robotica ma come libera professionista, allaccio nuovi contatti, intraprendo percorsi paralleli che mi piacciono, mi stimolano e
Forse questa cosa l'ho presa persino troppo alla lettera visto che lavoro senza sosta, a casa e fuori, a scuola e sul divano, con i piccoli, con i medio piccoli e con i grandi. Sicuramente la scrittura e la pubblicazione del libro mi hanno aiutata molto ad acquisire fiducia: usare le parole è quello che sento di saper fare meglio (o, per lo meno, è ciò che amo di più), impiegare questa passione nel lavoro era il mio sogno da sempre.
Quindi, a conti fatti, il 2017 è iniziato con grandi responsabilità e altrettanto grandi soddisfazioni, profonde fatiche e alte conquiste. Il logo che ho scelto, che ho fotografato quassù e che mi accompagnerà nel mio (spero lungo) percorso racchiude tutto. Devo ringraziare, per aver compreso e accolto il messaggio che desideravo contenesse, Giorgia, già bravissima e paziente grafica del mio libro: dal mio schizzo ha tirato fuori il mondo che volevo, foglie comprese.
sabato 28 gennaio 2017
Ventiquattro ore per essere felici
Sabato mattina, sto lavorando. Fosse domenica starei lavorando comunque.
Non mi lamento, non me ne vanto, c'è qualcosa che non va perché non posso (e non voglio) lavorare sette giorni su sette, a ogni ora, su mille binari distinti. Non posso (e non voglio) perché so benissimo che così le cose non funzionano bene, che prima o poi "ci scappa il morto". Potrei essere io a non reggere, potrebbe (ed è infinitamente più probabile) che a uscirne male sia il lavoro stesso.
Ho una testa sola, anche piuttosto stanca e confusa, devo imparare a filtrare, a stabilire e rispettare orari e tempi di recupero, a dedicare energie e attenzione a una cosa alla volta.
Non sembra facile perché non lo è, ma è necessario e vale la pena (e le pene) provarci.
Detto questo, oggi scrivo di una di quelle volte in cui oltre che provarci ci sono pure riuscita.
Sabato scorso, a quest'ora, stavo davanti a una mummia secca, con le ginocchia strette contro il petto, rannicchiata dentro a un sarcofago polveroso.
Sono impazzita? No, ero al Museo Egizio.
Non ci andavo da venticinque anni e quando siamo usciti abbiamo subito incontrato un manifesto promozionale del nuovo allestimento museale che interpretava perfettamente il nostro pensiero dicendo una cosa tipo "se l'ultima volta ti ci ha portato la maestra è ora di tornare a visitare il Museo Egizio di Torino". Esattamente.
Noi abbiamo avuto la fortuna di beccare una guida bravissima, molto chiara e pure simpatica, con un bell'accento del sud, così diverso rispetto al piemontese stretto che avevamo sentito fino a un attimo prima di entrare... Siamo rimasti due ore abbondanti tra vasi, parrucche, sfingi e poggia testa, poi siamo usciti nel gelo, abbiamo mangiato in un posto orribile dove ho atteso più di mezz'ora per un piatto di verdure grigliate e robiola e dove alla fine ho mangiato verdure semi crude, Philadelphia e un insetto. Ma va bene così, dopo la cena buonissima della sera prima e la colazione splendida della mattina, al pranzo si può anche rinunciare.
Il motivo per cui ci siamo spinti fino al Po era questo. Volevamo fare una foto da un punto panoramico dove si vedessero bene la Mole e le Alpi e dove, poco dopo il mio scatto, si è vista pure una mongolfiera bianca prendere il volo lenta e gigantesca.
Quando si dice Mole si dice anche Melissa Erboristeria, ovviamente ci sono andata, ovviamente avevo con me una lista, ovviamente ho comprato tutto quello che c'era scritto sopra, meno ovviamente non ho comprato qualcosa in più.
Però poi fuori c'era Muji e non si può avere tutto dalla vita. Le penne servono sempre, le pinzette sono utilissime, gli elastici a molla non li avevo mai provati, il fermaglio a becco è un must have, la candela al sandalo "che la vuoi lasciare lì?", le mollette da bucato mi sono cadute tutte nel cavedio. Per fortuna alle sei avevamo il treno.
Per chiudere il cerchio con la premessa iniziale, sabato scorso sono stata una giornata a Torino per respirare un momento dopo un venerdì lavorativo iniziato alle 4.30 del mattino e concluso alle 18. Ho dormito in questo posto meraviglioso, mi sono distratta dai pensieri, ho visto cose bellissime che non conoscevo o non ricordavo, ho camminato nel freddo senza quasi sentirlo e sono tornata a casa, con la mente libera e pronta per una nuova settimana di lavoro.
Oggi non ci sono riuscita, ci riproverò.
Etichette:
gita,
lavoro,
Melissa Erboristeria,
Muji,
Museo Egizio,
Torino,
tranquillità,
viaggio
mercoledì 18 gennaio 2017
"To do nothing is the hardest job of all"
Per chi, come me, fosse un fan sfegatato di The Crown il titolo scelto per questo post non ha misteri, altrimenti la spiegazione è semplice: il vero, duro lavoro della Regina d'Inghilterra è quello di non fare nulla, almeno così sentenziò la nonna sul letto di morte.
Lungi da me volermi anche solo lontanamente paragonare alla Queen, ma le parole della frase vanno benissimo per chiunque si stia trovando, all'inizio dell'anno, con una marea di scadenze da rispettare, di progetti da far partire e di percorsi da chiudere.
Come tradizione vuole, quando sono nella merda vera mi affido al potentissimo mezzo dell'elenco; data la situazione attuale direi che non ho altra scelta anche questa volta, dopotutto l'ultima lista risale a più di un mese fa. Ecco, dunque, quello che ho fatto e quello che (forse) farò:
1) Ho aperto partita IVA. Sbam, pronti via, la notizia più grossa e pesa la buttiamo fuori subito e passa la paura. In realtà la paura resta, arriva a ondate che vanno dal "Ommioddio, sono fuori legge, andrò in galera domani", al "Vabbé oh, sto facendo la prima fattura e forse è pure corretta". Il futuro non lo conosco, meglio così.
2) Ho tenuto un corso per educatori e docenti qui, un posto bellissimo. Ha voluto dire svegliarsi alle 4.30 e rientrare alle 20.30, ma ne è valsa la pena. Tra due giorni ci torno e ci aggiungo un carico da novanta: sabato a Torino per visitare il Museo Egizio, fare un bel giro e svaligiare Melissa.
3) Ho scelto il libro per il Leggermente di Gennaio e, se i miei diabolici piani (e il mio cervello) reggono, conto di scrivere il post in treno, di ritorno dalla trasferta.
4) Ho superatobrillantemente dignitosamente un virus gastrointestinale che ero mezza sicura mi avrebbe uccisa.
5) Non ho comprato nulla nei saldi. Ho carrelli pieni in ogni sito ma, complici la carta prepagata a zero e il terrore delle tasse da lavoratrice autonoma (mi fa ansia già solo scriverlo), non oso pigiare il tasto acquista. Meglio così.
6) Sto ragionando su un loghetto che mi rappresenti, nulla di complicato, magari resterà solo un ragionamento. Se così non fosse sarete i primi a saperlo.
7) Ho fatto una bella gita lungo un sentiero nuovo, non troppo impegnativa, ma piena di piccole meraviglie.
8) Ho formalizzato un contrattino in università, nulla di trascendentale, in realtà sono cose vecchie che si ripropongono come la peperonata e ora vanno finalmente digerite.
9) Sto portando avanti il progetto #Ayearinapostcard con entusiasmo e curiosità.
10) Sto entrando a piè pari in un secondo giro di influenza, ma considerando che esco alle 8, torno alle 20, lavoro o studio dopo cena, mi faccio venire il ciclo con una settimana di anticipo e, quando me la sento, vado in palestra, direi che ci sta.
P.S. La foto l'ho scattata durante la gita di cui parlavo al punto sette, sono due cassette della posta e sono perfette per riassumere il progetto delle cartoline, la mia navigazione lenta e inesorabile (con e senza vento), il mare di cose da fare che mi attende.
Lungi da me volermi anche solo lontanamente paragonare alla Queen, ma le parole della frase vanno benissimo per chiunque si stia trovando, all'inizio dell'anno, con una marea di scadenze da rispettare, di progetti da far partire e di percorsi da chiudere.
Come tradizione vuole, quando sono nella merda vera mi affido al potentissimo mezzo dell'elenco; data la situazione attuale direi che non ho altra scelta anche questa volta, dopotutto l'ultima lista risale a più di un mese fa. Ecco, dunque, quello che ho fatto e quello che (forse) farò:
1) Ho aperto partita IVA. Sbam, pronti via, la notizia più grossa e pesa la buttiamo fuori subito e passa la paura. In realtà la paura resta, arriva a ondate che vanno dal "Ommioddio, sono fuori legge, andrò in galera domani", al "Vabbé oh, sto facendo la prima fattura e forse è pure corretta". Il futuro non lo conosco, meglio così.
2) Ho tenuto un corso per educatori e docenti qui, un posto bellissimo. Ha voluto dire svegliarsi alle 4.30 e rientrare alle 20.30, ma ne è valsa la pena. Tra due giorni ci torno e ci aggiungo un carico da novanta: sabato a Torino per visitare il Museo Egizio, fare un bel giro e svaligiare Melissa.
3) Ho scelto il libro per il Leggermente di Gennaio e, se i miei diabolici piani (e il mio cervello) reggono, conto di scrivere il post in treno, di ritorno dalla trasferta.
4) Ho superato
5) Non ho comprato nulla nei saldi. Ho carrelli pieni in ogni sito ma, complici la carta prepagata a zero e il terrore delle tasse da lavoratrice autonoma (mi fa ansia già solo scriverlo), non oso pigiare il tasto acquista. Meglio così.
6) Sto ragionando su un loghetto che mi rappresenti, nulla di complicato, magari resterà solo un ragionamento. Se così non fosse sarete i primi a saperlo.
7) Ho fatto una bella gita lungo un sentiero nuovo, non troppo impegnativa, ma piena di piccole meraviglie.
8) Ho formalizzato un contrattino in università, nulla di trascendentale, in realtà sono cose vecchie che si ripropongono come la peperonata e ora vanno finalmente digerite.
9) Sto portando avanti il progetto #Ayearinapostcard con entusiasmo e curiosità.
10) Sto entrando a piè pari in un secondo giro di influenza, ma considerando che esco alle 8, torno alle 20, lavoro o studio dopo cena, mi faccio venire il ciclo con una settimana di anticipo e, quando me la sento, vado in palestra, direi che ci sta.
P.S. La foto l'ho scattata durante la gita di cui parlavo al punto sette, sono due cassette della posta e sono perfette per riassumere il progetto delle cartoline, la mia navigazione lenta e inesorabile (con e senza vento), il mare di cose da fare che mi attende.
Etichette:
ayearinapostcard,
cambiamento,
camminare,
elenco,
futuro,
gita,
lavoro,
ottimismo,
partita iva
Iscriviti a:
Post (Atom)























