Post serale e veloce perché sono stanca, una ricetta al volo su una torta che volevo provare da un po'.
L'avevo mangiata tempo fa da Sturm e mi era piaciuta un sacco, l'ho rifatta stasera e, come si può vedere dalla fettina mancante, l'ho pure assaggiata: buona!
In questo periodo di ufficio all day long e mal di stomaco la cosa migliore da fare è trovarmi la mattina un pranzo pronto fatto in casa, senza schifezze indigeribili dentro e abbastanza nutriente da arrivare viva alla cena o addirittura alla palestra, magari aiutandomi con una mezza merenda al pomeriggio.
Ecco gli ingredienti:
- Pasta Brisée (io la compro pronta)
- Scarole (oggi erano pure in offerta...destino!)
- Pinoli
- Uvetta
- Capperi (io ho usato quelli sotto sale, li preferisco)
- Olive nere (taggiasche the best, anche se per snocciolarle è un rosario)
- Sale
- Olio
Come si legge già dall'elenco qui sopra, niente formaggio, né uova, ma inspiegabilmente la torta sta insieme lo stesso.
Il procedimento è semplice:
Prima di iniziare accendere il forno a 200° C e mettere l'uvetta a bagno in acqua tiepida.
Bollire per 10 minuti, in acqua salata, la scarola (io ne ho comprati due cespi belli grossi perché una volta cotta "sparisce"). Togliere il nocciolo alle olive e il sale ai capperi.
Tritare (facoltativo, si posso lasciare anche interi) capperi, olive e pinoli e nel frattempo scolare la scarola.
E' importante privarla il più possibile dell'acqua assorbita, io per questo l'ho strizzata a mano, occhio però che brucia tantissimo.
Passare in padella la verdura con il trito pronto, l'uvetta ammorbidita e un po' d'olio fino a che il composto è completamente asciutto. Io ho aggiunto un pizzico di sale alla fine.
La pasta va srotolata in una teglia tonda, le scarole adagiate al centro e i bordi risvoltati.
Le varianti trovate in rete per questa ricetta sono moltissime, qualcuno mette della pasta d'acciughe, altri le acciughe direttamente in filetto, io ho evitato. Forse si potrebbe rosolare il ripieno con uno spicchio d'aglio ma mi pare già abbastanza saporito.
La cottura dipende molto dal forno, io ho impiegato un'oretta a 180°, ma l'ultima mezz'ora ho cotto solo la parte sotto.
Buon appetito!
Difficoltà: facile
Cottura: 1 ora circa
Costo degli ingredienti: medio (sicuramente la tipica pasqualina con bietole e ricotta costa meno, qui olive, capperi e soprattutto pinoli fanno salire un po' la cifra, ma si tratta pur sempre di una semplice torta salata!)
martedì 5 febbraio 2013
sabato 2 febbraio 2013
La salita
Ieri primo giorno di lavoro, pagata. Evviva.
Otto ore in ufficio, poi casa, doccia e serata al Circolo. Raggiungere questa vetta è stata una vera salita, iniziata anni fa e conclusa con fatica. Ho girato grosse pagine, ho perso molto tempo, ma sono arrivata in cima e ora non mi manca quasi nulla.
Oggi è sabato, ho comprato Repubblica e ho trovato al suo interno uno speciale dedicato alla montagna, anzi, mi correggo, alla Montagna. L'occasione per gli articoli è stato l'ultimo film di Ambra Angiolini, che pare essere grande appassionata di pareti. Io, tra ricordi, consigli letterari e citazioni cinematografiche ho trovato le parole di Erri che incollerò qui sotto e che, naturalmente, sono tutte per lo Sminatore.
Oggi mi sono regalata anche un'ora di stretching in palestra, la settimana appena trascorsa ha contratto i miei muscoli più di quanto immaginassi, nonostante il pilates.
Mi dispiace non provare mai, quando faccio sport, le sensazioni di libertà che sentono gli amici che vanno in montagna. Capirei meglio il bisogno di Andrea e la voglia di Sturm, tutta contenta di appendersi domani.
Io, nel mio piccolo, quando mi dedico al mio corpo, non lo faccio con l'intento di non pensare (mia mamma ad esempio lo pratica anche con questo obiettivo): io correndo o in palestra penso tantissimo e a volte soffro infilandomi in ricordi, riflessioni e sentimenti che mi fanno male.
Certamente fare sport mi piace, perché so che fa bene, perché ho un fisico ricettivo e i miei muscoli registrano subito l'attività a cui li sottopongo, perché gamba e collo stanno in silenzio quasi esclusivamente se li metto a lavorare, perché la sensazione di allungamento post palestra è una delle migliori che abbia mai provato.
Resta però la profonda ammirazione per tutti quelli che si infilano uno zaino e si attaccano ad una roccia, per chi indossa una muta ed esplora il fondo del mare, per gli appassionati di bicicletta pronti a pedalare chilometri, per le ginnaste abituate ai sacrifici. Io, questa passione, non ce l'ho. Purtroppo.
Il Buttafuori dei pensieri
Arrampicarsi è tornare all'andatura a quattro zampe.
Si risveglia nel corpo l'antichissima abilità di strisciare da rettile, con gli arti anteriori che aprono il percorso e quelli inferiori che seguono in appoggio. Come nel nuoto, anche nell'arrampicata la testa non è più la sommità del corpo. Il nuotatore non vede oltre l'onda che ha incontro e lo scalatore non può sporgersi oltre il metro di strapiombo che lo sovrasta.
Il primo passo di attacco su una parete verticale stacca dal suolo come un tuffo, per poi affidarsi alla punta delle dita. E' un'opera sul vuoto che non è lì per sostegno. A me tiene compagnia, il vuoto socio del vento che agita senza riempirlo.
Non è un pozzo, è aria scalata, fiato che rimbalza sulla roccia, abisso che si allarga sotto i piedi, intravisto cercando i punti d'appoggio. Quel vuoto è la mia intimità nella ginnastica festiva che mi spinge a scalare. Non mi attira la cima, che è solo un capolinea. Arrampico per il desiderio di togliermi, accumulo una distanza. Mi aggiro sulla pista immaginaria che ho scelto dal basso, la frugo inventando la sequenza di mosse che meglio si adattano alle mie possibilità. Regredisco a pura attività motoria, centrata e concentrata su se stessa. Niente mi distrae. Attaccato da uccelli che temevano per il nido che aggiravo, sfiorato dai fischi di proiettile dei sassi in caduta, morsicato sull'indice da uno scorpione: non si è distratta la presa, la presenza. In testa un buttafuori di qualunque altro pensiero fa la buona guardia.
(Erri De Luca)
Otto ore in ufficio, poi casa, doccia e serata al Circolo. Raggiungere questa vetta è stata una vera salita, iniziata anni fa e conclusa con fatica. Ho girato grosse pagine, ho perso molto tempo, ma sono arrivata in cima e ora non mi manca quasi nulla.
Oggi è sabato, ho comprato Repubblica e ho trovato al suo interno uno speciale dedicato alla montagna, anzi, mi correggo, alla Montagna. L'occasione per gli articoli è stato l'ultimo film di Ambra Angiolini, che pare essere grande appassionata di pareti. Io, tra ricordi, consigli letterari e citazioni cinematografiche ho trovato le parole di Erri che incollerò qui sotto e che, naturalmente, sono tutte per lo Sminatore.
Oggi mi sono regalata anche un'ora di stretching in palestra, la settimana appena trascorsa ha contratto i miei muscoli più di quanto immaginassi, nonostante il pilates.
Mi dispiace non provare mai, quando faccio sport, le sensazioni di libertà che sentono gli amici che vanno in montagna. Capirei meglio il bisogno di Andrea e la voglia di Sturm, tutta contenta di appendersi domani.
Io, nel mio piccolo, quando mi dedico al mio corpo, non lo faccio con l'intento di non pensare (mia mamma ad esempio lo pratica anche con questo obiettivo): io correndo o in palestra penso tantissimo e a volte soffro infilandomi in ricordi, riflessioni e sentimenti che mi fanno male.
Certamente fare sport mi piace, perché so che fa bene, perché ho un fisico ricettivo e i miei muscoli registrano subito l'attività a cui li sottopongo, perché gamba e collo stanno in silenzio quasi esclusivamente se li metto a lavorare, perché la sensazione di allungamento post palestra è una delle migliori che abbia mai provato.
Resta però la profonda ammirazione per tutti quelli che si infilano uno zaino e si attaccano ad una roccia, per chi indossa una muta ed esplora il fondo del mare, per gli appassionati di bicicletta pronti a pedalare chilometri, per le ginnaste abituate ai sacrifici. Io, questa passione, non ce l'ho. Purtroppo.
Il Buttafuori dei pensieri
Arrampicarsi è tornare all'andatura a quattro zampe.
Si risveglia nel corpo l'antichissima abilità di strisciare da rettile, con gli arti anteriori che aprono il percorso e quelli inferiori che seguono in appoggio. Come nel nuoto, anche nell'arrampicata la testa non è più la sommità del corpo. Il nuotatore non vede oltre l'onda che ha incontro e lo scalatore non può sporgersi oltre il metro di strapiombo che lo sovrasta.
Il primo passo di attacco su una parete verticale stacca dal suolo come un tuffo, per poi affidarsi alla punta delle dita. E' un'opera sul vuoto che non è lì per sostegno. A me tiene compagnia, il vuoto socio del vento che agita senza riempirlo.
Non è un pozzo, è aria scalata, fiato che rimbalza sulla roccia, abisso che si allarga sotto i piedi, intravisto cercando i punti d'appoggio. Quel vuoto è la mia intimità nella ginnastica festiva che mi spinge a scalare. Non mi attira la cima, che è solo un capolinea. Arrampico per il desiderio di togliermi, accumulo una distanza. Mi aggiro sulla pista immaginaria che ho scelto dal basso, la frugo inventando la sequenza di mosse che meglio si adattano alle mie possibilità. Regredisco a pura attività motoria, centrata e concentrata su se stessa. Niente mi distrae. Attaccato da uccelli che temevano per il nido che aggiravo, sfiorato dai fischi di proiettile dei sassi in caduta, morsicato sull'indice da uno scorpione: non si è distratta la presa, la presenza. In testa un buttafuori di qualunque altro pensiero fa la buona guardia.
(Erri De Luca)
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lunedì 28 gennaio 2013
Forever young
Inizio d'anno pieno di post, forse sento il bisogno di condividere...più probabilmente di scrivere.
Questa mattina doveva essere risolutiva per un sacco di cose burocratiche da sbrigare, nella realtà non sono riuscita a fare nulla, ufficio chiuso, medico in ferie, pioggia incessante, vento freddo.
Arrivata a casa ho acceso il computer, l'idea ora è quella di studiare per il dottorato e portarmi avanti per l'assegno di ricerca, anche se formalmente entro in servizio il 1 febbraio.
Mi viene in mente che stanotte ho ricevuto una mail di mamma e vado a recuperarla: una canzone di Joan Baez e il suo testo.
L'ho ascoltata (e letta) tre volte e non ho ancora smesso di piangere.
Qui scrivo sempre di mio padre, di Andrea, degli amici, del lavoro, del futuro, delle mie paure e delle speranze, ma non scrivo mai di lei, della signora che mi ha cresciuta e difesa dal mondo.
In realtà nel mondo mi ci ha buttato senza molti scrupoli ed è stato il modo migliore per proteggermi. Sono sempre stata obbediente, soprattutto con lei, più permissiva di papà nelle cose di tutti i giorni (orari, concerti, amicizie) ma più severa nell'educazione, nello studio e nel comportamento davanti al dovere.
Non ho nessun tabù, non sono prevenuta davanti agli altri, supero le difficoltà con fatica ma le supero (e dio solo sa quante difficoltà io e mamma abbiamo superato insieme) e tutto questo grazie a lei. A lei che anni fa cucinava per il mio "cognato" di colore musulmano i ravioli senza carne di maiale, a lei che non metteva il pesto nella minestra del mio ospite vegano, a lei che scherza con i nostri amici omosessuali senza la minima ombra di perplessità.
La mia mamma che ha lavorato in mezzo ai giovani una vita, imparando il loro linguaggio, rispettando le loro difficoltà e condividendo le gioie come i fallimenti.
La mia mamma che stanotte mi ha mandato questa:
https://www.youtube.com/watch?v=-4UoJ47SzjA
Con testo e traduzione:
May God bless and keep you always,
May your wishes all come true,
May you always do for others
And let others do for you.
May you build a ladder to the stars
And climb on every rung,
May you stay forever young,
Forever young, forever young,
May you stay forever young.
May you grow up to be righteous,
May you grow up to be true,
May you always know the truth
And see the lights surrounding you.
May you always be courageous,
Stand upright and be strong,
May you stay forever young,
Forever young, forever young,
May you stay forever young.
May your hands always be busy,
May your feet always be swift,
May you have a strong foundation
When the winds of changes shift.
May your heart always be joyful,
May your song always be sung,
May you stay forever young,
Forever young, forever young,
May you stay forever young.
Possa Dio benedirti e proteggerti sempre
Possano tutti i tuoi desideri diventare realtà
Possa tu sempre fare qualcosa per gli altri
E lasciare che gli altri facciano qualcosa per te
Possa tu costruire una scala verso le stelle
E salirne ogni gradino
Possa tu restare per sempre giovane
Per sempre giovane per sempre giovane
Possa tu restare per sempre giovane
Possa tu crescere per essere giusto
Possa tu crescere per essere sincero
Possa tu conoscere sempre la verità
E vedere le luci che ti circondano
Possa tu essere sempre coraggioso
Stare eretto e forte
E possa tu restare per sempre giovane
Per sempre giovane per sempre giovane
Possa tu restare per sempre giovane
Possano le tue mani essere sempre occupate
Possa il tuo piede essere sempre svelto
Possa tu avere delle forti fondamenta
Quando i venti del cambiamento soffiano
Possa il tuo cuore essere sempre gioioso
Possa la tua canzone essere sempre cantata
Possa tu restare per sempre giovane
Per sempre giovane per sempre giovane
Possa tu restare per sempre giovane
La mia mamma che forse si commuoverà leggendo questo post.
Grazie mamma.
P.S. Nella foto polaroid scattata da mamma nella mia seconda primavera.
Questa mattina doveva essere risolutiva per un sacco di cose burocratiche da sbrigare, nella realtà non sono riuscita a fare nulla, ufficio chiuso, medico in ferie, pioggia incessante, vento freddo.
Arrivata a casa ho acceso il computer, l'idea ora è quella di studiare per il dottorato e portarmi avanti per l'assegno di ricerca, anche se formalmente entro in servizio il 1 febbraio.
Mi viene in mente che stanotte ho ricevuto una mail di mamma e vado a recuperarla: una canzone di Joan Baez e il suo testo.
L'ho ascoltata (e letta) tre volte e non ho ancora smesso di piangere.
Qui scrivo sempre di mio padre, di Andrea, degli amici, del lavoro, del futuro, delle mie paure e delle speranze, ma non scrivo mai di lei, della signora che mi ha cresciuta e difesa dal mondo.
In realtà nel mondo mi ci ha buttato senza molti scrupoli ed è stato il modo migliore per proteggermi. Sono sempre stata obbediente, soprattutto con lei, più permissiva di papà nelle cose di tutti i giorni (orari, concerti, amicizie) ma più severa nell'educazione, nello studio e nel comportamento davanti al dovere.
Non ho nessun tabù, non sono prevenuta davanti agli altri, supero le difficoltà con fatica ma le supero (e dio solo sa quante difficoltà io e mamma abbiamo superato insieme) e tutto questo grazie a lei. A lei che anni fa cucinava per il mio "cognato" di colore musulmano i ravioli senza carne di maiale, a lei che non metteva il pesto nella minestra del mio ospite vegano, a lei che scherza con i nostri amici omosessuali senza la minima ombra di perplessità.
La mia mamma che ha lavorato in mezzo ai giovani una vita, imparando il loro linguaggio, rispettando le loro difficoltà e condividendo le gioie come i fallimenti.
La mia mamma che stanotte mi ha mandato questa:
https://www.youtube.com/watch?v=-4UoJ47SzjA
Con testo e traduzione:
May God bless and keep you always,
May your wishes all come true,
May you always do for others
And let others do for you.
May you build a ladder to the stars
And climb on every rung,
May you stay forever young,
Forever young, forever young,
May you stay forever young.
May you grow up to be righteous,
May you grow up to be true,
May you always know the truth
And see the lights surrounding you.
May you always be courageous,
Stand upright and be strong,
May you stay forever young,
Forever young, forever young,
May you stay forever young.
May your hands always be busy,
May your feet always be swift,
May you have a strong foundation
When the winds of changes shift.
May your heart always be joyful,
May your song always be sung,
May you stay forever young,
Forever young, forever young,
May you stay forever young.
Possa Dio benedirti e proteggerti sempre
Possano tutti i tuoi desideri diventare realtà
Possa tu sempre fare qualcosa per gli altri
E lasciare che gli altri facciano qualcosa per te
Possa tu costruire una scala verso le stelle
E salirne ogni gradino
Possa tu restare per sempre giovane
Per sempre giovane per sempre giovane
Possa tu restare per sempre giovane
Possa tu crescere per essere giusto
Possa tu crescere per essere sincero
Possa tu conoscere sempre la verità
E vedere le luci che ti circondano
Possa tu essere sempre coraggioso
Stare eretto e forte
E possa tu restare per sempre giovane
Per sempre giovane per sempre giovane
Possa tu restare per sempre giovane
Possano le tue mani essere sempre occupate
Possa il tuo piede essere sempre svelto
Possa tu avere delle forti fondamenta
Quando i venti del cambiamento soffiano
Possa il tuo cuore essere sempre gioioso
Possa la tua canzone essere sempre cantata
Possa tu restare per sempre giovane
Per sempre giovane per sempre giovane
Possa tu restare per sempre giovane
La mia mamma che forse si commuoverà leggendo questo post.
Grazie mamma.
P.S. Nella foto polaroid scattata da mamma nella mia seconda primavera.
domenica 27 gennaio 2013
Auf wiedersehen
Ieri sera sono andata a vedere Django (Unchained), di Tarantino.
Bello. Lungo.
Cosa mi ha colpito di più? Temo di non essere particolarmente originale se dico la musica, la fotografia, i personaggi (tutti, nessuno escluso).
Però è così: Chistoph Walz, il dottore tedesco bravo da far paura con la sua strafottente eleganza e la parlata forbita, lo stronzissimo Di Caprio, squilibrato, perverso, con i denti marci e lo stesso talento dimostrato in Inception, Revolutionary Road e Shutter Island. Sono altrettanto bravi Jamie Foxx il bello, nero e determinato Django...la D è muta, Samuel L. Jackson intramontabile ossessione di Quentin e l'amata Broomhilda, che non ricordo dove ho già visto ma che mi ha stregata con le occhiate furbe, terrorizzate o dolcissime lanciate al suo uomo in ogni scena del film.
Io cresciuta guardando film western, io che piango ancora oggi se sento la colonna sonora dell'"Uomo con l'armonica", io che da piccola, ma nemmeno troppo, ascoltavo Apache (The Shadows) continuamente, non ho potuto non amare questo omaggio alla mia infanzia.
Montagne piene di neve, licheni lunghissimi appesi ai rami degli alberi, fiocchi di cotone bianchi spruzzati dal rosso del sangue, vestiti blu cobalto sulla pelle nera, lingue di fuoco nella notte, abiti di seta gialla nei campi verdi, boccali di birra attraversati dalla luce.
Le battute spiazzano, a tratti sono divertenti e a volte gelano il sangue. Qualcuna rimane intrappolata nei pensieri anche una volta usciti dal cinema, dal tormentone già citato "La D è muta" all' "Auf wiedersehen" pre esplosione, dal "Signori, avevate la mia curiosità ma ora avete la mia attenzione!" dello spietato Candy allo "Scusate...non ho saputo resistere" che incorona Schultz eroe indiscusso del film.
Poi ci sono le budella alla Tarantino, le sparatorie senza fine, i cani che sbranano, le botte che rompono le ossa, le dita che cavano gli occhi, i titoli in sovraimpressione, i rimandi ai vecchi film del regista e gli omaggi ai suoi idoli.
Fisiologico e inevitabile pensare a mio padre, con cui mi appiccicavo davanti alla TV aspettando gli occhi di Clint e la musica di Ennio. Mio padre che sarebbe saltato sul divano (perché al cinema non sarebbe mai venuto) davanti alla comparsa di Franco Nero, che avrebbe trovato citazioni e similitudini per tutte le tre ore e che, chiamandosi Gian ne avrebbe approfittato scegliendo per il futuro un più cinematografico Dgian...la D è muta.
P.S. L'ho sperato tanto, perché mi sarebbe sembrata una cosa figa, che la ragazza bandito con gli occhi azzurri, con la bandana rossa e solo due inquadrature, fosse una Uma-cammeo giunta sul set come il Quentin esplosivo, ma non ho avuto riscontri e mi tengo quindi questo pensiero come un'idea cinematografica che mi sarebbe piaciuta un sacco!
Bello. Lungo.
Cosa mi ha colpito di più? Temo di non essere particolarmente originale se dico la musica, la fotografia, i personaggi (tutti, nessuno escluso).
Però è così: Chistoph Walz, il dottore tedesco bravo da far paura con la sua strafottente eleganza e la parlata forbita, lo stronzissimo Di Caprio, squilibrato, perverso, con i denti marci e lo stesso talento dimostrato in Inception, Revolutionary Road e Shutter Island. Sono altrettanto bravi Jamie Foxx il bello, nero e determinato Django...la D è muta, Samuel L. Jackson intramontabile ossessione di Quentin e l'amata Broomhilda, che non ricordo dove ho già visto ma che mi ha stregata con le occhiate furbe, terrorizzate o dolcissime lanciate al suo uomo in ogni scena del film.
Io cresciuta guardando film western, io che piango ancora oggi se sento la colonna sonora dell'"Uomo con l'armonica", io che da piccola, ma nemmeno troppo, ascoltavo Apache (The Shadows) continuamente, non ho potuto non amare questo omaggio alla mia infanzia.
Montagne piene di neve, licheni lunghissimi appesi ai rami degli alberi, fiocchi di cotone bianchi spruzzati dal rosso del sangue, vestiti blu cobalto sulla pelle nera, lingue di fuoco nella notte, abiti di seta gialla nei campi verdi, boccali di birra attraversati dalla luce.
Le battute spiazzano, a tratti sono divertenti e a volte gelano il sangue. Qualcuna rimane intrappolata nei pensieri anche una volta usciti dal cinema, dal tormentone già citato "La D è muta" all' "Auf wiedersehen" pre esplosione, dal "Signori, avevate la mia curiosità ma ora avete la mia attenzione!" dello spietato Candy allo "Scusate...non ho saputo resistere" che incorona Schultz eroe indiscusso del film.
Poi ci sono le budella alla Tarantino, le sparatorie senza fine, i cani che sbranano, le botte che rompono le ossa, le dita che cavano gli occhi, i titoli in sovraimpressione, i rimandi ai vecchi film del regista e gli omaggi ai suoi idoli.
Fisiologico e inevitabile pensare a mio padre, con cui mi appiccicavo davanti alla TV aspettando gli occhi di Clint e la musica di Ennio. Mio padre che sarebbe saltato sul divano (perché al cinema non sarebbe mai venuto) davanti alla comparsa di Franco Nero, che avrebbe trovato citazioni e similitudini per tutte le tre ore e che, chiamandosi Gian ne avrebbe approfittato scegliendo per il futuro un più cinematografico Dgian...la D è muta.
P.S. L'ho sperato tanto, perché mi sarebbe sembrata una cosa figa, che la ragazza bandito con gli occhi azzurri, con la bandana rossa e solo due inquadrature, fosse una Uma-cammeo giunta sul set come il Quentin esplosivo, ma non ho avuto riscontri e mi tengo quindi questo pensiero come un'idea cinematografica che mi sarebbe piaciuta un sacco!
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venerdì 18 gennaio 2013
Mimetismo
Un tagliere verde, un coltello verde e una tavoletta di cioccolato nero.
Nonostante l'immagine sia pessima (a breve entrerò in possesso di una macchina vera e accantonerò la fotocamera del cellulare), si capisce quali siano le intenzioni della mia serata. Poca voglia di uscire, il freddo non aiuta, perciò a chi è in cerca di un rifugio caldo offro una tazza di cioccolata con una fetta di torta di ricotta.
Qualche amico pare arriverà e quel che avanzerà sarà ottimo domani, quando le temperature saranno ancora più basse e la voglia di divano, coperte e musica mi avvolgerà completamente.
Il titolo di questo post ha una motivazione ben precisa, che non risiede naturalamente solo nella foto, ma è una condizione fisica, uno stato d'animo, una sensazione.
Mi mimetizzo qui a casa ormai quasi perfettamente, come un camaleonte, un insetto stecco, un serpente nel deserto.
Merito mio che ho riflettutto su ogni singolo angolo di questo appartamento per quasi un anno, tanto che al momento dell'acquisto e della disposizione mobili avevo già in mente tutti i dettagli. Il merito però va anche a chi questi mobili li ha scelti con me, li ha comprati e li ha montati. Lo Sminatore su tutti, che con pazienza, silenzio totale e tranquillità ha assemblato un divano, un letto e, finalmente, un comò.
Qui nasce il mistero, sul mio mobile da camera azzurro turchino made in IKEA. Tutti sostengono sia un fasciatoio, io appoggio la causa cassettiera. Quello che conta penso però che sia il risultato finale, spazioso nei cassetti, nei fori laterali e sul piano d'appoggio dove la mia ossessione per le scatole e la passione per il fai da te hanno già avuto il sopravvento. Per quanto riguarda un porta orecchini home made spero di riuscire nell'impresa e postare qui, prossimamente, i vari passaggi per realizzarlo.
Ora sono in cucina, con la torta in forno, un bicchiere di Morellino di Scansano sul tavolo, i Goldfrapp in sottofondo e mi mimetizzo perfettamente nel mio ambiente caldo, pieno di legno e di colori allegri. Sono giorni felici, con tanti pensieri da ordinare, cose da capire, bivi all'orizzonte, confusione e insicurezze, ma va bene così.
Mi mimetizzo.
http://www.youtube.com/watch?v=p7Ptai9I6eo&list=AL94UKMTqg-9AeY6FQ6ebZqi0cgUn7cn_S
Nonostante l'immagine sia pessima (a breve entrerò in possesso di una macchina vera e accantonerò la fotocamera del cellulare), si capisce quali siano le intenzioni della mia serata. Poca voglia di uscire, il freddo non aiuta, perciò a chi è in cerca di un rifugio caldo offro una tazza di cioccolata con una fetta di torta di ricotta.
Qualche amico pare arriverà e quel che avanzerà sarà ottimo domani, quando le temperature saranno ancora più basse e la voglia di divano, coperte e musica mi avvolgerà completamente.
Il titolo di questo post ha una motivazione ben precisa, che non risiede naturalamente solo nella foto, ma è una condizione fisica, uno stato d'animo, una sensazione.
Mi mimetizzo qui a casa ormai quasi perfettamente, come un camaleonte, un insetto stecco, un serpente nel deserto.
Merito mio che ho riflettutto su ogni singolo angolo di questo appartamento per quasi un anno, tanto che al momento dell'acquisto e della disposizione mobili avevo già in mente tutti i dettagli. Il merito però va anche a chi questi mobili li ha scelti con me, li ha comprati e li ha montati. Lo Sminatore su tutti, che con pazienza, silenzio totale e tranquillità ha assemblato un divano, un letto e, finalmente, un comò.
Qui nasce il mistero, sul mio mobile da camera azzurro turchino made in IKEA. Tutti sostengono sia un fasciatoio, io appoggio la causa cassettiera. Quello che conta penso però che sia il risultato finale, spazioso nei cassetti, nei fori laterali e sul piano d'appoggio dove la mia ossessione per le scatole e la passione per il fai da te hanno già avuto il sopravvento. Per quanto riguarda un porta orecchini home made spero di riuscire nell'impresa e postare qui, prossimamente, i vari passaggi per realizzarlo.
Ora sono in cucina, con la torta in forno, un bicchiere di Morellino di Scansano sul tavolo, i Goldfrapp in sottofondo e mi mimetizzo perfettamente nel mio ambiente caldo, pieno di legno e di colori allegri. Sono giorni felici, con tanti pensieri da ordinare, cose da capire, bivi all'orizzonte, confusione e insicurezze, ma va bene così.
Mi mimetizzo.
http://www.youtube.com/watch?v=p7Ptai9I6eo&list=AL94UKMTqg-9AeY6FQ6ebZqi0cgUn7cn_S
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lunedì 14 gennaio 2013
My First Lego League
Per queste cose sono troppo vecchia, è evidente.
Sveglia all'alba, in piedi tutto il giorno, scale, corse, fame, sete, agitazione, pressione, batticuore.
La mia First Lego League mi ha tolto dieci anni di vita e regalato mille sorrisi...di chi?
Dei ragazzi che hanno partecipato partendo da tutta Italia, dei bambini piccoli arrivati in ritardo perché bloccati dal maltempo ma pieni di energia per fare il tifo ai compagni più grandi, dei professori commossi e orgogliosi dei propri studenti, dei genitori infreddoliti, entusiasmati e ormai rassegnati davanti alla grande passione dei figli, degli organizzatori sempre di corsa e sotto tensione, dei giudici di gara morti dalla fame e continuamente operativi, dei ragazzi del teatro emozionati e bravissimi, di quelli che hanno suonato tutto il pomeriggio, dei custodi disponibili fino all'ultimo, dei volontari che ho cercato di coordinare senza farmi prendere dal panico e sorridendo anche io.
Sono stanca ancora oggi, nonostante abbia dormito molto, ma la sveglia alle 5, le tante ore in movimento e le emozioni hanno il loro peso.
Io di robot non sapevo nulla fino a quattro mesi fa, poi un corso, il Festival della Scienza che tutto cambia, il week end al porto con i piccoli e ora mi ritrovo catapultata in uno degli eventi più importanti per chi sui robot e per i robot spende tempo, passione, competenza e curiosità.
Quando mi hanno detto "Si comincia presto" non avevo pensato alle 5 di mattina, quando mi hanno detto "Ci sarà tanta gente" non immaginavo così tanta, quando mi hanno detto "Le squadre arrivano da tutta Italia" non credevo addirittura dall'Abruzzo.
Io di robot continuo a non intendermene molto, ma di ragazzi ormai direi che qualcosa so e ieri quello che ho visto è stata una grande dimostrazione di impegno, solidarietà, amicizia, rispetto, fratellanza, dedizione.
Impegno delle classi che si sono preparate tutto l'anno, dello staff che ha lavorato sodo, dei professori che hanno creduto nell'idea. Solidarietà delle famiglie che hanno ospitato i giovani di Mirandola vittime del terremoto e vincitori della gara. Amicizia tra studenti che non si sono mai visti prima ma si sono uniti subito e tra gli organizzatori che lavorano insieme ogni giorno. Rispetto per le valutazioni, per le competizioni, per la stanchezza altrui, per le tensioni dei partecipanti, per le aspettative dei figli e per la passione dei giovani. Fratellanza tra i ragazzi del teatro e gli spettatori entusiasmati da ogni piccolo-grande obiettivo raggiunto. Dedizione di tutti per il loro compito, qualsiasi esso fosse.
Non credo capiti spesso di poter trascorrere una domenica di lavoro, dopo una settimana dura, tornando a casa con il sorriso, ma le magliette dei ragazzi emiliani con scritto "Teniamo Botta" e i loro abbracci incontrollabili al momento della premiazione sono valsi tutte le stanchezze del mondo.
Sveglia all'alba, in piedi tutto il giorno, scale, corse, fame, sete, agitazione, pressione, batticuore.
La mia First Lego League mi ha tolto dieci anni di vita e regalato mille sorrisi...di chi?
Dei ragazzi che hanno partecipato partendo da tutta Italia, dei bambini piccoli arrivati in ritardo perché bloccati dal maltempo ma pieni di energia per fare il tifo ai compagni più grandi, dei professori commossi e orgogliosi dei propri studenti, dei genitori infreddoliti, entusiasmati e ormai rassegnati davanti alla grande passione dei figli, degli organizzatori sempre di corsa e sotto tensione, dei giudici di gara morti dalla fame e continuamente operativi, dei ragazzi del teatro emozionati e bravissimi, di quelli che hanno suonato tutto il pomeriggio, dei custodi disponibili fino all'ultimo, dei volontari che ho cercato di coordinare senza farmi prendere dal panico e sorridendo anche io.
Sono stanca ancora oggi, nonostante abbia dormito molto, ma la sveglia alle 5, le tante ore in movimento e le emozioni hanno il loro peso.
Io di robot non sapevo nulla fino a quattro mesi fa, poi un corso, il Festival della Scienza che tutto cambia, il week end al porto con i piccoli e ora mi ritrovo catapultata in uno degli eventi più importanti per chi sui robot e per i robot spende tempo, passione, competenza e curiosità.
Quando mi hanno detto "Si comincia presto" non avevo pensato alle 5 di mattina, quando mi hanno detto "Ci sarà tanta gente" non immaginavo così tanta, quando mi hanno detto "Le squadre arrivano da tutta Italia" non credevo addirittura dall'Abruzzo.
Io di robot continuo a non intendermene molto, ma di ragazzi ormai direi che qualcosa so e ieri quello che ho visto è stata una grande dimostrazione di impegno, solidarietà, amicizia, rispetto, fratellanza, dedizione.
Impegno delle classi che si sono preparate tutto l'anno, dello staff che ha lavorato sodo, dei professori che hanno creduto nell'idea. Solidarietà delle famiglie che hanno ospitato i giovani di Mirandola vittime del terremoto e vincitori della gara. Amicizia tra studenti che non si sono mai visti prima ma si sono uniti subito e tra gli organizzatori che lavorano insieme ogni giorno. Rispetto per le valutazioni, per le competizioni, per la stanchezza altrui, per le tensioni dei partecipanti, per le aspettative dei figli e per la passione dei giovani. Fratellanza tra i ragazzi del teatro e gli spettatori entusiasmati da ogni piccolo-grande obiettivo raggiunto. Dedizione di tutti per il loro compito, qualsiasi esso fosse.
Non credo capiti spesso di poter trascorrere una domenica di lavoro, dopo una settimana dura, tornando a casa con il sorriso, ma le magliette dei ragazzi emiliani con scritto "Teniamo Botta" e i loro abbracci incontrollabili al momento della premiazione sono valsi tutte le stanchezze del mondo.
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venerdì 11 gennaio 2013
Una tigre a testa in giù
Qualche giorno fa, uscendo di casa, ho visto una tigre a testa in giù.
Era il peluche di qualche piccolo vicino di fronte, appeso con una grossa molletta di legno fuori dalla finestra. Immagino fosse stato lavato e se ne stesse lì ad asciugare. Chissà cosa gli era successo, magari era caduto nella minestra, oppure l'aveva leccato il cane, o forse qualcuno ci aveva fatto la pipì sopra.
Quella tigre, animale forte e coraggioso, appesa a testa in giù, mi ha colpita perché mi ha ricordato me in questi giorni. Una settimana in cui ho tirato fuori tutta la forza che avevo per restare in piedi e l'unico risultato che ho ottenuto è stato non crollare ma rimanere capovolta. Non sono riuscita a reagire alla paura come speravo, mi sono chiusa e arrabbiata tanto, mi sono sentita come un animale feroce dentro ad una gabbia stretta. Come la tigre della Vita di Pi, da poco visto al cinema con lo Sminatore, che dondolava sulla barca in mezzo al nulla senza poter fare niente per fuggire. I giorni appena passati, tra attese e spaventi, mi hanno portato davanti ad un grande obiettivo, un traguardo che inseguivo da un anno e che determinerà il mio futuro: ho vinto una borsa di studio che mi permetterà di vivere tranquillamente per 24 mesi, senza pesare su nessuno, senza sentirmi fuori posto, facendo quello per cui ho studiato e lasciandomi del tempo sano per me.
Mi accorgo che mentre scrivo queste parole è come se te le sussurrassi a bassa voce, per questo domani verrò a trovarti e te lo dirò di persona. Mi metterò le scarpe giuste e attraverserò il sentiero nel bosco, fino ad arrivare da te, poi tornerò a casa costeggiando il mare. Ilmareingiardino.
Scrivo ascoltando Tempo di attesa di Ginevra Di Marco, con le sue frasi così appropriate per questo mio momento:
"...Liberami, proteggimi
Strada deserta ancora da tracciare
Liberami, proteggimi
Orizzonte costante da disabitare
Parlami una sola parola
Che è tempo di attesa
Tempo di cielo, di terra e di mare
Tempo da dove tutto può arrivare"
Questa mattina mi sono alzata presto, dopo aver finalmente dormito un sonno giusto, senza incubi, risvegli e occhi spalancati. Sono andata in palestra, ho allungato tutti i muscoli che potevo e, una volta a casa, ho disfatto gli addobbi natalizi e finito i mille lavori lasciati a metà.
Ora mi rilasso, ascolto la musica e mi preparo a prendere il treno, mi aspettano i festeggiamenti per il futuro che inizia e le coccole della gatta.
Sono felice e te lo vorrei proprio dire.
A domani
Era il peluche di qualche piccolo vicino di fronte, appeso con una grossa molletta di legno fuori dalla finestra. Immagino fosse stato lavato e se ne stesse lì ad asciugare. Chissà cosa gli era successo, magari era caduto nella minestra, oppure l'aveva leccato il cane, o forse qualcuno ci aveva fatto la pipì sopra.
Quella tigre, animale forte e coraggioso, appesa a testa in giù, mi ha colpita perché mi ha ricordato me in questi giorni. Una settimana in cui ho tirato fuori tutta la forza che avevo per restare in piedi e l'unico risultato che ho ottenuto è stato non crollare ma rimanere capovolta. Non sono riuscita a reagire alla paura come speravo, mi sono chiusa e arrabbiata tanto, mi sono sentita come un animale feroce dentro ad una gabbia stretta. Come la tigre della Vita di Pi, da poco visto al cinema con lo Sminatore, che dondolava sulla barca in mezzo al nulla senza poter fare niente per fuggire. I giorni appena passati, tra attese e spaventi, mi hanno portato davanti ad un grande obiettivo, un traguardo che inseguivo da un anno e che determinerà il mio futuro: ho vinto una borsa di studio che mi permetterà di vivere tranquillamente per 24 mesi, senza pesare su nessuno, senza sentirmi fuori posto, facendo quello per cui ho studiato e lasciandomi del tempo sano per me.
Mi accorgo che mentre scrivo queste parole è come se te le sussurrassi a bassa voce, per questo domani verrò a trovarti e te lo dirò di persona. Mi metterò le scarpe giuste e attraverserò il sentiero nel bosco, fino ad arrivare da te, poi tornerò a casa costeggiando il mare. Ilmareingiardino.
Scrivo ascoltando Tempo di attesa di Ginevra Di Marco, con le sue frasi così appropriate per questo mio momento:
"...Liberami, proteggimi
Strada deserta ancora da tracciare
Liberami, proteggimi
Orizzonte costante da disabitare
Parlami una sola parola
Che è tempo di attesa
Tempo di cielo, di terra e di mare
Tempo da dove tutto può arrivare"
Questa mattina mi sono alzata presto, dopo aver finalmente dormito un sonno giusto, senza incubi, risvegli e occhi spalancati. Sono andata in palestra, ho allungato tutti i muscoli che potevo e, una volta a casa, ho disfatto gli addobbi natalizi e finito i mille lavori lasciati a metà.
Ora mi rilasso, ascolto la musica e mi preparo a prendere il treno, mi aspettano i festeggiamenti per il futuro che inizia e le coccole della gatta.
Sono felice e te lo vorrei proprio dire.
A domani
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