Avrebbe dovuto essere un post su una gita, una delle ultime della stagione, forse l'ultima.
Cause di forza maggiore (leggi: peste intestinale che solo il cielo sa quando ne uscirò, se ne uscirò e come ne uscirò) mi hanno inchiodata a casa nel week end, quindi niente gita, prati, boschi, castelli, trenini, alberghi e nemmeno un più semplice e sempre efficace sentiero, pranzo, mare, mulino, vongole e sole. Solo casa, letto, bagno, acqua, grissini, bagno, letto, tisana, casa, fette biscottate, letto, bagno e libri.
Questi ultimi solo quando il mal di testa lo ha consentito, così come i post di lavoro e le serie tv.
Volendo cercare il buono in ogni cosa, tra gli aspetti belli di questa situazione c'è, appunto, la lettura. Ho finito (finalmente!!!) un romanzo di cui scriverò prestissimo qui, ho mandato mamma in spedizione di acquisto del tanto atteso Eccomi di Safran Foer e ho letto un po' dell'ormai mitico e super fotografato Flow Magazine: a lui è dedicato, in realtà, questo post già parecchio confusionario, come vuole la tradizione.
Di Flow ho sentito parlare per la prima volta l'anno scorso, non ricordo dove o da chi, ma ricordo che rimasi incantata e molto curiosa. Lo vidi esposto da Flamingo Bergamo e poi in un negozietto di Pistoia che non credo saprei ritrovare. Fino a che, parlando con Cinzia, mi decisi a recuperarne un paio di copie. Del suo arrivo ho già raccontato qui, oggi però vi dico com'è una volta aperto, annusato e sfogliato con cura. Per saperne di più sui contenuti, invece, occorrerà aspettare ancora un po', l'inglese e il francese mica sono la mia prima lingua!
10 cose di Flow che conquistano appena lo si sfoglia:
1. Innanzi tutto Flow è spesso, è spessa la carta, è spessa la rivista (più di 130 pagine)
2. Flow profuma di cartoleria, non di giornalaio - attenzione! - ma di cartoleria. Tutta colpa degli INSERTI
3. All'interno di Flow ci sono, per l'appunto, degli inserti meravigliosi e per meravigliosi intendo: poster double face e busta piena di stickers nel numero francese, vetrofanie e quaderno "tine pleasures art journal" (!!!) in quello inglese
4. Flow è pastello con una punta di fluo, è lucido e opaco, è liscio e ruvido, è dolce e sfacciato
5. Flow è pieno di proverbi, modi di dire, poesie e filastrocche bellissime
6. Flow è un garage di illustrazioni e immagini che varrebbe la pena ritagliare e conservare, se non fosse un peccato mortale avvicinare un paio di forbici a questo giornale
7. Flow, all'inizio, ha un piccolo tag in cui scrivere il nome del proprietario (eh vabbè)
8. Flow racconta storie, passate e presenti, spalancando finestre su mondi piccoli e grandi, vicini e lontani. Ve ne parlerò
9. Flow non ha pubblicità
10. Flow ti parla dentro, sussurrando al cervello, ascoltando il cuore, nutrendo lo stomaco con le ricette scritte alla fine
Ci sarebbero altre mille cose da dire e segnalare ma per ora mi fermo qui e aspetto di averlo letto tutto per bene.
Di sicuro, nel frattempo, comprerò l'agenda del prossimo anno: non è bellissima?
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lunedì 5 settembre 2016
domenica 11 ottobre 2015
16 km di desideri
Disclaimer: sono stanca e assolutamente non in grado di scrivere un post sensato, nonostante le buone intenzioni, nonostante le belle esperienze dell'ultima settimana. Ecco il perché di questo elenco, nemmeno troppo sommario, di cose da comprare. Superflue (per usare un eufemismo).
1. I Dansko clogs, in vendita da Flamingo Bergamo, non so ancora il colore e nemmeno se li vorrei aperti o chiusi dietro, ma son dettagli (già che ci sono potrei allargarmi e portarmi via anche calze e vestito).
2. La nuova collezione di Lazzari, in particolare: questa camicia con i dinosauri (indispensabile, per me che non porto quasi mai camicie), questo abito con i cavallini (che potrebbe essere un'ottima terapia d'urto, visto che ho paura dei cavalli), questo maglione con le ghiande (ma solo in caso non riuscissi a comprarmi il prossimo vestito), questo vestito (perché, che ve lo dico a fare, è autunno), questa salopette (che quella di Lazzari che ho comprato l'anno scorso non l'ho tolta quasi mai!)
3. La borsa con i loti di Isabò e Insunsit (è possibile avere, in una sola borsa, delle stampe così belle, un colore così bello e una forma così bella? Evidentemente sì)
4. Le #Tuliclips di Tulimami (dal momento che sono una più bella dell'altra, non sceglierò: le vorrei tutte)
5. Una My#selfie di Faccio e disfo apposta per me (perché è una vita che la vorrei, perché le avventure estive su Instagram delle sue bamboline senza storia mi hanno rapita, perché partecipare al racconto è stato divertentissimo)
6. Un lavoro della bravissima Enrica Trevisan (per esempio questa spilla con i ginkgo, oppure questa con il giardiniere barbuto, per non parlare della serie dedicata alla mia amata Frida)
7. Qualche pezzo dai Vintage Corner di Maison Du Monde (in particolare vorrei tutta la collezione Berlino, chi conosce casa mia sa che sarebbe perfetta!)
8. Un bastimento carico di prodotti di Melissa Erboristeria (perché quelli che ho comprato all'inizio dell'estate stanno finendo e poi perché ricevere un pacco da Valeria è sempre bellissimo. Per esempio, in questo istante, vorrei tantissimo questi)
9. Questo libro (perché mi sembra meraviglioso e indispensabile)
10. I capelli nuovi (ma, come si evince dalla foto, dal parrucchiere ci sono appena stata...un desiderio in meno sulla lista!)
P.S. Il titolo si riferisce alla camminata da cui sono appena tornata: sedici chilometri di sentieri, più di quattro chilometri all'ora. Io e mamma siamo state grandi!
1. I Dansko clogs, in vendita da Flamingo Bergamo, non so ancora il colore e nemmeno se li vorrei aperti o chiusi dietro, ma son dettagli (già che ci sono potrei allargarmi e portarmi via anche calze e vestito).
2. La nuova collezione di Lazzari, in particolare: questa camicia con i dinosauri (indispensabile, per me che non porto quasi mai camicie), questo abito con i cavallini (che potrebbe essere un'ottima terapia d'urto, visto che ho paura dei cavalli), questo maglione con le ghiande (ma solo in caso non riuscissi a comprarmi il prossimo vestito), questo vestito (perché, che ve lo dico a fare, è autunno), questa salopette (che quella di Lazzari che ho comprato l'anno scorso non l'ho tolta quasi mai!)
3. La borsa con i loti di Isabò e Insunsit (è possibile avere, in una sola borsa, delle stampe così belle, un colore così bello e una forma così bella? Evidentemente sì)
4. Le #Tuliclips di Tulimami (dal momento che sono una più bella dell'altra, non sceglierò: le vorrei tutte)
5. Una My#selfie di Faccio e disfo apposta per me (perché è una vita che la vorrei, perché le avventure estive su Instagram delle sue bamboline senza storia mi hanno rapita, perché partecipare al racconto è stato divertentissimo)
6. Un lavoro della bravissima Enrica Trevisan (per esempio questa spilla con i ginkgo, oppure questa con il giardiniere barbuto, per non parlare della serie dedicata alla mia amata Frida)
7. Qualche pezzo dai Vintage Corner di Maison Du Monde (in particolare vorrei tutta la collezione Berlino, chi conosce casa mia sa che sarebbe perfetta!)
8. Un bastimento carico di prodotti di Melissa Erboristeria (perché quelli che ho comprato all'inizio dell'estate stanno finendo e poi perché ricevere un pacco da Valeria è sempre bellissimo. Per esempio, in questo istante, vorrei tantissimo questi)
9. Questo libro (perché mi sembra meraviglioso e indispensabile)
10. I capelli nuovi (ma, come si evince dalla foto, dal parrucchiere ci sono appena stata...un desiderio in meno sulla lista!)
P.S. Il titolo si riferisce alla camminata da cui sono appena tornata: sedici chilometri di sentieri, più di quattro chilometri all'ora. Io e mamma siamo state grandi!
domenica 9 marzo 2014
Speed of silence
Mercoledì 5 marzo, sera.
Quassù c'è il sole, di quello che brucia gli occhi anche con gli occhiali.
Queste montagne non le conosco, non hanno la punta, sono spaccate con l'ascia come pezzi di legno. Anche i colori sono diversi, roccia rossa nelle valli basse, grigia sempre più chiara man mano che si sale. Oggi abbiamo camminato e pedalato, ognuno con i suoi tempi e i suoi silenzi, in mezzo a un'enorme quantità di neve, di abeti e di luce.
A un certo punto ho anche visto uno scoiattolo, piccolo, scuro, con i peletti a punta sulle orecchie, che saltando veloce attraversava un pianoro e si arrampicava svelto, non senza soffermarsi un poco a guardare, pure lui, quella strana bici dalle grandi gomme. Siamo rossi, gialli, grigi e azzurri, ci muoviamo con poca fatica e mangiamo tantissimo. Salumi, formaggi, selvaggina, polenta, vino e dolci come se non ci fosse un domani, qualcuno dimagrirà e qualcuno prenderà peso, non ho dubbi su chi ingrasserà.
Ho visto alberi contro il sole oggi, neve illuminata da mille cristalli, licheni caduti dai rami, pipì gialle su sentieri bianchissimi, pale piantate accanto alle baite, tetti ricoperti più di quanto si possa immaginare, slitte veloci e molestissime (almeno per me), cani felici, orme piccole e tracce grandi, fiumi nel bosco, vette accese, nonni e nipoti insieme sul bob.
Ho usato le racchette e i miei scarponi nuovi, ho cercato inutilmente di abbronzarmi e mangiato la torta di ricotta più buona del reame. Ho sudato tanto da puzzare come mai nella vita, mi sono sciolta sotto una doccia bollente e cenato con i miei primi canederli in brodo. Ho conosciuto alberi che avevo solo sentito nominare per anni, ho camminato sotto la luna cercando caldo per le mani, ho attraversato un ponte illuminato sul fiume avvolto nel buio, ho schivato il ghiaccio e ho pensato alla cena trentina per gli amici.
Vivo in modo strano queste camminate, davanti ho i passi di sempre, ma intorno è tutto nuovo.
E pure io un po' lo sono, disabituata al viaggio, a regalarmi un piacere, a pensare a me e solo a me. Ieri al Muse, posto meraviglioso che desideravo visitare da mesi, mi sono sentita persa, persa tra le cose che amo e che non so se avrò mai il coraggio di inseguire davvero, persa tra scolaresche e bimbi curiosi, tra borracce, lepri impagliate e colate di neve, persa tra caschi di banane, pesci blu e poiane appese, persa tra le possibilità che presto o tardi sarò costretta a guardare in faccia.
Quindi adesso, mentre Andrea è andato a prendere l'acqua in camera e io scrivo nel salotto del garnì che ci ospita ascoltando Speed of sound e scrivendo questo post, chiudo gli occhi e mi sento bene, non potrebbe essere altrimenti.
P.S: E' ovvio che questo post sia un QB, qualcosa di bello. Ma non è tutto oro quel che luccica giusto? Mezza schiena incriccata, un'oretta abbondante di paura ad ascoltare il rumore più spaventoso del mondo, una crisi isterica d'alta quota, la febbre da sole del ritorno...QB, qualcosa di brutto.
Poi però ho visto i mufloni, femmine brune che saltavano la staccionata come le pecore che si contano prima di dormire, controllate dal maschio e felici nel loro bosco. E tutto si è fatto bellissimo.
martedì 1 ottobre 2013
Fuori in 60 minuti
- Una casa nuova su un tetto, con le piante che respirano il mare, il portoncino rosso, le travi sul soffitto e il parquet che se vuoi guardi in casa del vicino di sotto
- Un lavoro trovato e perso senza sapere perché
- Un amore vissuto e finito che ora è felice là fuori
- Un amore mai nato che ora è felice là fuori
- Un'avventura gigante, alimentata con energie, sogni, tempo, speranza, preoccupazioni, tentativi, soldi, contatti e chiusa con un macigno enorme
- Cinque morti: una ammazzata, una arresa, una aspettata, una sorpresa e uno difficile
- Un'amicizia incomprensibile che mi ha fatto malissimo
- Una casa verde, piccola e sicura, nel silenzio e nel movimento, con i peperoncini rossi sul davanzale e le foto degli amici appese alle pareti
- Un circolo di musiche, cene, aperitivi, chiacchiere, balli, film, giochi, sollevato e trasformato in qualcosa di grande e importante
- Una fila di nuovi vicini di casa, quello vicino-vicino, quello sensibile come me, quelli belli e dolci, quelli belli, dolci e quasi in tre, quella con gli occhi blu, quella con i ricci e la bici, quella con i ricci e i ricci
- Un virus che non c'era
- Un virus che c'era e che mi ha stesa
- Un occhio che si è boicottato raccogliendo cose
- Un lavoro a tempo per comprarmi il frigo
- Un nuovo modo di correre camminando e guardando il mare
- Un mese di Toradol terminato con un recupero da manuale
- Un lavoro aspettato e forse meritato che perde valore perché gestito da altri
- Un lavoro piccolo e grande che mi mette alla prova e mi regala la giusta dose di marmocchi
- Una caviglia slogata
- Una chioma cresciuta e poi tagliata
- Un'amicizia importante che ha capito e per questo è rimasta importante
- Un corso di fotografia
- Due campi estivi da infarto del miocardio
- Un vecchio amore del passato che diventa un amico caro
- Un'amica di una vita che si fa in due e poi in tre
- Un percorso verde che è partito in quarta e poi si è assestato sulle corde giuste, almeno per me
- Un dottorato vinto, iniziato, combattuto e quasi finito
- Un Amore grande, che non sapevo si potesse, che è fortuna e fatica, che è silenzio e parole, che è birrascura e birrachiara, che è libri, miele, mare, sentieri, legno, mobili, cibo, sorrisi, pianti, paura, rabbia, lenzuola e abbracci, un milione di abbracci.
Per capire cosa mi tiene immobile è occorso guardare cosa mi ha mosso: far uscire quattro anni in 60 minuti non è stata impresa da poco.
Ed è Ottobre.
- Un lavoro trovato e perso senza sapere perché
- Un amore vissuto e finito che ora è felice là fuori
- Un amore mai nato che ora è felice là fuori
- Un'avventura gigante, alimentata con energie, sogni, tempo, speranza, preoccupazioni, tentativi, soldi, contatti e chiusa con un macigno enorme
- Cinque morti: una ammazzata, una arresa, una aspettata, una sorpresa e uno difficile
- Un'amicizia incomprensibile che mi ha fatto malissimo
- Una casa verde, piccola e sicura, nel silenzio e nel movimento, con i peperoncini rossi sul davanzale e le foto degli amici appese alle pareti
- Un circolo di musiche, cene, aperitivi, chiacchiere, balli, film, giochi, sollevato e trasformato in qualcosa di grande e importante
- Una fila di nuovi vicini di casa, quello vicino-vicino, quello sensibile come me, quelli belli e dolci, quelli belli, dolci e quasi in tre, quella con gli occhi blu, quella con i ricci e la bici, quella con i ricci e i ricci
- Un virus che non c'era
- Un virus che c'era e che mi ha stesa
- Un occhio che si è boicottato raccogliendo cose
- Un lavoro a tempo per comprarmi il frigo
- Un nuovo modo di correre camminando e guardando il mare
- Un mese di Toradol terminato con un recupero da manuale
- Un lavoro aspettato e forse meritato che perde valore perché gestito da altri
- Un lavoro piccolo e grande che mi mette alla prova e mi regala la giusta dose di marmocchi
- Una caviglia slogata
- Una chioma cresciuta e poi tagliata
- Un'amicizia importante che ha capito e per questo è rimasta importante
- Un corso di fotografia
- Due campi estivi da infarto del miocardio
- Un vecchio amore del passato che diventa un amico caro
- Un'amica di una vita che si fa in due e poi in tre
- Un percorso verde che è partito in quarta e poi si è assestato sulle corde giuste, almeno per me
- Un dottorato vinto, iniziato, combattuto e quasi finito
- Un Amore grande, che non sapevo si potesse, che è fortuna e fatica, che è silenzio e parole, che è birrascura e birrachiara, che è libri, miele, mare, sentieri, legno, mobili, cibo, sorrisi, pianti, paura, rabbia, lenzuola e abbracci, un milione di abbracci.
Per capire cosa mi tiene immobile è occorso guardare cosa mi ha mosso: far uscire quattro anni in 60 minuti non è stata impresa da poco.
Ed è Ottobre.
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lunedì 14 gennaio 2013
My First Lego League
Per queste cose sono troppo vecchia, è evidente.
Sveglia all'alba, in piedi tutto il giorno, scale, corse, fame, sete, agitazione, pressione, batticuore.
La mia First Lego League mi ha tolto dieci anni di vita e regalato mille sorrisi...di chi?
Dei ragazzi che hanno partecipato partendo da tutta Italia, dei bambini piccoli arrivati in ritardo perché bloccati dal maltempo ma pieni di energia per fare il tifo ai compagni più grandi, dei professori commossi e orgogliosi dei propri studenti, dei genitori infreddoliti, entusiasmati e ormai rassegnati davanti alla grande passione dei figli, degli organizzatori sempre di corsa e sotto tensione, dei giudici di gara morti dalla fame e continuamente operativi, dei ragazzi del teatro emozionati e bravissimi, di quelli che hanno suonato tutto il pomeriggio, dei custodi disponibili fino all'ultimo, dei volontari che ho cercato di coordinare senza farmi prendere dal panico e sorridendo anche io.
Sono stanca ancora oggi, nonostante abbia dormito molto, ma la sveglia alle 5, le tante ore in movimento e le emozioni hanno il loro peso.
Io di robot non sapevo nulla fino a quattro mesi fa, poi un corso, il Festival della Scienza che tutto cambia, il week end al porto con i piccoli e ora mi ritrovo catapultata in uno degli eventi più importanti per chi sui robot e per i robot spende tempo, passione, competenza e curiosità.
Quando mi hanno detto "Si comincia presto" non avevo pensato alle 5 di mattina, quando mi hanno detto "Ci sarà tanta gente" non immaginavo così tanta, quando mi hanno detto "Le squadre arrivano da tutta Italia" non credevo addirittura dall'Abruzzo.
Io di robot continuo a non intendermene molto, ma di ragazzi ormai direi che qualcosa so e ieri quello che ho visto è stata una grande dimostrazione di impegno, solidarietà, amicizia, rispetto, fratellanza, dedizione.
Impegno delle classi che si sono preparate tutto l'anno, dello staff che ha lavorato sodo, dei professori che hanno creduto nell'idea. Solidarietà delle famiglie che hanno ospitato i giovani di Mirandola vittime del terremoto e vincitori della gara. Amicizia tra studenti che non si sono mai visti prima ma si sono uniti subito e tra gli organizzatori che lavorano insieme ogni giorno. Rispetto per le valutazioni, per le competizioni, per la stanchezza altrui, per le tensioni dei partecipanti, per le aspettative dei figli e per la passione dei giovani. Fratellanza tra i ragazzi del teatro e gli spettatori entusiasmati da ogni piccolo-grande obiettivo raggiunto. Dedizione di tutti per il loro compito, qualsiasi esso fosse.
Non credo capiti spesso di poter trascorrere una domenica di lavoro, dopo una settimana dura, tornando a casa con il sorriso, ma le magliette dei ragazzi emiliani con scritto "Teniamo Botta" e i loro abbracci incontrollabili al momento della premiazione sono valsi tutte le stanchezze del mondo.
Sveglia all'alba, in piedi tutto il giorno, scale, corse, fame, sete, agitazione, pressione, batticuore.
La mia First Lego League mi ha tolto dieci anni di vita e regalato mille sorrisi...di chi?
Dei ragazzi che hanno partecipato partendo da tutta Italia, dei bambini piccoli arrivati in ritardo perché bloccati dal maltempo ma pieni di energia per fare il tifo ai compagni più grandi, dei professori commossi e orgogliosi dei propri studenti, dei genitori infreddoliti, entusiasmati e ormai rassegnati davanti alla grande passione dei figli, degli organizzatori sempre di corsa e sotto tensione, dei giudici di gara morti dalla fame e continuamente operativi, dei ragazzi del teatro emozionati e bravissimi, di quelli che hanno suonato tutto il pomeriggio, dei custodi disponibili fino all'ultimo, dei volontari che ho cercato di coordinare senza farmi prendere dal panico e sorridendo anche io.
Sono stanca ancora oggi, nonostante abbia dormito molto, ma la sveglia alle 5, le tante ore in movimento e le emozioni hanno il loro peso.
Io di robot non sapevo nulla fino a quattro mesi fa, poi un corso, il Festival della Scienza che tutto cambia, il week end al porto con i piccoli e ora mi ritrovo catapultata in uno degli eventi più importanti per chi sui robot e per i robot spende tempo, passione, competenza e curiosità.
Quando mi hanno detto "Si comincia presto" non avevo pensato alle 5 di mattina, quando mi hanno detto "Ci sarà tanta gente" non immaginavo così tanta, quando mi hanno detto "Le squadre arrivano da tutta Italia" non credevo addirittura dall'Abruzzo.
Io di robot continuo a non intendermene molto, ma di ragazzi ormai direi che qualcosa so e ieri quello che ho visto è stata una grande dimostrazione di impegno, solidarietà, amicizia, rispetto, fratellanza, dedizione.
Impegno delle classi che si sono preparate tutto l'anno, dello staff che ha lavorato sodo, dei professori che hanno creduto nell'idea. Solidarietà delle famiglie che hanno ospitato i giovani di Mirandola vittime del terremoto e vincitori della gara. Amicizia tra studenti che non si sono mai visti prima ma si sono uniti subito e tra gli organizzatori che lavorano insieme ogni giorno. Rispetto per le valutazioni, per le competizioni, per la stanchezza altrui, per le tensioni dei partecipanti, per le aspettative dei figli e per la passione dei giovani. Fratellanza tra i ragazzi del teatro e gli spettatori entusiasmati da ogni piccolo-grande obiettivo raggiunto. Dedizione di tutti per il loro compito, qualsiasi esso fosse.
Non credo capiti spesso di poter trascorrere una domenica di lavoro, dopo una settimana dura, tornando a casa con il sorriso, ma le magliette dei ragazzi emiliani con scritto "Teniamo Botta" e i loro abbracci incontrollabili al momento della premiazione sono valsi tutte le stanchezze del mondo.
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sabato 9 giugno 2012
Un racconto
Un'auto azzurra, un prato colorato, un bosco verde e un vento fortissimo.
Una sera in mezzo alla settimana, in mezzo a una brutta settimana in verità, mi infilo una tuta, la mia felpa preferita con il cappuccio, le scarpe da trekking...ed esco.
Sono chiacchiere, curve, curve e silenzi, prati. Poi sono un sentiero di foglie di castagno, un albero caduto, un ruscello timido e il vento sempre più forte. Non c'è bisogno di dire nulla perché ognuno ha il suo spazio, perchè io trovo sempre un tronco, un sasso, un letto di muschio. Perchè lo Sminatore osserva, decide, si ripara con prudenza, fa quello che deve e mi sorride.
Il vento continua a soffiare e la luce cala, gli uccellini mi sembrano cellulari che suonano e ogni volta mi arrabbio con disturbatori umani che non arrivano, spero in un daino e temo il cinghiale. Gli occhi mi lacrimano perché c'è troppa aria, le mani si ghiacciano e il collo si tira, ma sto benissimo. Si torna, si supera l'albero caduto, si passa accanto al ruscello timido e si arriva sui prati colorati alla luce del crepuscolo, l'ora più bella. Due curve e l'auto azzurra si ferma, dietro a un cespuglio infilo il vestito nero, i leggings, le scarpe leggere e la felpa fucsia...ho fame. Il telefono ha di nuovo campo, un paio di chiamate per il nonno che ha raggiunto gli altri nonni, i miei piedi freddi su un ciottolato silenzioso, un paese vuoto e zitto che ci guarda camminare. La pizza è buonissima, con un sacco di cipolle, sguardi che si conoscono, chiacchiere tranquille, il dolce e le mele verdi.
Camminando vicini, spinte e prese in giro, il freddo si infila sotto la felpa, il buio è quasi buio davvero. La strada ci accoglie con la nebbia, poca, tanta e poi ancora poca, nessun animale attraversa, qualche quaglia si traveste da pipistrello e ci sorprende. Un luogo mi ricorda gli anni dell'incubo senza quasi che me ne accorga, l'autostrada è un cantiere a cielo aperto, cipolle rotolano in carreggiata perse da chissàchi, un gesto silenzioso mi calma i pensieri del passato.
Tutto il resto è nostro.
Una sera in mezzo alla settimana, in mezzo a una brutta settimana in verità, mi infilo una tuta, la mia felpa preferita con il cappuccio, le scarpe da trekking...ed esco.
Sono chiacchiere, curve, curve e silenzi, prati. Poi sono un sentiero di foglie di castagno, un albero caduto, un ruscello timido e il vento sempre più forte. Non c'è bisogno di dire nulla perché ognuno ha il suo spazio, perchè io trovo sempre un tronco, un sasso, un letto di muschio. Perchè lo Sminatore osserva, decide, si ripara con prudenza, fa quello che deve e mi sorride.
Il vento continua a soffiare e la luce cala, gli uccellini mi sembrano cellulari che suonano e ogni volta mi arrabbio con disturbatori umani che non arrivano, spero in un daino e temo il cinghiale. Gli occhi mi lacrimano perché c'è troppa aria, le mani si ghiacciano e il collo si tira, ma sto benissimo. Si torna, si supera l'albero caduto, si passa accanto al ruscello timido e si arriva sui prati colorati alla luce del crepuscolo, l'ora più bella. Due curve e l'auto azzurra si ferma, dietro a un cespuglio infilo il vestito nero, i leggings, le scarpe leggere e la felpa fucsia...ho fame. Il telefono ha di nuovo campo, un paio di chiamate per il nonno che ha raggiunto gli altri nonni, i miei piedi freddi su un ciottolato silenzioso, un paese vuoto e zitto che ci guarda camminare. La pizza è buonissima, con un sacco di cipolle, sguardi che si conoscono, chiacchiere tranquille, il dolce e le mele verdi.
Camminando vicini, spinte e prese in giro, il freddo si infila sotto la felpa, il buio è quasi buio davvero. La strada ci accoglie con la nebbia, poca, tanta e poi ancora poca, nessun animale attraversa, qualche quaglia si traveste da pipistrello e ci sorprende. Un luogo mi ricorda gli anni dell'incubo senza quasi che me ne accorga, l'autostrada è un cantiere a cielo aperto, cipolle rotolano in carreggiata perse da chissàchi, un gesto silenzioso mi calma i pensieri del passato.
Tutto il resto è nostro.
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mercoledì 12 maggio 2010
E se c'è un segreto è...
Anche se in ritardo ecco il doveroso post sul CONCERTO.
Tutto maiuscolo perchè il biglietto è stato emesso il 21/11/2009 alle 14.57 e al concerto sono andata il 3/5/2010 alle 21.00...sei mesi di attesa.
Nonostante i cambiamenti dell'ultimo minuto, le novità, gli inconvenienti, la stanchezza accumulata, è stato bellissimo. Tanta gente ma non troppa, tante canzoni nuove ma anche tantissime vecchie, ottima compagnia, hot dog e birra per cena, ritorno a casa senza voce.
Chi ha avuto, come me, la fortuna di assistere ad una tappa dell'Heart Tour 2010 di Elisa avrà avuto la sensazione di essere a teatro: coreografie favolose, balletti, luci, scenografie... e la sua voce. Qualcosa di incredibile.
Ad un certo punto, mentre intonava il ritornello di The Waves (in assoluto una delle mie preferite), la Ale mi ha sussurrato "Ma è in playback, vero???". No, non era in playback, semplicemente aveva poco di umano.
Una serata di brividi, magone, cuore in gola, eccitazione e nostalgia...proprio come speravo che fosse!
Voglio concludere con il testo di una canzone, istintivamente ne sceglierei una datata, oppure tra le più recenti opterei per Mad World, ma preferisco qualcosa che mi rispecchi senza inquietudine, che con un bel testo e una buona melodia racconti qualcosa di me senza tristezze.
Lisert
Underground rivers of love that we
Can’t see
Wish they could reach the sunlight
To show us the way
To live life without hate and set us free
Hit me right through the heart now
And flow in the sea
Cherish the wounds and heal every scar
Take this fear that i feel and pull it out
kick it out
This is the beautiful land
Were I was born
The nature, the colors that i love
The place in this world that i belong
This is the beautiful land were I
Was born
The nature, the lining of my soul
The place where I will always return
See the beautiful stars above us like
Satellites
Shine like dust in the sun in their
Giant time
Closing your eyes it’s easy to disappear
Dreaming of distant places, and wake
Right here
Cherish the wounds and heal every scar
Take this fear that i feel and pull it out
kick it out
This is the beautiful land
Were I was born
The nature, the colors that i love
The place in this world that i belong
This is the beautiful land were i
Was born
The nature, the lining of my soul
The place where I will always return
I’ve learned everything here…this is my
Shield…
This is my home… and if you really…
Want to know me… please, come over
Have a look…
Cherish the wounds and heal every scar
Take this fear that i feel and pull it out
kick it out
This is the beautiful land were we
were born
The nature, the colors that we love
The place in this world that we belong
This is the beautiful land were we
Were born
The nature, the lining of my soul
The place where we will always return
This is the beautiful land were we
were born
The nature, the colors that we love
The place in this world that we belong
This is the beautiful land were we
Were born
The nature, the lining of my soul
The place where we will always return
This is the beautiful land were we
were born
The nature, the colors that we love
The place in this world that we belong
This is the beautiful land were we
Were born
The nature, the lining of my soul
The place where we will always return
Lisert… lisert… lisert… lisert…
Meraviglia...
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