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giovedì 24 novembre 2016

Sono gotica, ma non lo sapevo.

Sto preparando un esame, da qualche parte forse lo avevo già scritto, ma non è questo il punto. Il punto è che più sfoglio e leggo più scopro cose (che non sapevo) di me. L'argomento, il restauro dell'architettura, non mi è del tutto nuovo, il resto invece sì. Sto imparando a studiare senza avere il tempo per farlo, dovendomi dedicare a mille altre cose prima: in questo modo aprire i libri diventa un piacere, quasi un momento di riposo. Se le voci della bibliografia non fossero così tante sarebbe meglio, ma non mi lamento perché, dopotutto, senza questa opportunità forse non avrei mai saputo di essere gotica.


Disclaimer: con "essere gotica" non intendo un'amante dello stile darkettone, capello nero/blu, borchie, panta in pelle e reti sparse. Sia chiaro, moda rispettabilissima che sta bene a molte, ma non a me. Chi mi conosce sa che faccio più parte della grande famiglia degli elfi (colori della terra, capello rossiccio, occhio verde nocciola e passione per prati, boschi, fiumi e affini); quando scrivo che sono gotica intendo dire che mi appartengono molte delle caratteristiche che Ruskin, l'autore del libro che sto studiando, attribuisce ai costruttori di questo periodo stilistico. Non lo dubitavo minimamente ma, dopo averle lette, anche alla luce delle mie indiscutibili passioni (foglie, forme naturali, decorazioni), non posso che arrendermi all'evidenza e ritrovarmici completamente.

Ecco quello che ho sottolineato e riscritto stamattina:

"tali caratteri (dello Stile Gotico ndr) si riferiscono alla costruzione; riferiti al costruttore potrebbero chiamarsi così: 1) Selvatichezza o Rozzezza; 2) Amore per la varietà; 3) Amore per la natura; 4) Immaginazione agitata; 5) Ostinazione; 6) Generosità"

Immaginazione agitata: non è meraviglioso?

Solo poche ore fa ero qui, in uno dei miei posti del cuore, per seguire un corso di monotipia intitolato Herbarium Fantastico. Il primo soggetto che ho impresso è la foglia di felce che vedete in foto. Quella lassù, sulla destra, la raccolsi invece un paio d'anni fa durante una gita nei boschi della riviera e la pressai dentro Tessa La Pressa per qualche mese. Il risultato è perfetto, è così bella che alla fine non sono mai riuscita a lasciarla andare e a infilarla in qualche busta d'auguri. Il disegno da stampare, invece, l'ho scelto tra le tante possibilità che Alex ci ha offerto e, mi pare evidente, ho seguito il mio gusto senza dubbi, cercando il complesso, l'arzigogolato, il minuto, il selvaggio.
Quindi, mi viene subito in mente l'ultimo Leggermente che ho scritto (a proposito, questo mese cause di forza maggiore mi stanno impedendo di tenere fede ai miei impegni e probabilmente l'edizione di Novembre purtroppo salterà), dedicando tutto il post al concetto di wild, di natura incontaminata, di luogo sacro in cui (ri)trovarsi e (ri)sentirsi a casa.

Ecco che nel giro di un mese mi sono identificata in due libri molto distanti fra loro, sia cronologicamente sia a livello di contenuti e di pubblico a cui sono rivolti. Ma quando l'argomento, in entrambi i casi, nasconde l'essenza più intima di una persona il gioco si fa subito più facile.
Sempre.
Non è vero?

P.S. Nella foto, sulla sinistra, l'ultima tavola contenuta nel libro "La natura del Gotico" di John Ruskin.

sabato 2 luglio 2016

Di foglie e di gentilezza


"Praticate gentilezza a casaccio. E atti di bellezza privi di senso"
Ho letto questo slogan su Facebook almeno tremila volte e, come capita spesso con le cose inflazionate, mi ha stufata.
Probabilmente non sono nemmeno troppo d'accordo con quello che dice, visto che credo profondamente nella gentilezza non casuale e nella bellezza, secondo me, mai priva di senso.

Ho iniziato il progetto delle foglie gentili ormai da sei mesi e oggi vorrei raccontare un pochino come è andata fino ad ora. Per chi non lo sapesse l'idea di "abbandonare" piccoli doni handmade in giro per le città (ma anche in campagna, al mare, ovunque!) è di Tulimami, meravigliosa artigiana italiana che dovete assolutamente conoscere. Ho cominciato un po' per gioco, un po' per provare i timbri che costruivo con pazienza nelle sere d'inverno, un po' per convinzione: sono infatti fermamente convinta che questo mondo abbia bisogno di azioni gentili. Magari piccole, sussurrate, alla portata di tutti, eppure comunque così rare.

Mi sono chiesta spesso come reagirei io se trovassi una delle mie bustine di carta morbida, con un albero stampato sul retro e una foglia impressa all'interno, accompagnata da un invito alla cura e alla custodia di questo gesto di vicinanza spontanea. Mi sono sempre risposta che sarei felicissima di imbattermi in un dono inaspettato, che lo racconterei a tutti, che lo conserverei con affetto e attenzione, come se fosse un gioiello prezioso.

Su queste premesse non ho più smesso di timbrare, scrivere, lasciare e fotografare le mie #fogliegentili, aggiungendole anche all'album Pinterest creato con le altre persone che fanno parte del progetto e riflettendo bene sul luogo giusto dove "abbandonare" la bustina. Metto sempre il verbo abbandonare tra virgolette perché è una parola che odio (e che mi terrorizza a morte): non credo affatto che le gocce gentili siano abbandonate, quando individuo il punto giusto, in accordo con i miei sentimenti del momento e con il mio cuore, semplicemente appoggio la busta, la fotografo e mi allontano svelta.

Le poche volte che ho fatto questo gesto in compagnia di Secs mi ha divertita moltissimo il suo istinto di rimanere a guardare, di nascosto, chi avrebbe trovato la foglia gentile: beh, gliel'ho sempre impedito, trascinandolo via mentre brontolava! Il bello è proprio non sapere a chi capiterà il gesto di gentilezza, potrebbe succedere a chiunque, a una persona che ne ha particolarmente bisogno, a un bambino, a una coppia di innamorati, a una signora carica di buste della spesa, a uno spacciatore, a un vigile urbano, a un vecchietto che guarda i lavori la domenica, a una suora, a un cagnolino, a un architetto, a un netturbino. L'ultima volta, probabilmente, è capitato a un bagnino (come testimonia la foto scelta per il post, sono finalmente riuscita a lasciare una bustina nella mia adorata piscina!).

lunedì 6 giugno 2016

Il Giornale delle Gite

Delle meraviglie contenute nel Sacchetto Segreto del Cottage di Rita ve ne ho già parlato qui.
Oggi vi racconto cosa stanno diventando i quadernini, come sto impiegando le penne colorate, quale funzione hanno i bellissimi timbri alfabeto.

Tutto nasce da una delle mie passioni più sfrenate: camminare. In realtà, a questa che più che una passione è un bisogno, si aggiunge l'amore immenso per la natura sotto ogni sua forma e in particolare sotto quella arborea (foglie in primis), la fissazione atavica per cartoleria e similari (trovatemi una femmina nata negli anni ottanta che non abbia questo problema), l'invasione inarrestabile di diavolerie imperdibili come washitape e timbri, il mondo di Instagram e la sua popolazione: lei e le amiche in particolare.

Questo minestrone di stimoli ha risvegliato in me la voglia (mai realmente sopita, diciamocelo) di erbari, notes, disegnini, appunti verdi, foglie pressate, graffette, citazioni. Raccolgo residui della natura da tempo immemore, il primo albo in cui ho attaccato e catalogato foglie e fiori risale all'epoca delle elementari, possiedo una pressa bella e funzionale che si chiama Tessa e, quando esco per una gita, torno sempre con qualcosa in tasca. Una castagna, una pigna, una piuma, un rametto, un sasso, un insetto morto.

Dalle camminate, però, rientro anche piena di ricordi, di odori, di cose che vorrei fermare per riguardarle quando non posso uscire: che fare?
Semplice! Un Giornale delle Gite.

Ho preso la decisione definitiva guardando questo filmato (diecimila volte) e lasciandomi incantare da siti, video, tutorial, schemini, fotografie.
Per vedere come è andata a finire occorrerà aspettare un po', il mio Giornale delle Gite è solo a quota due uscite, ma intendo riempirlo per bene e, se la tecnologia (altrui) mi assiste, voglio fare un videino.
Cosa sto usando? I timbri alfabeto per i titoli, le foglie pressate, i washitape, le penne colorate, i disegni con i pastelli a cera, le fotografie stampate con una roba come questa. Il risultato, per ora, è un po' confusionario, come ogni prima volta che si rispetti. Magari tra qualche tempo sarà ancora più incasinato, non lo saprò finché non lo sfoglierò tutto, annusando rametti, riappiccicando disegni scollati, sottolineando nomi scientifici, aggiungendo schizzi, scrivendo citazioni, mostrandolo a voi.

sabato 23 gennaio 2016

Giorni, gocce e foglie gentili

Questi, per me, sono giorni gentili.

È un periodo di impegni nuovi che devo ancora imparare a gestire e su cui ho deciso di provare a investire comunque, nonostante le incertezze, gli ostacoli inevitabili e non dipendenti da me, le difficoltà.
Ho iniziato il ciclo di laboratori in una primaria: quattordici bambini curiosi, vivaci quanto basta per tenere la mia attenzione costantemente vigile, educati anche nei momenti di maggiore entusiasmo. Per ora, preparare i materiali per andare da loro e trascorrere un pomeriggio di scienza e creatività è solamente un piacere.

Oggi, invece, mi sono dedicata al mio nuovo lavoro: ho passato la giornata al Cimitero Monumentale di Staglieno, il posto dove in futuro starò probabilmente più a lungo (e non solo da morta :-/). Siamo andati lì per l'ora di pranzo, con l'intento di scattare le prime foto per realizzare le schede diagnostiche, ma alla fine ci siamo lasciati inghiottire da viali, cipressi, gallerie, scalette e ne siamo usciti giusto in tempo per evitare di rimanere chiusi dentro. Che, detto tra noi, non deve essere propriamente una cosa divertente.
Stare tutto il giorno lì ha sortito il solito effetto: ogni oretta mi prendeva lo sconforto, mi veniva tristezza, mi facevo buia buia e poi, così come era arrivato, il malumore se ne andava. Chissà se a forza di trascorrere ore tra le tombe questa cosa prima o poi finirà (ecco il progetto a cui parteciperò).

Ad ogni modo sono felice, perché quello che per anni è stato un lavoro, la materia dei miei studi, l'argomento di due tesi e di tanti pomeriggi sui libri, potrebbe di nuovo essere la mia occupazione principale, almeno per un po'.

I giorni gentili sono gentili perché sono anche giorni ragionati. Passo ore su ore a lavorare, a scrivere, a inviare e-mail, a organizzare riunioni e a volte mi accorgo di aver pranzato davanti al pc. So che così non si fa e, nell'attesa di trovare un ritmo buono e giusto ho provato a dedicare un giorno ogni tanto al relax. Che magari ha significato pulire casa, ma che a volte, invece, è stato passeggiare con Cindy negli angoli preferiti della città, trascorrere qualche ora con mamma e Agata, dormicchiare leggendo un libro sul divano.
E poi c'è il corso di stampa 3D il lunedì sera, lo spettacolo di Celestini proprio ieri e domani si va niente popò di meno che all'East Market di Milano, con mostre di Basilico e Maier annesse.

Sono queste le ragioni per cui scrivo meno quaggiù, ma non solo: come forse ho già detto, il fatto che scrivere sia diventato un mezzo lavoro, rende meno spontaneo l'aggiornamento del blog. Non so che farci ma è così, magari sarà una cosa passeggera, magari no. Chissà.
Nel frattempo ho avuto l'immenso piacere di vedere la prima bozza grafica del mio libro e chissà che questo anno bisestile non porti con sé anche la pubblicazione; io tengo le dita incrociate!

Le ultime due cose che voglio condividere sono i soliti progetti strambi in cui mi imbatto, mi lascio coinvolgere e mi fisso finché non ho raggiunto l'obiettivo prefissato: il primo è questa meravigliosa iniziativa di Tulimami, ispirata a sua volta da Dear Stranger, a tea for a day! e ripresa da moltissime altre blogger e crafter come La casa degli Antouche e la cara Effe. Io, naturalmente, ho abbracciato l'idea con tutto l'entusiasmo possibile e, un po' per gioco, un po' per mettere alla prova la mia novella passione per i timbri hand made, ho fatto nascere le #fogliegentili. Cosa sono? Queste (e queste o queste). Sono biglietti di carta morbida su cui stampo a mano una foglia, inseriti in una piccola busta con l'albero, il primo stampo che ho costruito utilizzando un vecchio kit da intaglio di mio papà. Ogni biglietto viene casualmente abbandonato dove capita, per ora i posti prescelti sono stati i bagni pubblici di una stazione e lo scompartimento di un treno. Chissà chi avrà trovato la foglia gentile, e chissà se sarà finita dritta dritta nella spazzatura oppure no.

Il secondo progetto che proverò a portare a termine quest'anno è ritrovare la mia penfriend, una ragazza inglese dal nome più comune d'Inghilterra con la quale mi scrivevo a dodici anni. Sarà un'impresa, ma ho la speranza che con una buona dose di fortuna, l'aiuto dei social network e la perseveranza che in questi casi mi contraddistingue... ce la farò!

domenica 8 novembre 2015

Natale a Novembre

Oggi, anche se siamo solo ai primi di Novembre, sembrava Natale.
E non per il clima, che anzi era quasi settembrino, ma per l'aria di festa che si respirava.
Mi sono svegliata e ho fatto colazione con il pane dolce e la marmellata di bergamotto, sapevo che mi avrebbero atteso alberi, foglie, sole, amici e la macchina fotografica nuova. Forse qui non lo avevo nemmeno scritto, ma qualche settimana fa, in pieno Festival della Scienza, mi hanno rubato la reflex. Ci sono rimasta male, per le modalità del furto più che per il costo della fotocamera, che per me però aveva un grande valore affettivo: la mia prima reflex comprata con i soldi di una cosa importante che stava finendo. Era un oggetto proiettato nel futuro e perderlo così, mentre stavo lavorando, mi è dispiaciuto moltissimo. Poi, come faccio sempre, non ho dimenticato ma ho chiuso tutto in un cassetto. A chiave.

Inaspettatamente, pochi giorni dopo, i colleghi mi hanno regalato una nuova macchina, più bella di quella che avevo, più leggera e maneggevole, con una sensibilità ai colori davvero sorprendente. Quale occasione migliore, di una domenica d'autunno nel verde, per provare i primi scatti (il primissimo in assoluto è quello quassù)?
Via con il motorino e poi a piedi, prima sotto gli alberi carichi di foglie gialle, poi in un piccolo cimitero dove il tempo pareva essersi fermato tantissimi anni fa, tra ragnatele, muschio, funghi e pozze di fango.
Bianconi che volavano bassi, gatti diffidenti, rampicanti rossi come il fuoco, semi bianchi che sembravano neve, corbezzoli ancora acerbi che legavano la lingua, momenti silenziosi che a me dicevano un sacco di cose.

E poi gli amici, tutti quanti, tutti i vicini del gruppo whatsapp, l'unico che tollero sul telefono senza sbattere la testa contro il muro ad ogni notifica. Siamo tanti, siamo undici (se non contiamo i bimbi), e oggi, complici tre compleanni ravvicinati, siamo andati a pranzo fuori.
Qui.
Eviterò di scrivere il menù completo, al quale è impossibile sottrarsi perché il gestore porta tutto in tavola come se fossimo a casa, la domenica, con la mamma che ti riempie il piatto perché ti vede deperito. Certamente fino a domattina non toccherò cibo e continuerò a pensare al minestrone clamoroso che ho mangiato oggi, senza fare il bis solo perché dopo mi aspettavano i ravioli.

Abbiamo chiacchierato un sacco, abbiamo aperto i regali (come a Natale!), abbiamo giocato a palla con Martino e aspettato (invano) che Adele si svegliasse. Abbiamo guardato (e fotografato) tramonti, bevuto amari, raccontato viaggi e riso un sacco.
Era da un bel po' che non capitava così e viste le notifiche sul gruppo whatsapp che continuano ad arrivare so che non lo penso soltanto io.
Questa bella domenica chiude un week end strano, iniziato di venerdì e formato da tante cose diverse.
Ieri, per esempio, è stata una giornata un po' stancante perché ho lavorato fuori Genova e mi sono svegliata alle cinque di mattina, reduce da un viaggio a Torino con mamma, bellissimo ma di sicuro per niente riposante. Con lei ho pranzato nel bar che ha inventato i tramezzini, sono andata da Melissa a fare le scorte per l'inverno, ho visitato la mostra di Monet e sono entrata qui, dove ho ricevuto un regalo di Natale anticipato e inaspettato.
Anche se è Novembre.

sabato 29 novembre 2014

I magnifici 5: vedere

Nel titolo c'è un errore, perché più che del "vedere" intendo scrivere del "guardare".
Qui da mamma è molto più facile, sono nel mio e tutto ciò che vedo in realtà lo guardo, con attenzione.
E' una mia caratteristica in generale, in verità: difficilmente lascio che le cose mi passino accanto senza badarci troppo, di solito poso gli occhi su quello che incontro e lo osservo, finché non lo capisco.
E' un pregio? Ni. Come sono attenta alla bellezza, anche piccola, che ci circonda, sono attenta (troppo) alle difficoltà, alle fatiche, alle cattiverie. Vedo, guardo, osservo tutto e, nella maggior parte dei casi, mi struggo.
Oggi però scriverò delle cose che mi piace guardare, ho deciso di lasciare fuori quelle brutte.
- Le foglie. Ma va? Chi lo avrebbe mai detto? Si sa, ho una passione sconfinata per la botanica, il primo erbario l'ho costruito con mamma da bambina, usando un grosso album a carta ruvida Fabriano e una pressa comprata in Val D'Aosta. Chissà che fine ha fatto.
- I colori. Mi piace cercarli, accostarli con il pensiero, immaginare quale sfumatura potrebbe stare bene con quella che ho scelto.
- Gli spettacoli a teatro, i concerti, i film al cinema. Insomma, tutte quelle occasioni in cui si condivide una sensazione con amici ma anche (o soprattutto) con perfetti sconosciuti, che si emozionano accanto a noi e a modo loro.
- I bambini che vivono esperienze e fanno nuove scoperte per proprio conto, in disparte. Quando un piccolino trova un insetto strano o un sasso dalla forma buffa e così, senza dire nulla a nessuno, si concentra ad osservarlo, senza preconcetti e senza il bisogno di condividere con altri la novità, io mi sciolgo.
- I comportamenti assurdi della mia gatta. Agata è più simile a un coniglio obeso che a un felino, ma è davvero adorabile. Non smetterei mai di guardarla.
- Il "mio" mare. D'estate, la mattina presto (o la sera), quando non c'è ancora nessuno che urla, gonfia il canotto, si spalma la crema, si tuffa a bomba.
- I boschi in autunno. Perché sono belli sempre, sia guardando in basso tra i muschi e i cespugli sia alzando gli occhi insù, tra rami e pezzi di cielo; in autunno, però, sono ancora più belli.
- La neve. Soprattutto quando è tanta e copre ogni cosa, anche i rumori.
- La pioggia. Che vista la situazione della mia regione non lo dovrei dire, ma quando comincia a scendere regolare, con quel rumore così rassicurante e quel profumo buonissimo (il petricor, di cui ho scritto nel post dedicato all'olfatto), potrei stare a guardarla per ore.
- La persona che amo. Mentre dorme o mentre fa qualcosa che gli piace davvero, seguendo la sua passione. Perché sono una fottutissima romanticona.
- Gli allestimenti. Le tavole ben apparecchiate, le sale organizzate nei dettagli per una festa, le cucine pronte a un bel pranzo, un prato agghindato per un matrimonio...
- Le librerie. Sia intese come negozi sia come mobili porta-libri, perché le vivo come veri e propri paesi dei balocchi.
- I mercatini. Possibilmente dell'antiquariato, ma anche quelli dell'hand made vanno benissimo. Datemi una fila di banchi più o meno sgangherati e ricoperti di cianfrusaglie bellissime e mi renderete una persona felice.
- Le mostre. Mentre per concerti, spettacoli, film al cinema, preferisco essere in compagnia, a vedere una mostra vado più volentieri da sola, al massimo con una persona vicina a me.
- I posti nuovi. Che non vuol dire per forza fare un viaggio lontano, ma semplicemente godere del piacere della scoperta. Come se avessi otto anni.
- I musei. Diversi dalle mostre, i migliori sono quelli di storia naturale o quelli che profumano ancora di museo. Che odore ha un museo? Non ve lo so dire, so solo che è buonissimo.
- I negozi di cartoleria. E non aggiungo altro.
- I fiori. Tutti, nessuno (o quasi) escluso.
Basta, dopo un venerdì un po' rabbuiato da cattive notizie, cercare e parlare della bellezza mi ha fatto bene.
Nella foto una foglia di gingko biloba, in assoluto una delle mie piante preferite, trovata del tutto inaspettatamente sotto casa di mamma (non mi risulta la presenza di questi alberi qui attorno) e accostata, perché i colori ormai sapete che mi piacciono assai, ad altre due cose gialle.
Non è ancora iniziato il p'titzelda2014 né il mio onepitittoadayproject, ma siamo già attivi nella ricerca di piccole cose belle. Evviva.

sabato 8 novembre 2014

Pititti e Menenni

Dopo il sogno assurdo della settimana scorsa, sviscerato accuratamente nelle opportune sedi, dove finalmente dopo secoli ho mollato gli ormeggi e mi sono lasciata andare e dove ogni più piccolo simbolo è stato interpretato, compreso e soprattutto accolto, sono andata al cimitero.
E' sabato e nella chiesa vicina credo ci fosse il catechismo, perciò accanto all'ingresso decine di ragazzini si chiamavano a gran voce e scherzavano alla luce del tramonto, una scena che strideva così tanto con il mio stato d'animo da farmi quasi sorridere. Una volta dentro niente neve, betulle spoglie, discese ripide e magri custodi, una volta dentro solo cipressi forti, mare all'orizzonte, milioni di crisantemi e l'atmosfera della luce quassù.
Non pensavo di rivedere cadaveri sdraiati sui mucchi di terra o donne in fuxia sepolte a metà, però una controllata ci tenevo a farla e, già che c'ero, anche un saluto al signore dietro al mazzetto di fiori gialli l'ho fatto volentieri. Vado raramente a trovare mio padre, di solito da sola, a piedi, passando dal bosco e tornando dalla costa, ma stasera era tardi e di rimanere chiusa dentro proprio no, non ne volevo sapere. Perciò sono salita con mamma esattamente come nel sogno, lei ha incontrato i soliti conoscenti freschi di lutto ai quali dispensare consigli e incoraggiamenti, io ho spolverato compulsivamente il mazzetto giallo di cui sopra una, due, tre volte.
Così, oggi che sono al paesello senza pc, che mi sono concessa un paio di chilometri di passeggiata piana (perché no, la schiena, delle salite, ancora non può/vuole sapere), che ho mangiato lo sformato di broccoli, che ho dormito avvolta nella copertina a quadri, che ho giocato con Agata, che ho fatto merenda con tisana e biscotti e che ho raccolto la foglia del giorno direttamente nel giardino incantato, ho deciso quale sarà il prossimo progetto instagram in partenza dopo #oneleafadayproject. Per ora le personali maratone che ho condotto sono questa delle foglie (che già mi manca al solo pensiero di terminarla, ma che penso di riuscire a rendere parte integrante della mia casa, in qualche modo che ancora non ho chiaro), quella dedicata ai colori (#fridayimincolorproject, che ha contato sette settimane di scatti, dedicati al giallo, al rosso, al bianco, al verde, al blu, all'arancione e al rosa e che penso finirà qui) e quella che non ha un punto di arrivo, che si occupa di libri e pantoni, che è partita per prima e che amo moltissimo. Quindi, dicevo, ho in mente un altro progetto e questa volta vorrei dedicarlo alle mie amate amatissime piccole cose. Una al giorno. Come le foglie. Per 99 volte. Ci ragionerò meglio nel tempo, ma l'idea è sempre quella di tenere accesa la vista e avere il cuore aperto, pronto a emozionarsi. Anche se tutto attorno a me dovesse andare di merda, sarò obbligata (da me stessa, per una volta) a trovare qualcosa di buono. Fosse anche un bottone rosso uscito per caso da una tasca, un gatto affacciato a una finestra, una macchia nera a forma di corvo sul finestrino del bus (lo ammetto, questa l'ho vista stamattina), un bicchiere di spumante per un brindisi importante, un bosco autunnale per un amico che ora non ce la fa.
Quindi, tra venti giorni esatti, si parte con questa nuova piccola avventura, che potrebbe chiamarsi #onelittlethingproject, ma visto che voglio sia mia mia mia, che più mia non si può, ho deciso che avrà il nome delle piccole cose di quando ero bambina: pititti. Per chi non lo sapesse, probabilmente avevo un futuro da linguista e non l'ho mai coltivato, perché, quando ancora quasi non parlavo, un buon modo per calmarmi era darmi delle cose piccole da separare da quelle grandi (che è esattamente quello che sto facendo, super concentrata, nella foto usata per questo post).
Le cose piccole erano i pititti (ecco il futuro da linguista: pititti...petit?) e quelle grandi erano i menenni (notare l'evidente onomatopea anche nella pronuncia: bocca piccola e stretta nel primo caso, grande apertura nel secondo). Questa sorta di fissazione dura ancora adesso, per certi versi, se un tempo trovare delle briciole di plasmon nel latte mi faceva accantonare sprezzante il biberon dichiarando "Pititti", oggi non berrei granché volentieri una spremuta non filtrata, nella quale galleggerebbero inevitabilmente numerosi fastidiosissimi pititti.
Ma i pititti sono anche buoni, sono le cose piccole e preziose di ogni giorno, che non dobbiamo mai smettere di cercare, perciò il prossimo progetto si intitolerà #onepitittoadayproject.

venerdì 22 agosto 2014

One leaf a day Project

Quest'anno è un anno senza progetti.
Un po' di quelli in cui speravo non è finito bene, altri sono in scadenza, altri ancora ho deciso che basta, se andranno sarò contenta e se non andranno sarò contenta uguale.
In compenso, nella mia totale sconclusionatezza, ho avviato mille cosine sul fai da te e sul riciclo creativo che ormai conoscete, perché le ho sbattute su questi schermi più e più volte con un poco di imbarazzo ma anche con un goccino di malcelato orgoglio.
Pure il piccolo progetto che presento stasera, chiamato One leaf a day Project come dice il titolo del post, non vuole essere altro che un modo per scandire le giornate, un po' troppo spesso simili uguali tra loro, comunque belle, ma con una marcia in più se ad accompagnarle ci starà una foglia. Anzi, novantanove foglie.
Perché proprio novantanove? Perché come mi ha detto oggi il vicino-vicino: "superate le 100 foto rompi il cazzo". Non fa una piega. Raccolti i preziosi consigli del sommo conoscitore in materia, radunate fantasia e passione per il fogliame in generale (dalle spine ai palmizi, amo tutto senza distinzione di sorta), acchiappato il cellulare e l'unico social su cui ancora bazzico assai (Instagram), ho iniziato.
Il primo scatto, in verità, è di ieri e lo testimonia il casino di descrizione spezzettata in mille commenti diversi nella quale ho tentato goffamente di spiegare i miei intenti. "Primo giorno di un progettino estemporaneo, 99 foto di foglie, una al giorno. Raccolte per strada, nel bosco, al parco. Trovate per caso, cadute in giardino, scivolate sotto il portone, nate per sbaglio. Fotografate vicino a me, possibilmente riconosciute, sicuramente amate". I cancelletti pensati sono #oneleafadayproject #day...(a seconda del giorno) #...(nome della foglia in questione, o presunto tale).
Poi potranno esserci frasi di accompagnamento, informazioni sulla foglia scelta, brani di canzoni, poesie, link utili. Insomma, l'idea (vaga ma moooolto romantica) è quella di accendere una lucetta su una protagonista del giorno, perché le foglie, oltre che bellissime, sono utili e ci possono spiegare un sacco di cose interessanti. La loro forma, il loro colore, la loro presenza, ma anche e soprattutto la loro assenza, sono tra gli aspetti più importanti della natura che ci sta intorno e che merita amore incondizionato. Sempre.
Quindi io partecipo, chi vuole seguirmi è il benvenuto, chi non vuole è benvenuto lo stesso. Evviva.
Questo è il link alla foglia di oggi, uno dei primi fiori che ho imparato a riconoscere e ad apprezzare. Lo trovate nei prati selvaggi e nei boschi umidi, dovete lasciarlo stare perché è protetto (e perché, in generale, i fiori stanno bene dove sono), potete seminarlo e crescerà rigoglioso, riproducendosi a suo piacimento, proprio come è successo a me.
Non scriverò un post al giorno, per ogni scatto, ma chi vorrà troverà le foglie che ho scelto sul mio profilo instagram, o nel loro ambiente naturale.