Dimmi cosa leggi e ti dirò chi sei.
Nulla di più falso.
Perché in realtà credo che siano molti, come me, che leggono qualunque cosa gli capiti a tiro, o quasi.
Oggi, sul treno, al ritorno dalla conferenza, leggevo il mio libro sul camminare e il signore seduto di fronte mi scrutava perplesso. Un bel tipo, sulla sessantina, abbronzato dalla montagna, con una camicia appena risvoltata sugli avambracci e un paio di pantaloni beige. Credo si domandasse come mai una figa di legno con i tacchi alti e la gonnella di seta stesse leggendo un libro sulla filosofia del movimento a piedi. E' rimasto col dubbio. Lo stavo (lo sto) leggendo perché mi interessa, perché è un argomento che fa (tanta) parte di me. Poi però mi lascio, con estrema lentezza, rapire da Murakami, divoro la Munro, mi perdo nelle storie del commissario Adamsberg, leggo fumetti. Funziono così.
Per questo stasera scrivo di due libri simili nel mio modo di vedere le cose, uno di Catherine Dunne e uno di Chiara Gamberale. Uno straniero e uno italiano. Entrambi scritti da donne. Due romanzi. Mi sono piaciuti? No. Sì. Non lo so.
Il primo si legge benissimo, è la storia di un'amicizia, di quelle eterne tra ragazze, che crescono e si vogliono sempre bene. Chepppalle...e invece alla fine è avvincente, ci sono errori, dolori, felicità, cose comuni da soap opera (ecco spiegato il titolo del post) che tutto sommato vanno benissimo nei pomeriggi d'estate sotto l'ombrellone. Anche il libro della Gamberale, diverso nella trama ovviamente, si porta con sé quello spirito da sceneggiato televisivo che lo rende leggero, magari per molti banale, ma alla fine i libri brutti sono altri.
Quando leggo mi succede come con la musica o con il cinema, difficile che un libro non mi piaccia, questo probabilmente fa di me una pessima recensora (l'ho cercato, esiste, ma forse preferisco recensitrice, anche se non lo so pronunciare).
Quindi, tornando a bomba, un giudizio per due libri, diversi ma neppure troppo, che comprerei ancora perché non avrei motivi per non farlo, che non hanno minimamente cambiato la mia esistenza, ma che sono felice di aver letto.
P.S. I libri sono Se stasera siamo qui della Dunne e Quattro etti d'amore, grazie della Gamberale.
sabato 20 settembre 2014
sabato 13 settembre 2014
M&M
Io e mamma abbiamo sempre camminato insieme.
Oggi, mentre poco più avanti di noi una bimba arrancava dietro al papà, ci siamo ricordate di quando io, piccolissima, risalivo i sentieri quasi sempre senza lamentarmi.
Scrivo quasi perché resta memorabile quel giorno che domandai, stravolta: "mamma ma muoiono prima le mamme o le bambine?" Mia madre, certamente un po' interdetta, mi rispose "beh, di solito le mamme" e continuò a camminare. Pare che io, dopo aver proseguito in silenzio la lunga marcia, a un certo punto cominciai a piagnucolare, accusandola di avermi mentito.
"In che senso, Elena?"
"Nel senso che ora io sto morendo, ma tu sei ancora viva"
C'è sempre stato grande ottimismo dentro di me e pure una buona dose di consapevole resa, occorre ammetterlo.
Oggi, come tante volte nel passato e come l'anno scorso, abbiamo percorso insieme la Mari e Monti di Arenzano, scegliendo l'itinerario A.
E' andata bene, ci siamo divertite e nemmeno stancate troppo. Pochi gli inconvenienti, se non contiamo il mio solito piede sinistro più mal preso che mai, la pietra che, come si dice da queste parti, "ha fatto lippa" e si è schiantata contro un malleolo di mamma e il primo giorno di ciclo, che mi ha costretta ad acrobazie igieniche non proprio banali.
E' andata bene perché il tempo è stato perfetto, fresco e conpoco pochissimo sole in quota, più caldino una volta arrivate quasi in paese. Abbiamo bevuto il tè caldo al rifugio, sgranocchiato mele e pane con la marmellata, risparmiato il fiato chiacchierando il minimo indispensabile e imprecato contro le "comitive spezza passo" (quei gruppi che non sanno cosa sia la fila indiana, che non contemplano l'ipotesi di essere superati, che camminano come se fossero tra gli scaffali del supermercato parlando di detersivi e cibo esotico). Siamo andate piano, tutto sommato, in sei ore, comprese le soste, abbiamo percorso quasi venti chilometri e mille metri di dislivello. Insomma, all'andata si saliva parecchio e io l'avevo già fatta una volta quella strada, senza però arrivare al rifugio e mi era piaciuta da matti.
Al ritorno, in proporzione, il giro si allunga e la discesa, seppur ripida, è meno strong della salita, che resta comunque la mia parte preferita.
Arrivate alla base un panino e una birra non ce li ha tolti nessuno, così come la pizza stasera e al diavolo la dieta senza lieviti e carboidrati!
Mentre la lavatrice con i vestiti di oggi va, e il microonde fa bip per dirci che la nostra tisana è pronta, io ripenso a quando ero piccola e saltellare intorno a mia madre, in montagna, mi pareva la cosa più faticosa e normale del mondo. Come oggi.
Oggi, mentre poco più avanti di noi una bimba arrancava dietro al papà, ci siamo ricordate di quando io, piccolissima, risalivo i sentieri quasi sempre senza lamentarmi.
Scrivo quasi perché resta memorabile quel giorno che domandai, stravolta: "mamma ma muoiono prima le mamme o le bambine?" Mia madre, certamente un po' interdetta, mi rispose "beh, di solito le mamme" e continuò a camminare. Pare che io, dopo aver proseguito in silenzio la lunga marcia, a un certo punto cominciai a piagnucolare, accusandola di avermi mentito.
"In che senso, Elena?"
"Nel senso che ora io sto morendo, ma tu sei ancora viva"
C'è sempre stato grande ottimismo dentro di me e pure una buona dose di consapevole resa, occorre ammetterlo.
Oggi, come tante volte nel passato e come l'anno scorso, abbiamo percorso insieme la Mari e Monti di Arenzano, scegliendo l'itinerario A.
E' andata bene, ci siamo divertite e nemmeno stancate troppo. Pochi gli inconvenienti, se non contiamo il mio solito piede sinistro più mal preso che mai, la pietra che, come si dice da queste parti, "ha fatto lippa" e si è schiantata contro un malleolo di mamma e il primo giorno di ciclo, che mi ha costretta ad acrobazie igieniche non proprio banali.
E' andata bene perché il tempo è stato perfetto, fresco e con
Al ritorno, in proporzione, il giro si allunga e la discesa, seppur ripida, è meno strong della salita, che resta comunque la mia parte preferita.
Arrivate alla base un panino e una birra non ce li ha tolti nessuno, così come la pizza stasera e al diavolo la dieta senza lieviti e carboidrati!
Mentre la lavatrice con i vestiti di oggi va, e il microonde fa bip per dirci che la nostra tisana è pronta, io ripenso a quando ero piccola e saltellare intorno a mia madre, in montagna, mi pareva la cosa più faticosa e normale del mondo. Come oggi.
giovedì 11 settembre 2014
Il colore viola
Come sempre succede quando sono catapultata ad un convegno o, ancora peggio, ad un seminario di presentazione di un convegno, sono due le vie di fuga che imbocco senza indugi:
- la fantasia
- la scrittura
Spesso queste strade coincidono pericolosamente.
Di solito penso al sesso o a cose simili, leggère, così tanto da farmi ridere bellamente sotto ai baffi. Oggi, invece, sono in linea con l'argomento del convegno, il colore, e mi guardo attorno alla ricerca di gruppi cromatici su cui posare l'attenzione. Il viola vince tutto. E' viola il ranuncolo sul desktop del relatore che parla, è viola la blusa della moglie del prof., è viola uno dei washitape incollati alla mia agenda, è viola il porta monete che ho in borsa e che vedete quassù (dopo che mi è caduto dalla borsa ndr). Credo siano viola anche i miei occhi stanchi e le mie guance impegnate nella digestione del gazpacho mangiato a pranzo, ma purtroppo io non posso vederli.
Sicuramente le follie che sto scrivendo potrebbero rientrare in uno dei post destinati ai Magnifici 5 (la vista, naturalmente), ma in questo caso l'argomento sarebbe troppo vasto per unirlo alla pagina di oggi e, soprattutto, per affrontarlo in un pieno pomeriggio digestivo.
Effettivamente è tutto il giorno che i miei momenti vengono scanditi dal colore: la stampa del poster sulla policromia, le foto al microscopio ottico scattate dalla tesista alle carotine colorate fatte qualche tempo fa, l'elaborazione digitale degli spettri di fluorescenza X, acquisiti sulle campiture cromatiche dell'opera analizzata lunedì.
E poi la mia bizzarra maglietta a pois sovrapposta alla canotta fucsia, il gazpacho meravigliosamente arancione, lo shampoo riflessante color rame che mi aspetta stasera dopo la palestra. Ecco subito un altro posto dove incontrerò un sacco di colore: i tappetini viola, le palle gialle e azzurre, la moquette verde, i pesi blu.
[...]
Che è successo?
Hai voglia di deliri sul colore, di occhi rossi, pensieri sconnessi, digestione faticosa...avevo (e ho ancora) la febbre!
Poca roba per carità e mi conosco abbastanza per darle un nome o per lo meno per intuirlo (crisi), però la maschera rame l'ho fatta lo stesso e ora ho una bella chioma fulva e luminosa, mentre, per tornare al viola, l'ho ritrovato nella tisana all'echinacea che ho bevuto poco fa. Dovrebbe favorire le difese immunitarie se non sbaglio, staremo a vedere.
Domani il convegno inizia sul serio e io spero di riuscire a sgusciare fuori dal letto prestino e a godermi i prossimi due giorni lontano dai muri freddi dell'ufficio, che poi sabato, se tutto va bene, ci si diverte davvero!
P.S. Ma se inventassi un altro progettino fotografico? Tipo se scegliessi un giorno alla settimana da dedicare al colore scattando foto tutte in tinta? Il venerdi? #fridayimincolorproject. Andata.
- la fantasia
- la scrittura
Spesso queste strade coincidono pericolosamente.
Di solito penso al sesso o a cose simili, leggère, così tanto da farmi ridere bellamente sotto ai baffi. Oggi, invece, sono in linea con l'argomento del convegno, il colore, e mi guardo attorno alla ricerca di gruppi cromatici su cui posare l'attenzione. Il viola vince tutto. E' viola il ranuncolo sul desktop del relatore che parla, è viola la blusa della moglie del prof., è viola uno dei washitape incollati alla mia agenda, è viola il porta monete che ho in borsa e che vedete quassù (dopo che mi è caduto dalla borsa ndr). Credo siano viola anche i miei occhi stanchi e le mie guance impegnate nella digestione del gazpacho mangiato a pranzo, ma purtroppo io non posso vederli.
Sicuramente le follie che sto scrivendo potrebbero rientrare in uno dei post destinati ai Magnifici 5 (la vista, naturalmente), ma in questo caso l'argomento sarebbe troppo vasto per unirlo alla pagina di oggi e, soprattutto, per affrontarlo in un pieno pomeriggio digestivo.
Effettivamente è tutto il giorno che i miei momenti vengono scanditi dal colore: la stampa del poster sulla policromia, le foto al microscopio ottico scattate dalla tesista alle carotine colorate fatte qualche tempo fa, l'elaborazione digitale degli spettri di fluorescenza X, acquisiti sulle campiture cromatiche dell'opera analizzata lunedì.
E poi la mia bizzarra maglietta a pois sovrapposta alla canotta fucsia, il gazpacho meravigliosamente arancione, lo shampoo riflessante color rame che mi aspetta stasera dopo la palestra. Ecco subito un altro posto dove incontrerò un sacco di colore: i tappetini viola, le palle gialle e azzurre, la moquette verde, i pesi blu.
[...]
Che è successo?
Hai voglia di deliri sul colore, di occhi rossi, pensieri sconnessi, digestione faticosa...avevo (e ho ancora) la febbre!
Poca roba per carità e mi conosco abbastanza per darle un nome o per lo meno per intuirlo (crisi), però la maschera rame l'ho fatta lo stesso e ora ho una bella chioma fulva e luminosa, mentre, per tornare al viola, l'ho ritrovato nella tisana all'echinacea che ho bevuto poco fa. Dovrebbe favorire le difese immunitarie se non sbaglio, staremo a vedere.
Domani il convegno inizia sul serio e io spero di riuscire a sgusciare fuori dal letto prestino e a godermi i prossimi due giorni lontano dai muri freddi dell'ufficio, che poi sabato, se tutto va bene, ci si diverte davvero!
P.S. Ma se inventassi un altro progettino fotografico? Tipo se scegliessi un giorno alla settimana da dedicare al colore scattando foto tutte in tinta? Il venerdi? #fridayimincolorproject. Andata.
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domenica 7 settembre 2014
All is full of love
Mio padre non lo sognavo da mesi.
Mesi.
Non so se sia stata colpa della tisana allo zenzero, delle solite fatiche con il cibo, o di qualcosa che ancora non so, sta di fatto che l'ho sognato. Fino alle quattro e mezza, più o meno, quando mi sono svegliata in preda a un attacco d'ansia e con in testa la canzone del titolo.
Il sogno era bellissimo: io facevo la mia vita e lui, con la tuta blu e in totale silenzio, mi seguiva. Stava negli angoli delle stanze, in piedi e immobile, mentre apparecchiavo la tavola, discutevo con gli amici, parlavo con mamma. Poi nel salotto di casa dei miei venivano radunate alcune persone, per verificare, suppongo, la mia follia. Ricordo che lo chiamavo, si avvicinava e lo abbracciavo fortissimo. Provavo a spiegare alla gente intorno a me che lui era lì, che era vero anche se invisibile, anche se in silenzio. Nessuno mi credeva fino a che Andrea si staccava dal gruppo e si metteva di fronte a me. Allungava una mano e apriva il palmo, così, nel vuoto, nello spazio che corrispondeva alla schiena di mio padre, dove c'è il cuore. Improvvisamente nella stanza cominciava ad echeggiare un debole battito, poi sempre più forte e profondo, e tutti capivano che non mi sbagliavo, che non stavo mentendo: ero semplicemente l'unica a poterlo vedere e a poterlo toccare, ma lui c'era davvero.
Cominciavo a piangere. Come un piccolo animale ferito, a bassa voce, esattamente come sto facendo ora mentre scrivo.
Non pensavo sarebbe successo così, di risognare mio padre intendo. Non ho ancora decifrato il significato di questa notte, ammesso che un significato davvero ci sia. Posso solo provare ad immaginare che sia legato al periodo che sto vivendo, circondata da persone che chiaramente non capiscono nulla di me, che pensano di potermi trattare come vogliono loro solo perché "non mi allarmo", che credono di avere a che fare con una pedina di legno, da muovere a proprio piacimento, da considerare solo quando se ne ha voglia, da rendere partecipe una volta ogni tanto.
E così, come al solito, me ne vado in uno dei miei mondi paralleli, dove le regole sono decise solo da me, dove c'è rispetto per quello che vedono gli altri, anche se è strano, anche se è diverso dal nostro sguardo, anche se ci sembra incomprensibile.
Un mondo dove tutto è pieno di amore.
Mesi.
Non so se sia stata colpa della tisana allo zenzero, delle solite fatiche con il cibo, o di qualcosa che ancora non so, sta di fatto che l'ho sognato. Fino alle quattro e mezza, più o meno, quando mi sono svegliata in preda a un attacco d'ansia e con in testa la canzone del titolo.
Il sogno era bellissimo: io facevo la mia vita e lui, con la tuta blu e in totale silenzio, mi seguiva. Stava negli angoli delle stanze, in piedi e immobile, mentre apparecchiavo la tavola, discutevo con gli amici, parlavo con mamma. Poi nel salotto di casa dei miei venivano radunate alcune persone, per verificare, suppongo, la mia follia. Ricordo che lo chiamavo, si avvicinava e lo abbracciavo fortissimo. Provavo a spiegare alla gente intorno a me che lui era lì, che era vero anche se invisibile, anche se in silenzio. Nessuno mi credeva fino a che Andrea si staccava dal gruppo e si metteva di fronte a me. Allungava una mano e apriva il palmo, così, nel vuoto, nello spazio che corrispondeva alla schiena di mio padre, dove c'è il cuore. Improvvisamente nella stanza cominciava ad echeggiare un debole battito, poi sempre più forte e profondo, e tutti capivano che non mi sbagliavo, che non stavo mentendo: ero semplicemente l'unica a poterlo vedere e a poterlo toccare, ma lui c'era davvero.
Cominciavo a piangere. Come un piccolo animale ferito, a bassa voce, esattamente come sto facendo ora mentre scrivo.
Non pensavo sarebbe successo così, di risognare mio padre intendo. Non ho ancora decifrato il significato di questa notte, ammesso che un significato davvero ci sia. Posso solo provare ad immaginare che sia legato al periodo che sto vivendo, circondata da persone che chiaramente non capiscono nulla di me, che pensano di potermi trattare come vogliono loro solo perché "non mi allarmo", che credono di avere a che fare con una pedina di legno, da muovere a proprio piacimento, da considerare solo quando se ne ha voglia, da rendere partecipe una volta ogni tanto.
E così, come al solito, me ne vado in uno dei miei mondi paralleli, dove le regole sono decise solo da me, dove c'è rispetto per quello che vedono gli altri, anche se è strano, anche se è diverso dal nostro sguardo, anche se ci sembra incomprensibile.
Un mondo dove tutto è pieno di amore.
martedì 2 settembre 2014
Within the sound of silence
Il via me lo ha dato lei, la solita Cindy, con questo post.
Io, per rispondere alla sua ultima domanda, non lo so come sto.
Ho ricominciato ad andare al lavoro, abbastanza blandamente in verità, e non mi sembra sia cambiato nulla. Meglio così forse. O forse no.
Ho ricominciato ad andare a pilates e questo è assolutamente un bene. Sono stanca dopo la lezione di ieri sera (e dopo la lunga camminata sotto al sole di questo pomeriggio) e quindi spero di addormentarmi presto e buonanotte.
Anche io, come Cindy, prego tutti di fare silenzio e mi chiedo se sia giusto, normale, avere così tanto bisogno di pace. Sono mondana come mia nonna, non che sia mai stata una donna da party ma, accidenti, in questo periodo rasento la casa di riposo. E poi mi struggo perché mi sento sola, perché anche questa estate è trascorsa senza che i miei occhi vedessero posti nuovi, senza che le mie gambe attraversassero strade sconosciute. Dopo mesi (anni?) di assenza tornano prepotenti le isole felici: mi basta pensare alla Mari e Monti in arrivo o alla semplice idea di un giorno sulla spiaggia di settembre con un libro e un sogno nuovo e mi pare già di stare meglio.
La lotta con la chimica si è conclusa da un po' ormai, ne sono uscita vincitrice, sempre che si possa considerare una vittoria la sensazione in cui sto adesso.
Si attendono i risultati degli esami per capire cosa abbia fracassato la mia pelle (e magari pure il mio metabolismo), si aspetta l'esito dei bandi su cui ho lavorato durante le ferie (qualche pallida buona notizia l'abbiamo già avuta oggi, ma chissà), si organizzano riunioni operative (cinque solo in questa settimana), si finiscono libri che insomma, potevano andare meglio.
Un po' dei propositi di Cindy li ho messi in pratica da tempo e devo dire che concentrarmi sul bello che ho attorno e cercare di non pensare ad altro è ormai diventato il mio sport preferito.
Dai social network mi sono già tolta, con il risultato di essere ancora più fuori dal mondo per quanto riguarda notizie e novità (che tristezza eh...) e di dovermi reinventare di sana pianta intere serate. E' un bene, direte voi, e lo dico anche io, se non fosse che quando si è giù di morale, a dieta, con braccia e gambe piene di bolle che prudono e nessuna buona nuova all'orizzonte, potersi almeno beare delle belle vite degli altri di certo aiuta. Almeno me. Anche se so che Facebook è un filtro, anche se so che di reale c'è ben poco, non mi importa, era un modo come un altro (e così per fortuna l'ho sempre vissuto) per tenere contatti e guardare il mondo da un oblò. Rientraci, direte voi. Ancora no, dico io.
Nel frattempo maturo cose da condividere, produco spille, fermagli per capelli, lampadiyne colorate e progetto collane enormi e decisamente importabili.
E poi vado al mare di sera, se posso per davvero, se non posso ci vado con il pensiero, quando il cielo si tinge di rosa e con lui anche i sassi, gli ombrelloni, le case, gli alberi, gli scogli, i gabbiani e noi.
Noi che stiamo seduti in silenzio, proprio come vorrebbe Cindy, proprio come voglio io, accoccolata sul mio divano bianco, avvolta dalla coperta verde e dalla luce della lampada, mentre guardo l'angioletto preferito del vicino-vicino andare su e giù.
P.S. L'avrò già usata gli anni passati, non ricordo, non importa. Anche se non è ancora l'ultimo giorno d'estate è il momento di questa, nel mio cervello dalle prime ore del mattino.
Io, per rispondere alla sua ultima domanda, non lo so come sto.
Ho ricominciato ad andare al lavoro, abbastanza blandamente in verità, e non mi sembra sia cambiato nulla. Meglio così forse. O forse no.
Ho ricominciato ad andare a pilates e questo è assolutamente un bene. Sono stanca dopo la lezione di ieri sera (e dopo la lunga camminata sotto al sole di questo pomeriggio) e quindi spero di addormentarmi presto e buonanotte.
Anche io, come Cindy, prego tutti di fare silenzio e mi chiedo se sia giusto, normale, avere così tanto bisogno di pace. Sono mondana come mia nonna, non che sia mai stata una donna da party ma, accidenti, in questo periodo rasento la casa di riposo. E poi mi struggo perché mi sento sola, perché anche questa estate è trascorsa senza che i miei occhi vedessero posti nuovi, senza che le mie gambe attraversassero strade sconosciute. Dopo mesi (anni?) di assenza tornano prepotenti le isole felici: mi basta pensare alla Mari e Monti in arrivo o alla semplice idea di un giorno sulla spiaggia di settembre con un libro e un sogno nuovo e mi pare già di stare meglio.
La lotta con la chimica si è conclusa da un po' ormai, ne sono uscita vincitrice, sempre che si possa considerare una vittoria la sensazione in cui sto adesso.
Si attendono i risultati degli esami per capire cosa abbia fracassato la mia pelle (e magari pure il mio metabolismo), si aspetta l'esito dei bandi su cui ho lavorato durante le ferie (qualche pallida buona notizia l'abbiamo già avuta oggi, ma chissà), si organizzano riunioni operative (cinque solo in questa settimana), si finiscono libri che insomma, potevano andare meglio.
Un po' dei propositi di Cindy li ho messi in pratica da tempo e devo dire che concentrarmi sul bello che ho attorno e cercare di non pensare ad altro è ormai diventato il mio sport preferito.
Dai social network mi sono già tolta, con il risultato di essere ancora più fuori dal mondo per quanto riguarda notizie e novità (che tristezza eh...) e di dovermi reinventare di sana pianta intere serate. E' un bene, direte voi, e lo dico anche io, se non fosse che quando si è giù di morale, a dieta, con braccia e gambe piene di bolle che prudono e nessuna buona nuova all'orizzonte, potersi almeno beare delle belle vite degli altri di certo aiuta. Almeno me. Anche se so che Facebook è un filtro, anche se so che di reale c'è ben poco, non mi importa, era un modo come un altro (e così per fortuna l'ho sempre vissuto) per tenere contatti e guardare il mondo da un oblò. Rientraci, direte voi. Ancora no, dico io.
Nel frattempo maturo cose da condividere, produco spille, fermagli per capelli, lampadiyne colorate e progetto collane enormi e decisamente importabili.
E poi vado al mare di sera, se posso per davvero, se non posso ci vado con il pensiero, quando il cielo si tinge di rosa e con lui anche i sassi, gli ombrelloni, le case, gli alberi, gli scogli, i gabbiani e noi.
Noi che stiamo seduti in silenzio, proprio come vorrebbe Cindy, proprio come voglio io, accoccolata sul mio divano bianco, avvolta dalla coperta verde e dalla luce della lampada, mentre guardo l'angioletto preferito del vicino-vicino andare su e giù.
P.S. L'avrò già usata gli anni passati, non ricordo, non importa. Anche se non è ancora l'ultimo giorno d'estate è il momento di questa, nel mio cervello dalle prime ore del mattino.
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domenica 31 agosto 2014
I magnifici 5: gustare
In realtà questo post avrebbe potuto intitolarsi 7000 caffè, il numero che mi ci vorrebbe (ma non so se basterebbe) oggi per svegliarmi.
Eppure ho dormito tanto, ho dormito profondamente, ho dormito bene. Boh.
In fondo in fondo io lo so che il problema è la bilancia e il fatto che i chili aumentino senza che io stia facendo nulla perché questo accada. Mangio abbastanza poco, mangio bene, ma questo stavolta non basta e prima o poi pure a me doveva capitare, un metabolismo inutile e disattivato.
Allora provo ad esorcizzare questa situazione scrivendo qualcosa sul senso del gusto, così come se descriverlo possa aiutarmi ad allontanarlo, possa servire a sentirmi meglio, soprattutto con il mio corpo pieno d'acqua.
Cosa mi piace mangiare?
Tutto. Non ho mai fatto storie, piantato capricci lunghi chilometri, rifiutato un cibo a priori. Amo mangiare e amo altrettanto cucinare. Per me, per gli amici, per la persona del mio cuore.
Le coccole della tavola sono preziose, racchiudono il sentimento di chi ha cucinato: quante volte una torta preparata in un momento difficile non mi è levitata? Decine. Quante volte un piatto sperimentato per la prima volta in un'occasione speciale è risultato buonissimo? Decine di nuovo.
Naturalmente anche io ho i miei gusti e certi cibi se posso evitarli è meglio. Quindi non mi vedrete mai ordinare ostriche (che definisco sempre "uno sputo che sa di mare"), anice (e gli associati Pastis e Sambuca) e cervella (perché i pensieri della mucca proprio no, non mi riesce). Difficilmente sceglierò cocomeri e melone, purtroppo non mi preparerò mai un pomodoro crudo a fette (ma lo mangerò se me lo offrirete) ed eviterò con cura il latte caldo, pellicola di panna in superficie compresa.
Quando ero piccola non c'era verso di farmi mangiare il formaggio fuso, sulla pizza, sulla pasta, sulla brace. Ora figurati, non ordinerei una quattroformaggibianca ma la focaccia di Recco è l'amore mio assoluto.
Quindi, tornando alle modalità solite e rassicuranti dell'elenco ecco di seguito le cose che gusto più volentieri:
- Il caffè (rigorosamente espresso, siano maledetti gli inventori di quello all'americana)
- La pizza (possibilmente margherita con lo stracchino al posto della mozzarella)
- La cioccolata (extrafondente, please)
- Il vino (mai dolce, va bene bianco, magari con le bolle, va bene rosso, va bene rosè)
- La carne e il pesce crudi (tartare, sashimi, carpaccio...una goduria)
- I formaggi (senza esclusione di colpi, dal più stagionato alla ricotta)
- Le pesche bianche (in assoluto, insieme ai fichi neri, il mio frutto preferito)
- Il pesto (sì, lo so, ogni scarrafone...)
- Le verdure (davvero, tutte o quasi, persino il cavolo, persino lesse. Se poi sono fritte non rispondo di me)
- Le caramelle Rossana (quelle che mi comprava la nonna, indicandole nel vaso di vetro della drogheria sulla piazza, impacchettate nella carta a fiorellini rossi)
- Il comfort food in generale (per eccellenza vincono pane-burro-acciughe, pane-olio-sale, pane-burro-zucchero, pane-cioccolata)
- Il classico piatto di pasta (che risolve l'ultimo minuto, che se è aglio-olio-peperoncino fa subito infanzia, che si scola al dente e si mangia bollente)
- Le patate (che lo so, le verdure le ho già dette, ma le patate sono oltre: lesse, fritte, al forno, purea, peccato non si possano mangiare pure crude)
- Le zuppe (tutte, perché prima ancora del gusto mi conquistano il gesto del mestolo che le distribuisce, il calore che sale dai piatti, la sensazione di protezione che provo ad ogni cucchiaio)
- Il gelato (creme, senza ombra di dubbio, il limone lo preferisco sul frittomisto)
- La cheesecake (in assoluto il mio dolce preferito, potrei mangiarne fino ad uccidermi e non credo sia nemmeno troppo difficile)
- Il risotto (per conquistarmi preparatemelo con i porri, per farmi felice va bene ad ogni modo)
E poi potrei continuare in eterno, frittate, torte salate, panna, frutta secca, birra, selvaggina, non sono un buon soggetto a cui chiedere "Cosa vuoi per cena?", rischierei di non avere una risposta!
P.S. La foto fa parte del progetto Oneleafadayproject, di cui ho scritto nell'ultimo post.
Eppure ho dormito tanto, ho dormito profondamente, ho dormito bene. Boh.
In fondo in fondo io lo so che il problema è la bilancia e il fatto che i chili aumentino senza che io stia facendo nulla perché questo accada. Mangio abbastanza poco, mangio bene, ma questo stavolta non basta e prima o poi pure a me doveva capitare, un metabolismo inutile e disattivato.
Allora provo ad esorcizzare questa situazione scrivendo qualcosa sul senso del gusto, così come se descriverlo possa aiutarmi ad allontanarlo, possa servire a sentirmi meglio, soprattutto con il mio corpo pieno d'acqua.
Cosa mi piace mangiare?
Tutto. Non ho mai fatto storie, piantato capricci lunghi chilometri, rifiutato un cibo a priori. Amo mangiare e amo altrettanto cucinare. Per me, per gli amici, per la persona del mio cuore.
Le coccole della tavola sono preziose, racchiudono il sentimento di chi ha cucinato: quante volte una torta preparata in un momento difficile non mi è levitata? Decine. Quante volte un piatto sperimentato per la prima volta in un'occasione speciale è risultato buonissimo? Decine di nuovo.
Naturalmente anche io ho i miei gusti e certi cibi se posso evitarli è meglio. Quindi non mi vedrete mai ordinare ostriche (che definisco sempre "uno sputo che sa di mare"), anice (e gli associati Pastis e Sambuca) e cervella (perché i pensieri della mucca proprio no, non mi riesce). Difficilmente sceglierò cocomeri e melone, purtroppo non mi preparerò mai un pomodoro crudo a fette (ma lo mangerò se me lo offrirete) ed eviterò con cura il latte caldo, pellicola di panna in superficie compresa.
Quando ero piccola non c'era verso di farmi mangiare il formaggio fuso, sulla pizza, sulla pasta, sulla brace. Ora figurati, non ordinerei una quattroformaggibianca ma la focaccia di Recco è l'amore mio assoluto.
Quindi, tornando alle modalità solite e rassicuranti dell'elenco ecco di seguito le cose che gusto più volentieri:
- Il caffè (rigorosamente espresso, siano maledetti gli inventori di quello all'americana)
- La pizza (possibilmente margherita con lo stracchino al posto della mozzarella)
- La cioccolata (extrafondente, please)
- Il vino (mai dolce, va bene bianco, magari con le bolle, va bene rosso, va bene rosè)
- La carne e il pesce crudi (tartare, sashimi, carpaccio...una goduria)
- I formaggi (senza esclusione di colpi, dal più stagionato alla ricotta)
- Le pesche bianche (in assoluto, insieme ai fichi neri, il mio frutto preferito)
- Il pesto (sì, lo so, ogni scarrafone...)
- Le verdure (davvero, tutte o quasi, persino il cavolo, persino lesse. Se poi sono fritte non rispondo di me)
- Le caramelle Rossana (quelle che mi comprava la nonna, indicandole nel vaso di vetro della drogheria sulla piazza, impacchettate nella carta a fiorellini rossi)
- Il comfort food in generale (per eccellenza vincono pane-burro-acciughe, pane-olio-sale, pane-burro-zucchero, pane-cioccolata)
- Il classico piatto di pasta (che risolve l'ultimo minuto, che se è aglio-olio-peperoncino fa subito infanzia, che si scola al dente e si mangia bollente)
- Le patate (che lo so, le verdure le ho già dette, ma le patate sono oltre: lesse, fritte, al forno, purea, peccato non si possano mangiare pure crude)
- Le zuppe (tutte, perché prima ancora del gusto mi conquistano il gesto del mestolo che le distribuisce, il calore che sale dai piatti, la sensazione di protezione che provo ad ogni cucchiaio)
- Il gelato (creme, senza ombra di dubbio, il limone lo preferisco sul frittomisto)
- La cheesecake (in assoluto il mio dolce preferito, potrei mangiarne fino ad uccidermi e non credo sia nemmeno troppo difficile)
- Il risotto (per conquistarmi preparatemelo con i porri, per farmi felice va bene ad ogni modo)
E poi potrei continuare in eterno, frittate, torte salate, panna, frutta secca, birra, selvaggina, non sono un buon soggetto a cui chiedere "Cosa vuoi per cena?", rischierei di non avere una risposta!
P.S. La foto fa parte del progetto Oneleafadayproject, di cui ho scritto nell'ultimo post.
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venerdì 22 agosto 2014
One leaf a day Project
Quest'anno è un anno senza progetti.
Un po' di quelli in cui speravo non è finito bene, altri sono in scadenza, altri ancora ho deciso che basta, se andranno sarò contenta e se non andranno sarò contenta uguale.
In compenso, nella mia totale sconclusionatezza, ho avviato mille cosine sul fai da te e sul riciclo creativo che ormai conoscete, perché le ho sbattute su questi schermi più e più volte con un poco di imbarazzo ma anche con un goccino di malcelato orgoglio.
Pure il piccolo progetto che presento stasera, chiamato One leaf a day Project come dice il titolo del post, non vuole essere altro che un modo per scandire le giornate, un po' troppo spessosimili uguali tra loro, comunque belle, ma con una marcia in più se ad accompagnarle ci starà una foglia. Anzi, novantanove foglie.
Perché proprio novantanove? Perché come mi ha detto oggi il vicino-vicino: "superate le 100 foto rompi il cazzo". Non fa una piega. Raccolti i preziosi consigli del sommo conoscitore in materia, radunate fantasia e passione per il fogliame in generale (dalle spine ai palmizi, amo tutto senza distinzione di sorta), acchiappato il cellulare e l'unico social su cui ancora bazzico assai (Instagram), ho iniziato.
Il primo scatto, in verità, è di ieri e lo testimonia il casino di descrizione spezzettata in mille commenti diversi nella quale ho tentato goffamente di spiegare i miei intenti. "Primo giorno di un progettino estemporaneo, 99 foto di foglie, una al giorno. Raccolte per strada, nel bosco, al parco. Trovate per caso, cadute in giardino, scivolate sotto il portone, nate per sbaglio. Fotografate vicino a me, possibilmente riconosciute, sicuramente amate". I cancelletti pensati sono #oneleafadayproject #day...(a seconda del giorno) #...(nome della foglia in questione, o presunto tale).
Poi potranno esserci frasi di accompagnamento, informazioni sulla foglia scelta, brani di canzoni, poesie, link utili. Insomma, l'idea (vaga ma moooolto romantica) è quella di accendere una lucetta su una protagonista del giorno, perché le foglie, oltre che bellissime, sono utili e ci possono spiegare un sacco di cose interessanti. La loro forma, il loro colore, la loro presenza, ma anche e soprattutto la loro assenza, sono tra gli aspetti più importanti della natura che ci sta intorno e che merita amore incondizionato. Sempre.
Quindi io partecipo, chi vuole seguirmi è il benvenuto, chi non vuole è benvenuto lo stesso. Evviva.
Questo è il link alla foglia di oggi, uno dei primi fiori che ho imparato a riconoscere e ad apprezzare. Lo trovate nei prati selvaggi e nei boschi umidi, dovete lasciarlo stare perché è protetto (e perché, in generale, i fiori stanno bene dove sono), potete seminarlo e crescerà rigoglioso, riproducendosi a suo piacimento, proprio come è successo a me.
Non scriverò un post al giorno, per ogni scatto, ma chi vorrà troverà le foglie che ho scelto sul mio profilo instagram, o nel loro ambiente naturale.
Un po' di quelli in cui speravo non è finito bene, altri sono in scadenza, altri ancora ho deciso che basta, se andranno sarò contenta e se non andranno sarò contenta uguale.
In compenso, nella mia totale sconclusionatezza, ho avviato mille cosine sul fai da te e sul riciclo creativo che ormai conoscete, perché le ho sbattute su questi schermi più e più volte con un poco di imbarazzo ma anche con un goccino di malcelato orgoglio.
Pure il piccolo progetto che presento stasera, chiamato One leaf a day Project come dice il titolo del post, non vuole essere altro che un modo per scandire le giornate, un po' troppo spesso
Perché proprio novantanove? Perché come mi ha detto oggi il vicino-vicino: "superate le 100 foto rompi il cazzo". Non fa una piega. Raccolti i preziosi consigli del sommo conoscitore in materia, radunate fantasia e passione per il fogliame in generale (dalle spine ai palmizi, amo tutto senza distinzione di sorta), acchiappato il cellulare e l'unico social su cui ancora bazzico assai (Instagram), ho iniziato.
Il primo scatto, in verità, è di ieri e lo testimonia il casino di descrizione spezzettata in mille commenti diversi nella quale ho tentato goffamente di spiegare i miei intenti. "Primo giorno di un progettino estemporaneo, 99 foto di foglie, una al giorno. Raccolte per strada, nel bosco, al parco. Trovate per caso, cadute in giardino, scivolate sotto il portone, nate per sbaglio. Fotografate vicino a me, possibilmente riconosciute, sicuramente amate". I cancelletti pensati sono #oneleafadayproject #day...(a seconda del giorno) #...(nome della foglia in questione, o presunto tale).
Poi potranno esserci frasi di accompagnamento, informazioni sulla foglia scelta, brani di canzoni, poesie, link utili. Insomma, l'idea (vaga ma moooolto romantica) è quella di accendere una lucetta su una protagonista del giorno, perché le foglie, oltre che bellissime, sono utili e ci possono spiegare un sacco di cose interessanti. La loro forma, il loro colore, la loro presenza, ma anche e soprattutto la loro assenza, sono tra gli aspetti più importanti della natura che ci sta intorno e che merita amore incondizionato. Sempre.
Quindi io partecipo, chi vuole seguirmi è il benvenuto, chi non vuole è benvenuto lo stesso. Evviva.
Questo è il link alla foglia di oggi, uno dei primi fiori che ho imparato a riconoscere e ad apprezzare. Lo trovate nei prati selvaggi e nei boschi umidi, dovete lasciarlo stare perché è protetto (e perché, in generale, i fiori stanno bene dove sono), potete seminarlo e crescerà rigoglioso, riproducendosi a suo piacimento, proprio come è successo a me.
Non scriverò un post al giorno, per ogni scatto, ma chi vorrà troverà le foglie che ho scelto sul mio profilo instagram, o nel loro ambiente naturale.
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