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giovedì 9 marzo 2017

Gli esami non finiscono mai. Forse.

Prima di correre al lavoro mi ritaglio qualche minuto per scrivere questo post, a quasi due settimane di distanza dall'ultimo.
Che è successo nel frattempo? Nel frattempo ho studiato in tutti i momenti liberi (o quasi) che ho avuto.

Il perché dovessi studiare è una storia lunga, vi basti sapere che ho speso quattrocentoquarantaquattro euro per sostenere un esame in Università, che mi potesse consentire (forse) di rientrare (forse) nelle graduatorie per insegnare storia dell'arte (forse). Tutti questi forse risiedono nel fatto che, in verità, nelle graduatorie io già c'ero, poi fui esclusa proprio per la mancanza di un esame dal codice specifico. Cercare di capire come ovviare al problema non è affatto stato semplice: provveditorati, avvocati, sindacati e impiegati del MIUR non sono stati sufficienti e, tuttora, non ho idea di come andrà a finire.

Fatta la dovuta premessa ora sono qui che scrivo perché l'esame l'ho passato un paio d'ore fa, è andato bene benissimo e non mi resta altro che incatenarmi davanti agli uffici preposti (quali siano chi può dirlo) per regolarizzare la mia posizione in graduatoria.

L'ultimo post sul blog risale alla nascita del logo per la mia novella partita IVA nel campo della divulgazione scientifica e l'esame (in teoria) mi consentirà di insegnare storia dell'arte... che c'azzeccano??? Semplice: tutto e niente.
Sempre di divulgazione si tratta ma gli argomenti sono piuttosto distanti fra loro. Io non mi arrendo e provo a concentrarmi sul fatto che spiegare ai non addetti ai lavori qualcosa che conosco bene o abbastanza bene mi riesce facile e mi piace, il resto (si spera) verrà da sè.

Ad ogni modo, nelle ultime due settimane di lavoro e studio, studio e lavoro, mi sono concessa anche una gita bellissima. Dove sono stata lo vedete in foto, che cosa ho fatto dovrebbe indicarvelo la freccia. Dopo tanti ragionamenti abbiamo provato il sentiero super esposto che collega Camogli a San Fruttuoso, attraversando Passo del Bacio (la striscia a picco sul mare segnata nell'immagine), un percorso che non avevamo mai fatto perché le possibili vertigini ci preoccupavano un pochino, ma alla fine è andata molto bene!
La giornata era bellissima, abbiamo pranzato a pane e frittata di fronte al mare e una volta arrivati a San Fruttuoso una birretta fresca in spiaggia non ce l'ha tolta nessuno! Siamo rientrati a Camogli in battello, io fortunatamente non ho sofferto la barca come temevo e anzi ho potuto godermi il panorama scattando qualche foto (tipo quella quassù) o guardando da lontano le caprette bianche selvatiche appese sulla roccia.

Come ho già scritto su Instagram ormai qualche giorno fa, il periodo trascorso è stato bello tosto proprio a causa dell'esposizione a cui mi sono sentita costretta: nuovi laboratori da progettare, un esame da sostenere, la salute non proprio dalla mia parte e persino la gita sospesa nel vuoto. Adesso è il momento di tirare una riga su uno dei tanti punti in lista e fare spazio a cose nuove o ad arretrati che non vedevo l'ora di recuperare: uno su tutti il Leggermente per Cindy.
Ora, però, per un po' faccio tutto in sicurezza.
Olè.




domenica 5 febbraio 2017

"So disegnare su un foglio con le parole"

Questo dovrebbe essere un post di update del progetto A year in a postcard, in realtà conterrà anche una storia.

Innanzi tutto ecco i luoghi ufficiali dove potete trovare informazioni su questa avventura, se ancora non la doveste conoscere: il blog, l'account Instagram.

La fotografia che ho scelto è la penultima cartolina che ho inviato, l'ultima invece credo sia ancora in viaggio verso la cassetta di Norma, Nuvolesulsoffitto. Quella che vedete quassù è Il Bosco della Fatica, è stata preparata durante una settimana complicata e piena di incastri, senza sapere che i giorni a seguire sarebbero stati anche peggio :-).
Ho usato i timbri in gomma, impiegando solo stampi incisi da me, perché è la tecnica che padroneggio meglio, che mi rappresenta maggiormente e che mi regala le soddisfazioni più grandi. Inoltre, è anche la tecnica che mi ha tenuto compagnia durante tutto il 2016, grazie al progetto delle #fogliegentili e sentivo il bisogno di ritrovarla per un attimo.

Come scrivevo all'inizio, però, questo post non è solo un aggiornamento, ma è anche il luogo in cui racconterò una piccola storia, legata in particolare alla cartolina della foto. Il giorno che l'ho spedita, infatti, ho ricevuto un messaggio: "Secondo me stamane sono stato testimone di un pre-imbuco di una nuova cartolina. Possibile?"
Eccome se era possibile, la mattina avevo inviato Il Bosco della Fatica a GIö e avevo attraversato la strada tenendo in mano la cartolina e saltellando verso la buca delle lettere vicino all'ufficio postale. In coda al semaforo un amico ha visto la scena e, pare, ha anche provato a salutarmi, emozionato per aver capito il momento. Un attimo dopo, raggiunto l'altro lato della via, ho scattato la foto che vedete quassù (senza essermi accorta di nulla).

Un aspetto che viene fuori spessissimo nel gruppo delle partecipanti di #ayearinapostcard è la corrispondenza di momenti, la presenza di coincidenze magiche, la condivisione di sensazioni:
questo piccolo aneddoto che ho raccontato mi pare possa proprio considerarsi tutte e tre le cose messe insieme. L'idea di essere vista mentre facevo qualcosa di così personale, mentre mi accingevo a lasciare un oggetto molto intimo perché portava con sé la descrizione disegnata di un periodo di grande fatica e l'idea di aver suscitato stupore in quel brevissimo istante in cui ho attraversato la strada mi è sembrata allo stesso tempo una cosa buffa e meravigliosa.

Non potevo che inserire questo aneddoto nel post di aggiornamento del progetto, se non altro per condividere con le mie compagne di viaggio l'ennesima coincidenza speciale.

P.S. Il titolo arriva direttamente dal secondo verso Cinghiali Incazzati degli Ex Otago

domenica 8 gennaio 2017

A year in a postcard: Il bosco degli inizi


Lo so, a sto giro non posso più lamentarmi.
Mi sono imbarcata in un nuovo progetto su Instagram (e non solo) che mi darà parecchio da fare, ma che nel frattempo mi sta già regalando un sacco di soddisfazioni. Si chiama Ayearinapostcard, è nato da un'idea di Shemissedthetrain e pianta le sue radici in altri percorsi simili, dedicati allo scambio di esperienze, di pensieri e di momenti per mezzo di una cartolina.

Abbiamo iniziato a spedire la settimana scorsa, siamo in otto e ognuna sta mettendo del suo in ogni invio. Ne abbiamo già scritto qui (il blog ufficiale del progetto) e stiamo diffondendo il nostro punto di vista sui canali personali. Questo è il mio primo post per Ilmareingiardino dedicato all'avventura, ogni tanto farò un piccolo update e vi(mi) aggiornerò su come andranno le cose, nel frattempo trovate tutto sul profilo Instagram condiviso e sulla pagina a sedici mani che vi ho già segnalato poche righe fa.

Come saranno le mie cartoline?
Saranno boschi, questa è l'unica certezza che (per ora) ho.

La prima è nata spontaneamente, "Il Bosco degli inizi": eccola qui, qui e qui. Ho scelto gli acquerelli e, ogni volta, vorrei cambiare tecnica.
Pastelli a cera, pennarelli, collage, matite colorate, bianco e nero e chissà quali e quante altre idee mi verranno. Sarà una scusa per mettermi alla prova, per stimolare un poco la mia creatività, per tentare nuove strade rimanendo fedele a me stessa.

Come ho già scritto altrove gli aspetti che sino a oggi mi hanno colpita di più sono legati al mondo delle spedizioni:
trovare le cartoline bianche e i francobolli belli non è stato facile, ma questa ricerca mi ha regalato un commesso al banco del negozio di prodotti per artisti e un'impiegata all'ufficio filatelico che non cambierei con nessun altro al mondo, non vedo l'ora di dover di nuovo fare rifornimento!
Ora non ci resta che attendere che il primo turno di Ayearinapostcard si completi, per ricominciare a spedire e ad aspettare. Credo che questo progetto mi aiuterà moltissimo anche nella gestione delle attese, proverbialmente pessima per cose gravi e difficili, ottima per quanto riguarda pazienza e comprensione delle persone.

Infine una spiegazione sulla foto che ho scelto quassù: l'ho scattata un paio di giorni fa in Spianata Castelletto, all'inizio del tramonto. Riassume perfettamente le vacanze appena trascorse, così belle che meriterebbero un post a parte. Sono riuscita a lavorare, a camminare, a correre, a cucinare, a riposarmi; avrei voluto leggere e studiare un po' di più ma non si può avere tutto dalla vita! :-)
A proposito, è il momento di aprire i libri in questa domenica di quasi neve, con il frigo pieno di avanzi della mia festa di compleanno e la lavatrice che va.

P.S. Il bellissimo logo del progetto che vedete su Instagram è opera di Gioistantingrammi

giovedì 24 settembre 2015

Una settimana da Io

Quella che è appena trascorsa dall'ultimo post pubblicato è stata davvero una settimana da Io.
Nel senso che tutto ciò che mi è capitato, tutte le giornate che ho attraversato, tutte le cose che ho fatto, mi hanno rispecchiata al cento per cento. Nulla mi rende più felice che essere me, contro tutto e contro tutti, senza fare errori giganti, senza dare troppo nell'occhio, senza restare al centro di niente, ma semplicemente andando per la mia strada. Quindi, forse, è il momento giusto per un elenco di quelli che tanto mi piacciono.

1) Un giorno e mezzo a Trento, davanti ai monti del cuore, nel silenzio, nell'aria fresca, nell'odore inconfondibile di cirmolo, leggero e nello stesso tempo intenso, attorno alla scultura in piazzetta. Un giorno e mezzo in questa città perfetta, due ore scarse di laboratori creativi per bimbi e genitori, due viaggi lunghissimi che hanno dato vita a un capitolo intero del libro. Quale libro? Quello che sto scrivendo, che anche se è per lavoro è un progetto bello, inaspettato, che mi obbliga a confrontarmi con le richieste degli altri, rimanendo fedele a me stessa. Prima o poi, racconterò tutto.

2) Una mattina a spasso per la mia città, in occasione dei Rolli Days, per entrare in luoghi visti sempre ma mai guardati veramente. Vicoli, strade, case, stanze, giardini, finestre, sale, affreschi, lampadari, quadri, ma anche farfalle cadute sul marciapiede e portate a spasso dentro Palazzo Reale, tranci di tonno alla piastra grossi come piastrelle, limonate fredde e telai circolari arrivati in tempo per l'autunno.

3) Un film bellissimo, Inside Out, che tanto mi ricorda questo post, perché altro non è che una vita di psicoterapia fatta a cartone animato; mi ha fatto piangere come mai (bugiarda, io al cinema piango sempre, e se non piango vuol dire che il film non mi è piaciuto!) e mi ha costretta a stare abbracciata a Salamino, il mio famoso cane di pezza, per una notte intera.

4) Due giorni di laboratori meravigliosi, la fase di partenza di un bel progetto, che ho costruito riflettendo molto, cercando di organizzare ogni cosa al meglio. Per ora mi sta dando enormi soddisfazioni, ma potrebbe essere altrimenti, quando passi intere mattinate a far lavorare ragazzi dalle vite un po' complicate, in classi con risorse scarse e tagliate da governi davvero per nulla lungimiranti? Magari trascorrendo minuti interi a costruire robot, disegnare idee e battere cinque alti? Io credo proprio che non potrebbe andare diversamente.

5) Due pomeriggi di francese, perché il mio corso intensivo non si ferma dinanzi a nulla, nemmeno davanti a due occhiaie che toccano in terra, un sorriso incerto perché metà del mio corpo vorrebbe dormire, un cervello talmente confuso da versarsi un bicchiere d'olio d'oliva al posto dell'acqua durante la cena a base di insalata marcia, dopo quattordici ore fuori casa e sette mezzi pubblici presi (per non parlare di quelli persi).

6) Una serata (questa in cui sto scrivendo) a casa di mamma, con gatta sulle ginocchia, riso e verdure per cena e tisana allo zenzero prima di dormire.

7) Un nuovo libro giallo che mi aspetta sul letto, perché, soprattutto in questo periodo che devo scrivere per forza, di leggere cose complicate proprio non se ne parla.

8) Un sabato di laboratori con i bambini che mi attende, perché ormai, se nel week end non lavoro, mi sento persa!

9) Una domenica di nanna, cucina e aperitivo di inizio autunno con gli amici, perché così sì che mi sentirò davvero a casa e che questa settimana lunga sarà sul serio una settimana da Io.

P.S. Nella foto il mio quartiere nel 1500 (dipinto nel 1800), scoperto con stupore nel giro dei Rolli Days (prima della farfalla, del tonno e della limonata).



sabato 12 settembre 2015

Thismustbetheblog #5: La Fenice rinasce da sé

La Fenice rinasce da sé è esattamente come questo fiore: delicata e accesa.

Ci siamo conosciute due giorni fa, di persona, ma sul web ci siamo scritte mille volte. Lei è una delle mie più assidue commentatrici, qui sul blog, mentre Instagram è il luogo dove ci "sentiamo" più spesso.
E sentiamo è senza dubbio la parola corretta, perché è nel mondo delle sensazioni e dei sentimenti che il rapporto con le ragazze di #thismustbetheblog si sta sviluppando. Pian piano, ma anche veloce veloce.

Con La Effe è andata così: in poco tempo è nato un contatto continuo, giornaliero e, nonostante ci separino davvero tanti chilometri, siamo riuscite a conoscerci di persona. In realtà ho avuto il piacere di stringere la mano anche a suo marito e ai suoi due bellissimi bambini, ho chiacchierato con loro davanti a gelati, cioccolate e caffè, ho giocato con lo squalo di plastica che il piccolo aveva portato via con sé dall'Acquario e ho scartato un bellissimo regalo scelto dalla mamma e dalla bimba più grande, un dono di legno al profumo di Trentino...cosa volere di più?
Abbiamo parlato del nostro passato, del nostro presente e del nostro futuro, tutti così incerti e simili, tutti così bisognosi di entusiasmo e coraggio. Abbiamo sfiorato la botanica mille volte, perché è uno dei tanti mondi che ci accomuna, ci siamo raccontate chi siamo e cosa facciamo ogni giorno quando nessuno ci vede, quando la nostra vita non è on line, quando la fretta non ci permette di rallentare.

La Effe ha delle mani bellissime, affusolate e abbronzate, con unghie bianche, tonde e perfette. Ha un sorriso che la illumina tutta, ha i modi da mamma in un corpo da ragazzina e una calma voce del sud, vibrante e calda, proprio come piace a me. Credo che avremmo potuto rimanere a parlare sedute sotto quella palma per ore, mentre la bambina saltava la corda, il bimbo giocava con compagni sconosciuti (e, da buoni genovesi, ben poco ospitali) e il papà osservava in disparte tutto e tutti, con rispetto e tranquillità.

Quando ho iniziato il viaggio di #thismustbetheblog non avevo idea di dove mi avrebbe portata, pensavo che mi sarei spostata spesso o, più probabilmente, che avrei cercato di incastrare impegni di lavoro e trasferte a incontri furtivi e pieni di affetto con le compagne di blog, con le ragazze cioè con cui trascorro già molti momenti della mia giornata. In realtà non è mai andata così: Cindy, Valeria e La Effe sono venute fino qui e hanno trascorso del tempo con me, nella mia città, solo per il piacere di incontrarmi. E quindi viva Torino che mi ha regalato il primo incontro con l'Inventore e l'inizio di questo percorso (la splendida mattina da Melissa), viva Genova che porta con sé Paola e che le ospita tutte quante ogni volta che vogliono salire quassù, tra i rami del mio albero, dove il mare arriva in giardino.



domenica 23 agosto 2015

"Le cose che hanno lo stesso odore devono stare insieme"

Le "vacanze per me non sono ancora terminate, in verità.
Credo di rientrare ufficialmente al lavoro dal primo settembre, credo perché non lo so. Vedremo.
Tuttavia, anche se le ferie non sono finite, nella mia testa è tempo di tornare, è ora di riprendere in mano qualche filo semi abbandonato e di risalire sulla giostra degli impegni, delle scadenze, delle mail da inviare, degli appuntamenti da rispettare.

Credo che avere una settimana di tempo per abituarmi all'idea sia un grande lusso, e intendo onorare questa fortuna nel migliore dei modi: alternando un po' di lavoro da casa a un tuffo, una corsa, un film, una cena fuori.
A proposito di film, qualche sera fa ho visto La prima neve, di Segre. Lo volevo guardare da tempo, ne avevo sentito parlare bene e non ero riuscita ad andare alla proiezione organizzata a teatro.
Mi è piaciuto tantissimo.
Per mille ragioni, comprese colonna sonora e ambientazione.
La prima neve è un film semplice che si avventura lungo percorsi complicatissimi, strade di dolore, sofferenza, morte, abbandono, ma anche speranza, bellezza, vita, tranquillità, rispetto. Cammina lungo sentieri che entrano nei boschi dell'anima (e del Trentino).
I dialoghi, pochi, ti sferzano un momento sì e l'altro pure. Una frase su tutte (per me LA FRASE) è quella che ho scelto per il titolo del post "Le cose che hanno lo stesso odore devono stare insieme". E' proprio così che la penso anche io, da sempre, Segre lo ha "solo" detto al mio posto, spiegando a parole, con una dolcezza infinita, una mia eterna convinzione. E' quello che intendo quando sento la mancanza fisica dei boschi, dei sentieri, dell'erba e dei sassi. E' per questo che quando cammino spero sempre di vedere un animaletto e mi fermo ad annusare qualsiasi cosa.

Lo faccio per cercare il mio odore. Lo faccio per cercare me stessa in mezzo a tutto il resto. Il mio posto nel mondo.


Uno spazio che in queste vacanze ho trovato tante volte, molto più spesso di quanto mi sia capitato in passato, ma, soprattutto, in luoghi nuovi, in circostanze inaspettate, non solo tra gli alberi, non solo nel silenzio del verde.
Per esempio ho sentito il mio odore correndo: c'è un punto preciso che incontro dopo un paio di chilometri da casa di mamma, lì si ferma spesso una coppia di cormorani e lì, probabilmente complici tutte le belle sostanze che il mio corpo sotto sforzo comincia a sprigionare, mi ritrovo così tanto che credo potrei correre all'infinito. E mi scappa, ogni volta, da ridere forte.

Ho sentito il mio odore mangiando un piatto di pomodori, durante un pic nic di quasi pioggia, accanto ad un albero di ginkgo biloba. Quando ho visto i suoi ventagli verdi e gialli sparsi qua e là ho sentito di essere nel posto giusto. Ora le foglie stanno nella mia pressa di noce, perché le cose che hanno lo stesso odore devono stare insieme.

Non è mistero che io abbia preso peso. Cinque o sei chili più del dovuto, dieci più del passato. Non mi fa piacere ma non li perdo, non rinuncio abbastanza al cibo perché possa dimagrire e l'attività fisica che pratico più o meno costantemente a quanto pare non è sufficiente. Però l'altra sera ho indossato, per dormire, una vecchia sottoveste di mamma o addirittura di nonna e le mie nuove forme morbide l'hanno riempita bene, senza sparirci dentro, senza svilirne i pizzi, senza farmi somigliare ad un appendiabiti. Ora io e quella sottoveste abbiamo finalmente lo stesso odore.

Quando ho comprato i sandali di gomma non pensavo mi sarebbero serviti per trovarmi. E invece, una mattina tra granchi, scogli e meduse, ho camminato su un tappeto di alghe indossando la maschera, senza curarmi del sole che mi bruciava le spalle, della fame, della cellulite, delle cose che non vanno come vorrei. Appena ho sentito quei ciuffi marroni solleticarmi i piedi e ho visto i primi pesci sfrecciarmi davanti al naso, mi sono ricordata che anche il mare ha il mio stesso odore.

Sto scrivendo questo post a mano, con la biro, su un blocco a quadretti e fuori piove. Potrei continuare, potrei smettere. Smetto con un link a un nuovo progetto fotografico, che ho in mente da molto, ma che ho messo in pratica da poco. Spiego tutto nella didascalia della foto, peccato solo che non si possa sentirne l'odore, perché anche io, più spesso di quanto vorrei, mi sento a metà, ma se riesco a dare un nome ad entrambe le mie parti, il peggio è passato.

sabato 15 agosto 2015

30+1: la mia bucket list

Qualche giorno fa la mia cara Cindy ha pubblicato sul suo blog una bucketlist da togliere il fiato.
Ma cosa è una bucket list? E' una lista di cose da fare prima o poi (leggi: prima di morire).

Ora, senza essere troppo tragici, mi è sembrata un'idea carina, grazie alla quale provare a scrivere cose concrete e non i soliti propositi tipo: "vorrei essere sempre in grado di vedere il buono in ogni cosa", lodevoli per carità, ma così astratti e complicati che più astratti e complicati non si può.
Quindi, bando agli indugi, ecco la mia lista.
[Precisazione: alcuni dei punti sono uguali uguali a quelli di Cinzia, altri sfumati e declinati in modi un pochino diversi, altri completamente differenti. Sarebbe bellissimo far partire una catena di desideri lunga 31 volte. Perché proprio 31 non so, chiedetelo a Cindy!]

1. Imparare il francese (inizio il corso a settembre, poi si vedrà!)
2. Scrivere un libro
3. Visitare il Canada e l'Alabama (non chiedetemi perché l'Alabama, non ne ho idea)
4. Avere una casa in campagna (o al mare, insomma un rifugio dove nascondersi)
5. Percorrere la Transiberiana
6. Riprendere a guidare
7. Imparare a cucire
8. Vivere per un certo periodo in Bretagna e Normandia
9. Andare al Glastonbury Festival
10. Fare l'Altavia dei Monti Liguri
11. Organizzare una mostra fotografica su un argomento che ho in mente da anni
12. Visitare Parigi con mia mamma
13. Andare a New York
14. Avere un orto tutto mio
15. Visitare un giardino all'inglese, in Inghilterra
16. Vedere una brughiera in autunno (magari in Irlanda o in Scozia)
17. Tornare alla Biennale di Venezia
18. Ricominciare ad arrampicare
19. Coprire in bicicletta i percorsi lunghi che a piedi non posso fare
20. Percorrere l'Italia lungo le sue coste (una sorta di coast to coast tutto italiano, isole comprese)
21. Imparare a nuotare bene a stile libero
22. Vedere un alce (e pure accarezzarlo magari)
23. Tornare almeno una volta al Museo del Cinema di Torino
24. Iscrivermi a un corso di danza
25. Impegnarmi in un progetto di volontariato
26. Andare a un concerto dei REM (lo so, è un po' tardino)
27. Migliorare ulteriormente come cuoca e, in particolare, imparare a cucinare bene il pesce
28. Fare un corso di disegno, o calligrafia, o pittura...un corso artistico insomma
29. Gestire un negozio di fiori
30. Conoscere bene, ma bene davvero, la storia e la storia dell'arte
31. Dormire in una casa sull'albero e in un faro (possibilmente a righe :-) )

Ecco.
Finito.
Ci ho impiegato due giorni però. Perché avevo poco tempo e perché, sinceramente, non avevo 31 desideri pronti.
Credevo che sarebbe stato molto facile e invece no.

Rileggendo la mia lista mi sono accorta che:
- Non ho scritto cose legate all'apparenza e al super lusso (anche se un bella borsa intrecciata Bottega Veneta tipo questa, un profumo al fico di quelli rari e costosi più della suddetta borsa, un paio di decoltè nere fatte a mano o una notte in un hotel a cinque stelle con Spa, fragole, champagne e vista mozzafiato, schifo non mi farebbero)
- Non ho scritto desideri legati al lavoro, un argomento che ho lasciato fuori più o meno volontariamente e consapevolmente (non volevo rovinarmi il piacere di un elenco, che sarebbe diventato una triste quanto inutile rivendicazione di diritti)
- Ho scritto molte cose che potrei realizzare piuttosto facilmente, denaro, coraggio e autostima permettendo

Insomma, tolto qualche viaggio un tantino estremo (giusto oggi si meditava di visitare il Castello della Pietra e andrebbe già benissimo), credo di aver volato piuttosto basso. Ed è bello così, vorrà dire che avrò meno scuse per non provarci.

P.S. Cosa c'entra la foto? Nulla, ma mentre l'altra mattina correvo e pensavo ai punti da mettere in lista, ho incontrato sulla mia via questa lampadina.







domenica 9 agosto 2015

Agitazione

Sono agitata. Anzi, forse il termine corretto è angosciata.
Da cosa? Dal solito. Lavoro principalmente, immobilità di conseguenza.


Ieri sono stata tutto il giorno in spiaggia, a Bergeggi, che se dico che non c'ero mai andata sembro scema. Ad ogni modo, non c'ero mai andata.
Eravamo io, la vicina matematica pasticcera e la Manu. Siamo partite presto e tornate tardi, abbiamo preso il sole, abbiamo nuotato, fatto snorkeling, letto, chiacchierato, mangiato, giocato a carte, preso un aperitivo (diciamo due), camminato, raccontato.
La Manu ci ha portate in Australia, in Irlanda e a Milano, la Fra a Barcellona e a Parigi, io non ci ho ho portate da nessuna parte ma va bene lo stesso, avevo comunque le mie cose da dire.

Ieri è stata una bellissima giornata, ma stamattina mi sono ugualmente svegliata alle 6.30.
Sono rimasta un po' lì, mi sono guardata intorno nella penombra e nell'afa prematura e, alla fine, in preda all'ansia, sono uscita a correre. Poi sono rientrata, doccia e via di nuovo alla ricerca di non so bene cosa...gelato, spesa e casa.
Ho riordinato un enorme mucchio di documenti mettendo (quasi) il punto alle due settimane di folli pulizie sull'Albero, ho preparato il Leggermente di Agosto, ho cercato (invano) di arginare un ematoma sulla caviglia. Intanto lo so, se continuo a correre con 35 gradi all'ombra mi scoppiano i piedi. Lo so e lo continuo a fare.
Quindi, ricapitolando, è periodo di agitazione. Un'agitazione di un'inutilità imbarazzante peraltro. Basterebbe smetterla di pensare ai se (se non andrà bene, se mi rifiuteranno, se diranno di no, se finiranno i soldi, se non servirà, se starò male, se mi pentirò) e ai ma (ma come faccio, ma così non va bene, ma è troppo rischioso, ma se poi mi mandano a fanculo, ma siamo matti) e rilassarsi. Basterebbe.
Per provare a farlo leggo e scrivo, come al solito, cerco di essere una buona figlia, una buona amica, una buona persona. E compilo elenchi infiniti che mi terrorizzano a morte.
Stasera però no, stasera vi dico quello che questa estate mi sta insegnando, quello che ho imparato in due mesi di caldo maledetto e alternanza bipolare mare/città:

1) Ho imparato a mangiare i pomodori. Sembra assurdo ma mi hanno sempre fatto gola quanto, nella pratica, mi hanno sempre fatto schifo. Ora, a poco a poco, partendo da quelli piccolissimi, ce la sto facendo.

2) I miei vicini si amano. Maschi con femmine, femmine con femmine, di giorno e di notte, si amano e lo dicono a tutti. Ruggendo. Ma io sono contenta per loro, se non fosse che mi sveglio con la stanza a tremila gradi e un soft (neanche tanto) porno in dolby surround che invade tutto il vicolo. Ma si sa, all'amor non si comanda (e meno male).

3) Riesco a correre per più di mezz'ora senza sfiancarmi. Non è nulla di che, lo so bene, ma è comunque una piccola conquista (non fosse per le vene delle caviglie).

4) I vicini che non fanno sesso cantano. Di merda.

5) Buttare via tutto è propiziatorio. Ho messo a soqquadro casa e ho gettato decine di sacchetti di vestiti, barattoli, rifiuti, documenti, oggetti. Non ho eliminato nemmeno un libro e non ne avevo dubbi. Ho costruito collane con vecchie perline, ho assemblato porta gioielli con materiali di recupero e riordinato cassetti, armadi, pensili e ceste. Prima però, ho buttato via tutto.

6) Ho imparato (ma questa è più che altro una conferma) che i progetti fotografici, che siano miei o di altri, mi piacciono un botto. Qui trovate le mie #11cosebelle per L'inventore di mostri e se scorrete la gallery scoprirete che le sto pure fotografando.

7) La cioccolata fondente ha più calorie di quella al latte. Persino di quella bianca. MA STIAMO SCHERZANDO.

8) Ho superato una crisi di fibromialgia senza fare niente. Zero farmaci. Zero medici. Un po' di osteopata, mare e nuoto la mattina presto, coraggio.

9) Ho rivalutato la musica italiana. Gli stessi pochi autori che ho sempre ascoltato eh...ma quest'anno di più. Com'è profondo il mare su tutte.

10) Sono brava, bravissima, a tenere un segreto. Ero capace a otto anni, lo sono ancora a 33.

Ora film, acqua fresca, canotta e luce spenta.


P.S.
La foto arriva dritta dritta dal Leggermente che ho scritto per Cindy (libro del mese: Alta fedeltà di Nick Hornby)

domenica 21 giugno 2015

Thismustbetheblog #1: Melissa Erboristeria

Qualche giorno fa avevo scritto qui del mio nuovo progetto Thismustbetheblog: un viaggio non più solo virtuale per conoscere di persona le blogger che seguo e che, in qualche modo, fanno parte delle mie giornate.

Nel frattempo ho frequentato un corso alla Holden che mi ha aperto gli occhi su molti aspetti di scrittura per il web che decisamente ignoravo, facendomi però sentire anche abbastanza esperta di questa strana materia che è il digital writing. Non ho nessuna intenzione di stare qui a parlare di SEO, copyright, snippet o tracciabilità, ma sono curiosa di scoprire se le cose che ho imparato influiranno in qualche modo sulle letture del mio piccolo, verde blog.

Per tornare all'argomento del titolo, dunque, oggi vi racconto la prima tappa del viaggio #thismustbetheblog. Perché ho scelto di pubblicarlo ora? Perché davanti a me c'è un giga pacco di prodotti che ho comprato da Melissa Erboristeria. Qualcuno di voi ancora non conosce questo luogo magico? Ecco dove trovare info utili, foto splendide e tanta poesia:
Il catalogo
Il mondo Instagram
La pagina Facebook
Il sito web
Per me è andata così: taccuino rosso alla mano (lo stesso su cui sto scrivendo adesso, dal treno, come mi capita spessissimo quando viaggio) con la "lista della spesa" sono entrata nel negozio di mattoni e fiori a 65 passi dalla Mole. Valeria era un momento sul retro e ad accogliermi è stata la mamma, dolcissima, piena di premure e subito pronta a raccontarmi la sua passione per le tisane, gli infusi e le erbe in generale. Mentre stavamo chiacchierando è arrivata Valeria, che è ancora più alta, bella e gentile di come la si immagina seguendola sul web. Vestito blu a pois, zoccoli argentati, cintura alta per un vitino che nemmeno Marilyn, rossetto corallo, e centomila consigli.
Io giravo con il taccuino, lei mi portava davanti ad ogni scaffale e riempiva la borsa verde con le nostre scelte, i miei acquisti.

Alla fine ho svaligiato il negozio, erano mesi che non compravo nulla per la cura del corpo e raschiavo i fondi dei barattoli perché sapevo che sarei andata a Torino, perciò non mi sono granché limitata [e meno male che il gel all'aloe si può pure mangiare perché temo sarò costretta anche a nutrirmene]. Visto l'ingombro della maxi spesa ho optato per l'invio a Genova e ho tenuto con me solo la mousse detergente da viaggio (uno dei regali che mi ha fatto Valeria) e la mia nuova Tangle Teezer arancione vitamina, perché, come al solito, avevo dimenticato la spazzola a casa.

I prodotti che ho comprato sono così belli, profumati e buoni che mi verrebbe voglia di scrivere un post tutto dedicato a loro (com'è che si dice? Haul?), per ora mi limito a piantare la prima puntina sulla cartina del lungo viaggio di #thimustbetheblog, consapevole che non avrei potuto iniziarlo in un luogo migliore. Grazie infinite, Valeria, per la splendida accoglienza!


domenica 5 aprile 2015

Mani

Oggi vi parlo un poco del mio ultimo progetto Instagram.
E' partito da una settimana giusta giusta e mi sta piacendo un sacco, devo però dire che è assai complicato.
Ho deciso, per chi non lo sapesse, di fotografare le mani della gente, mani di persone che conosco, mani di sconosciuti che non rivedrò mai più.
La parte più complicata è, banalmente, non farsi beccare. Avevo anche pensato di proporre al soggetto scelto di lasciarsi fotografare, spiegandogli il progetto e scattando in tranquillità. Avrei avuto gioco facile e avrei conosciuto un poco meglio le mani che stavo per fotografare, ma ci sarebbero stati due contro da non sottovalutare affatto:
1. Non ho quasi mai tempo, quando scelgo le mani, di stare a raccontare tutto quanto (metro, bus, marciapiedi affollati e treni di certo non si prestano agli spiegoni).
2. Temo che gli scatti, una volta "attesi", perderebbero moltissimo la spontaneità che per ora li contraddistingue.
Mi sono messa delle regole, che alla fine regole non sono ma servono per continuare con lo spirito giusto. Ho deciso, viste le oggettive difficoltà di questo progetto rispetto a quelli terminati fino ad oggi, di non costringermi a fotografare. Se non uscirò di casa tutto il giorno semplicemente non farò la foto. Così come credo che sceglierò mani "non riconoscibili", o per lo meno eviterò di diffondere immagini di abiti, borse e oggetti che possano tracciare lo spostamento di chi viene fotografato. Immagino che questa mia scelta non serva a nulla, Instagram è pieno di fotografie di passanti inconsapevoli, ma io preferisco comunque darmi un limite.
Il progetto, come al solito, durerà novantanove giorni, probabilmente anche qualcuno di più visto che magari certi scatti slitteranno al giorno successivo per "mancanza di mani".
Ovviamente siete tutti invitati a partecipare, chi vorrà potrà usare l'hashtag #onehandadayproject e, come faccio io, raccontare la storia delle mani che ha scelto. Se non la si conosce è ancora più divertente immaginarla: dove staranno andando quelle mani? Saranno mani stanche? Innamorate? Saranno mani tristi o impazienti? Spesso le mani ci dicono un sacco del loro proprietario, unghie curate, unghie mangiate, unghie schiacciate da un martello, dita tozze, affusolate, palmi ruvidi o tatuati, anelli giganti o semplici promesse.
Vi assicuro che è un progetto molto divertente e pieno di stimoli nuovi, provateci!

P.S. Nella foto di oggi lo so, non ci sono mani ma zampe. Sono di Agata, la mia gattina, che viene da sempre trattata come tale. Esce la notte se vuole uscire, dorme a casa se preferisce. E' un animale e così viene considerata, esattamente la stessa sorte toccata ai suoi predecessori. Dopotutto noi siamo gente di campagna!

domenica 25 gennaio 2015

Curriculum Vitae


Come ormai sanno tutti, muri compresi, il prossimo weekend (per l'esattezza sabato 31 gennaio) scade il mio contratto.
Addio lavoro.
Ciao ciao assegno di ricerca.
Ho iniziato a "lavorare" in università nello stesso anno della laurea, il 2009. Le virgolette attorno alla parola lavorare sono d'obbligo:
- tre anni in una ditta piena di aspetti positivi (stimoli continui a imparare, nuovi punti di vista, sviluppo inevitabile di mostruose capacità di problem solving), ma le difficoltà erano dietro ad ogni angolo, il denaro era pochissimo, mentre moltissime erano le sconfitte e le delusioni.
- tre anni di dottorato senza borsa, che significa no stipendio ma anche no fondi per partecipare a convegni, formazioni, workshop, o per portare il tuo lavoro fuori dal laboratorio e farlo conoscere al resto del mondo.
Durante l'ultimo anno del dottorato arrivò la proposta: partecipare al bando per una borsa biennale, un assegno di ricerca, che mi permettesse di essere pagata per continuare il mio lavoro. Ho accettato e ho ottenuto il posto.
Quello che è successo dopo porta con sé ancora molte delusioni, tante difficoltà, aspettative disattese, speranze infrante e fatica (mentale, ovviamente). Ma in questi due anni ci sono stati anche convegni, scoperte, corsi formativi, soddisfazioni, collaborazioni, e soldi. Parecchi soldi. Ho imparato molto di me durante i mesi dell'assegno, ho visto fino a dove riesco a spingermi nel pretendere quello che è mio (e non sono capace, ve lo dico, non sono per nulla capace), ho imparato a credere in chi crede in me (almeno un poco), ho cominciato ad amare un po' di più questo lavoro, nonostante sia sempre preso troppo poco sul serio dalla maggior parte delle persone che invece dovrebbero valorizzarlo.
Ad ogni modo, tra una settimana esatta, il mio ruolo all'interno dello studio scientifico delle opere d'arte sarà concluso, dovrò produrre ancora un po' di materiale e non smetterò certo di sperare in una nuova opportunità, per me, nella diagnostica per i beni culturali.
Nel frattempo però cerco un lavoro.
E due giorni fa, chiacchierando con un'amica, mi sono ritrovata a mandarle una mail con le mansioni che mi piacerebbe svolgere. Mentre le scrivevo pensavo "questa roba potrebbe tranquillamente diventare un post per il blog". E, infatti, ecco qui lo pseudo elenco che ne è venuto fuori:

- La prima cosa che vorrei fare per vivere è scrivere (riviste, siti, blog). Ho qualcosa in CV quindi non partirei proprio "nuda".
- Vorrei continuare a lavorare nella didattica (della scienza ma non solo, anche laboratori più "semplici", basati sulla creatività, il riciclo, le robe mie insomma).
- Mi piacerebbe lavorare in una libreria o anche da un fioraio.
- Posso dare ripetizioni di materie umanistiche fino al liceo (esclusi latino e greco che non mi ricordo una cippa), mentre fino alle medie vanno bene tutte le materie, compreso il forse banale ma sempre attuale "aiuto compiti".
- Ok pure per babysitting.
- Ben accetti i ruoli di cameriera/barista (e forse pure aiuto cucina), in questo caso, utopia delle utopie, lo farei molto più volentieri a pranzo che a cena.
- Non l'ho mai fatto ma posso fare la commessa, nonostante ormai assumano solo apprendisti, quindi ciccia per l'età.

La mail si concludeva con questa speranza bella, che non si sa mai:
Questo per quanto riguarda tutti i lavori collaterali fatti fino ad adesso, se poi apriamo il mondo "lavoro per cui hai studiato", le cose si complicano e temo tu possa fare ben poco. Comunque, se sentissi di qualche museo, fondazione, centro, che cerca un "conservation scientist"...beh, eccomi!

martedì 13 gennaio 2015

Vi presento "Leggermente"

Premessa
Questo sarà un semplice post di presentazione: breve, essenziale, di servizio per così dire.
[In realtà, lo sappiamo tutti, non ci riuscirò e sarò prolissa come al solito :-D]

Oggi è uscita la mia rubrica, anzi la sua prima puntata, sul blog di Cinzia. Su A casa di Cindy per intenderci.
Tutte le informazioni le potete trovare direttamente lì, sul post fresco fresco, completo di foto e musica scelte da me, perché Cindy le cose le fa bene e ti lascia totale libertà di movimento. Che bellezza. Se penso a quando, in passato, scrivendo per conto di altri, dovevo accettare correzioni alle mie frasi con aggiunte tipo "caleidoscopio di emozioni", mi sento male.
Quindi, come si legge nella presentazione della rubrica, il mio compito sarà quello di parlare di libri, una volta al mese. Quali libri? Quelli che mi hanno colpita o appassionata, quelli che ho appena letto o che mi porto dietro da sempre, quelli che mi sono stati regalati o che ho comprato dopo mesi di ricerche. Sarebbe bellissimo che si riuscisse a scrivere di libri tutti insieme, che mi segnalaste voi qualcosa su cui riflettere, un racconto, un romanzo, una raccolta di poesie. Mi sono appena accorta che tra i commenti al post c'è già un suggerimento e io ne sono così felice che con una mano scrivo e con l'altra mi infilo i calzini per correre in libreria a cercare "Nove storie sull'amore" di Giovanna Zoboli e Ana Ventura (che se leggete la scheda correte in libreria pure voi, secondo me). La bellissima opportunità che Cindy mi ha regalato in una mattina di inverno natalizio sarà utile anche per continuare questo progetto, un pochino addormentato perché, lo confesso, sono in letargo da lettura. Una cosa che ciclicamente capita e poi rientra, ma che mi porta a non leggere nulla. Ad esempio? Ad esempio ho comprato Casa Facile ieri e, io che di solito la inizio a sfogliare in mezzo alla piazza, non l'ho ancora aperta. Perciò spero che Leggermente possa aiutarmi a riguardare il mondo fuori in un momento di totale chiusura, possa annaffiare il PNBProject, possa darmi una spinta per riprendere a divorare pagine e possa regalarmi una scusa per comprare libri...una delle mie attività preferite!
Chiudo con una brevissima spiegazione del titolo, che è stato una scelta un pochino sofferta (emotivamente) e che per me significa poter scrivere in maniera leggera del leggere, parlando dei libri e del loro rapporto con la mente di chi li legge.
Sono stata lunga.
Lo sapevo.
Ciao

lunedì 12 gennaio 2015

Granelli

Ci sono giorni, settimane, periodi, in cui basta una frase qualunque, di una persona qualunque, per sentirsi subito un poco meglio.
Alla lezione di pilates di venerdì il mio insegnante mi ha detto "Brava, molto bene, schiena perfettamente dritta", senza sapere che stava regalando un granello di zucchero ad una giornata molto, troppo, amara per me. Grazie Luciano, alle diciannove di un venerdì qualsiasi mi hai fatto una carezza inconsapevole.
Ci sono giorni in cui basta davvero poco, in cui la soluzione è affinare i sensi e lasciarsi toccare dal bello, per quanto piccolo sia, per quanto bene si nasconda.
Il Secret Santa di quest'anno mi ha portato una buona stella che veglierà sulla mia casa: mai coincidenza è stata più azzeccata per un momento della vita in cui mi pare di vedere, come unico passo sensato per me e per chi mi sta vicino, che io me ne vada più lontano possibile.
Nel frattempo la stella bianca starà lassù, sopra la casetta di legno nero e la veglierà: grazie Ambaradanmamy per questa meraviglia!
Così ieri, che mentre camminavo veloce per raggiungere la funicolare e salire sui monti, ho trovato per terra la spilletta nella foto, ho di nuovo pensato al posto in cui vivo, a quello che ho costruito, a quello che ho sbagliato, a quello che potevo fare meglio, a quello che comunque non sarebbe andato diversamente.
Quante cose dipendono da noi? Tutte? Solo alcune? Nessuna? Quanto potere abbiamo?
A me ultimamente sembra di non averne nemmeno un po' e, nello stesso tempo, mi pare di dover aggiustare, sistemare, risolvere, mettere a posto milioni di situazioni che, per l'appunto, non dipendono da me.
E allora dove voglio arrivare oggi?
Voglio mostrarvi (e forse soprattutto mostrare a me stessa) che quando mi impegno e mi immergo in qualcosa che nasce dai miei pensieri, cresce nella mia mente, rimbalza nel mio cuore, i risultati alla fine ci sono. Sono piccoli magari, sono buffi, maldestri, emozionati, ma ci sono. E perché si vedano davvero occorre il granello di zucchero di cui scrivevo all'inizio del post, serve cioè che qualcuno che crede in noi, qualcuno che si accorge degli sforzi altrui e apprezza il nostro modo di guardare il mondo, decida di mostrarlo anche agli altri.
E così arrivano i messaggi di chi legge questo blog e mi vuole solo dire "grazie" e quelli di chi invece intende incoraggiarmi a continuare a scrivere, dando aria alla mia passione più grande, dando fiato alle parole che ho sempre pronte in punta di penna, in potenza.
E così arriva Cindy, che ama il novanta per cento di quello che amo io e che mi chiede di scriverne con e per lei, nella sua casa, esattamente nel modo che piace a me.
Cosa accadrà lo scoprirete (credo) domani leggendo il suo bellissimo blog e io mi impegnerò a condividere anche qui questo nuovo, piccolo, incoraggiante, granello di zucchero.

sabato 8 novembre 2014

Pititti e Menenni

Dopo il sogno assurdo della settimana scorsa, sviscerato accuratamente nelle opportune sedi, dove finalmente dopo secoli ho mollato gli ormeggi e mi sono lasciata andare e dove ogni più piccolo simbolo è stato interpretato, compreso e soprattutto accolto, sono andata al cimitero.
E' sabato e nella chiesa vicina credo ci fosse il catechismo, perciò accanto all'ingresso decine di ragazzini si chiamavano a gran voce e scherzavano alla luce del tramonto, una scena che strideva così tanto con il mio stato d'animo da farmi quasi sorridere. Una volta dentro niente neve, betulle spoglie, discese ripide e magri custodi, una volta dentro solo cipressi forti, mare all'orizzonte, milioni di crisantemi e l'atmosfera della luce quassù.
Non pensavo di rivedere cadaveri sdraiati sui mucchi di terra o donne in fuxia sepolte a metà, però una controllata ci tenevo a farla e, già che c'ero, anche un saluto al signore dietro al mazzetto di fiori gialli l'ho fatto volentieri. Vado raramente a trovare mio padre, di solito da sola, a piedi, passando dal bosco e tornando dalla costa, ma stasera era tardi e di rimanere chiusa dentro proprio no, non ne volevo sapere. Perciò sono salita con mamma esattamente come nel sogno, lei ha incontrato i soliti conoscenti freschi di lutto ai quali dispensare consigli e incoraggiamenti, io ho spolverato compulsivamente il mazzetto giallo di cui sopra una, due, tre volte.
Così, oggi che sono al paesello senza pc, che mi sono concessa un paio di chilometri di passeggiata piana (perché no, la schiena, delle salite, ancora non può/vuole sapere), che ho mangiato lo sformato di broccoli, che ho dormito avvolta nella copertina a quadri, che ho giocato con Agata, che ho fatto merenda con tisana e biscotti e che ho raccolto la foglia del giorno direttamente nel giardino incantato, ho deciso quale sarà il prossimo progetto instagram in partenza dopo #oneleafadayproject. Per ora le personali maratone che ho condotto sono questa delle foglie (che già mi manca al solo pensiero di terminarla, ma che penso di riuscire a rendere parte integrante della mia casa, in qualche modo che ancora non ho chiaro), quella dedicata ai colori (#fridayimincolorproject, che ha contato sette settimane di scatti, dedicati al giallo, al rosso, al bianco, al verde, al blu, all'arancione e al rosa e che penso finirà qui) e quella che non ha un punto di arrivo, che si occupa di libri e pantoni, che è partita per prima e che amo moltissimo. Quindi, dicevo, ho in mente un altro progetto e questa volta vorrei dedicarlo alle mie amate amatissime piccole cose. Una al giorno. Come le foglie. Per 99 volte. Ci ragionerò meglio nel tempo, ma l'idea è sempre quella di tenere accesa la vista e avere il cuore aperto, pronto a emozionarsi. Anche se tutto attorno a me dovesse andare di merda, sarò obbligata (da me stessa, per una volta) a trovare qualcosa di buono. Fosse anche un bottone rosso uscito per caso da una tasca, un gatto affacciato a una finestra, una macchia nera a forma di corvo sul finestrino del bus (lo ammetto, questa l'ho vista stamattina), un bicchiere di spumante per un brindisi importante, un bosco autunnale per un amico che ora non ce la fa.
Quindi, tra venti giorni esatti, si parte con questa nuova piccola avventura, che potrebbe chiamarsi #onelittlethingproject, ma visto che voglio sia mia mia mia, che più mia non si può, ho deciso che avrà il nome delle piccole cose di quando ero bambina: pititti. Per chi non lo sapesse, probabilmente avevo un futuro da linguista e non l'ho mai coltivato, perché, quando ancora quasi non parlavo, un buon modo per calmarmi era darmi delle cose piccole da separare da quelle grandi (che è esattamente quello che sto facendo, super concentrata, nella foto usata per questo post).
Le cose piccole erano i pititti (ecco il futuro da linguista: pititti...petit?) e quelle grandi erano i menenni (notare l'evidente onomatopea anche nella pronuncia: bocca piccola e stretta nel primo caso, grande apertura nel secondo). Questa sorta di fissazione dura ancora adesso, per certi versi, se un tempo trovare delle briciole di plasmon nel latte mi faceva accantonare sprezzante il biberon dichiarando "Pititti", oggi non berrei granché volentieri una spremuta non filtrata, nella quale galleggerebbero inevitabilmente numerosi fastidiosissimi pititti.
Ma i pititti sono anche buoni, sono le cose piccole e preziose di ogni giorno, che non dobbiamo mai smettere di cercare, perciò il prossimo progetto si intitolerà #onepitittoadayproject.

giovedì 11 settembre 2014

Il colore viola

Come sempre succede quando sono catapultata ad un convegno o, ancora peggio, ad un seminario di presentazione di un convegno, sono due le vie di fuga che imbocco senza indugi:
- la fantasia
- la scrittura
Spesso queste strade coincidono pericolosamente.
Di solito penso al sesso o a cose simili, leggère, così tanto da farmi ridere bellamente sotto ai baffi. Oggi, invece, sono in linea con l'argomento del convegno, il colore, e mi guardo attorno alla ricerca di gruppi cromatici su cui posare l'attenzione. Il viola vince tutto. E' viola il ranuncolo sul desktop del relatore che parla, è viola la blusa della moglie del prof., è viola uno dei washitape incollati alla mia agenda, è viola il porta monete che ho in borsa e che vedete quassù (dopo che mi è caduto dalla borsa ndr). Credo siano viola anche i miei occhi stanchi e le mie guance impegnate nella digestione del gazpacho mangiato a pranzo, ma purtroppo io non posso vederli.
Sicuramente le follie che sto scrivendo potrebbero rientrare in uno dei post destinati ai Magnifici 5 (la vista, naturalmente), ma in questo caso l'argomento sarebbe troppo vasto per unirlo alla pagina di oggi e, soprattutto, per affrontarlo in un pieno pomeriggio digestivo.
Effettivamente è tutto il giorno che i miei momenti vengono scanditi dal colore: la stampa del poster sulla policromia, le foto al microscopio ottico scattate dalla tesista alle carotine colorate fatte qualche tempo fa, l'elaborazione digitale degli spettri di fluorescenza X, acquisiti sulle campiture cromatiche dell'opera analizzata lunedì.
E poi la mia bizzarra maglietta a pois sovrapposta alla canotta fucsia, il gazpacho meravigliosamente arancione, lo shampoo riflessante color rame che mi aspetta stasera dopo la palestra. Ecco subito un altro posto dove incontrerò un sacco di colore: i tappetini viola, le palle gialle e azzurre, la moquette verde, i pesi blu.
[...]
Che è successo?
Hai voglia di deliri sul colore, di occhi rossi, pensieri sconnessi, digestione faticosa...avevo (e ho ancora) la febbre!
Poca roba per carità e mi conosco abbastanza per darle un nome o per lo meno per intuirlo (crisi), però la maschera rame l'ho fatta lo stesso e ora ho una bella chioma fulva e luminosa, mentre, per tornare al viola, l'ho ritrovato nella tisana all'echinacea che ho bevuto poco fa. Dovrebbe favorire le difese immunitarie se non sbaglio, staremo a vedere.
Domani il convegno inizia sul serio e io spero di riuscire a sgusciare fuori dal letto prestino e a godermi i prossimi due giorni lontano dai muri freddi dell'ufficio, che poi sabato, se tutto va bene, ci si diverte davvero!

P.S. Ma se inventassi un altro progettino fotografico? Tipo se scegliessi un giorno alla settimana da dedicare al colore scattando foto tutte in tinta? Il venerdi? #fridayimincolorproject. Andata.

venerdì 22 agosto 2014

One leaf a day Project

Quest'anno è un anno senza progetti.
Un po' di quelli in cui speravo non è finito bene, altri sono in scadenza, altri ancora ho deciso che basta, se andranno sarò contenta e se non andranno sarò contenta uguale.
In compenso, nella mia totale sconclusionatezza, ho avviato mille cosine sul fai da te e sul riciclo creativo che ormai conoscete, perché le ho sbattute su questi schermi più e più volte con un poco di imbarazzo ma anche con un goccino di malcelato orgoglio.
Pure il piccolo progetto che presento stasera, chiamato One leaf a day Project come dice il titolo del post, non vuole essere altro che un modo per scandire le giornate, un po' troppo spesso simili uguali tra loro, comunque belle, ma con una marcia in più se ad accompagnarle ci starà una foglia. Anzi, novantanove foglie.
Perché proprio novantanove? Perché come mi ha detto oggi il vicino-vicino: "superate le 100 foto rompi il cazzo". Non fa una piega. Raccolti i preziosi consigli del sommo conoscitore in materia, radunate fantasia e passione per il fogliame in generale (dalle spine ai palmizi, amo tutto senza distinzione di sorta), acchiappato il cellulare e l'unico social su cui ancora bazzico assai (Instagram), ho iniziato.
Il primo scatto, in verità, è di ieri e lo testimonia il casino di descrizione spezzettata in mille commenti diversi nella quale ho tentato goffamente di spiegare i miei intenti. "Primo giorno di un progettino estemporaneo, 99 foto di foglie, una al giorno. Raccolte per strada, nel bosco, al parco. Trovate per caso, cadute in giardino, scivolate sotto il portone, nate per sbaglio. Fotografate vicino a me, possibilmente riconosciute, sicuramente amate". I cancelletti pensati sono #oneleafadayproject #day...(a seconda del giorno) #...(nome della foglia in questione, o presunto tale).
Poi potranno esserci frasi di accompagnamento, informazioni sulla foglia scelta, brani di canzoni, poesie, link utili. Insomma, l'idea (vaga ma moooolto romantica) è quella di accendere una lucetta su una protagonista del giorno, perché le foglie, oltre che bellissime, sono utili e ci possono spiegare un sacco di cose interessanti. La loro forma, il loro colore, la loro presenza, ma anche e soprattutto la loro assenza, sono tra gli aspetti più importanti della natura che ci sta intorno e che merita amore incondizionato. Sempre.
Quindi io partecipo, chi vuole seguirmi è il benvenuto, chi non vuole è benvenuto lo stesso. Evviva.
Questo è il link alla foglia di oggi, uno dei primi fiori che ho imparato a riconoscere e ad apprezzare. Lo trovate nei prati selvaggi e nei boschi umidi, dovete lasciarlo stare perché è protetto (e perché, in generale, i fiori stanno bene dove sono), potete seminarlo e crescerà rigoglioso, riproducendosi a suo piacimento, proprio come è successo a me.
Non scriverò un post al giorno, per ogni scatto, ma chi vorrà troverà le foglie che ho scelto sul mio profilo instagram, o nel loro ambiente naturale.