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domenica 8 gennaio 2017
A year in a postcard: Il bosco degli inizi
Lo so, a sto giro non posso più lamentarmi.
Mi sono imbarcata in un nuovo progetto su Instagram (e non solo) che mi darà parecchio da fare, ma che nel frattempo mi sta già regalando un sacco di soddisfazioni. Si chiama Ayearinapostcard, è nato da un'idea di Shemissedthetrain e pianta le sue radici in altri percorsi simili, dedicati allo scambio di esperienze, di pensieri e di momenti per mezzo di una cartolina.
Abbiamo iniziato a spedire la settimana scorsa, siamo in otto e ognuna sta mettendo del suo in ogni invio. Ne abbiamo già scritto qui (il blog ufficiale del progetto) e stiamo diffondendo il nostro punto di vista sui canali personali. Questo è il mio primo post per Ilmareingiardino dedicato all'avventura, ogni tanto farò un piccolo update e vi(mi) aggiornerò su come andranno le cose, nel frattempo trovate tutto sul profilo Instagram condiviso e sulla pagina a sedici mani che vi ho già segnalato poche righe fa.
Come saranno le mie cartoline?
Saranno boschi, questa è l'unica certezza che (per ora) ho.
La prima è nata spontaneamente, "Il Bosco degli inizi": eccola qui, qui e qui. Ho scelto gli acquerelli e, ogni volta, vorrei cambiare tecnica.
Pastelli a cera, pennarelli, collage, matite colorate, bianco e nero e chissà quali e quante altre idee mi verranno. Sarà una scusa per mettermi alla prova, per stimolare un poco la mia creatività, per tentare nuove strade rimanendo fedele a me stessa.
Come ho già scritto altrove gli aspetti che sino a oggi mi hanno colpita di più sono legati al mondo delle spedizioni: trovare le cartoline bianche e i francobolli belli non è stato facile, ma questa ricerca mi ha regalato un commesso al banco del negozio di prodotti per artisti e un'impiegata all'ufficio filatelico che non cambierei con nessun altro al mondo, non vedo l'ora di dover di nuovo fare rifornimento!
Ora non ci resta che attendere che il primo turno di Ayearinapostcard si completi, per ricominciare a spedire e ad aspettare. Credo che questo progetto mi aiuterà moltissimo anche nella gestione delle attese, proverbialmente pessima per cose gravi e difficili, ottima per quanto riguarda pazienza e comprensione delle persone.
Infine una spiegazione sulla foto che ho scelto quassù: l'ho scattata un paio di giorni fa in Spianata Castelletto, all'inizio del tramonto. Riassume perfettamente le vacanze appena trascorse, così belle che meriterebbero un post a parte. Sono riuscita a lavorare, a camminare, a correre, a cucinare, a riposarmi; avrei voluto leggere e studiare un po' di più ma non si può avere tutto dalla vita! :-)
A proposito, è il momento di aprire i libri in questa domenica di quasi neve, con il frigo pieno di avanzi della mia festa di compleanno e la lavatrice che va.
P.S. Il bellissimo logo del progetto che vedete su Instagram è opera di Gioistantingrammi
domenica 21 febbraio 2016
Mari e Monti
Quarantotto, le ore di un week end.
Otto, le ore trascorse al mare.
Sette, le ore trascorse dormendo.
Di nuovo otto, le ore trascorse in montagna.
Inizio questo post così, seduta al tavolo del rifugio, con la tovaglia a quadretti rossi e la stufa ancora tiepida.
Ieri mattina sono andata all'Acquario e sono rimasta lì fino a metà pomeriggio. Non ci tornavo, secondo me, da quando ha aperto e meditavo da un bel po' di visitarlo di nuovo. Quindi, appena si è presentata questa opportunità non me la sono lasciata scappare. In occasione del battesimo di tre cuccioli nati da poco, infatti, l'ufficio stampa ha invitato alcuni instagramers e bloggers per coprire l'evento a livello mediatico, proponendo loro un tour un po' speciale, differente dal percorso canonico.
Oltre a presenziare alla festa per Striscia, Tino e Indy, siamo stati accompagnati nel "dietro le quinte" dell'Acquario, dove abbiamo potuto osservare quello che quotidianamente accade lontano dagli occhi dei visitatori. Tubature enormi, filtri, nursery per minuscoli cavallucci marini, vasche piene di meduse di ogni età, stanze di monitoraggio delle tartarughe e tantissime altre curiosità che non avevo minimamente idea esistessero.
Cos'altro ho fatto? Ho visto l'addestramento dei delfini.
E, nonostante la mia proverbiale fatica davanti ad animali che rispondono così automaticamente alle richieste di un essere umano, le spiegazioni sul concetto di gioco e sulla vita in cattività mi hanno aiutata a comprendere e apprezzare anche questa parte del tour. Tra i cuccioli in odore di battesimo c'era Striscia, piccolo squalo zebra, che però a righe lo nasce soltanto: ora, in verità, è un meraviglioso animale a pois!
La tappa che mi è piaciuta di più è stata sicuramente quella davanti a Tino, cucciolo di lamantino timido e talmente tenero che me lo sarei portato subito a casa, se solo fosse possibile tenere un cucciolo di lamantino in casa. Purtroppo, poco prima della festa per Indy sono dovuta scappare al Museo del Mare, dove i bimbi del mercoledì mi aspettavano per visitare insieme la mostra dei loro lavori sul mondo marino e per partecipare alla premiazione.
Ieri è stato un giorno lungo, un giorno di mare. E oggi?
Oggi mi hanno accolta i monti, perché insieme ai vicini fotografi sono andata qui. Abbiamo deciso di partecipare soltanto all'ultimo minuto, anche se l'idea ci aveva stuzzicato fin da subito.
Perciò, questa mattina presto siamo partiti armati di macchine fotografiche e speranza e siamo arrivati al Rifugio Pratorotondo in tempo per un tè caldo e per una marea di bianchissima e compattissima nebbia. Un muro di latte che non ci ha mai abbandonati, per tutto il giorno, tra i faggi, i prati, i sentieri, le rocce e i cespugli.
Nebbia, nebbia e ancora nebbia.
Obiettivi fradici, fotocamere nascoste dentro la giacca, piedi nel fango, nella neve e nel ghiaccio, dita congelate.
Abbiamo sperato in un raggio di sole che ci aiutasse un pochino, giusto per scattare una foto che sapesse davvero di paesaggio e che non si limitasse a sagome nere, rami soffusi, gocce appese per miracolo e foglie secche... ma non è mai arrivato.
Non ci siamo minimamente fatti scoraggiare e abbiamo partecipato al concorso, condendo il tutto con taglierini, polenta e salsiccia. Non abbiamo vinto ma ci siamo lo stesso divertiti un sacco.
Dopotutto, se ci fossimo lasciati abbattere e fossimo rientrati subito a casa, quando avrei imparato a fare foto nella nebbia?
Probabilmente mai.
In questi due giorni super intensi sono stata fortunatissima, perché il caso mi ha regalato delle belle opportunità. Ora sono stanca morta ma felice, una delle sensazioni che senza dubbio amo di più.
domenica 5 aprile 2015
Mani
Oggi vi parlo un poco del mio ultimo progetto Instagram.
E' partito da una settimana giusta giusta e mi sta piacendo un sacco, devo però dire che è assai complicato.
Ho deciso, per chi non lo sapesse, di fotografare le mani della gente, mani di persone che conosco, mani di sconosciuti che non rivedrò mai più.
La parte più complicata è, banalmente, non farsi beccare. Avevo anche pensato di proporre al soggetto scelto di lasciarsi fotografare, spiegandogli il progetto e scattando in tranquillità. Avrei avuto gioco facile e avrei conosciuto un poco meglio le mani che stavo per fotografare, ma ci sarebbero stati due contro da non sottovalutare affatto:
1. Non ho quasi mai tempo, quando scelgo le mani, di stare a raccontare tutto quanto (metro, bus, marciapiedi affollati e treni di certo non si prestano agli spiegoni).
2. Temo che gli scatti, una volta "attesi", perderebbero moltissimo la spontaneità che per ora li contraddistingue.
Mi sono messa delle regole, che alla fine regole non sono ma servono per continuare con lo spirito giusto. Ho deciso, viste le oggettive difficoltà di questo progetto rispetto a quelli terminati fino ad oggi, di non costringermi a fotografare. Se non uscirò di casa tutto il giorno semplicemente non farò la foto. Così come credo che sceglierò mani "non riconoscibili", o per lo meno eviterò di diffondere immagini di abiti, borse e oggetti che possano tracciare lo spostamento di chi viene fotografato. Immagino che questa mia scelta non serva a nulla, Instagram è pieno di fotografie di passanti inconsapevoli, ma io preferisco comunque darmi un limite.
Il progetto, come al solito, durerà novantanove giorni, probabilmente anche qualcuno di più visto che magari certi scatti slitteranno al giorno successivo per "mancanza di mani".
Ovviamente siete tutti invitati a partecipare, chi vorrà potrà usare l'hashtag #onehandadayproject e, come faccio io, raccontare la storia delle mani che ha scelto. Se non la si conosce è ancora più divertente immaginarla: dove staranno andando quelle mani? Saranno mani stanche? Innamorate? Saranno mani tristi o impazienti? Spesso le mani ci dicono un sacco del loro proprietario, unghie curate, unghie mangiate, unghie schiacciate da un martello, dita tozze, affusolate, palmi ruvidi o tatuati, anelli giganti o semplici promesse.
Vi assicuro che è un progetto molto divertente e pieno di stimoli nuovi, provateci!
P.S. Nella foto di oggi lo so, non ci sono mani ma zampe. Sono di Agata, la mia gattina, che viene da sempre trattata come tale. Esce la notte se vuole uscire, dorme a casa se preferisce. E' un animale e così viene considerata, esattamente la stessa sorte toccata ai suoi predecessori. Dopotutto noi siamo gente di campagna!
E' partito da una settimana giusta giusta e mi sta piacendo un sacco, devo però dire che è assai complicato.
Ho deciso, per chi non lo sapesse, di fotografare le mani della gente, mani di persone che conosco, mani di sconosciuti che non rivedrò mai più.
La parte più complicata è, banalmente, non farsi beccare. Avevo anche pensato di proporre al soggetto scelto di lasciarsi fotografare, spiegandogli il progetto e scattando in tranquillità. Avrei avuto gioco facile e avrei conosciuto un poco meglio le mani che stavo per fotografare, ma ci sarebbero stati due contro da non sottovalutare affatto:
1. Non ho quasi mai tempo, quando scelgo le mani, di stare a raccontare tutto quanto (metro, bus, marciapiedi affollati e treni di certo non si prestano agli spiegoni).
2. Temo che gli scatti, una volta "attesi", perderebbero moltissimo la spontaneità che per ora li contraddistingue.
Mi sono messa delle regole, che alla fine regole non sono ma servono per continuare con lo spirito giusto. Ho deciso, viste le oggettive difficoltà di questo progetto rispetto a quelli terminati fino ad oggi, di non costringermi a fotografare. Se non uscirò di casa tutto il giorno semplicemente non farò la foto. Così come credo che sceglierò mani "non riconoscibili", o per lo meno eviterò di diffondere immagini di abiti, borse e oggetti che possano tracciare lo spostamento di chi viene fotografato. Immagino che questa mia scelta non serva a nulla, Instagram è pieno di fotografie di passanti inconsapevoli, ma io preferisco comunque darmi un limite.
Il progetto, come al solito, durerà novantanove giorni, probabilmente anche qualcuno di più visto che magari certi scatti slitteranno al giorno successivo per "mancanza di mani".
Ovviamente siete tutti invitati a partecipare, chi vorrà potrà usare l'hashtag #onehandadayproject e, come faccio io, raccontare la storia delle mani che ha scelto. Se non la si conosce è ancora più divertente immaginarla: dove staranno andando quelle mani? Saranno mani stanche? Innamorate? Saranno mani tristi o impazienti? Spesso le mani ci dicono un sacco del loro proprietario, unghie curate, unghie mangiate, unghie schiacciate da un martello, dita tozze, affusolate, palmi ruvidi o tatuati, anelli giganti o semplici promesse.
Vi assicuro che è un progetto molto divertente e pieno di stimoli nuovi, provateci!
P.S. Nella foto di oggi lo so, non ci sono mani ma zampe. Sono di Agata, la mia gattina, che viene da sempre trattata come tale. Esce la notte se vuole uscire, dorme a casa se preferisce. E' un animale e così viene considerata, esattamente la stessa sorte toccata ai suoi predecessori. Dopotutto noi siamo gente di campagna!
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