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mercoledì 13 luglio 2016

Bluebirds on our shoulders

Treno, interno giorno (tardo pomeriggio, in verità).
Sto tornando da Pistoia con il mio amico Edu, siamo andati insieme al concerto dei The National (per chi non li conoscesse sono loro, scegliere una canzone tra le mille che amo è impossibile, quindi beccatevele tutte).
Questa settimana, ormai arrivata a metà, terminerà con un altro concerto, ma per ora ho bisogno di lasciar sedimentare quello di ieri sera.
Com'è andata? L'ho scritto stanotte su Instagram, con ancora le canzoni in testa e in bocca, con le gambe gonfie, la schiena a pezzi e la voce roca (sei ore in piedi, di cui metà a 35 gradi, non ho più il fisico per reggerle!).

C'è chi ha bevuto 18 litri di birra, chi ha saltato ininterrottamente sui piedi degli altri, chi ha litigato con la sicurezza, chi ha risposto a telefonate di lavoro (?!), chi ha fotografato tutto il fotografabile, chi ha seguito il concerto dallo schermo del telefono (?!), chi ha urlato a sproposito, chi ha limonato duro, chi ha battuto le mani fuori tempo, chi ha vomitato in un sacchetto, chi ha spinto, chi ha cantato...e poi ci sono io che, come da tradizione, ho pianto.

Volevo vedere i The National dal vivo da un sacco di tempo, avevo grandi aspettative e non sono rimasta per niente delusa, anzi, persino la maglietta con la mezza luna sulla montagna se n'è venuta a casa con me senza protestare!
Oggi, reduci e felici, abbiamo fatto un giretto a Pistoia e poi Edu ha avuto un'idea, di quelle idee inaspettate che ribaltano un pomeriggio e ti fanno vivere due giornate in una: prima di pranzo abbiamo preso un treno e siamo andati a Lucca. Io non c'ero mai stata (mi fa sempre molto ridere che a visitare le città italiane mi ci porti un amico venezuelano) e mi sono letteralmente innamorata di questo giardino color crema stretto dall'abbraccio delle mura.

Ho fatto subito amicizia con un tiglio, ho fotografato chiese, piazze e canali, ho mangiato pasta ripiena di carne al sugo di carne, ho camminato lungo i viali alberati e sono salita sulla Torre Guinigi. Cosa ha, questo posto, di tanto speciale? Per esempio un gruppo di lecci che vivono sulla sua cima, oltre a un panorama mozzafiato, un vento meraviglioso e un tappeto di licheni di tutti i colori. Per crederci basta guardare la foto quassù.

Ora, di ritorno da un week end infrasettimanale (meritatissimo, visto quello ufficiale trascorso a scrivere e a correggere bozze), penso che non doveva andare così eppure è andata benissimo lo stesso. Perché, si sa, le deviazioni inaspettate sono sempre le migliori, perché le notti sola in stanza, in un posto sconosciuto, tra ventilatori super rumorosi e zanzare elicottero servono per pensare e andare oltre, perché il primo caffè del mattino è buono ovunque e comunque, perché per quanto tu possa piangere a un concerto ci sarà sempre una ragazza inglese accanto a te che piangerà più forte di te.

P.S. Ah, è finito così.

sabato 12 luglio 2014

I'm from Heligoland

Ieri sera sono andata al concerto dei Massive Attack, e ho capito e scoperto un po' di cose.
Innanzi tutto ho capito che sono sei mesi che vivo ad Heligoland, che non sono gli isolotti tedeschi ma sono le canzoni dell'album dei Massive Attack. In particolare le mie giornate ovattate e nello stesso tempo super intense dondolano tra questi ambienti e questi senza soluzione di continuità. Poi ho capito che possono trascorrere anche cinque anni ma se una musica ti piace e tocca le corde giuste lo farà per sempre, come lo ha fatto in gita scolastica a Venezia, come lo ha fatto alla Sciorba nelle serate d'inverno.
Ho capito che decidere di fare una cosa all'ultimo, come comprare i biglietti del concerto e dire "Sì ok ciao ci vado" non è la morte di nessuno, anzi. Ho capito che sono troppo bassa per stare al centro e che per tutto il tempo rischio di non vedere nulla e respirare marijuana passiva esattamente come il dodicenne accanto a me, che a ogni pezzo piagnucolava tossendo "E' finito? Andiamo?". Come biasimarlo, se ne pentirà solo tra una decina d'anni. Ieri ho anche capito che bere in questa fase è meglio evitarlo, che il golfino da nonna non mi serviva, che sono ancora capace di ballare in solitaria pensando solo ai fatti miei, che Teardrop è davvero bellissima. Ho capito che le navi che passano sullo sfondo, durante un concerto come quello dei Massive Attack, rendono tutto ancora più surreale, anche se può sembrare impossibile. E poi ho scoperto la cosa più importante: riesco a stare in mezzo alla folla. E sono felice.
Quindi bene, brava, bello, non poteva andare meglio, hanno persino chiuso con questa, la mia preferita (per variare un po' sul tema, invece di piazzare qui l'originale, ho messo una cover che mi piace tanto tanto).
"You're the book that I have opened, and now I've got to know much more"

sabato 28 giugno 2014

QB: 10 piccoli indiani

Che non sono quelli di Agatha Christie eh, in realtà non so nemmeno io cosa siano, ma se ci penso mi viene in mente un libro che lessi alle medie, o forse erano le elementari, quando il pulmino-biblioteca si fermava sulla piazza vicino alla scuola e noi uscivamo correndo per prendere in prestito il libro del mese. In quel libro c'erano dei piccoli personaggi che uscivano solo di notte e non mi ricordo altro, se non che mi piacque e mi fece anche un po' paura. Ed evidentemente mi rimase dentro.
Oggi i dieci piccoli indiani sono un QB: Qualcosa di Bello e sono dieci cose che vorrei fare. Non è una wishlist, non è un insieme di propositi, non è un cesto di obiettivi sbilenchi che difficilmente raggiungerò, è solo un mazzo di idee che mi vengono e spesso mi lasciano così come sono arrivate.
Sono a casa da mamma adesso, ascolto buonamusica e aspetto che sia l'ora di salire sotto l'albero grande per mangiare focaccette fritte e non pensare a nulla. Che qui alla fine è difficile non pensare a nulla, quando è sera e c'è la spiaggia vuota, quando tutto sembra lontano e in realtà non lo è per niente.
Comunque questo è un QB positivo e questi sono i miei dieci piccoli indiani:
1) Imparare assolutamente a lavorare con l'uncinetto. Giuro che mi impegnerò, nel frattempo sbavo guardando questi
2) Migliorare nella fotografia e avviare almeno uno dei tre progetti che ho in mente (che se mi sforzo me ne vengono in mente solo due...mannaggia, ne ho già perso uno per strada)
3) Continuare a leggere tanto quanto sto facendo in questo periodo, ricordando di recensire tutto e magari fare le foto ai pantoni dei libri...uh! Ecco qual'era il terzo progetto fotografico!
4) Andare ad un concerto entro la fine dell'estate, io vorrei tanto tantissimo essere qui, ma mi accontento anche della silent disco di Sestri Levante eh...
5) Organizzare una festicciola delle mie sull'Albero, che intanto è bello fresco in questo periodo e io ho voglia di passare ore a preparare finger food e tovaglioli a forma di airone
6) Trovare la tinta perfetta per la mia bad head, che non ne vuol sapere di restare in ordine e continua a farsi i fattacci suoi, colore compreso
7) Continuare con i collage degli amici, per ora è nato solo il prototipo del vicino-vicino, apprezzato assai ma pur sempre di prototipo si tratta
8) Assecondare l'improvvisa passione per i dinosauri, prossimo passo: voglio disegnarne (incollarne? cucirne?) uno su una maglietta
9) Andare in vacanza, che sia Parigi, che sia altrove, ma l'importante è che sia vacanza
10) Superare questa piccola battaglia con la chimica, e non parlo di quella con cui lavoro

E ora ciao, che devo andare a ingozzarmi di lievito fritto.



domenica 23 marzo 2014

E brava Giulia...

La prima volta che ci siamo viste non volevamo essere dove eravamo. Adolescenti spostate da un mondo conosciuto a un mondo nuovo, soprattutto lei con la sua maglia di Vasco e il broncio, rannicchiata sulle scale di casa, mentre la banda suonava e la coda per le focaccette fritte arrivava fino alla strada.
Di anni ne sono passati quasi venti, cazzo. Venti.
E nel frattempo siamo cresciute, ne abbiamo viste di tutti i colori, ne abbiamo superate di tutti i colori e ancora oggi ci lottiamo contro ogni giorno.
Abbiamo imparato ad amarlo questo posto, io forse più di lei che è andata via tante volte, per lavoro, per i suoi viaggi matti e meravigliosi, che non ha mai mancato di raccontarmi nei minimi dettagli durante le cene dei mille ritorni.
E il gelato alla crema con miele e cannella, le zuppe, i miei sformati di verdura, le insalate dei sensi di colpa, il passito e soprattutto il baffo ghiacciato delle sere d'estate, lei abbronzatissima e io fucsia ma felice.
Siamo state lontane, siamo state Vicine.
Abbiamo parlato tanto, di tutto, senza paure, senza pregiudizi, senza dimenticarci mai cosa conta davvero.
Abbiamo parlato anche di te, di scelte, di futuro, di preoccupazioni e speranze.
Quando mi ha detto che ti saresti chiamata Giulia ho subito ricordato la maglietta di Vasco, i concerti a cui lei andava spesso, con gli amici e con lo zio, fan sfegatata di quel cantante che a me non è mai piaciuto ma che mi ha sempre fatto pensare a lei. E ora anche a te.
E mi vengono in mente anche tutti i concerti a cui siamo andate insieme: Guccini, la Nannini, la Mannoia, i Negramaro (solo perché avevamo dei biglietti gratis eh...), Conte, Elisa e forse qualcuno lo dimentico pure.
Sono stata fortunata ad averla trovata e ora sono fortunata ad aver trovato te, piccola figlia della mia migliore amica, che oggi mi hai guardata con un occhio solo (che lo so che mica ci vedi ancora, hai solo quattro giorni), appesa a quella tetta gigante, col pigiama pieno di gufi e una cascata di capellini neri.
Ben arrivata nipote, piacere di conoscerti!

P.S. La foto è un lavoro di mamma, un work in progress in verità. Si tratta di una piccola camicina, anzi di un piccolo camice, cucito per i bimbi prematuri che devono affrontare una Risonanza Magnetica Nucleare. Fa parte di questo meraviglioso progetto.

sabato 4 gennaio 2014

Music is my food

In questi giorni di festa il tempo ha fatto parecchio schifo e quindi è stato obbligatorio provare a dedicarmi con un minimo di serietà alla tesi. Dal momento che sto lavorando al computer, anche le pause caffè, tisana, biscottino, stretching al collo, carezza al gatto, le passo al computer e ne approfitto. Per fare che? Leggere articoli, spulciare in nuovi siti, riempirmi gli occhi di immagini, immergermi pericolosamente in blog scoperti per caso e mai più lasciati. Tra le cose che faccio al pc (ma non solo in pausa, lo faccio continuamente) c'è ascoltare musica. Ogni momento ha la sua playlist, chiaro, quando scrivo prediligo canzoni con poche o meglio senza parole, altrimenti inevitabilmente canticchio e mi deconcentro. Se cucino preferisco la radio e mi lascio andare al brivido dell'ignoto (quasi sempre mi va male, Mengoni e compagnia sono continuamente in agguato), se pulisco casa vado di roba da cantare a squarciagola, mentre se faccio la doccia o mi preparo per uscire mi lancio in balli da tende tirate per dignità.
Quindi, tutta questa premessa, per spiegare lo scopo del post di oggi, una paginetta facilona che fa molto blogger alla moda, ma che tutto sommato credo che mi rappresenti: la mia playlist 2013. Alla radio non si sente altro no? Quali sono le canzoni che hanno segnato i dodici mesi appena passati?
Ieri era il mio compleanno, sono andata a pranzo fuori con gli amici e non c'era musica nel locale dove abbiamo mangiato, tutto sommato un bene perché s'è chiacchierato e riso un sacco senza pensare alle canzoni in sottofondo.
La foto che ho scelto per questo post però è legata sempre ad un mio compleanno, quello dei trenta, quando organizzai una super festa al circolo, con tema della serata il verde (il mio colore) e la coinquilina-dj che metteva su i miei dischi preferiti. Nell'immagine ci sono io, un cerchietto fluo (verde ovviamente) che si illuminava al buio e un biglietto che spunta dal mio décolleté: era il biglietto per il concerto del Coldplay, uno spettacolo incredibile con i braccialetti che si illuminavano a tempo di musica e i fuochi artificiali, questo per intenderci (il suono è quello che è ma chi è nato negli anni '80 e ha amato Ritorno al Futuro quanto me apprezzerà).
Ecco che allora ho pensato di scrivere quali sono le canzoni che in un modo o nell'altro mi hanno tenuto compagnia in questo anno appena passato, chissà che non ci prenda gusto e che segnalare magari un pezzo al mese a chi passa di qui diventi un'abitudine!
Mi sono data qualche regola, posterò 12 canzoni mettendo il link da youtube perché dove possibile vorrei fossero legate anche a un video decente (spesso sono proprio i video che mi colpiscono e che mi fanno innamorare di un gruppo o di un cantante), non metterò più di un pezzo per autore, non ci saranno robe della mia adolescenza che, beninteso, continuo ad ascoltare ma l'idea perderebbe un po' di significato.
Non c'è un criterio temporale preciso nelle segnalazioni anche se mi sto accorgendo che, per lo meno nella mia testa, le musiche vengono fuori associate a determinati periodi dell'anno e quindi in ordine cronologico.

1) Camera Obscura - French Navy (ascoltata un sacco a cavallo tra il 2012 e il 2013)
2) Beirut - Nantes (qua sto già barando, è una vita che la ascolto, ma nel 2013 di più e questa versione è troppo bella)
3) Ludovico Einaudi - Waterways (se quello dei Colplay è stato il concerto più esaltante della mia vita, quello di Einaudi è stato il più commovente)
4) John Grant - Where dreams go to die (ma qui l'imbarazzo della scelta è enorme, ho sparato a caso)
5) Beach House - Myth (visti dal vivo con il mio amico Edu, sono bravissimi e anche se il video ufficiale non c'è va bene lo stesso)
6) Daughter - Youth (ma giusto perché è la più famosa, altrimenti ce ne sarebbero altre moooolto belle. Pure loro dal vivo sono forti, visti due volte)
7) The Lumineers - Ho Hey (non volevo postare di nuovo la più conosciuta ma il video è così carino...Bel concerto un'altra volta)
8) Agnes Obel - Riverside (non è la più bella ma è una delle e il video vintage è figo. A sto giro concerto mancato, ero impegnata e lei all'ultimo si è data malata)
9) Birdy - 1901 (ascoltata fino alla nausea, video tristerrimo e cover di un'originale molto più allegra. Ma a me, come direbbe qualcuno, le canzoni allegre non piacciono)
10) The National - I should live in salt (loro li adoro sempre e pure l'ultimo album è bello. Questa versione live poi...è super)
11) Nouvelle Vague - Dance with me (non sono sicura sicura di averla ascoltata quest'anno di più degli anni scorsi, ma facciamo finta di nulla)
12) Soley - Smashed birds (a questa ragazza voglio persino bene, mi sono lasciata sfuggire un suo concerto ma rimedierò. I video sono sempre bellissimi, secondo me lei mi somiglia pure e in questo c'è addirittura una casa sull'albero).

Ok, ho fatto. Ovviamente mentre scrivo le conclusioni mi stanno venendo in mente altre mille canzoni che avrei potuto postare ma vabbè, tanto le riascolterò ancora e probabilmente diventeranno via via il pezzo del mese.
Buon ascolto!

sabato 25 maggio 2013

Senza titolo

Una settimana abbondante dall'ultimo post. Sono successe tante piccole/grandi cose che hanno reso unici questi dieci giorni: i miei 5 sensi sono stati messi alla prova e le mie emozioni profonde hanno subito più di uno scossone.
Dal giorno del funerale dei portuali un'altra "morte grande" ha attraversato questa città. Don Andrea Gallo non c'è più.
Pure questa volta ondate di retorica hanno intriso social network, radio, giornali e, immagino, anche televisioni. Gente che non lo conosceva, persone anni luce distanti da lui e dai suoi principi, hanno scritto fiumi di inutili parole per ricordare i suoi insegnamenti, il suo viaggio accanto ai più deboli, la sua vena politica e polemica, il suo sigaro, la sciarpa rossa e tutto il resto. Io non lo farò, ho già scritto abbastanza. Lascerò il compito a Don Farinella (degno erede del passaggio di Don Gallo tra noi?) che, mercoledì sera, mentre mia mamma ascoltava un seminario nella sua parrocchia, ha brevemente interrotto l'incontro e ha detto al microfono "cinque minuti fa Don Gallo è morto". Basta. Nient'altro da dire, solo sperare di aver imparato anche solo un poco del punto di vista così prezioso di questo sacerdote.
In questi dieci giorni ci sono stati due viaggi, uno a Torino e uno a Milano. Il primo, domenica, al salone del libro. Mi sono annoiata, persa tra la gente, innervosita, consolata da Eataly e fuggita...senza comprare nulla! Per fortuna in Piazza Castello c'era una cosa che sembrava proprio fatta apposta per me: una specie di vascello d'altri tempi, sormontato da bianchi palloni aerostatici, ricoperto di piante di ogni genere, atterrato a Torino dopo essere partito da Bruxelles e pronto a volare verso Amburgo. Questa zattera, una via di mezzo tra un'idea di Tim Burton e un cartone di Miyazaki, ha lo scopo di portare con sé un grande messaggio, l'importanza della biodiversità, delle energie alternative, del valore del verde. Quindi, tra nasi all'insù, bambini stupiti, adulti curiosi, musiche suonate direttamente sulla strana astronave, fiori, macchine inutili e sole caldo, mi sono riappacificata con una giornata partita male e sono rientrata tranquilla e piena di fotografie.
Il lunedì, invece, è iniziato malissimo: strumenti che non funzionavano, lavori interrotti a metà, brutte notizie da parte di mamma...fino alla sera, quando ho deciso, in preda alla disperazione, di andare a sfogarmi in palestra. Nel brevissimo tragitto tra casa e tappetino una scena allucinante ha aggiunto la ciliegina mancante a quella giornata così negativa: la morte in diretta di un cane bellissimo, tragica quanto assurda, mi ha lasciato una diffusa e amara sensazione di vuoto, intensa quando la bella emozione regalata dalla nave verde il giorno prima.
I sensi del gusto e dell'olfatto stimolati tra i formaggi del Lingotto la domenica, quello della vista protagonista nel pomeriggio sotto il sole di Torino e in quella brutta sera nella piazza vicino a casa. Ancora gli occhi in primo piano al martedì, lezione di fotografia tra vecchi e famosi scatti e primi rudimenti di luce e colore. L'udito è stato con me più che mai mercoledì sera, a Milano, concerto dei Dark Dark Dark...bello, intenso, pieno di suoni diversi, dalla tromba alla fisarmonica, dal basso alla batteria, dal banjo alla tastiera. E mentre il sushi dell'Idroscalo ha terrorizzato il mio senso del gusto, quello di ieri condiviso con una dozzina di amici nel nuovo ristorante vicino a casa, ha risvegliato ogni papilla e ha aggiunto positività ad un venerdì sera già molto divertente. L'olfatto, stimolato dai mille fiori del giardino di mamma, davanti al bucato dei vicini non ha mai tregua e inevitabilmente le sensazioni che scatena corrono a bussare ai ricordi. Anche l'ultimo senso, il tatto, questa settimana è stato dolorosamente associato a pensieri lontani e semi sepolti: dopo la prima seduta dall'osteopata sensazioni fisiche e mentali fastidiose al limite del pianto e della nausea si sono intrecciate e chissà la prossima volta cosa verrà fuori.
Quindi, in questi dieci giorni che credevo sarebbero stati quasi esclusivamente dedicati alla preparazione del mio ultimo esame di dottorato, è successo di tutto, scene da film come un cane che vola, un brucomela che corre nella notte e un bambino vestito di azzurro che parla di scienza.
E poi, Baldo si è svegliato.

giovedì 7 febbraio 2013

I bambini, la natura e la musica.

Ho la fama di essere una che piange facilmente, anzi, che si commuove facilmente; in realtà, per le cose serie della vita, non riesco mai a sfogarmi come vorrei.
Scrivo questo post in pausa pranzo, prima settimana di lavoro agli sgoccioli, già diversi report preparati, articoli letti, appunti presi. Sono felice.
La motivazione che mi spinge a distrarmi ancora un po' e digerire scrivendo è il concerto a cui sono andata ieri sera: Ludovico Einaudi al Teatro Carlo Felice. Era una vita che volevo vederlo dal vivo, dopo ore in compagnia delle sue note mentre cucino, mentre leggo, mentre penso, mentre faccio la doccia, mentre studio, mentre pulisco, mentre mi vesto, mentre piango.
In verità c'è un'altra ragione per cui sto scrivendo questo post e sono le tre parole del titolo. Da qualche giorno rifletto sulle cose che mi commuovono e dopo averci pensato su un bel po' ho deciso che i bambini, la natura e la musica sono in assoluto le più potenti.
Sia ben chiaro, non intendo piangere di dolore, in questo sono bravissime le disgrazie della vita, i momenti di rabbia vera e se la cavano bene anche i film d'amore, i documentari e i ragni.
Ma la commozione forte, quella che ti sale dallo stomaco senza poterla fermare, che tocca corde nascoste, smuove ricordi, riporta in vita odori e immagini me la danno loro: i bambini, la natura e la musica.
I bambini con le loro domande, con il loro sguardo sul mondo che sembra sempre aver capito molto più del nostro, con le loro gentilezze, con le loro parole taglienti, con le loro intelligenze e le loro paure. I bambini che mi ricordano me da piccola, che per me è sempre un privilegio poter incontrare e che mi fanno pensare ad un futuro che non avrò. I bambini che questa notte hanno popolato il mio incubo adulto, tornando sottoforma di doloroso flashback.
La natura, dove sono cresciuta, da cui non riesco a stare lontana, dove torno sempre. Il mio mare con la sua luce, i boschi con il loro colore, con l'odore di terra bagnata e il rumore dei rami spezzati da un passo. Le fioriture colorate come quelle che vidi a Delfi e a Bruges tanti anni fa, gli stormi di uccelli che migrano neri, il volo lento dell'airone, il passo incerto di un gattino piccolo, la forza spaventosa di un'alluvione o di un incendio.
La musica e qui entra in gioco Einaudi, capace di spostare un'anima intera, di renderla triste, di rilassarla, di darle conforto, di farla saltare. La musica che ogni giorno mi accompagna, che si accende alla mattina con la sveglia, che mi segue in cucina con la radio, in autobus con le cuffie e al lavoro nel pc, ieri sera mi è entrata dentro. Ha percorso la mia schiena, ha fatto battere il mio stomaco, sorridere la mia bocca, contrarre le mie cosce, fare la punta ai miei piedi, aumentare il battito del mio cuore, sollevare il mio petto, commuovere i miei occhi.
Il concerto di ieri è stato una pelle d'oca continua, inutile scrivere quanto sia bravo lui e quanto lo siano i ragazzi che lo hanno accompagnato con violini, viole, violoncelli, chitarre, bassi, percussioni, tastiere.
Uno spettacolo che non dimenticherò, come non dimenticherò il sogno di un bambino e il profumo del maggiociondolo in fiore.

Waterways, Einaudi. La mia preferita dell'ultimo album, il titolo della foto qua sopra.
https://www.youtube.com/watch?v=t7Ca7Va-GHY

martedì 6 novembre 2012

Germogli

E' martedì e fuori piove con il sole.
Io sto malissimo, ricomincio solo ora a respirare un po', dopo 24 ore di apnea e dolore alla cassa toracica, come se un grosso fauno stesse lì seduto a osservarmi. Come in L'Incubo, di Füssli, uno dei miei quadri preferiti.
Le motivazioni non le conosco, stanchezza post Festival? Ansia da gestione trasloco e ultimi, insapettati, costosi e problematici lavori all'albero della Coccagna? Sensazione di inadeguatezza diffusa? Paura del futuro incerto sotto ogni punto di vista? Freddo boia beccato in casa, in barca, per strada? Azione massacrante del divano letto sulla mia schiena già decisamente massacrata? Agitazione per l'esame di domani?
Non lo so. In ogni caso sto male, non ho appetito e ho una faccia che sembra mi abbiano pestato senza pietà.
Questo è il primo post del dopo Festival, quello in cui dovrei raccontare cosa sono stati gli ultimi dieci giorni. Visto che ho appena finito di correggere una presentazione power point di 52 slides, visto che mi impegnerà tutto il pomeriggio, tutta la sera e tutta la mattina di domani nelle varie operazioni di rifinitura, esposizione e ricerca di definizioni improbabili, visto che sono stanca e poco concentrata, visto tutto questo userò uno dei migliori alleati per descrivere il mio Festival della Scienza 2012: l'elenco.
Spazio per le parole, che siano sensazioni, immagini, colori, odori, emozioni, volti, rumori, sguardi. Lascio scorrere le dita e Crystal Winter di Ferreira, con dolcezza e un timido tentativo di ammorbidire i miei muscoli accartocciati.
il legno del Maso, le acciughe a colazione, le macchie d'olio a pelo d'acqua, il trapano dentro i miei muri, le lacrime di fatica, le lampadine a basso consumo, le eliche nere di Jonathan, i libri finiti e cominciati, il cioccolato africano quello kinder quello caldo e quello dei pasticcini, i treni per tornare nel giardino incantato, il verde della mia felpa e dei tubi del robot, lo spirografo con la sua lingua, il vento forte che stanca le ossa, l'ombrello rosa, le foglie di castagno e quelle di rovere, la panna McKenzie, la musica a casa al circolo in barca al conte e alla festa, lo jedi che racconta il mare, la pasta al sugo di Gai, l' "i dont' care i don't care i don't care" di Edu, la pioggia forte e fortissima, il regalo per il vicino-vicino, gli amici che sono il tuo specchio mentre cantano con la mente e con il corpo, la cattiveria che arriva quando provi a riposare, la notte difficile, il freddo terribile, lo specchio nuovo per il mio bagno, le righe sulle maglie le felpe e le calze, gli etruschi che non so, i cinghiali spaventati, il dolore della paura, il profumo del parcheggio, il minestrone con il pesto, le cartoline per il don, la doccia calda di Nessie, i diciotto anni a colori, le fotografie con gli animatori, le telefonate tra un gruppo e l'altro, la focaccia sulla chiatta, 587 in entrata e in uscita, il ciclista riparatore che arriva all'improvviso, le scale lunghe in mezzo ai vicoli, le voci belle intorno a me, il riconoscere la purezza di uno sguardo, il "mazinga zetto" di un bimbo piccolo, la curiosità nelle mani alzate, il camminare tra le strade della città e tra i sentieri della campagna, gli stivali da pioggia, la sorpresa negli occhi dei bambini, le letture alla luce della piantana nuova, il dondolio della barca, il sale nel naso e sulle labbra, la lavanda sul pontile, il rimorchiatore arancione, i cefali coraggiosi, la folla davanti all'Acquario, le parole di ogni giorno, il giallo della mia sciarpa e del cellulare nuovo, le gestualità che spiegano più di mille parole, i "per così" di Lorenzo, lo scheletro di Daniele, lo zaino fatto e disfatto mille volte e quello al riparo dietro al bancone, le finestre aperte di Stradone S. Agostino, il sax di Giancarlo, i silenzi pieni di parole, le visite che aspetti con gioia, la sete di notte, il vino buono e quello cattivo, lo scrivere all'ultimo minuto, l'inadeguatezza che non mi lascia mai, l'acqua del porto e quella nei bicchieri di plastica di mano in mano, il karkadè rosso scuro, il galeone alla mia sinistra la mattina presto, gli occhi grandi e i sorrisi sdentati, il bianco del primo appuntamento di Gai e Nicoletta, i pomeriggi con mamma, il casco di Francesco, il montgomery e i mille alamari di ogni sera, le domande dei grandi, il sorriso inaspettato e luminoso di Giorgia, i ragazzi di colore con i loro braccialetti, la spremuta di posidonia, gli occhioni liquidi di Federica, i saluti piccoli del pubblico, la ricerca del cibo, la simbiosi dell'anemone, la fila di bombole gialle, la vela della Scuola che abbiamo odiato tutti, la coda in sopraelevata, l'ikea nei turni liberi, i compleanni dentro al Festival, la Pyro perfetta, il N°1 bar ufficiale, il germoglio segnalibro: quello della foto, regalo inaspettato e dolce chiusura per questo mio Festival 2012.
Al prossimo anno.


domenica 27 maggio 2012

Una bella strimpellata tra amici

CONCERTO DEI COLDPLAY. E non ci sarebbe altro da aggiungere, se non fosse che a questo concerto sono andata con tre amici e a Torino altri due amici ci hanno aspettati, ospitati e festeggiati. Vale (la mia socia), Sex (il vicino-vicino), X (da Pisa con amore) tutti in treno verso l'unica data italiana di uno show con la S maiuscola. Arrivati in una Torino very hot (32 gradi effettivi e 57 percepiti) siamo andati a sdraiarci in un parchetto vicino all'Olimpico, tra germani reali, stagni e campi da bocce. Entrare subito allo stadio come avevamo pensato era impossibile: una coda interminabile di persone si srotolava per i viali torinesi incastrata in inquietanti tonnare umane, sotto al sole, lasciando dietro di sé tonnellate di rifiuti sull'erba. Perciò abbiamo optato per la siesta all'ombra, tra discorsi lavorativi non proprio rilassanti, esercizi di autopercezione, pesche noci di Dobbi e fotografie. Quando finalmente ci siamo decisi ad andare la coda era ancora lì, ma ormai dovevamo affrontarla: un'oretta di serpente-cancelli, serpente-transenne, serpente-buttafuori, serpente-biglietto, serpente-oquellalàèsvenuta, fino all'entrata: BRACCIALETTI. Sapevamo che ci avrebbero distribuito questo assurdo gadget figlio del consumismo twitteriano con cui bruciarci le retine a inizio concerto...e, ahimè, ne eravamo felici! Un hotdog di cartone, due gruppi spalla, un'ora di coda per fare pipì in un cesso chimico che nemmeno in Vietnam e poi luci spente...inizia la musica. I Coldplay, assai intelligenti, calcolando l'amore del pubblico per il periodo anni ottanta in cui è nato, hanno fatto partire una bella colonna sonora di Ritorno al Futuro...urli vari, mille foto, video con il cellulare e poi bam! Migliaia di braccialetti accesi, che si illuminano a tempo di musica, coordinandosi con fasci laser, anelli di luce e fuochi d'artificio. A parte l'aspetto scenico a dir poco perfetto e l'acustica buonissima, quei ragazzi hanno superato anche le aspettative di una fan incondizionata come me: due ore di spettacolo rette benissimo, quattro musicisti che suonano tutto e cantano bene, qualche frase paracula (tipo "Ciao Torino!"), molte canzoni nuove e altrettante vecchie che hanno accontentato tutti. Finito il concerto tutti a bere una birra ai Bagni Municipali e poi a dormire da Clara, gentilissima e così ospitale da prepararci una colazione gigante la mattina dopo (con i suoi memorabili pancakes). Questa assurda e bella giornata, incastrata tra settimane difficilissime, spero continuerà a dare i suoi frutti e a tenermi serena ancora per un po', nell'attesa dell'imminente post su un fai da te di mamma davvero memorabile. P.S. Per la foto grazie al vicino-vicino

mercoledì 12 maggio 2010

E se c'è un segreto è...


Anche se in ritardo ecco il doveroso post sul CONCERTO.
Tutto maiuscolo perchè il biglietto è stato emesso il 21/11/2009 alle 14.57 e al concerto sono andata il 3/5/2010 alle 21.00...sei mesi di attesa.
Nonostante i cambiamenti dell'ultimo minuto, le novità, gli inconvenienti, la stanchezza accumulata, è stato bellissimo. Tanta gente ma non troppa, tante canzoni nuove ma anche tantissime vecchie, ottima compagnia, hot dog e birra per cena, ritorno a casa senza voce.
Chi ha avuto, come me, la fortuna di assistere ad una tappa dell'Heart Tour 2010 di Elisa avrà avuto la sensazione di essere a teatro: coreografie favolose, balletti, luci, scenografie... e la sua voce. Qualcosa di incredibile.
Ad un certo punto, mentre intonava il ritornello di The Waves (in assoluto una delle mie preferite), la Ale mi ha sussurrato "Ma è in playback, vero???". No, non era in playback, semplicemente aveva poco di umano.
Una serata di brividi, magone, cuore in gola, eccitazione e nostalgia...proprio come speravo che fosse!
Voglio concludere con il testo di una canzone, istintivamente ne sceglierei una datata, oppure tra le più recenti opterei per Mad World, ma preferisco qualcosa che mi rispecchi senza inquietudine, che con un bel testo e una buona melodia racconti qualcosa di me senza tristezze.

Lisert

Underground rivers of love that we
Can’t see
Wish they could reach the sunlight
To show us the way
To live life without hate and set us free
Hit me right through the heart now
And flow in the sea

Cherish the wounds and heal every scar
Take this fear that i feel and pull it out
kick it out

This is the beautiful land
Were I was born
The nature, the colors that i love
The place in this world that i belong

This is the beautiful land were I
Was born
The nature, the lining of my soul
The place where I will always return

See the beautiful stars above us like
Satellites
Shine like dust in the sun in their
Giant time
Closing your eyes it’s easy to disappear
Dreaming of distant places, and wake
Right here

Cherish the wounds and heal every scar
Take this fear that i feel and pull it out
kick it out

This is the beautiful land
Were I was born
The nature, the colors that i love
The place in this world that i belong
This is the beautiful land were i
Was born
The nature, the lining of my soul
The place where I will always return

I’ve learned everything here…this is my
Shield…
This is my home… and if you really…
Want to know me… please, come over
Have a look…

Cherish the wounds and heal every scar
Take this fear that i feel and pull it out
kick it out

This is the beautiful land were we
were born
The nature, the colors that we love
The place in this world that we belong
This is the beautiful land were we
Were born
The nature, the lining of my soul
The place where we will always return

This is the beautiful land were we
were born
The nature, the colors that we love
The place in this world that we belong
This is the beautiful land were we
Were born
The nature, the lining of my soul
The place where we will always return

This is the beautiful land were we
were born
The nature, the colors that we love
The place in this world that we belong
This is the beautiful land were we
Were born
The nature, the lining of my soul
The place where we will always return

Lisert… lisert… lisert… lisert…

Meraviglia...