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domenica 18 marzo 2018

What else is there?


Musica, maestro.

Domenica sera, fuori pioviggina (come sempre negli ultimi giorni), io ho un mal di schiena incredibile e mi preparo per iniziare una settimana di fuoco, che culminerà con doppia risonanza nel week end.
Mi chiedo come farò, domani, a uscire di casa alle otto, a rientrare dopo le venti e a fare tutto quello che devo nonostante la schiena a pezzi e le mille medicine che mi circolano in corpo. Ma, del resto, se mi volto indietro vedo prove allergologiche, giornate a scuola, pomeriggi di studio e prelievi all'alba: sono sopravvissuta alle settimane passate, se mi impegno posso farcela di nuovo!

Nonostante le difficoltà, come sempre da quando mi conosco, ho reso tutto più semplice (non organizzativamente parlando, ovvio) iscrivendomi a un workshop che mi interessava un sacco e che, indubbiamente, ha dato i suoi frutti fiori. Il corso in questione è questo, la fiorista si trova proprio sotto casa mia e, nonostante il diluvio universale di domenica scorsa, partecipare è stato bellissimo. Oggi non ce l'ho fatta, ma la prossima sessione spero proprio di non perdermela.
Comunque, per darvi un po' un'idea di quello che ho realizzato sotto la guida di Eleonora, ecco qualche foto:


Probabilmente risulterà difficile, a chi mi conosce solo in campo lavorativo, capire perché io mi iscriva (con gioia!) a un corso di decorazione floreale dal momento che, per vivere, mi occupo di divulgazione scientifica e in particolare di didattica della robotica.
La risposta è semplice: senza il corso di decorazione floreale non riuscirei ad insegnare bene, con spirito di iniziativa, creatività, capacità di mescolare le carte e trovare vie d'uscita. Poco tempo fa, in una classe, abbiamo costruito degli insetti impollinatori con un kit programmabile Lego: parlare delle strategie di alcune orchidee, che si fingono bombi per essere impollinate mi è venuto spontaneo ed è stato vincente. In questo modo, i ragazzi, hanno elencato tante altre tipologie di impollinazione e ne è nata subito una bella discussione piena di spunti. La storia delle orchidee non l'ho certo imparata su un libro di robotica, ma l'ho ascoltata con piacere ad una conferenza organizzata dall'Orto Botanico della mia città.

Ora questa tecnica di avere attorno tanti maniglioni antipanico da aprire di colpo quando tutto mi sta stretto la uso molto anche per lavoro, un tempo, invece, mi serviva per prendere aria e ricaricarmi. Il fatto che il lavoro stia entrando anche in questo lato della mia vita non so se sia un bene o meno, di certo mi accorgo che le fughe si sono diradate e che mi mancano moltissimo. Mi piacerebbe tornare a rifugiarmi su un sentiero ogni volta che ne sento il bisogno, anche (e soprattutto) se l'unica conseguenza che ne otterrei probabilmente sarebbe solo di distrarmi un attimo da tutto il resto.

Chissà, confido in un giro di boa (che sono certa arriverà prestissimo) e nella Primavera, che, lo sappiamo, non bussa ma entra sicura. Basta spingere il maniglione antipanico.

domenica 29 maggio 2016

Everything but the colors

Qualche giorno fa, per la seconda volta nella mia vita (della prima ne avevo scritto qui ) sono andata al cinema da sola.
"Embé, che ci vuole?" vi chiederete voi, "Molto", vi rispondo io, che amo tanto fare cose in totale solitudine, ma che vivo ancora malissimo l'idea della sala buia con le poltrone vuote attorno a me.
Per provare a non soccombere alla tristezza ho scelto lo spettacolo pomeridiano, sostituendo l'ora di pilates con ottantacinque minuti di film.

Ma cosa sono andata a vedere?
Questo.
Da Monet a Matisse, l'arte di dipingere il giardino moderno è, in realtà, una mostra a tutti gli effetti, un documentario davvero ben girato sull'attrazione di alcuni artisti per il giardinaggio e sull'enorme peso che questa passione ha avuto nella loro produzione.
Realizzato da David Bickerstaff per Nexo Digital ci offre un tour all'interno di Painting the Modern Garden: Monet to Matisse, splendida esposizione della Royal Academy of Arts, presentandoci opere e pittori, raccontandoci nei minimi dettagli gli spazi verdi che Monet, Nolde, Pissarro, ma anche Matisse e un insospettabile Kandinsky hanno rappresentato nella loro arte o addirittura curato in prima persona.

Del meraviglioso giardino di Giverny è suferfluo scrivere qualsiasi cosa. Conosciamo tutti le ninfee o il piccolo ponte verde, ricordiamo l'ossessione di Monet per gli accostamenti cromatici e per la luce, la ricerca quasi maniacale di essenze sempre nuove e stupefacenti, il dolore di fronte alla guerra e alla cecità incalzanti, colpevoli di tenerlo lontano da questa sua profonda passione.
Quello che credo sia assolutamente interessante nel film è il punto di vista dei vari studiosi intervenuti durante le riprese: dalla storica dell'arte al curatore, dal giardiniere all'artista, dal paesaggista all'esperto, tutti hanno contribuito a mostrare quanto la forma mentis di un pittore possa trovare un'inattesa corrispondenza con quella di un appassionato di giardinaggio. Sono due mondi paralleli che si incontrano tanto nell'arte en plen air quanto nella sistemazione di uno spazio verde immaginandolo come una tela vuota, pronta per essere dipinta.

Everything but the colors, il titolo che ho scelto e che è tratto da una delle interviste presenti nel film (che, non l'ho ancora scritto, ha anche il grande pregio di essere in lingua originale con i sottotitoli), sottolinea proprio l'importanza dei colori per questi artisti di giardino. Potevano fare a meno di tutto, sia nelle azioni pratiche all'aperto, sia nei loro studi davanti al cavalletto, tranne che dei colori.

E io, che sotto il segno della parola giardino ho fatto nascere questo blog, non posso che essere d'accordo.

P.S. Il documentario era nelle sale unicamente il 24 e 25 maggio 2016, ma immagino che presto si potrà trovare on-line o in dvd.
La foto quassù è stata scattata all'Orto Botanico di Bergamo, uno dei miei nuovi luoghi del cuore.

giovedì 14 gennaio 2016

Absolute Beginners

Ciao.
Ho iniziato ad ascoltarlo da ragazzina.
Prima di riflesso come fan dei Queen, poi consapevole sulla Peugeot.
Non ho mai, proprio mai, smesso.
Ho consumato il cd, ho imparato quasi tutti i testi a memoria, li ho cantati da sola e insieme agli amici ai concerti di Edu, li ho letti, riletti, scritti su foglietti, a volte capiti e a volte no.
Quando ho conosciuto gli Arcade Fire, pochi anni fa, ho pensato che mi ricordavano il suo modo particolare di stare al mondo e di fare musica. Il loro attuale status su Facebook è questo:

David Bowie was one of the band's earliest supporters and champions. He not only created the world that made it possible for our band to exist, he welcomed us into it with grace and warmth. We will take to the grave the moments we shared; talking, playing music and collaborating as some of the most profound and memorable moments of our lives. A true artist even in his passing, the world is more bright and mysterious because of him, and we will continue to shout prayers into the atmosphere he created.

Non voglio scrivere un post su David Bowie, anche se ho trascorso una mattina intera a leggere e parlare di lui non più tardi di una settimana fa, per il suo compleanno. Non ne scriverò perché sono proprio addolorata e perché credo che la mia opinione su questa cosa sia più inutile della birra analcolica.
Però la sua musica mi accompagnerà mentre racconto come è iniziato questo anno, con progetti vecchi e nuovi, con presenze vecchie e nuove.
Il lavoro di prima c'è ancora, ma c'è pure un (grosso, grasso) lavoro nuovo. Non ho firmato nulla, ma mi sto già muovendo con le cose da fare, con le riunioni, le scadenze, i compiti. Sono felice perché si tratta di tornare a parlare con le pietre, con i muschi e i licheni che le abitano, con le intemperie che le sfiancano, con l'inquinamento che le ammala. Significherà dedicarmi a loro e alla loro conservazione, facendo conoscere agli altri quali problemi le affliggono e come risolverli, aiutando i restauratori negli interventi di recupero, scrivendo e facendo milioni di foto. Non vado oltre perché oltre ancora non so, ma sono contenta davvero.

Nel frattempo ieri ho ripreso i laboratori con i bambini, un bel gruppo rumoroso ma simpatico, che resterà con me per dieci settimane. Esploreremo il mondo, sotto l'acqua e sotto la terra, lo faremo usando un libro e ci divertiremo, lo sento!

Per quanto riguarda il mio, di libro, le cose procedono: tutti i capitoli sono consegnati, la grafica è al lavoro, io sono agitata (strano) e spero che tutto vada per il meglio. Dodici laboratori, disegni, approfondimenti curiosi, scienza e creatività, materiali di recupero...insomma, una marea di parole chiave che mi descrivono perfettamente. Sembra che questa cosa si potrebbe portare dietro anche altre scritture, ma per ora è prematuro parlarne (pensarci però si può!).

Sono anche andata dalla fioraia vicino a casa che cerca un collaboratore. Non potrò aiutarla nel modo che serve a lei, perché finalmente sembra che pure io quest'anno sarò molto occupata, ma potrò darle una mano durante gli allestimenti. Mi ha chiamata esperta. Mi ha resa felice.

Naturalmente, di fronte a tutte queste meraviglie, a queste opportunità davanti alle quali mi sento sempre una absolute beginner, potevo non farmi venire un attacco di fibromialgia coi fiocchi? Ovviamente no. Che poi, forse, c'è di mezzo pure un ascesso, non so, sta di fatto che mezza faccia e tutto il collo hanno deciso di farmi un male boia e scioperare dalle loro più comuni funzioni (tipo permettermi di guardare da entrambe le parti prima di attraversare la strada).

Ad ogni modo, bolle un sacco di roba in pentola e il profumo è buonissimo.

Concludo con la mia preferita (credo).
[disclaimer: entrambi i video sono orribili, lo so, ma sono live in cui lui è davvero alieno. Come sempre del resto]



martedì 25 novembre 2014

Uova, biscotti, arrosto...e un film

Il primo post su questo blog, ormai un sacco di tempo fa, era sul fai da te. Poi, quando vivere la mia vita è diventato un arrangiamento continuo, che più fai da me non si può, le scritture quassù sono diventate introspettive e hanno riguardato maggiormente ricette per stare meglio piuttosto che ricette di cucina. Che poi, se vogliamo dirla tutta, pure le ricette di cucina (per lo meno come le vivo io) sono un modo per stare meglio e così anche le serate passate a costruire, dipingere, incollare, ritagliare o scrivere sono un momento importante che dedico a liberare la mente da tutta la merda accumulata. Di norma faccio queste azioni (costruire, dipingere, incollare, ritagliare o scrivere) anche contemporaneamente, buttando giù un post mentre cuoce la torta nel forno e la colla o la tempera si asciugano.

[ora stacco un attimo, perché se mi riesce, nonostante il diluvio, vado a fare una cosa che non ho mai fatto in vita mia].

Ce l'ho fatta. Sono andata al cinema. Da sola.
A onor del vero lo avevo già provato questa estate, ma era una rassegna estiva, in piazza, con un sacco di gente conosciuta che vagava qua e là. Stasera no, stasera pioveva forte, io ho preso la porta e sono corsa a vedermi un film.
Una banalità per il resto del mondo probabilmente, ma non per me.
Ho visto Due giorni, una notte dei fratelli Dardenne, con la "mia" meravigliosa Marion e sono stata contenta che quello fosse il primo film in compagnia di me stessa, pieno di fragilità che ben conosco.
Ad ogni modo, era di fai dai te che volevo scrivere stasera, e così farò, tra un sorso di camomilla rovente e un biscotto al melograno.

Venerdì all'Altrove, il posto dove ogni tanto mi rintano e faccio turno, ci sarà la Cena delle Fiabe, pensata per i bimbi che potranno mangiare ascoltando racconti e filastrocche, tra una portata e l'altra. Il tema sarà il cibo e io mi sono occupata, insieme alla Ce, di realizzare gli allestimenti.
In particolare ho pensato ai fiori, cercando di richiamare il più possibile la parola chiave della serata.

Ecco gli ingredienti per realizzare i vasetti che vedete in foto:
- Confezioni vuote delle uova
- Spiedini
- Tempere
- Pennelli
- Spago da arrosto
- Scatole di biscotti
- Colla
- Forbici
- Barattoli di conserve ormai vuoti
- Carta velina, da pacchi, da pane (quest'ultima sarebbe l'ideale, per ritornare al tema cibo)
- Spugne da composizione floreale (le trovate dal fioraio, comprate quelle da fiori secchi, che non devono essere imbevute d'acqua)

Come procedimento immagino si capisca già, è piuttosto semplice. Occorre, con l'aiuto delle forbici, ritagliare le confezioni delle uova formando piccoli fiori, anche composti da più parti; la sagoma delle scatole aiuta molto. La colla servirà per attaccare i vari pezzi tra loro e, nel caso in cui sia necessario, a saldare meglio la corolla allo stelo, realizzato piantando uno spiedino al centro del fiore. Sempre sullo stelo andrete ad incollare una (o due, tre, quante ne volete!) foglia, che io ho creato usando la carta pieghettata trovata all'interno delle scatole di biscotti.
Una volta composti i fiori si possono dipingere (anche lasciati al naturale però secondo me rendono molto bene), io ho utilizzato le tempere e ho scelto colori tenui: giallo e rosa per i petali, verdeacqua per le foglie.
Quando sono asciugati potete piantarli nei vasi, rivestiti con carta da pane e riempiti di spugna. Lo spago da arrosto può aiutare per rifasciare i barattoli, abbellirli e, come nel mio caso, appendere un cartellino al vostro vaso. Io per esempio ho lasciato scritti "gli ingredienti" che ho usato, cosicché le famiglie possano riprovare a casa o giocare a indovinare la provenienza dei vari pezzi.

Ecco tutto, un giorno fai da te dall'inizio alla fine.



sabato 26 aprile 2014

Oggi ho letto un libro

Oggi ho letto un libro.
Stanno tutti bene tranne me.
Avevo trovato la recensione all'improvviso, come un fulmine a ciel sereno, grazie a Cindy e al suo blog e avevo pensato che lo avrei comprato non appena terminavo Haruki Murakami. Poi, però, mi sono detta che per riprendere a leggere con costanza forse poteva essere una buona idea farmi appassionare da un romanzo nuovo, di un'autrice che non conosco, incontrata per caso tra le pagine web in cui ormai navigo sicura. Così sono corsa in libreria e in due giorni scarsi ho divorato queste centotrentanove pagine di bellezza, pura. Ci sono dolori enormi, c'è la vita quotidiana, ci sono descrizioni perfette di sensazioni e sentimenti che tutti conosciamo, ci sono morte, amore, fame, paura, rabbia, sonno, curiosità, perfezione e odio. Ci sono natura e città, vecchiaia e giovinezza, luce e buio, tutti raccontati con istinto, quasi come fossero ovvietà, cose semplici che si possono spiegare in un attimo, ricordando un gesto, un momento, uno sguardo.
C'è un colpo di scena che è un pugno nella pancia, che ti fa decidere di non prestare il libro a nessuno per non fare male, per non turbare, per rileggerlo diecimila volte e capire come si fa. Come si gira pagina, come si superano il dolore, la perdita, la noia del quotidiano, l'abuso, la propria invisibilità, lo scorrere del tempo. Un'accettazione, una convivenza, un'osservazione attenta delle piccole cose, un pullover sopra l'altro, una torta alla marmellata di arance.
Sulla quarta di copertina c'è scritto "Alberi, costellazioni, cani, insetti, rampicanti sono ovunque tra le pagine di questo romanzo d'esordio feroce e allo stesso tempo toccante. La storia è potentissima e la scrittura capace di continue accensioni, lo sguardo sulle vicende umane è quasi naturalistico, senza giudizio, ha qualcosa di scientifico, seziona e analizza concetti giganteschi e solidissimi come la famiglia, il sesso, la vita e la morte rivelando un talento spiazzante". Ed è vero.
Non ci sono frasi preferite questa volta, tutto il romanzo lo è, perché è il modo in cui è scritto che rimane nella testa e scava, scava, scava. Chissà per quanto ancora.
Vale la pena leggerlo, davvero.

"Io penso che nel mondo delle foglie ci sia in fin dei conti abbastanza voglia di scherzare" (Louis Aragon, Le con d'Irène)
Il libro inizia così, con questa citazione.

P.S. La foto, scattata oggi, si riferisce ad un braccialetto che mi ha regalato mamma, in cuoio e resina bicomponente, la stessa che uso io al lavoro. Questa volta, però, c'è dentro una foglia, credo sia di fragola.

domenica 1 dicembre 2013

A forza di essere vento

Fino a due minuti fa Agata sonnecchiava sulle mie ginocchia. Sono da mamma, è domenica, primo giorno dell'ultimo mese. Da ieri c'è un vento che porta via, sono uscita pochissimo questo fine settimana, reduce dalla febbre ho preferito riposare. L'idea, per questo pomeriggio alle porte, è scrivere un po' di tesi...come al solito mille altre cose prendono il sopravvento sui buoni propositi e persino il post su ilmareingiardino ha la precedenza.
Ho male al collo, forte. Mi spavento, soprattutto la sera, ma mi aggrappo al briciolo di razionalità che mi resta dopo il tramonto per non andare in paranoia, così il sonno anche questa volta non è mancato e sono riuscita a dormire a lungo. Ho sognato un fiume, una ragazza straniera con i riccioli biondi, una casa che non conosco, un affetto che non ho più e, soprattutto, ho sognato alberi. Mi sembravano cercis siliquastrum, dalle foglie, ma non ci giurerei. Ricordo che stavo lì, sulla spiaggetta di ciottoli vicino all'acqua che scorreva veloce e cercavo di fotografare grappoli di rami in controluce. Il cellulare faceva cilecca e ogni volta che scattavo le foglie del mio albero avevano cambiato colore, prima tutte rosa, poi verdi e viola, poi rosse, gialle, fucsia e azzurre. Parevano palloncini colorati, forse lo erano, ed è buffo, pensandoci adesso, che abbia sognato l'albero di Giuda (detto anche albero dell'amore) così pieno di sfumature, con le sue foglie cuoriformi ognuna di un colore diverso, a seconda del vento.
Un vento che in questi giorni, come si diceva all'inizio, è forte, è freddo, alza la superficie del mare come fosse un torrente veloce e non rallenta mai.
Ho iniziato un libro nuovo, Verde Brillante s'intitola, e come sottotitolo ha "Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale". Per ora mi piace, un punto di vista nuovo su quello che ho sempre sostenuto, senza saperlo davvero. Io non sono vegana e neppure vegetariana. Le attenzioni alimentari che ho (a parte il delirio di diete e intolleranze degli ultimi mesi) sono sempre state accorgimenti di stampo egoista: non evito il pollo perché "povero pollo", né scelgo la carne di provenienza certa (= del contadino dietro casa o dell'allevatore che conosco) perché "povero vitello", prendo queste decisioni principalmente per la mia salute e per quella del pianeta in generale. Ho la fortuna di poter comprare le uova bio (e per bio intendo dei ragazzi del gas a cui mamma ordina le verdure) o, addirittura, di averle gratis dalle galline di mio zio. Sono privilegiata a potermi permettere una fettina di carne buona, allevata allo stato brado e non gonfia di ormoni, piena di coloranti e proveniente da un essere nato cresciuto vissuto e morto nella sporcizia, nella paura, nel dolore, nel buio e nella costrizione. Certo che ho a cuore cosa sente una mucca, cosa pensa un maiale, cosa provano un pulcino, una scrofa, un agnello e un fagiano, ma non sono così coerente nella vita, non faccio abbastanza attenzione, tutti i giorni, ai vestiti che compro (spesso confezionati dalle mani di un essere nato cresciuto vissuto e morto nella sporcizia, nella paura, nel dolore, nel buio e nella costrizione), agli oggetti con cui arredo casa, alle piccole scelte quotidiane che purtroppo non sempre sono all'altezza del mio predicare bene.
Nel libro che sto leggendo per ora sono arrivata al capitolo sulla vista delle piante, uno dei molti sensi che queste meraviglie naturali hanno a disposizione. Oltre alla vista hanno anche i quattro sensi rimasti, come li abbiamo noi, più un'infinità di altri, indispensabili per svilupparsi, crescere e lottare non avendo la possibilità di muoversi, spostarsi e fuggire. Le piante non sono mica così stupide da concentrare quasi tutti gli organi di senso in un solo punto, il medesimo punto dove sta il centro di controllo di questi stessi organi...chi mai lo farebbe? L'uomo, per esempio (e molti altri animali). Nella testa noi teniamo le orecchie, il naso, la bocca, gli occhi e il cervello: bastano dunque una sprangata, una zuccata seria, un cancro, una bella meningite e via, tanti saluti. Se invece, io pianta, incontro un ruminante di passaggio, magari pure parecchio affamato, che mi mangiucchia tutto il verde...probabilmente non morirò, anzi, ricrescerò ancora più rigogliosa. E quindi, nelle mie idee alimentari e non, nelle decisioni che io mammifero onnivoro e comodo prendo ogni giorno, per ora preferisco mettere insieme l'acquisto di carta ecologica all'assenza di carne avicola dal mio piatto (per lo meno finché non troverò un rivenditore che mi farà ricredere), unire la scelta di detersivi biologici alla spina a quella di acquistare olio e riso da cascine familiari con un concetto etico di produzione e distribuzione, affiancare l'abitudine di comprare pasta, caffè e cioccolata da organizzazioni eque e con una storia critica alle spalle al tentativo di privilegiare frutta e verdura a Km 0, vino buono da "niente mal di testa", spesa al mercato con poco imballaggio piuttosto che al super. Perchè in qualche modo sento che la mia impronta ecologica, sicuramente pesante e dannosa, può alleggerirsi un poco se il mio pensiero ha una partenza ampia, un abbraccio grande, seppur costruito su gesti piccolissimi, scelte minime e quotidiane, istinti verdi arrivati pian piano, crescendo.
Poi però sono mortale, mangio sushi se mi va, compro magliette economiche per la vita di tutti i giorni, ho un cellulare e un computer Samsung e lo shampoo proprio no, non riesco a comprarlo biologico perché mi fa sembrare i capelli uno sputo di mucca.
E' diventato un post impegnato, volevo solo scrivere qualcosa su questo libro piccolo, in carta riciclata, che mi porterò dietro per un po' e che mi fa volere più bene a un geranio che a un picchio. Forse, però, il fatto che mi abbia svegliato tante riflessioni, di domenica, a stomaco vuoto, è già un buon segno.

domenica 17 giugno 2012

Giornogiallo, ovvero l'elicriso mi salverà.

Qualche giorno fa è stato un giornogiallo. Anche oggi un po' lo è, ma molto meno.
Sto lavorando assai, nel modo giusto, con i tempi e gli incastri giusti, con l'affanno ma non troppo, con quell'ansia calibrata che ti fa stare sul pezzo senza farti venire un infarto.
Week end di sole dopo mesi di fine settimana piovosi, grigi, freddi e chi più ne ha più ne metta. Io qui nel mio giardino incantato ho infilato il costume al primo raggio, spalmato quintali di crema protettiva, stimolante, schermante e abbronzante e mi sono sdraiata sul cuscino a righe gialle. Prima però ho portato a termine compiti di figlia, allieva, collega, ho spazzolato il gatto, ho controllato le e-mail, ho scattato questa foto, ho guardato le amarene mature, una mucca bianca mangiare pitosfori e un capriolo saltare sul prato. Due giorni di sole, due libri iniziati e finiti, uno bello e uno no; o forse era bello anche il secondo, ma quando il mio cuore vuole staccare dai pensieri negativi, anche pagine pesanti e piene di riflessioni dolorose subiscono la via veloce del rigetto e vengono espulse dalla mia testa stranamente ottimista.
Ci sono riflessioni sul mio passato e sul mio continuo riproporre schemi e meccanismi che ritornano anche di notte, provo a non pensarci ma stanno lì in un angolo e alla prima buona occasione saltano fuori come il pupazzo con le molle dalla scatola colorata.
So dove si rintanano e lì provo a lasciarle, è un dato di fatto e i motivi per cui ci sia sempre da nascondere qualcosa di me ancora non li ho capiti.
Per il resto sono giornigialli appunto, sono giorni di elicriso profumato e bellissimo che mi stuzzica il naso mentre leggo a pancia sotto, che ospita animaletti metallici e cimici mimetiche, che dondola al vento con i suoi ombrelli discreti e violentissimi al tempo stesso, che visto da lontano è una macchia di estate avvolta dall'argento delle sue foglie. L'elicriso sa di liquirizia, di infanzia e di serenità, l'elicriso mi salverà dai cattivi pensieri e mi aiuterà a seguire le cure dell'ultimo, gentilissimo medico che mi ha detto di correre, di non assillarmi con troppe difficoltà, di buttare fuori tossine e prendermi cura dei miei muscoli, di combattere il malefico virus e proibire al resto del mondo di farmi del male. A cominciare da me stessa.
Buongiornogiallo anche a lei, dottore.

domenica 15 aprile 2012

Spontaneamente


Non ho la foto che vorrei, perchè le foto le ha fatte Elli, compagna di lavoro al circolo e compagna di avventura ieri: abbiamo seguito il corso di riconoscimento piante spontanee, con particolare attenzione a quelle commestibili.
Nonostante il tempo minacciasse continuamente pioggia, nonostante il freddo, nonostante la stanchezza e l'arrivo di un turno serale, è stato bello! Un numeroso gruppo di curiosi, appassionati e futuri contadini, guidato da un esperto e simpaticissimo insegnante, ha vagato indisturbato nell'Orto Botanico di Cogoleto, osservando, fotografando, domandando, per poi mangiare abbondantemente frittate, torte, insalate e polpette preparate usando erbe aromatiche e piante spontanee.
Il pomeriggio, sotto una pioggerella sottile, abbiamo cambiato località e, seguendo una strada di campagna poco trafficata, abbiamo riconosciuto, raccolto e assaggiato un sacco di varietà botaniche diverse: la pimpinella, la silene, il tarassaco, la cicoria e i famosi ingredienti del genovese prebuggiùn. Finito il corso e tornata a Genova è stato bello aprile il circolo, apparecchiare per una cena di pochi, servire ai tavoli con tranquillità, chiacchierare con gli avventori di passaggio e con la volontaria in turno, aggiornare il calendario dei Tozzi e trascinarmi in Campopisano, ospite per una notte di pioggia, nella vecchia stanza di Marta ormai trasferita nella sua casa con l'ape fuxia in salotto. In una mattina assonnata, una colazione con il vicino-vicino, un treno caldo, un bus rumoroso, una salita bruciata e una gatta bianca in attesa. Le prossime ore saranno di tranquillità, di giardino, di creme per il viso, di doccia rilassante, di lavoro per il dottorato e forse di cinema dopo cena, The Artist dicono sia bello e io ho proprio bisogno di bellezza.
Domani neurologo e ricognizione mobili in casa nuova, due appuntamenti importanti che mi fanno agitare e sperare contemporaneamente...

sabato 24 marzo 2012

Springtime


E' primavera.
A primavera bisogna godere del sole, dei colori e dei profumi. Bisogna incamerare vitamina D, spruzzare endorfine, annusare feromoni e mettere le all star.
Ho deciso che nonostante tutto, nonostante la risonanza alla testa della prossima settimana, nonostante lo spauracchio del virus che mi mangia i nervi del collo, io spruzzerò endorfine e metterò le all star.
Vesima in questo aiuta.
Oggi un trasloco, domani una cena da sorella Ale dopo tanto tempo, la panacea di tutti i mali.
In giorni di incubi notturni, paure ingiustificate, paure giustificate, gente che urla, treni che viaggiano lenti, libri bellissimi, oro ciock e bulbi che nascono, incamero vitamina D e abbronzo il mio collo stanco.
Ho lasciato il corso da barman, per forza, con i farmaci che mi fanno vivere nel mondo di Iridella è l'unica cosa che aveva senso fare. Ho sospeso le animazioni, impossibile restare lucida e far divertire i bambini quando la mia faccia è quella di Sara Tommasi.
Mi dispiace, per tutto, ma inutile rimuginare e molto più utile dedicarsi ad altro: alla ditta e alle cose belle che imparerò la prossima settimana, agli articoli per la rivista che mi tengono compagnia nelle giornate sul divano, alla primavera con le sue bellezze che commuovono.
Passerò il week end così, guardandomi intorno, aspettando il mio turno, lavorando in tranquillità, abbracciando un'amica, accarezzando la gatta che mi molla soltanto per saltellare scoordinata in giardino.
Ci sono stati Springtime peggiori quaggiù, questo è certo. E' bene ricordarlo.
Vorrei scrivere cose definitive, diagnosi certe, mettere punti e andare a capo, perché a sto giro a capo ci andrò sul serio. Questa volta, nell'ennesimo aggiustamento delle priorità della mia vita, ci sarò io. E vaffanculo.

martedì 3 maggio 2011

Ho visto cose che voi umani...


Stanotte, ho visto cose che voi umani...
In realtà, ho vomitato per ore, in effetti vagando in trance tra il soppalco e il bagno, ma, come si dice, me la sono cercata. Aperitivo troppo alcolico (è ora di finirla) e con cibi troppo pesanti (peperoncini ripieni di tonno, baccalà fritto, farinata), il tutto condito da un bel colpo di freddo finale.
I postumi sono pessimi: comincio a riprendermi un poco soltanto adesso, a distanza di 24 ore, dopo aver sonnecchiato mezzo pomeriggio, mangiato un ciuffo di pasta e bevuto litri d'acqua e tisane.
Quindi, una splendida giornata di sole se n'è andata senza che quasi mettessi piede in terrazzo. Sono salita su solo per fare qualche foto ai miei fiori, la mia grande soddisfazione...ma la testa girava troppo e il parapetto è eccessivamente basso per stare lì tra un mancamento e l'altro! Le sfumature del mio tetto però sono bellissime, margherite bianche appena si sbuca dal portoncino di ferro, gerani tutti colorati, compreso quello nero che ho comprato con mammà. C'è la lantana che ci sta riprovando, ci sono l'ulivo di sempre con il dinosauro ai suoi piedi, il mandarino e il lampone di Giulia. Le lobelie si alternano agli alissi e al gabbiano ladro piacciono così tanto che se li porta via. Ci sono la ciotola delle aromatiche, l'alloro, un rampicante super profumato e lanciatissimo sul muro del vicino, spuntano i miei semini nuovi e il falso gelsomino sta per esplodere di una fioritura pazzesca. Quest'anno poi ci sono anche i semi donati dal vicino-vicino (che chissà se spunteranno) e la gazania arrivata direttamente dalla Fiera del Mare.
Il terrazzo mi rilassa, lo ha sempre fatto e sempre lo farà...riempire l'annaffiatoio per le piccole piantine e lasciare il tubo dell'acqua nei vasi grandi, magari leggendo due pagine al tramonto, mi fa sentire meno sola, in pace, senza cose da spiegare e dimostrare a nessuno. Ora speriamo di riprendermi in fretta che domani mega animazione complicata e mezza accavallata alla seconda seduta di fisioterapia (che, fortunatamente, mi fa stare benissimo). Quindi futon, coperta, ennesima tisana e poi...buonanotte...

martedì 13 aprile 2010

Per fare un albero ci vuole...


Domattina laboratori nelle scuole. Saranno due classi di un asilo...
Ho già avuto qualche tempo fa la fortuna di conoscere questi giardinieri in erba (condizione tra l'altro perfetta per un giardiniere): bimbetti di quattro anni, curiosi, colorati, concentrati e stupiti. La seconda parte del laboratorio prevede la ricognizione dei semi che abbiamo piantato la volta scorsa, il controllo delle piantine un po' più grandi, l'annaffiatura e la distribuzione dei cartellini con i nomi dei fiori.
Devo ancora decidere come organizzerò la "lezione", penso che farò giocare i bimbi a riconoscere le piantine, a localizzarle e a piantare il cartellino accanto al germoglio e al cespuglio corrispondenti. E' una scuola con un bel cortile grande, qualche aiuola al sole, la maggior parte all'ombra, ma i fiori sono tanti (narcisi, ciclamini, primule, violette, rose...) e così anche le aromatiche (rosmarino, timo, maggiorana...).
Abbiamo anche sperimentato la semina dei piselli per abbellire un poco una spalliera nuda e tutti i bambini hanno partecipato con estrema serietà al progetto: piccole manine che stringevano fusti e radici con la massima attenzione, occhi sgranati davanti a semi minuscoli, nasi curiosi alla ricerca di profumo di salvia e lavanda, piedini che non vedevano l'ora di calpestare la terra. Quando avremo finito il lavoro, domani, ricopriremo le aiuole con un po' di paglia, un "tocco sinergico" non guasta mai e la pacciamatura aiuterà a mantenere umido il terreno anche quando ci sarà caldo e poco tempo per annaffiare.
Le maestre sembrano soddisfatte e coinvolte, scattano decine di foto ai piccoletti che raccolgono i lombrichi e scavano con la paletta, organizzano mostre fotografiche sul progetto e con orgoglio raccontano l'ultima uscita di uno dei bimbi: "ma maestra questo seme dobbiamo sottellirlo???"