Ho una lista dei desideri (dicesi wishlist) lunga tre chilometri, che parte dalle creazioni di Tulimami e arriva alla collezione di Lazzari (imperdibile come sempre), passando per l'adorato Flamingo e per gli scaffali di Maisons Du Monde e delle sue maledettissime Tendenze Vintage.
Però oggi è il giorno dei caprioli e delle capriole e non scriverne sarebbe un reato, l'elenco delle cose materiali (che più materiali non si può) che vorrei comprarmi o regalarmi o trovare sotto l'albero o nella cassetta della posta dovrà aspettare la prossima settimana.
Oggi, dicevo, è un giorno speciale, è una di quelle giornate da io di cui ho scritto l'ultima volta.
Sono fortunata, perché la bella sensazione di vivere esattamente come sono davvero sta continuando, anche se più faticosamente di prima.
Più faticosamente di prima semplicemente perché ci vanno di mezzo gli altri, ma fa parte del gioco e il prossimo obiettivo è quello di proseguire come se nulla fosse, scavalcando, aggirando, superando intoppi, richieste, blocchi e difficoltà. Sembra facile? No, non lo sembra e non lo è.
Comunque, oggi ho trascorso tre ore in una quinta elementare, dove ho portato uno dei laboratori sul riciclo dei rifiuti (in particolare di quelli RAEE) che sto facendo in questo periodo. L'attività che ho pensato, come al solito, non riguarda semplicemente la robotica, ma si sviluppa anche all'interno di altre discipline, una su tutte l'ecologia e in particolare lo studio della biodiversità.
Prima di affrontare questo argomento, però, ho pianto.
Che sarebbe arrivato il giorno della commozione in classe in fondo in fondo lo sapevo, che sarebbe arrivato oggi, invece, non lo immaginavo proprio.
Appena entrata i diciotto bambini seduti tranquilli a ferro di cavallo (evviva!) mi hanno accolta salutandomi e leggendo, ad alta voce, una ricerca fatta sull'Associazione dove lavoro. Sapevano tutto e sapevano anche il mio nome, hanno citato l'importanza dell'attività di gruppo e dell'impiego di materiali di recupero e hanno concluso dando il via ad una serie di domande. Ognuno mi ha chiesto qualcosa:
- Da quanto lavori nella robotica? Ti piace? Cosa è la robotica? E' difficile? Dove si trova il posto in cui lavori?
Io ero allibita, emozionata, avevo paura di tradire le loro aspettative, mi sembravano tutti più preparati e pronti di me.
Alla fine è andata benissimo: ho fatto una lezione meravigliosa, lo ammetto.
Abbiamo sviscerato ogni parola nuova, ogni vocabolo mai sentito prima, abbiamo cercato sinonimi e contrari e fatto decine di esempi. È facile quando sui banchi c'è un vocabolario, che gira gira gira, passando di mano in mano, di sguardo in sguardo, di voce in voce.
Il maestro ha chiesto ai bambini di raccontarmi cosa fanno quando scoprono una parola nuova: bene, mi hanno risposto che la ripetono, ne parlano, la usano tanto, la portano a casa. LA PORTANO A CASA.
Tra le presentazioni iniziali, così belle e spontanee che mi pare di aver imparato già i nomi di tutti, e la ricreazione in cortile, abbiamo osservato le caratteristiche degli animali presenti nel territorio dove i bambini vivono e dove vanno a scuola. Ghiri, lucertole, cinghiali, vipere, cormorani, cefali, aironi, rospi, salamandre, lepri e tanti altri, comparsi uno per uno sullo schermo del mio computer, guardati e commentati, raccontati e analizzati. Tutti hanno portato esempi, aneddoti e curiosità, alzando decine di mani, ponendo domande sincere e regalandosi(mi) dialoghi meravigliosi come questo:
- Che caratteristiche ha il capriolo?
- Beh, ad esempio salta!
- E cosa ci dice che salta?
- Il nome! Deriva da capriola.
Oggi avevo previsto anche di disegnare il progetto dell'animale da costruire e, eventualmente, di scegliere i materiali tra i tanti a disposizione: sono a malapena riuscita a terminare la carrellata di fotografie e a lasciare "i compiti" per la prossima settimana. Ascoltare le loro storie e accettare i loro pezzi di focaccia per merenda è stato più importante.
Visualizzazione post con etichetta materiali di recupero. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta materiali di recupero. Mostra tutti i post
mercoledì 30 settembre 2015
martedì 25 novembre 2014
Uova, biscotti, arrosto...e un film
Il primo post su questo blog, ormai un sacco di tempo fa, era sul fai da te. Poi, quando vivere la mia vita è diventato un arrangiamento continuo, che più fai da me non si può, le scritture quassù sono diventate introspettive e hanno riguardato maggiormente ricette per stare meglio piuttosto che ricette di cucina. Che poi, se vogliamo dirla tutta, pure le ricette di cucina (per lo meno come le vivo io) sono un modo per stare meglio e così anche le serate passate a costruire, dipingere, incollare, ritagliare o scrivere sono un momento importante che dedico a liberare la mente da tutta la merda accumulata. Di norma faccio queste azioni (costruire, dipingere, incollare, ritagliare o scrivere) anche contemporaneamente, buttando giù un post mentre cuoce la torta nel forno e la colla o la tempera si asciugano.
[ora stacco un attimo, perché se mi riesce, nonostante il diluvio, vado a fare una cosa che non ho mai fatto in vita mia].
Ce l'ho fatta. Sono andata al cinema. Da sola.
A onor del vero lo avevo già provato questa estate, ma era una rassegna estiva, in piazza, con un sacco di gente conosciuta che vagava qua e là. Stasera no, stasera pioveva forte, io ho preso la porta e sono corsa a vedermi un film.
Una banalità per il resto del mondo probabilmente, ma non per me.
Ho visto Due giorni, una notte dei fratelli Dardenne, con la "mia" meravigliosa Marion e sono stata contenta che quello fosse il primo film in compagnia di me stessa, pieno di fragilità che ben conosco.
Ad ogni modo, era di fai dai te che volevo scrivere stasera, e così farò, tra un sorso di camomilla rovente e un biscotto al melograno.
Venerdì all'Altrove, il posto dove ogni tanto mi rintano e faccio turno, ci sarà la Cena delle Fiabe, pensata per i bimbi che potranno mangiare ascoltando racconti e filastrocche, tra una portata e l'altra. Il tema sarà il cibo e io mi sono occupata, insieme alla Ce, di realizzare gli allestimenti.
In particolare ho pensato ai fiori, cercando di richiamare il più possibile la parola chiave della serata.
Ecco gli ingredienti per realizzare i vasetti che vedete in foto:
- Confezioni vuote delle uova
- Spiedini
- Tempere
- Pennelli
- Spago da arrosto
- Scatole di biscotti
- Colla
- Forbici
- Barattoli di conserve ormai vuoti
- Carta velina, da pacchi, da pane (quest'ultima sarebbe l'ideale, per ritornare al tema cibo)
- Spugne da composizione floreale (le trovate dal fioraio, comprate quelle da fiori secchi, che non devono essere imbevute d'acqua)
Come procedimento immagino si capisca già, è piuttosto semplice. Occorre, con l'aiuto delle forbici, ritagliare le confezioni delle uova formando piccoli fiori, anche composti da più parti; la sagoma delle scatole aiuta molto. La colla servirà per attaccare i vari pezzi tra loro e, nel caso in cui sia necessario, a saldare meglio la corolla allo stelo, realizzato piantando uno spiedino al centro del fiore. Sempre sullo stelo andrete ad incollare una (o due, tre, quante ne volete!) foglia, che io ho creato usando la carta pieghettata trovata all'interno delle scatole di biscotti.
Una volta composti i fiori si possono dipingere (anche lasciati al naturale però secondo me rendono molto bene), io ho utilizzato le tempere e ho scelto colori tenui: giallo e rosa per i petali, verdeacqua per le foglie.
Quando sono asciugati potete piantarli nei vasi, rivestiti con carta da pane e riempiti di spugna. Lo spago da arrosto può aiutare per rifasciare i barattoli, abbellirli e, come nel mio caso, appendere un cartellino al vostro vaso. Io per esempio ho lasciato scritti "gli ingredienti" che ho usato, cosicché le famiglie possano riprovare a casa o giocare a indovinare la provenienza dei vari pezzi.
Ecco tutto, un giorno fai da te dall'inizio alla fine.
[ora stacco un attimo, perché se mi riesce, nonostante il diluvio, vado a fare una cosa che non ho mai fatto in vita mia].
Ce l'ho fatta. Sono andata al cinema. Da sola.
A onor del vero lo avevo già provato questa estate, ma era una rassegna estiva, in piazza, con un sacco di gente conosciuta che vagava qua e là. Stasera no, stasera pioveva forte, io ho preso la porta e sono corsa a vedermi un film.
Una banalità per il resto del mondo probabilmente, ma non per me.
Ho visto Due giorni, una notte dei fratelli Dardenne, con la "mia" meravigliosa Marion e sono stata contenta che quello fosse il primo film in compagnia di me stessa, pieno di fragilità che ben conosco.
Ad ogni modo, era di fai dai te che volevo scrivere stasera, e così farò, tra un sorso di camomilla rovente e un biscotto al melograno.
Venerdì all'Altrove, il posto dove ogni tanto mi rintano e faccio turno, ci sarà la Cena delle Fiabe, pensata per i bimbi che potranno mangiare ascoltando racconti e filastrocche, tra una portata e l'altra. Il tema sarà il cibo e io mi sono occupata, insieme alla Ce, di realizzare gli allestimenti.
In particolare ho pensato ai fiori, cercando di richiamare il più possibile la parola chiave della serata.
Ecco gli ingredienti per realizzare i vasetti che vedete in foto:
- Confezioni vuote delle uova
- Spiedini
- Tempere
- Pennelli
- Spago da arrosto
- Scatole di biscotti
- Colla
- Forbici
- Barattoli di conserve ormai vuoti
- Carta velina, da pacchi, da pane (quest'ultima sarebbe l'ideale, per ritornare al tema cibo)
- Spugne da composizione floreale (le trovate dal fioraio, comprate quelle da fiori secchi, che non devono essere imbevute d'acqua)
Come procedimento immagino si capisca già, è piuttosto semplice. Occorre, con l'aiuto delle forbici, ritagliare le confezioni delle uova formando piccoli fiori, anche composti da più parti; la sagoma delle scatole aiuta molto. La colla servirà per attaccare i vari pezzi tra loro e, nel caso in cui sia necessario, a saldare meglio la corolla allo stelo, realizzato piantando uno spiedino al centro del fiore. Sempre sullo stelo andrete ad incollare una (o due, tre, quante ne volete!) foglia, che io ho creato usando la carta pieghettata trovata all'interno delle scatole di biscotti.
Una volta composti i fiori si possono dipingere (anche lasciati al naturale però secondo me rendono molto bene), io ho utilizzato le tempere e ho scelto colori tenui: giallo e rosa per i petali, verdeacqua per le foglie.
Quando sono asciugati potete piantarli nei vasi, rivestiti con carta da pane e riempiti di spugna. Lo spago da arrosto può aiutare per rifasciare i barattoli, abbellirli e, come nel mio caso, appendere un cartellino al vostro vaso. Io per esempio ho lasciato scritti "gli ingredienti" che ho usato, cosicché le famiglie possano riprovare a casa o giocare a indovinare la provenienza dei vari pezzi.
Ecco tutto, un giorno fai da te dall'inizio alla fine.
sabato 12 luglio 2014
Lampadiyne
E' una vita che non scrivo un post sul fai da te, e devo dire che ne sentivo la mancanza. Non so perché sia andata così, in verità è un periodo molto produttivo, di sperimentazioni, serate trascorse sul tappeto con la lampada gialla accesa, tra colla, forbici, pinzatrice e, ultimamente, lampadine. Anzi, lampadiyne, con la y che trasforma in diy (do it yourself) un oggetto di uso comune. E' buffo come l'idea di riciclare le lampadine sia venuta a me che ho la casa illuminata quasi esclusivamente a LED, ma forse è un segno distintivo del mio carattere, quello di provare cose che posso trovare solo a fatica. E così vai di messaggi, richieste agli amici, "tenete tutto!", "conservate i contenitori delle uova e le gabbiette dello spumante", "portatemi le vostre lampadine".
In pochi giorni ne sono nate due, quelle che vedete in foto. Un cactus e una mongolfiera che ancora sono prototipi, imprecisi e smandrappati come me, ma il solo pensarli mi ha fatto stare bene. Sotto i pennellini dello smalto in questo momento c'è una lampadina piccola, che come consigliato da MissFletcher potrebbe diventare un'ape, del resto la ex proprietaria sta studiando da apicoltrice e magari riuscirò a farle un bel regalo!
Alla fine non so come andrà, magari sarà una magia breve che si interromperà all'improvviso proprio come è nata. Per ora compro smalti (per le unghie!) e conservo tutto quello che istintivamente butterei nella spazzatura, poi si vedrà.
Non ho tutorial disponibili, anche perché non ho neppure una linea certa da seguire, posso dire però che sto usando:
- smalto per le unghie colorato
- pennellini di diverse dimensioni (che però si seccano usandoli con lo smalto, perciò boh, dovrò trovare un'altra soluzione)
- contenitori per uova di cartone
- gabbiette metalliche dei tappi di spumante
- feltro
- plastica
- colla a caldo
- forbici
- pinzatrice
Ma credo che gli strumenti possano essere i più vari, a seconda delle esigenze e delle idee. Adesso, per esempio, sto pensando a come costruire le ali per la mia ape... :-)
In pochi giorni ne sono nate due, quelle che vedete in foto. Un cactus e una mongolfiera che ancora sono prototipi, imprecisi e smandrappati come me, ma il solo pensarli mi ha fatto stare bene. Sotto i pennellini dello smalto in questo momento c'è una lampadina piccola, che come consigliato da MissFletcher potrebbe diventare un'ape, del resto la ex proprietaria sta studiando da apicoltrice e magari riuscirò a farle un bel regalo!
Alla fine non so come andrà, magari sarà una magia breve che si interromperà all'improvviso proprio come è nata. Per ora compro smalti (per le unghie!) e conservo tutto quello che istintivamente butterei nella spazzatura, poi si vedrà.
Non ho tutorial disponibili, anche perché non ho neppure una linea certa da seguire, posso dire però che sto usando:
- smalto per le unghie colorato
- pennellini di diverse dimensioni (che però si seccano usandoli con lo smalto, perciò boh, dovrò trovare un'altra soluzione)
- contenitori per uova di cartone
- gabbiette metalliche dei tappi di spumante
- feltro
- plastica
- colla a caldo
- forbici
- pinzatrice
Ma credo che gli strumenti possano essere i più vari, a seconda delle esigenze e delle idee. Adesso, per esempio, sto pensando a come costruire le ali per la mia ape... :-)
giovedì 8 maggio 2014
Me & You (and everyone we know)
Oggi il nostro coniglio è arrivato a destinazione.
Ho scritto di questo progetto in molti degli ultimi post che ho pubblicato, stasera è il momento di raccontare come è andata a finire (o quasi).
Lo scorso weekend io e mamma abbiamo impacchettato Belty, il coniglio, con la carta velina bianca e lo abbiamo spedito dall'ufficio postale più vicino. Ora è possibile seguire il percorso delle proprie buste e io così ho fatto ogni giorno, fino ad oggi.
Prima di scoprire dal sistema on-line che il mio pacco era giunto a destinazione ho trovato una foto di Belty sulla pagina del progetto e questa è stata la conferma migliore dell'avvenuta consegna.
Tante blogger hanno scritto e raccontato l'iniziativa di Sollevalamenteconlemanidelcuore, da Vendetta Uncinetta, madrina dell'evento e fornitrice ufficiale del tutorial per costruire il coniglio, a Le Funky Mamas nel loro blog pieno di spunti bellissimi.
Io, nel mio piccolo piccolissimo, ne scriverò un poco qui, dove sono solita riversare le cose che mi fanno felice e quelle che mi abbattono, tutte insieme nel medesimo calderone di pensieri, scadenze, progetti, opportunità e preoccupazioni.
Il titolo del post arriva dritto da un film che ho amato molto, ormai qualche anno fa. Si tratta di Me & You and Everyone We Know di Miranda July, visionaria scrittrice, regista, attrice, musicista americana, capace di esprimere sensazioni comuni in un modo davvero poetico e surreale. Penso spesso a quella frase: Io e te e tutti quelli che conosciamo, perché mi sembra bella, comprensiva di ciò che è il mondo in realtà: un insieme di persone che camminano accanto, alcune più vicine e altre più lontane, unite comunque da una forma sottile di appartenenza, o almeno così dovrebbe essere.
Ho abbracciato l'idea lanciata da Sollevalamenteconlemanidelcuore proprio con questo spirito. Sono da sempre un po' allergica ai flashmob di protesta, ai sit-in contro la guerra, alle condivisioni scellerate e totalmente casuali di link sull'autismo, il cancro al seno, l'Alzheimer, che a mio avviso non servono a nulla se non a dire "ho ballato in piazza", "mi sono seduta davanti al palazzo taldeitali", "ho ricordato agli amici che oggi è la giornata mondiale dei diritti delle donne". Sono tutte azioni che non fanno male a nessuno, beninteso, ma insomma non fanno neppure bene. Non si tratta di essere volontari in una casa famiglia, di preparare i pasti alla mensa dei poveri, di accompagnare un disabile al parco, ma sono tutte azioni in cui i protagonisti sono le persone che le compiono e non chi, in qualche modo, dovrebbe ricevere un aiuto più o meno concreto.
Il coniglio di pezza che ho provato a cucire nelle settimane scorse non cambierà certamente la vita al bimbo malato che lo riceverà, ma magari aiuterà a superare un momento di sconforto o a strappare un sorriso a chi davvero è troppo piccolo per capire cosa gli sta succedendo, ma non per soffrire e avere paura.
Quindi ecco perché ho costruito Belty, perché ho promosso questa iniziativa così come promuovo quest'altra a cui mamma ormai si dedica da tempo e perché cercherò di partecipare ancora con le mie piccole capacità a progetti dedicati a chi ha bisogno di essere sollevato.
Per l'occasione, la colonna sonora di Me & You.
Ho scritto di questo progetto in molti degli ultimi post che ho pubblicato, stasera è il momento di raccontare come è andata a finire (o quasi).
Lo scorso weekend io e mamma abbiamo impacchettato Belty, il coniglio, con la carta velina bianca e lo abbiamo spedito dall'ufficio postale più vicino. Ora è possibile seguire il percorso delle proprie buste e io così ho fatto ogni giorno, fino ad oggi.
Prima di scoprire dal sistema on-line che il mio pacco era giunto a destinazione ho trovato una foto di Belty sulla pagina del progetto e questa è stata la conferma migliore dell'avvenuta consegna.
Tante blogger hanno scritto e raccontato l'iniziativa di Sollevalamenteconlemanidelcuore, da Vendetta Uncinetta, madrina dell'evento e fornitrice ufficiale del tutorial per costruire il coniglio, a Le Funky Mamas nel loro blog pieno di spunti bellissimi.
Io, nel mio piccolo piccolissimo, ne scriverò un poco qui, dove sono solita riversare le cose che mi fanno felice e quelle che mi abbattono, tutte insieme nel medesimo calderone di pensieri, scadenze, progetti, opportunità e preoccupazioni.
Il titolo del post arriva dritto da un film che ho amato molto, ormai qualche anno fa. Si tratta di Me & You and Everyone We Know di Miranda July, visionaria scrittrice, regista, attrice, musicista americana, capace di esprimere sensazioni comuni in un modo davvero poetico e surreale. Penso spesso a quella frase: Io e te e tutti quelli che conosciamo, perché mi sembra bella, comprensiva di ciò che è il mondo in realtà: un insieme di persone che camminano accanto, alcune più vicine e altre più lontane, unite comunque da una forma sottile di appartenenza, o almeno così dovrebbe essere.
Ho abbracciato l'idea lanciata da Sollevalamenteconlemanidelcuore proprio con questo spirito. Sono da sempre un po' allergica ai flashmob di protesta, ai sit-in contro la guerra, alle condivisioni scellerate e totalmente casuali di link sull'autismo, il cancro al seno, l'Alzheimer, che a mio avviso non servono a nulla se non a dire "ho ballato in piazza", "mi sono seduta davanti al palazzo taldeitali", "ho ricordato agli amici che oggi è la giornata mondiale dei diritti delle donne". Sono tutte azioni che non fanno male a nessuno, beninteso, ma insomma non fanno neppure bene. Non si tratta di essere volontari in una casa famiglia, di preparare i pasti alla mensa dei poveri, di accompagnare un disabile al parco, ma sono tutte azioni in cui i protagonisti sono le persone che le compiono e non chi, in qualche modo, dovrebbe ricevere un aiuto più o meno concreto.
Il coniglio di pezza che ho provato a cucire nelle settimane scorse non cambierà certamente la vita al bimbo malato che lo riceverà, ma magari aiuterà a superare un momento di sconforto o a strappare un sorriso a chi davvero è troppo piccolo per capire cosa gli sta succedendo, ma non per soffrire e avere paura.
Quindi ecco perché ho costruito Belty, perché ho promosso questa iniziativa così come promuovo quest'altra a cui mamma ormai si dedica da tempo e perché cercherò di partecipare ancora con le mie piccole capacità a progetti dedicati a chi ha bisogno di essere sollevato.
Per l'occasione, la colonna sonora di Me & You.
sabato 3 maggio 2014
Paulonia
Il titolo è strano, lo so, ma ho appena scoperto il nome dell'albero nella foto e mi ha fatto subito pensare a un mondo fantastico, una terra lontana nella quale rifugiarmi in cerca di pace e tranquillità.
A Paulonia sto vivendo da qualche giorno, c'ero già stata in passato ma soltanto per una gita fuori porta. Ultimamente ho piantato le tende in questo posto ovattato, fatto di musica preferita, lavoro, passeggiate, pomeriggi ai fornelli, arte, pagine, lana, tisane, stoffe colorate e bimbi che sorridono.
Sta terminando la serie di festività, arrivate una dietro l'altra, suddivise tra giorni di pioggia seria e sole caldissimo, tra parchi illuminati e mostre surreali, tra feste di primavera e corse al tramonto.
Oggi ho camminato per quasi tutta la mattina, ho spedito Belty, il coniglio per il famoso progetto Sollevalamenteconlemanidelcuore e mi sono lasciata coccolare dal mio mare e dal mio mondo verde.
Stasera turno Altrove, gli amici sono tutti lontani e io ne approfitterò per stare nel silenzio dei pensieri, senza fretta, senza affanni, pronta alla domenica di sole che mi aspetta sui forti. Domattina è prevista l'uscita del corso di fotografia e io sono felice di poter guardare, per tutto il giorno, all'interno di un obiettivo in totale isolamento. Che poi si parla eh, eccome, e ci si diverte pure, ma gli esercizi di concentrazione solitaria sono quelli che ultimamente mi danno maggiore soddisfazione.
Ieri sera ho visto un film con mamma, Ida, la storia di una giovane polacca in procinto di prendere i voti e farsi suora. E' un racconto di ricerca, in bianco e nero, con pochi dialoghi, poca musica e un'attenzione per inquadrature e fotografia davvero eccezionale. Una cosa bella che si è aggiunta alle altre, ai fiori giganti che nascono in ufficio, ai sorrisi meravigliosi dei bimbi che amo, alle nuove avventure in cui mi butto inaspettatamente a capofitto e dalle quali come sempre riesco a trarre qualcosa di buono mantenendo la giusta distanza (Instagram e un'idea formativa per il futuro, per ora, sono tra quelle).
Quindi questa è la mia Paulonia, dove nessuno può entrare e dove devo stare attenta a non trovarmi troppo bene perché rischio di non tornare più.
A Paulonia sto vivendo da qualche giorno, c'ero già stata in passato ma soltanto per una gita fuori porta. Ultimamente ho piantato le tende in questo posto ovattato, fatto di musica preferita, lavoro, passeggiate, pomeriggi ai fornelli, arte, pagine, lana, tisane, stoffe colorate e bimbi che sorridono.
Sta terminando la serie di festività, arrivate una dietro l'altra, suddivise tra giorni di pioggia seria e sole caldissimo, tra parchi illuminati e mostre surreali, tra feste di primavera e corse al tramonto.
Oggi ho camminato per quasi tutta la mattina, ho spedito Belty, il coniglio per il famoso progetto Sollevalamenteconlemanidelcuore e mi sono lasciata coccolare dal mio mare e dal mio mondo verde.
Stasera turno Altrove, gli amici sono tutti lontani e io ne approfitterò per stare nel silenzio dei pensieri, senza fretta, senza affanni, pronta alla domenica di sole che mi aspetta sui forti. Domattina è prevista l'uscita del corso di fotografia e io sono felice di poter guardare, per tutto il giorno, all'interno di un obiettivo in totale isolamento. Che poi si parla eh, eccome, e ci si diverte pure, ma gli esercizi di concentrazione solitaria sono quelli che ultimamente mi danno maggiore soddisfazione.
Ieri sera ho visto un film con mamma, Ida, la storia di una giovane polacca in procinto di prendere i voti e farsi suora. E' un racconto di ricerca, in bianco e nero, con pochi dialoghi, poca musica e un'attenzione per inquadrature e fotografia davvero eccezionale. Una cosa bella che si è aggiunta alle altre, ai fiori giganti che nascono in ufficio, ai sorrisi meravigliosi dei bimbi che amo, alle nuove avventure in cui mi butto inaspettatamente a capofitto e dalle quali come sempre riesco a trarre qualcosa di buono mantenendo la giusta distanza (Instagram e un'idea formativa per il futuro, per ora, sono tra quelle).
Quindi questa è la mia Paulonia, dove nessuno può entrare e dove devo stare attenta a non trovarmi troppo bene perché rischio di non tornare più.
Etichette:
alberi,
ambiente,
fai da te,
film,
lana,
materiali di recupero,
riciclo,
riflessioni
lunedì 11 febbraio 2013
Sassi dipinti
Nevica. Non molto, meno del previsto, ma l'Università è chiusa e io lavoricchio da casa. In un (lungo) momento di pausa ho preparato le polpette di risotto alla milanese avanzato ieri sera e le ho cotte al forno, alcune le ho pure mangiate.
Ora, in piena digestione e silenzio, butto giù questo post veloce su una nuova avventura che chissà se prenderà piede nelle mie intenzioni o resterà un'idea appesa.
Cercando foto e cose interessanti sul web in questi giorni mi sono imbattuta nei sassi dipinti, ma non i soliti gatti, orsi, paesaggi e casette colorate: ho trovato piccole sagome in bianco e nero, mandala, pezzi di natura, linee e punti, simboli delicati. Forte del week end da mamma in arrivo, mi sono comprata due pennarellini indelebili punta fine, uno nero e uno bianco e, una volta a casa, ho provato a decorare qualche ciottolo di mare.
La scelta delle pietre è facile, occorrono piatte e lisce, dal colore più uniforme possibile (chissà che poi non mi venga in mente qualcosa per i sassi pieni di macchioline e sfumature diverse).
Sulle pietre chiare ho usato il pennarello scuro e viceversa, in qualche caso ho sfruttato le classiche linee bianche tipiche dei ciottoli marini e le ho usate per integrare il mio disegno, per esempio nella foto si vedono bene la corda dove "ho steso" i panni e la terra su cui crescono i fiori. Inutile scrivere cosa serve per realizzarle, per ora pietra e pennarello bastano, poi magari rifletterò sull'opportunità di variare i colori e di usare una vernice protettiva. Il risultato mi ha soddisfatta, la realizzazione mi ha divertita e rilassata, tutto sommato penso possano diventare un buon regalo autocostruito o un pensierino estemporaneo personalizzato a seconda del destinatario.
Torno al mio lavoro, sempre di rocce si tratta...
Ora, in piena digestione e silenzio, butto giù questo post veloce su una nuova avventura che chissà se prenderà piede nelle mie intenzioni o resterà un'idea appesa.
Cercando foto e cose interessanti sul web in questi giorni mi sono imbattuta nei sassi dipinti, ma non i soliti gatti, orsi, paesaggi e casette colorate: ho trovato piccole sagome in bianco e nero, mandala, pezzi di natura, linee e punti, simboli delicati. Forte del week end da mamma in arrivo, mi sono comprata due pennarellini indelebili punta fine, uno nero e uno bianco e, una volta a casa, ho provato a decorare qualche ciottolo di mare.
La scelta delle pietre è facile, occorrono piatte e lisce, dal colore più uniforme possibile (chissà che poi non mi venga in mente qualcosa per i sassi pieni di macchioline e sfumature diverse).
Sulle pietre chiare ho usato il pennarello scuro e viceversa, in qualche caso ho sfruttato le classiche linee bianche tipiche dei ciottoli marini e le ho usate per integrare il mio disegno, per esempio nella foto si vedono bene la corda dove "ho steso" i panni e la terra su cui crescono i fiori. Inutile scrivere cosa serve per realizzarle, per ora pietra e pennarello bastano, poi magari rifletterò sull'opportunità di variare i colori e di usare una vernice protettiva. Il risultato mi ha soddisfatta, la realizzazione mi ha divertita e rilassata, tutto sommato penso possano diventare un buon regalo autocostruito o un pensierino estemporaneo personalizzato a seconda del destinatario.
Torno al mio lavoro, sempre di rocce si tratta...
sabato 9 febbraio 2013
Arts & crafts
Fai da te, era un po' che non ci ragionavo su, ma in questi giorni, carica di buoni propositi e voglia di fare, partorisco idee a tutto spiano.
Questo esperimento, riuscito alla prima e nato (come al solito) per necessità, fa bella mostra di sé sul mio comò-fasciatoio turchese e si conferma idea utile 2013. Dove metto tutti gli orecchini che ho? In una scatola si intrecciano e poi non si vedono, un peccato visto che sono colorati, di mille forme e dimensioni diverse.
Un tempo li tenevo appesi a una sciarpa, a sua volta attaccata al muro, quest'anno un po' la voglia di cambiare e un po' l'impossibilità di bucare per l'ennesima volta le pareti di casa mi hanno spinta a cercare una soluzione alternativa meno traumatica.
Cosa ho usato?
- Rametti secchi
- Ciottoli di mare
- Barattolo di vetro
Raccolti i legnetti (possibilmente contorti e robusti), li ho inseriti in un barattolo di vetro grande (a Genova si dice arbanella), di quelli che si usano per le conserve. Per riempire gli spazi vuoti all'interno del contenitore, stabilizzarlo e immobilizzare il "mazzo di legno" ho inserito pietre raccolte in spiaggia (lo so, non si potrebbe, ma ne ho prese poche poche e mi servivano anche per un altro laboratorio che magari pubblico tra un po').
Una volta preparato "l'espositore", appendere gli orecchini è un attimo e il risultato è un albero carico di colori, che rende disponibili in un secondo piccoli oggetti che prima impiegavo una vita a trovare, scegliere e abbinare.
Immagino che questa soluzione possa funzionare bene anche con collane (leggere magari) e braccialetti, non so. Sicuramente secondo me è una buona idea anche per chi vende le proprie creazioni su una bancarella, in fiera, al mercato e vuole trovare un modo alternativo per mostrare i prodotti.
E poi è facilissimo e a costo zero.
Questo esperimento, riuscito alla prima e nato (come al solito) per necessità, fa bella mostra di sé sul mio comò-fasciatoio turchese e si conferma idea utile 2013. Dove metto tutti gli orecchini che ho? In una scatola si intrecciano e poi non si vedono, un peccato visto che sono colorati, di mille forme e dimensioni diverse.
Un tempo li tenevo appesi a una sciarpa, a sua volta attaccata al muro, quest'anno un po' la voglia di cambiare e un po' l'impossibilità di bucare per l'ennesima volta le pareti di casa mi hanno spinta a cercare una soluzione alternativa meno traumatica.
Cosa ho usato?
- Rametti secchi
- Ciottoli di mare
- Barattolo di vetro
Raccolti i legnetti (possibilmente contorti e robusti), li ho inseriti in un barattolo di vetro grande (a Genova si dice arbanella), di quelli che si usano per le conserve. Per riempire gli spazi vuoti all'interno del contenitore, stabilizzarlo e immobilizzare il "mazzo di legno" ho inserito pietre raccolte in spiaggia (lo so, non si potrebbe, ma ne ho prese poche poche e mi servivano anche per un altro laboratorio che magari pubblico tra un po').
Una volta preparato "l'espositore", appendere gli orecchini è un attimo e il risultato è un albero carico di colori, che rende disponibili in un secondo piccoli oggetti che prima impiegavo una vita a trovare, scegliere e abbinare.
Immagino che questa soluzione possa funzionare bene anche con collane (leggere magari) e braccialetti, non so. Sicuramente secondo me è una buona idea anche per chi vende le proprie creazioni su una bancarella, in fiera, al mercato e vuole trovare un modo alternativo per mostrare i prodotti.
E poi è facilissimo e a costo zero.
mercoledì 19 dicembre 2012
Snowglobe e febbre
Quarto giorno di febbre, divano e mal di testa.
Oggi forse va leggermente meglio, ma guarire è un'altra cosa.
Questa mattina impegni di forza maggiore mi hanno tirata giù dal letto: un pezzo di vita da chiudere, non si può dire senza rimpianti, di sicuro senza rimorsi.
Poi di corsa al supermercato a comprare tutto l'occorrente per preparare le mie celebri Bombe di Natale (di cui ho già scritto pure qui, troverete il post sotto le Feste di due anni fa, direi) e avere così il pomeriggio pieno.
Negli ultimi giorni di isolamento forzato mi sono messa a costruire regali di Natale home made, con oggetti che trovavo in casa e che potevo comprare a prezzi ultra modici.
L'idea di quest'anno (l'anno scorso, se non sbaglio, erano gli alberelli in feltro e due anni fa i segnaposto personalizzati) ha previsto la realizzazione, in serie, di una decina di palle di vetro natalizie, di quelle con la neve dentro che usavano tanto quando ero piccola.
La spinta me l'hanno data diversi fattori: il racconto di un amico che aveva incontrato un oggetto simile sulla sua via qualche anno fa, la mancanza completa di soldi per comprare i regali, la voglia che si rinnova ogni anno di usare le mani e costruire qualcosa di personale, la semplicità con cui in rete ho trovato informazioni utili per reperire il materiale e realizzare la pallina, la necessità di stare chiusa in casa al caldo.
Ecco cosa occorre per una pallina:
- 1 barattolo di vetro con chiusura ermetica (qui a Genova si chiamano arbanelle)
- acqua distillata
- glicerina (si trova in farmacia)
- glitter o neve finta (io ho faticato a trovarla, ormai è quasi tutta spray)
- pupazzetti, possibilmente in plastica e di piccole dimensioni
- colla idrofuga
- feltro
Procedimento:
La parte più difficile in assoluto per me è stata...la rimozione delle etichette dai barattoli! Ormai il bisogno di "brandizzare" tutto porta ad usare colle super resistenti in ogni occasione, affinché la marca, il simbolo, insommma la pubblicità, siano pressoché eternamente appiccicate dove devono stare. Quindi, con l'aiuto di un toglicolla chimico che ha reso il mio bagno una camera a gas in 30 secondi, acqua calda, sapone per i piatti, sapone per le mani e spazzole varie ed eventuali, ho tolto le etichette e reso così neutro il mio barattolo.
La prima fase si svolge sul coperchio: occorre infatti coprire la base esterna con uno strato di feltro, cosìcché la palla appoggi sulla stoffa e non scivoli. Poi si scelgono i personaggi da attaccare all'interno del coperchio e che finiranno quindi immersi nell'acqua. Qui ci si può sbizzarrire con omini dei presepi (la mia condizione di atea mi ha fatto ripiegare per un'altra scelta ma l'idea comunque non é male), pupazzetti dei cartoni animati (decisamente più costosi), oggetti acquistabili presso i negozi di hobbistica (tipo miniature o simili) oppure, come ho fatto io, piccoli addobbi da appendere all'albero di Natale. Io ho trovato e preso al volo un'offerta di un grande magazzino, che vendeva a metà prezzo una scatola di Babbi Natale, pupazzi di neve, angioletti, abeti, campanelle e compagnia bella, pieni di colori e atmosfera festante. Unico difetto: sono di legno. Visto che l'acqua lavorerà sul suo contenuto temo che i pupazzi inseriti quest'anno non dureranno fino a Natale 2013, però chi può dirlo, ci si prova.
Quindi, una volta scelti i protagonisti occorre attaccarli, con una colla che non tema l'umido, alla base interna del tappo. Intanto che la colla asciuga bisogna riempire il barattolo d'acqua distillata, aggiungere un goccio di glicerina (poca!) e i glitter, io li ho scelti semplici color argento, ma si può optare per altri colori e forme.
Una volta che i pupazzi sono ben saldi e la colla è asciugata basta chiudere il barattolo...e scuotere!
L'effetto è antico, come l'idea che ho io della sfera di neve e di molte altre cose. Per coprire bene il tappo magari si può usare una striscia di feltro da chiudere attorno al barattolo con un fiocco, ma queste sono tutte idee che vengono in corso d'opera.
Il bello di questo regalo è la magia, il cosiddetto "effetto wow", ma anche la possibilità di personalizzarlo al massimo, sia sui propri gusti sia su quelli del destinatario. A partire dalla scelta del barattolo, forma e dimensioni sono variabilissimi (nella foto, a sinistra, la bottiglia di succo alla pera fatto in casa che ho restituito a Sturm), per arrivare ai personaggi inseriti all'interno e al colore della stoffa. L'unica miglioria per l'anno prossimo sarà costruire una base, non so ancora con che materiale di recupero, pensavo al "culetto" dei vasetti di yogurt che intanto io consumo in grandi quantità, per rialzare un po' i pupazzetti e renderli più visibili.
Tutto qui e Buon Natale, vado a farcire i datteri.
Oggi forse va leggermente meglio, ma guarire è un'altra cosa.
Questa mattina impegni di forza maggiore mi hanno tirata giù dal letto: un pezzo di vita da chiudere, non si può dire senza rimpianti, di sicuro senza rimorsi.
Poi di corsa al supermercato a comprare tutto l'occorrente per preparare le mie celebri Bombe di Natale (di cui ho già scritto pure qui, troverete il post sotto le Feste di due anni fa, direi) e avere così il pomeriggio pieno.
Negli ultimi giorni di isolamento forzato mi sono messa a costruire regali di Natale home made, con oggetti che trovavo in casa e che potevo comprare a prezzi ultra modici.
L'idea di quest'anno (l'anno scorso, se non sbaglio, erano gli alberelli in feltro e due anni fa i segnaposto personalizzati) ha previsto la realizzazione, in serie, di una decina di palle di vetro natalizie, di quelle con la neve dentro che usavano tanto quando ero piccola.
La spinta me l'hanno data diversi fattori: il racconto di un amico che aveva incontrato un oggetto simile sulla sua via qualche anno fa, la mancanza completa di soldi per comprare i regali, la voglia che si rinnova ogni anno di usare le mani e costruire qualcosa di personale, la semplicità con cui in rete ho trovato informazioni utili per reperire il materiale e realizzare la pallina, la necessità di stare chiusa in casa al caldo.
Ecco cosa occorre per una pallina:
- 1 barattolo di vetro con chiusura ermetica (qui a Genova si chiamano arbanelle)
- acqua distillata
- glicerina (si trova in farmacia)
- glitter o neve finta (io ho faticato a trovarla, ormai è quasi tutta spray)
- pupazzetti, possibilmente in plastica e di piccole dimensioni
- colla idrofuga
- feltro
Procedimento:
La parte più difficile in assoluto per me è stata...la rimozione delle etichette dai barattoli! Ormai il bisogno di "brandizzare" tutto porta ad usare colle super resistenti in ogni occasione, affinché la marca, il simbolo, insommma la pubblicità, siano pressoché eternamente appiccicate dove devono stare. Quindi, con l'aiuto di un toglicolla chimico che ha reso il mio bagno una camera a gas in 30 secondi, acqua calda, sapone per i piatti, sapone per le mani e spazzole varie ed eventuali, ho tolto le etichette e reso così neutro il mio barattolo.
La prima fase si svolge sul coperchio: occorre infatti coprire la base esterna con uno strato di feltro, cosìcché la palla appoggi sulla stoffa e non scivoli. Poi si scelgono i personaggi da attaccare all'interno del coperchio e che finiranno quindi immersi nell'acqua. Qui ci si può sbizzarrire con omini dei presepi (la mia condizione di atea mi ha fatto ripiegare per un'altra scelta ma l'idea comunque non é male), pupazzetti dei cartoni animati (decisamente più costosi), oggetti acquistabili presso i negozi di hobbistica (tipo miniature o simili) oppure, come ho fatto io, piccoli addobbi da appendere all'albero di Natale. Io ho trovato e preso al volo un'offerta di un grande magazzino, che vendeva a metà prezzo una scatola di Babbi Natale, pupazzi di neve, angioletti, abeti, campanelle e compagnia bella, pieni di colori e atmosfera festante. Unico difetto: sono di legno. Visto che l'acqua lavorerà sul suo contenuto temo che i pupazzi inseriti quest'anno non dureranno fino a Natale 2013, però chi può dirlo, ci si prova.
Quindi, una volta scelti i protagonisti occorre attaccarli, con una colla che non tema l'umido, alla base interna del tappo. Intanto che la colla asciuga bisogna riempire il barattolo d'acqua distillata, aggiungere un goccio di glicerina (poca!) e i glitter, io li ho scelti semplici color argento, ma si può optare per altri colori e forme.
Una volta che i pupazzi sono ben saldi e la colla è asciugata basta chiudere il barattolo...e scuotere!
L'effetto è antico, come l'idea che ho io della sfera di neve e di molte altre cose. Per coprire bene il tappo magari si può usare una striscia di feltro da chiudere attorno al barattolo con un fiocco, ma queste sono tutte idee che vengono in corso d'opera.
Il bello di questo regalo è la magia, il cosiddetto "effetto wow", ma anche la possibilità di personalizzarlo al massimo, sia sui propri gusti sia su quelli del destinatario. A partire dalla scelta del barattolo, forma e dimensioni sono variabilissimi (nella foto, a sinistra, la bottiglia di succo alla pera fatto in casa che ho restituito a Sturm), per arrivare ai personaggi inseriti all'interno e al colore della stoffa. L'unica miglioria per l'anno prossimo sarà costruire una base, non so ancora con che materiale di recupero, pensavo al "culetto" dei vasetti di yogurt che intanto io consumo in grandi quantità, per rialzare un po' i pupazzetti e renderli più visibili.
Tutto qui e Buon Natale, vado a farcire i datteri.
Etichette:
Casa,
datteri,
ecosostenibilità,
fai da te,
Festa,
materiali di recupero,
Natale,
recupero,
riciclo
giovedì 27 settembre 2012
Fingers and love
Chissà se il matrimoio di Cecilia smetterà mai di essere ispirazione per il mio blog...
Questo post è di nuovo collegato alla meravigliosa festa della settimana scorsa, stavolta però il tema principale sarà il fai da te.
E' passato parecchio tempo dall'ultimo guizzo di creatività descritto qui, forse il mio compleanno era stata l'ultima occasione (http://ilmareingiardino.blogspot.it/2012/01/feltro-mon-amour.html)
Come al solito, il filo conduttore delle mie botte artistiche è il recupero dei materiali, l'uso "diverso" delle cose, la rinascita di oggetti, stoffe, pezzi di carta che andrebbero altrimenti perduti (http://ilmareingiardino.blogspot.it/2010/01/segnaposti-personalizzati-con-materiali.html).
La natura e i colori vincono sempre, anche in questo caso: la foto ben rappresenta quello che normalmente mi frulla per la testa quando si tratta di creare qualcosa, un albero, dei pennelli, della carta da pacchi e il fondamentale aiuto dei più piccoli.
L'idea è nata cercando in rete qualche ispirazione per gli addobbi della festa, in un sito specializzato in creazioni per matrimoni e ricorrenze con molti invitati ho trovato qualcosa di simile al mio albero. Usando i colori a dita le persone presenti all'evento possono lasciare un segno del loro passaggio, una vera e propria impronta digitale che ricorderà sempre ai festeggiati chi si è unito alla loro gioia.
Visto che al matrimonio era prevista la presenza di tanti bimbi, ho pensato che disegnare un albero e un prato, due simboli facili e molto affini al posto in cui Cecilia e Gabriele hanno scelto di riunire gli amici, potesse essere un buon modo per coinvolgere anche i più piccoli nell'allestimento.
Ma non credevo di riuscire così tanto nel mio intento.
Innanzi tutto perché la sera prima non avevo i colori. Poi, cercando in vecchie scatole polverose ho recuperato un indelebile nero e degli acquerelli mezzi secchi. La carta da pacchi mi è stata di aiuto, per le sue capacità di assorbenza e "cammuffamento" errori/difetti. Un piccolo foglio in linea con gli altri sparsi qui e là alla festa spiegava come fare, il resto è opera dei bambini: foglie, petali, frutti, gocce fluo hanno ricoperto i rami e i fili d'erba, hanno decorato il tronco e riempito il cielo. L'effetto finale, almeno secondo me, è bellissimo. E tanto commovente (ma su questo non faccio testo, piango per molto meno!).
Cosa serve?
- Un foglio carta (normale, da pacchi, riciclata...)
- Dei colori per la sagoma (vanno bene tutti, nel mio caso ho usato pennarello e acquerelli). Per la scelta della forma io ho optato istintivamente per un albero, ma è molto carino anche il mazzo di palloncini, per esempio.
- Dei colori a dita
E' molto facile, più di quanto si immagini, anche perché il vero lavoro creativo, come sempre, lo fanno i bambini.
P.S. Per la foto, grazie a Balletti!
Questo post è di nuovo collegato alla meravigliosa festa della settimana scorsa, stavolta però il tema principale sarà il fai da te.
E' passato parecchio tempo dall'ultimo guizzo di creatività descritto qui, forse il mio compleanno era stata l'ultima occasione (http://ilmareingiardino.blogspot.it/2012/01/feltro-mon-amour.html)
Come al solito, il filo conduttore delle mie botte artistiche è il recupero dei materiali, l'uso "diverso" delle cose, la rinascita di oggetti, stoffe, pezzi di carta che andrebbero altrimenti perduti (http://ilmareingiardino.blogspot.it/2010/01/segnaposti-personalizzati-con-materiali.html).
La natura e i colori vincono sempre, anche in questo caso: la foto ben rappresenta quello che normalmente mi frulla per la testa quando si tratta di creare qualcosa, un albero, dei pennelli, della carta da pacchi e il fondamentale aiuto dei più piccoli.
L'idea è nata cercando in rete qualche ispirazione per gli addobbi della festa, in un sito specializzato in creazioni per matrimoni e ricorrenze con molti invitati ho trovato qualcosa di simile al mio albero. Usando i colori a dita le persone presenti all'evento possono lasciare un segno del loro passaggio, una vera e propria impronta digitale che ricorderà sempre ai festeggiati chi si è unito alla loro gioia.
Visto che al matrimonio era prevista la presenza di tanti bimbi, ho pensato che disegnare un albero e un prato, due simboli facili e molto affini al posto in cui Cecilia e Gabriele hanno scelto di riunire gli amici, potesse essere un buon modo per coinvolgere anche i più piccoli nell'allestimento.
Ma non credevo di riuscire così tanto nel mio intento.
Innanzi tutto perché la sera prima non avevo i colori. Poi, cercando in vecchie scatole polverose ho recuperato un indelebile nero e degli acquerelli mezzi secchi. La carta da pacchi mi è stata di aiuto, per le sue capacità di assorbenza e "cammuffamento" errori/difetti. Un piccolo foglio in linea con gli altri sparsi qui e là alla festa spiegava come fare, il resto è opera dei bambini: foglie, petali, frutti, gocce fluo hanno ricoperto i rami e i fili d'erba, hanno decorato il tronco e riempito il cielo. L'effetto finale, almeno secondo me, è bellissimo. E tanto commovente (ma su questo non faccio testo, piango per molto meno!).
Cosa serve?
- Un foglio carta (normale, da pacchi, riciclata...)
- Dei colori per la sagoma (vanno bene tutti, nel mio caso ho usato pennarello e acquerelli). Per la scelta della forma io ho optato istintivamente per un albero, ma è molto carino anche il mazzo di palloncini, per esempio.
- Dei colori a dita
E' molto facile, più di quanto si immagini, anche perché il vero lavoro creativo, come sempre, lo fanno i bambini.
P.S. Per la foto, grazie a Balletti!
lunedì 28 maggio 2012
Un bauletto speciale
Questa è la storia di un bauletto speciale:
è un pò che non scrivo di fai da te, di materiali di recupero, di oggetti frutto del riciclo e così sono contenta di presentarvi l'ultima creazione di mamma.
La borsa della foto l'ha fatta lei: aiutata dalla sua maestra delle Scuole Vespertine, ha raccolto copie su copie della rivista con cui collaboro e pazientemente ha incastrato 700 (settecento!) tasselli di carta, plastificandoli uno per uno, cucendoli tra loro e scegliendo con cura i soggetti da mettere in risalto con l'intreccio.
Non è possibile stare qui a spiegare il meccanismo di produzione, ci vorrebbe un post lungo mille righe e probabilmente mi sarebbe molto difficile rendere comprensibili i vari passaggi della realizzazione, soprattutto dal momento che non l'ho fatto io.
Posso sicuramente affermare che è stato un lavoro lunghissimo e mia madre molto paziente: ogni sera, per settimane, l'ho trovata al tavolo di cucina che tagliava, piegava, contava, misurava, cuciva, intrecciava...in silenzio, con la musica accesa e la gatta tra i piedi.
Una volta preparati i fianchi e la base, la maestra e la mamma hanno incastrato il tutto, aggiunto chiave e lucchetto, piedini in metallo e piccole rifiniture; io sono intervenuta solo nella scelta delle maniglie e della cerniera, optando per un bel verde bosco ovviamente. Ora non mi resta che vantarmi con tutti, portarla in redazione e sfoggiarla nelle sere d'estate.
Grazie mamma!
domenica 8 gennaio 2012
Feltro mon amour

Sabato prossimo ci sarà la festa dei miei trent'anni, al Belleville.
Tema della serata: il colore verde. In tutte le sue innumerevoli declinazioni. Ogni invitato avrà "l'obbligo" di indossare qualcosa di verde, calzini o mutande, guanti o cravatta, gonna o foulard, stringhe o cerchietto, l'importante è che sia green.
Qualcuno medita di comprare occhiali da sole con una montatura color foresta un tantino improbabile, qualcun altro addirittura ordina su internet tinture verdi per colorare la barba. Io, ancora immersa nell'organizzazione dell'allestimento, ho però completato la mise della serata: vestito nero con mega albero di feltro dalle foglie verdissime, scaldamuscoli di lana verde e la fantastica parrucca a caschetto in stile Pulp Fiction, dono della mia coinquilina e ovviamente verde speranza.
In questo post un po' art and craft scriverò della serata di ieri, passata a tagliare e cucire foglioline...
Innanzi tutto è stata un'impresa trovare il vestito adatto, fino a che, in fondo all'armadio, ho riesumato un abitino di cotone con tanto di gonna a ruota degno della migliore festa da liceale. Poi c'è stata la ricerca del feltro, invece che comprare le foglie già pronte ho optato per un pezzo di stoffa da ritagliare sul momento, così da poter scegliere volta per volta la forma e la dimensione che preferivo. Insieme al feltro verde ho comprato anche lo spaghetto di lana cotta marrone per cucire il tronco e i rami del mio bellissimo albero e, armata di forbici, spilli, ago, filo, mamma e tanta pazienza ho trascorso la serata a realizzare quello che vedete in foto.
Come si fa?
Intanto occorre stendere bene il vestito (o la maglia, la gonna, insomma quello che avete scelto) su un piano d'appoggio, l'ideale è inserire all'interno un pezzo di cartone rigido per evitare, cucendo, di acchiappare anche il retro dell'abito. Il secondo passaggio prevede la "prova tronco", ovvero, appoggiando il filo di lana cotta cercate di creare la forma dei rami come immaginate vorreste vederla una volta terminato il lavoro. Bloccate la sagoma con degli spilli, aiutatevi con le forbici per tagliare lo spago e sistemate i pezzi come preferite. Con tanta pazienza (tranquilli, bastano pochi punti), cucite il tronco e iniziate a pensare alle foglie. Io ho preferito non tagliarle troppo grandi, ma nemmeno troppo piccole, ho scelto una forma semplice e le ho distribuite un po' su tutti i rami, lasciandone una in caduta libera. Per attaccarle ho usato un filo marrone che facesse contrasto e fatto passare i punti in mezzo alla foglia, come fossero la nervatura centrale. Per realizzare il prato ho semplicemente tagliato una striscia di feltro a zig zag e l'ho fissata alla base del tronco.
Può sembrare complicato, ma alla fine non lo è e il risultato ottenuto è un bel alberone colorato sul vestito della festa, in stile Cenerentola prima del ballo, ma con una marcia in più: si sa infatti che chi di verde si veste di sua beltà si fida...
Etichette:
fai da te,
Festa,
materiali di recupero,
recupero,
riciclo
domenica 9 gennaio 2011
L'albero delle farfalle

Ieri ho festeggiato il mio compleanno con un pò di amici.
Ho organizzato un aperitivo lungo nella solita sede e poi pasta e fagioli per tutti attorno alla stufa.
Inaspettatamente sono venuti in molti, avevo persino paura che il cibo non bastasse! In realtà, come al solito, era più che sufficiente, anche grazie ai contributi degli invitati, che hanno portato sia cose buonissime da mangiare, sia vino, birra e digestivi.
La tavola alla fine era davvero imbandita, un pò di candele, lampade di carta, un fiore e qualche festone fatto a mano. L'esperimento della serata però è stato l'albero delle farfalle: la foto probabilmente non rende l'idea, ma il risultato complessivo era carino e ha riscosso moltissimo successo!
Realizzarlo è semplicissimo, bastano un bel ramo secco, un pò di lana, pazienza e fantasia.
Ecco cosa occorre:
- Ramo
- Carta (colorata, da regalo, bianca, velina, rigida...come preferite!)
- Forbici
- Penna
- Pinzatrice
- Lana
Procedimento:
Allora, intanto occorre scegliere il colore (o i colori) base su cui puntare. Una volta deciso si cercherà la carta giusta, dalla consistenza che più ci piace, lucida o opaca. Poi, su un cartoncino se possibile, si disegnerà la sagoma stilizzata di una farfalla con le ali bene aperte. Questa sarà la mascherina attraverso la quale realizzare tutte le farfalle che ci servono. Con una penna, infatti, ripercorreremo i contorni del modello e ritaglieremo con le forbici le nuove farfalle. Per realizzare quelle del mio albero ho utilizzato due sagome incastrate l'una nell'altra e pinzate insieme, potete in questo modo giocare con le dimensioni, gli accostamenti di colore, i disegni.
Per appendere le farfalle ai rami io ho usato del semplice filo di lana bianco (naturalmete vanno benissimo anche la lenza, spaghetti di recupero o filo di cotone per esempio) passato attraverso un'ala e ho distribuito le farfalle su ogni lato del mio alberello.
Per rendere stabile la composizione l'ho inserita in un grosso vaso di coccio insieme a qualche tralcio di edera e alcuni cespugli verdi e ho poi posizionato tutto su un bel tavolino colorato su cui ho poggiato anche un'abatjour accesa. Il risultato era davvero romantico e, anche se forse sembra complicato, l'allestimento è piuttosto facile (ci vuole solo un pò di tempo libero) e si presta a mille varianti e modifiche a seconda dei gusti.
L'aspetto probabilmente più importante è che, come sempre, si tratta di un lavoro svolto completamente con materiali di recupero.
E, il che non guasta, è stato pure molto rilassante.
Etichette:
addobbi,
carta,
fai da te,
Festa,
materiali di recupero
domenica 26 dicembre 2010
Trees

L'anno scorso ho iniziato a scrivere su questo blog a Gennaio, con un post natalizio. Anche quest'anno eccone uno sugli addobbi per le feste, rigorosamente con materiali di recupero.
Quelli che vedete nella foto sono alberelli in pannolenci, ai quali sul retro ho cucito una spilla da balia. Possono essere attaccati all'albero, appesi in sequenza per creare un festone, incorniciati in un quadretto semplice (io l'ho fatto e il risultato non era male!), oppure usati come spilla, per chi è coraggioso e ha voglia di osare.
La realizzazione è facile: se ci sono riuscita io ce la fa chiunque! Occorrono solo un pò di pazienza e un pò di tempo, poichè non sono velocissimi da preparare.
Innanzi tutto bisogna disegnare una doppia sagoma (con il gessetto da stoffa) sul pannolenci del colore preferito, facendo attenzione che i due alberelli siano i più simili possibile. Poi si sceglie il lato in vista e lì si realizzano le palline, semplicemente con un poco di filo di lana colorato; successivamente si cominciano a cucire le due sagome, per la chioma io ho scelto un colore che facesse contrasto con il panno e ho usato un marrone per la zona del tronco, ma ovviamente è una questione di gusti e fantasia.
Prima di chiudere le due sagome bisogna riempire l'alberello con dell'ovatta, facendo bene attenzione che il cotone penetri anche negli angoli. Fatto questo si può procedere con la chiusura e concludere cucendo un puntale magari con il filo argentato. Per chi decide di attaccare la spilla lo può fare con un filo colorato, oppure può rendere l'alberello una vera e propria pallina natalizia creando un piccolo cappietto di lana con cui appenderlo.
Il risultato, seppur i materiali usati siano di recupero e poco appariscenti, è d'effetto anche se semplice e non troppo vistoso.
P.S. Per la foto grazie a Eliana, che ha ricevuto in dono 4 alberelli per Natale.
domenica 19 dicembre 2010
La Festa del Regalo Autocostruito

In realtà non sarà un post solo su questo.
Oggi è stato un bel sabato davvero. Sveglia non troppo presto e cucina: datteri ricoperti di cacao e ripieni di mascarpone (probabili protagonisti del prossimo post culinario), destinati alla cena di stasera al Belleville, in occasione della Festa del Regalo Autocostruito.
Sono riuscita a trascinare mamma fuori casa e a portarla a Genova, dove ha potuto trascorrere gioiosa un'oretta dentro Torielli per comprare una tonnellata di cioccolatini alle amiche (mentre io e un signore in attesa della moglie, anch'ella chiusa in drogheria, cercavamo di capire quale spezia cane-repellente fosse stata sparsa attorno ai vasi di fiori all'esterno del negozio, per evitare pipì poco natalizie).
Poi tour pro regali, sistemate le colleghe, il prof, amici vari ed eventuali. Poi casa veloce e destinazione finale Belleville. Qui finalmente è stata onorata la famosa tradizone di Giorgia, il Regalo di Natale Autocostruito (ognuno prepara qualcosa con le sue manine e ognuno pesca un numero, a cui corrisponde un regalo, il tutto alla cieca e completamente casuale).
Prima del sorteggio c'è stata una super cena, autoprodotta pure questa, con torte di verdure, vino buono, frittate e dolci vari (compresi i miei datteri-bomba).
Un pò di chiacchiere, una sigaretta accesa al gelo, un digestivo ottimo, la scrittura del desiderio-proposito per l'anno prossimo (sigillato da un Babbo Natale improvvisato nella bottiglia che verrà rotta nel 2011) e poi tanti saluti a tutti.
Le mie spille sono finite sul petto di Silvia e Stefano, la mamma è rimasta col gruppo festante e io verso le undici ho attraversato i vicoli e mi sono chiusa nella tana, bella calda perchè avevo lasciato il riscaldamento acceso...
Camminando pensavo al pranzo di domani da Sturmi, al super lavoro di lunedì, al Capodanno incognito come sempre e al mio primo Natale senza somatizzazioni moleste da qualche anno a questa parte.
Mentre percorrevo via San Luca sms tanto atteso: Amelia è nata e tutti stanno bene. Questo sì che è un bel sabato, questo sì che è un bel regalo di Natale.
Etichette:
Casa,
Cena,
Festa,
materiali di recupero,
Natale
sabato 23 gennaio 2010
Segnaposto personalizzati con materiali di recupero
Qualche giorno fa, per il mio compleanno, ho organizzato una cena con alcuni amici e ho pensato di realizzare qualcosa di insolito da lasciare ad ognuno a fine serata.
Per questo ho deciso di confezionare dei segnaposto che rappresentessaro gli invitati, utilizzando quasi esclusivamente materiali di recupero e posizionandoli in tavola accanto ai piatti.
Per creare questi buffi omini (nella foto c'è il "mio" alter ego) ho usato semplicemente canne trovate di fronte a casa (ma vanno benissimo anche rametti di colore chiaro o bastoncini del ghiacciolo) e scarti di lana. L'idea in realtà non è completamente originale, avevo visto qualcosa di simile in una rivista del "fai da te casalingo", ma vi assicuro che l'effetto finale è davvero carino.
Cosa occorre?
- canne (più sottili o più spesse, a seconda della corporatura dei vostri invitati)
- seghetto
- colla attaccatutto
- lana di colori diversi
- pennarellino indelebile rosso e nero
Procedimento:
- Confezionate con i ferri da maglia cappellini e sciarpe abbastanza piccoli perchè possano "vestire" le vostre canne, con i colori che avete e che più si addicono ai gusti abituali degli ospiti;
- Dopo averle pulite, tagliate le canne con il seghetto, rispettando le diverse altezze dei vostri amici;
- Incollate cappellini e sciarpe alle canne, inserendo il berrettino come fosse un cappuccio e incrociando la sciarpa sul davanti (vi consiglio di mettere un pò di colla direttamente sul legno e poi nel punto di incrocio dei due lembi della sciarpa);
- Disegnate con il pennarello nero gli occhi e il naso del pupazzo e con quello rosso fate la bocca;
- Alla base del bastoncino scrivete il nome del destinatario.
Per quanto possa sembrare complicato, realizzare questi segnaposto è molto semplice e forse, per chi ha bimbi, può anche essere divertente coinvolgerli al momento di scegliere i colori e disegnare le facce sorridenti. Spero che la foto vi aiuti a capire come può essere il risultato finale!
Buon lavoro
sabato 9 gennaio 2010
Da un abete non nasce un' arancia
Ecco il primo post, forza e coraggio.
Reduce dalle feste natalizie io, come tanti, ho ancora l'albero in salotto. Dovrei smontarlo, lo so, ma dopotutto fa compagnia e con le luci e i colori degli addobbi lo lascerei lì tutto l'anno, per la gioia della gatta (Agata, imparerete a conoscerla se questa avventura continuerà).
Il mio spirito ecologico però mi dice che è ora di liberarlo in giardino e ringraziarlo per la disponibilità, perde troppi aghi e il ghiaccio nel vaso non lo aiuta più.
Prima di inscatolare tutto voglio mostrarvi come si può rendere più nuovo il solito addobbo, aggiungendo a palline e festoni qualcosa di molto semplice ma d'effetto: delle fette di arancia. Non ho pronti i vari passaggi creativi perchè prima di Natale l'idea del blog era ancora molto nebulosa, ma vi assicuro che il procedimento è facilissimo. Vediamo cosa ci occorre (cavoli, sembra art attack!):
- arance
- coltello con la lama seghettata
- carta assorbente
- "appendini" per l'albero di Natale o fiocchetti colorati
- bombolette spray oro o argento (facoltative, io non le uso mai!)
- termosifoni caldi!
Scegliete delle arance rotonde e con una bella buccia regolare (possibilmente non troppo spessa), tagliatele nel senso della larghezza (come un salame, per intenderci) facendo fette di mezzo centimetro circa, se riuscite tutte uguali.
Sembrerà strano ma siete già ben oltre la metà dell'opera!
Ora dovete posare le vostre fette sui termosifoni accesi (fate questo lavoro al mattino, quando siete sicuri che il riscaldamento sarà in funzione tutto il giorno), mettete un pò di carta assorbente sul radiatore, altrimenti diventa tutto appiccicoso, adagiate le arance e lasciatele lì. Il "tempo di posa" è in realtà molto soggettivo, dipende dal calore dei vostri termosifoni, dallo spessore della fetta e dalla quantità di succo che aveva il frutto, ma in linea di massima 24 ore sono più che sufficienti (per rendervi conto meglio basta toccare delicatamente la parte centrale, se è molto umida lasciatele ancora un pò lì). Potete fare lo stesso procedimento di "seccatura" su una stufa se l'avete, credo però che i tempi siamo molto ridotti in questo caso.
Una volta ritirate le arance non vi resta che appenderle al vostro albero, potete usare dei gancetti appositi (quelli in plastica verde funzionano benissimo) o dei fiocchi di stoffa, molto eleganti. Un consiglio: mettete qualche fetta in corrispondenza di una lucina natalizia, il bagliore passerà attraverso la polpa e renderà tutto molto più suggestivo!
Buon lavoro
P.S. Le bombolette spray potete usarle per dorare o argentare le vostre fette, ma vi consiglio di lasciarle al naturale, sono molto più romantiche..
Iscriviti a:
Post (Atom)

.jpg)





