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giovedì 31 agosto 2017
"Little solutions all along the way"
Se avessi aspettato il momento giusto per scrivere questo post probabilmente non sarebbe arrivato mai.
Perciò mi sono obbligata (cosa che nel mondo dei blog credo sia solo inutile e dannosa), mi sono seduta, mi sono connessa e ho aperto la pagina di blogger "nuovo post". Sì perché di solito scrivo di getto, non faccio un documento di prova, butto tutto giù direttamente qui e chi si è visto si è visto.
Se i post di fine ferie erano pieni di positività e buoni propositi non posso dire lo stesso del rientro, immersa tra cose di lavoro e vita quotidiana. Un intoppo dietro l'altro, una difficoltà continua. Sono in burn out e non ho nemmeno ancora iniziato. Ad ogni modo migliorerà e non ho voglia di scrivere nulla che riguardi questo periodo.
Invece mi farebbe piacere riprendere il discorso lasciato sospeso l'ultima volta che ho pubblicato qualcosa: le sensazioni che i luoghi visitati questa estate mi hanno lasciato.
Sono state tante, sono state uniche e... non me le ricordo.
Ho fatto l'enorme errore (che continuo a perpetrare) di non appuntarmele tutte subito, manco fossi a corto di taccuini e quaderni di viaggio.
Quindi ora non so cosa tirare fuori, mi torna alla mente la farfalla scura che si è posata sul fiore-palla mentre aspettavo in macchina che Andrea guardasse gli orari del bus. La sensazione di essere in un libro mentre andavo a comprare i panini al chioschetto sul lago, forse nata dal fatto che questa estate ho letto moltissimo (ora, come al solito, mi sono bloccata) o forse nata dal fatto che, davvero, un posto del genere si pensa possa esistere solo tra le pagine di un romanzo.
Mi ricordo il colore dell'aria durante la passeggiata sulle Isole del Frioul, all'ora del tramonto, con i fiori secchi illuminati di arancione e i muri scrostati riscaldati dall'ultimo raggio di sole. Mi ricordo la luce bianca polverosa che filtra tra gli alberi nel Verdon, vicino alla casa dove abbiamo abitato.
Non ricordo molto, non ricordo quanto vorrei e nella necessità di fermare gli attimi mi riconosco in Vivian Maier, con l'urgenza di scattare una foto al momento, che non è un'inquadratura, ma è una sensazione.
Sono andata a vedere la mostra qualche giorno fa, di ritorno da una trasferta di lavoro. L'ho trovata bellissima, commovente fino alle lacrime che, lo so, detto da me vale poco (visto che piango sempre di fronte alle emozioni), ma giuro che è davvero meravigliosa. Ci tornerò, sicuramente e andrò a vedere il film su di lei, se ci riuscirò.
Nel frattempo, però, scrivo qui parte della didascalia espositiva che più mi ha colpita:
"Oggi, con i social media, siamo in grado di produrre immagini e con un semplice click di proiettarle in tutto il mondo. La fotografia è la prova massima di esistenza, e di fronte al talento di Vivian Maier e al desiderio di tenere per sé la propria attività di fotografa come una questione privata, restiamo smarriti e affascinati [...] Se era Vivian a scattare siamo noi ora a fare il resto; a colmare, più o meno arbitrariamente, di vita e di significati quelle immagini nate e conservate così gelosamente dalla sua autrice, accumulate perché potessero preservare la sua vita esattamente come lei la stava vivendo. Da sola"
Io, come tutti, non so quali fossero i sentimenti predominanti nella vita di Vivian Maier, ho letto che era un'accumulatrice piuttosto seriale, che non usciva mai senza macchina fotografica, che era francese per metà e che è morta in maniera banale.
So anche che oltre ai bellissimi scatti in bianco e nero ci sono immagini a colori, a fine mostra. Una parete intera è dedicata a dettagli giallo banana, esattamente come il nuovo muro della mia cucina, il bordo attorno alle piastrelle della zona in muratura, la nicchia della lavastoviglie, la caffettiera, i fiori di melone, la dymo...
Nella foto quassù, quindi, c'è il giallo di Vivian e ci sono io. Da sola.
P.S. Il titolo del post è tratto da uno dei video del corso di Tinkering che sto seguendo on line. La frase si riferisce alle caratteristiche che questa tipologia di apprendimento e insegnamento porta con sé: andare avanti passo per passo, senza fretta. Io non ne sono capace.
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Vivian Maier
domenica 15 maggio 2016
Un brusío di silenzio
Ogni cosa è isolata davanti ai miei sensi,
che l'accettano senza scomporsi: un brusío di silenzio.
Ogni cosa, nel buio, la posso sapere
come so che il mio sangue trascorre le vene.
Qualche giorno fa ho fatto un test. Uno di quelli stupidissimi che Facebook ogni tanto si ostina a propinarmi inutilmente. Questa volta mi sono lasciata incuriosire e ho provato: era legato al mio segno zodiacale e prometteva di rivelarmi a quale poesia fosse associato il Capricorno.
Per la cronaca, io non credo nell'astrologia e mi diverto unicamente a leggere l'oroscopo di Brezsny su Internazionale, il perché non lo so e non ho nemmeno voglia di chiedermelo. Forse mi pare intelligente, ironico e simbolico quanto basta per non trovarlo noioso e stupido.
Ad ogni modo, il fantomatico test ha dato come risultato le quattro righe che vedete quassù in corsivo. Si tratta di uno stralcio di Mania di solitudine, poesia per nulla facile e leggera di Cesare Pavese. Perché l'ho presa tanto sul serio da scriverne un post? Perché (santo cielo) mi ci sono ritrovata completamente. Leggendola tutta sono a disagio, riconosco bene ogni sensazione descritta ma non la sento sulla mia pelle. Quelle poche parole proposte dal test, però, sì.
Eccome.
Mi trovo spesso a ragionare da sola su quello che sarà di me, su come continuerà la mia vita, sulle possibilità lavorative che forse arriveranno o forse no, su una ipotetica famiglia del futuro che chissà se mai nascerà. Lo facciamo tutti, credo, a questa età.
Però, ultimamente, c'è una cosa che accade sempre più spesso e che lo sento, davvero, quanto mi faccia bene. Quella cosa è l'improvvisazione: alla ricerca della bellezza. Zero programmi, cento soddisfazione. Sono già cambiata molto, rispetto al passato in cui calendarizzavo ogni cosa, ora però mi lascio assai spesso trasportare dagli eventi.
Una delle ultime occasioni è capitata il week end scorso, a Bologna, quando mi sono ritrovata per caso un giorno in più su una tabella di marcia inaspettata e questa modifica, prima presa malissimo e maledetta per un pomeriggio intero, è diventata, semplicemente, un'opportunità. Siamo andati a visitare la mostra di Hopper ma, cosa ancora più improvvisata, ci siamo arrampicati fino lassù, al Santuario di San Luca. Andateci, a piedi mi raccomando, percorrendo gli infiniti portici in salita, tra gente che corre, marcia, chiacchiera e fotografa.
Siamo riusciti a fare una gita nella gita: che bellezza!
Ieri mattina, per occupare al meglio un sabato pre lavorativo abbiamo finalmente visto la mostra di Salgado e poi ci siamo persi per i vicoli della nostra città dove, di nuovo inaspettatamente (forse nemmeno troppo, conoscendomi), sono riuscita a comprare un maglione, una borsa, un vestito e un dinosauro di plastica con diciannove euro al mercatino di quartiere. Se non è un'occasione questa!
L'ultima opportunità improvvisa, colta al volo sul bus mentre tornavo dalla visita a una nuova vita appena arrivata, la vedete quassù: il tramonto su Genova di ieri sera. La foto non è mia, ovviamente, visto che mentre il cielo si faceva giallo zabaione io mi lasciavo sballottare beata dal diciassette barrato, immersa nel mio solito brusío di silenzio. Però, appena ho capito cosa stava succedendo, gli ho mandato un messaggio: "fai un po' una foto al tramonto, immagino sia bellissimo".
Lui l'ha fatta.
E me l'ha mandata.
P.S. Lo scatto è di Andrea.
martedì 12 aprile 2016
Chi si ferma è perduto
Non c'è proprio verso, di farmi stare ferma.
Se non è una camminata è una passeggiata, se non è una corsa è una maratona fotografica.
Ecco quindi quello che ho fatto domenica scorsa: per la prima volta in vita mia ho partecipato all'Italia Photo Marathon, nella sua tappa genovese, e mi sono divertita moltissimo.
Devo ammettere che il livello di stanchezza finale era paragonabile a quello di una qualsiasi giornata di trekking, dopotutto abbiamo vagato per la città dalle 9 alle 18, un po' di male ai piedi credo fosse più che giustificato!
Come si svolge questa cosa della maratona? Così:
Ci si riunisce tutti in Piazza De Ferrari (eravamo più di mille, un esercito), ci si registra (io avevo già effettuato l'iscrizione on line, ma occorre comunque fare la fila per essere assegnati a un numerino e ricevere maglia e zainetto) e si attendono i primi tre temi sui quali basare altrettanti scatti.
La "chiamata" dei temi viene ripetuta altre due volte nel corso della giornata, per un totale di nove argomenti chiave. Ogni tappa prevede la consegna di un cartoncino con su scritti i temi, ma in realtà è un'ottima occasione per riposarsi un momento.
La bellezza di vivere in centro storico è stata anche la possibilità di passare un attimo da casa e sfruttare al massimo gli anziani del quartiere per chiedere consigli sui luoghi più adatti dove scattare fotografie. Via di corsa sulle mura del Barbarossa, o sulla collina di Castello, un salto al mio amatissimo chiostro e mille giri tra vicoli, spicchi di cielo, reti arrotolate, alberi cittadini, riflessi potenti e strade puzzolenti.
I temi scelti quest'anno sono:
1. Il mio regno
2. City life
3. Punta in alto
4. Che combinazione!
5. L'ingrediente segreto
6. Goccia di splendore
7. Cosa c'è dietro
8. I Rolli
9. La voce del mare
Non è stato affatto semplice trovare l'ispirazione, soprattutto in alcuni casi. I Rolli per esempio, così tanto fotografati, visitati da poco, quasi tutti chiusi mi hanno dato un bel po' di filo da torcere, fino a che un vicolo buio, un punto di vista diverso dal solito, e una coppia di colori super saturi hanno risolto la situazione.
Certi temi, invece, mi sono arrivati addosso all'improvviso, come Punta in alto o Che combinazione!, due scene inaspettate che sembravano non attendere altro che essere immortalate.
Credo che presto verranno caricate on line le foto di tutti, suddivise per profilo o per tema, non lo so, magari metto il link nel prossimo post. Di sicuro consiglio a tutti gli appassionati di fotografia di non perdersi questo evento perché è un'occasione per camminare tanto e imparare a guardare la propria città con un occhio nuovo.
Se non è una camminata è una passeggiata, se non è una corsa è una maratona fotografica.
Ecco quindi quello che ho fatto domenica scorsa: per la prima volta in vita mia ho partecipato all'Italia Photo Marathon, nella sua tappa genovese, e mi sono divertita moltissimo.
Devo ammettere che il livello di stanchezza finale era paragonabile a quello di una qualsiasi giornata di trekking, dopotutto abbiamo vagato per la città dalle 9 alle 18, un po' di male ai piedi credo fosse più che giustificato!
Come si svolge questa cosa della maratona? Così:
Ci si riunisce tutti in Piazza De Ferrari (eravamo più di mille, un esercito), ci si registra (io avevo già effettuato l'iscrizione on line, ma occorre comunque fare la fila per essere assegnati a un numerino e ricevere maglia e zainetto) e si attendono i primi tre temi sui quali basare altrettanti scatti.
La "chiamata" dei temi viene ripetuta altre due volte nel corso della giornata, per un totale di nove argomenti chiave. Ogni tappa prevede la consegna di un cartoncino con su scritti i temi, ma in realtà è un'ottima occasione per riposarsi un momento.
La bellezza di vivere in centro storico è stata anche la possibilità di passare un attimo da casa e sfruttare al massimo gli anziani del quartiere per chiedere consigli sui luoghi più adatti dove scattare fotografie. Via di corsa sulle mura del Barbarossa, o sulla collina di Castello, un salto al mio amatissimo chiostro e mille giri tra vicoli, spicchi di cielo, reti arrotolate, alberi cittadini, riflessi potenti e strade puzzolenti.
I temi scelti quest'anno sono:
1. Il mio regno
2. City life
3. Punta in alto
4. Che combinazione!
5. L'ingrediente segreto
6. Goccia di splendore
7. Cosa c'è dietro
8. I Rolli
9. La voce del mare
Non è stato affatto semplice trovare l'ispirazione, soprattutto in alcuni casi. I Rolli per esempio, così tanto fotografati, visitati da poco, quasi tutti chiusi mi hanno dato un bel po' di filo da torcere, fino a che un vicolo buio, un punto di vista diverso dal solito, e una coppia di colori super saturi hanno risolto la situazione.
Certi temi, invece, mi sono arrivati addosso all'improvviso, come Punta in alto o Che combinazione!, due scene inaspettate che sembravano non attendere altro che essere immortalate.
Credo che presto verranno caricate on line le foto di tutti, suddivise per profilo o per tema, non lo so, magari metto il link nel prossimo post. Di sicuro consiglio a tutti gli appassionati di fotografia di non perdersi questo evento perché è un'occasione per camminare tanto e imparare a guardare la propria città con un occhio nuovo.
domenica 21 febbraio 2016
Mari e Monti
Quarantotto, le ore di un week end.
Otto, le ore trascorse al mare.
Sette, le ore trascorse dormendo.
Di nuovo otto, le ore trascorse in montagna.
Inizio questo post così, seduta al tavolo del rifugio, con la tovaglia a quadretti rossi e la stufa ancora tiepida.
Ieri mattina sono andata all'Acquario e sono rimasta lì fino a metà pomeriggio. Non ci tornavo, secondo me, da quando ha aperto e meditavo da un bel po' di visitarlo di nuovo. Quindi, appena si è presentata questa opportunità non me la sono lasciata scappare. In occasione del battesimo di tre cuccioli nati da poco, infatti, l'ufficio stampa ha invitato alcuni instagramers e bloggers per coprire l'evento a livello mediatico, proponendo loro un tour un po' speciale, differente dal percorso canonico.
Oltre a presenziare alla festa per Striscia, Tino e Indy, siamo stati accompagnati nel "dietro le quinte" dell'Acquario, dove abbiamo potuto osservare quello che quotidianamente accade lontano dagli occhi dei visitatori. Tubature enormi, filtri, nursery per minuscoli cavallucci marini, vasche piene di meduse di ogni età, stanze di monitoraggio delle tartarughe e tantissime altre curiosità che non avevo minimamente idea esistessero.
Cos'altro ho fatto? Ho visto l'addestramento dei delfini.
E, nonostante la mia proverbiale fatica davanti ad animali che rispondono così automaticamente alle richieste di un essere umano, le spiegazioni sul concetto di gioco e sulla vita in cattività mi hanno aiutata a comprendere e apprezzare anche questa parte del tour. Tra i cuccioli in odore di battesimo c'era Striscia, piccolo squalo zebra, che però a righe lo nasce soltanto: ora, in verità, è un meraviglioso animale a pois!
La tappa che mi è piaciuta di più è stata sicuramente quella davanti a Tino, cucciolo di lamantino timido e talmente tenero che me lo sarei portato subito a casa, se solo fosse possibile tenere un cucciolo di lamantino in casa. Purtroppo, poco prima della festa per Indy sono dovuta scappare al Museo del Mare, dove i bimbi del mercoledì mi aspettavano per visitare insieme la mostra dei loro lavori sul mondo marino e per partecipare alla premiazione.
Ieri è stato un giorno lungo, un giorno di mare. E oggi?
Oggi mi hanno accolta i monti, perché insieme ai vicini fotografi sono andata qui. Abbiamo deciso di partecipare soltanto all'ultimo minuto, anche se l'idea ci aveva stuzzicato fin da subito.
Perciò, questa mattina presto siamo partiti armati di macchine fotografiche e speranza e siamo arrivati al Rifugio Pratorotondo in tempo per un tè caldo e per una marea di bianchissima e compattissima nebbia. Un muro di latte che non ci ha mai abbandonati, per tutto il giorno, tra i faggi, i prati, i sentieri, le rocce e i cespugli.
Nebbia, nebbia e ancora nebbia.
Obiettivi fradici, fotocamere nascoste dentro la giacca, piedi nel fango, nella neve e nel ghiaccio, dita congelate.
Abbiamo sperato in un raggio di sole che ci aiutasse un pochino, giusto per scattare una foto che sapesse davvero di paesaggio e che non si limitasse a sagome nere, rami soffusi, gocce appese per miracolo e foglie secche... ma non è mai arrivato.
Non ci siamo minimamente fatti scoraggiare e abbiamo partecipato al concorso, condendo il tutto con taglierini, polenta e salsiccia. Non abbiamo vinto ma ci siamo lo stesso divertiti un sacco.
Dopotutto, se ci fossimo lasciati abbattere e fossimo rientrati subito a casa, quando avrei imparato a fare foto nella nebbia?
Probabilmente mai.
In questi due giorni super intensi sono stata fortunatissima, perché il caso mi ha regalato delle belle opportunità. Ora sono stanca morta ma felice, una delle sensazioni che senza dubbio amo di più.
venerdì 29 gennaio 2016
Thismustbetheblog #6: East Market Milano
Ho iniziato l'avventura di Thismustbetheblog nella primavera scorsa, visitando la splendida Erboristeria di Valeria e conoscendo finalmente dal vivo questa ragazza bellissima, gentile e dallo stile unico che ogni giorno regala foto, ispirazioni e poesia dal suo canale Instagram e dalla sua pagina Facebook.
Il viaggio è proseguito incontrando un'altra Valeria, L'inventore di mostri, con la quale è nata una bella unione a distanza, di quelle che ti fanno pensare che là fuori c'è qualcuno di simile a te, lontano ma vicino.
Poi ho trascorso una giornata in barca insieme a due meraviglie, Cinzia e Paola: con loro gli incontri sono più facili e frequenti (una vive nella mia città e fa un lavoro che in qualche modo ruota attorno a me e l'altra mi viene a trovare un sacco di volte!).
Il tour di Thismustbetheblog era fermo da questa estate, quando La Effe è passata da Genova, tornando da una vacanza al nord, con tutta la sua famiglia. Che bello è stato guardarci negli occhi per la prima volta e riconoscerci senza alcuna fatica!
Visto che ho deciso sin da subito che questi momenti di condivisione non avrei dovuto cercarli per forza ma, semplicemente, lasciare che accadessero, ho aspettato con pazienza fino a domenica scorsa, quando grazie all'East Market di Milano ho fatto il pieno di nuove blogger conosciute di persona. Non era preventivato: con il vicino-vicino abbiamo deciso venerdì di prendere su e andare a visitare la Mostra di Gabriele Basilico nella bellissima area di Porta Nuova, provando a vedere anche quella di Vivian Maier nonostante le code chilometriche e trascorrendo la mattina qui.
Premesso che la mostra di Basilico allo spazio Unicredit è bellissima e che quella della Maier, come previsto, siamo riusciti solo a sbirciarla dall'esterno a causa della fila, la mattina a Lambrate tra bancarelle vintage ed espositori handmade è stata una figata pazzesca. Avevo scoperto, quando ancora ero a casa immersa nel mio divano sputa ospiti, che ci sarebbero state Pretty in Mad, Demodé Lovely Things e Petit Pois Rose, tutte crafter bravissime che seguo da molto tempo. Appena sono riuscita a ritagliare un minuto alla voglia di perdermi tra gli scaffali e comprare tutto (fenicotteri rosa compresi) sono andata a conoscere queste tre ragazze e a regalarmi una creazione di ognuna di loro. Clara, Erika e Silvia non sono solo brave, sono anche molto gentili e mi hanno accolta con tanta premura! EriKa mi ha fatto scegliere gli orecchini a bottone che mi piacevano di più con pazienza e sorrisi, Clara ha cucito sul momento una Claratterina verde apposta per me e Silvia mi ha salutata con un abbraccio pieno di calore.
Mentre curiosavo tra gli zaini, le fasce e le pochette di Pretty in Mad ho conosciuto anche Giui, un'altra (non)artista bravissima che non potete proprio perdervi: trovate qui e qui il suo blog e il suo profilo Instagram.
Alla fine di questa lunga giornata, dopo tredici ora di camminate, stimoli, emozioni e foto, sono tornata a casa morta stecchita e mi sono accorta di aver portato con me un Thismustbetheblog bello da matti, quasi come il Bosco Verticale che vedete quassù.
Perché quando c'è bosco c'è gioia!
Il viaggio è proseguito incontrando un'altra Valeria, L'inventore di mostri, con la quale è nata una bella unione a distanza, di quelle che ti fanno pensare che là fuori c'è qualcuno di simile a te, lontano ma vicino.
Poi ho trascorso una giornata in barca insieme a due meraviglie, Cinzia e Paola: con loro gli incontri sono più facili e frequenti (una vive nella mia città e fa un lavoro che in qualche modo ruota attorno a me e l'altra mi viene a trovare un sacco di volte!).
Il tour di Thismustbetheblog era fermo da questa estate, quando La Effe è passata da Genova, tornando da una vacanza al nord, con tutta la sua famiglia. Che bello è stato guardarci negli occhi per la prima volta e riconoscerci senza alcuna fatica!
Visto che ho deciso sin da subito che questi momenti di condivisione non avrei dovuto cercarli per forza ma, semplicemente, lasciare che accadessero, ho aspettato con pazienza fino a domenica scorsa, quando grazie all'East Market di Milano ho fatto il pieno di nuove blogger conosciute di persona. Non era preventivato: con il vicino-vicino abbiamo deciso venerdì di prendere su e andare a visitare la Mostra di Gabriele Basilico nella bellissima area di Porta Nuova, provando a vedere anche quella di Vivian Maier nonostante le code chilometriche e trascorrendo la mattina qui.
Premesso che la mostra di Basilico allo spazio Unicredit è bellissima e che quella della Maier, come previsto, siamo riusciti solo a sbirciarla dall'esterno a causa della fila, la mattina a Lambrate tra bancarelle vintage ed espositori handmade è stata una figata pazzesca. Avevo scoperto, quando ancora ero a casa immersa nel mio divano sputa ospiti, che ci sarebbero state Pretty in Mad, Demodé Lovely Things e Petit Pois Rose, tutte crafter bravissime che seguo da molto tempo. Appena sono riuscita a ritagliare un minuto alla voglia di perdermi tra gli scaffali e comprare tutto (fenicotteri rosa compresi) sono andata a conoscere queste tre ragazze e a regalarmi una creazione di ognuna di loro. Clara, Erika e Silvia non sono solo brave, sono anche molto gentili e mi hanno accolta con tanta premura! EriKa mi ha fatto scegliere gli orecchini a bottone che mi piacevano di più con pazienza e sorrisi, Clara ha cucito sul momento una Claratterina verde apposta per me e Silvia mi ha salutata con un abbraccio pieno di calore.
Mentre curiosavo tra gli zaini, le fasce e le pochette di Pretty in Mad ho conosciuto anche Giui, un'altra (non)artista bravissima che non potete proprio perdervi: trovate qui e qui il suo blog e il suo profilo Instagram.
Alla fine di questa lunga giornata, dopo tredici ora di camminate, stimoli, emozioni e foto, sono tornata a casa morta stecchita e mi sono accorta di aver portato con me un Thismustbetheblog bello da matti, quasi come il Bosco Verticale che vedete quassù.
Perché quando c'è bosco c'è gioia!
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sabato 23 gennaio 2016
Giorni, gocce e foglie gentili
Questi, per me, sono giorni gentili.
È un periodo di impegni nuovi che devo ancora imparare a gestire e su cui ho deciso di provare a investire comunque, nonostante le incertezze, gli ostacoli inevitabili e non dipendenti da me, le difficoltà.
Ho iniziato il ciclo di laboratori in una primaria: quattordici bambini curiosi, vivaci quanto basta per tenere la mia attenzione costantemente vigile, educati anche nei momenti di maggiore entusiasmo. Per ora, preparare i materiali per andare da loro e trascorrere un pomeriggio di scienza e creatività è solamente un piacere.
Oggi, invece, mi sono dedicata al mio nuovo lavoro: ho passato la giornata al Cimitero Monumentale di Staglieno, il posto dove in futuro starò probabilmente più a lungo (e non solo da morta :-/). Siamo andati lì per l'ora di pranzo, con l'intento di scattare le prime foto per realizzare le schede diagnostiche, ma alla fine ci siamo lasciati inghiottire da viali, cipressi, gallerie, scalette e ne siamo usciti giusto in tempo per evitare di rimanere chiusi dentro. Che, detto tra noi, non deve essere propriamente una cosa divertente.
Stare tutto il giorno lì ha sortito il solito effetto: ogni oretta mi prendeva lo sconforto, mi veniva tristezza, mi facevo buia buia e poi, così come era arrivato, il malumore se ne andava. Chissà se a forza di trascorrere ore tra le tombe questa cosa prima o poi finirà (ecco il progetto a cui parteciperò).
Ad ogni modo sono felice, perché quello che per anni è stato un lavoro, la materia dei miei studi, l'argomento di due tesi e di tanti pomeriggi sui libri, potrebbe di nuovo essere la mia occupazione principale, almeno per un po'.
I giorni gentili sono gentili perché sono anche giorni ragionati. Passo ore su ore a lavorare, a scrivere, a inviare e-mail, a organizzare riunioni e a volte mi accorgo di aver pranzato davanti al pc. So che così non si fa e, nell'attesa di trovare un ritmo buono e giusto ho provato a dedicare un giorno ogni tanto al relax. Che magari ha significato pulire casa, ma che a volte, invece, è stato passeggiare con Cindy negli angoli preferiti della città, trascorrere qualche ora con mamma e Agata, dormicchiare leggendo un libro sul divano.
E poi c'è il corso di stampa 3D il lunedì sera, lo spettacolo di Celestini proprio ieri e domani si va niente popò di meno che all'East Market di Milano, con mostre di Basilico e Maier annesse.
Sono queste le ragioni per cui scrivo meno quaggiù, ma non solo: come forse ho già detto, il fatto che scrivere sia diventato un mezzo lavoro, rende meno spontaneo l'aggiornamento del blog. Non so che farci ma è così, magari sarà una cosa passeggera, magari no. Chissà.
Nel frattempo ho avuto l'immenso piacere di vedere la prima bozza grafica del mio libro e chissà che questo anno bisestile non porti con sé anche la pubblicazione; io tengo le dita incrociate!
Le ultime due cose che voglio condividere sono i soliti progetti strambi in cui mi imbatto, mi lascio coinvolgere e mi fisso finché non ho raggiunto l'obiettivo prefissato: il primo è questa meravigliosa iniziativa di Tulimami, ispirata a sua volta da Dear Stranger, a tea for a day! e ripresa da moltissime altre blogger e crafter come La casa degli Antouche e la cara Effe. Io, naturalmente, ho abbracciato l'idea con tutto l'entusiasmo possibile e, un po' per gioco, un po' per mettere alla prova la mia novella passione per i timbri hand made, ho fatto nascere le #fogliegentili. Cosa sono? Queste (e queste o queste). Sono biglietti di carta morbida su cui stampo a mano una foglia, inseriti in una piccola busta con l'albero, il primo stampo che ho costruito utilizzando un vecchio kit da intaglio di mio papà. Ogni biglietto viene casualmente abbandonato dove capita, per ora i posti prescelti sono stati i bagni pubblici di una stazione e lo scompartimento di un treno. Chissà chi avrà trovato la foglia gentile, e chissà se sarà finita dritta dritta nella spazzatura oppure no.
Il secondo progetto che proverò a portare a termine quest'anno è ritrovare la mia penfriend, una ragazza inglese dal nome più comune d'Inghilterra con la quale mi scrivevo a dodici anni. Sarà un'impresa, ma ho la speranza che con una buona dose di fortuna, l'aiuto dei social network e la perseveranza che in questi casi mi contraddistingue... ce la farò!
È un periodo di impegni nuovi che devo ancora imparare a gestire e su cui ho deciso di provare a investire comunque, nonostante le incertezze, gli ostacoli inevitabili e non dipendenti da me, le difficoltà.
Ho iniziato il ciclo di laboratori in una primaria: quattordici bambini curiosi, vivaci quanto basta per tenere la mia attenzione costantemente vigile, educati anche nei momenti di maggiore entusiasmo. Per ora, preparare i materiali per andare da loro e trascorrere un pomeriggio di scienza e creatività è solamente un piacere.
Oggi, invece, mi sono dedicata al mio nuovo lavoro: ho passato la giornata al Cimitero Monumentale di Staglieno, il posto dove in futuro starò probabilmente più a lungo (e non solo da morta :-/). Siamo andati lì per l'ora di pranzo, con l'intento di scattare le prime foto per realizzare le schede diagnostiche, ma alla fine ci siamo lasciati inghiottire da viali, cipressi, gallerie, scalette e ne siamo usciti giusto in tempo per evitare di rimanere chiusi dentro. Che, detto tra noi, non deve essere propriamente una cosa divertente.
Stare tutto il giorno lì ha sortito il solito effetto: ogni oretta mi prendeva lo sconforto, mi veniva tristezza, mi facevo buia buia e poi, così come era arrivato, il malumore se ne andava. Chissà se a forza di trascorrere ore tra le tombe questa cosa prima o poi finirà (ecco il progetto a cui parteciperò).
Ad ogni modo sono felice, perché quello che per anni è stato un lavoro, la materia dei miei studi, l'argomento di due tesi e di tanti pomeriggi sui libri, potrebbe di nuovo essere la mia occupazione principale, almeno per un po'.
I giorni gentili sono gentili perché sono anche giorni ragionati. Passo ore su ore a lavorare, a scrivere, a inviare e-mail, a organizzare riunioni e a volte mi accorgo di aver pranzato davanti al pc. So che così non si fa e, nell'attesa di trovare un ritmo buono e giusto ho provato a dedicare un giorno ogni tanto al relax. Che magari ha significato pulire casa, ma che a volte, invece, è stato passeggiare con Cindy negli angoli preferiti della città, trascorrere qualche ora con mamma e Agata, dormicchiare leggendo un libro sul divano.
E poi c'è il corso di stampa 3D il lunedì sera, lo spettacolo di Celestini proprio ieri e domani si va niente popò di meno che all'East Market di Milano, con mostre di Basilico e Maier annesse.
Sono queste le ragioni per cui scrivo meno quaggiù, ma non solo: come forse ho già detto, il fatto che scrivere sia diventato un mezzo lavoro, rende meno spontaneo l'aggiornamento del blog. Non so che farci ma è così, magari sarà una cosa passeggera, magari no. Chissà.
Nel frattempo ho avuto l'immenso piacere di vedere la prima bozza grafica del mio libro e chissà che questo anno bisestile non porti con sé anche la pubblicazione; io tengo le dita incrociate!
Le ultime due cose che voglio condividere sono i soliti progetti strambi in cui mi imbatto, mi lascio coinvolgere e mi fisso finché non ho raggiunto l'obiettivo prefissato: il primo è questa meravigliosa iniziativa di Tulimami, ispirata a sua volta da Dear Stranger, a tea for a day! e ripresa da moltissime altre blogger e crafter come La casa degli Antouche e la cara Effe. Io, naturalmente, ho abbracciato l'idea con tutto l'entusiasmo possibile e, un po' per gioco, un po' per mettere alla prova la mia novella passione per i timbri hand made, ho fatto nascere le #fogliegentili. Cosa sono? Queste (e queste o queste). Sono biglietti di carta morbida su cui stampo a mano una foglia, inseriti in una piccola busta con l'albero, il primo stampo che ho costruito utilizzando un vecchio kit da intaglio di mio papà. Ogni biglietto viene casualmente abbandonato dove capita, per ora i posti prescelti sono stati i bagni pubblici di una stazione e lo scompartimento di un treno. Chissà chi avrà trovato la foglia gentile, e chissà se sarà finita dritta dritta nella spazzatura oppure no.
Il secondo progetto che proverò a portare a termine quest'anno è ritrovare la mia penfriend, una ragazza inglese dal nome più comune d'Inghilterra con la quale mi scrivevo a dodici anni. Sarà un'impresa, ma ho la speranza che con una buona dose di fortuna, l'aiuto dei social network e la perseveranza che in questi casi mi contraddistingue... ce la farò!
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domenica 22 novembre 2015
La tempesta perfetta
Nelle ultime settimane mi sono accorta di una cosa.
Mi sono accorta che non ho (più) molto da dire su questo blog.
Anche le visualizzazioni parlano chiaro, comincio ad essere stufa e a stufare. Magari è un momento passeggero, magari non lo è.
In realtà, forse non ho (più) molto da dire in generale, anche nella camera gialla le sedute scorrono lente e silenziose, ma qui specialmente mi pare di riempire pagine giusto perché vanno riempite.
Ma vanno riempite per chi? Per cosa?
Per me, ne sono sempre stata convinta. E lo sono ancora.
A patto che non diventi un obbligo, soprattutto ora che, lo posso proprio dire, il mio lavoro è scrivere (nel senso che mi pagano per farlo). Non so quanto durerà, non so nemmeno se siano effettivamente due cose collegate, sta di fatto che per ora è così.
È buffo, perché per la verità ho pensato molto a questo post e lo sto scrivendo con urgenza, seduta per terra, sul lungomare, circondata da biciclette, pattini e skateboard che mi sfrecciano attorno. Il cielo è azzurro e fa caldo nonostante questa notte sia passata la tempesta perfetta: un vento incredibile, mostruosamente amplificato dalla bella pensata dei vicini di sopra di lasciare le persiane aperte senza fissarle ai ganci. Tre ore buone di colpi continui, ma anche di vasi volati, scarpe e vestiti sparsi in piazza, pioggia ghiacciata e pezzi di vita che rotolavano nei vicoli senza luce.
È domenica e dopo la tempesta è uscito un sole bellissimo, l'aria è più fredda (finalmente) e nelle ultime ventiquattro ore ho fatto alcune delle cose che più amo fare in assoluto, compreso scrivere. Ho cucinato, chiacchierato, camminato, raccolto foglie, riso, scattato foto. Le foto, se tutto va bene, andrò pure a vederle tra poco, a Palazzo Ducale, provando per la terza volta in due giorni a visitare la mostra di Brassaï. So già che mi piacerà, perché racchiuderà la Francia e parlerà d'amore. D'amore per il mondo e per i piccoli incontri quotidiani, quelli che capitano spesso e che dobbiamo fissare bene nella memoria, concentrandoci.
Pausa, si torna indietro verso il centro.
Riprendo a scrivere che è quasi l'ora di cena, sul divano di casa. La mostra l'ho vista ed è bellissima. Ho letto i pannelli scritti in francese, mi sono persa tra le fotografie di una città che sta nel mio cuore senza essere mai stata nei miei occhi e ho ripensato ai piccoli incontri quotidiani di oggi. Eccoli:
- I frutti lilla del ginkgo biloba (che non sapevo nemmeno esistessero), sparsi sul prato
- La cascata del parchetto di nuovo attiva, con la grotta percorribile. Quando ci entri sei diviso a strisce dalle ombre delle rocce e dalla luce che filtra attraverso l'acqua
- La mia città a strati: gli alberi in autunno, le case, le navi incastrate tra i palazzi, ancora le case e la neve sui monti lontani
- Un ragazzo disabile a braccetto con un uomo troppo vecchio per essere suo padre e troppo in forze, ancora, per essere suo nonno. Sembrava si reggessero a vicenda e sembravano stanchi, disorientati, davanti a me che invece camminavo verso il mare, spedita e maledettamente fortunata
- Il sole sul pelo dell'acqua, talmente forte da farmi male agli occhi
- I ragazzi che suonano i tamburi sotto i portici
- Questa foto di Brassaï
Mi sono accorta che non ho (più) molto da dire su questo blog.
Anche le visualizzazioni parlano chiaro, comincio ad essere stufa e a stufare. Magari è un momento passeggero, magari non lo è.
In realtà, forse non ho (più) molto da dire in generale, anche nella camera gialla le sedute scorrono lente e silenziose, ma qui specialmente mi pare di riempire pagine giusto perché vanno riempite.
Ma vanno riempite per chi? Per cosa?
Per me, ne sono sempre stata convinta. E lo sono ancora.
A patto che non diventi un obbligo, soprattutto ora che, lo posso proprio dire, il mio lavoro è scrivere (nel senso che mi pagano per farlo). Non so quanto durerà, non so nemmeno se siano effettivamente due cose collegate, sta di fatto che per ora è così.
È buffo, perché per la verità ho pensato molto a questo post e lo sto scrivendo con urgenza, seduta per terra, sul lungomare, circondata da biciclette, pattini e skateboard che mi sfrecciano attorno. Il cielo è azzurro e fa caldo nonostante questa notte sia passata la tempesta perfetta: un vento incredibile, mostruosamente amplificato dalla bella pensata dei vicini di sopra di lasciare le persiane aperte senza fissarle ai ganci. Tre ore buone di colpi continui, ma anche di vasi volati, scarpe e vestiti sparsi in piazza, pioggia ghiacciata e pezzi di vita che rotolavano nei vicoli senza luce.
È domenica e dopo la tempesta è uscito un sole bellissimo, l'aria è più fredda (finalmente) e nelle ultime ventiquattro ore ho fatto alcune delle cose che più amo fare in assoluto, compreso scrivere. Ho cucinato, chiacchierato, camminato, raccolto foglie, riso, scattato foto. Le foto, se tutto va bene, andrò pure a vederle tra poco, a Palazzo Ducale, provando per la terza volta in due giorni a visitare la mostra di Brassaï. So già che mi piacerà, perché racchiuderà la Francia e parlerà d'amore. D'amore per il mondo e per i piccoli incontri quotidiani, quelli che capitano spesso e che dobbiamo fissare bene nella memoria, concentrandoci.
Pausa, si torna indietro verso il centro.
Riprendo a scrivere che è quasi l'ora di cena, sul divano di casa. La mostra l'ho vista ed è bellissima. Ho letto i pannelli scritti in francese, mi sono persa tra le fotografie di una città che sta nel mio cuore senza essere mai stata nei miei occhi e ho ripensato ai piccoli incontri quotidiani di oggi. Eccoli:
- I frutti lilla del ginkgo biloba (che non sapevo nemmeno esistessero), sparsi sul prato
- La cascata del parchetto di nuovo attiva, con la grotta percorribile. Quando ci entri sei diviso a strisce dalle ombre delle rocce e dalla luce che filtra attraverso l'acqua
- La mia città a strati: gli alberi in autunno, le case, le navi incastrate tra i palazzi, ancora le case e la neve sui monti lontani
- Un ragazzo disabile a braccetto con un uomo troppo vecchio per essere suo padre e troppo in forze, ancora, per essere suo nonno. Sembrava si reggessero a vicenda e sembravano stanchi, disorientati, davanti a me che invece camminavo verso il mare, spedita e maledettamente fortunata
- Il sole sul pelo dell'acqua, talmente forte da farmi male agli occhi
- I ragazzi che suonano i tamburi sotto i portici
- Questa foto di Brassaï
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domenica 26 aprile 2015
Pinhole Day 2015
Oggi è la giornata mondiale della fotografia stenopeica. Eh?
Oggi è il world pinhole day 2015. Eh?
Oggi si celebra un modo tutto particolare, romantico e creativo di scattare foto.
Potete trovare molte informazioni in merito on line. Qui c'è il sito ufficiale, qui un po' di dati e qui un sacco di tutorial per costruire la vostra macchina fotografica stenopeica.
La mia la vedete nell'immagine quassù: una scatola di latta che un tempo conteneva un orologio e che questa mattina è diventata la mia analogica di fiducia (presto pubblicherò anche i timidi scatti). Insieme al vicino-vicino ho partecipato al workshop organizzato dai ragazzi di Totem Collective Studio, gli stessi che hanno sviluppato le foto in pellicola scaduta che vi ho mostrato nell'ultimo post, gli stessi da cui ho frequentato due corsi di fotografia, divertendomi un sacco e imparando pure qualcosa.
Raccontare del Pinhole Day 2015 è stato in realtà un pretesto per scrivere una serie di cose che vorrei fare nel prossimo futuro, magari non proprio immediato, ma diciamo prossimo mantenendoci larghi. Una sorta di wishlist insomma.
Perché ho questa lista in mente? Perché sono stata male. Nelle ultime settimane di semi silenzio ho combattuto (e quasi vinto) contro una broncopolmonite un tantino stronza. Inutile tornare sui sintomi che mi trascinavo da mesi (e che inesorabilmente venivano catalogati come attacchi d'ansia), ora non resta che evitare ricadute e provare a uscirne definitivamente, visto che proprio a posto ancora non sto.
Insomma che negli ultimi giorni di clausura (e rabbia) ho partorito uno dei miei elenchi, nel tentativo di spostare l'attenzione su qualcosa di bello e possibile.
- Voglio andare dal parrucchiere e ravvivare il rosso dei capelli (ehm, questo desiderio l'ho già esaudito)
- Voglio andare dall'estetista e concedermi qualcosa di più che la solita ceretta
- Voglio ricominciare a correre e fare sport, visto che sono immobile da almeno due settimane
- Voglio comprarmi un costume bello. Ma bello davvero, di quelli che durano due, tre, quattro estati senza diventare molli, scoloriti e tristi (l'avrei pure già individuato, non costasse 90 euro)
- Voglio tornare a cena qui
- Voglio vedere almeno tre mostre: questa, questa e questa
- Voglio riuscire a iscrivermi qui
- Voglio sfruttare l'occasione offerta dall'ultimo desiderio per trascorrere minimo due ore qui dentro (sto già immaginando tutto quello che comprerò)
- Voglio informarmi sul corso di ceramica della parrocchia vicino casa (almeno informarmi, dai)
- Voglio cavalcare l'onda della convalescenza per rallentare e leggere e dedicarmi all'handmade come ho fatto negli ultimi giorni
- Voglio tornare a Bergamo Alta e andare qui, perché l'unica volta che ci sono stata questo splendido negozio era chiuso e soltanto mesi dopo, seguendo per caso su instagram il profilo di MysticFlaminga7, ho scoperto che mi stavo perdendo proprio tra gli stessi vestiti e accessori che avevo intravisto in quella vetrina spenta
- Voglio riuscire a partecipare a un Bookeater Club di Zelda
- Voglio andare al mare e stare con la mia gatta per interi pomeriggi (questa, me ne rendo conto, è un'utopia. Perché devo, seppur poco ahimè, lavorare e perché la mia gatta non passerebbe mai interi pomeriggi con qualcuno)
- Voglio attivare una carta prepagata, pur sapendo che questo mi condurrà brevemente alla morte per stenti
- Voglio programmare un piccolo viaggio
- Voglio andare a un concerto figo
- Voglio ridere assai
Oggi è il world pinhole day 2015. Eh?
Oggi si celebra un modo tutto particolare, romantico e creativo di scattare foto.
Potete trovare molte informazioni in merito on line. Qui c'è il sito ufficiale, qui un po' di dati e qui un sacco di tutorial per costruire la vostra macchina fotografica stenopeica.
La mia la vedete nell'immagine quassù: una scatola di latta che un tempo conteneva un orologio e che questa mattina è diventata la mia analogica di fiducia (presto pubblicherò anche i timidi scatti). Insieme al vicino-vicino ho partecipato al workshop organizzato dai ragazzi di Totem Collective Studio, gli stessi che hanno sviluppato le foto in pellicola scaduta che vi ho mostrato nell'ultimo post, gli stessi da cui ho frequentato due corsi di fotografia, divertendomi un sacco e imparando pure qualcosa.
Raccontare del Pinhole Day 2015 è stato in realtà un pretesto per scrivere una serie di cose che vorrei fare nel prossimo futuro, magari non proprio immediato, ma diciamo prossimo mantenendoci larghi. Una sorta di wishlist insomma.
Perché ho questa lista in mente? Perché sono stata male. Nelle ultime settimane di semi silenzio ho combattuto (e quasi vinto) contro una broncopolmonite un tantino stronza. Inutile tornare sui sintomi che mi trascinavo da mesi (e che inesorabilmente venivano catalogati come attacchi d'ansia), ora non resta che evitare ricadute e provare a uscirne definitivamente, visto che proprio a posto ancora non sto.
Insomma che negli ultimi giorni di clausura (e rabbia) ho partorito uno dei miei elenchi, nel tentativo di spostare l'attenzione su qualcosa di bello e possibile.
- Voglio andare dal parrucchiere e ravvivare il rosso dei capelli (ehm, questo desiderio l'ho già esaudito)
- Voglio andare dall'estetista e concedermi qualcosa di più che la solita ceretta
- Voglio ricominciare a correre e fare sport, visto che sono immobile da almeno due settimane
- Voglio comprarmi un costume bello. Ma bello davvero, di quelli che durano due, tre, quattro estati senza diventare molli, scoloriti e tristi (l'avrei pure già individuato, non costasse 90 euro)
- Voglio tornare a cena qui
- Voglio vedere almeno tre mostre: questa, questa e questa
- Voglio riuscire a iscrivermi qui
- Voglio sfruttare l'occasione offerta dall'ultimo desiderio per trascorrere minimo due ore qui dentro (sto già immaginando tutto quello che comprerò)
- Voglio informarmi sul corso di ceramica della parrocchia vicino casa (almeno informarmi, dai)
- Voglio cavalcare l'onda della convalescenza per rallentare e leggere e dedicarmi all'handmade come ho fatto negli ultimi giorni
- Voglio tornare a Bergamo Alta e andare qui, perché l'unica volta che ci sono stata questo splendido negozio era chiuso e soltanto mesi dopo, seguendo per caso su instagram il profilo di MysticFlaminga7, ho scoperto che mi stavo perdendo proprio tra gli stessi vestiti e accessori che avevo intravisto in quella vetrina spenta
- Voglio riuscire a partecipare a un Bookeater Club di Zelda
- Voglio andare al mare e stare con la mia gatta per interi pomeriggi (questa, me ne rendo conto, è un'utopia. Perché devo, seppur poco ahimè, lavorare e perché la mia gatta non passerebbe mai interi pomeriggi con qualcuno)
- Voglio attivare una carta prepagata, pur sapendo che questo mi condurrà brevemente alla morte per stenti
- Voglio programmare un piccolo viaggio
- Voglio andare a un concerto figo
- Voglio ridere assai
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