Mia madre, invece, assomigliava a tutte. Ogni donna intorno alla settantina, piccola di statura, magra, con i capelli brizzolati e l'andatura a metà tra il fiero e l'incerto è mia madre, nonostante la sua personalità fosse particolare e inconfondibile. Genova, si sa, è una città vecchia e, almeno nel centro storico dove vivo, lavoro e mi sposto quotidianamente, la maggior parte delle "signore anziane" che incontro non porta i tacchi alti, nè la pelliccia, nè i capelli lunghi e tinti. Tra le persone in cui mi imbatto spesso, di media tre o quattro volte al giorno, ci sono donnine basse, con i capelli corti e bianchi, il piumino, la borsa a tracolla e le scarpe da trekking.
In pratica, c'è mia madre.
All'inizio mi andava il cuore in gola, adesso ci ho fatto l'abitudine e, anzi, se sono particolarmente malinconica, quando ne vedo una all'orizzonte, socchiudo gli occhi per scorgerne solo i tratti sommari e fingere che sia lei. A volte devo trattenermi dall'avvicinarmi, dal chiedere di scambiare due parole, dall'abbracciare. Proprio io, che gli abbracci li odio (e se c'era una persona che li odiava più di me, forse, era mia madre).
Domani sono due anni che è morta la Maria. Come ho già scritto in passato, pochi giorni prima di ricevere la diagnosi ascoltava spesso e condivise addirittura sul suo profilo facebook questa canzone, in particolare queste parole:
Sopravvivere dentro ad un tratto di colore
Nei suoni più caldi scomparirà il dolore
Poi forse un giorno ci rincontreremo
Ci nasconderemo nel profumo del mare
Ci ritroveremo nei dettagli più belli
Ci riscopriremo nelle cose più rare
E sarà superfluo non saperlo spiegare
E quindi, in questi giorni tutti uguali, alcuni più uguali degli altri, cerco di riprendere il controllo che ho perso due anni fa e che, volutamente, ho fuggito per tutto questo tempo. In un periodo in cui possiamo controllare poco mi sono data il permesso di non controllare niente. Però mi sono persa, e tanto. Non ho ricominciato, non ho proiettato, sono stata nel passato e, quando è andata bene, sono sopravvissuta nel presente. Che lo so, l'importante è il qui e ora, ma a volte mi piacerebbe sentire i quasi quarant'anni che ho e cominciare a riflettere su quello che vorrei e che, vita di mxxxa permettendo, potrei provare ad avere. Magari ce l'ho già e non lo so, magari invece no.






