Questo post ha un prima e un dopo.
Ecco il prima
Da quando ho aperto la pagina Facebook del mio piccolo blog, ho cominciato a condividere vecchi post che quasi nessuno aveva mai letto (per lo meno a giudicare dagli accessi).
Quanto dolore, quanta sofferenza.
Non ricordo nemmeno di aver patito tanto in passato, e probabilmente la stessa cosa la dirò tra qualche anno rileggendo i post di questi giorni.
Da un paio di settimane, forse anche qualcosa di più, non sto bene. Fisicamente intendo.
Accertamenti in corso. Autodiagnosi senza speranza, come da copione.
Ma non è questo il punto.
Il punto è che mentre anni fa, davanti a vere o presunte malattie, mi sentivo persa e convinta di aver sprecato tempo prezioso, questa volta non va così.
Questa volta so che per lo meno ci ho provato. Ho vissuto quello che ho vissuto fino in fondo, senza limiti, senza barriere, per il solo gusto di farlo.
Mi hanno limitata gli altri, quello sì, tantissimo. Ma si sa, ognuno fa come può, sta a noi scegliere se fermarsi o andare oltre e io mi fermo spesso. Forse troppo, forse il giusto, ma sempre per aspettare qualcuno o qualcosa che resta indietro. Un amore, un'amicizia, un lavoro.
Non sono una persona particolarmente istintiva ma adoro vedere il mondo attorno a me con occhi curiosi, amo godere di quello che la vita mi offre, che si tratti di un giorno di sole, di un libro, di un tuffo in mare, di una notte a ballare, di un pomeriggio di chiacchiere, di una serata di sesso.
E quindi mi iscrivo a un corso di legatoria, mi imbarco in un nuovo ciclo di laboratori di robotica, dico sì a tutte le proposte di lavoro che mi passano a tiro, senza quasi considerare inconciliabilità di orari, argomenti e luoghi.
E sono davvero grata di aver così tanta voglia di fare e vedere.
Ecco il dopo
Oggi ho trascorso una giornata intera qui. Papê è un piccolo negozio delle meraviglie, dove trovano casa cose di carta, stoffe stampate, libri serigrafati, gioielli di cartone, maschere, poster, shopper dai disegni e dai colori meravigliosi. Papê è il classico mondo fatato per tutte le ragazze che da bambine si incantavano davanti alle cartolerie, che non usavano il quaderno nuovo per non sciuparlo, che tenevano la gomma pulita come una reliquia e che avrebbero ucciso per una scatola di Caran d'Ache acquarellabili. Quindi Papê è il classico mondo fatato per tutte le ragazze. Punto.
Nel negozio di Nora, però, nato da poco nel centro storico della mia città, non ci sono solo piccoli spettacoli da comprare. A proposito, a Natale è stato bellissimo contare, durante il mega scambio di regali con i Vicini avvenuto direttamente sul mio parquet, la quantità di sacchettini di carta beige che arrivavano dritti dritti da Papê, con il sottile logo geometrico stampato e i fili di rafia come chiudipacco. Dicevo, in questo spazio dalle pareti verde acqua non c'è solo un'intenzione di vendita, ma c'è anche una riflessione profonda e approfondita sulle realtà artigiane che vengono ospitate, sui prodotti proposti in estremo accordo con i produttori e con la linea di pensiero dei gestori, senza dimenticare mai la passione che ha spinto l'idea fino in fondo, fino alla realizzazione, addirittura fino a organizzare una serie di corsi handmade talmente bella che quando leggi l'elenco non sai davvero cosa scegliere.
Oggi io ho seguito il laboratorio di Legatoria semplice, e mi è piaciuto da matti. Nelle sette ore di concentrazione, cucitura, rifilatura, accostamento dei colori, ho quasi dimenticato Il prima del post e in questo periodo è davvero importante riuscire a scordarmi un attimo di me. Anche se solo per sette ore.
Ecco la ragione per cui mi sono iscritta anche al prossimo corso di Bella Scrittura, nel frattempo mi limiterò a contemplare i sette quadernini che ho costruito oggi, punti storti, nodi molli e pagine unte compresi.
Visualizzazione post con etichetta carta. Mostra tutti i post
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sabato 21 febbraio 2015
giovedì 27 settembre 2012
Fingers and love
Chissà se il matrimoio di Cecilia smetterà mai di essere ispirazione per il mio blog...
Questo post è di nuovo collegato alla meravigliosa festa della settimana scorsa, stavolta però il tema principale sarà il fai da te.
E' passato parecchio tempo dall'ultimo guizzo di creatività descritto qui, forse il mio compleanno era stata l'ultima occasione (http://ilmareingiardino.blogspot.it/2012/01/feltro-mon-amour.html)
Come al solito, il filo conduttore delle mie botte artistiche è il recupero dei materiali, l'uso "diverso" delle cose, la rinascita di oggetti, stoffe, pezzi di carta che andrebbero altrimenti perduti (http://ilmareingiardino.blogspot.it/2010/01/segnaposti-personalizzati-con-materiali.html).
La natura e i colori vincono sempre, anche in questo caso: la foto ben rappresenta quello che normalmente mi frulla per la testa quando si tratta di creare qualcosa, un albero, dei pennelli, della carta da pacchi e il fondamentale aiuto dei più piccoli.
L'idea è nata cercando in rete qualche ispirazione per gli addobbi della festa, in un sito specializzato in creazioni per matrimoni e ricorrenze con molti invitati ho trovato qualcosa di simile al mio albero. Usando i colori a dita le persone presenti all'evento possono lasciare un segno del loro passaggio, una vera e propria impronta digitale che ricorderà sempre ai festeggiati chi si è unito alla loro gioia.
Visto che al matrimonio era prevista la presenza di tanti bimbi, ho pensato che disegnare un albero e un prato, due simboli facili e molto affini al posto in cui Cecilia e Gabriele hanno scelto di riunire gli amici, potesse essere un buon modo per coinvolgere anche i più piccoli nell'allestimento.
Ma non credevo di riuscire così tanto nel mio intento.
Innanzi tutto perché la sera prima non avevo i colori. Poi, cercando in vecchie scatole polverose ho recuperato un indelebile nero e degli acquerelli mezzi secchi. La carta da pacchi mi è stata di aiuto, per le sue capacità di assorbenza e "cammuffamento" errori/difetti. Un piccolo foglio in linea con gli altri sparsi qui e là alla festa spiegava come fare, il resto è opera dei bambini: foglie, petali, frutti, gocce fluo hanno ricoperto i rami e i fili d'erba, hanno decorato il tronco e riempito il cielo. L'effetto finale, almeno secondo me, è bellissimo. E tanto commovente (ma su questo non faccio testo, piango per molto meno!).
Cosa serve?
- Un foglio carta (normale, da pacchi, riciclata...)
- Dei colori per la sagoma (vanno bene tutti, nel mio caso ho usato pennarello e acquerelli). Per la scelta della forma io ho optato istintivamente per un albero, ma è molto carino anche il mazzo di palloncini, per esempio.
- Dei colori a dita
E' molto facile, più di quanto si immagini, anche perché il vero lavoro creativo, come sempre, lo fanno i bambini.
P.S. Per la foto, grazie a Balletti!
Questo post è di nuovo collegato alla meravigliosa festa della settimana scorsa, stavolta però il tema principale sarà il fai da te.
E' passato parecchio tempo dall'ultimo guizzo di creatività descritto qui, forse il mio compleanno era stata l'ultima occasione (http://ilmareingiardino.blogspot.it/2012/01/feltro-mon-amour.html)
Come al solito, il filo conduttore delle mie botte artistiche è il recupero dei materiali, l'uso "diverso" delle cose, la rinascita di oggetti, stoffe, pezzi di carta che andrebbero altrimenti perduti (http://ilmareingiardino.blogspot.it/2010/01/segnaposti-personalizzati-con-materiali.html).
La natura e i colori vincono sempre, anche in questo caso: la foto ben rappresenta quello che normalmente mi frulla per la testa quando si tratta di creare qualcosa, un albero, dei pennelli, della carta da pacchi e il fondamentale aiuto dei più piccoli.
L'idea è nata cercando in rete qualche ispirazione per gli addobbi della festa, in un sito specializzato in creazioni per matrimoni e ricorrenze con molti invitati ho trovato qualcosa di simile al mio albero. Usando i colori a dita le persone presenti all'evento possono lasciare un segno del loro passaggio, una vera e propria impronta digitale che ricorderà sempre ai festeggiati chi si è unito alla loro gioia.
Visto che al matrimonio era prevista la presenza di tanti bimbi, ho pensato che disegnare un albero e un prato, due simboli facili e molto affini al posto in cui Cecilia e Gabriele hanno scelto di riunire gli amici, potesse essere un buon modo per coinvolgere anche i più piccoli nell'allestimento.
Ma non credevo di riuscire così tanto nel mio intento.
Innanzi tutto perché la sera prima non avevo i colori. Poi, cercando in vecchie scatole polverose ho recuperato un indelebile nero e degli acquerelli mezzi secchi. La carta da pacchi mi è stata di aiuto, per le sue capacità di assorbenza e "cammuffamento" errori/difetti. Un piccolo foglio in linea con gli altri sparsi qui e là alla festa spiegava come fare, il resto è opera dei bambini: foglie, petali, frutti, gocce fluo hanno ricoperto i rami e i fili d'erba, hanno decorato il tronco e riempito il cielo. L'effetto finale, almeno secondo me, è bellissimo. E tanto commovente (ma su questo non faccio testo, piango per molto meno!).
Cosa serve?
- Un foglio carta (normale, da pacchi, riciclata...)
- Dei colori per la sagoma (vanno bene tutti, nel mio caso ho usato pennarello e acquerelli). Per la scelta della forma io ho optato istintivamente per un albero, ma è molto carino anche il mazzo di palloncini, per esempio.
- Dei colori a dita
E' molto facile, più di quanto si immagini, anche perché il vero lavoro creativo, come sempre, lo fanno i bambini.
P.S. Per la foto, grazie a Balletti!
lunedì 24 settembre 2012
Ho imparato a sognare
Non so da che parte cominciare.
Inizio magari spiegando il titolo: un pezzo di canzone dei Negrita che a Cecilia piace tanto. Chi è Cecilia? Cecilia è una mia amica, che si è sposata sabato, con Gabriele.
Oggi scrivo del loro matrimonio, con la gioia vera nel cuore.
Una giornata di festa, una sfida, un gruppo di persone, una famiglia-tribù.
A me piacciono gli elenchi, chi mi legge lo sa, perciò anche stavolta (come credo in ogni post pubblicato quaggiù) tante parole in fila mi aiuteranno a raccontare il week end appena trascorso.
Intanto circolo, come circolo ARCI che è quello che siamo per gli altri, ma anche come circolo di amici, che è quello che siamo per noi.
Gli sposi ci hanno chiesto, pochi mesi fa, di occuparci del loro pranzo di nozze, che più che un pranzo è stato una festa, una grande abbuffata con musica, giochi, balli, fotografie, filmati e amore.
Io, Elli, Silvia, K e KK abbiamo iniziato a cucinare venerdì mattina al Belleville e finito sabato durante il buffet: è stato faticoso e divertente, impegnativo e stimolante, lungo e veloce al medesimo tempo.
Torte di zucca, di bietole, di cipolle e di riso, lasagne al pesto, farinata, roast beef, salumi, porchetta, carne cruda, formaggi, caprese, pasta con salsiccia e funghi, salmone al forno...tutto innaffiato da vino abbondante e servito con un misto di apprensione, gioia e soddisfazione.
Non siamo cuochi, siamo forse (il forse è per me, per gli altri è certezza!) portati per la cucina, ma quello che sicuro non ci manca è la voglia di provarci.
Cecilia qualche settimana addietro mi aveva chiesto di trovare per lei delle frasi che sapessero di sole, campagna, amicizia e amore, mi ha domandato di scriverle e distribuirle qua e là il giorno del suo sì, cosicché gli invitati alla festa potessero leggerle, portarle a casa o lasciare a loro volta un pensiero, con l'aiuto dei tanti pennarelli colorati usati come centri tavola insieme a lanterne di carta e gerbere lunghe.
Fare questo "lavoro" per la sposa mi ha permesso di guardarmi dentro, di cercare, innanzi tutto nella memoria, qualcosa che mi facesse tornare alla felicità di un giorno grande come quello di ieri, senza retorica e con una buona dose si sincero sentimento. Poi, scrivere su pezzi di carta straccia con un pennarello bianco, appendere i fogli su spago da cucina, usare piccole mollette colorate e cercare quelle di legno per il bucato quando le prime terminavano, è stato un gioco da ragazzi!
L'effetto, già romantico quando le pagine giacevano ancora a casa mia (vedi foto), sul posto era ancora più bello, tra il verde dei prati, l'arancio dei muri, le risate della gente. Quindi, un'altra parola di questo elenco sarà, appunto, parole. Come quelle scritte sulla carta e quelle dette dagli sposi durante il taglio della torta: parole di ringraziamento, elenchi di nomi, racconti di viaggio, tutto davanti alle centinaia di frutti di bosco adagiati dalla Fra sulla crema pasticcera della torta di nozze più bella del mondo, mentre il vicino-vicino scattava milioni di foto. Accanto ai flute c'erano angurie decorate con un piccolo coltello e un'enorme pazienza, spiedini di ananas, grappoli d'uva, fragole pucciate nella cioccolata, ciotole di mescolanza e confetti bianchi e verdi. Nell'angolo del gioco, dedicato ai più piccoli (tanti!) invitati alla festa, il mio albero disegnato ad acquerello è stato ricoperto di foglie coloratissime da piccole mani intinte nei colori a dita e chissà che Cecilia e Gabriele non decideranno di appenderlo a casa loro...
Questo post rischia di diventare lunghissimo, ma non posso non parlare dei fiori, dal bouquet di tulipani arancioni, ai crochi viola che spuntavano ovunque tra l'erba chiara, dall'erica bianca a quella rosa, dalle primule gialle alle gerbere di tre colori, dai fiori di vetro bianchi ai ranuncolini selvatici così delicati...Un posto magnifico, pieno di pace, di animali, di dolcezza. Un gruppo di amici, come scrivevo all'inizio, che non hanno mai perso la calma, che si sono divertiti, che hanno gioito con gli sposi, che hanno mangiato e bevuto, parlato in genovese, imprecato contro gli asini e il loro verso, prestato coperte, fatto battute, parlato seriamente, raccontato viaggi recenti, immaginato futuri possibili.
Non resta che augurare agli sposi di incontrare spesso sulla loro strada emozioni così belle, di avere sempre il calore degli amici attorno alle loro vite, di continuare a crescere come persone singole, ma trovando rifugio nell'abbraccio della parola due.
Inizio magari spiegando il titolo: un pezzo di canzone dei Negrita che a Cecilia piace tanto. Chi è Cecilia? Cecilia è una mia amica, che si è sposata sabato, con Gabriele.
Oggi scrivo del loro matrimonio, con la gioia vera nel cuore.
Una giornata di festa, una sfida, un gruppo di persone, una famiglia-tribù.
A me piacciono gli elenchi, chi mi legge lo sa, perciò anche stavolta (come credo in ogni post pubblicato quaggiù) tante parole in fila mi aiuteranno a raccontare il week end appena trascorso.
Intanto circolo, come circolo ARCI che è quello che siamo per gli altri, ma anche come circolo di amici, che è quello che siamo per noi.
Gli sposi ci hanno chiesto, pochi mesi fa, di occuparci del loro pranzo di nozze, che più che un pranzo è stato una festa, una grande abbuffata con musica, giochi, balli, fotografie, filmati e amore.
Io, Elli, Silvia, K e KK abbiamo iniziato a cucinare venerdì mattina al Belleville e finito sabato durante il buffet: è stato faticoso e divertente, impegnativo e stimolante, lungo e veloce al medesimo tempo.
Torte di zucca, di bietole, di cipolle e di riso, lasagne al pesto, farinata, roast beef, salumi, porchetta, carne cruda, formaggi, caprese, pasta con salsiccia e funghi, salmone al forno...tutto innaffiato da vino abbondante e servito con un misto di apprensione, gioia e soddisfazione.
Non siamo cuochi, siamo forse (il forse è per me, per gli altri è certezza!) portati per la cucina, ma quello che sicuro non ci manca è la voglia di provarci.
Cecilia qualche settimana addietro mi aveva chiesto di trovare per lei delle frasi che sapessero di sole, campagna, amicizia e amore, mi ha domandato di scriverle e distribuirle qua e là il giorno del suo sì, cosicché gli invitati alla festa potessero leggerle, portarle a casa o lasciare a loro volta un pensiero, con l'aiuto dei tanti pennarelli colorati usati come centri tavola insieme a lanterne di carta e gerbere lunghe.
Fare questo "lavoro" per la sposa mi ha permesso di guardarmi dentro, di cercare, innanzi tutto nella memoria, qualcosa che mi facesse tornare alla felicità di un giorno grande come quello di ieri, senza retorica e con una buona dose si sincero sentimento. Poi, scrivere su pezzi di carta straccia con un pennarello bianco, appendere i fogli su spago da cucina, usare piccole mollette colorate e cercare quelle di legno per il bucato quando le prime terminavano, è stato un gioco da ragazzi!
L'effetto, già romantico quando le pagine giacevano ancora a casa mia (vedi foto), sul posto era ancora più bello, tra il verde dei prati, l'arancio dei muri, le risate della gente. Quindi, un'altra parola di questo elenco sarà, appunto, parole. Come quelle scritte sulla carta e quelle dette dagli sposi durante il taglio della torta: parole di ringraziamento, elenchi di nomi, racconti di viaggio, tutto davanti alle centinaia di frutti di bosco adagiati dalla Fra sulla crema pasticcera della torta di nozze più bella del mondo, mentre il vicino-vicino scattava milioni di foto. Accanto ai flute c'erano angurie decorate con un piccolo coltello e un'enorme pazienza, spiedini di ananas, grappoli d'uva, fragole pucciate nella cioccolata, ciotole di mescolanza e confetti bianchi e verdi. Nell'angolo del gioco, dedicato ai più piccoli (tanti!) invitati alla festa, il mio albero disegnato ad acquerello è stato ricoperto di foglie coloratissime da piccole mani intinte nei colori a dita e chissà che Cecilia e Gabriele non decideranno di appenderlo a casa loro...
Questo post rischia di diventare lunghissimo, ma non posso non parlare dei fiori, dal bouquet di tulipani arancioni, ai crochi viola che spuntavano ovunque tra l'erba chiara, dall'erica bianca a quella rosa, dalle primule gialle alle gerbere di tre colori, dai fiori di vetro bianchi ai ranuncolini selvatici così delicati...Un posto magnifico, pieno di pace, di animali, di dolcezza. Un gruppo di amici, come scrivevo all'inizio, che non hanno mai perso la calma, che si sono divertiti, che hanno gioito con gli sposi, che hanno mangiato e bevuto, parlato in genovese, imprecato contro gli asini e il loro verso, prestato coperte, fatto battute, parlato seriamente, raccontato viaggi recenti, immaginato futuri possibili.
Non resta che augurare agli sposi di incontrare spesso sulla loro strada emozioni così belle, di avere sempre il calore degli amici attorno alle loro vite, di continuare a crescere come persone singole, ma trovando rifugio nell'abbraccio della parola due.
giovedì 29 settembre 2011
Sbarazziamoci!

Post veloce perchè la giornata è stata dura e le ore al pc troppe...
La serata è già quasi finita per me, più che un pò di streaming non posso reggere e il soppalco è un sogno ormai vicino!
Questa sera torno un pò a casa, nella mia piccola-grande comunità, dove tutto è possibile e dove qualche vecchio vestito è un pretesto per sorridere: lunedì scorso, a Vesima, abbiamo dato vita allo Sbarazzo!
Che cos'è? In verità è tutto e niente, a seconda di dove si legge o di chi lo organizza le regole del gioco cambiano, e credo che in fondo il bello sia proprio questo: adattare un'iniziativa tutto sommato divertente alle proprie esigenze. Le nostre necessità erano quelle di sbarazzarci (appunto!) di vecchi vestiti troppo piccoli, o troppo strani, o troppo brutti, che restavano a impolverarsi e occupare posto prezioso negli armadi. Quale modo migliore se non mangiare sotto l'albero e scambiarci maglie, pantaloni, borse, addirittura scarpe?
C'erano i sandali del matrimonio messi una sola volta e poi abbandonati, c'era l'accappatoio viola con le ruches, la gonna trapuntata arancione, gli scialli con i fiori, le canotte a righe, i vestiti a pois, le sciarpine, le gonne lunghe e quelle corte, i jeans, i cappelli, le giacche e i cappotti. Colori, stoffe, sfumature, filati, tutti diversi e tutti personali, ognuno un pezzo del proprietario, ogni cosa simbolo di insospettabili vite precedenti, antiche magrezze, giornate di shopping compulsivo, regali inappropriati. La serata prevedeva il baratto di abiti dello stesso valore (ogni capo era contrassegnato da un cartellino col prezzo, da 1 a 15 euro), oppure l'acquisto. I maschi, banditi categoricamente dall'evento, hanno aiutato stendendo fili come appendiabiti e portando il vino, le femmine si sono divertite a scattare foto improbabili (tipo a me, vestita con la mia "nuova" tuta nera tutta attaccata in stile Eva Kant), a provare abiti, commentare modelli e immaginare accostamenti.
Cercando su internet scopro che lo sbarazzo è in voga ovunque ormai, specialmente negli Stati Uniti, personalmente lo trovo una buona soluzione per eliminare le cose inutili e rinnovare il proprio guardaroba spendendo poco o addirittura nulla! Inutile dire che questa serata è stata un buon pretesto per riflettere sulle cose di cui mi sbarazzerei volentieri, in senso moooolto più lato...
domenica 9 gennaio 2011
L'albero delle farfalle

Ieri ho festeggiato il mio compleanno con un pò di amici.
Ho organizzato un aperitivo lungo nella solita sede e poi pasta e fagioli per tutti attorno alla stufa.
Inaspettatamente sono venuti in molti, avevo persino paura che il cibo non bastasse! In realtà, come al solito, era più che sufficiente, anche grazie ai contributi degli invitati, che hanno portato sia cose buonissime da mangiare, sia vino, birra e digestivi.
La tavola alla fine era davvero imbandita, un pò di candele, lampade di carta, un fiore e qualche festone fatto a mano. L'esperimento della serata però è stato l'albero delle farfalle: la foto probabilmente non rende l'idea, ma il risultato complessivo era carino e ha riscosso moltissimo successo!
Realizzarlo è semplicissimo, bastano un bel ramo secco, un pò di lana, pazienza e fantasia.
Ecco cosa occorre:
- Ramo
- Carta (colorata, da regalo, bianca, velina, rigida...come preferite!)
- Forbici
- Penna
- Pinzatrice
- Lana
Procedimento:
Allora, intanto occorre scegliere il colore (o i colori) base su cui puntare. Una volta deciso si cercherà la carta giusta, dalla consistenza che più ci piace, lucida o opaca. Poi, su un cartoncino se possibile, si disegnerà la sagoma stilizzata di una farfalla con le ali bene aperte. Questa sarà la mascherina attraverso la quale realizzare tutte le farfalle che ci servono. Con una penna, infatti, ripercorreremo i contorni del modello e ritaglieremo con le forbici le nuove farfalle. Per realizzare quelle del mio albero ho utilizzato due sagome incastrate l'una nell'altra e pinzate insieme, potete in questo modo giocare con le dimensioni, gli accostamenti di colore, i disegni.
Per appendere le farfalle ai rami io ho usato del semplice filo di lana bianco (naturalmete vanno benissimo anche la lenza, spaghetti di recupero o filo di cotone per esempio) passato attraverso un'ala e ho distribuito le farfalle su ogni lato del mio alberello.
Per rendere stabile la composizione l'ho inserita in un grosso vaso di coccio insieme a qualche tralcio di edera e alcuni cespugli verdi e ho poi posizionato tutto su un bel tavolino colorato su cui ho poggiato anche un'abatjour accesa. Il risultato era davvero romantico e, anche se forse sembra complicato, l'allestimento è piuttosto facile (ci vuole solo un pò di tempo libero) e si presta a mille varianti e modifiche a seconda dei gusti.
L'aspetto probabilmente più importante è che, come sempre, si tratta di un lavoro svolto completamente con materiali di recupero.
E, il che non guasta, è stato pure molto rilassante.
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